Quante volte abbiamo sentito dire ai giovani: e chi la prenderà mai la pensione?! A questa esclamazione, che è un misto tra speranza e sconforto, ha provato a dare una risposta la Corte dei Conti. I magistrati contabili nel rapporto sul coordinamento della finanza pubblica hanno elaborato una specifica proiezione, partendo da dati Inps, per offrire una simulazione sulla posizione contributiva degli under 45 che alla fine del 2020 erano occupati e quindi si trovavano totalmente nel regime contributivo. Delle 11 «figure-tipo» prese in considerazione soltanto per due, sulla base del cosiddetto «zaino previdenziale» (ovvero il montante contributivo sulla base del quale viene calcolato l’assegno pensionistico), si profila un trattamento adeguato: gli assunti nel comparto delle Forze armate e in quello della sanità. Le posizioni più fragili si presenterebbero nel settore autonomo e, in particolare, tra i parasubordinati e i coltivatori diretti, ma anche per le lavoratrici private.

 

L’analisi ed il campione

L’analisi della Corte dei Conti parte da un campione Inps che complessivamente presenta «circa 1.700 posizioni assicurative di soggetti che al 31 dicembre 2020 avevano 40 anni, con 92 mila individui assicurati, rappresentativi di 800mila soggetti». Isolando poi lavoratori attivi che rientrano nel sistema di calcolo interamente contributivo, è stata individuata «una platea di 575 posizioni assicurative per corrispondenti 56mila giovani rappresentativi di una popolazione di quarantenni assicurata pari a 486mila unità».

Il 28% dei giovani con una retribuzione lorda sotto i 20mila euro l’anno

Nel dossier si fa notare che dalla platea presa in considerazione emerge che in circa 235 posizioni su 575 (il 40,8%) «si riscontra una retribuzione lorda inferiore a 20 mila euro». Che riguarderebbe quindi il 28% dei giovani coinvolti.

Con uno stipendio annuo di circa 20.000 euro netti, nei 25 anni di lavoro svolti, avrà maturato circa 165.000 euro di montante contributivo. Considerata l’età del lavoratore (67 anni), applicando il coefficiente di trasformazione del 5,575% su 165.000 avremo una pensione di circa 9.200 euro.

 

Le 11 «figure-tipo» con 40 anni d’età totalmente «contributive»

La Corte dei Conti, avendo come base il campione Inps, ha preso in considerazione 11 «figure-tipo» di 40enni occupati e, pertanto, totalmente «contributivi». Della «squadra» fanno parte: lavoratori dipendenti privati, lavoratrici dipendenti private, lavoratori autonomi artigiani, lavoratori autonomi commercianti, lavoratori autonomi coltivatori diretti, lavoratori autonomi parasubordinati, «mobilitati/disoccupati», lavoratori del comparto sanitario, lavoratori del comparto Stato, lavoratori del comparto scuola e lavoratori del comparto Forze armate.

Pensioni adeguate solo per Forze armate e comparto sanitario

Nel rapporto della magistratura contabile si afferma che «la squadra esaminata ha evidenziato situazioni assai disomogenee con figure che presentano posizioni molto rassicuranti (soprattutto nel comparto delle forze armate e sanitario) e altre, per esempio nel comparto dei lavoratori autonomi parasubordinati o dei coltivatori diretti, particolarmente fragile». Per i militari e gli occupati nel settore delle Forze armate il montante contributivo «in essere» (considerato sulla base dell’anzianità contributiva maturata alla fine del 2020) raggiunge nel «valore mediano» circa 235mila euro, mentre quello del lavoratori occupati nella sanità supera i 178mila euro. In entrambi i casi «zaini previdenziali» non proprio leggeri, dunque. Anche perché «accomunati da retribuzioni medie che si collocano molto al di sopra di quelle presentate dalle altre tipologie di lavoratori».

