Lo Stato italiano, su direttive dell’Unione Europea, ha messo in campo una serie di strategie per ridurre il consumo di plastica e incentivare i cittadini verso abitudini sempre più green.
In questo contesto, viene messo a disposizione un bonus per risparmiare sull’acquisto, nonché sull’installazione, di sistemi di filtraggio, mineralizzazione, raffreddamento o addizione di anidride carbonica per migliorare la qualità dell’acqua destinata al consumo umano e razionalizzare il consumo di acqua.
A poterne beneficiare non sono solo i comuni cittadini, ma anche imprese ed enti non commerciali che, nel corso del 2022, abbiano acquistato sistemi per il miglioramento della qualità dell’acqua.
Non è legato a limiti ISEE, perciò possono farne richiesta tutti i cittadini, a prescindere da requisiti reddituali o patrimoniali.
Va detto che, più nello specifico, stiamo parlando di un credito d’imposta del 50% sull’acquisto e sull’installazione di tali sistemi, perciò il bonus va richiesto all’Agenzia delle Entrate.
Come abbiamo detto, l’incentivo non è indirizzato esclusivamente alle persone fisiche. Diversi sono i destinatari di questa misura, tra cui: le persone fisiche, gli esercenti attività di impresa per gli immobili adibiti a uso commerciale, gli enti non commerciali e gli enti religiosi civilmente riconosciuti.
Unico caratterista fondamentale è che l’acquisto e l’installazione dei sistemi di filtraggio sia avvenuto tramite strumenti di pagamento tracciabili, quindi tramite carta o bonifico.
Per la verifica è necessaria la fattura elettronica o un documento commerciale sul quale viene riportato il codice fiscale del richiedente.
Il bonus acqua potabile consiste in un credito d’imposta del 50% sulle spese sostenute. Cambiano, però, i limiti che sono fissati a 1.000 euro per le persone fisiche e a 5.000 euro per le imprese.
La procedura per la richiesta del bonus è stata aperta a partire dal 1° febbraio e, per poter richiedere il bonus, cittadini e imprese hanno tempo fino alla fine del mese. Dovranno inviare domanda entro e non oltre il 28 febbraio 2022.
Per farlo, l’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione una procedura online, alla quale è possibile accedere tramite l’area riservata del sito.
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2023/02/gettyimages-175797345-612x612-1.jpg459612Francesco Brancatohttps://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.pngFrancesco Brancato2023-02-04 11:45:352023-02-04 11:45:35Bonus acqua potabile: richiesta in scadenza a fine febbraio!
Buone notizie per le famiglie italiane, che vedranno, già dal mese di febbraio, diminuire le bollette del gas, poi anche quello dell’energia elettrica, per effetto del costante calo del prezzo del gas, che si è riportato attorno ai livelli pre-guerra. Un sospiro di sollievo dopo un inverno vissuto nel timore di un improvviso abbassamento delle temperature, ma non è stato così e, complici anche gli elevati stoccaggi (attorno all’80%), il peggio è ormai alle spalle. Ma vediamo di quanto di ridurrà il prezzo e quanto sarà il risparmio per le famiglie.
Gas in calo del 33%
Dopo l’aumento del prezzo del 23% registrato a dicembre, la tariffa del gas dovrebbe ridursi del 33% a febbraio, a seguito del progressivo ridimensionamento del prezzo sul mercato future Ttf di Amsterdam, che ha raggiunto i 60 euro/Mwh rispetto ai 117 euro/Mwh di dicembre.
Secondo Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, l’Autorità di regolazione dell’energia (ARERA), in occasione della review delle tariffe del gas per gli utenti in maggior tutela, che cadrà il prossimo 2 febbraio, dovrebbe annunciare un calo della tariffa del gas a circa 1 euro/mc da 1,5 euro/mc di dicembre, segnando appunto un calo del 33% rispetto a dicembre e registrando anche una riduzione di circa il 27% rispetto alla tariffa di un anno prima
“Per la famiglia tipo si tratta di un risparmio su base annua di 712 euro, per consumi tipo di 1400 metri cubi l’anno”, spiega Tabarelli, aggiungendo “mancano ormai solo due giorni”.
