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Partita iva per influencer: quale regime fiscale e quante tasse si pagano?

Regime forfettario per influencer

Vista come una delle professioni nuove nate grazie al mondo digitale, la figura dell’influencer si è ormai affermata a tutti gli effetti. Chi svolge questo tipo di attività in maniera continuativa e abituale, ha necessità di aprire la Partita IVA, Codice composto da 11 cifre che identifica precisamente una determinata impresa. La sequenza numerica è preceduta dalla sigla identificativa del Paese in cui si esercita l’attività d’impresa e adottare il Regime fiscale. Il Regime fiscale rappresenta l’insieme di documenti e comportamenti da tenere, previsti dalla normativa, che garantiscono il rispetto delle regole fiscali. Nell’ordinamento italiano sono presenti un regime che più fa al caso tuo.

Tra i Regimi che puoi scegliere, il regime forfettario potrebbe essere quello più conveniente per te, ma devi assicurarti di non rientrare in nessuna causa di esclusione. Nel seguente articolo andiamo ad analizzare i vari aspetti di questo Regime, al fine di fornirti una panoramica completa e guidarti al meglio nella tua scelta.

Codice Ateco per influencer

Prima di aprire la tua Partita Iva presso un professionista abilitato, è necessario individuare il codice ATECO- Esso è un codice alfanumerico assegnato nel momento in cui si apre una Partita Iva ed è specifico per la tipologia di attività che si che identifica la tua attività. Essendo quella dell’influencer un’attività nata recentemente, non c’è ancora un Codice Ateco ad hoc che la qualifica, ma la tua scelta dovrà ricadere tra i seguenti:

  • 73.11.01 – Ideazione di campagne pubblicitarie
  • 73.11.02 – Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari.
  • 74.90.99 – Altre attività professionali nca.

Tutti questi Codici Ateco hanno come coefficiente di redditività pari al  78%. Tale coefficiente è fondamentale nel Regime forfettario, perché applicato ai ricavi per la cessione di beni o la prestazione di servizi, che caratterizzano l’attività d’impresa. che hai conseguito nell’anno, ti fornisce il reddito imponibile.

Il reddito imponibile è la base sulla quale si calcolano imposte e contributi da versare. Nel Regime Forfettario, il reddito imponibile si ottiene dall’applicazione del coefficiente di redditività sul volume di affari.

Calcolo dell’imposta per influencer in Regime forfettario

Se decidi di adottare il forfettario per la tua attività di influencer, sarai soggetto ad un’un’unica imposta sostitutiva del 15%

Se hai appena aperto la Partita Iva, puoi ottenere la riduzione dell’imposta al 5% per i primi 5 anni ma a certo condizioni precise. Tale imposta è detta sostitutiva perché va proprio a sostituire le classiche imposte del regime ordinario.

Ti riportiamo qui di seguito un esempio, supponendo che i tuoi ricavi come influencer ammontino a 20.000 euro e tu non abbia i requisiti per accedere alla riduzione dell’imposta al 5%.

Vediamo insieme alcuni esempi pratici:

Ricavi: 20.000 euro
Coefficiente di redditività: 78%
Reddito imponibile: 15.600 euro (20.000 x 78%)

Imposta sostitutiva € 15.600 x 5%= 780 euro

Calcolo dei contributi per influencer in Regime forfettario

I contributi che dovrai versare variano a seconda che tu abbia aperto la Partita Iva come influencer sono i seguenti:

  • Se il tuo reddito va da 0 a 15.953euro, dovrai versare circa 3.840 euro di contributi fissi;
  • Se il tuo reddito, invece, supera i 15.953 euro, oltre i contributi fissi sul minimale, dovrai versare quelli sul reddito eccedente, con l’aliquota del 24,09%.

Potrai inoltre richiedere la riduzione del 35% dei contributi inps , con la possibilità però di vederti ridotte anche le settimane accreditate ai fini pensionistici.

Se invece hai aperto la Partita Iva come influencer Professionista, dovrai iscriverti alla gestione separata inps e versare i contributi nella percentuale del 25,98% sul tuo reddito imponibile. Questo vuol dire che se un anno i tuoi ricavi saranno pari a zero, non dovrai versare alcun contributo.

Ti riportiamo qui di seguito due esempi, per farti capire meglio il meccanismo della contribuzione.

