Il bonus revisione auto è stato introdotto con la la legge di bilancio 2021 per tutte le revisioni effettuate nel triennio 2021-2023.

Si tratta di un rimborso spese pari a 9.95 euro che viene erogato ai cittadini a seguito degli aumenti dei costi delle revisioni obbligatorie per i veicoli a motore e la somma corrisposta equivale all’aumento.

Il bonus ha una validità triennale e potrà essere riconosciuto per un solo veicolo a motore e per una sola volta, nel limite delle risorse disponibili, che sono pari a 4 milioni di euro per ogni anno.

Lo scorso anno è stato possibile richiedere il rimborso per le revisioni 2021, ora, il bonus revisione auto 2023 che scade tra poco, più precisamente il 31 marzo 2023, potrà essere richiesto solamente dai cittadini che hanno revisionato la propria automobile fra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2022.

L’aiuto economico è un sostegno che è stato introdotto per compensare gli aumenti sulle revisioni dei veicoli a motore, partiti dal 1° novembre 2021.

Non si tratta di una somma elevata, tanto che a malapena raggiunge i 10 euro, ma che è abbastanza per coprire gli aumenti.

Gli aumenti sono stati:

  • per una revisione auto effettuata presso la Motorizzazione Civile il costo è aumentato da 45 euro a 54,95 euro

  • per una revisione effettuata presso un’officina autorizzata, invece, da 66,88 euro a 79,02 euro

Il bonus è in scadenza il prossimo 31 marzo 2023 spetta a tutti coloro che hanno effettuato la revisione della propria auto, in Motorizzazione o in un’officina, fra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2022.

  • SPID – Sistema Pubblico di Identità Digitale

  • CIE – Carta d’Identità Elettronica

  • CNS – Carta Nazionale dei Servizi

Si dovrà compilare il modulo online inserendo i propri dati anagrafici e relativi al veicolo e inserendo le informazioni sulla revisione, il rimborso arriverà direttamente sul conto corrente.

Il bonus revisione 2023 che scade tra poco non è relativo all’anno corrente, ma al 2022; il bonus relativo alle revisioni auto effettuate nel 2023, infatti, potrà essere richiesto a partire dalle ore 9:00 del 3 aprile 2023.

Confermato anche per il 2023 il bonus asilo nido. Diventa quindi una misura strutturale, non ha quindi bisogno di rinnovo annuale.

Il contributo economico viene erogato alle famiglie con figli di età inferiore a 3 anni per sostenere il pagamento delle rette o per l’assistenza domiciliare ove necessaria e consiste in un’erogazione mensile in misura proporzionale all’ISEE e può arrivare fino a 3.000 euro all’anno, per chi possiede un reddito basso.

Il bonus nido è compatibile con l’assegno unico, ma è alternativo alle eventuali agevolazioni erogate a livello locale (dalle Regioni o dai Comuni).

Come già detto è stato rinnovato anche per il 2023 ad annunciarlo è l’INPS, che ha definito anche i termini entro i quali le famiglie potranno richiedere il contributo.

Come avvenuto nel 2022, quindi, le famiglie con figli fino a 3 anni a carico possono inviare la domanda per il bonus asilo nido a partire dalla fine di febbraio ed entro l’inizio del mese di marzo. Lo scorso anno la data fissata sul calendario era il 27 febbraio.

Le modalità di presentazione della domanda rimangono quelle già precedentemente utilizzati:

  • sito web dell’INPS, previo accesso all’area privata con SPID o CIE;

  • Contact Center dell’INPS, chiamando il numero verde gratuito 803 164 (da rete fissa) oppure il numero 06 164164 (a pagamento da rete mobile);

  •  attraverso i Patronati.

Le famiglie che possiedono un reddito basso, ovvero un ISEE fino a 25.000 euro, possono ottenere un contributo pari a 3.000 euro all’anno, erogati in dieci mensilità di importo pari a 272,72 euro, e l’undicesima pari a 272,70 euro.

Le famiglie che possiedono un ISEE compreso tra 25.001 euro e 40.000 euro, invece, hanno diritto a un contributo annuo pari a 2.500 euro, erogato in dieci mensilità da 222,27 euro al mese, l’undicesima pari a 227,20 euro.

Infine, le famiglie che possiedono un reddito alto, ovvero un ISEE superiore a 40.001 euro all’anno, possono ottenere un contributo minimo pari a 1.500 euro annui, erogati nella misura di 136,37 euro per dieci mesi, e 136,30 per l’undicesimo mese.

ISEE sta per Indicatore di Situazione Economica Equivalente ed è uno strumento per valutare  la situazione economica delle famiglie. Si tratta di  un valore che viene calcolato dall’INPS sulla base di diversi indicatori: reddito, patrimonio, componenti della famiglia, eventuali disabilità, ecc.