Il calo della luce a partire da marzo
Per vedere un calo della bolletta della luce ci vorrà invece ancora un po’ di pazienza, perché la prossima revisione delle tariffe sarà effettuata da ARERA a marzo. In quell’occasione, però, la riduzione del gas dovrebbe riflettersi sulla bolletta dell’elettricità, per la quale è ora ipotizzabile una riduzione del 20%. Con tale riduzione, dovrebbe tornare a calare anche l’inflazione, attorno al 10% dall’11,3% di dicembre.
Un calo a vantaggio di famiglie e imprese
“Il calo delle bollette del gas aiuta imprese e famiglie costrette a fare i conti con costi energetici fuori controllo”, afferma la Coldiretti in riferimento alla possibile discesa dei costi del gas ipotizzata fa Nomisma Energia e dal Ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti, che aveva parlato di un calo del 49% dai primi di febbraio.
“La spesa energetica ha un doppio effetto negativo – ricorda Coldiretti – perchè riduce il potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie, ma aumenta anche i costi delle imprese particolarmente rilevanti per l’agroalimentare con l’inverno. Il costo dell’energia si riflette infatti in tutta la filiera e riguarda sia le attività agricole ma anche la trasformazione e la distribuzione alimentare.
La produzione agricola e quella alimentare in Italia assorbono oltre il 11% dei consumi energetici industriali totali per circa 13,3 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti (Mtep) all’anno, secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Enea.
Il 2022 anno da dimenticare
La stangata ha colpito più le imprese che le famiglie: se le prime hanno pagato 61,4 miliardi in più, le seconde hanno messo sul piatto 30 miliardi di euro.
Secondo i dati rilasciata dalla CGIA di Mestre, il 2022 ci ha salutato con un conto salatissimo di 91,5 miliardi di euro a carico di famiglie ed imprese. Se le spese per l’energia elettrica sono aumentate del 109,5 per cento, provocando in termini monetari un extracosto pari a 58,9 miliardi – spiega – quelle del metano sono cresciute addirittura del 126,4 per cento, alleggerendo il portafoglio degli italiani di 32,6 miliardi.
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/img-bonus_bolletta.jpg8001200Francesco Brancatohttps://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.pngFrancesco Brancato2023-02-04 11:32:052023-02-04 11:32:05Bollette del gas in calo già a partire da Febbraio, per la luce ancora un pò di pazienza!
La Bce, nella riunione dei 2 febbraio, ha deciso di alzare ancora una volta il costo del denaro di altri 50 centesimi di punto il che spinge i tassi di riferimento per le operazioni di rifinanziamento bancario al 3%, ai massimi dal 2008. Si tratta di un aumento già atteso dal mercato che va a sommarsi ai 5 rialzi consecutivi del 2022 (poco più di sei mesi fa, i tassi in area euro erano fermi sullo zero). Una rincorsa decisa con il solo scopo di piegare un’inflazione che a gennaio nell’eurozona ha cominciato a dare qualche segnale di rallentamento raggiungendo l’8,5% (ma in Italia siamo ancora al 10,1% anno su anno), ancora ampiamente lontano da quell’obiettivo del 2% che disegna la rotta delle politiche monetarie dell’Istituto di Francoforte. Un altro rialzo, sempre di 0,5%, sarà atteso nella prossima riunione di Marzo.
Rialzo dei tassi: quali effetti positivi?
In ottica di investimento, questo ulteriore aumento dei tassi, non ha solo effetti negativi. Ad esempio le obbligazioni area euro, a cominciare dai Btp hanno un ottimo rendimento superiore al 3% anche a breve scadenza. A mio parere l’area dei titoli di Stato che presenta le migliori caratteristiche di rischio/rendimento è quella dei titoli a durata intermedia 5-7 anni, che offrono una remunerazione compresa fra il 3,5 e il 4%»%.
Non solo le obbligazioni statali, quella societarie ad esempio risultano altamente remunerative sempre nell’arco temporale 5/7 anni con un rendimento vicino al 7% annuo.
Quali prospettive per i mutui?
L’effetto sicuramente più immediato e misurabile dell’aumento dei tassi è l’aumento delle rate dei mutui a tasso variabile. Secondo una simulazione condotta da Mutuionline. it per un prestito di 140mila euro (importo medio di un mutuo in Italia) per l’acquisto di un immobile del valore di 200mila euro la rata aumenterà di 33 euro sulla scadenza a 10 anni di 36 per la durata dei 20 anni e di 39 per i prestiti di durata trentennale. «Si tratta di aumenti importanti che a questo punto rendono più convenienti i mutui a tasso fisso, soprattutto sulle scadenze più lunghe. E questo non solo in vista dei futuri aumenti del costo del denaro ma anche perché ci troviamo nella situazione assai inconsueta di tassi di interesse a lungo termine inferiori rispetto ai tassi di breve.