Influencer Commerciante:

Ricavi: 30.000 euro
Coefficiente di redditività: 78%
Reddito imponibile: 23.400 euro (30.000 x 78%)
Imposta sostitutiva del 5%: 1.170 euro (23.400 x 78%)
Contributi fissi + Contributi eccedenti il minimale: 1.794 euro (23.400 – 15.953 x 24,09%)

Influencer Professionista:
Ricavi: 30.000 euro
Coefficiente di redditività: 78%
Reddito imponibile: 23.400 euro (30.000 x 78%)
Imposta sostitutiva del 5%: 1.170 euro (23.400 x 78%)
Contributi previdenziali del 25,72%: 6.079,32 euro (23.400 x 25,98%)

30 Novembre 2022/0 Commenti/da Francesco Brancato
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/11/download.png 168 300 Francesco Brancato https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.png Francesco Brancato2022-11-30 21:40:462022-12-10 10:31:03Partita iva per influencer: quale regime fiscale e quante tasse si pagano?
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Bonus cinema: cos’è, come funziona e come ottenerlo

La pandemia di Covid-19 ha dato causato gravi danni economici a livello globale, in Italia negli ultimi due anni sono stati erogate diverse indennità con l’obbiettivo di fronteggiare la crisi e aiutare i soggetti, le famiglie e le imprese più in difficoltà. L’ultima proposta in termini di incentivi è il bonus cinema, annunciato nelle scorse ore dal nuovo ministro della Cultura del governo Meloni, Gennaro Sangiuliano.

Con uno stanziamento da 10 milioni di euro l’aiuto economico punta a riportare le persone nelle sale cinematografiche italiane, dando una nuova spinta ad un settore messo in ginocchio negli ultimi quasi tre anni. La somma era stata stabilita dal precedente Ministro della cultura Dario Franceschini nel decreto del 17 maggio 2022, convertito poi in legge il 15 luglio 2022.

Aiutare il comparto della cultura e dello spettacolo italiano a risorgere dopo la pandemia è una mossa necessaria, visti anche gli ultimi dati diffusi dalla SIAE. Si stima, infatti, che nel 2021 il numero totale degli spettatori sia drammaticamente sceso, passando da 306 milioni nel 2019 a 84 milioni, con una spesa al botteghino di 870 milioni di euro circa, rispetto ai 2,7 miliardi registrati l’anno precedente. Ora l’offerta dei film in sala è in crescita, ma non basta: gli spettatori infatti sono aumentati solo del 4,5%.

Bonus Cinema: cos’è e chi può richiederlo

Il bonus cinema proposto dal nuovo governo permetterà a tutti i cittadini di ottenere una riduzione sul prezzo finale del biglietto pari a 3-4 euro. In una una nota del ministero della cultura si legge:

È una goccia nel mare per riportare le persone in sala, ma dalle piccole cose cominciano le grandi.

Lo sconto previsto dal bonus cinema approvato dal neo Ministro Sangiuliano sarà disponibile per tutti i cittadini in possesso dello SPID,  a patto che il costo totale del ticket non superi i 6-7 euro, e verrà applicato direttamente al botteghino prima della proiezione del film scelto fino all’esaurimento dei 10 milioni di euro previsti.

Per ciascun tagliando staccato in un arco temporale di tre mesi, lo Stato riconosce un contributo all’esercente pari a 3 euro. In base a questo meccanismo, il prezzo finale del biglietto richiesto allo spettatore sarà non superiore a 4 euro. – Comunicato Stampa Beni Culturali

Bonus Cinema: come funziona e come richiederlo

Quindi per ottenere il bonus cinema gli spettatori dovranno accedere al sistema di riconoscimento digitale inserendo le proprie credenziali. A questo punto verrà generato un coupon di durata limitata sotto forma di Qr Code, che dovrà essere presentato in cassa per usufruire dell’agevolazione.

Secondo quando dichiarato dal Ministro della Cultura, le sale italiane sono già dotate di tutte le tecnologie necessarie per gestire un meccanismo così strutturato.

27 Novembre 2022/0 Commenti/da Francesco Brancato
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/11/cinema-movie-background-popcorn-filmstrip-clapboard-tickets-movie-time-background_41737-248.jpg 625 626 Francesco Brancato https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.png Francesco Brancato2022-11-27 11:08:102023-01-04 16:06:26Bonus cinema: cos’è, come funziona e come ottenerlo
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Nuova social card 2023: isee in aumento da 7000 a 15000 euro!!!

Una nuova social card arriva nel 2023, secondo quanto disposto nella manovra di bilancio Si tratta della carta risparmio spesa ideata dal governo Meloni, a vantaggio dei redditi più bassi e che prevede buoni spesa per ogni famiglia, vincolati all’acquisto di alcuni prodotti presso negozi convenzionati.

Il principio ricorda il funzionamento della carta acquisti ma con alcune differenze sostanziali. Infatti, la nuova carta risparmio è gestita direttamente da ogni comune e non tramite bonifico bimestrale dall’Inps.

Inoltre, non sono previste limitazioni dal punto di vista anagrafico (la carta acquisti invece è in esclusiva riservata a under 3 e over 65) e la soglia Isee è decisamente più elevata, 15.000 euro, rispetto ai 7.000€ circa previsti dalla carta acquisti.

Addio carta acquisti, arriva la Carta Risparmio Spesa: come funziona

Uno degli obiettivi principali del programma di Governo, è quello di calmierare i prezzi dei beni di prima necessità, visti i rincari generalizzati sull’intero territorio nazionale e l’inflazione dilagante al 12%.

