Il Gender pay gap è la differenza nelle retribuzioni tra uomini e donne. In Italia, nel 2021, si attesta in media al 5%, in favore degli uomini. Nei 27 paesi dell’Unione europea, invece, si arriva al 12,7%. Un numero che va analizzato attentamente.

Questi numeri rappresentano l’unadjusted gender pay gap, ovvero la differenza tra la retribuzione oraria di un uomo e quella di una donna, calcolata come percentuale del salario di chi tra i due guadagna di più. Sì, perché ci sono anche settori e paesi dove sono i maschi a guadagnare meno. Il dato è calcolato su base annuale ed espresso con un valore percentuale.

Per fare un esempio: se un uomo guadagna 50.000 euro l’anno e una donna 47.500, il gender pay gap è pari al 5%. Questo perché i 2.500 euro di differenza sono pari al 5% della retribuzione oraria maschile. Bene specificare che questo indicatore non tiene conto del grado di istruzione, del ruolo in azienda e degli anni di anzianità lavorativa. E che è basato su una survey alla quale le aziende con meno di dieci dipendenti non sono invitate a partecipare. Il che esclude una larga fetta dell’occupazione italiana, se si considera che, il 43,7% dei lavoratori in Italia è assunto da una microimpresa, ovvero una di quelle aziende con meno di dieci dipendenti esclusi dalla rilevazione.

Come anticipato, se si guarda alla situazione dei 27 paesi dell’Unione europea, le cose in Italia non vanno così male. Nel senso che il gender gap italiano è il quinto più basso a livello continentale. Meglio di noi fanno solo RomaniaSloveniaPolonia e Belgio, con valori che oscillano tra il 3,6 ed il 5%.

Il dato peggiore arriva dall’Estonia, dove gli uomini, al netto di tutti i caveat, guadagnano il 20,5% in più delle donne. Seguono l’Austria, dove la differenza retributiva si attesta al 18,8% e la Germania, nazione in cui arriva al 17,6%. Per mese esigenze estetiche, nel grafico manca il Lussemburgo, che è l’unico paese europeo in cui il gender pay gap, seppur di pochissimo, è in favore delle donne, che qui guadagnano lo 0,2% in più dei colleghi uomini.

A livello europeo, dieci anni fa la differenza media tra le retribuzioni di uomini e donne era pari al 16,4% e si è ridotta nel 2021 al 12,7%. Una contrazione pari a 3,7 punti percentuali. In Italia, invece, si è passati dal 6,5% di dieci anni fa al 5% registrato nel 2021. Nel periodo, il valore più alto lo si è toccato nel 2013, quando è arrivato al 7%, mentre quello più basso si è visto nel 2020, quando la differenza retributiva tra uomini e donne italiani è scesa al 4,2%.

Come detto, il gender pay gap del 5% registrato in Italia nel 2021 è un valore medio. La situazione varia, e di molto, a seconda del settore professionale. Ci sono campi, come l’attività mineraria, in cui le donne guadagnano il 5,2% in più dei colleghi uomini. E altri in cui il settore è molto distante dalla media, come mostra il grafico sottostante.

Il settore in cui è più alto il divario tra uomini e donne è quello del mondo dello spettacolo, dove i primi arrivano a guadagnare il 62,1% in più rispetto alle seconde. Seguono le attività professionali con un gender pay gap del 23,9%, la finanza e le assicurazioni con il 23,7% e la sanità con il 21%. Il settore più equo è quello della gestione dei servizi idrici e dei rifiuti, dove il divario salariale in favore dei maschi è pari ad appena lo 0,7%.

In Italia i dati statistici dicono che la disoccupazione giovanile è vicina al 30% e il tasso di disoccupazione della popolazione occupabile si attesta vicino al 11%, ma in realtà sono moltissime le aziende che stanno cercando diverse figure professionali da inserire nel proprio organico, ma, paradossalmente, in moltissimi casi non riescono a trovarlo. Ora vediamo qui di seguito quelli che sono le peculiarità dell’offerta di lavoro.

Sono diversi i settori in cui c’è più domanda: dal digitale all’informatica, passando per data protection, machine learning, ristorazione ed edilizia.

L’analisi statistica effettuata da Assolavoro ha diviso le professioni in tre macrocategorie: professioni ad alta qualifica; professioni a media qualifica, tecniche e dei servizi; operai specializzati e conduttori di impianti e macchine.

I lavori più richiesti per profili ad alta qualifica

Data Analyst / Data Scientist / Cyber Security Analyst
Java / C++ Developer
Sviluppatore Python
Machine Learning / AI Expert
Digital Project Manager
Project Engineer Energetico
Architetto / Ingegnere Edile
Legal Consultant / Esperti Contabili / Commercialisti
Social Media Manager & Content Creator
Export Manager

I lavori più richiesti per profili a media qualifica

Tecnico Elettromeccanico – Meccatronico
Progettista Impianti Elettrici
Responsabile Controllo Qualità
Geometri di cantiere
Tecnici e Agenti Commerciali / Agenti Immobiliari
E-commerce Specialist
Assistenza Clienti e Customer Service
Call / Contact Center e Receptionist
Contabili e addetti tesoreria
Addetti ufficio gare

I lavori più richiesti tra operai specializzati e conduttori di impianti e macchine

Elettricisti / Industriali e Civili
Operatori Macchine Utensili Cnc / Fresatori e Tornitori
Saldatori a filo / Addetti ai robot di saldatura
Operatori Taglio Laser
Operai Manutentori Termoidraulici
Montatori Meccanici
Capocantieri/ Operai Edili Specializzati / Montatori Ponteggi
Operai addetti al confezionamento
Responsabili magazzino
Carrellisti con patentino

A questa lista di figure se ne aggiungono altre molto richieste del mercato del lavoro, ossia:

  • macchinisti, operai specializzati che coordinano e regolano i processi produttivi;
  • segretarie e assistenti di direzione, ancora oggi tra le figure professionali più ricercate ci sono le segretarie, gli assistenti di direzione, gli assistenti amministrativi e il personale di back office;
  • tecnici specializzati, ossia coloro che operano per il corretto funzionamento delle attrezzature tecniche;
  • addetti alle vendite, un profilo lavorativo che non va mai in crisi è quello della categoria di commessi, commesse, cassieri e cassiere, e responsabili di negozio;
  • professionisti contabili e della finanza. Tra le aziende italiane è in crescita la richiesta di professionisti della finanza d’impresa, contabili, commercialisti e analisti finanziari;
  • professionisti IT, uno degli effetti della digitalizzazione è la crescita della domanda nel settore IT. Richiesti sono soprattutto i programmatori delle start–up e chi si occupa di sviluppare applicazioni per il mobile;
  • sales manager. Le aziende italiane continuano a ricercare figure di commerciali. Il problema è che nella maggior parte dei casi viene richiesta la Partita IVA, poiché non è prevista la firma di un contratto da dipendente con l’azienda;
  • medici. La Sanità è un settore che non va mai in crisi; ecco perché tra le figure professionali più ricercate dalle aziende italiane troviamo quella del medico;
  • personale alberghiero e addetti alla ristorazione. Nella classifica delle professioni più ricercate dalle aziende italiane troviamo anche tutte quelle figure legate al settore del turismo. Tra queste troviamo cuochi, camerieri, baristi e addetti alla reception.

Il quinquennio 2023/2027 sembra iniziare con le migliori prospettive per i giovani Italiani, che grazie al PNRR potrebbero riuscire a sfruttare l’ondata di liquidità che sarà investita nel nostro paese. Stando ai dati forniti da Anpal / Unioncamere, nel periodo tra il 2023 e il 2028, il mercato del lavoro del nostro Paese potrebbe aver bisogno di più di un milione di giovani laureati e quasi 1,5 milioni di diplomati, ossia circa due terzi del fabbisogno occupazionale del quinquennio.

Il settore che da sempre presenta le maggiori offerte di lavoro è quello medico-sanitario dove si stima un’offerta di 11-13mila laureati all’anno e nei vari ambiti Steam, nell’indirizzo scientifico-matematico-fisico, come conferma anche Jacopo Piana, fondatore e direttore della startup innovativa Quick alghoritm: “Fatichiamo a trovare giovani con competenze in data science, data engineering, computer scientist, ma soprattutto sviluppatori front end, che cerchiamo negli istituti tecnici”.

Un’ulteriore ostacolo alle assunzioni è l’importo troppo basso della busta paga in confronto con la media Europea. In Germania infatti, come riporta il Sole 24 Ore, i laureati percepiscono uno stipendio quasi doppio rispetto all’Italia, mentre in Svizzera è addirittura 2,5 volte in più. La vicina Francia invece offre stipendi superiori del 25%, mentre Oltremanica, il Regno Unito del 16%.

Ad esempio, il settore informatico: tra i mestieri introvabili prevale il progettista di sistemi informatici, seguito dal consulente di software, dall’analista programmatore, dal programmatore informatico e dallo sviluppatore di software.

Alte richieste si presentano anche nel settore dei progettisti, prevalentemente meccanici e navali: da quelli che si occupano di impianti industriali a quelli impegnati nel settore dei servizi (in particolare i laureati in economia bancaria, finanziaria e assicurativa).

Irreperibile anche il profilo di revisore contabile (si cercano soprattutto laureati in scienze economico-aziendali, marketing e amministrazione).

Possiamo dire che la laurea in ingegneria è fondamentale per potersi assicurare un solido posto di lavoro, infatti i laureati in ingegneria sono i più difficili da trovare, nonostante le elevatissime opportunità di assunzione.

Leggi anche: quali sono i lavori più pagati in Italia?

Un enorme mancanza di forza lavoro si registra anche nel settore turistico e della ristorazione uno dei più colpiti nell’ultimo anno dalla pandemia. Secondo un report dell’Ente bilaterale nazionale per il turismo basato su dati Inps, dal 2019 al 2020 è stato registrato un calo del 26,7% del numero di occupati. In modo particolare hanno perso il lavoro soprattutto coloro che avevano contratti a tempo determinato o stagionali.

All’interno di questo scenario la Federazione italiana pubblici esercizi-Confcommercio stimava una carenza di circa 150mila lavoratori nella ristorazione alla fine di maggio, di cui 120mila professionisti a tempo indeterminato e 20mila lavoratori a tempo determinato, al momento beneficiari di strumenti di sostegno al reddito. Come spiega Aldo Cursano, vice presidente vicario Fipe: “La ripartenza c’è, i lavoratori no”.

In vista dell’estate, e con la ripartenza della macchina dell’ospitalità, anche il settore turistico e della ristorazione potrebbe dunque diventare un punto di partenza per molti giovani che hanno intenzione di iniziare a lavorare, o per gli adulti che hanno già maturato dell’esperienza in questo settore.

La scelta del corso universitario diventa quindi basilare per potersi poi giocare al meglio le proprie carte nel mercato del lavoro. Un’analisi prodromica, su quelle che sono le potenziali offerte di lavoro, deve essere effettuata da ogni giovane che, appena diplomato si trova a dover scegliere la facoltà più giusta per leui.