Cosa cambia per i consumatori?
La lotta all’inflazione continua ad essere l’obiettivo principale dalle banche centrali mondiali. Sotto l’aspetto dei redditi possiamo notare come i redditi bassi possono essere distinti tra quelli da lavoro autonomo e d’impresa, da una parte, e quelli da lavoro dipendente, dall’altra. Se ho un piccolo bar, posso aumentare il caffè per compensare la bolletta elettrica più alta. Ma se sono un addetto delle pulizie, un commesso del super o un cameriere, la retribuzione potrebbe restare ferma per mesi o anni (gli esempi non sono fatti a caso, i contratti nazionali dei pubblici esercizi e del commercio sono scaduti a dicembre 2019). E così i salari reali (i salari nominali rapportati ai prezzi) diminuiscono. In pratica, con gli stessi soldi compro meno cose.
Ci si auspica quindi al più presto un ‘inversione di rotta dell’inflazione già a partire dal secondo trimestre del 2023.
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2023/01/1-3.jpg8001200Francesco Brancatohttps://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.pngFrancesco Brancato2023-02-04 11:22:542023-02-04 13:25:07La BCE alza i tassi di un altro 0,5%, cosa cambia per le famiglie italiane?
L’interesse composto è uno degli strumenti finanziari più utilizzati dai guru di wall street. Questa strategia di investimento semplice ma potente ci porta lontano dalle incertezze a breve termine che spesso si avverte nei mercati finanziari. L’interesse composto, o “interesse su interesse“, ci permette di ottenere rendimenti composti nel tempo, moltiplicando senza sforzo il nostro denaro.
L’interesse composto è uno di quei concetti che ogni investitore lungimirante cerca di attuare sin dalle prime operazione finanziarie, l’elemento fondamentale è IL TEMPO. E purtroppo stiamo diventando sempre più impazienti.
Spesso pensiamo al guadagno immediato, alla facile ricchezza piuttosto che essere pazienti e giocare sul TEMPO!
L’interesse composto è l’interesse che matura sul capitale iniziale investito e sugli interessi accumulati e reinvestiti nei periodi precedenti.
L’interesse composto si verifica quando l’interesse viene aggiunto più di una volta all’anno o se è cumulativo e reinvestibile, ad esempio su base mensile. Si tratta di una pratica comune anche in finanza e in economia e spesso è la chiave di volta delle strategie di investimento a lungo termine.
Ad Albert Einstein fu chiesto quale fosse la forza più potente dell’Universo e lui rispose “l’interesse composto”.
Il segreto dell’interesse composto sta in due semplici chiavi. Da un lato, il passare del tempo e, dall’altro, l’accumulo di interessi. A differenza dell’interesse semplice (in cui una volta maturato l’interesse, l’intero capitale non viene reinvestito), l’interesse composto si distingue per:
Gli interessi vengono aggiunti al capitale iniziale
Il rendimento viene applicato a un capitale crescente derivante dalla somma degli interessi.
Il tempo, in sostanza, è ciò che vi permetterà di accumulare molto capitale, sempre più automaticamente. Il denaro crea denaro.
C’è un’enorme differenza tra aggiungere o meno gli interessi al capitale iniziale (interesse composto o semplice). Quando otteniamo un rendimento e lasciamo che i guadagni si aggiungano al saldo principale dell’investimento, possiamo beneficiare di un aumento esponenziale del nostro denaro con lo stesso sforzo, ossia con lo stesso tasso di interesse.
L’effetto composto può verificarsi in qualsiasi periodo di tempo, che si tratti di giorni, settimane, mesi o anni. Tuttavia, quanto più lungo è il periodo in cui il capitale più gli interessi si accumulano e guadagnano un rendimento, tanto maggiore è l’effetto ottenuto.
Secondo Warren Buffett, l’interesse composto alleato al tempo, sono le verità che un investiture non deve mai dimenticare. Lui iniziò ad attuare l’interesse composto a 11 anni ed oggi è il 5° uomo più ricco del pianeta con un patrimonio di 118 miliardi di dollari. (chi è appassionato di finanza non può non guardare su sky il documentario Becoming Warren buffet!