Oltre al taglio dell’Iva, arriva una carta risparmio spesa che servirà in esclusiva per potersi recare al supermercato, o altre tipologie di negozi convenzionati, ma limitatamente ad alcuni prodotti essenziali come pane, pasta, latte o ad esempio articoli per l’igiene personale.

Il funzionamento è in via di definizione, per quanto riguarda la definizione dei negozi da convenzionare. Verosimilmente, sono gli stessi punti vendita a dichiarare di voler aderire al circuito, cercando di calmierare il prezzo su una serie di prodotti ritenuti appunto di vitale importanza per il sostentamento di una famiglia.

Dal momento che la carta è gestita a livello territoriale, è lo stesso comune di residenza che provvederà a indicare quali sono i supermercati e gli esercizi commerciali in genere, presso cui potersi recare per fare la spesa.

Verosimilmente la carta risparmio spesa ingloberà la carta acquisti, così come è avvenuto per l’assegno unico che ha racchiuso sotto un unico cappello, una serie di bonus famiglia esistenti prima della sua entrata in vigore.

Anche in questo caso, la carta verrà ricaricata in maniera periodica ma non sarà più possibile prelevare né utilizzare i soldi per le spese di farmaci. Tutti gli acquisti dunque risulteranno tracciabili, riguardando solo beni di prima necessità.

Carta Risparmio Spesa Isee: redditi bassi fino a 15 mila euro

La grande novità che riguarda l’introduzione di questa nuova social card per il 2023 riguarda l’ampliamento della platea dei beneficiari, dal punto di vista reddituale.

Infatti, ricordiamo che la carta acquisti spettava solo a chi non superava il reddito di 7.120,39 euro all’anno, mentre la nuova Carta Risparmio Spesa vede innalzarsi il livello della soglia Isee fino a 15.000€.

Un balzo in avanti notevole, dal momento che la misura va ad agevolare anche redditi bassi che, pur non essendo sulla soglia dell’indigenza, hanno difficoltà a far quadrare il bilancio mensili grazie anche all’aumento dei mutui.

Nel delineare le caratteristiche della nuova social card che debutterà nel 2023, il Governo ha deciso per un aiuto mirato verso le famiglie che più arrancano nel fare la spesa quotidianamente, raddoppiando il valore della soglia Isee per godere del beneficio.

Carta Risparmio Spesa 2023: requisiti

A chi spetta dunque la carta risparmio spesa nel 2023? Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, cambia il requisito Isee, che quindi ora apre le porte del sussidio a tutti coloro che hanno un reddito fino a un massimo di 15.000€.

La nuova social card non prevede limiti anagrafici, entro i quali rientrare. Invece, la carta acquisti come attualmente concepita, è riservata in esclusiva agli acquisti in favore dei bambini al di sotto dei tre anni di età e agli anziani over 65.

Viene istituito un fondo di 500 milioni di euro destinato alla realizzazione di una “Carta Risparmio Spesa” per redditi bassi fino a 15 mila gestita dai comuni e volta all’acquisto di beni di prima necessità.**

Un aiuto concreto per tutte le famiglie dunque, con o senza figli a carico ma con reddito basso da integrare con un sostegno economico, da parte dello Stato.

Come richiedere la Carta Risparmio Spesa

Abbiamo già avuto occasione di accennare, nel corso dell’articolo, che la nuova social card che sostituirà la carta acquisti non sarà più gestita dall’Inps, bensì a livello comunale.

Dunque, a seguito delle comunicazioni ufficiali da pubblicare sui siti dei vari comuni d’Italia, si potrà inviare la propria richiesta in maniera telematica.

Resta da vedere, a seguito di ulteriori aggiornamenti, se si potrà disporre anche di altre modalità per inviare la domanda, come ad esempio quella cartacea da consegnare direttamente presso lo sportello dell’ufficio comunale di competenza.

24 Novembre 2022/0 Commenti/da Francesco Brancato
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/genitori_a.jpg 384 640 Francesco Brancato https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.png Francesco Brancato2022-11-24 21:57:142023-01-04 16:15:20Nuova social card 2023: isee in aumento da 7000 a 15000 euro!!!
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Taglio dell’iva: vediamo su quali prodotti!

Il taglio dell’Iva non ci sarà per pane e pasta e latte ma viene invece introdotto per i prodotti per l’infanzia e per l’igiene intima femminile. È questa la decisione presa dal governo Meloni e inserita nella legge di varata nella nottata dall’esecutivo.

L’azzeramento dell’Iva sui beni di prima necessità, come pane, pasta e latte, di cui si era negli scorsi giorni alla fine è saltato e il governo ha deciso di investire le risorse necessarie in altre misure, considerando anche lo scarso impatto di un taglio così ridotto solo su alcuni prodotti.

C’è, invece, la riduzione dell’Iva dal 10% al 5% per i prodotti per l’infanzia. Non solo, perché il governo guidato da Giorgia Meloni ha anche deciso di abbassare la cosiddetta tampon tax, ovvero l’Iva che viene pagata sui prodotti per l’igiene femminile: anche in questo caso si scende dal 10% al 5%. Vediamo quali sono i prodotti su cui scenderà l’Iva e, di conseguenza, dovrebbe diminuire anche il prezzo finale.

