Quante volte abbiamo sentito dire ai giovani: e chi la prenderà mai la pensione?! A questa esclamazione, che è un misto tra speranza e sconforto, ha provato a dare una risposta la Corte dei Conti. I magistrati contabili nel rapporto sul coordinamento della finanza pubblica hanno elaborato una specifica proiezione, partendo da dati Inps, per offrire una simulazione sulla posizione contributiva degli under 45 che alla fine del 2020 erano occupati e quindi si trovavano totalmente nel regime contributivo. Delle 11 «figure-tipo» prese in considerazione soltanto per due, sulla base del cosiddetto «zaino previdenziale» (ovvero il montante contributivo sulla base del quale viene calcolato l’assegno pensionistico), si profila un trattamento adeguato: gli assunti nel comparto delle Forze armate e in quello della sanità. Le posizioni più fragili si presenterebbero nel settore autonomo e, in particolare, tra i parasubordinati e i coltivatori diretti, ma anche per le lavoratrici private.

 

L’analisi ed il campione

L’analisi della Corte dei Conti parte da un campione Inps che complessivamente presenta «circa 1.700 posizioni assicurative di soggetti che al 31 dicembre 2020 avevano 40 anni, con 92 mila individui assicurati, rappresentativi di 800mila soggetti». Isolando poi lavoratori attivi che rientrano nel sistema di calcolo interamente contributivo, è stata individuata «una platea di 575 posizioni assicurative per corrispondenti 56mila giovani rappresentativi di una popolazione di quarantenni assicurata pari a 486mila unità».

Il 28% dei giovani con una retribuzione lorda sotto i 20mila euro l’anno

Nel dossier si fa notare che dalla platea presa in considerazione emerge che in circa 235 posizioni su 575 (il 40,8%) «si riscontra una retribuzione lorda inferiore a 20 mila euro». Che riguarderebbe quindi il 28% dei giovani coinvolti.

Con uno stipendio annuo di circa 20.000 euro netti, nei 25 anni di lavoro svolti, avrà maturato circa 165.000 euro di montante contributivo. Considerata l’età del lavoratore (67 anni), applicando il coefficiente di trasformazione del 5,575% su 165.000 avremo una pensione di circa 9.200 euro.

 

Le 11 «figure-tipo» con 40 anni d’età totalmente «contributive»

La Corte dei Conti, avendo come base il campione Inps, ha preso in considerazione 11 «figure-tipo» di 40enni occupati e, pertanto, totalmente «contributivi». Della «squadra» fanno parte: lavoratori dipendenti privati, lavoratrici dipendenti private, lavoratori autonomi artigiani, lavoratori autonomi commercianti, lavoratori autonomi coltivatori diretti, lavoratori autonomi parasubordinati, «mobilitati/disoccupati», lavoratori del comparto sanitario, lavoratori del comparto Stato, lavoratori del comparto scuola e lavoratori del comparto Forze armate.

Pensioni adeguate solo per Forze armate e comparto sanitario

Nel rapporto della magistratura contabile si afferma che «la squadra esaminata ha evidenziato situazioni assai disomogenee con figure che presentano posizioni molto rassicuranti (soprattutto nel comparto delle forze armate e sanitario) e altre, per esempio nel comparto dei lavoratori autonomi parasubordinati o dei coltivatori diretti, particolarmente fragile». Per i militari e gli occupati nel settore delle Forze armate il montante contributivo «in essere» (considerato sulla base dell’anzianità contributiva maturata alla fine del 2020) raggiunge nel «valore mediano» circa 235mila euro, mentre quello del lavoratori occupati nella sanità supera i 178mila euro. In entrambi i casi «zaini previdenziali» non proprio leggeri, dunque. Anche perché «accomunati da retribuzioni medie che si collocano molto al di sopra di quelle presentate dalle altre tipologie di lavoratori».

 

Dai parasubordinati al comparto scuola: sei categorie con «zaini previdenziali» troppo leggeri

«Per tutte le altre tipologie di lavoratori considerate, la consistenza degli “zaini” previdenziali appare relativamente modesta: non supera i 100mila euro in 6 casi su 11», afferma la Corte dei conti nel dossier. I montanti contributivi più bassi sono nel settore dei lavoratori autonomi, a partire da quelli dei parasubordinati e dei coltivatori diretti. Ma tra i 40enni che a fine 2020 risultano con una potenziale copertura pensionistica particolarmente bassa ci sono, sempre sulla base del campione analizzato dalla magistratura contabile, i lavoratori in situazione di mobilità/disoccupazione, i commercianti, i lavoratori del comparto scuola e gli artigiani. Con uno «zaino previdenziale» appena sopra i 100mila euro sono stimati i lavoratori statali e le lavoratrici del settore privato. Mentre il montante contributivo dei dipendenti privati è calcolato, nel «valore mediano», in poco più di 137mila euro.

Novità in arrivo per gli automobilisti italiani che potrebbero presto godere di benefici sul fronte della tassazione, ma pagare di più le polizze Rc Auto. È questo il quadro che emerge da due ricerche condotte dall’associazione dei periti assicurativi Aiped e da quella delle autocarrozzerie, Federcarrozzieri. La notizia della possibile abolizione del superbollo circolata negli ultimi giorni è stata accolta con soddisfazione dal popolo degli automobilisti, considerato che in 12 anni la tassa, secondo le proiezioni di Federcarrozzieri, è costata complessivamente circa 1,2 miliardi di euro agli italiani.

Cosa cambia con l’intelligenza artificiale

Se quindi da un lato i proprietari di auto potrebbero presto tirare un sospiro di sollievo grazie all’eliminazione del balzello introdotto nel 2011, dall’altro brutte notizie arrivano sul fronte dell’Rc auto e dei sinistri stradali. Secondo la denuncia dell’Associazione Italiana Periti Estimatori Danni (Aiped) “l’Intelligenza Artificiale sta progressivamente sostituendo l’attività sul campo dei periti assicurativi: l’utilizzo sempre più diffuso dei sistemi da remoto, perizie in authority, videoperizie e addirittura il crescente ricorso alla IA (intelligenza artificiale) da parte delle compagnie di assicurazioni” non solo “pone seri dubbi sulla compatibilità di tali modalità operative”, ma potrebbe addirittura far impennare le tariffe Rc Auto.