Anche Linkedin, il social network professionale più conosciuto e consultato da tutti coloro che sono in cerca di lavoro, ha presentato una lista delle figure più ricercate dalle aziende. Le 15 professioni più richieste in Italia tra aprile e ottobre 2020 secondo il report Jobs on the Rise sono state:

  • insegnanti di sostegno con competenze nel settore della ricerca, soprattutto nelle città di Roma, Palermo, Treviso, Bari, Bergamo;
  • infermieri e medici. A causa della pandemia di Covid-19 sono quasi 4.000 offerte di lavoro attive su LinkedIn in tutto il territorio italiano;
  • esperti di digital marketing, nelle città di Milano, Bologna, Verona;
  • freelance creativi, con competenze di calligrafia, fumettistica, illustrazione, scrittura creativa, produzione post-video, animazione nelle città di Firenze, Roma, Milano, Genova e Torino;
  • addetti al CRM, nelle città di Napoli, Cagliari, Catania, Palermo, Lecce;
  • Cyber security manager e gamer developer con competenze di supporto tecnico, server Windows, elaborazione cloud, sviluppo di software, sicurezza della rete, CSS, Java, SQL, DevOps, Git, nelle città di Milano, Roma e Napoli;
  • farmacisti e ingegneri biomedici, le cui offerte sono aumentate per effetto della sperimentazione dei vaccini contro il Covid-19 soprattutto nelle città di Genova, Milano, Trieste, Trento, Roma;
  • tecnici medici di emergenza, che offrano servizi in ambulanza o in grado di fornire assistenza sanitaria nelle città di Udine, Milano, Bergamo, Bologna, Torino;
  • agenti assicurativi, a Torino, Milano, Ogliastra e Ferrara;
  • esperti di marketing online con competenze nella gestione delle vendite, vendita al dettaglio, gestione della logistica, attività di magazzino, utilizzo del muletto, confezionamento, soprattutto a Roma, Palermo, Treviso, Bari e Bergamo;
  • esperti di contenuti digitali per la creazione e gestione di blog, Social Media Marketing, creazione di podcast, scrittura creativa, copywriting, Instagram, gestione dei contenuti nelle città di Milano, Como e Reggio Emilia;
  • agenti immobiliari a Torino, Milano, Savona, Bologna, Roma;
  • esperti finanziari a Milano, Brescia e Lecce;
  • consulenti strategici di vendite, con competenze in business planning, gestione delle vendite, negoziazione, strategia aziendale, analisi di mercato, sviluppo aziendale, gestione degli account, risoluzione di problemi, soprattutto a Torino, Milano e Savona;
  • giornalisti.

Hai meno di 36 anni? Vivi in affitto e vorresti comprare casa con il tuo partner per poter coronare il sogno di una vita?

Con il bonus prima casa under 36 ora si può. Questo bonus è stato introdotto con il decreto legislativo n.73/2021, denominato Sostegni bis, e tale misura è stata confermata per tutto l’anno corrente, con scadenza prevista il 31 Dicembre 2023.

Il bonus prima casa prevede l’esonero dal pagamento dell’imposta di registro, dell’imposta catastale e ipotecaria. Tali imposte di solito si aggirano attorno a parecchi migliaia di euro.

Normalmente, la vendita di una casa è soggetta ad un’imposta di registro del 9% ed al valore di 100,00 euro tra imposte ipotecaria e catastale. Con il Bonus prima casa under 36, tutte e tre le imposte vengono cancellate.

 Con il Bonus prima casa viene, inoltre, riconosciuto un credito d’imposta pari all’Iva corrisposta al venditore, per gli acquisti soggetti a Iva, ed è inoltre prevista la riduzione del 50% sugli onorari notarili e il pagamento di qualsiasi imposta di bollo.

Il primo requisito, è non aver compiuto il trentaseiesimo anno di età nell’anno in cui viene stipulato il contratto di acquisto.

Secondo requisit0 è avere un indicatore Isee che non superi i 40.000 euro annui.

Avere un Isee particolarmente favorevole rimane uno dei principali strumenti per definire l’accesso ai bonus.

 Nel caso specifico del Bonus prima casa under 36 è necessario fare riferimento all’Isee ordinario e non quello corrente.

Il valore dal modello Isee corrente prende in considerazione gli ultimi dodici mesi, mentre quello del modello Isee ordinario prende in considerazione gli ultimi due anni.

Per beneficiare del Bonus prima casa under 36, quindi, bisogna tenere in considerazione la situazione economica complessiva dei ventiquattro mesi precedenti alla domanda.

Altri requisiti per poter inoltrare domanda e beneficiare del Bonus prima casa under 36 sono:

  • stabilirsi entro 18 mesi dall’acquisto della nuova abitazione nel Comune ove questa si trova, richiedendone la residenza effettiva.

  • non essere titolare di alcun diritto di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra abitazione nello stesso Comune della casa acquistata con agevolazioni.

  • non essere titolare di altra abitazione acquistata con agevolazioni previste nel Bonus prima casa under 36.

In linea generale, le agevolazioni previste per l’acquisto della cosiddetta “prima casa” vengono riconosciute solo in presenza di alcune specifiche condizioni. Anzitutto l’abitazione acquistata deve rientrare nelle seguenti categorie catastali:

  • A/2 (abitazioni di tipo civile);
  • A/3 (abitazioni di tipo economico);
  • A/4 (abitazioni di tipo popolare);
  • A/5 (abitazione di tipo ultra popolare);
  • A/6 (abitazione di tipo rurale);
  • A/7 (abitazioni in villini);
  • A/11 (abitazioni e alloggi tipici dei luoghi).

Inoltre le agevolazioni spettano anche per l’acquisto delle pertinenze classificate nelle seguenti categorie catastali (ma limitatamente a una sola pertinenza per ciascuna categoria):

  • C/2 (magazzini e locali di deposito);
  • C/6 (per esempio, rimesse e autorimesse);
  • C/7 (tettoie chiuse o aperte).

Per trovare le risorse necessarie per attuare il taglio dell’ IRPEF a partire dal 2024, il governo Meloni ha comunicato che andrà a ridurre in maniera esponenziale i vari bonus e misure economiche che sono state introdotte in Italia nel corso degli ultimi anni.