Su quali prodotti viene ridotta l’Iva

Nella legge di bilancio si prevede, quindi, una riduzione dell’Iva dal 10% al 5% per alcuni prodotti. Come detto, alcuni sono quelli che finora erano colpiti dalla tampon tax, ovvero i prodotti come gli assorbenti e i tamponi femminili (anche quelli non compostabili). La riduzione dell’Iva al 5% varrà anche per i prodotti per l’infanzia, come per esempio i pannolini. Ecco la lista dei prodotti la cui Iva verrà tagliata, secondo quanto scritto nella bozza della manovra:

  • Latte in polvere;
  • Liquido per l’alimentazione dei lattanti o dei bambini nella prima infanzia condizionato per la vendita al minuto;
  • Preparazioni alimentari di farine, semole, semolini, amidi, fecole o estratti di malto per l’alimentazione dei lattanti o dei bambini, condizionate per la vendita al minuto;
  • Pannolini per bambini;
  • Seggiolini per bambini da installare negli autoveicoli.

Perché non scenderà l’Iva su pane e pasta

L’ipotesi di azzerare l’Iva sui prodotti di prima necessità, come pane, pasta e latte, alla fine è saltata. A spiegare il perché, in un’intervista al Sole 24 Ore, è stato il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo: il rischio è che una misura del genere si trasformasse in un boomerang.

In particolare Leo ha spiegato che un’esenzione del genere andrebbe “a beneficio soltanto di chi il pane e il latte se lo può comprare, con il concreto rischio che la mancata detrazione dell’Iva per chi produce il pane o il latte finisca per andare a gonfiare i prezzi”. Inoltre, come sottolineato da più parti, un azzeramento dell’Iva su questi prodotti avrebbe un impatto molto modesto sulle tasche degli italiani.

La social card per acquistare prodotti di prima necessità

Il governo ha quindi scelto un’altra strada per aiutare le famiglie nell’acquisto di prodotti di prima necessità. L’esecutivo ha deciso di istituire un fondo da 500 milioni di euro per realizzare una Carta risparmio spesa, ovvero una social Card destinata ai redditi inferiori ai 15mila euro.

Questa carta verrà gestita dai comuni e servirà per acquistare beni di prima necessità. Si tratta, di fatto, di buoni spesa da utilizzare nei punti vendita aderenti con un’ulteriore “proposta di sconto su un paniere di prodotti alimentari”. Come ha detto Leo, l’idea è che siano i comuni a utilizzare queste risorse per distribuirle alle “famiglie e ai cittadini in difficoltà”.

24 Novembre 2022/0 Commenti/da Francesco Brancato
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/genitori_a.jpg 384 640 Francesco Brancato https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.png Francesco Brancato2022-11-24 20:05:432022-12-10 10:36:07Taglio dell’iva: vediamo su quali prodotti!
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Pace fiscale e rottamazione: ecco le prime notizie ufficiali!

Rottamazione quater e stralcio cartelle: i primi dettagli nella Manovra 2023

Nuova Rottamazione cartelle in Legge di Bilancio 2023: primi dettagli su ruoli ammessi a stralcio o definizione agevolata e termini di pagamento.

Il testo della Legge di Bilancio 2023 contiene numerose misure di cui non si era ancora data notizia in sede di presentazione alla stampa da parte dell’Esecutivo, mentre su alcune di quelle già note – come ad esempio la tregua fiscale–  emergono ulteriori tasselli che aiutano a comprendere meglio il quadro generale dei diversi capitoli in cui si articola la Manovra, con il dettaglio di alcune misure molto attese, come ad esempio il condono cartelle e la rottamazione dei debiti a ruolo.

In attesa del testo definitivo della Manovra, dunque, basandosi sulle linee tracciate dal testo della bozza (non ufficiale e dunque non definitivo), è possibile farsi un’idea più precisa di cosa ha in mente il Governo su alcuni capitoli particolarmente caldi come la definizione agevolata dei carichi pendenti (la “vecchia” pace fiscale).

Tregua fiscale

Per quanto concerne il capitolo tregua fiscale, nella bozza della Legge di Bilancio si esplicitano i termini dell’annullamento dei ruoli fino a mille euro e della rottamazione cartelle oltre tale soglia, rateizzabili in cinque anni senza sanzioni né interessi.

Condono cartelle mille euro

Lo stralcio cartelle fino a mille euro prevede che, ai fini del computo della soglia massima (al 1° gennaio 2023), rilevino anche interessi e sanzioni oltre alla quota capitale originariamente dovuta.

Si tratta dei debiti affidati all’agente della riscossione tra il 2010 e il 2015. Lo stralcio è automatico e non prevede richiesta dal parte del debitore, che si vede annullato il debito originario.