La cosa più importante non è il tasso di rendimento ottenuto (che pure è importante) ma il tempo: quante volte il nostro capitale può essere reinvestito, questo è ciò che è veramente cruciale per fare soldi. Un rendimento elevato un anno ha poco valore se non possiamo mantenerlo nel lungo periodo.
Facciamo un semplice esempio per vedere la potenza dell’interesse composto. Prendiamo come base un periodo di 12 anni e un capitale iniziale di 5.000euro. Il tasso di interesse è del 2% annuo.
Nel primo anno otterremo 100 euro di interessi (5.000×0,02), così che nel secondo anno partiremo con un capitale di 5100 euro (gli interessi vengono aggiunti al capitale investito). All’inizio del terzo anno il nostro capitale investito sarà già di 5.202 euro grazie all’interesse di 102 euro ottenuto nel secondo anno (5.100×0,02). E così via, dopo 12 anni di reinvestimento degli interessi possiamo vedere come si comporterebbe il nostro capitale:
Periodo
Capitale investito (€)
Interesse (2%)
Totale (€)
1
5.000,00
100,00
5.100,00
2
5.100,00
102,00
5.202,00
3
5.202,00
104,04
5.306,04
4
5.306,04
106,12
5.412,16
5
5.412,16
108,24
5.520,40
6
5.520,40
110,41
5.630,81
7
5.630,81
112,62
5.743,43
8
5.743,43
114,87
5.858,30
9
5.858,30
117,17
5.975,47
10
5.975,46
119,51
6.094,97
11
6.094,97
121,90
6.216,87
12
6.216,87
124,34
6.341,21
Alla fine dell’anno 12, dopo un investimento iniziale di 5.000€, il nostro capitale sarebbe cresciuto fino a 6.341,2 € (2,23% di rendimento annuo composto).
Se invece non avessimo reinvestito gli interessi (interesse semplice), il risultato sarebbe stato di 6.200 euro.
La differenza (141,21 euro) può non sembrare molto, ma se il capitale fosse stato più alto, con versamenti mensili aggiuntivi e per un periodo superiore ai 20 anni i benefici possono essere enormi.
Basti pensare che investendo un capitale iniziale di 5.000 euro con versamenti mensili di 100 euro ad un tasso annuo del 5% tra 25 anni si avrebbe un capitale di 74.000 a fronte di un investimento di 30.000. Direi un ottimo investimento!!!
Il dato positivo del Pil americano nel quarto trimestre 2022 allontana lo spettro recessione. Piazza Affari guadagna lo 0,8%. Torna a salire il fatturato delle industrie italiane a novembre.
Le Borse europee chiudono in rialzo la settimana, con Milano vicino ai massimi da tre anni a questa parte, con lo sguardo già rivolto alla prossima settimana, quando Bce e Fed annunceranno le proprie nuove decisioni in tema di politica monetaria. Ieri il primo dato sul pil americano nel quarto trimestre ha mostrato come l’economia Usa tenga ancora per il momento lontano lo spettro recessione, anche malgrado l’aggressività della banca centrale americana sul fronte della politica monetaria.
Milano a fine seduta è la migliore del Vecchio continente e sale dello 0,83%. A wall street il Dow Jones vicino alla parità +0,08 ai massimi della settimana ed il nasdaq +0,98% che ha mostrato segni di ripresa dopo un 2022 disastroso.
Recupera nel finale, dopo i cali precedenti, il gas naturale, che comunque si riavvicina alla soglia dei 50 euro al megawattora, ai minimi da dicembre 2021 (+2% a 55,95 euro i contratti febbraio scambiati ad Amsterdam). Sul mercato valutario, l’euro si indebolisce ed è scambiato a 1,0839 dollari (1,0878 in avvio e ieri in chiusura 1,09).
Il calo continuo del prezzo del gas ci fa ben sperare per un calo delle utenze energetiche sin dal mese di febbraio. Ci si aspetta già un calo di circa il 25% rispetto al mese di dicembre.
Le borse mondiali chiudono una settimana estremamente positiva e ciò ci fa ben sperare per le prossime mosse di politica monetaria delle banche centrali.
Oggi i mercati finanziari, dopo il crollo del 2022, con azioni scese anche del 90%, rappresentano un ottima possibilità di investimento nel lungo periodo.
