Lo Stato italiano, su direttive dell’Unione Europea,  ha messo in campo una serie di strategie per ridurre il consumo di plastica e incentivare i cittadini verso abitudini sempre più green.

In questo contesto, viene messo a disposizione un bonus per risparmiare sull’acquisto, nonché sull’installazione, di sistemi di filtraggio, mineralizzazione, raffreddamento o addizione di anidride carbonica per migliorare la qualità dell’acqua destinata al consumo umano e razionalizzare il consumo di acqua.

A poterne beneficiare non sono solo i comuni cittadini, ma anche imprese ed enti non commerciali che, nel corso del 2022, abbiano acquistato sistemi per il miglioramento della qualità dell’acqua.

Non è legato a limiti ISEE, perciò possono farne richiesta tutti i cittadini, a prescindere da requisiti reddituali o patrimoniali.

Va detto che, più nello specifico, stiamo parlando di un credito d’imposta del 50% sull’acquisto e sull’installazione di tali sistemi, perciò il bonus va richiesto all’Agenzia delle Entrate.

Come abbiamo detto, l’incentivo non è indirizzato esclusivamente alle persone fisiche. Diversi sono i destinatari di questa misura, tra cui: le persone fisiche, gli esercenti attività di impresa per gli immobili adibiti a uso commerciale, gli enti non commerciali e gli enti religiosi civilmente riconosciuti.

Unico caratterista fondamentale è che l’acquisto e l’installazione dei sistemi di filtraggio sia avvenuto tramite strumenti di pagamento tracciabili, quindi tramite carta o bonifico.

Per la verifica è necessaria la fattura elettronica o un documento commerciale sul quale viene riportato il codice fiscale del richiedente.

Il bonus acqua potabile consiste in un credito d’imposta del 50% sulle spese sostenute. Cambiano, però, i limiti che sono fissati a 1.000 euro per le persone fisiche e a 5.000 euro per le imprese.

La procedura per la richiesta del bonus è stata aperta a partire dal 1° febbraio e, per poter richiedere il bonus, cittadini e imprese hanno tempo fino alla fine del mese. Dovranno inviare domanda entro e non oltre il 28 febbraio 2022.

Per farlo, l’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione una procedura online, alla quale è possibile accedere tramite l’area riservata del sito.

Buone notizie per le famiglie italiane, che vedranno, già dal mese di febbraio, diminuire le bollette del gas, poi anche quello dell’energia elettrica, per effetto del costante calo del prezzo del gas, che si è riportato attorno ai livelli pre-guerra. Un sospiro di sollievo dopo un inverno vissuto nel timore di un improvviso abbassamento delle temperature, ma non è stato così e, complici anche gli elevati stoccaggi (attorno all’80%), il peggio è ormai alle spalle. Ma vediamo di quanto di ridurrà il prezzo e quanto sarà il risparmio per le famiglie.

Gas in calo del 33%

Dopo l’aumento del prezzo del 23% registrato a dicembre, la tariffa del gas dovrebbe ridursi del 33% a febbraio, a seguito del progressivo ridimensionamento del prezzo sul mercato future Ttf di Amsterdam, che ha raggiunto i 60 euro/Mwh rispetto ai 117 euro/Mwh di dicembre.

Secondo Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, l’Autorità di regolazione dell’energia (ARERA), in occasione della review delle tariffe del gas per gli utenti in maggior tutela, che cadrà il prossimo 2 febbraio, dovrebbe annunciare un calo della tariffa del gas a  circa 1 euro/mc da 1,5 euro/mc di dicembre, segnando appunto un calo del 33% rispetto a dicembre e registrando anche una riduzione di circa il 27% rispetto alla tariffa di un anno prima

“Per la famiglia tipo si tratta di un risparmio su base annua di 712 euro, per consumi tipo di 1400 metri cubi l’anno”, spiega Tabarelli, aggiungendo “mancano ormai solo due giorni”.

Il calo della luce a partire da marzo

Per vedere un calo della bolletta della luce ci vorrà invece ancora un po’ di pazienza, perché la prossima revisione delle tariffe sarà effettuata da ARERA a marzo. In quell’occasione, però, la riduzione del gas dovrebbe riflettersi sulla bolletta dell’elettricità, per la quale è ora ipotizzabile una riduzione del 20%. Con tale riduzione, dovrebbe tornare a calare anche l’inflazione, attorno al 10% dall’11,3% di dicembre.

Un calo a vantaggio di famiglie e imprese

“Il calo delle bollette del gas aiuta imprese e famiglie costrette a fare i conti con costi energetici fuori controllo”, afferma la Coldiretti in riferimento alla possibile discesa dei costi del gas ipotizzata fa Nomisma Energia e dal Ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti, che aveva parlato di un calo del 49% dai primi di febbraio.