Come già annunciato nel programma elettorale, il governo ha intenzione di abbassare la varie aliquote IRPEF in maniera importante e per trovare le risorse necessarie è indispensabile eliminare una serie di bonus ed aiuti economici che si sono rilevati poco funzionali ed efficaci.

Ma come cambierà la busta paga con la riduzione delle aliquote Irpef e con l’addio definitivo a molti dei bonus attualmente in vigore?

La Presidente del Consiglio dei Ministri in carica, infatti, ritiene che per poter risolvere l’attuale crisi economica che ha coinvolto imprese e cittadini di tutta Italia, è necessario andare a rivedere l’intero sistema fiscale.

A partire dal prossimo anno, mediante la pubblicazione della prossima legge di Bilancio 2023, si potrebbe quindi concretizzare a tutti gli effetti il programma fiscale che era stato proposto dalla Meloni, con l’obiettivo di avviare il taglio delle tasse e dire addio ad alcuni bonus.

Con queste prime informazioni in merito al destino dei bonus, sono in tanti i cittadini e le imprese a domandarsi quali saranno le misure e i contributi economici che non saranno più prorogati dal prossimo anno.

Sicuramente, tra le misure che già durante l’anno in corso sono state coinvolte da un programma di ridefinizione e di ulteriore stretta per la loro erogazione, ci sono i bonus edilizi, tra cui anche il famoso Superbonus.

Come molti sanno, infatti, tra i bonus al centro del mirino del Governo Meloni, i bonus edilizi sono quelli maggiormente criticati. È per questo che non ha affatto sorpreso la decisione dell’esecutivo di andare ad avviare la sospensione della modalità della cessione dei crediti per ottenere i bonus edilizi.

Ma non è finita qui, oltre ai bonus edilizi, pare che a partire dal prossimo anno, bisognerà dire addio anche ad altre misure, come ad esempio il bonus psicologo o il bonus trasporti.

Inoltre il viceministro all’Economia Maurizio Leo ha dichiarato che è obiettivo del governo quello di arrivare ad un’aliquota irpef unica e che la vera novità per i cittadini e per i lavoratori, riguarderà proprio la busta paga.

Sembrerebbe, infatti, che con la nuova Manovra finanziaria, l’esecutivo potrebbe elaborare dei nuovi scaglioni di aliquote fiscali.

A questo proposito, la formulazione e i calcoli in busta paga per i lavoratori potrebbero cambiare con la riduzione a tre delle aliquote fiscali al momento in vigore.

In particolare, il primo scaglione potrebbe essere stabilito con una percentuale del 15 per cento, attraverso le medesime regole, aliquote e detrazioni sia per lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, partite IVA e pensionati.

Bisognerà quindi attendere i prossimi passi del Governo Meloni per capire quali saranno i bonus a cui bisognerà dire definitivamente addio e come potrebbe cambiare la busta paga con un nuovo taglio Irpef e una completa ridefinizione del sistema fiscale.

L’inflazione è «un mostro da abbattere». Un aumento dei tassi di interesse della Bce di 50 punti base nella riunione del 16 marzo è quindi «molto molto probabile», queste sono le ultime parole di Christine Lagarde, presidente della banca centrale europea in un’intervista al gruppo di media spagnolo Vocento, sottolineando che c’è ancora molto lavoro da fare ed è dunque presto per «dichiarare vittoria». «L’obiettivo», ha specificato la presidente, «non è di certo distruggere l’economia».

Parlando dei disagi di consumatori e famiglie che si ritrovano a dover fare i conti con prezzi più alti, la presidente si è soffermata anche sulla questione mutui. Oggi milioni di famiglie dell’eurozona, che hanno un mutuo a tasso variabile si trovano in grave difficoltà a pagare le rate mensili visto il considerevole aumento che hanno subito queste ultime nell’ultimo anno ed egli si è detta «certa che molte banche sono pronte a rinegoziare» i mutui «per alleggerire nel tempo l’onere per le famiglie». È nel «loro interesse» farlo, ha spiegato, «perché sanno che quando l’inflazione sarà sotto controllo, i tassi di interesse alla fine scenderanno. E non vogliono crediti non pagati nei loro bilanci»

«L’inflazione complessiva è scesa negli ultimi mesi e continuerà a scendere nei prossimi mesi», ha rassicurato la bce, ricordando però che «l’inflazione di fondo, che nell’area dell’euro esclude l’energia e gli alimenti, è troppo alta. La strada da seguire è chiara: dobbiamo continuare a prendere le misure necessarie per riportare l’inflazione al 2%. E lo faremo».

Il capo economista della Bce, Philip Lane, ha fatto un passo ulteriore nel suo discorso a Dublino, sottolineando che dopo il rialzo di marzo si dovrà continuare ad alzare i tassi di interesse. «Le informazioni attuali sulle pressioni inflazionistiche sottostanti suggeriscono che sarà appropriato alzare ulteriormente i tassi dopo la nostra riunione di marzo», ha precisato il capo economista.

Finalmente in arrivo il famigerato aumento dell”assegno unico, arriverà nel mese di marzo il doppio aumento collegato alla rivalutazione dell’inflazione, oltre a nuove maggiorazioni previste dal Governo nell’ultima Legge di Bilancio.

Ecco gli aumenti previsti e quali requisiti

Come abbiamo detto, aumenti previsti per tutte le famiglie: dopo la conferma dell’indice dei prezzi al consumo da parte dell’ISTAT, è stata definita una rivalutazione degli importi pari all’8,1%.

L’assegno unico è un’agevolazione che spetta alle famiglie che hanno figli di età non superiore a 21 anni: gli importi del sussidio vengono calcolati in base all’ISEE.