Il dato più incoraggiante è quello sulla fiducia dei consumatori e della imprese che hanno battuto le stime degli analisti e ciò conferma la positività del mercato che potrebbe trovare un assestamento nel 2° trimestre 2023 per poi ripartire nella seconda metà dello stesso anno.
Continuano a correre i rendimenti delle obbligazioni che continuano ad essere sopra il 4% e che in 20 anni potrebbe essere un investimento solido, sicuro e redditizio per ottenere una rendita economica per fronteggiare la propria vecchiaia o per le spese importanti familiari (casa dei figli, università private e acquisto auto).
In un periodo economico di grandissima incertezza, con il bilancio familiare sempre in continuo restringimento, risulta fondamentale programmare e analizzare quelle strategie che ci potrebbero permettere di ottenere un vantaggio fiscale ed una rendita finanziaria a lungo periodo.
Il sistema pensionistico, negli ultimi anni, sta ponendo diversi punti interrogativi sia sulla sostenibilità del sistema INPS che sul ritorno economico (pensione erogata) sui versamenti effettuati.
Tutti questi punti su esposti hanno un’unica risposta: PREVIDENZA COMPLEMENTARE!!!
Sottoscrivere un fondo di previdenza complementare non solo ci permetterà di avere una seconda pensione al raggiungimento dell’età pensionabile, ma soprattutto ottenere immediati vantaggi fiscali grazie alla deducibilità IRPEF dei fondi pensione fino ad un importo massimo annuo di € 5.164,57.
Ciò significa avere un doppio vantaggio, fiscale e finanziario.
Iniziamo ad analizzare il vantaggio fiscale. Esso si ottiene grazie alla deducibilità del fondo pensione, che ci permette di abbattere la base imponibile IRPEF nella stessa misura degli importi versati. Se ad esempio decidiamo di programmare un versamento di soli 100 euro al mese, 1200 euro annui, il vantaggio fiscale sarà il seguente:
ipotizziamo di avere un reddito lordo di 15.000 euro, la base imponibile sulla quale verrà applicata l’imposta IRPEF, non sarà più 15.000 ma bensì 15.000-1.200= 13.800, applicando un’aliquota del 23%sui 1.200 euro versati, il risparmio sarà di 276 euro.
Se invece andassimo ad ipotizzare un reddito di 30.000, con aliquota IRPEF del 35%, il risparmio fiscale sarebbe su tale aliquota, sui 1.200 euro versati di ben 420 euro.
Questi esempi sono stati fatti tenendo presente un importo sostenibile come i 100 euro al mese, ma se avessimo la possibilità di metterne 300 o 400 euro al mese il risparmio sarebbe superiore ai 1.500 fino ad un massimo di 2.000 euro a secondo dello scaglione IRPEF di appartenenza.
C’è anche un secondo aspetto di fondamentale importanza che è quello del ritorno finanziario dovuto all’investimento stesso, in quanto tali importi versati verranno investiti sui mercati finanziari dando quasi sempre un ritorno annuo del 3/4% che grazie all’interesse composto in 30 anni andrebbe a rendere i nostri versamenti mensili veramente redditizi.
I fondi pensione possono essere sottoscritti presso qualsiasi istituto finanziario o assicurativo!
Confermato anche per il 2023 il Bonus Tiroide! L’aiuto economico è riconosciuto dall’INPS a chi soffre di uno dei quattro disturbi della tiroide, ovvero:
carcinomi tiroidei;
gozzo;
ipotiroidismo;
ipertiroidismo.
Per ottenere il bonus, bisogna sostenere una visita dalla Commissione medica dell’Inps.
Se l’invalidità viene riconosciuta, l’assegno mensile va da un minimo di 286 euro ad un massimo di 550 euro, a seconda della percentuale riconosciuta, cioè dal 74% al 100%.
Nello specifico gli importi dettagliati:
286,01 euro: da un’invalidità minimale del 74% ad una massima del 99%;
520,29 euro: per coloro che hanno bisogno di continua assistenza e non sono autonomi.
550 euro: per un’invalidità del 100%.
Quindi, la sola asportazione della tiroide non basta per l’ottenimento dell’assegno. Bisognerà, comunque, trovarsi in una situazione di conseguente invalidità dal 74% al 100%.
Una volta ottenuto il certificato dalla commissione medica, il proprio medico di base dovrà compilare sul sito dell’Inps il certificato introduttivo. Dovrà inoltre rilasciare al paziente la ricevuta cartacea della richiesta.