“La spesa energetica ha un doppio effetto negativo – ricorda Coldiretti  – perchè riduce il potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie, ma aumenta anche i costi delle imprese particolarmente rilevanti per l’agroalimentare con l’inverno. Il costo dell’energia si riflette infatti in tutta la filiera e riguarda sia le attività agricole ma anche la trasformazione e la distribuzione alimentare.

La produzione agricola e quella alimentare in Italia assorbono oltre il 11% dei consumi energetici industriali totali per circa 13,3 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti (Mtep) all’anno, secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Enea.

Il 2022 anno da dimenticare

La stangata ha colpito più le imprese che le famiglie: se le prime hanno pagato 61,4 miliardi in più, le seconde hanno messo sul piatto 30 miliardi di euro.

Secondo i dati rilasciata dalla CGIA di Mestre,  il 2022 ci ha salutato con un conto salatissimo di 91,5 miliardi di euro a carico di famiglie ed imprese. Se le spese per l’energia elettrica sono aumentate del 109,5 per cento, provocando in termini monetari un extracosto pari a 58,9 miliardi – spiega – quelle del metano sono cresciute addirittura del 126,4 per cento, alleggerendo il portafoglio degli italiani di 32,6 miliardi.

La Bce, nella riunione dei 2 febbraio, ha deciso di alzare ancora una volta il costo del denaro di altri 50 centesimi di punto il che spinge i tassi di riferimento per le operazioni di rifinanziamento bancario al 3%, ai massimi dal 2008. Si tratta di un aumento già atteso dal mercato che va a sommarsi ai 5 rialzi consecutivi del 2022 (poco più di sei mesi fa, i tassi in area euro erano fermi sullo zero). Una rincorsa decisa con il solo scopo di piegare un’inflazione che a gennaio nell’eurozona ha cominciato a dare qualche segnale di rallentamento raggiungendo l’8,5% (ma in Italia siamo ancora al 10,1% anno su anno), ancora ampiamente  lontano da quell’obiettivo del 2% che disegna la rotta delle politiche monetarie dell’Istituto di Francoforte. Un altro rialzo, sempre di 0,5%, sarà atteso nella prossima riunione di Marzo.

Rialzo dei tassi: quali effetti positivi?

In ottica di investimento, questo ulteriore aumento dei tassi, non ha solo effetti negativi. Ad esempio le obbligazioni area euro, a cominciare dai Btp hanno un ottimo rendimento superiore al 3% anche a breve scadenza. A mio parere l’area dei titoli di Stato che presenta le migliori caratteristiche di rischio/rendimento è quella dei titoli a durata intermedia 5-7 anni, che offrono una remunerazione compresa fra il 3,5 e il 4%»%.

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Non solo le obbligazioni statali, quella societarie ad esempio risultano altamente remunerative sempre nell’arco temporale 5/7 anni con un rendimento vicino al 7% annuo.

Quali prospettive per i mutui?

L’effetto sicuramente più immediato e misurabile dell’aumento dei tassi è l’aumento delle rate dei mutui a tasso variabile. Secondo una simulazione condotta da Mutuionline. it per un prestito di 140mila euro (importo medio di un mutuo in Italia) per l’acquisto di un immobile del valore di 200mila euro la rata aumenterà di 33 euro sulla scadenza a 10 anni di 36 per la durata dei 20 anni e di 39 per i prestiti di durata trentennale. «Si tratta di aumenti importanti che a questo punto rendono più convenienti i mutui a tasso fisso, soprattutto sulle scadenze più lunghe. E questo non solo in vista dei futuri aumenti del costo del denaro ma anche perché ci troviamo nella situazione assai inconsueta di tassi di interesse a lungo termine inferiori rispetto ai tassi di breve.

Cosa cambia per i consumatori?

La lotta all’inflazione continua ad essere l’obiettivo principale dalle banche centrali mondiali. Sotto l’aspetto dei redditi possiamo notare come i redditi bassi possono essere distinti tra quelli da lavoro autonomo e d’impresa, da una parte, e quelli da lavoro dipendente, dall’altra. Se ho un piccolo bar, posso aumentare il caffè per compensare la bolletta elettrica più alta. Ma se sono un addetto delle pulizie, un commesso del super o un cameriere, la retribuzione potrebbe restare ferma per mesi o anni (gli esempi non sono fatti a caso, i contratti nazionali dei pubblici esercizi e del commercio sono scaduti a dicembre 2019). E così i salari reali (i salari nominali rapportati ai prezzi) diminuiscono. In pratica, con gli stessi soldi compro meno cose.

Ci si auspica quindi al più presto un ‘inversione di rotta dell’inflazione già a partire dal secondo trimestre del 2023.