Sino a febbraio 2023, si poteva ottenere un assegno pari a 175 euro al mese con un ISEE inferiore a 15.000 euro (importo massimo), e a mano a mano il sussidio scendeva fino ad arrivare a 50 euro al mese per le famiglie con un ISEE superiore a 40.000 euro.

Gli aumenti sull’assegno unico sono in arrivo da marzo 2023, ma INPS provvederà al pagamento degli arretrati relativi a gennaio e febbraio in sede successiva.

Ecco tutti i nuovi importi

Sottolineando la provvisorietà delle tabelle INPS, possiamo già effettuare i primi calcoli per capire di quanto aumenta l’assegno unico e come cambiano le soglie ISEE per la definizione degli importi.

In particolare, l’importo più elevato per chi possiede un ISEE basso potrà arrivare fino a 189 euro al mese; mentre le famiglie con un reddito più elevato si potranno ottenere circa 54 euro al mese per ogni figlio.

Ecco lo schema riassuntivo dei nuovi importi dell’assegno unico in base all’ISEE:

  • ISEE fino a 16.000 euro – da 175 euro a 189 euro;

  • ISEE fino a 21.00 euro – da 150 euro a 162 euro;

  • ISEE fino a 27.000 euro – da 125 a 135 euro;

  • ISEE fino a 32.000 euro – da 100 a 108 euro;

  • ISEE fino a 37.000 euro – da 75 a 81 euro;

  • ISEE da 43.000 euro – da 50 a 54 euro.

Ricordiamo che per ogni fascia ISEE corrisponde un importo differenze, ma la presentazione dell’indicatore economico in sede di domanda non è obbligatoria.

Le famiglie che richiedono l’assegno unico senza isee vengono inserite nella fascia più elevata e hanno quindi diritto a un assegno minimo. Viceversa, coloro che non avranno effettuato il rinnovo dell’isee, non avranno diritto agli aumenti previsti per ciascuna fascia di appartenenza.

Assegno unico: cambiano le soglie ISEE: novità e cifre

Considerando la rivalutazione all’8,1%, la fascia ISEE più bassa passerà da 15.000 euro fino a 16.215 euro, mentre il tetto massimo salirà dagli attuali 40.000 euro ai nuovi 43.240 euro.

Considerando che l’ISEE 2023 fotografa la situazione reddituali della famiglia relativa a due anni precedenti, è improbabile che il reddito complessivo sia aumentato di pari passo con l’inflazione.

Assegno unico, aumenti previsti nella legge d bilancio

Oltre alla rivalutazione degli importi e delle soglie ISEE, il Governo con l’approvazione della legge di bilancio ha previsto anche ulteriori aumenti.

A chi spettano le maggiorazioni sull’assegno unico 2023? Sono previsti:

  • aumento del 50% sugli importi per le famiglie con bambini di età inferiore a un anno e fino a tre anni;

  • aumento del 50% sugli importi per i nuclei con 3 figli e con un ISEE non superiore a 40.000 euro;

  • aumento del 50% sugli importi per le famiglie numerose (con almeno 4 figli a carico).

Tutte queste maggiorazione andranno a sommarsi alla rivalutazione dell’8,1% comportando un doppio aumento sull’assegno unico da marzo 2023.

Secondo una statistica inps, il 56% delle famiglie italiane, nel 2021, ha avuto un Isee inferiore a 10mila euro. Rimane invariata la distribuzione territoriale: il 44% viene presentato nelle regioni del Sud e delle Isole, il 37% nelle regioni del Nord e il 19% al Centro. Ma c’è di più: nell’ultimo biennio si è registrato un notevole aumento delle richieste di certificazione di Isee corrente, ovvero basata sull’effettivo potere reddituale al momento della richiesta di una prestazione: segnale evidente di una crisi in atto e delle criticità del sistema a misurarsi con le reali difficoltà delle famiglie italiane e dei cittadini.

Molte delle prestazioni a sostegno del reddito erogate dall’Inps, dai Comuni e dalle Regioni, sono rivolte a nuclei familiari con Isee inferiore ai 10mila euro. Ma va detto che un valore superiore di mille o 2mila euro non è indicativo di buona salute economica per una famiglia, e sono quanto mai opportuni interventi a sostegno per le famiglie che hanno anche un Isee fino ai 15mila euro. A questa fascia però si rivolgono soprattutto i bonus per le ristrutturazioni o l’acquisto di televisori, condizionatori e simili, mentre forse il vero problema risiede in questioni più urgenti come la spesa, la casa, il vestiario, la salute.

Assegno unico e universale

Ha debuttato quest’anno, e a partire da marzo 2023 il rinnovo sarà fatto d’ufficio dall’Inps, a patto che al 28 febbraio 2023 risulti presente almeno una richiesta. Tuttavia i beneficiari dovranno presentare una nuova Dsu, riferita al 2023. Attualmente l’importo base oscilla tra 175 euro al mese, con Isee fino a 15mila euro, e 50 euro (per Isee pari o superiore a 40mila euro o assente), ma dall’anno prossimo, secondo quanto previsto dalla legge di bilancio, aumenterà del 50% per i figli fino a un anno e verrebbe riconosciuto fino ai tre anni compiuti, ma solo a partire dal terzo figlio in poi e per valori Isee fino a 40mila euro. Inoltre, a decorrere dal 1° gennaio 2023 la maggiorazione mensile per i nuclei familiari con quattro o più figli, pari a 100 euro mensili per nucleo, già riconosciuta per il 2022, è incrementata del 50%, a 150 euro, come proposto dalla ministra per la Natalità, la Famiglia e le Pari opportunità, Eugenia Roccella.

Bonus asilo nido

Il governo Meloni ha deciso che sarà prorogato per il 2023 il bonus asili nido, che supporta le famiglie nel pagamento delle rette di asili nido pubblici e privati. Le famiglie ricevono un importo fino a un massimo di 3mila euro sulla base di un Isee inferiore a 25mila euro. Per i nuclei familiari con un Isee fino a 40mila euro spetta un’agevolazione pari a massimo 2.500 euro, mentre la quota minima (1.500 euro) è prevista per chi si trova oltre la soglia di 40mila euro.