A questo punto, la procedura di richiesta d’invalidità civile potrà essere completata tramite:
il sito dell’INPS, accedendo con le proprie credenziali, cioè tramite il Pin INPS, lo Spid, la Carta nazionale dei servizi o la Carta di identità elettronica, al seguente link: Invalidità Civile;
rivolgendosi ad un patronato.
Terminata la richiesta di domanda, l’inps nei giorni seguenti, risponderà con la convocazione per la visita medica presso la Commissione medica dell’Inps.
I documenti da portare alla visita medica presso la Commissione medica Inps sono:
l’ecografia tiroidea per gozzo semplice, gozzo nodulare, ipotiroidismo, tiroiditi o altri documenti specifici per le patologie indicate;
la prova di TSH;
il documento d’identità valido;
la tessera sanitaria;
il certificato del medico in originale.
Nella domanda per l’invaliditàcivile, si possono richiedere anche i benefici della legge104, ed ottenere i seguenti benefici:
riposi giornalieri di 1 ora o 2 ore, in base all’orario lavorativo oppure 3 giorni di permesso mensile, frazionabili in ore;
congedo straordinario retribuito, fino ad un massimo di 2 anni nella vita lavorativa;
rifiuto del trasferimento di sede;
rifiuto al lavoro notturno.
Oltre i requisiti medici appena elencati, per poter beneficiare del Bonus Tiroide è necessario possedere dei limiti reddituali come stabilito dalla normativa.
Nel caso di un soggetto richiedente con un’invalidità del 74% e fino al 99%, il reddito massimo per poter beneficiare della misura è 5.010,20 euro.
Nel caso di un soggetto richiedente con un’invalidità pari al 100%, il reddito massimo ammonta a 17.050,42 euro.
L’INPS ha inoltre stabilito le soglie di invalidità civile, per i soggetti affetti da patologie tiroidee, per definire quali agevolazioni spettano di diritto ad ogni percentuale di invalidità. Tali soglie sono suddivise come segue:
con invalidità civile del 34%, spettano di diritto ausili previsti dal nomenclatore nazionale;
con invalidità civile del 46%, spetta il diritto al collocamento mirato;
se l’invalidità civile è invece del 51%, spetta il diritto al congedo straordinario per cure;
in caso di invalidità del 67%, viene riconosciuto il diritto all’esenzione ticket sanitario;
per invalidità civile del 75%, spetta un assegno di sostegno corrisposto mensilmente oppure un assegno sociale nel caso di soggetti con un età superiore ai 67 anni.
in caso di età compresa tra i 18 ed i 67 anni, con patologia tiroidea ed invalidità civile del 100% spetta una pensione di invalidità.
indipendentemente dall’età e dal reddito annuo percepito, con invalidità civile del 100% viene riconosciuta l’indennità di accompagnamento.
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2023/01/bonus-tiroide-2022-1200x675-1.jpg6751200Francesco Brancatohttps://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.pngFrancesco Brancato2023-01-07 10:16:522023-04-08 17:26:58Bonus Tiroide 2023: quali requisiti e come inoltrare la richiesta.
Archiviata la manovra di bilancio, il governo Meloni si è messo già al lavoro per la riforma fiscale più importante che riguarda il reddito delle persone fisiche, l’IRPEF!
La situazione attuale prevede 4 aliquote e 4 scaglioni di reddito:
1° scaglione da 0 a 15.000 euro di reddito – aliquota 23%
2° scaglione da 15.001 a 28.000 euro di reddito – aliquota 25%
3° scaglione da 28.001 a 50.000 euro di reddito – aliquota 35%
4 scaglione da 50.001 di reddito – aliquota 43%
Allo studio del governo la possibilità di scendere da 4 a 3 aliquote e dei rispettivi scaglioni. Non, dunque, quella flat tax invocata dai leghisti, ma comunque un sostanziale intervento di semplificazione.
Sull’Irpef, oltre che andare verso tre aliquote, l’obiettivo è la creazione di un modello duale che distingua i redditi da lavoro, che saranno soggetti a progressività, dai redditi da investimenti (capitali e immobiliari) per i quali ci sarà un’imposta proporzionale.