 

Dai parasubordinati al comparto scuola: sei categorie con «zaini previdenziali» troppo leggeri

«Per tutte le altre tipologie di lavoratori considerate, la consistenza degli “zaini” previdenziali appare relativamente modesta: non supera i 100mila euro in 6 casi su 11», afferma la Corte dei conti nel dossier. I montanti contributivi più bassi sono nel settore dei lavoratori autonomi, a partire da quelli dei parasubordinati e dei coltivatori diretti. Ma tra i 40enni che a fine 2020 risultano con una potenziale copertura pensionistica particolarmente bassa ci sono, sempre sulla base del campione analizzato dalla magistratura contabile, i lavoratori in situazione di mobilità/disoccupazione, i commercianti, i lavoratori del comparto scuola e gli artigiani. Con uno «zaino previdenziale» appena sopra i 100mila euro sono stimati i lavoratori statali e le lavoratrici del settore privato. Mentre il montante contributivo dei dipendenti privati è calcolato, nel «valore mediano», in poco più di 137mila euro.

Il Decreto Lavoro approvato in data 1 maggio 2023 dal consiglio dei ministri ha introdotto una serie di novità sull’assegno unico, sia per gli importi percepiti che per le date di pagamento.

Come sappiamo, l’Assegno Unico è la misura più richiesta dalle famiglie italiane e lo confermano anche i dati diffusi dall’Osservatorio sull’assegno unico e universale.

Dal comunicato diffuso salta subito all’occhio che soltanto nel primo anno di vita del contributo sono stati erogati circa 16 miliardi di euro ai nuclei richiedenti: 13 miliardi erogati nel 2022 e 3 miliardi nei primi due mesi del 2023.

Durante questo anno sono modificate le cifre erogate: l’assegno medio nel 2022 si è attestato intorno ai 146 euro per figlio a carico mentre nei primi mesi del 2023 la cifra è salita a 165 euro.

Ecco i nuovi importi

Tra le modifiche apportate, la prima è stata l’estensione ai genitori vedovi della maggiorazione prevista per i nuclei familiari in cui entrambi i genitori siano lavoratori.

Tale provvedimento prevede una maggiorazione di 30 euro per le famiglie con minori in cui entrambi i genitori lavorano e sono titolari di reddito da lavoro: tale maggiorazione viene riconosciuta in maniera piena con ISEE fino a 15.000 euro riducendosi gradualmente se i livelli ISEE siano superiori.

Nel Decreto Lavoro dunque si riconosce la maggiorazione anche ai minori che fanno parte di nuclei familiari in cui è presente un solo genitore lavoratore nel caso in cui l’altro risulti deceduto.

Tale maggiorazione spetterebbe a circa 80.000 minori: 60.000 orfani di padre e circa 20.000 di madre.

Inoltre a maggio, l’importo dell’Assegno Unico aumenterà dell’8,1% conseguente ad un aumento dell’inflazione.

Con il nuovo adeguamento inflazionistico cambiano importi e cambiano soglie ISEE.

Ai beneficiari spetteranno 189 euro per Isee fino a 16.215 euro, mentre la soglia massima ISEE salirà fino a 43.240 euro, con importo erogato di 54 euro.

Date di pagamento

Da questo mese di maggio 2023 in base alla circolare n. 41 dell’Inps, coloro che beneficiano dell’Assegno Unico e Universale percepiranno la cifra spettante in base a un nuovo calendario:

  • dal 10 al 20 di ogni mese verranno posti in pagamento gli assegni che non  hanno subito variazioni rispetto al mese precedente;

  • dal 20 al 30 del mese, invece saranno messi in pagamento gli assegni dei nuovi richiedenti, ossia di coloro che hanno presentato domanda nel mese precedente e di coloro che hanno mutato le condizioni del nucleo familiare.

La stessa circolare INPS, specifica che il pagamento dell’Assegno Unico avverrà :

  • entro il 22 maggio se la domanda è stata inoltrata entro febbraio;

  • entro fine mese per tutte le domande pervenute a partire da marzo.

Confermato invece l’accredito al 27 del mese per le famiglie che percepiscono anche il reddito di cittadinanza.

Online anche il nuovo simulatore

Già da metà aprile è apparso sul portale dell’INPS il nuovo simulatore degli importi.

A comunicarlo lo stesso ente con messaggio n. 1256 del 3 aprile, nella quale è stato comunicato il rilascio del nuovo simulatore.

Quale futuro per i giovani? Perchè le fughe dei cervelli all’estero?

Spesso ci troviamo ad osservare ed ascoltare ore e ore di trasmissioni televisive che hanno come argomento principale la disoccupazione giovanile ed il futuro dei giovani.