Assicurazioni, rischio aumento dei costi

Per il presidente Aiped, Luigi Mercurio, “i pericoli di tali cambiamenti non sono solo per gli operatori del settore, ma anche per i cittadini e gli assicurati: una perizia svolta da remoto o tramite IA, oppure condotta da operatori non qualificati, non consente di accertare con precisione la complessità di un danno da sinistro stradale. Questo significa che, in caso di sottostima dei danni, l’assicurato riceverà un risarcimento inferiore a quello cui avrebbe diritto. In caso di sovrastima, invece, la compagnia subirà un maggiore costo che sarà scaricato sugli utenti finali attraverso un incremento delle tariffe Rc auto, che negli ultimi mesi, come certifica anche l’Istat, hanno ripreso a crescere”. Come contromisura Aiped chiede di prevedere la formulazione di un elaborato peritale che risponda a criteri univoci e condivisibili anche con gli altri attori della filiera come i riparatori e le case costruttrici, nonché la formulazione di un elaborato per la valutazione dei valori commerciali dei veicoli attraverso una ricerca di mercato.

Superbollo, differenze tra Regioni

Sul fronte del superbollo, invece, Federcarrozzieri rileva come oggi la tassa, che si applica alle auto con motori di potenza superiore ai 185 kW, appaia iniqua e sbilanciata: “Nelle regioni che non prevedono già esenzioni totali per bollo e superbollo per auto elettriche o ibride, le automobili di nuova generazione e con motori ibridi, pur superando abbondantemente i 185 kW di potenza, non sono tenute al pagamento del balzello – spiega il presidente Davide Galli – Il superbollo si applica infatti ai soli motori termici, e non alla parte elettrica. Così ad esempio una berlina plug-in con potenza pari a 360 CV (264 kW) non paga alcun superbollo, perché il suo motore 1.6 a benzina arriva a 200 CV, mentre gli altri 160 CV sono frutto dei motori elettrici”.

Da tantissimi giorni riceviamo richieste di chiarimento sui ritardi nelle erogazioni della mensilità di maggio dell’assegno unico. Moltissime famiglie ancora non hanno ricevuto, o stanno ricevendo in queste ore, gli importi spettanti che solitamente invece arrivavano intorno a metà mese. Il momento di certo non aiuta. Le difficoltà economiche che le famiglie stanno vivendo da qualche anno a questa parte non ha fatto altro che aggravare ancora di più questa paura per il ritardo dei pagamenti, soprattutto quelle numerose che dalla misura ricevono centinaia di euro. A sostegno di esse è intervenuto anche il presidente del Forum delle associazioni familiari, Adriano Bordignon: «La puntualità per il versamento è vitale, in molti casi, per arrivare a fine mese senza avere l’acqua alla gola. Per molte famiglie l’assegno unico è anche un modo per sostenere il costo del caro vita, dai beni primari a quelli per la prima infanzia».

Ecco la comunicazione Inps

Non si è fatta attendere la risposta di Inps, che in un messaggio (n. 1947) pubblicato stamattina, spiega le motivazioni di questo slittamento nelle erogazioni. L’Inps per la prima volta ha effettuato i conguagli: si tratta di un’elevata mole di riconteggi che recepiscono le variazioni intervenute sul valore Isee e nel nucleo familiare oltre che gli interventi normativi che ne hanno modificato la disciplina.

Le operazioni di ricalcolo, che comunque hanno interessato una platea contenuta di utenti rispetto al numero complessivo di assegni erogati mensilmente, sono di fatto terminate e sono in corso, proprio in queste ore, i pagamenti per il mese di maggio. Tutto ciò ha portato a registrare un leggero slittamento rispetto alle date previste.

Va detto che i conguagli sono prevalentemente positivi (quindi a credito per le famiglie): 512 mila famiglie riceveranno un’erogazione aggiuntiva, per una erogazione in più da parte di Inps pari a circa 140 milioni di euro. In media, il conguaglio a credito comporterà circa 272 euro in più a famiglia. Invece, le ipotesi di recupero sono più limitate e riguardano 378 mila nuclei familiari, per un totale di 15 milioni di euro. In media in questo casi ci sarà una decurtazione dell’assegno di 41 euro.

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Ricordiamo ai nostri lettori che le finestre di pagamento sono due: dal 10 al 20 di ogni mese, viene corrisposto l’importo degli assegni che non hanno subito variazioni rispetto al mese precedente mentre dal 20 al 30 di ciascun mese (e siamo di fatto in questa finestra) quello per le nuove domande pervenute nel mese precedente e per gli assegni che – rispetto al mese precedente – subiscono variazioni. In pratica, i nuclei beneficiari di un assegno unico che è stato oggetto di ricalcolo, anche se ricevevano solitamente l’assegno nel corso della prima finestra di pagamento, questo mese lo riceveranno tra il 20 e il 30 del mese.

«Chiediamo più rispetto però per le famiglie. Se è vero, come ha giustificato l’Inps, che la causa è nei conguagli che stanno rallentando l’accredito delle somme spettanti, perché le verifiche non sono state fatte per tempo?», aggiunge Bordignon del Forum.

L’Inps, proprio sul punto, dichiara di essere al lavoro per risolvere il problema: «A marzo dello scorso anno – racconta Caridi di Inps – siamo partiti di corsa con le erogazioni, la misura era sperimentale. I conguagli non potevano che essere fatti su base annuale. Ora abbiamo chiesto ai nostri uffici tecnici di rivedere il processo per evitare il maxi conguaglio annuale e fare in modo che le modifiche vengano assorbite subito, dal mese successivo rispetto a quando vengono inserite nel sistema».

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L’esito dei conguagli

Nelle prossime ore, comunque, gli utenti interessati dai conguagli riceveranno una specifica comunicazione (un sms e/o una e-mail) che li informerà dell’avvenuta variazione. Dal 10 giugno, comunque, potranno visualizzare le modalità di ricalcolo anche nella procedura dell’assegno unico, accendendo sul sito Inps con le proprie credenziali.

Tra le motivazioni che possono aver dato luogo al ricalcolo c’è ad esempio la liquidazione degli importi relativi alla settima e ottava mensilità di gravidanza, sulla base del valore dell’Isee presentato entro 120 giorni dalla nascita del figlio. Oppure sono stati adeguati gli importi legati a Isee difformi, cioè elaborati e poi dichiaranti discordanti dalla sede Inps di riferimento.