Al disotto di determinate soglie, la certificazione ISEE  garantisce l’accesso ad agevolazioni nei servizi sanitari e sociali:
Ai fini del calcolo è necessario presentare la seguente documentazione:
  • Codice Fiscale e Documento d’identità del dichiarante
  • Codice Fiscale di tutti i componenti del nucleo familiare ed eventualmente del coniuge non residente e del figlio a carico non convivente (solo se il figlio non è coniugato o se non ha figli o se di età inferiore a 26 anni)
  • Contratto di affitto registrato in caso di residenza in locazione al momento della sottoscrizione della DSU

REDDITI: Per le DSU presentate nel 2023 il reddito di riferimento è quello del 2021

  • Modello 730 e/o Modello Redditi 2022 e per i dipendenti/pensionati Modelli CU 2022, riferiti ai redditi del 2021
  • Certificazioni relative a redditi esenti da imposta o assoggettati a imposta sostitutiva o ritenuta a titolo di imposta
  • Altra documentazione attestante compensi, indennità, trattamenti previdenziali e assistenziali, redditi esenti ai fini Irpef, redditi prodotti all’estero, borse e/o assegni di studio, assegni di mantenimento per coniuge e figli, compensi erogati per prestazioni sportive dilettantistiche, somme percepite da enti musicali, filodrammatiche e similari etc…
  • Dichiarazione IRAP per imprenditori agricoli
  • Valore del patrimonio netto per le imprese individuali in contabilità ordinaria al 31/12/2021
  • Sentenza di separazione o divorzio con l’indicazione dell’eventuale assegno di mantenimento per i figli
  • Per i residenti in Trentino è obbligatorio dichiarare tutte le indennità Provinciali percepite (Assegno Regionale, Redditi di Garanzia, Assegno per le famiglie numerose, indennità reddituali collegate all’ICEF)

PATRIMONIO MOBILIARE E IMMOBILIARE al 31/12/2021

  • Documentazione attestante il valore del patrimonio mobiliare: depositi bancari e/o postali, libretti di deposito, titoli di stato, obbligazioni, azioni, BOT, CCT, buoni fruttiferi, fondi di investimento, forme assicurative di risparmio e qualsiasi altra forma di gestione del patrimonio mobiliare, anche detenuto all’estero.
  • Tipologia (esempio: conto, conto deposito, deposito vincolato etc) e numero identificativo del rapporto patrimoniale, codice fiscale dell’istituto bancario o società di gestione del patrimonio, data di apertura ed eventualmente di chiusura dei rapporti patrimoniali.
  • Saldo e giacenza media annua riferita a depositi bancari e/o postali (estratti conto trimestrali e/o mensili)
  • Per lavoratori autonomi e società: patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio presentato ovvero somma delle rimanenze finali e dei beni ammortizzabili al netto degli ammortamenti
  • Certificati catastali, atti notarili di compravendita, successioni, e/o altra documentazione sul patrimonio immobiliare, anche se detenuto all’estero (fabbricati, terreni agricoli, aree edificabili). Valore IVIE dell’immobili detenuti all’estero.
  • Atto notarile di donazione di immobili (solo per le richieste di prestazioni sociosanitarie residenziali)
  • Certificazione della quota capitale residua dei mutui stipulati per l’acquisto e/o la costruzione degli immobili di proprietà
  • Certificazione inerente altra attività finanziaria posseduta al 31/12 /2021.

AUTOVEICOLI E IMBARCAZIONI di proprietà alla data di presentazione della DSU

Targa o estremi di registrazione al P.R.A. e/o al R.I.D. di autoveicoli e motoveicoli di cilindrata pari o superiore a 500cc, di navi e imbarcazioni da diporto.

Il calcolo dell’isee può essere fatto in qualsiasi Caf o tramite il proprio SPID sul sito INPS (isee precompilato).

IN CASO DI PRESENZA DI DISABILITA’

Certificazione della disabilità (denominazione dell’ente che ha rilasciato la certificazione, numero del documento e data del rilascio) ed eventuali spese pagate per il ricovero in strutture residenziali (nell’anno precedente la presentazione della DSU) e/o per l’assistenza personale (detratte/dedotte nella dichiarazione dei redditi del secondo anno precedente a quello di presentazione della DSU).

Il Bonus Vacanze erogato dall’Inps è stato confermato anche per il 2023 e prevede un contributo fino a 1.400 euro a richiedente. Un aiuto importante per chi intende trascorrere qualche giorno nei posti più belli d’Italia ma si trova in condizioni fisiche ed economiche difficoltose

Per potere richiedere il contributo bisognerà fare richiesta attraverso il sito dell’Inps “Estate INPSieme Senior”. Si può accedere tramite di Spid, CIE o CNS per accesso online e identificazione da parte di Inps.