Ma nella realtà cosa si sta facendo per i giovani italiani che si trovano in una situazione di reale difficoltà a trovare un impiego ed uno stipendio dignitoso a fronte di una disoccupazione giovanile che supera il 30%?

Il 2022 è stato l’anno nel quale si è registrato il minor numero di nascite della storia recente e il governo è al lavoro per creare una serie di possibilità per i giovani, con età compresa tra i 18 ed i 35 anni, per poter vivere in autonomia e di crearsi un proprio nucleo familiare stabile. A confermarlo sono stati anche i dati ISTAT, da cui emerge chiaramente che circa il 67,4% dei giovani under 35 vive ancora con i genitori.

È proprio per questa categoria di giovani che sono stati introdotti una serie di bonus, di agevolazioni e di sostegni per gli under 35 nel 2023.

Una prima condizione critica che coinvolge i giovani under 35 riguarda il fatto che circa il 67,4% di loro vive ancora con i propri genitori, in quanto impossibilitati a sostenere le spese per il fitto di una casa o ancora per fronteggiare un prestito per l’acquisto di un’abitazione.

Va detto che di questi, circa il 40% ha un’occupazione lavorativa, mentre il 22% è ancora in cerca di un posto di lavoro.

Tutti i bonus per gli under 35

Sono stati così introdotti una serie di bonus ed agevolazione per gli under 35, al fine di favorire una maggiore stabilità lavorativa per i giovani e supportarli per un futuro che sia il loro futuro!

Vediamo qui di seguito quali sono state, fino ad ora, le prime mosse messe in campo dal governo:

  • sgravi contributivi per le nuove assunzioni;

  • bonus affitti per gli under 35;

  • bonus per i datori che assumono beneficiari dell’Assegno di inclusione;

  • bonus Studio Si;

  • bonus sui mutui prima casa.

Chi può accedere ai bonus lavoro per gli under 35

Una prima misura è quella introdotta con il recente decreto Lavoro, che va a riconoscere verso i datori un incentivo se assumono giovani di età inferiore ai 30 anni, non iscritti a corsi di studio o formazione, che sono iscritti al Programma Iniziativa occupazione giovani.

Il bonus si configura come un incentivo che sarà pari al 60% della retribuzione mensile lorda per 12 mesi. Le assunzioni dovranno essere effettuate dal primo giungo al 31 dicembre 2023.

Un secondo incentivo per i datori di lavoro, che ha come obiettivo quello di favorire l’occupazione dei giovani, riguarda quello del bonus per i datori del settore privato che assumeranno cittadini beneficiari dell’Assegno di inclusione.

Per poter ottenere il riconoscimento di questo incentivo bisognerà attendere il 2024 e tale misura consiste all’esonero per 12 mesi di tutti i contributi previdenziali solitamente a carico dei datori di lavoro.

Bonus affitti e studenti

Tra le altre agevolazioni del 2023 per i giovani c’è anche il bonus affitto. Si tratta di una serie di detrazioni fiscali che sono riconosciute in favore degli studenti fuori sede o di inquilini che hanno un reddito piuttosto basso.

In merito al tema dell’istruzione, in attesa di scoprire come cambierà a tutti gli effetti il bonus cultura erogato dal 2016 fino al 2023, è stato prorogato anche il finanziamento “Studio Si”.

Si tratta di un finanziamento dal valore massimo di 50 mila euro, senza interessi, che riconosce garanzie per gli studenti universitari delle Regioni italiane del Sud. Tale finanziamento per i giovani studenti viene gestito da parte di Intesa SanPaolo e Iccrea.

Un ultimo bonus under 35 da citare riguarda il Fondo Consap sui mutui prima casa, e consiste in un aiuto, tramite garanzia statale sui mutui bancari, per acquistare la prima casa avendo il 100% di liquidità ed inoltre il taglio dei oneri notarili e le relative imposte di registro.

Per contrastare il carovita e dare un ‘aiuto economico alle famiglie in difficoltà economiche, il governo ha rinnovato ed ampliato bonus che negli anni scorsi hanno dimostrato di dare una grossa mano ai cittadini per far quadrare il bilancio familiare.