Stop alle cessioni dei crediti, ma restano vivi e convenienti i bonus casa.

Sono diverse le tipologie di bonus casa riconosciuti nel 2023. Oltre al principale bonus ristrutturazione, troviamo in prima linea il bonus condizionatori ed il bonus tende da sole.

Il bonus condizionatori 2023 è un’agevolazione che può essere fruita con o senza ristrutturazione e consente di accedere a una detrazione fiscale che va dal 50 al 65 per cento.

Dall’ecobonus, fino al bonus ristrutturazioni, i climatizzatori possono rientrare in diverse categorie di detrazione IRPEF, secondo i requisiti specificati dalla normativa in materia di manutenzione e risparmio energetico.

Bonus condizionatori 2023 al 65 o al 50 per cento: come funziona? Requisiti e beneficiari

Nell’ambito delle agevolazioni fiscali per i lavori edilizi, l’acquisto del condizionatore rientra tra le spese agevolabili in relazione a diverse detrazioni fiscali.

Pur non essendovi uno specifico bonus condizionatori, le possibilità di risparmio per chi intende effettuare un nuovo acquisto – con o senza ristrutturazione – sono numerose.

I climatizzatori possono essere portati in detrazione fiscale al 50 per cento accedendo al bonus ristrutturazione o al bonus mobili.

La sostituzione dell’impianto esistente con uno ad alta efficienza energetica consente inoltre di fruire dell’ecobonus del 65 per cento.

In ogni caso si ricorda che per effetto delle novità previste dal Decreto legge n. 11/2023 è stata cancellata la possibilità di fruire della cessione del credito o dello sconto in fattura per gli interventi non avviati alla data del 17 febbraio 2023. Salvo quindi la salvaguardia per i lavori iniziati prima dell’entra in vigore della stretta alle due opzioni, l’unica via per fruire del bonus condizionatori è la detrazione fiscale spalmata su più annualità.

Bonus condizionatori 2023 al 50 e 65 per cento con o senza ristrutturazione

L’acquisto del condizionatore può essere portato in detrazione fiscale nell’ambito del bonus ristrutturazioni, che consiste in una detrazione fiscale del 50 per cento fino ad un massimo di 96.000 euro di spesa.

Tra le spese detraibili vi sono anche quelle di risparmio energetico e la spesa relativa al condizionatore vi rientra in caso di nuova installazione di un condizionatore a pompa di calore.

L’accesso alla detrazione fiscale del 50 per cento è quindi subordinato:

  • all’installazione di un condizionatore a pompa di calore, che consente la climatizzazione sia estiva che invernale (su questo aspetto si consiglia di consultare le specifiche tecniche del climatizzatore che si intende acquistare);
  • al pagamento mediante bonifico parlante, all’interno del quale bisognerà indicare la causale del versamento con il riferimento normativo, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il codice fiscale o la partita IVA del beneficiario del pagamento.

È possibile ottenere il bonus condizionatori 2023 anche accedendo all’ecobonus con detrazione al 65%.

In tal caso, è tuttavia necessario che la spesa sia sostenuta per climatizzatori dotati di pompa di calore ad alta efficienza, acquistati in sostituzione di precedenti impianti.

Il limite massimo di spesa sul quale calcolare la detrazione è pari a 30.000 euro, ma tra i requisiti da rispettare è necessario che l’impianto garantisca un coefficiente di prestazione (COP/GUE) e, qualora l’apparecchio fornisca anche il servizio di climatizzazione estiva, un indice di efficienza energetica (EER) maggiore o uguale ai pertinenti valori minimi, fissati nell’allegato F al D.M. 6.08.2020.

La detrazione fiscale in dichiarazione dei redditi è quindi l’unica via per beneficiare del bonus condizionatori e, nel dettaglio, si potrà recuperare in 10 quote annuali di pari importo.

In qualsiasi caso si ricorda infine che l’acquisto e l’installazione di climatizzatori rientra tra le spese per le quali è necessario l’invio della comunicazione all’ENEA con il dettaglio dell’intervento eseguito.

Bonus tende da sole

Possono beneficiare di questa detrazione coloro che abbiano sostituito o installato schermature solari che comportano un miglioramento energetico dell’immobile. Per beneficiare di questa agevolazione non occorre l’acquisto degli infissi. Il bonus può essere richiesto anche per più tende da sole in immobili diversi se fanno riferimento ad un unico proprietario.

Bonus Tende Da Sole: Di Cosa Si Tratta?

Il bonus tende da sole è un’agevolazione fiscale prevista per l’acquisto e la posa in opera di schermature solari o chiusure tecniche mobili oscuranti. Come già il legislatore ha operato in altri contesti, esso si sostanzia in una detrazione fiscale, pari al 50% delle spese totali sostenute. Del suddetto potrai, invero, beneficiare entro certi limiti di spesa. Il massimo di detrazione ammissibile è pari a 60.000 euro per unità immobiliare.

Dunque, potrà essere impiegato anche nella ristrutturazione di più immobili, appartenenti al medesimo proprietario, ma non necessariamente su un unico edificio. La cifra massima resta sempre intesa per singola abitazione.

Per poter aver accesso alla detrazione il lavoro deve essere stato effettuato su un edificio esistente, ossia accatastato o con richiesta di accatastamento in corso, e in regola con il pagamento di eventuali tributi”. Ne hanno diritto i contribuenti che sostengono le spese di riqualificazione energetica, sono proprietari di singole unità immobiliari residenziali o di parti comuni di edifici residenziali.

E’ possibile beneficiare del bonus soltanto se sono rispettate alcune caratteristiche tecniche. Le schermature devono essere applicate in modo solidale con l’involucro edilizio e non liberamente montabili/smontabili dall’utente; a protezione di una superficie vetrata; installate all’interno o all’esterno della superficie vetrata. Inoltre, esse devono essere orientate da est a ovest passando per sud. Sono dunque escluse nord, nord-est e nord-ovest.

Chi Può Presentare Domanda?

Non tutti potranno però accedere all’incentivo in questione. Il legislatore, oltre ad aver previsto dei limiti quantitativi di spesa, ha anche introdotto dei limiti soggettivi.