Bonus sociale bollette

Confermato e rafforzato il meccanismo che consente di ricevere il bonus sociale bollette, con un innalzamento della soglia Isee da 12mila euro a 15mila euro. Per le famiglie numerose, con almeno quattro figli a carico, rimane il paletto dei 20mila euro. Il contributo consiste in uno sconto sul prezzo da pagare per la fornitura di energia delle utenze domestiche. Tra i beneficiari dello sconto in bolletta ci sono anche i percettori di reddito o pensione di cittadinanza e i nuclei familiari con persone che soffrono di disagio fisico: questo è l’unico caso in cui occorrerà presentare domanda; negli altri lo sconto arriverà in automatico con la presentazione di una dichiarazione sostitutiva unica e l’attestazione Isee 2023.

Bonus e contributo affitti

Esistono due tipologie di prestazione. Partiamo dal Bonus affitti giovani under 31 con redditi non superiori a 15.493,71 euro. È ottenibile solo per gli immobili nei quali è stata trasferita la residenza, e dal 2022 la detrazione è prevista anche nel caso in cui la locazione riguardi solo una porzione dell’unità immobiliare, ad esempio una stanza, e solo per i primi quattro anni di durata del contratto di locazione. Per ottenere il bonus è necessario che l’intestatario del contratto di affitto inoltri la propria dichiarazione dei redditi all’Agenzia delle Entrate, per ottenere la detrazione direttamente come sconto sulle imposte Irpef dovute o, nel caso in cui questa tassa non sia dovuta, come importo a rimborso.

Per quanto riguarda il contributo più generico, al momento la Misura Unica Affitto risulta attiva fino al 31 dicembre 2023, ma per conoscere i tempi di attivazione dei bandi è necessario rivolgersi al proprio Comune di residenza, poiché sono questi ultimi ad aprire i bandi con i requisiti di accesso e le modalità di partecipazione. In molti Comuni i bandi sono già stati presentati e le risorse disponibili tutte assegnate, ma si prevede l’attivazione di nuovi bandi nel 2023. Un esempio dei requisiti di accesso: in Lombardia la soglia Isee è di 35mila euro, e a parità di requisiti richiesti, le vie preferenziali sono per chi ha perso il posto di lavoro, ha subito una riduzione del proprio orario di lavoro, non ha ottenuto il rinnovo di un contratto a termine, ha dovuto chiudere la propria attività da libero professionista, ha in famiglia un caso di decesso oppure un malato grave.

I bonus dedicati alla casa

Si tratta di aiuti economici finalizzati ad agevolare l’acquisto o la ristrutturazione della casa. Gli aiuti in vigore sono diverse. Il più richiesto è il mutuo agevolato under 36 sull’acquisto della prima casa, che permette di ottenere un mutuo a tasso fisso con garanzia Consap (Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici Spa, azienda totalmente partecipata dal ministero dell’Economia e delle Finanze) a interessi contenuti. Resteranno in vigore il Superbonus per l’efficientamento energetico degli edifici, che però scenderà dal 110 al 90%, e sarà utilizzabile anche per ristrutturare le villette prima casa, ma per nuclei familiari con Isee fino a 15mila euro; il bonus verde per il rifacimento di giardini e terrazzi, fino al 31 dicembre 2024; l’ecobonus (dal 50 al 65% per il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici); il bonus mobili, con una detrazione per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici ad alta efficienza energetica, contestualmente alla ristrutturazione di un’abitazione (la detrazione Irpef del 50% spetterà per una spesa massima di 8mila euro nel 2023, contro i 10mila euro del 2022).

Social Card, Carta Acquisti, Reddito alimentare

È stato istituito un fondo destinato alla realizzazione di una “Carta Risparmio Spesa” o Social Card per redditi bassi fino a 15mila euro, gestita dai Comuni e volta all’acquisto di beni di prima necessità.

Esiste poi la Carta Acquisti Ordinaria emessa da Poste Italiane, disponibile per chi non supera la soglia Isee di 7.120,39 euro. Questa carta ha un importo di 40 euro al mese, e viene ricaricata ogni due mesi. È destinata a cittadini con un’età superiore a 65 anni, oppure con un figlio di età inferiore ai 3.

Con un emendamento, è stato inoltre inserito nella legge di bilancio un fondo sperimentale per il reddito alimentare, che ha come obiettivo la consegna «ai soggetti in condizioni di povertà assoluta» che vivono nelle città metropolitane di «pacchi alimentari realizzati con l’invenduto della distribuzione alimentare. Sarà un decreto del ministero del Lavoro a definire le modalità attuative e gli enti del terzo settore coinvolti nella sperimentazione.

Esenzione ticket sanitario

In Italia è previsto il pagamento di un ticket per le visite specialistiche e gli esami diagnostici, l’assistenza al pronto soccorso (in caso di codice bianco) e le cure termali. Tuttavia vi sono casi in cui è prevista un’ esenzione totale o parziale. Per esempio l’esenzione totale in caso di gravidanza, per la tutela di una maternità serena e responsabile.

Per quanto riguarda le esenzioni per età e reddito, le categorie esentate sono: cittadini che con meno di 6 anni o più di 65, nel caso in cui facciano parte di un nucleo familiare con un reddito complessivo non superiore a 36.151,98 euro annui; disoccupati e familiari a carico, appartenenti a un nucleo familiare con reddito inferiore a 8.263,31 euro, che arriva fino a 11.362,05 euro quando uno dei coniugi è a carico (a questo conteggio si devono aggiungere 516,46 per ogni figlio a carico); titolari di pensione sociale o percettori di assegno sociale e familiari a carico; titolari di pensione minima di età superiore a 60 anni e familiari a carico (stessi requisiti di reddito dei disoccupati).