I tre scaglioni di reddito e le rispettive aliquote dovrebbero essere le seguenti:
1° scaglione da 0 a 15.000 euro di reddito – aliquota 23%
2° scaglione da 15.001 euro di reddito a 50.000 aliquota 27%
3° scaglione da 50.000 – aliquota 43%
Per i redditi fino a 15.000 euro non ci sono sostanziali cambiamenti, si precisa inoltre che fino a 8.174,00 euro è prevista la cosiddetta “no tax area”: i contribuenti che percepiscono redditi fino al limite indicato “non dovranno pagare tasse”, in quanto l’imposta non è dovuta.
Il maggior risparmio fiscale si avrà per la fascia centrale dei contribuenti, quelli che hanno un reddito superiore ai 15.000 euro lordi annuali. Da tale importo in poi, grazie al calo dell’aliquota da 35% al 27% il risparmio fiscale sarà notevole, quasi 120 euro in più al mese quindi circa 1400 euro annui.
Sarà la manovra fiscale più importante degli ultimi anni. L’obiettivo sarà quello di abbassare il peso fiscale a carico dei privati e delle aziende, che, in Italia è il più alto a livello europeo.
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/img-bonus_bolletta.jpg8001200Francesco Brancatohttps://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.pngFrancesco Brancato2023-01-06 18:29:542023-01-06 18:29:54Nuovi scaglioni Irpef 2023: fino a 1400 euro di risparmio fiscale!
L’anno appena trascorso è stata considerata, dagli esperti del settore finanziario, la tempesta perfetta. Il 2022 è stato caratterizzato dal crollo dei mercati azionari, dal collasso del sistema cripto (vedi crollo Terra-luna e fallimento exchange FTX) e dall’aumento dei tassi di interesse al fine di contrastare l’impennata dell’inflazione.
I mercati azionari, analizzati sia come indici sia come azioni hanno subito l’anno peggiore dal 2008 (l’anno della crisi dei mutui subprime). Il Dow Jones ha perso l’ 8%. E’ andata peggio al Nasdaq che ha subito una perdita del 33%. Anche l’indice azionario italiano ha subito un calo vicino al 10%.
Ma come sempre accade alla discesa dei mercati azionari si contrappone l’aumento dei rendimenti dei titoli obbligazionari. Oggi il rendimento del BTP italiano a 30 anni ha raggiunto il 4,70% netto.
I Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) sono titoli di debito (obbligazioni) a medio-lungo termine emessi dal Dipartimento del Tesoro (Ministero dell’Economia e delle Finanze) con cedola fissa posticipata pagata semestralmente. I BTP possono essere emessi con scadenze pari a 3, 5, 7,10, 15, 20, 30 e 50 anni.
In un periodo congiunturale come quello attuale, l’investimento in obbligazioni potrebbe essere la scelta giusta per due motivi:
Salvaguardare il pote.e di acquisto contro l’inflazione;
Ottenere un rendimento annuo garantito.
Se oggi ad esempio un trentenne decidesse di investire una somma di 30.000 euro, sarebbe sicuro di avere a scadenza quasi 70.000 Euro.
Per un giovane potrebbe essere un lungimirante investimento essendo un investimento sicuro e redditizio.
Se il periodo vi sembra troppo lungo vediamo ora la soluzione intermedia. Il BTP a 10 anni presenta ad oggi un rendimento annuo del 3,56%. Ciò significa che investendo 30.000 euro, tra 10 anni si avrebbe un guadagno netto di circa 10.000 euro.
Oggi il mercato obbligazionario sta ritornando alla ribalta data la crisi dei mercati azionari, ed è decisamente, per chi non vuole rischiare il suo capitale, un’ottima idea di investimento.
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2023/01/istockphoto-962938042-612x612-1.jpg344612Francesco Brancatohttps://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.pngFrancesco Brancato2023-01-06 16:27:042023-01-06 16:27:04Investire in obbligazioni: sicuro ed oggi anche redditizio!
Con l’approvazione da parte del Senato, il provvedimento è legge. Dal 1° gennaio del 2023 entreranno in vigore subito una serie di norme con cui gli italiani tenteranno di combattere la crisi economica: le norme sul taglio del cuneo fiscale, quelle sulle pensioni, il taglio dell’Iva su alcuni prodotti sensibili (come assorbenti e latte in polvere), fino alle novità che interessano il bonus mobili e quello per i mutui under 36.
Flat tax
Viene aumentato da 65.000 a 85.000 il limite dei ricavi e onorari che autonomi e professionisti non devono superare per beneficiare del regime fiscale agevolato con tassazione fissa al 15%. Come già detto nei precedenti articolo l’aliquota è ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività.