L’incentivo può, infatti, essere richiesto da coloro che sono:

  • proprietari di singole unità immobiliari residenziali, ivi compresi i familiari come il coniuge, parenti entro il terzo grado;
  • proprietari di parti comuni di edifici residenziali (condomini);
  •  sostengono le spese di riqualificazione energetica;
  • possiedono un diritto reale sulle unità immobiliari costituenti l’edificio.

Quali Tende Sono Detraibili?

Il bonus non può poi essere erogato per qualsiasi tipologia di schermo solare. Infatti, come evidenziato dalla Guida ENEA potrai usufruirne solo con riferimento a determinate categorie quali:

  • Marcate CE, ossia devono rispettare i requisiti standard previsti dall’Unione europea;
  • Mobili;
  • Installate a protezione di superfici vetrate;
  • Installate ad integrazione dei serramenti, o anche solo applicate purché unite all’edificio;
  • Realizzate nel rispetto delle norme in materia di sicurezza ed efficienza energetica;
  • Installate con orientamento a sud, est, ovest, sud-est, sud-ovest.

Non rientrano nel presente incentivo le tende da sole installate con orientamento a nord, nord-est e nord-ovest. Inoltre, sono state individuate anche le tipologie di tende acquistabili con l’incentivo, in particolare:

  • Alla veneziana;
  • Verticali;
  • A rullo;
  • Esterne a bracci pieghevoli o rotanti;
  • Ombreggianti per lucernari e finestre da tetto.

Rientrano tra le spese detraibili anche lo smontaggio e dismissione di analoghi sistemi preesistenti, la fornitura e messa in opera di meccanismi automatici di regolazione e controllo delle schermature, le prestazioni professionali necessarie alle operazioni e le opere provvisionali e accessorie.

Con la Legge di Bilancio 2021 è stato introdotto dal governo il bonus Partita Iva o ISCRO 2023.

L’aiuto economico consiste in un un contributo mensile, da un minimo di 254,75 € ad un massimo di 881,23 € per l’anno 2023, dedicato esclusivamente ai titolari di Partita Iva in possesso di determinati requisiti.

Il Bonus Partite Iva o ISCRO (Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa) è stato emanato in via sperimentale per il triennio dal 2021 al 2023 e sarà erogato per 6 mesi ai possessori di Partita Iva.

Come funziona e quali sono i requisiti

Il Bonus Partite Iva o ISCRO 2023 è un contributo pari al 25%, su base semestrale (6 mesi), dell’ultimo reddito da lavoro autonomo certificato dall’Agenzia delle Entrate.

Se un titolare di Partita Iva ha dichiarato un reddito pari a 5.000 € nel 2020, dovrà dividere questa cifra per 2 per calcolare i guadagni semestrali, cioè 2.500 €.
Da questa cifra, dovrà poi calcolare il 25%: l’importo spettante, quindi, è di 625 € mensili per 6 mesi (2.500 x 25% = 625).

Ad esempio, se l’anno di presentazione della domanda ISCRO è il 2021, all’Agenzia delle Entrate devono risultare i redditi degli anni 2017, 2018, 2019, 2020.

I requisiti necessari per richiedere il bonus Partita Iva o ISCRO 2023, da possedere tutti insieme al momento della presentazione della domanda, sono:

  • essere iscritto alla Gestione Separata INPS;
  • essere titolare di Partita Iva attiva da almeno 4 anni, per l’attività che ha dato titolo all’iscrizione alla gestione previdenziale in corso;
  • non percepire il redditi di cittadinanza(RDC);
  • non percepire nessun trattamento pensionistico o prestazione legata al reddito, come NASPI O DIS-COLL;
  • il reddito percepito deve essere inferiore almeno del 50% rispetto alla media del reddito da lavoro autonomo degli ultimi 3 anni. Ad esempio, per l’anno 2022, il reddito da considerare è quello percepito nell’anno 2021, che deve essere inferiore al 50% della media dei redditi percepiti negli anni 2018, 2019 e 2020*;
  • aver dichiarato, nell’anno precedente alla presentazione della domanda per il 2023, un limite di reddito non superiore a 8.972,04 € per l’anno 2022;
  • essere in regola con i versamenti dei contributi previdenziali.

Facciamo un esempio pratico:

  • l’anno di richiesta del bonus Partite Iva o ISCRO è 2022;
  • il reddito percepito da considera è dell’anno 2021, pari a 6.000 €;
  • i redditi dei 3 anni al precedenti al 2021 sono:
2020 13.000,00 €
2019 17.000,00 €
2018 19.000,00 €
Somma 49.000,00 €
Media dei 3 anni 16.333,33 €
50% della media 8.166,66 €

Il requisito di reddito è soddisfatto poiché il reddito dell’anno 2021, di 6.000 €, è inferiore a 8.1666,66 € (50% della media redditi dei tre anni 2020-2019-2018).

E’ stato confermato anche per il 2023 il bonus vacanze Sicilia che consente, a coloro che desiderano trascorrere le proprie vacanze da sogno nella meravigliosa isola mediterranea, di ricevere una serie di sconti e agevolazioni. Il contributo economico è disponibile grazie al progetto See Sicily, promosso dalla Regione Siciliana, istituito con la Delibera di Giunta regionale 325 del 2020 e rinnovato anche nel 2023 con la Delibera n. 136 del 23 marzo 2022: il progetto prevede uno stanziamento di 79 milioni di euro.

Cos’è e come funziona

Il bonus vacanze Sicilia è un voucher destinato a chi prenota un soggiorno di almeno tre notti nel territorio siciliano (sono comprese anche le isole minori). Nello specifico, consente di usufruire di un pernottamento gratis ogni tre, fino a un massimo di due notti in regalo, in una delle strutture che si sono rese disponibili alle convenzioni.

Il cliente ha anche la possibilità di ricevere in regalo un servizio turistico a scelta tra escursioni, tour guidati e immersioni. È previsto, tra l’altro, anche uno sconto del 50% sul costo dei biglietti di voli nazionali e internazionali, di traghetti, navi e aliscafi con destinazione la Sicilia o le isole minori.