Sono automaticamente annullati, alla data del 31 gennaio 2023, i debiti di importo residuo, alla data di entrata in vigore della presente legge, fino a mille euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2015.

Oltre tale data si ricade nella nuova Rottamazione.

Rottamazione cartelle di importo superiore

Per la Rottamazione quater (riservata alle somme a ruolo oltre mille euro), nella bozza della legge di bilancio 2023, viene indicato come arco temporale di riferimento ampio, ossia quello che riguarda i debiti risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022. Su questo punto è fondamentale attendere il testo definitivo della Manovra per avere conferme.

Per le sanzioni amministrative legate a violazioni del codice della strada, la rottamazione si applica limitatamente agli interessi e alle somme maturate a titolo di aggio. Sono inoltre esclusi dalla definizione i carichi recanti:

  • risorse proprie e l’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione;
  • somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato;
  • crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;
  •  multe, ammende e sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna;
  • sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o degli obblighi contributivi e assicurativi agli enti previdenziali.

Piano di rateazione

Queste cartelle saranno rateizzabili in cinque anni senza sanzioni né interessi, ed è previsto uno specifico piano di pagamento:

  • versamento in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2023;
  • in alternativa in 18 rate tra il 2023 e il 2027
    • di cui le prime due (pari al 10% del dovuto) con scadenza 31 luglio 2023 e 30 novembre 2023,
    • le altre entro il 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre di ogni anno dal 2024.

NB: In caso di pagamento rateale, sono dovuti, a decorrere dal 1° agosto 2023, gli interessi al tasso del 2% annuo.

La Rottamazione quater è su richiesta: si deve fare domanda di definizione agevolata all’agente della riscossione comunicandolo per via telematica entro il prossimo 30 aprile (secondo le istruzioni che saranno fornite dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione) e specificando anche il numero di rate prescelto.

Il debitore, che aveva già iniziato a pagare e si ritrova ad aver già coperto l’intero importo dovuto secondo la definizione agevolata, deve comunque fare domanda di accesso alla Rottamazione per vedere la propria posizione regolarizzata i maniera definitiva.

24 Novembre 2022/0 Commenti/da Francesco Brancato
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/11/images-4.jpeg 164 307 Francesco Brancato https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.png Francesco Brancato2022-11-24 19:56:072023-01-04 16:09:11Pace fiscale e rottamazione: ecco le prime notizie ufficiali!
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Fondo perduto ristorazione: ecco i requisiti ed i beneficiari

E’ attiva da ieri la piattaforma sul sito dell’agenzia delle entrate per richiedere il contributo a fondo perduto per ristoranti, bar e altri settori in difficoltà (Art. 1-ter, comma 2-bis, DL 25 maggio 2021, n. 73).

Il contributo su menzionato (cosiddetto contributo ristoranti, bar e altri settori in difficoltà), consiste nel riconoscimento, da parte dall’Agenzia delle entrate, di una somma di denaro, a favore delle imprese operanti nei settori della ristorazione, dei bar, del catering per eventi, dell’organizzazione di feste e cerimonie e delle piscine, che hanno subito un danno economico a causa dello stato di emergenza da Covid-19.

Il decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze del 30 dicembre 2021, così come modificato dal decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze del 19 agosto 2022, pubblicato in Gazzetta Ufficiale in data 27 ottobre 2022, stabilisce i criteri e le modalità per l’erogazione dei contributi.

Il contributo spetta ai soggetti i quali:

  • alla data di presentazione dell’istanza svolgono come attività prevalente, comunicata con modello AA7 o AA9 all’Agenzia delle entrate, individuata dal codice Ateco 2007 96.09.05 (organizzazione di feste e cerimonie) o 93.11.2 (gestione di piscine) o da uno dei codici Ateco 2007 appartenenti ai gruppi 56.10 (ristoranti e attività di ristorazione mobile), 56.21 (catering per eventi, banqueting) o 56.30 (bar e altri esercizi simili senza cucina);
  • hanno subito una riduzione dell’ammontare dei ricavi del periodo di imposta 2021 non inferiore al 40% rispetto all’ammontare dei ricavi del periodo di imposta 2019. Nel caso di richiedente che abbia attivato la partita IVA nel corso dell’anno 2020, il requisito prevede una riduzione di almeno il 40% dell’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2021 rispetto all’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dei mesi dell’anno 2020 successivi a quello di apertura della partita IVA;
  • risultano regolarmente iscritti e attivi nel Registro delle imprese tenuto presso la Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura;
  • hanno sede legale o operativa ubicata sul territorio italiano.

Attenzione: il contributo non spetta:

  • ai soggetti in liquidazione volontaria o sottoposti a procedure concorsuali con finalità liquidatorie
  • ai soggetti già in difficoltà al 31 dicembre 2019, ad eccezione delle microimprese e piccole imprese che rispettino il punto precedente e che non abbiano ricevuto aiuti per il salvataggio o la ristrutturazione.