Il Bonus Vacanze è destinato a pensionati con disabilità a carico della Gestione Dipendenti Pubblici Inps, o che hanno aderito alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali, o ancora, che sono a carico della Gestione Fondo ex IPOST.  Possono beneficiarne anche accompagnatori e parenti del disabile, purché in possesso di alcuni requisiti reddituali fissati dal bando stesso.

Non ci sono limiti geografici o stagionali: la meta del soggiorno deve essere in Italia, mare, montagna o località d’arte. L’importante però è che la prenotazione della vacanza sia effettuata tra luglio e ottobre 2023 e il rientro avvenga entro l’1 novembre 2023.

 

La rottamazione quater prende il via, con l’avviso pubblicato il 15 febbraio l’agenzia di Riscossione annuncia il nuovo servizio “Prospetto informativo” utile a conoscere quali debiti rientrano nella Definizione agevolata.

In particolare, il prospetto può essere richiesto dal contribuente tramite area riservato accedendo con credenziali, SPID, CNS o CIE, o tramite sito agenzia di riscossione (più sotto troverete il link), e indica i debiti che rientrano nell’ambito applicativo della Definizione agevolata introdotta dalla Legge n. 197/2022.

Il prospetto informativo contiene l’elenco:

  • delle cartelle di pagamento,
  • avvisi di accertamento e di addebito

che possono essere “definiti” e l’importo dovuto aderendo all’agevolazione.
Viene specificato che, nel Prospetto informativo non trovano evidenza eventuali diritti di notifica e spese per procedure esecutive già attivate nonché gli interessi previsti in caso di pagamento rateale.

Tali importi saranno comunque inclusi nell’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della definizione che l’Agente della riscossione comunicherà, entro il 30 giugno 2023, ai contribuenti che hanno presentato la domanda di adesione.

Come richiedere il prospetto informativo

Per richiedere il prospetto informativo i contribuenti hanno a disposizione due opzioni:

  • Richiedere il Prospetto informativo direttamente dall’area riservata con le credenziali SPID, CIE e Carta Nazionale dei Servizi. In questo caso occorre ricordare di inserire l’indirizzo e-mail per ricevere il Prospetto: Accedi all’area riservata.
  • Richiedere il Prospetto informativo On-line in area pubblica compilando il form e allegando la documentazione necessaria.
  • Anche in questo caso è necessario inserire l’indirizzo e-mail per ricevere il Prospetto: Vai al servizio

Gli intermediari fiscali possono richiedere il Prospetto informativo per gli assistiti direttamente dall’area riservata EquiPro con le credenziali Entratel.

Dopo aver richiesto il Prospetto possono verificarsi due possibilità:

  • in caso di richiesta in area riservata:
    • si visualizzerà immediatamente una schermata con la conferma che la richiesta è stata presa in carico.
    • nelle successive 24 ore si riceverà una e-mail all’indirizzo indicato, con il link per scaricare il Prospetto entro i successivi 5 giorni. Decorso tale termine, non sarà più possibile effettuare il download.
  • in caso di richiesta in area pubblica:
    • si riceverà una prima e-mail all’indirizzo indicato, con il link da convalidare entro le successive 72 ore. Decorso tale termine, il link non sarà più valido e la richiesta sarà automaticamente annullata.
    • dopo la convalida, una seconda e-mail indicherà la presa in carico della richiesta e i suoi riferimenti identificativi.
    • infine, se la documentazione di riconoscimento allegata è corretta, verrà inviata una terza e-mail con il link per scaricare il Prospetto informativo entro i successivi 5 giorni. Decorso tale termine, non sarà più possibile effettuare il download.

In merito alla Definizione agevolata cartelle, con un comunicato stampa del 20 gennaio, la Riscossione informa del fatto che si dà l’avvio alle richieste. 

In particolare, vengono pubblicate le modalità e il servizio per presentare la domanda di adesione da trasmettere in via telematica entro il 30 aprile 2023.

Finalmente in arrivo il famigerato aumento dell”assegno unico, arriverà nel mese di marzo il doppio aumento collegato alla rivalutazione dell’inflazione, oltre a nuove maggiorazioni previste dal Governo nell’ultima Legge di Bilancio.

Ecco gli aumenti previsti e quali requisiti

Come abbiamo detto, aumenti previsti per tutte le famiglie: dopo la conferma dell’indice dei prezzi al consumo da parte dell’ISTAT, è stata definita una rivalutazione degli importi pari all’8,1%.

L’assegno unico è un’agevolazione che spetta alle famiglie che hanno figli di età non superiore a 21 anni: gli importi del sussidio vengono calcolati in base all’ISEE.