Per accedere agli sconti è necessario scegliere una delle agenzie o tour operator abilitati e acquistare almeno 2 pernottamenti in Sicilia. La terza notte, quella gratuita, sarà offerta in una delle strutture ricettive che hanno aderito al progetto SeeSicily. Si possono trovare al sito di Visitsicily.info

Che cos’è il Bonus vacanze Piemonte?

Il Bonus vacanza Piemonte è un’iniziativa che permette di ottenere uno sconto se si decide di soggiornare nella Regione Piemonte. Nello specifico, si tratta di buoni per pernottare 4 notti, di cui 2 notti gratis, o per ottenere un servizio turistico a metà prezzo.

Il Bonus vacanza Piemonte è gestito dai Consorzi turistici regionali, insieme a FinPiemonte, che avevano introdotto questa iniziativa nel 2022. Lo scopo era quello di rilanciare il settore del turismo nella Regione, ancora in crisi post pandemia.

Grazie al successo riscontrato lo scorso anno, il bonus è stato prorogato fino al 30 giugno 2023, con possibilità di ulteriore proroga. Infatti, le risorse stanziate per i voucher vacanze Piemonte sono pari a 1.200.000 euro, distribuite tra i vari consorzi aderenti all’iniziativa.

Con il Bonus vacanze in Piemonte, infatti, i visitatori potranno conoscere tutte le mete turistiche e artistiche del territorio, che offre diverse opzioni per soddisfare i gusti di tutti. Cittàborghi d’artemontagnelaghi e tanto altro: il Piemonte è una regione che ha molto da offrire!

Bonus vacanze Piemonte: a chi spetta?

Il Bonus vacanze Piemonte è rivolto a tutti i cittadiniitaliani e stranieri. Infatti, questa iniziativa mira a promuovere il turismo proveniente da tutto il mondo.

Pertanto, non sono richiesti requisiti anagrafici o reddituali, in quanto chiunque può usufruire del bonus rivolgendosi a uno dei consorzi facenti parte del progetto.

Voucher vacanze Piemonte: come funziona?

Il Bonus vacanze Piemonte permette di acquistare per se stessi o di regalare un voucher per le prossime vacanze nella Regione Piemonte.

In particolare, le persone interessate possono scegliere tra le seguenti tipologie:

  1. voucher vacanza per soggiornare in Piemonte 4 notti al prezzo di 2. Infatti, unanotte viene offerta dalla Regione Piemonte, una notte dalla struttura alberghiera e le altre due notti vengono pagate dall’ospite. Se si decide di soggiornare per 14 o più notti, l’offerta raddoppia: le notti in regalo saranno 4;
  2. servizi turistici in loco scontati fino al 50%, come escursioni, canoa, rafting, attività alpiniste e altre attività all’aria aperta. Nello sconto è compreso anche il noleggio attrezzature e il trasporto persone e/o bagagli;
  3. voucher esperienza per attività specifiche, scontati del 50%. Qui vi rientrano le visite guidate e i pacchetti relax e wellness.
Importante
I servizi turistici e i “voucher esperienza” possono essere acquistati singolarmente o insieme ai voucher vacanza pernottamenti.

Importo dei voucher

I voucher vacanze Piemonte prevedono uno sconto del 50% o due notti in regalo, a seconda della tipologia scelta. A seconda del pacchetto vacanza scelto, però, ci sono le seguenti soglie massime di spesa:

  • 300 euro per pernottare in camera doppia; 150 euro a persona, nel caso di camera singola;
  • 150 euro di sconto per il servizio turistico in loco, che corrisponde alla metà del prezzo del serio stesso. In questo caso, il valore minimo di spesa è di 100 euro.

Strutture che accettano il Bonus vacanze Piemonte

Le strutture ricettive e alberghiere che accettano il Bonus vacanze Piemonte sono quelle che in precedenza hanno aderito all’iniziativa e preso accordi con i Consorzi turistici.

Questi ultimi, infatti, prendono accordi con gli operatori turistici e con le strutture ricettive, per decidere la quantità di voucher da mettere a disposizione per l’iniziativa.

Insieme decidono anche i periodi di utilizzo e di esclusione dei buoni, in modo da incentivare quei periodi di minor flusso turistico, favorendo la destagionalizzazione. Infine, i consorzi si impegnano a gestire le prenotazioni e il flusso di informazioni ai turisti.

L’elenco delle strutture aderenti è presente nel sito web Visit Piemonte.

Bonus vacanze Piemonte: come richiederlo?

I voucher vacanze Piemonte sono acquistabili attraverso i siti dei Consorzi o sul sito ufficiale Visit Piemonte. In alternativa, è possibile contattare telefonicamente il Consorzio scelto.

Nello specifico, i voucher servizi turistici sono acquistabili dal 14 luglio 2022 presso:

Il Decreto Lavoro approvato in data 1 maggio 2023 dal consiglio dei ministri ha introdotto una serie di novità sull’assegno unico, sia per gli importi percepiti che per le date di pagamento.

Come sappiamo, l’Assegno Unico è la misura più richiesta dalle famiglie italiane e lo confermano anche i dati diffusi dall’Osservatorio sull’assegno unico e universale.

Dal comunicato diffuso salta subito all’occhio che soltanto nel primo anno di vita del contributo sono stati erogati circa 16 miliardi di euro ai nuclei richiedenti: 13 miliardi erogati nel 2022 e 3 miliardi nei primi due mesi del 2023.

Durante questo anno sono modificate le cifre erogate: l’assegno medio nel 2022 si è attestato intorno ai 146 euro per figlio a carico mentre nei primi mesi del 2023 la cifra è salita a 165 euro.

Ecco i nuovi importi

Tra le modifiche apportate, la prima è stata l’estensione ai genitori vedovi della maggiorazione prevista per i nuclei familiari in cui entrambi i genitori siano lavoratori.

Tale provvedimento prevede una maggiorazione di 30 euro per le famiglie con minori in cui entrambi i genitori lavorano e sono titolari di reddito da lavoro: tale maggiorazione viene riconosciuta in maniera piena con ISEE fino a 15.000 euro riducendosi gradualmente se i livelli ISEE siano superiori.

Nel Decreto Lavoro dunque si riconosce la maggiorazione anche ai minori che fanno parte di nuclei familiari in cui è presente un solo genitore lavoratore nel caso in cui l’altro risulti deceduto.

