L’interesse composto è uno degli strumenti finanziari più utilizzati dai guru di wall street. Questa strategia di investimento semplice ma potente ci porta lontano dalle incertezze a breve termine che spesso si avverte nei mercati finanziari. L’interesse composto, o “interesse su interesse“, ci permette di ottenere rendimenti composti nel tempo, moltiplicando senza sforzo il nostro denaro.
L’interesse composto è uno di quei concetti che ogni investitore lungimirante cerca di attuare sin dalle prime operazione finanziarie, l’elemento fondamentale è IL TEMPO. E purtroppo stiamo diventando sempre più impazienti.
Spesso pensiamo al guadagno immediato, alla facile ricchezza piuttosto che essere pazienti e giocare sul TEMPO!
L’interesse composto è l’interesse che matura sul capitale iniziale investito e sugli interessi accumulati e reinvestiti nei periodi precedenti.
L’interesse composto si verifica quando l’interesse viene aggiunto più di una volta all’anno o se è cumulativo e reinvestibile, ad esempio su base mensile. Si tratta di una pratica comune anche in finanza e in economia e spesso è la chiave di volta delle strategie di investimento a lungo termine.
Ad Albert Einstein fu chiesto quale fosse la forza più potente dell’Universo e lui rispose “l’interesse composto”.
Il segreto dell’interesse composto sta in due semplici chiavi. Da un lato, il passare del tempo e, dall’altro, l’accumulo di interessi. A differenza dell’interesse semplice (in cui una volta maturato l’interesse, l’intero capitale non viene reinvestito), l’interesse composto si distingue per:
- Gli interessi vengono aggiunti al capitale iniziale
- Il rendimento viene applicato a un capitale crescente derivante dalla somma degli interessi.
- Il tempo, in sostanza, è ciò che vi permetterà di accumulare molto capitale, sempre più automaticamente. Il denaro crea denaro.
C’è un’enorme differenza tra aggiungere o meno gli interessi al capitale iniziale (interesse composto o semplice). Quando otteniamo un rendimento e lasciamo che i guadagni si aggiungano al saldo principale dell’investimento, possiamo beneficiare di un aumento esponenziale del nostro denaro con lo stesso sforzo, ossia con lo stesso tasso di interesse.
L’effetto composto può verificarsi in qualsiasi periodo di tempo, che si tratti di giorni, settimane, mesi o anni. Tuttavia, quanto più lungo è il periodo in cui il capitale più gli interessi si accumulano e guadagnano un rendimento, tanto maggiore è l’effetto ottenuto.
Secondo Warren Buffett, l’interesse composto alleato al tempo, sono le verità che un investiture non deve mai dimenticare. Lui iniziò ad attuare l’interesse composto a 11 anni ed oggi è il 5° uomo più ricco del pianeta con un patrimonio di 118 miliardi di dollari. (chi è appassionato di finanza non può non guardare su sky il documentario Becoming Warren buffet!
La cosa più importante non è il tasso di rendimento ottenuto (che pure è importante) ma il tempo: quante volte il nostro capitale può essere reinvestito, questo è ciò che è veramente cruciale per fare soldi. Un rendimento elevato un anno ha poco valore se non possiamo mantenerlo nel lungo periodo.
Leggi anche le obbligazioni: un ottimo investimento a lungo termine
Facciamo un semplice esempio per vedere la potenza dell’interesse composto. Prendiamo come base un periodo di 12 anni e un capitale iniziale di 5.000 euro. Il tasso di interesse è del 2% annuo.
Nel primo anno otterremo 100 euro di interessi (5.000×0,02), così che nel secondo anno partiremo con un capitale di 5100 euro (gli interessi vengono aggiunti al capitale investito). All’inizio del terzo anno il nostro capitale investito sarà già di 5.202 euro grazie all’interesse di 102 euro ottenuto nel secondo anno (5.100×0,02). E così via, dopo 12 anni di reinvestimento degli interessi possiamo vedere come si comporterebbe il nostro capitale:
| Periodo | Capitale investito (€) | Interesse (2%) | Totale (€) |
| 1 | 5.000,00 | 100,00 | 5.100,00 |
| 2 | 5.100,00 | 102,00 | 5.202,00 |
| 3 | 5.202,00 | 104,04 | 5.306,04 |
| 4 | 5.306,04 | 106,12 | 5.412,16 |
| 5 | 5.412,16 | 108,24 | 5.520,40 |
| 6 | 5.520,40 | 110,41 | 5.630,81 |
| 7 | 5.630,81 | 112,62 | 5.743,43 |
| 8 | 5.743,43 | 114,87 | 5.858,30 |
| 9 | 5.858,30 | 117,17 | 5.975,47 |
| 10 | 5.975,46 | 119,51 | 6.094,97 |
| 11 | 6.094,97 | 121,90 | 6.216,87 |
| 12 | 6.216,87 | 124,34 | 6.341,21 |
Alla fine dell’anno 12, dopo un investimento iniziale di 5.000€, il nostro capitale sarebbe cresciuto fino a 6.341,2 € (2,23% di rendimento annuo composto).