Sino a febbraio 2023, si poteva ottenere un assegno pari a 175 euro al mese con un ISEE inferiore a 15.000 euro (importo massimo), e a mano a mano il sussidio scendeva fino ad arrivare a 50 euro al mese per le famiglie con un ISEE superiore a 40.000 euro.

Gli aumenti sull’assegno unico sono in arrivo da marzo 2023, ma INPS provvederà al pagamento degli arretrati relativi a gennaio e febbraio in sede successiva.

Ecco tutti i nuovi importi

Sottolineando la provvisorietà delle tabelle INPS, possiamo già effettuare i primi calcoli per capire di quanto aumenta l’assegno unico e come cambiano le soglie ISEE per la definizione degli importi.

In particolare, l’importo più elevato per chi possiede un ISEE basso potrà arrivare fino a 189 euro al mese; mentre le famiglie con un reddito più elevato si potranno ottenere circa 54 euro al mese per ogni figlio.

Ecco lo schema riassuntivo dei nuovi importi dell’assegno unico in base all’ISEE:

  • ISEE fino a 16.000 euro – da 175 euro a 189 euro;

  • ISEE fino a 21.00 euro – da 150 euro a 162 euro;

  • ISEE fino a 27.000 euro – da 125 a 135 euro;

  • ISEE fino a 32.000 euro – da 100 a 108 euro;

  • ISEE fino a 37.000 euro – da 75 a 81 euro;

  • ISEE da 43.000 euro – da 50 a 54 euro.

Ricordiamo che per ogni fascia ISEE corrisponde un importo differenze, ma la presentazione dell’indicatore economico in sede di domanda non è obbligatoria.

Le famiglie che richiedono l’assegno unico senza isee vengono inserite nella fascia più elevata e hanno quindi diritto a un assegno minimo. Viceversa, coloro che non avranno effettuato il rinnovo dell’isee, non avranno diritto agli aumenti previsti per ciascuna fascia di appartenenza.

Assegno unico: cambiano le soglie ISEE: novità e cifre

Considerando la rivalutazione all’8,1%, la fascia ISEE più bassa passerà da 15.000 euro fino a 16.215 euro, mentre il tetto massimo salirà dagli attuali 40.000 euro ai nuovi 43.240 euro.

Considerando che l’ISEE 2023 fotografa la situazione reddituali della famiglia relativa a due anni precedenti, è improbabile che il reddito complessivo sia aumentato di pari passo con l’inflazione.

Assegno unico, aumenti previsti nella legge d bilancio

Oltre alla rivalutazione degli importi e delle soglie ISEE, il Governo con l’approvazione della legge di bilancio ha previsto anche ulteriori aumenti.

A chi spettano le maggiorazioni sull’assegno unico 2023? Sono previsti:

  • aumento del 50% sugli importi per le famiglie con bambini di età inferiore a un anno e fino a tre anni;

  • aumento del 50% sugli importi per i nuclei con 3 figli e con un ISEE non superiore a 40.000 euro;

  • aumento del 50% sugli importi per le famiglie numerose (con almeno 4 figli a carico).

Tutte queste maggiorazione andranno a sommarsi alla rivalutazione dell’8,1% comportando un doppio aumento sull’assegno unico da marzo 2023.

Secondo una statistica inps, il 56% delle famiglie italiane, nel 2021, ha avuto un Isee inferiore a 10mila euro. Rimane invariata la distribuzione territoriale: il 44% viene presentato nelle regioni del Sud e delle Isole, il 37% nelle regioni del Nord e il 19% al Centro. Ma c’è di più: nell’ultimo biennio si è registrato un notevole aumento delle richieste di certificazione di Isee corrente, ovvero basata sull’effettivo potere reddituale al momento della richiesta di una prestazione: segnale evidente di una crisi in atto e delle criticità del sistema a misurarsi con le reali difficoltà delle famiglie italiane e dei cittadini.

Molte delle prestazioni a sostegno del reddito erogate dall’Inps, dai Comuni e dalle Regioni, sono rivolte a nuclei familiari con Isee inferiore ai 10mila euro. Ma va detto che un valore superiore di mille o 2mila euro non è indicativo di buona salute economica per una famiglia, e sono quanto mai opportuni interventi a sostegno per le famiglie che hanno anche un Isee fino ai 15mila euro. A questa fascia però si rivolgono soprattutto i bonus per le ristrutturazioni o l’acquisto di televisori, condizionatori e simili, mentre forse il vero problema risiede in questioni più urgenti come la spesa, la casa, il vestiario, la salute.