Tale maggiorazione spetterebbe a circa 80.000 minori: 60.000 orfani di padre e circa 20.000 di madre.

Inoltre a maggio, l’importo dell’Assegno Unico aumenterà dell’8,1% conseguente ad un aumento dell’inflazione.

Con il nuovo adeguamento inflazionistico cambiano importi e cambiano soglie ISEE.

Ai beneficiari spetteranno 189 euro per Isee fino a 16.215 euro, mentre la soglia massima ISEE salirà fino a 43.240 euro, con importo erogato di 54 euro.

Date di pagamento

Da questo mese di maggio 2023 in base alla circolare n. 41 dell’Inps, coloro che beneficiano dell’Assegno Unico e Universale percepiranno la cifra spettante in base a un nuovo calendario:

  • dal 10 al 20 di ogni mese verranno posti in pagamento gli assegni che non  hanno subito variazioni rispetto al mese precedente;

  • dal 20 al 30 del mese, invece saranno messi in pagamento gli assegni dei nuovi richiedenti, ossia di coloro che hanno presentato domanda nel mese precedente e di coloro che hanno mutato le condizioni del nucleo familiare.

La stessa circolare INPS, specifica che il pagamento dell’Assegno Unico avverrà :

  • entro il 22 maggio se la domanda è stata inoltrata entro febbraio;

  • entro fine mese per tutte le domande pervenute a partire da marzo.

Confermato invece l’accredito al 27 del mese per le famiglie che percepiscono anche il reddito di cittadinanza.

Online anche il nuovo simulatore

Già da metà aprile è apparso sul portale dell’INPS il nuovo simulatore degli importi.

A comunicarlo lo stesso ente con messaggio n. 1256 del 3 aprile, nella quale è stato comunicato il rilascio del nuovo simulatore.

Il bonus genitori separati prevede l’erogazione di 800 euro mensili a favore delle famiglie che hanno subito delle riduzioni reddituali a causa dell’emergenza sanitaria.

Nello specifico potranno accedere al sostegno coloro che hanno avuto problemi economici tra marzo 2020 e marzo 2022. E che, per tali problematiche economiche, non hanno potuto versare l’assegno di mantenimento all’ex coniuge.

Si tratta quindi di una misura creata a sostegno delle famiglie i cui genitori siano divorziati, a causa della pandemia hanno perso il posto di lavoro o lo hanno visto ridurre.

Come funziona il bonus

L’agevolazione prevede un erogazione totale di 9.600 euro, 800 euro al mese che verranno erogati per dodici mesi, ma secondo le disposizioni normative l’agevolazione verrà erogata in un’unica soluzione.

In particolare, la misura è pensata per i genitori che hanno subito gravi perdite economiche derivanti dalla pandemia. Chi ha registrato una riduzione dell’attività lavorativa tale da non poter pagare l’assegno di mantenimento al coniuge potrà richiedere l’agevolazione.

Il Governo ha stanziato 10 milioni di euro. L’agevolazione è prevista fino ad esaurimento fondi.

Chi può richiedere il bonus genitori separati da 800 euro?

Hanno diritto a chiedere il bonus in questione i nuclei familiari nei quali sono presenti figli minori. Inoltre, sono stati stabiliti anche dei requisiti economici, quali una riduzione del reddito di almeno il 30% rispetto al periodo precedente alla pandemia. Il reddito, nel periodo tra marzo 2020 e marzo 2022, oltre a rispettare il requisito precedente non può poi essere superiore a 8.174 euro.

Infine, ovviamente, bonus può essere richiesto solamente se, dall’8 marzo 2020 al 31 marzo 2022, il genitore che avrebbe dovuto pagare il mantenimento all’ex coniuge non ha potuto effettuare i dovuti versamenti, in toto o in parte.

Grazie al bonus genitori separati, 800 euro verranno concessi anche nel caso in cui uno dei figli sia affetto da disabilità, anche nel caso di maggiorenni.

L’assegno mensile da 800 euro verrà erogato al coniuge che avrebbe dovuto percepire il mantenimento, a patto che sia convivente con i figli, minorenni o disabili.

Come si richiede il bonus?

Il bonus genitori separati 800 euro viene gestito dall’INPS, di concerto con il Dipartimento per le politiche della famiglia.

Per inoltrare la domanda si attendono informazioni specifiche dall’Inps dato che mediante la piattaforma ufficiale dell’INPS non è ancora possibile inoltrare la richiesta.

In ogni caso, all’interno del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri datato 23 agosto 2022 sono state già disposte tutte le istruzioni operative, nonché i requisiti che abbiamo già avuto modo di analizzare e che danno acceso all’agevolazione.

Quale documentazione trasmettere?

Ai fini della richiesta dovranno essere presentati innanzitutto i redditi dei due ex coniugi. Si dovranno poi quantificare e dichiarare gli importi relativi al mancato mantenimento. Infine, sarà necessario attestare un calo del 30% del reddito del coniuge tenuto a pagare il mantenimento, nel periodo tra l’8 marzo 2020 ed il 31 marzo 2022 e per cause legate alla pandemia.

Verranno inoltre richiesti, l’IBAN di accredito del contributo e la copia della sentenza di separazione.

L’intelligenza artificiale (AI, Artificial intelligence) è una tecnologia informatica che sta rivoluzionando il modo con cui l’uomo interagisce con la macchina, e le macchine tra di loro.

Si definisce intelligenza artificiale il processo attraverso cui le macchine e i sistemi informatici  simulano i processi di intelligenza umana. Le applicazioni specifiche dell’IA includono sistemi come l’elaborazione del linguaggio naturale, il riconoscimento vocale e la visione artificiale.

L’intelligenza artificiale fornisce ad un robot qualità di calcolo che gli permettono di compiere operazioni e “ragionamenti” complessi, fino a poco tempo fa caratteristiche esclusive del ragionamento umano, in poco tempo.

Grazie all’intelligenza artificiale è possibile (almeno questo l’obiettivo ultimo) rendere le macchine in grado di compiere azioni e “ragionamenti” complessi, imparare dagli errori, e svolgere funzioni fino ad oggi esclusive dell’intelligenza umana. Oggi in Italia e nel mondo l’intelligenza artificiale viene utilizzata in azienda e non solo, per svolgere compiti che all’uomo richiederebbero molto tempo.