Vediamo quali sono quelli che possono essere richiesti a partire dal mese di Maggio.

Bonus trasporti

Attiva dal 17 aprile la piattaforma digitale per la richiesta del Bonus trasporti 2023, accessibile tramite SPID o Carta di Identità Elettronica (CIE) all’indirizzo bonustrasporti.lavoro.gov.it.

Le domande potranno essere inoltrate da persone con reddito complessivo non superiore a 20mila euro nel 2022 e valido alla richiesta un contributo fino a 60 euro per acquistare un abbonamento mensile, plurimensile e annuale per l’utilizzo di mezzi di trasporto pubblici su gomma e rotaia.

Bonus occhiali da vista e lenti a contatto

Bonus vista, via alle domande. A partire dalle 12 di oggi, venerdì 5 maggio, sarà possibile inviare la richiesta d’accesso al contributo da 50 euro per l’acquisto o il rimborso di occhiali da vista e lenti a contatto correttive. L’iter da seguire è molto semplice: basterà collegarsi al sito www.bonusvista.it e, esclusivamente in via telematica, compilare il modulo tramite Spid di livello 2 o superiore, Carta d’identità elettronica 3.0 (Cie) o Carta nazionale dei servizi (Cns). Non solo: occorrerà allegare la dichiarazione sostituiva unica (Dsu) e, in caso di rimborso, gli estremi della documentazione commerciale.

Introdotto con la legge di Bilancio 2021 e applicabile alle spese sostenute dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2023, il bonus occhiali è riservato alle famiglie con un reddito Isee non superiore ai 10 mila euro. L’incentivo potrà essere chiesto una sola volta per ciascun membro del nucleo familiare interessato. Che, in base alle sue necessità, avrà la possibilità di ottenerlo attraverso una delle due formule disponibili: un voucher da spendere entro 30 giorni dalla data di emissione in uno dei negozi accreditati sul sito o un rimborso utile a coprire le spese sostenute per acquisti di occhiali o lenti effettuati dal 1° gennaio 2021 fino al 4 maggio 2023

Bonus revisione

Dal 3 aprile è nuovamente possibile richiedere il bonus revisione auto 2023, conosciuto anche come bonus veicoli sicuri, è stato introdotto per coprire l’aumento del costo della revisione auto che si è registrato a partire da novembre 2021 ed è pari a € 9,95. È possibile usufruire del bonus fino a esaurimento fondi e viene assegnato in base all’ordine di arrivo delle richieste che possono essere effettuate esclusivamente sul sito online sul sito https://www.bonusveicolisicuri.it/home/

Bonus bollette 2023

Anche a maggio 2023 è possibile beneficiare del Bonus bollette 2023. La misura è stata riconfermata dal Governo a partire dal 1° aprile e sarà disponibile fino alla data del 30 giugno di quest’anno. L’agevolazione consiste in una riduzione dei costi delle bollette di acqua, gas e luce.

 

Per quanto riguarda la fornitura idrica, il richiedente deve certificare un ISEE non superiore ai 9.530 euro annui. Invece, relativamente a gas e luce, l’ISEE non deve superare la soglia dei 15mila euro all’anno.

Per accedere al Bonus bollette 2023 non è necessario presentare alcuna domanda. Sarà infatti compito dell’INPS informare l’ARERA (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) dei soggetti che hanno diritto all’agevolazione.

Nuova riunione della banca centrale europea e puntualmente, come già previsto, ulteriore aumento dei tassi di interesse.

L’istituto di Francoforte ha incrementato i tassi di 25 punti base, e secondo le indicazioni di Cristine Lagarde, anche il mese di giugno porterà con se un ulteriore aumento dello stesso peso. L’aumento dei tassi di deposito, sui quali sono ancorati anche gli indici Euribor che interessano i mutui a tasso variabile, arriva alla percentuale del 3,25%, dopo l’incremento del 16 marzo scorso di 50 punti base.

Il rialzo complessivo negli ultimi dieci mesi è stato del 3,75% considerando che lo stesso indice, meno di un anno fa, viaggiava al -0,50%. L’aumento dei tassi di interesse è una conseguenza dell’alta inflazione che come ha già dichiarato la Lagarde, continueranno fino a quando non si avrà una sostanziale diminuzione dell’inflazione.