Assegno unico e universale

Ha debuttato quest’anno, e a partire da marzo 2023 il rinnovo sarà fatto d’ufficio dall’Inps, a patto che al 28 febbraio 2023 risulti presente almeno una richiesta. Tuttavia i beneficiari dovranno presentare una nuova Dsu, riferita al 2023. Attualmente l’importo base oscilla tra 175 euro al mese, con Isee fino a 15mila euro, e 50 euro (per Isee pari o superiore a 40mila euro o assente), ma dall’anno prossimo, secondo quanto previsto dalla legge di bilancio, aumenterà del 50% per i figli fino a un anno e verrebbe riconosciuto fino ai tre anni compiuti, ma solo a partire dal terzo figlio in poi e per valori Isee fino a 40mila euro. Inoltre, a decorrere dal 1° gennaio 2023 la maggiorazione mensile per i nuclei familiari con quattro o più figli, pari a 100 euro mensili per nucleo, già riconosciuta per il 2022, è incrementata del 50%, a 150 euro, come proposto dalla ministra per la Natalità, la Famiglia e le Pari opportunità, Eugenia Roccella.

Bonus asilo nido

Il governo Meloni ha deciso che sarà prorogato per il 2023 il bonus asili nido, che supporta le famiglie nel pagamento delle rette di asili nido pubblici e privati. Le famiglie ricevono un importo fino a un massimo di 3mila euro sulla base di un Isee inferiore a 25mila euro. Per i nuclei familiari con un Isee fino a 40mila euro spetta un’agevolazione pari a massimo 2.500 euro, mentre la quota minima (1.500 euro) è prevista per chi si trova oltre la soglia di 40mila euro.

Bonus sociale bollette

Confermato e rafforzato il meccanismo che consente di ricevere il bonus sociale bollette, con un innalzamento della soglia Isee da 12mila euro a 15mila euro. Per le famiglie numerose, con almeno quattro figli a carico, rimane il paletto dei 20mila euro. Il contributo consiste in uno sconto sul prezzo da pagare per la fornitura di energia delle utenze domestiche. Tra i beneficiari dello sconto in bolletta ci sono anche i percettori di reddito o pensione di cittadinanza e i nuclei familiari con persone che soffrono di disagio fisico: questo è l’unico caso in cui occorrerà presentare domanda; negli altri lo sconto arriverà in automatico con la presentazione di una dichiarazione sostitutiva unica e l’attestazione Isee 2023.

Bonus e contributo affitti

Esistono due tipologie di prestazione. Partiamo dal Bonus affitti giovani under 31 con redditi non superiori a 15.493,71 euro. È ottenibile solo per gli immobili nei quali è stata trasferita la residenza, e dal 2022 la detrazione è prevista anche nel caso in cui la locazione riguardi solo una porzione dell’unità immobiliare, ad esempio una stanza, e solo per i primi quattro anni di durata del contratto di locazione. Per ottenere il bonus è necessario che l’intestatario del contratto di affitto inoltri la propria dichiarazione dei redditi all’Agenzia delle Entrate, per ottenere la detrazione direttamente come sconto sulle imposte Irpef dovute o, nel caso in cui questa tassa non sia dovuta, come importo a rimborso.

Per quanto riguarda il contributo più generico, al momento la Misura Unica Affitto risulta attiva fino al 31 dicembre 2023, ma per conoscere i tempi di attivazione dei bandi è necessario rivolgersi al proprio Comune di residenza, poiché sono questi ultimi ad aprire i bandi con i requisiti di accesso e le modalità di partecipazione. In molti Comuni i bandi sono già stati presentati e le risorse disponibili tutte assegnate, ma si prevede l’attivazione di nuovi bandi nel 2023. Un esempio dei requisiti di accesso: in Lombardia la soglia Isee è di 35mila euro, e a parità di requisiti richiesti, le vie preferenziali sono per chi ha perso il posto di lavoro, ha subito una riduzione del proprio orario di lavoro, non ha ottenuto il rinnovo di un contratto a termine, ha dovuto chiudere la propria attività da libero professionista, ha in famiglia un caso di decesso oppure un malato grave.

I bonus dedicati alla casa

Si tratta di aiuti economici finalizzati ad agevolare l’acquisto o la ristrutturazione della casa. Gli aiuti in vigore sono diverse. Il più richiesto è il mutuo agevolato under 36 sull’acquisto della prima casa, che permette di ottenere un mutuo a tasso fisso con garanzia Consap (Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici Spa, azienda totalmente partecipata dal ministero dell’Economia e delle Finanze) a interessi contenuti. Resteranno in vigore il Superbonus per l’efficientamento energetico degli edifici, che però scenderà dal 110 al 90%, e sarà utilizzabile anche per ristrutturare le villette prima casa, ma per nuclei familiari con Isee fino a 15mila euro; il bonus verde per il rifacimento di giardini e terrazzi, fino al 31 dicembre 2024; l’ecobonus (dal 50 al 65% per il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici); il bonus mobili, con una detrazione per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici ad alta efficienza energetica, contestualmente alla ristrutturazione di un’abitazione (la detrazione Irpef del 50% spetterà per una spesa massima di 8mila euro nel 2023, contro i 10mila euro del 2022).