Cavallo di battaglia dei partiti di maggioranza durante la campagna elettorale, il limite al tetto al contante, dal 1° gennaio, cambia ancora e passa da 1.000 a 5.000 euro. Il limite all’utilizzo del contante è stato oggetto negli anni di numerose modifiche sua in aumento che in diminuzione. Negli anni, tale limite, è stato variato più volte in base all’alternanza dei governi e i propri orientamenti di natura finanziaria.
Taglio del cuneo
Il taglio del cuneo fiscale che entrerà in vigore dal prossimo 1 gennaio prevede l’esonero parziale per l’anno 2023 pari a 0,8 punti percentuali sulla quota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore dipendente (già incrementato di 1,2 percentuali nel secondo semestre 2022). Inoltre stabilisce che la misura dell’esonero sia incrementata di un ulteriore punto percentuale (per un totale, quindi, di 3 punti percentuali).
Giù l’Iva per assorbenti e latte in polvere
Per venire incontro all’aumento del carrello della spesa, il governo è intervenuto abbassando le aliquote IVA di alcuni beni essenziali. Ad esempio scende al 5 per cento l’Iva per assorbenti e tamponi, anche compostabili e lavabili. Viene ridotta sempre al 5% l’Iva per il latte in polvere o liquido, per l’alimentazione dei lattanti o dei bambini nella prima infanzia, per preparazioni alimentari di farine, semole, semolini, amidi, fecole o estratti di malto per l’alimentazione dei lattanti o dei bambini; viene inoltre abbassata l’aliquota anche sui pannolini e sui seggiolini per automobili. Si precisa che il calo dell’iva riguarda tutte le vendite al dettaglio.
Mutui prima casa under 36
Per il 2023 è prorogata l’agevolazione per l’acquisto prima casa per under 36., misura fondamentale he ha permesso a tante giovani famiglie, che avessero i requisiti, di acquistare la loro “prima casa” con garanzia dello stato.
L’accesso ai mutui garantiti viene prorogato dal 31 dicembre 2022 al 31 dicembre 2023. Il regime speciale, introdotto dall’articolo 64, comma 3, del “Sostegni-bis”, convertito con modificazioni dalla legge n. 106 del 2021, prevede:
la misura massima della garanzia rilasciata dal Fondo è stata elevata dal 50 fino all’80 per cento della quota capitale,
qualora in possesso di un indicatore della situazione economica equivalente ISEE non superiore a 40 mila euro annui
per mutui di importo superiore all’80 per cento del prezzo dell’immobile, compreso di oneri accessori.
Bonus mobili
Il bonus mobili scende da 10.000 euro a 8.000 euro (importo leggermente aumentato dai 5.000 euro precedentemente previsto) l’importo della detrazione prevista per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla classe A per i forni, alla classe E per le lavatrici, le lavasciugatrici e le lavastoviglie, alla classe F per i frigoriferi e i congelatori, per le apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione, che resta l’elemento fondamentale per accedere alla detrazione.
Quota 103
In tema pensionistico, viene messa in atto Quota 103, che nel 2023 potrà essere utilizzata per 12 mesi da chi al 1° gennaio avrà maturato 62 anni d’età e 41 anni di versamenti. Il diritto alla pensione anticipata conseguito entro il 31 dicembre 2023 potrà essere esercitato anche successivamente a questa scadenza.
Opzione donna
Ulteriori novità presenta nell’ Opzione donna. Attualmente, e fino al 31 dicembre, l’uscita anticipata, con il ricalcolo contributivo dell’assegno, è consentita alle lavoratrici che abbiano maturato 58 anni d’età (59 se “autonome”) e 35 anni di versamenti. Con quota 103 questa via d’uscita sarà accessibile, avendo raggiunto i 60 anni di età, solo alle lavoratrici che siano in possesso, alternativamente, di specifici requisiti: assistano il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave; abbiano un’invalidità civile uguale o superiore al 74%; siano lavoratrici licenziate o dipendenti da imprese per le quali è attivo un tavolo per la gestione della crisi aziendale.
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/img-hero_chi-siamo-scaled.jpg8532560Francesco Brancatohttps://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.pngFrancesco Brancato2022-12-30 15:38:012023-01-05 17:38:36Legge di bilancio 2023: ecco tutto quello che entrerà in vigore da Gennaio!