Se invece non avessimo reinvestito gli interessi (interesse semplice), il risultato sarebbe stato di 6.200 euro.
La differenza (141,21 euro) può non sembrare molto, ma se il capitale fosse stato più alto, con versamenti mensili aggiuntivi e per un periodo superiore ai 20 anni i benefici possono essere enormi.
Basti pensare che investendo un capitale iniziale di 5.000 euro con versamenti mensili di 100 euro ad un tasso annuo del 5% tra 25 anni si avrebbe un capitale di 74.000 a fronte di un investimento di 30.000. Direi un ottimo investimento!!!
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Su cosa investire per avere interesse composto
- Investire con cadenza regolare in ETF: soprattutto ETF che includono indici azionari e obbligazionari mondiali.
- Immobili: anche se con gli investimenti in immobili è più difficili calcolare il rendimento.
- Azioni quotate nei mercati regolamentati.
- Obbligazioni statali o societarie.
Il dato positivo del Pil americano nel quarto trimestre 2022 allontana lo spettro recessione. Piazza Affari guadagna lo 0,8%. Torna a salire il fatturato delle industrie italiane a novembre.
Le Borse europee chiudono in rialzo la settimana, con Milano vicino ai massimi da tre anni a questa parte, con lo sguardo già rivolto alla prossima settimana, quando Bce e Fed annunceranno le proprie nuove decisioni in tema di politica monetaria. Ieri il primo dato sul pil americano nel quarto trimestre ha mostrato come l’economia Usa tenga ancora per il momento lontano lo spettro recessione, anche malgrado l’aggressività della banca centrale americana sul fronte della politica monetaria.
Milano a fine seduta è la migliore del Vecchio continente e sale dello 0,83%. A wall street il Dow Jones vicino alla parità +0,08 ai massimi della settimana ed il nasdaq +0,98% che ha mostrato segni di ripresa dopo un 2022 disastroso.
Recupera nel finale, dopo i cali precedenti, il gas naturale, che comunque si riavvicina alla soglia dei 50 euro al megawattora, ai minimi da dicembre 2021 (+2% a 55,95 euro i contratti febbraio scambiati ad Amsterdam). Sul mercato valutario, l’euro si indebolisce ed è scambiato a 1,0839 dollari (1,0878 in avvio e ieri in chiusura 1,09).
Il calo continuo del prezzo del gas ci fa ben sperare per un calo delle utenze energetiche sin dal mese di febbraio. Ci si aspetta già un calo di circa il 25% rispetto al mese di dicembre.
Le borse mondiali chiudono una settimana estremamente positiva e ciò ci fa ben sperare per le prossime mosse di politica monetaria delle banche centrali.
Oggi i mercati finanziari, dopo il crollo del 2022, con azioni scese anche del 90%, rappresentano un ottima possibilità di investimento nel lungo periodo.
Il dato più incoraggiante è quello sulla fiducia dei consumatori e della imprese che hanno battuto le stime degli analisti e ciò conferma la positività del mercato che potrebbe trovare un assestamento nel 2° trimestre 2023 per poi ripartire nella seconda metà dello stesso anno.
Continuano a correre i rendimenti delle obbligazioni che continuano ad essere sopra il 4% e che in 20 anni potrebbe essere un investimento solido, sicuro e redditizio per ottenere una rendita economica per fronteggiare la propria vecchiaia o per le spese importanti familiari (casa dei figli, università private e acquisto auto).
In un periodo economico di grandissima incertezza, con il bilancio familiare sempre in continuo restringimento, risulta fondamentale programmare e analizzare quelle strategie che ci potrebbero permettere di ottenere un vantaggio fiscale ed una rendita finanziaria a lungo periodo.
Il sistema pensionistico, negli ultimi anni, sta ponendo diversi punti interrogativi sia sulla sostenibilità del sistema INPS che sul ritorno economico (pensione erogata) sui versamenti effettuati.