Sono, in ogni caso, esclusi dalla presente agevolazione le imprese:

  1. destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’articolo 9, comma 2, lettera d), del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 e successive modificazioni e integrazioni;
  2. che si trovino in altre condizioni previste dalla legge come causa di incapacità a beneficiare di agevolazioni finanziarie pubbliche o comunque a ciò ostative.
L’istanza per la richiesta del contributo a fondo perduto va presentata dal 22 novembre 2022 al 6 dicembre 2022 mediante procedura web disponibile nell’area autenticata del Portale Fatture e Corrispettivi o mediante invio telematico
23 Novembre 2022/0 Commenti/da Francesco Brancato
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/img-bonus.jpg 500 1000 Francesco Brancato https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.png Francesco Brancato2022-11-23 14:20:532023-01-04 16:17:08Fondo perduto ristorazione: ecco i requisiti ed i beneficiari
Imprese

Manovra del governo Meloni: Cuneo fiscale, decontribuzione e flat tax.

Il taglio al cuneo fiscale e la decontribuzione per le assunzioni

Salirà il taglio del cuneo, ma solo per le retribuzioni basse, fino a 20mila euro lordi, secondo la bozza. I lavoratori dipendenti con questo livello di salario annuo pagheranno, nel 2023, tre punti percentuali in meno di contributi previdenziali. Verseranno cioè all’Inps il 6% circa della retribuzione lorda anziché il 9%. Tre punti in meno di contributi che resteranno così in busta paga, facendo aumentare la retribuzione netta (senza effetti sulla futura pensione, perché sarà lo Stato a versare la differenza all’Inps). Per i lavoratori dipendenti con retribuzioni lorde tra 20 e 35 mila euro, invece, non cambierà nulla: il taglio dei contributi resterà di due punti, come quello deciso dal precedente governo per il solo 2022 (l’esecutivo Draghi aveva infatti concesso due punti in meno per tutte le retribuzioni fino a 35mila euro).

Flat tax fino a 85 mila euro

Anche per le partite IVA nuove incoraggianti novità. Sale ad € 85.000 il tetto di ricavi che consente a lavoratori autonomi e professionisti di beneficiare dell’aliquota unica del 15% sostitutiva di Irpef, Irap e Iva. Attualmente sono interessati alla flat tax circa 2,1 milioni di partite Iva. Sulla base delle simulazioni fatte al ministero dell’Economia, la platea interessata alla flat tax potrebbe allargarsi di poco più di 100mila lavoratori. Invece, sembra definitivamente tramontata, perché costosa, la proposta della flat tax incrementale per tutti i contribuenti, che avrebbe premiato con una aliquota agevolata i redditi i più dichiarati rispetto al triennio precedente.

22 Novembre 2022/0 Commenti/da Francesco Brancato
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/img-bonus_bolletta.jpg 800 1200 Francesco Brancato https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.png Francesco Brancato2022-11-22 21:35:302023-01-04 16:20:00Manovra del governo Meloni: Cuneo fiscale, decontribuzione e flat tax.
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Manovra del governo Meloni: come cambierà il reddito di cittadinanza?

Il governo Meloni, che si è sempre schierato contro, almeno nelle modalità con il quale è stato concepito, ha deciso la fine graduale del reddito di cittadinanza. Misura introdotta dai precedenti governi a sostegno delle classi sociali meno abbienti e con palese difficoltà ad ottenere un posto di lavoro.

Come cambierà nel 2023

La bozza del disegno di legge di Bilancio prevede che, dal primo gennaio 2024, la misura sia abrogata. Nel 2023 il beneficio sarà gradualmente cancellato per coloro che sono abili al lavoro. I cosiddetti occupabili sono individuati in base all’età e ai carichi familiari: devono avere tra 18 e 59 anni d’età e non avere in famiglia disabili, minori o anziani over 60. L’anno prossimo gli occupabili potranno avere il sussidio per non più di 8 mesi e dovranno partecipare per almeno sei mesi a un corso di formazione o riqualificazione, pena la perdita dell’assegno. Già dai primi mesi del 2023 non sarà più possibile presentare domanda per il Reddito di cittadinanza.

I percettori dell’assegno che non sono abili al lavoro, continueranno invece a ricevere la prestazione fino alla fine del 2023, poi, dal 2024, saranno assistiti con una nuova forma di sussidio, dedicato esclusivamente ai poveri, le cui modalità di accesso e di funzionamento saranno probabilmente individuate in uno dei disegni di legge di accompagnamento alla manovra. Su tutti gli aspetti della stretta al Reddito di cittadinanza c’è stata forte discussione sia prima sia durante il consiglio dei ministri. E quindi bisognerà attendere il testo definitivo.