Social Card, Carta Acquisti, Reddito alimentare

È stato istituito un fondo destinato alla realizzazione di una “Carta Risparmio Spesa” o Social Card per redditi bassi fino a 15mila euro, gestita dai Comuni e volta all’acquisto di beni di prima necessità.

Esiste poi la Carta Acquisti Ordinaria emessa da Poste Italiane, disponibile per chi non supera la soglia Isee di 7.120,39 euro. Questa carta ha un importo di 40 euro al mese, e viene ricaricata ogni due mesi. È destinata a cittadini con un’età superiore a 65 anni, oppure con un figlio di età inferiore ai 3.

Con un emendamento, è stato inoltre inserito nella legge di bilancio un fondo sperimentale per il reddito alimentare, che ha come obiettivo la consegna «ai soggetti in condizioni di povertà assoluta» che vivono nelle città metropolitane di «pacchi alimentari realizzati con l’invenduto della distribuzione alimentare. Sarà un decreto del ministero del Lavoro a definire le modalità attuative e gli enti del terzo settore coinvolti nella sperimentazione.

Esenzione ticket sanitario

In Italia è previsto il pagamento di un ticket per le visite specialistiche e gli esami diagnostici, l’assistenza al pronto soccorso (in caso di codice bianco) e le cure termali. Tuttavia vi sono casi in cui è prevista un’ esenzione totale o parziale. Per esempio l’esenzione totale in caso di gravidanza, per la tutela di una maternità serena e responsabile.

Per quanto riguarda le esenzioni per età e reddito, le categorie esentate sono: cittadini che con meno di 6 anni o più di 65, nel caso in cui facciano parte di un nucleo familiare con un reddito complessivo non superiore a 36.151,98 euro annui; disoccupati e familiari a carico, appartenenti a un nucleo familiare con reddito inferiore a 8.263,31 euro, che arriva fino a 11.362,05 euro quando uno dei coniugi è a carico (a questo conteggio si devono aggiungere 516,46 per ogni figlio a carico); titolari di pensione sociale o percettori di assegno sociale e familiari a carico; titolari di pensione minima di età superiore a 60 anni e familiari a carico (stessi requisiti di reddito dei disoccupati).

Bonus occhiali da vista

La misura, prevista dalla legge di bilancio 2021, presto sarà finalmente operativa dopo la pubblicazione del decreto attuativo del ministero della Salute nella Gazzetta Ufficiale del 15 dicembre 2022. Si tratta di un contributo da 50 euro per l’acquisto di occhiali da vista o lenti a contatto correttive, erogabile sotto forma di voucher oppure come rimborso, rivolto alle famiglie con Isee non superiore a 10mila euro.

Bonus psicologo

Introdotto lo scorso anno con il decreto Milleproroghe, il bonus psicologo raddoppia e diventa permanente: passerà da 600 a 1.500 euro, con una soglia di 50 euro a seduta, ma con uno stanziamento in legge di bilancio molto ridotto rispetto al 2022. Se con 25 milioni di euro era stata accolta una domanda su dieci, con la somma stanziata per il 2023 – 5 milioni di euro – diminuiranno ulteriormente le possibilità di accesso. È confermato il tetto Isee a 50mila euro e sarà sempre l’Inps a redigere la graduatoria dei beneficiari.

Prestazioni offerte dalle Casse professionali

Borse di studio per università, bonus asili nido e scuole d’infanzia, rimborsi per libri di testo o centri estivi, premi a lauree e diplomi: gli ordini professionali come gli per avvocati, commercialisti, medici, psicologi, ma anche ragionieri, veterinari, periti industriali. Enti previdenziali come Cassa Notariato, Cassa geometri, Enpacl, Inpgi e Inarcassa, offrono misure di welfare più dedicate alla formazione professionale continua, in ogni caso per conoscere le novità e le possibilità di ogni Ente è necessario consultare i bandi aperti e di prossima apertura per l’anno in corso, reperibili sui siti web o attraverso gli sportelli dedicati.