Dopo l’ulteriore aumento dei tassi cosa fare?

Un’eventuale mancata diminuzione dell’inflazione farebbe continuare l’aumento dei tassi di interesse. Secondo quanto ha affermato la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, non sono previste pause a breve nell’ascesa dei tassi che saranno “portati a livelli sufficientemente restrittivi per ottenere un tempestivo ritorno dell’inflazione all’obiettivo di medio periodo del 2 per cento”. Ciò che emerge nella politica monetaria di Francoforte è che gli incrementi dei tassi finora non hanno sortito l’effetto desiderato. I riflessi finanziari sull’economia reale arrivano con ritardo e comportano incertezza, anche sul mercato dei mutui.

Tasso fisso o variabile?

Per effetto degli ulteriori rialzi dei tassi di interesse, la palla passa ai mutuatari che stanno pagando il prezzo maggiore degli aumenti. Innanzitutto, bisogna distinguere da chi ha già un mutuo e chi invece sta decidendo di comprare casa. La buona notizia per chi ha già un mutuo a tasso variabile è che già nei primi mesi del 2024 la curva dei tassi si attende in discesa e di conseguenza si avrà un calo immediato della rata. Mentre chi vuole accendere un mutuo nei mesi correnti la scelta è più orientata per un fisso, attualmente più basso del variabile, a meno che non si scelga un’orizzonte temporale lungo (ad esempio 30 anni) e quindi potrebbe orientare la scelta su un variabile, scommettendo su un calo dei tassi per poi bloccarlo a tasso fisso una volta raggiunto un livello ragionevolmente basso.

Opzione surroga mutuo, quando conviene farla?

In ogni caso, chi oggi ha il mutuo a tasso variabile può optare per la surroga dello stesso, scegliendo una rata più bassa tra le offerte più convenienti sul mercato. Attualmente, il tasso variabile supera il 4 per cento, ma si può optare di cambiare banca scegliendone una che offra tassi fissi al 3,3 o 3,5 per cento sul medio e lungo periodo. In tal caso, cambiare mutuo potrebbe servire sia a risparmiare che a prevenire eventuali eventi al momento non prevedibili.

La bozza del Decreto Lavoro 2023, che sarà discusso dalla Camera per poi ottenere l’approvazione definitiva contiene tantissime novità tra le quali l’aumento dell’importo dell’assegno unico per le famiglie mono genitoriali.

Stando a quanto previsto dalla bozza del Decreto Lavoro 2023, pare possibile estendere la maggiorazione di 30 euro prevista dal comma 8 dell’articolo 4 del DL n. 230/2021 anche a queste famiglie, nel rispetto di alcuni requisiti.

Ciò significa che è in arrivo un nuovo aumento sull’assegno unico, in particolare la maggiorazione di 30 euro prevista per i nuclei in cui entrambi i genitori sono titolari di reddito potrebbe estendersi anche alle famiglie mono genitoriali, qualora il secondo genitore sia deceduto.

Stando a quanto riportato nella relazione tecnica allegata al decreto, pare che tale maggiorazione possa andare a beneficio di almeno 80.000 nuclei familiari grazie all’estensione prevista dal Governo Meloni.

Assegno unico, nuovo aumento per le famiglie mono genitoriali: chi può beneficiarne

Come abbiamo visto, a differenza di altri aumenti, quest’ultima novità riguarda una platea ristretta di beneficiari, ovvero solo i nuclei familiari composti da un solo genitore, con figli a carico, qualora il secondo genitore risulti deceduto.

La maggiorazione di 30 euro spetta in misura piena solo in presenta di un ISEE inferiore a 15.000 euro, ovvero la soglia minima che consente di ottenere il massimo importo del bonus per i figli.

All’aumentare dell’ISEE familiare, infatti, si riduce proporzionalmente anche l’importo dell’assegno unico. la maggiorazione, infine, non viene riconosciuta ai nuclei che non hanno presentato l’ISEE, oppure alle famiglie che possiedono un ISEE superiore a 40.000 euro.

Assegno unico, nuovo simulatore e novità sui pagamenti

E mentre si attendono ulteriori novità, INPS ha lanciato il simulatore per calcolare l’importo dell’assegno unico, lo strumento è utilissimo per le famiglie che intendono scoprire in anticipo quanto prenderanno di bonus per i figli in base al proprio ISEE e ai propri requisiti.