Cosa si intende con Intelligenza Artificiale?
Intelligenza artificiale è una sezione di linguistica informatica e informatica che si occupa della formalizzazione di problemi e compiti simili a quelli eseguiti da una persona.

Al giorno d’oggi si tratta di una sotto disciplina dell’informatica che si occupa di studiare la teoria, le tecniche e le metodologie che permettono di progettare sia i sistemi hardware che quelli software in grado di elaborare delle prestazioni elettriche che simulano una pertinenza dell’intelligenza umana. Il risultato del lavoro dell’intelligenza artificiale non dev’essere difficilmente distinguibile da quello svolto da un umano con delle specifiche competenze.

Come funziona l’IA?
Spesso quando si parla o si scrive di intelligenza artificiale ci si riferisce a una delle componenti come l ‘apprendimento automatico. Per avere a che fare con l’AI è necessario che siano presenti sia componenti hardware sia software specializzati per la scrittura e l’addestramento degli algoritmi di apprendimento automatico.

I linguaggi di programmazione, invece, non sono sinonimo di intelligenza artificiale ma intervengono a costruire sistemi informatici e sono molto diffusi come Python, R e Java.

Questo aspetto della programmazione dell’intelligenza artificiale si concentra sull’acquisizione di dati e sulla creazione di regole per trasformare i dati in informazioni utilizzabili. Le regole, chiamate algoritmi, forniscono ai dispositivi informatici istruzioni passo dopo passo su come completare un compito specifico.

La programmazione dell’intelligenza artificiale necessita di tre abilità cognitive:

apprendimento,
ragionamento,
autocorrezione.

In generale, i sistemi di IA funzionano grazie al fatto che riescono a processare enormi quantità di dati. In questo modo creano correlazioni e modelli usati per fare previsioni . Questo processo consente a un chatbot di produrre scambi di informazioni realistici o a uno strumento a imparare a riconoscere le immagini.

5 pro dell’intelligenza artificiale

• L’intelligenza artificiale completa le attività di routine con facilità.
Molte delle attività che completiamo ogni giorno sono ripetitive. Questa ripetizione ci aiuta a incominciare un flusso di lavoro di routine positivo, ma spesso ci vuole anche molto tempo. Con l’AI, le attività ripetitive possono essere automatizzate, perfezionando con precisione l’apparecchiatura al fine di funzionare per lunghi periodi di tempo per completare il lavoro.
• L’intelligenza artificiale può funzionare indefinitamente.
I lavoratori umani sono in genere operativi per 8-10 ore di produzione ogni giorno, mentre l’intelligenza artificiale può continuare a funzionare per un periodo di tempo indefinito. Finché è disponibile una risorsa di energia e l’attrezzatura è adeguatamente curata, le macchine di intelligenza artificiale non sperimentano gli stessi cali di produttività che i lavoratori umani soffrono quando si stancano alla fine della giornata.
• L’intelligenza artificiale fa meno errori.
L’intelligenza artificiale è importante in settori in cui l’accuratezza e la precisione sono la priorità assoluta. Quando non vi sono margini di errore, queste macchine sono in grado di scomporre costrutti matematici complicati in azioni pratiche più rapidamente e con maggiore precisione rispetto ai lavoratori umani.
• L’intelligenza artificiale ci aiuta a esplorare.
Ci sono molti posti nel nostro universo dove sarebbe pericoloso, se non impossibile, cercare una via d’esplorazione. L’intelligenza artificiale ci consente di saperne di più su questi luoghi, favorendo il nostro database di conoscenza delle specie. Possiamo esplorare le parti più profonde dell’oceano, viaggiare verso pianeti inospitali e persino trovare nuove risorse da consumare grazie a questa tecnologia.
• L’intelligenza artificiale può essere utilizzata da chiunque.
Esistono diversi modi in cui la persona media può sfruttare i benefici dell’AI giorno per giorno. Nelle case smart alimentate dall’intelligenza artificiale, il termostato e la regolazione energetica aiutano a ridurre la bolletta mensile. La realtà aumentata consente ai consumatori di visualizzare gli oggetti nella propria casa senza prima acquistarli. Un’AI applicata correttamente permette alla nostra percezione della realtà di essere migliorata, creando un’esperienza personale positiva.

5 contro dell’intelligenza artificiale

• L’intelligenza artificiale ha un costo elevato.
Una nuova intelligenza artificiale è costosa da costruire. Anche se i costi stanno diminuendo, per uno sviluppo individuale si possono comunque raggiungere i 200.000 euro per un’intelligenza artificiale di base. Per le piccole imprese che operano con margini ristretti o con un capitale iniziale basso, può essere difficile trovare i fondi necessari per approfittare dei benefici apportati dall’AI. Per le aziende più grandi, il costo di questa tecnologia può essere anche più elevato a seconda dell’ambito del progetto.
• L’intelligenza artificiale ridurrà le opportunità di lavoro.
Se ci saranno posti di lavoro guadagnati grazie all’intelligenza artificiale, ci saranno anche posti di lavoro persi a causa sua. Qualsiasi occupazione che presenta compiti ripetitivi come parte delle sue funzioni è a rischio di sostituzione da parte di un’intelligenza artificiale in futuro.
• L’intelligenza artificiale avrà il compito di prendere le proprie decisioni.
Una delle maggiori minacce che affrontiamo con l’AI è il suo meccanismo decisionale. Un’intelligenza artificiale è intelligente e ragionata quanto le persone responsabili della sua programmazione iniziale. Ciò significa che potrebbe esserci un certo pregiudizio all’interno dei meccanismi quando è il momento di prendere una decisione importante. Per esempio, nel 2014, una sparatoria negli USA ha indotto le persone minacciate a chiamare Uber per fuggire dall’area. Invece di riconoscere la situazione pericolosa, l’algoritmo usato da Uber ha visto un picco della domanda, decidendo quindi di aumentare i prezzi.
• L’intelligenza artificiale manca di creatività.
Siamo in grado di programmare robot per eseguire attività creative, ma questi non sono in grado di programmare a loro volta sistemi originali.
La nostra attuale intelligenza artificiale corrisponde alla creatività del suo creatore e, poiché manca la creatività, tende a mancare anche l’empatia. Ciò significa che la decisione di un’intelligenza artificiale si basa su quale sia la migliore soluzione analitica possibile, che non sempre potrebbe essere quella corretta da prendere.
Tutto ciò porta a vari dilemmi incontrati, per esempio, nei veicoli a guida automatica: se un pedone decide di attraversare all’improvviso, la macchina non ha la facoltà di decidere quale sarebbe la soluzione migliore fra frenare (danneggiando gli occupanti), sterzare (mettendo in pericolo entrambi le parti) o proseguire (minacciando il pedone).
• L’intelligenza artificiale può mancare di miglioramento.
Un’intelligenza artificiale può essere in grado di cambiare il modo in cui reagisce in determinate situazioni proprio come un bambino smette di toccare una stufa calda dopo essersi preso una scottatura. Ciò che non fa è alterare le sue percezioni, risposte o reazioni in caso di cambiamento di un ambiente. Nell’AI è presente l’incapacità di distinguere determinati tipi di informazioni osservati, oltre i dati generati da tale osservazione diretta.