Bonus occhiali da vista

La misura, prevista dalla legge di bilancio 2021, presto sarà finalmente operativa dopo la pubblicazione del decreto attuativo del ministero della Salute nella Gazzetta Ufficiale del 15 dicembre 2022. Si tratta di un contributo da 50 euro per l’acquisto di occhiali da vista o lenti a contatto correttive, erogabile sotto forma di voucher oppure come rimborso, rivolto alle famiglie con Isee non superiore a 10mila euro.

Bonus psicologo

Introdotto lo scorso anno con il decreto Milleproroghe, il bonus psicologo raddoppia e diventa permanente: passerà da 600 a 1.500 euro, con una soglia di 50 euro a seduta, ma con uno stanziamento in legge di bilancio molto ridotto rispetto al 2022. Se con 25 milioni di euro era stata accolta una domanda su dieci, con la somma stanziata per il 2023 – 5 milioni di euro – diminuiranno ulteriormente le possibilità di accesso. È confermato il tetto Isee a 50mila euro e sarà sempre l’Inps a redigere la graduatoria dei beneficiari.

Prestazioni offerte dalle Casse professionali

Borse di studio per università, bonus asili nido e scuole d’infanzia, rimborsi per libri di testo o centri estivi, premi a lauree e diplomi: gli ordini professionali come gli per avvocati, commercialisti, medici, psicologi, ma anche ragionieri, veterinari, periti industriali. Enti previdenziali come Cassa Notariato, Cassa geometri, Enpacl, Inpgi e Inarcassa, offrono misure di welfare più dedicate alla formazione professionale continua, in ogni caso per conoscere le novità e le possibilità di ogni Ente è necessario consultare i bandi aperti e di prossima apertura per l’anno in corso, reperibili sui siti web o attraverso gli sportelli dedicati.

Giovani: App18 ancora per un anno, poi si cambia

Per chi ha 18 anni nel 2023 è confermata l’App18, il cosiddetto bonus cultura da 500 euro per l’acquisto di libri, abbonamenti a quotidiani e periodici, biglietti per mostre, concerti, cinema, spettacoli, monumenti, gallerie e parchi naturali, corsi di musica, teatro, danza o lingue straniere. Ma dal 2024 entreranno in vigore i due nuovi bonus annunciati dal governo, uno su base del reddito e uno su base merito. Il primo è la “Carta della cultura Giovani”, riservata a chi appartiene a nuclei familiari con Isee non superiore a 35mila euro, assegnata e utilizzabile nell’anno successivo a quello del compimento del 18° anno di età. Il secondo è la “Carta del merito”, per gli iscritti agli istituti di istruzione secondaria superiore o equiparati che abbiano conseguito, non oltre l’anno di compimento del 19° anno di età, il diploma finale con una votazione di almeno 100 centesimi, assegnata e utilizzabile nell’anno successivo a quello del conseguimento del diploma e cumulabile con la Carta della cultura.

L’ultimo aumento dei tassi di interessi, avvenuto il 3 febbraio, provocherà sin dal 8 febbraio un’ulteriore aumento dei mutui a tasso variabile. Ciò porterà, da un lato una costante diminuzione del reddito disponibile delle famiglie e dall’altro potrebbe avere un effetto negativo e anche dannoso sul mercato immobiliare.

Dalla metà del 2022 i mutui a tasso variabile sono saliti di diverse centinaia di euro ed ora le rate stanno diventando insostenibile per migliaia di famiglie italiane già alla presa con il caro vita e con redditi bloccati de 20 anni. La Banca Centrale Europea (BCE), per calmierare l’inflazione che ha raggiunto l’11% oltre ad aver deciso di non intervenire sui salari ha aumentato per la sesta volta consecutiva i tassi di interesse. La tendenza rialzista ha fatto aumentare anche gli interessi dei mutui.

Oltre ad essere dannoso per le tasche dei cittadini europei, l’aumento dei tassi d’interesse è dannoso anche per il mercato immobiliare in generale, che non si è ancora ripreso del tutto dalla crisi del 2007/2008.

L’aumento costante dei tassi di interesse potrebbe causare una forte recessione ed un tracollo del mercato immobiliare. In un mercato come quello immobiliare, la domanda è sempre collegata al tasso d’interesse che dovrebbe avere una tendenza al ribasso per incentivare le persone ad investire nel “mattone”. Con un aumento di offerta ed una scarsa domanda a causa di tassi d’interesse sempre più alti si vendono meno case e questo diventa un problema serio per tutto il mercato immobiliare.

Tali strategie non solo scoraggiano i possibili investitori ed acquirenti, ma vanno anche a danneggiare profili potenzialmente insolventi o più fragili che sperando in una tendenza a ribasso cercano di ottenere un mutuo a tasso variabile per spendere sempre meno mensilmente.

Quali potrebbero essere le soluzioni che le famiglie potrebbe mettere in atto?

Ai mutuatari, è permesso, attraverso la surroga o portabilità, di passare da un mutuo a tasso variabile ad un mutuo a tasso fisso. Tra le altre strategie è anche consentito rinegoziare il mutuo e modificare diverse condizioni contrattuali. Inoltre si può anche effettuare una sostituzione, ossia la cancellazione della precedente ipoteca e la sottoscrizione di un nuovo contratto con la banca prescelta. In questo caso si può ottenere anche una liquidità aggiuntiva, ma vanno considerate delle spese notarili extra.

Poste Italiane debutta nel mercato dell’energia. Progetto innovativo che va ad ampliare il core business aziendale con la vendita di luce e gas, a partire da metà febbraio 2023.