Generalmente, gli importi variano da un minimo di 50 fino a 175 euro al mese, per soglie ISEE comprese tra 15.000 e 40.000 euro.

Sono poi previste delle maggiorazioni per i nuclei familiari numerosi, con quattro o più figli a carico; così come per le giovani madri, per i genitori lavoratori, e per le famiglie con figli di età inferiore a 3 anni.

INPS ha poi introdotto ulteriori novità sulle date di pagamento dell’assegno che cambiano come dal seguente schema: dal 10 al 20 del mese verranno pagati gli assegni che non hanno subito variazioni; dal 20 al 30 verranno pagati quelli con importi variati, oppure le nuove richieste pervenute all’istituto.

In arrivo la proroga della rottamazione quater. Allo studio del governo più tempo per presentare le domande e conseguentemente per versare la prima rata. Slitterà al 30 giugno rispetto al termine attuale del 30 aprile (che, però, per il gioco dei festivi slitta al 2 maggio) la data ultima per la presentazione delle richieste di adesione agevolata, che consente di saldare il debito per i carichi affidati alla riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022 con lo sconto di sanzioni, interessi e anche dell’aggio.

Due mesi in più di tempo per presentare le domande, quindi. La domanda di definizione agevolata delle cartelle  è solo telematica e si presenta in area libera o in area riservata (con accesso tramite Spid, Cie o Cns e tramite Entratel per gli intermediari abilitati) dal sito di agenzia delle Entrate Riscossione (Ader).

Le risposte dell’agenzia entro settembre

Questo spostamento al 30 giugno si porta dietro anche lo slittamento del termine entro cui proprio l’agente della riscossione deve comunicare poi ai contribuenti qual è l’importo effettivamente dovuto e come è articolato il piano dei versamenti in base al numero delle rate prescelte dal contribuente. In questo modo, la scadenza entro cui arriverà la comunicazione viene spostata al 30 settembre.

Unica rata entro il 31 ottobre

L’effetto domino dei rinvii farà spostare anche il termine del versamento della prima o unica rata. La scadenza non sarà più il 31 luglio ma il 31 ottobre, quindi dopo l’estate. Mentre resterà fermo sia il termine della seconda rata fissato al 30 novembre sia quelle successive che potranno estendersi fino a un massimo complessivo di 18 rate (l’ultima delle quali in scadenza il 30 novembre 2027).

Aumenta l’importo del bonus mamme disoccupate fino a 1.917,3 euro per le neo mamme prive di copertura previdenziale e assicurativa.

Il bonus in questione, noto anche come assegno di maternità Comuni, è stato confermato anche per il 2023. Si tratta di un contributo economico che viene erogato dal Comune alle neo-mamme che non lavorano, e sono in stato di disoccupazione.

Oggi l’Inps riconosce la relativa indennità di maternità a sole tre categorie di lavoratrici e disoccupate, quali appunto:

  • dipendenti;
  • autonome;
  • disoccupate, a patto che abbiano appena cessato l’attività lavorativa da poco tempo (meno di 60 giorni) o che risultino beneficiarie di Naspi.

Per tutte le altre mamme disoccupate spetta invece un sostegno erogato direttamente dal Comune che va comunque a indennizzare 5 mesi di maternità. Ma c’è un termine entro cui la domanda va presentata: hanno diritto all’assegno mensile di maternità, coloro che ne fanno richiesta per nascite, affidamenti preadottivi e adozioni, avvenute nei 6 mesi antecedenti.

Fino al 2022 l’importo erogato era di circa 1750 euro, ma da quest’anno, complice l’alto tasso d’inflazione, l’importo dell’assegno è aumentato cosi come il limite Isee entro cui averne diritto, contribuendo quindi ad allargare la platea delle potenziali beneficiarie. Ciò per merito della rivalutazione, operazione che aggiorna l’importo del bonus mamme disoccupate al costo della vita registrato negli ultimi 12 mesi.

Variazione che, come certificato dall’Istat, nell’ultimo anno è stata pari all’8,1%.