Cosa accadrà nel 2024

Dal 2024, gli “occupabili” potranno ottenere, secondo le regole che verranno definite, una prestazione diversa: non più il Reddito, ma programmi di formazione e collocamento al lavoro. Nel 2023, anno di transizione verso il nuovo sistema, ci sarà anche una stretta sui controlli e sulle regole di decadenza dal sussidio: basterà rifiutare anche una sola offerta congrua di lavoro per perdere il sussidio. Con la stretta si risparmieranno 734 milioni di euro nel 2023

22 Novembre 2022/0 Commenti/da Francesco Brancato
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/inps-repertorio-3.jpg 563 1000 Francesco Brancato https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.png Francesco Brancato2022-11-22 21:29:212023-01-04 16:24:07Manovra del governo Meloni: come cambierà il reddito di cittadinanza?
Privati

Fringe Benefit: come sfruttare l’aumento fino a 3000 euro?

Siamo agli sgoccioli per aziende e lavoratori per sfruttare il nuovo tetto di non imponibilità fino a 3mila euro dei fringe benefit, cioè i beni e i servizi erogati dal datore di lavoro ai dipendenti, compresi i rimborsi degli importi spesi per pagare le bollette di acqua, gas ed elettricità. Il decreto legge Aiuti-quater, esaminato dal Consiglio dei ministri di giovedì 10 novembre, ha infatti aumentato da 600 euro a 3mila euro la soglia di esenzione fiscale e contributiva dei benefit.

Le agevolazioni oltre soglia

Oltre ad agevolare le aziende che prima della fine dell’anno volessero erogare nuovi aiuti ai lavoratori, la disposizione ha anche l’effetto di “condonare” le erogazioni effettuate nel 2022 che superano la precedente soglia di 600 euro (stabilità dal decreto Aiuti-bis). In caso di sforamento del tetto, infatti, in base alla disciplina ordinaria dei fringe benefit, confermata dalla recente circolare 35/E dell’agenzia delle Entrate, tutto il valore del benefit viene assoggettato a contributi e imposte (e non solo la differenza fra l’importo esente e la somma erogata). Innalzando la soglia a 3mila euro, il Governo ha voluto creare una fascia abbastanza ampia da far rientrare nell’esenzione anche importi più sostanziosi erogati finora.

I rimborsi ai lavoratori

Il decreto Aiuti-bis (Dl 115/2022) aveva già precedentemente aumentato l’importo da 250 a 600 euro per il solo 2022 e vi rientrano i benefit e le somme erogati entro il 12 gennaio 2023. La norma prevede anche i rimborsi ai lavoratori degli importi spesi per pagare le utenze domestiche di acqua, energia elettrica e gas, come sostegno per far fronte al caro bollette.

Il presidente del consiglio Giorgia Meloni l’ha soprannominata «una sorta di tredicesima detassata per aiutare i lavoratori a pagare le bollette». Dipenderà anche da quante aziende, in così breve tempo, saranno in grado di erogare somme elevate in fringe benefit.

Che cosa rientra nel benefit

Si può ritenere che i chiarimenti forniti delle Entrate con la circolare 35/E del 4 novembre valgano anche per la nuova versione della norma. L’allargamento della soglia di esenzione può continuare a intendersi dunque come un’agevolazione ulteriore, diversa e autonoma, rispetto al bonus carburante da 200 euro previsto dall’articolo 2 del Dl 21/2022.

La possibilità di erogare benefit detassati fino a 3mila euro si applica a tutti i titolari di redditi di lavoro dipendente e assimilati (quindi anche ai collaboratori), senza vincoli di reddito per accedere, e i benefit possono essere dati anche ad personam (senza la necessità di un accordo aziendale).

Le somme erogate o rimborsate ai dipendenti per le utenze domestiche potranno riguardare solo consumi effettuati nel 2022, relativi a immobili abitativi posseduti o detenuti, in base a un titolo idoneo, dal dipendente o dai suoi familiari (indicati nell’articolo 12 del Tuir), a condizione che ne sostengano effettivamente le spese. Sono comprese anche le spese per utenze intestate al condominio o al locatore, a patto che nel contratto sia previsto espressamente il riaddebito analitico delle stesse a carico del locatario (il lavoratore o i suoi familiari, a patto che ne sostengano le spese).

Come provare le spese

Il lavoratore dovrà presentare al datore di lavoro la documentazione che giustifichi la spesa sostenuta o, in alternativa, un’autocertificazione (in base al Dpr 445/2000) con la quale attesti il possesso della documentazione che prova il pagamento delle utenze, e gli elementi necessari per identificarle.

Il datore dovrà acquisire anche una autocertificazione che attesti che le spese non siano state oggetto di richiesta di rimborso anche presso altri datori di lavoro.

Calcoli e conguagli di fine anno

Come detto, in caso di superamento del limite di 3mila euro, il valore erogato al lavoratore concorre interamente a formare il reddito. Entro il mese di dicembre, i datori di lavoro si troveranno dunque costretti a effettuare conguagli fiscali in cedolino in favore dei lavoratori per i quali, alla luce della nuova soglia di non imponibilità, il limite risulterà non più superato.