Oggi il prezzo del gas all’ingrosso sulla piattaforma olandese Ttf è sceso da 180 euro a megawattora a meno di 60 euro e qui si è stabilizzato da ormai settimane. Per il gruppo guidato da Matteo Del Fante è fondamentale avere una stabilità dei prezzi alle spalle prima di lanciare la nuova business unit Poste Energia nella mischia dei venditori, tra utility grandi e piccole e reseller, che affollano il mercato italiano. Il piatto forte del piano per l’energia sarà infatti un’offerta a prezzo fisso dall’impianto innovativo: prezzo bloccato per due anni, con la possibilità di avere una rata costante per 12 mesi a prescindere dai consumi.

La rata viene costruita sulla base della media dei consumi dell’anno precedente. A fine anno si traccia il consuntivo: se i consumi sono stati superiori all’esercizio antecedente la rata viene rimodulata al rialzo tenendo conto del differenziale aggiuntivo.

Se invece i consumi sono scesi la rata si riduce. In alternativa è possibile azzerare ogni mese il differenziale pagando una rata a prezzo fisso che contabilizza i consumi effettivi e quindi può risultare di importo variabile.

Il meccanismo studiato dal management di Poste, oltre a fornire uno strumento di stabilità di spesa per le famiglie, cerca di introdurre un meccanismo virtuoso di riduzione dei consumi, in linea con quanto chiede la Commissione europea agli Stati membri. E con quanto il ministro per l’EconomiaGiancarlo Giorgetti, ha annunciato di voler fare a partire da aprile, quando con tutta probabilità verranno reintrodotti gli oneri di sistema e per contenere il costo delle bollette si cercherà di calmierare i prezzi solo fino a un ammontare, pari all’80% dei consumi medi.

L’importanza di avere una stabilità dei prezzi all’ingrosso per Poste è legata al fatto che deve comprare oggi l’energia che venderà a prezzo fisso per due anni. l’1 febbraio il prezzo dell’energia elettrica era attorno a 179 euro a megawattora; Poste venderà la sua energia, ad esempio a 179 euro più uno spread (qualcosa che in media è attorno allo 0,4%), ipotizzando un certo quantitativo di consumi. Ma se da qui a un anno i prezzi tornassero a impennarsi e il cliente consumasse molto di più (perché fa molto caldo o molto freddo) la società dei recapiti non solo si troverebbe ad aver venduto energia a prezzi molto inferiori a quelli di mercato, ma anche a dover contabilizzare le perdite legate alle forniture aggiuntive di energia che dovrebbe garantire, comprandole sul mercato spot a prezzi stellari, perché non aveva messo in consumi aggiuntivi.

È esattamente quello che è successo lo scorso anno in tante utility ed è per questo motivo che oggi non offrono più il prezzo fisso ai nuovi clienti. Ed è anche il motivo che le ha portate in alcuni casi a procedere alle modifiche contrattuali unilaterali e poi a rivedere i prezzi a rialzo al momento della scadenza delle condizioni economiche. Il debutto di Poste sul mercato dell’energia in qualche modo coglie in contropiede le utility, che potrebbero avere meno margini di manovra nella competizione sulle offerte perché hanno già subito perdite. E inoltre non possono cambiare le condizioni dei contratti in essere perché già finite sotto la lente dell’Antitrust. Poste non avrà offerte indicizzate a prezzo variabile, mentre come previsto per legge, avrà l’offerta Placet (con le condizioni di Maggior Tutela ma con i prezzi di mercato) a prezzo fisso e variabile. L’esordio sarà accompagnato a un imponente campagna pubblicitaria che avrà come protagonista Mara Venier e la regia di Ferzan Ozpetek.

Superata la pandemia covid 19, che ha influito negativamente su tutto il comparto turistico, il mondo degli affitti brevi è tornato ad essere scoppiettante da diversi punti di vista. Quello degli utilizzatori, turisti italiani e soprattutto stranieri o lavoratori che si spostano per alcuni giorni in una altra sede, che sono tornati a viaggiare facendo di conseguenza lievitare le richieste di locazione, e quello degli investitori che sono tornati ad acquistare abitazioni da mettere a reddito.

Per contratto di locazione breve si intende un contratto di locazione di immobile a uso abitativo, di durata non superiore a 30 giorni, stipulato da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa.

Ai fini fiscali, le persone fisiche che possiedono immobili e li concedono in locazione (anche non “breve”) possono scegliere tra due modalità di tassazione: quella ordinaria e la cedolare secca.
Il regime di tassazione ordinario prevede che gli immobili concessi in locazione concorrano a formare il reddito nell’ammontare dei canoni percepiti, ridotti forfettariamente del 5% al fine di tenere conto delle spese di gestione. Qualora l’importo della rendita catastale dell’immobile, rivalutata del 5% fosse superiore all’ammontare dei canoni di locazione, al netto della riduzione forfettaria, l’immobile concorre a formare il reddito con la rendita catastale rivalutata.
La tassazione ordinaria consiste nell’assoggettamento a Irpef dei canoni percepiti, forfettariamente ridotti o, in alcuni casi nell’assoggettamento a Irpef della rendita.
La cedolare secca, invece, rappresenta un’alternativa alla tassazione ordinaria e consiste in un regime facoltativo che si sostanzia nel pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali pari al 21 per cento.
Considerato che l’aliquota Irpef più bassa (che corrisponde a uno scaglione di reddito pari a 15mila euro) è del 23%, la scelta della cedolare secca appare conveniente.

I rendimenti

Secondo un recente studio i rendimenti derivanti da affitti brevi, in 12 città italiane e in quattro zone rappresentative del mercato delle locazioni per la tipologia del trilocale, rendono tra il 4 e il 4,5%, rispetto al 3-3,5% degli affitti a studenti.
Rendimenti che, nel caso dei bilocali (che sono però meno gettonati dagli studenti) possono salire anche tra il 5 e il 6 per cento.