Ma a chi spetta l’assegno maternità Comuni? Come anticipato, questo spetta per i seguenti eventi: nascita, affidamento preadottivo, adozione.

I richiedenti possono essere donne residenti in Italia e più specificatamente: cittadine italiane o comunitarie, familiari titolari della carta di soggiorno, titolari di permesso di soggiorno, titolari di permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo.

È essenziale che la madre non abbia copertura previdenziale obbligatoria tale da permettere l’accesso al congedo di maternità Inps, in tutte quelle forme in cui viene riconosciuto.

Hanno diritto a percepire tale bonus anche le lavoratrici occupate che tuttavia non hanno diritto a trattamenti economici di maternità. O ancora, spetta – ma solo in misura parziale, ossia per la quota differenziale – qualora questa benefici di trattamenti d’importo inferiore a quello dell’assegno.

Come abbiamo detto nella premessa, oltre ad aumentare l’importo erogato, si è innalzato anche il limite isee, quest’anno infatti potranno fare domanda chi ha un isee in corso di validità (riferito quindi al 2023) che non deve superare i 19.185,13 euro.

Il bonus maternità Comuni spetta per una durata di 5 mensilità. L’importo, grazie all’aggiornamento e alla rivalutazione dell’8,1%, passa dai 354,73 euro del 2022 ai 383,46 euro dell’anno in corso. In totale, dunque, spetta un bonus di 1.917,3 euro.

Negli ultimi 10 anni il mercato che ha dato senza dubbio le maggiori performance è stato il mercato azionario, con rendimenti superiori al 10% annuo, ma tutto ciò ha visto un inversione di tendenza sin dai primi mesi del 2022.

L’anno appena trascorso è stato molto deludente sia dal punto di vista azionario, come abbiamo detto, sia dal punto di vista delle criptovalute. Diversi scandali hanno colpito quest’ultimo causando perdite di centinaia di miliardi di dollari grazie al collasso del sistema Terra-Luna e il fallimento dell’Exchange FTX su tutte!

Scottati dal crollo dei suddetti mercati, gli investitori si trovano oggi, grazie anche al rialzo dei tassi, a ritrovare interesse nel mercato obbligazionario, mercato che da una tranquillità in termine di capitale (garanzia di non subire alcuna perdita) che di rendita dell’investimento.

Viste le ultime ottime performance delle collocazioni il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha indetto per giovedì 13 aprile un asta di BTP con cui verranno collocati quest’ultimi per un ammontare massimo di circa 10 miliardi. I titoli emessi avranno scadenze multiple, dai 3 ai 20 anni. Ecco tutto ciò che bisogna sapere sull’asta.

I titoli messi all’asta giovedì 13 aprile sono quattro, e saranno tutti BTP, con scadenza a medio e lungo termine.

Per entrare nello specifico i titoli con scadenza a medio termine saranno i BTP 2026, si tratta di BTP con scadenza a tre anni, i BTP 2030, con scadenza a sette anni che vedranno nell’asta di giovedì 13 la prima tranche di emissione.

Per quanto riguarda i titoli a lungo termine invece, i primi che incontriamo sono i BTP con scadenza al 2037, titoli con scadenza a 15 anni  e i BTP 2044, presenti sul mercato dal 2013, questi BTP sono giunti alla ventesima emissione.

Caratteristiche BPT 2026

BTP dotati del codice ISIN IT0005538597.

Per questi BTP la data di decorrenza e sottoscrizione del regolamento è fissata al 17 aprile 2023.

L’importo previsto per questa emissione è di circa 2,75 miliardi di euro, fino ad un massimo di 3,25, con un importo supplementare fissato a 650 milioni.

Per questi titoli è stata indicata una cedola annuale lorda del 3,8%.

Caratteristiche BTP 2030

Per questi BTP la data di decorrenza e sottoscrizione del regolamento è fissata al 17 aprile 2023.

L’importo previsto per questa emissione è di circa 3,25 miliardi di euro, fino ad un massimo di 3,75, con un importo supplementare fissato a 1,25 miliardi.

Per questi titoli è stata indicata una cedola annuale lorda del 3,7%.