Giovani: App18 ancora per un anno, poi si cambia

Per chi ha 18 anni nel 2023 è confermata l’App18, il cosiddetto bonus cultura da 500 euro per l’acquisto di libri, abbonamenti a quotidiani e periodici, biglietti per mostre, concerti, cinema, spettacoli, monumenti, gallerie e parchi naturali, corsi di musica, teatro, danza o lingue straniere. Ma dal 2024 entreranno in vigore i due nuovi bonus annunciati dal governo, uno su base del reddito e uno su base merito. Il primo è la “Carta della cultura Giovani”, riservata a chi appartiene a nuclei familiari con Isee non superiore a 35mila euro, assegnata e utilizzabile nell’anno successivo a quello del compimento del 18° anno di età. Il secondo è la “Carta del merito”, per gli iscritti agli istituti di istruzione secondaria superiore o equiparati che abbiano conseguito, non oltre l’anno di compimento del 19° anno di età, il diploma finale con una votazione di almeno 100 centesimi, assegnata e utilizzabile nell’anno successivo a quello del conseguimento del diploma e cumulabile con la Carta della cultura.

L’ultimo aumento dei tassi di interessi, avvenuto il 3 febbraio, provocherà sin dal 8 febbraio un’ulteriore aumento dei mutui a tasso variabile. Ciò porterà, da un lato una costante diminuzione del reddito disponibile delle famiglie e dall’altro potrebbe avere un effetto negativo e anche dannoso sul mercato immobiliare.

Dalla metà del 2022 i mutui a tasso variabile sono saliti di diverse centinaia di euro ed ora le rate stanno diventando insostenibile per migliaia di famiglie italiane già alla presa con il caro vita e con redditi bloccati de 20 anni. La Banca Centrale Europea (BCE), per calmierare l’inflazione che ha raggiunto l’11% oltre ad aver deciso di non intervenire sui salari ha aumentato per la sesta volta consecutiva i tassi di interesse. La tendenza rialzista ha fatto aumentare anche gli interessi dei mutui.

Oltre ad essere dannoso per le tasche dei cittadini europei, l’aumento dei tassi d’interesse è dannoso anche per il mercato immobiliare in generale, che non si è ancora ripreso del tutto dalla crisi del 2007/2008.

L’aumento costante dei tassi di interesse potrebbe causare una forte recessione ed un tracollo del mercato immobiliare. In un mercato come quello immobiliare, la domanda è sempre collegata al tasso d’interesse che dovrebbe avere una tendenza al ribasso per incentivare le persone ad investire nel “mattone”. Con un aumento di offerta ed una scarsa domanda a causa di tassi d’interesse sempre più alti si vendono meno case e questo diventa un problema serio per tutto il mercato immobiliare.

Tali strategie non solo scoraggiano i possibili investitori ed acquirenti, ma vanno anche a danneggiare profili potenzialmente insolventi o più fragili che sperando in una tendenza a ribasso cercano di ottenere un mutuo a tasso variabile per spendere sempre meno mensilmente.

Quali potrebbero essere le soluzioni che le famiglie potrebbe mettere in atto?

Ai mutuatari, è permesso, attraverso la surroga o portabilità, di passare da un mutuo a tasso variabile ad un mutuo a tasso fisso. Tra le altre strategie è anche consentito rinegoziare il mutuo e modificare diverse condizioni contrattuali. Inoltre si può anche effettuare una sostituzione, ossia la cancellazione della precedente ipoteca e la sottoscrizione di un nuovo contratto con la banca prescelta. In questo caso si può ottenere anche una liquidità aggiuntiva, ma vanno considerate delle spese notarili extra.

Poste Italiane debutta nel mercato dell’energia. Progetto innovativo che va ad ampliare il core business aziendale con la vendita di luce e gas, a partire da metà febbraio 2023.

Oggi il prezzo del gas all’ingrosso sulla piattaforma olandese Ttf è sceso da 180 euro a megawattora a meno di 60 euro e qui si è stabilizzato da ormai settimane. Per il gruppo guidato da Matteo Del Fante è fondamentale avere una stabilità dei prezzi alle spalle prima di lanciare la nuova business unit Poste Energia nella mischia dei venditori, tra utility grandi e piccole e reseller, che affollano il mercato italiano. Il piatto forte del piano per l’energia sarà infatti un’offerta a prezzo fisso dall’impianto innovativo: prezzo bloccato per due anni, con la possibilità di avere una rata costante per 12 mesi a prescindere dai consumi.

La rata viene costruita sulla base della media dei consumi dell’anno precedente. A fine anno si traccia il consuntivo: se i consumi sono stati superiori all’esercizio antecedente la rata viene rimodulata al rialzo tenendo conto del differenziale aggiuntivo.

Se invece i consumi sono scesi la rata si riduce. In alternativa è possibile azzerare ogni mese il differenziale pagando una rata a prezzo fisso che contabilizza i consumi effettivi e quindi può risultare di importo variabile.

