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Flat tax, cuneo fiscale e premi di produttività: come può cambiare il fisco nel 2023?

Il 31 dicembre si avvicina ed la legge di bilancio è ancora un cantiere aperto. Oltre le misure contro il caro energia che faranno la parte del leone (rappresenteranno i due terzi di una manovra da circa 30 miliardi di euro), cominciano a prendere forma le proposte “residuali”. Ecco cosa potrebbe cambiare per i lavoratori dipendenti.

Flat tax incrementale in bilico

Se per autonomi e partite IVA si conferma la volontà di elevare la soglia entro cui applicare la tassa unica al 15% dagli attuali 65mila euro a 85mila euro, per la flat tax incrementale per dipendenti sembra non ci siano i fondi sufficienti.

Perché l’ipotesi di applicare ai lavoratori stipendiati una tassazione agevolata al 15% sugli aumenti di reddito misurati rispetto al picco del triennio precedente comporterebbe numeri ad oggi non sostenibili. Vero è che nelle stesse ore, però, il sottosegretario all’Economia Federico Freni, vicino alla Lega, non chiudeva del tutto la porta: «Ci stiamo lavorando, le cose buone hanno bisogno del tempo giusto».

Premi di produttività verso agevolazioni “rafforzate”

Strada diversa e più in discesa e quella sui premi di produttività, che già oggi fino a 3mila euro godono di una tassazione agevolata al 10%. Due le soluzioni al vaglio dell’esecutivo Meloni: dimezzare l’imposizione al 5% oppure confermare il 10%, però applicando il 15% nella parte che supera i 3mila euro.

Diverso ancora è il caso dei fringe benefit, il welfare aziendale esentasse, comprensivo negli ultimi mesi delle somme erogate dai datori di lavoro per il pagamento delle bollette da parte dei dipendenti: il decreto aiuti quater ha appena elevato da 600 a 3mila euro la soglia che non concorre alla formazione del reddito imponibile del lavoratore. Ma la misura, salvo proroghe, vale soltanto per il periodo d’imposta 2022

Taglio del cuneo «graduale»

In Italia oggi il cuneo fiscale ha raggiunto livelli allarmanti, tra i peggiori a livello internazionale: il 46,5%, ha calcolato l’Ocse, con punte vicine al 50% se si aggiungono oneri e contributi sociali. Non a caso il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi ,è tornato a sollecitare un «taglio forte» per «mettere 1.200 euro in tasca agli italiani».

Il governo procede sempre in maniera molto cauta cominciando con il rifinanziare con 3,5-4 miliardi il taglio del cuneo contributivo di 2 punti promosso dall’esecutivo Draghi, che scade a fine dicembre, a vantaggio dei lavoratori con redditi annui lordi fino a 35mila euro. Era stata la premier Giorgia Meloni, nel suo discorso di insediamento alle Camere, ad annunciare un intervento graduale per «arrivare a un taglio di almeno cinque punti del cuneo in favore di imprese e lavoratori», per «alleggerire il carico fiscale delle prime e aumentare le buste paga dei secondi».

«Ridurlo di cinque punti è obiettivo di legislatura»

Il punto fondamentale è stato ribadito martedì 15 novembre dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che aveva già anticipato un taglio in arrivo per due terzi a favore del lavoratore e per un terzo a favore dell’impresa: «Ridurre di cinque punti il cuneo fiscale è un obiettivo di legislatura. Lo dobbiamo fare gradualmente, anche perché deve essere compatibile con le risorse che abbiamo e che possiamo mettere in campo. Ricordo, anche a me stesso, che abbiamo un rapporto debito-Pil al 145%».

In sintesi, come ha sottolineato anche il viceministro Freni, «non ci si aspetti un taglio del cuneo netto di 5-6 punti tutti insieme».

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