Per questi BTP di prima emissione, il MEF ha specificato che, la prima cedola corta, pagata a giugno 2023, avrà un tasso lordo pari a 0,599725%, sulla base di un periodo di 59 giorni su un semestre di 182 giorni. Le successive scadenze verranno pagate il 15 giugno e il 15 dicembre di ogni anno.

Caratteristiche BTP 2037

Codice ISIN IT0003934657.

Per questi BTP la data di decorrenza e sottoscrizione del regolamento è fissata al 17 aprile 2023.

L’importo previsto per questa emissione è di circa 1 miliardo di euro, fino ad un massimo di 1,25, con un importo supplementare fissato a 250 milioni.

Per questi titoli è stata indicata una cedola annuale lorda del 4%.

Caratteristiche BTP 2044

Codice ISIN IT0004923998.

Per questi BTP la data di decorrenza e sottoscrizione del regolamento è fissata al 17 aprile 2023.

L’importo previsto per questa emissione è di circa 1 miliardo di euro, fino ad un massimo di 1,25, con un importo supplementare fissato a 250 milioni.

Per questi titoli è stata indicata una cedola annuale lorda del 4%

 

Il governo, con il nuovo decreto appena pubblicato in gazzetta ufficiale, non sono ha confermato il bonus luce e gas, ma ha fatto di più. Ha aumentato la soglia isee per le famiglie numerose portandolo da 20.000 a 30.000 euro ed ha introdotto il nuovo bonus riscaldamento.

Analizzando i due bonus su menzionati, il primo consiste in uno sconto sulle bollette di luce e gas per le famiglie con redditi bassi, mentre il secondo è un contributo a compensazione delle spese di riscaldamento per le famiglie.

Vengono riconfermate diverse misure tra le quali l’IVA al 5 per cento sul gas e l’azzeramento degli oneri di sistema, misura che invece riprende da oggi, 1° aprile 2023, nel caso dell’energia elettrica.

Tra le riconferme c’è anche la riduzione dell’IVA al 5 per cento per i servizi di teleriscaldamento e il rinnovo anche per il 2° trimestre del 2023 per il bonus sociale

Lo sconto sulle bollette di gas e luce delle famiglie rimane con la stessa platea di contribuenti già prevista per il 1° trimestre dell’anno in corso: avranno accesso all’agevolazione i soggetti con ISEE fino a 15.000 euro, come previsto dalla legge di bilancio 2023 per gli scorsi mesi di gennaio, febbraio e marzo.

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A prevederlo è l’articolo 1 del decreto Bollette, che innalza invece il valore ISEE per le famiglie con almeno quattro figli a carico: dal 2° trimestre e fino alla fine dell’anno potranno beneficiare della misura i soggetti con ISEE fino a 30.000 euro (fino al 31 marzo era 20.000).

In ogni caso l’agevolazione verrà attribuita in maniera automatica: i contribuenti sono chiamati esclusivamente a presentare solamente il modello Isee.

A partire dal mese di ottobre verrà inoltre previsto un altro contributo per ridurre le spese di riscaldamento delle famiglie. La nuova misura introdotta dal decreto Bollette spetta a prescindere dal valore ISEE.

La somma a compensazione delle spese di riscaldamento per le famiglie, già anticipata dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti prima dell’approvazione del decreto, spetterà a prescindere dalla soglia ISEE.

Il bonus scatterà nel caso in cui la media dei prezzi giornalieri del gas naturale sul mercato all’ingrosso superi la soglia di 45 euro/MWh.

Le condizioni da rispettare per avere accesso all’agevolazione saranno definiti con un decreto del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, in base alle indicazioni dell’ARERA.

L’autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, stabilirà le modalità di applicazione prendendo come riferimenti i consumi medi di gas naturale nelle zone climatiche.

I due bonus però non saranno cumulabili, infatti pronta ed esplicita è arrivata la risposta da parte del governo.

L’articolo 3 del DL 34/2023 stabilisce, infatti, quanto di seguito riportato:

“Nelle more della definizione di misure pluriennali da adottare in favore delle famiglie, da finanziare nell’ambito del RepowerEU, a decorrere dal 1° ottobre e fino al 31 dicembre 2023, ai clienti domestici residenti diversi da quelli titolari di bonus sociale…”

Avranno diritto al secondo contributo, quindi, solo i soggetti che non hanno accesso al bonus sociale.