Il meccanismo studiato dal management di Poste, oltre a fornire uno strumento di stabilità di spesa per le famiglie, cerca di introdurre un meccanismo virtuoso di riduzione dei consumi, in linea con quanto chiede la Commissione europea agli Stati membri. E con quanto il ministro per l’EconomiaGiancarlo Giorgetti, ha annunciato di voler fare a partire da aprile, quando con tutta probabilità verranno reintrodotti gli oneri di sistema e per contenere il costo delle bollette si cercherà di calmierare i prezzi solo fino a un ammontare, pari all’80% dei consumi medi.

L’importanza di avere una stabilità dei prezzi all’ingrosso per Poste è legata al fatto che deve comprare oggi l’energia che venderà a prezzo fisso per due anni. l’1 febbraio il prezzo dell’energia elettrica era attorno a 179 euro a megawattora; Poste venderà la sua energia, ad esempio a 179 euro più uno spread (qualcosa che in media è attorno allo 0,4%), ipotizzando un certo quantitativo di consumi. Ma se da qui a un anno i prezzi tornassero a impennarsi e il cliente consumasse molto di più (perché fa molto caldo o molto freddo) la società dei recapiti non solo si troverebbe ad aver venduto energia a prezzi molto inferiori a quelli di mercato, ma anche a dover contabilizzare le perdite legate alle forniture aggiuntive di energia che dovrebbe garantire, comprandole sul mercato spot a prezzi stellari, perché non aveva messo in consumi aggiuntivi.

È esattamente quello che è successo lo scorso anno in tante utility ed è per questo motivo che oggi non offrono più il prezzo fisso ai nuovi clienti. Ed è anche il motivo che le ha portate in alcuni casi a procedere alle modifiche contrattuali unilaterali e poi a rivedere i prezzi a rialzo al momento della scadenza delle condizioni economiche. Il debutto di Poste sul mercato dell’energia in qualche modo coglie in contropiede le utility, che potrebbero avere meno margini di manovra nella competizione sulle offerte perché hanno già subito perdite. E inoltre non possono cambiare le condizioni dei contratti in essere perché già finite sotto la lente dell’Antitrust. Poste non avrà offerte indicizzate a prezzo variabile, mentre come previsto per legge, avrà l’offerta Placet (con le condizioni di Maggior Tutela ma con i prezzi di mercato) a prezzo fisso e variabile. L’esordio sarà accompagnato a un imponente campagna pubblicitaria che avrà come protagonista Mara Venier e la regia di Ferzan Ozpetek.

Superata la pandemia covid 19, che ha influito negativamente su tutto il comparto turistico, il mondo degli affitti brevi è tornato ad essere scoppiettante da diversi punti di vista. Quello degli utilizzatori, turisti italiani e soprattutto stranieri o lavoratori che si spostano per alcuni giorni in una altra sede, che sono tornati a viaggiare facendo di conseguenza lievitare le richieste di locazione, e quello degli investitori che sono tornati ad acquistare abitazioni da mettere a reddito.

Per contratto di locazione breve si intende un contratto di locazione di immobile a uso abitativo, di durata non superiore a 30 giorni, stipulato da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa.

Ai fini fiscali, le persone fisiche che possiedono immobili e li concedono in locazione (anche non “breve”) possono scegliere tra due modalità di tassazione: quella ordinaria e la cedolare secca.
Il regime di tassazione ordinario prevede che gli immobili concessi in locazione concorrano a formare il reddito nell’ammontare dei canoni percepiti, ridotti forfettariamente del 5% al fine di tenere conto delle spese di gestione. Qualora l’importo della rendita catastale dell’immobile, rivalutata del 5% fosse superiore all’ammontare dei canoni di locazione, al netto della riduzione forfettaria, l’immobile concorre a formare il reddito con la rendita catastale rivalutata.
La tassazione ordinaria consiste nell’assoggettamento a Irpef dei canoni percepiti, forfettariamente ridotti o, in alcuni casi nell’assoggettamento a Irpef della rendita.
La cedolare secca, invece, rappresenta un’alternativa alla tassazione ordinaria e consiste in un regime facoltativo che si sostanzia nel pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali pari al 21 per cento.
Considerato che l’aliquota Irpef più bassa (che corrisponde a uno scaglione di reddito pari a 15mila euro) è del 23%, la scelta della cedolare secca appare conveniente.

I rendimenti

Secondo un recente studio i rendimenti derivanti da affitti brevi, in 12 città italiane e in quattro zone rappresentative del mercato delle locazioni per la tipologia del trilocale, rendono tra il 4 e il 4,5%, rispetto al 3-3,5% degli affitti a studenti.
Rendimenti che, nel caso dei bilocali (che sono però meno gettonati dagli studenti) possono salire anche tra il 5 e il 6 per cento.