Il pericolo maggiore

Inoltre secondo gli esperti, l’intelligenza artificiale potrebbe prendere il posto di milioni di lavoratori. E Ibm è una delle prime grandi aziende pronta ad agire di conseguenza. Come ha spiegato il CEO Arvind Krishna a Bloomberg, il colosso dell’informatica prevede di sospendere le assunzioni per i ruoli che potrebbero essere sostituiti dall’intelligenza artificiale nei prossimi anni.Krishna ha dichiarato che il ritmo delle assunzioni rallenterà o verrà addirittura sospeso nei ruoli back-office come le risorse umane. Il ceo di Ibm ha specificato che il 30% di queste professionalità non a contatto con i clienti potrebbero essere sostituito dall’ia e dall’automazione in cinque anni. Questo tipo di lavoratori, ha chiarito il ceo, sono circa 26.000. Ciò comporterebbe il taglio di circa 7.800 posti di lavoro.

Fai il 730 precompilato o ti rivolgi ad un professionista o ad un Caf? Conserva sempre le copie o, ancora meglio, gli originali degli oneri detraibili. Ecco il perchè.

Quando si presenta il Modello 730, ricordati sempre che si deve conservare la documentazione comprovante i requisiti e le spese che danno diritto a detrazioni ai crediti d’imposta in dichiarazione dei redditi perché, pur quando ci si rivolge a un professionista o CAF, la responsabilità di eventuali errori ricade sul contribuente.

Se si sceglie di fare in autonomia, tramite il modello 730 precompilato, i documenti da conservare riguardano soprattutto i dati modificati, mentre su quelli già indicati nel modello e accettati, non è previsto ulteriore controllo fiscale.

Documenti da conservare

Per quanto riguarda la documentazione sul reddito, il documento di riferimento è la Certificazione Unica in relazione a redditi da lavoro dipendente e assimilato, da lavoro autonomo e per redditi diversi, mentre la Certificazione CUPE riguarda i redditi di capitale.

Di norma, chi accetta la precompilata non subisce controlli e trova già tutte le spese inserite in dichiarazione oppure indicate in apposito elenco (si tratta anche di spese non calcolate, che vanno inserite a mano dopo aver verificato l’effettivo diritto), qualora sia necessario per qualunque motivo verificare il requisito allo sgravio.

Chi modifica o integra la sezione, soprattutto con spese non presenti in quelle note al Fisco, deve assolutamente conservare i documenti che certificano quanto si va a dichiarare.

Spese mediche e sanitarie

Le spese sanitarie, per essere detratte, devono essere effettuate con pagamento elettronico tracciabile (tranne poche eccezioni) e bisogna conservare i documenti commerciali e le fatture per chi presenta il 730 cartaceo o per chi inserisce nuove voci di spesa nella precompilata.

Le spese per i farmaci vanno documentate tramite fattura o scontrino parlante rilasciato dal farmacista o dal rivenditore presso il quale è stata acquistato il prodotto, che contiene la sigla relativa alla tipologia di farmaco (medicinale con o senza ricetta, prodotto omeopatico, e via dicendo), un codice alfanumerico sul prodotto acquistato, la quantità, il codice fiscale del destinatario.

Le prestazioni del medico generico vanno documentate da fattura, sufficiente anche per visite relative al rilascio di certificati medici (uso sportivo, malattia, patente). Per le visite specialistiche la situazione è più complessa: per ogni tipologia di prestazione sono previsti controlli diversi, che possono andare dalla semplice fattura alla prescrizione medica, ad attestazioni specifiche.

Bonus casa

La documentazione relativa al mutuo casa cambia in base alla destinazione d’uso (prima casa o altro immobile), all’anno d’acquisto, alla tipologia di mutuo, all’esistenza o meno di una ristrutturazione edilizia, al venditore (cooperativa, azienda edile). La banca che eroga un mutuo i cui interessi sono detraibili, invia il dato al Fisco, che lo inserisce nella precompilata.

In linea di massima, la destinazione d’uso va autocertificata (ad esempio, in relazione al fatto che l’immobile acquistato è adibito ad abitazione principale). Così come nel caso in cui il mutuo copra sia l’acquisto sia la ristrutturazione dell’immobile, bisogna autocertificare la somma attribuibile all’una o all’altra casistica.

Bonus edilizi

Bisogna conservare le abilitazioni amministrative, le fatture sulle spese sostenute, la ricevuta di bonifico, la dichiarazione dell’amministratore condominiale. Ci sono poi documentazioni specifiche per i diversi casi (cessione con diritto alla detrazione in capo al cedente, lavori iniziati prima del 2011).

Spese di istruzione

Si conservano le ricevute di pagamento, separatamente da quelle per l’eventuale mensa (con riportata in causale l’indicazione precisa, il nome della scuola e quello dello studente) o spese per le gite scolastiche.

Previdenza complementare

Il documento di riferimento è la Certificazione Unica ma bisogna conservare anche la ricevuta di versamento dei contributi. Nel caso in cui riguardino un familiare a carico, il riferimento è la sua dichiarazione dei redditi (se c’è), oppure oltre ai documenti sopra citati un’autocertificazione sul fatto che la spesa non è già stata dedotta, o sarà dedotta solo in una determinata misura.