Un caso tipico potrebbe riguardare gli assegnatari di un’auto aziendale a uso promiscuo: il valore determinato dalle tabelle Aci quale fringe benefit annuo risulta, infatti, per la maggior parte delle autovetture, inferiore alla nuova soglia. In questo caso, al lavoratore verranno conguagliati, a suo favore, le imposte e i contributi trattenuti nel corso del periodo d’imposta.

Ma le aziende potranno anche attuare nuove iniziative a favore dei dipendenti, tenendo a mente che lo sforamento anche di un solo centesimo del limite determina l’assoggettamento a tassazione e contribuzione ordinaria dell’intero importo riconosciuto, e che l’erogazione dovrà avvenire entro il 12 gennaio 2023.

20 Novembre 2022/0 Commenti/da Francesco Brancato
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/img-bonus.jpg 500 1000 Francesco Brancato https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.png Francesco Brancato2022-11-20 10:45:412023-01-04 16:29:11Fringe Benefit: come sfruttare l’aumento fino a 3000 euro?
Imprese, Privati

Flat tax, cuneo fiscale e premi di produttività: come può cambiare il fisco nel 2023?

Il 31 dicembre si avvicina ed la legge di bilancio è ancora un cantiere aperto. Oltre le misure contro il caro energia che faranno la parte del leone (rappresenteranno i due terzi di una manovra da circa 30 miliardi di euro), cominciano a prendere forma le proposte “residuali”. Ecco cosa potrebbe cambiare per i lavoratori dipendenti.

Flat tax incrementale in bilico

Se per autonomi e partite IVA si conferma la volontà di elevare la soglia entro cui applicare la tassa unica al 15% dagli attuali 65mila euro a 85mila euro, per la flat tax incrementale per dipendenti sembra non ci siano i fondi sufficienti.

Perché l’ipotesi di applicare ai lavoratori stipendiati una tassazione agevolata al 15% sugli aumenti di reddito misurati rispetto al picco del triennio precedente comporterebbe numeri ad oggi non sostenibili. Vero è che nelle stesse ore, però, il sottosegretario all’Economia Federico Freni, vicino alla Lega, non chiudeva del tutto la porta: «Ci stiamo lavorando, le cose buone hanno bisogno del tempo giusto».

Premi di produttività verso agevolazioni “rafforzate”

Strada diversa e più in discesa e quella sui premi di produttività, che già oggi fino a 3mila euro godono di una tassazione agevolata al 10%. Due le soluzioni al vaglio dell’esecutivo Meloni: dimezzare l’imposizione al 5% oppure confermare il 10%, però applicando il 15% nella parte che supera i 3mila euro.

Diverso ancora è il caso dei fringe benefit, il welfare aziendale esentasse, comprensivo negli ultimi mesi delle somme erogate dai datori di lavoro per il pagamento delle bollette da parte dei dipendenti: il decreto aiuti quater ha appena elevato da 600 a 3mila euro la soglia che non concorre alla formazione del reddito imponibile del lavoratore. Ma la misura, salvo proroghe, vale soltanto per il periodo d’imposta 2022

Taglio del cuneo «graduale»

In Italia oggi il cuneo fiscale ha raggiunto livelli allarmanti, tra i peggiori a livello internazionale: il 46,5%, ha calcolato l’Ocse, con punte vicine al 50% se si aggiungono oneri e contributi sociali. Non a caso il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi ,è tornato a sollecitare un «taglio forte» per «mettere 1.200 euro in tasca agli italiani».

Il governo procede sempre in maniera molto cauta cominciando con il rifinanziare con 3,5-4 miliardi il taglio del cuneo contributivo di 2 punti promosso dall’esecutivo Draghi, che scade a fine dicembre, a vantaggio dei lavoratori con redditi annui lordi fino a 35mila euro. Era stata la premier Giorgia Meloni, nel suo discorso di insediamento alle Camere, ad annunciare un intervento graduale per «arrivare a un taglio di almeno cinque punti del cuneo in favore di imprese e lavoratori», per «alleggerire il carico fiscale delle prime e aumentare le buste paga dei secondi».

«Ridurlo di cinque punti è obiettivo di legislatura»

Il punto fondamentale è stato ribadito martedì 15 novembre dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che aveva già anticipato un taglio in arrivo per due terzi a favore del lavoratore e per un terzo a favore dell’impresa: «Ridurre di cinque punti il cuneo fiscale è un obiettivo di legislatura. Lo dobbiamo fare gradualmente, anche perché deve essere compatibile con le risorse che abbiamo e che possiamo mettere in campo. Ricordo, anche a me stesso, che abbiamo un rapporto debito-Pil al 145%».

In sintesi, come ha sottolineato anche il viceministro Freni, «non ci si aspetti un taglio del cuneo netto di 5-6 punti tutti insieme».

16 Novembre 2022/0 Commenti/da Francesco Brancato
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/img-bonus_bolletta.jpg 800 1200 Francesco Brancato https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.png Francesco Brancato2022-11-16 21:34:212023-01-04 16:35:02Flat tax, cuneo fiscale e premi di produttività: come può cambiare il fisco nel 2023?
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