Tutti questi punti su esposti hanno un’unica risposta: PREVIDENZA COMPLEMENTARE!!!
Sottoscrivere un fondo di previdenza complementare non solo ci permetterà di avere una seconda pensione al raggiungimento dell’età pensionabile, ma soprattutto ottenere immediati vantaggi fiscali grazie alla deducibilità IRPEF dei fondi pensione fino ad un importo massimo annuo di € 5.164,57.
leggi anche: quando andranno in pensione giovani di oggi?
Ciò significa avere un doppio vantaggio, fiscale e finanziario.
Iniziamo ad analizzare il vantaggio fiscale. Esso si ottiene grazie alla deducibilità del fondo pensione, che ci permette di abbattere la base imponibile IRPEF nella stessa misura degli importi versati. Se ad esempio decidiamo di programmare un versamento di soli 100 euro al mese, 1200 euro annui, il vantaggio fiscale sarà il seguente:
ipotizziamo di avere un reddito lordo di 15.000 euro, la base imponibile sulla quale verrà applicata l’imposta IRPEF, non sarà più 15.000 ma bensì 15.000-1.200= 13.800, applicando un’aliquota del 23%sui 1.200 euro versati, il risparmio sarà di 276 euro.
Se invece andassimo ad ipotizzare un reddito di 30.000, con aliquota IRPEF del 35%, il risparmio fiscale sarebbe su tale aliquota, sui 1.200 euro versati di ben 420 euro.
Questi esempi sono stati fatti tenendo presente un importo sostenibile come i 100 euro al mese, ma se avessimo la possibilità di metterne 300 o 400 euro al mese il risparmio sarebbe superiore ai 1.500 fino ad un massimo di 2.000 euro a secondo dello scaglione IRPEF di appartenenza.
C’è anche un secondo aspetto di fondamentale importanza che è quello del ritorno finanziario dovuto all’investimento stesso, in quanto tali importi versati verranno investiti sui mercati finanziari dando quasi sempre un ritorno annuo del 3/4% che grazie all’interesse composto in 30 anni andrebbe a rendere i nostri versamenti mensili veramente redditizi.
I fondi pensione possono essere sottoscritti presso qualsiasi istituto finanziario o assicurativo!
La Legge di Bilancio 2023 ha rinnovato il bonus affitto! Misura già largamente utilizzata nel 2022, che ha riscosso molto successo e che ha dato la possibilità a migliaia di inquilini di recuperare almeno in parte le spese dell’affitto.
Tale agevolazione rientra nel più grande progetto del governo di cercare di contrastare la crisi economica che si ha avuto dalla pandemia covid19 e che si sta protraendo con la crisi energetica dovuta alla guerra in Ucraina.
Si tratta di un’agevolazione fiscale che permette di avere una detrazione fino a 2.000 euro l’anno sull’affitto di una casa o di una parte di essa destinata a residenza.
Il bonus affitto 2023 è destinato unicamente ad abitazioni presso le quali deve essere trasferita di ognuno dei locatori. Per i primi quattro anni di contratto, la detrazione del bonus affitto è pari al 20%, fino ad un massimo annuo di 2.000 euro.
L’ obbiettivo di questo bonus è quello di incentivare i giovani a basso reddito all’autonomia abitativa, ragion per cui è destinata alla fascia di cittadini compresa tra i 20 e i 31 anni non compiuti. Inoltre, altri requisiti per accedere al bonus affitto sono:
- avere un reddito complessivo non superiore a 15.493,71 euro;
- stipulare un contratto di locazione per l’intera unità immobiliare o parte della stessa da destinare a propria abitazione principale, quindi spostarvi la residenza;
- pagare un canone di affitto annuo non inferiore ai 991,60 euro.
Per ottenere la detrazione derivante dal bonus affitto 2023, si dovrà inserire nell’apposito modello redditi o 730/23 i seguenti dati:
- informazioni catastali dell’immobile destinato alla residenza;
- contratto di affitto stipulato;
- reddito annuo.
Nel modello 730/22 o redditi, verrà calcolata la detrazione spettante in base alla tipologia di contratto e al reddito complessivo.
Secondo i calcoli dell’Inps è sempre più lontano il raggiungimento dell’età pensionabile per i giovani, un 25enne neoassunto dovrà lavorare oltre 46 anni, fino a raggiungere l’età di 71 anni.
La pensione per i giovani assomiglia sempre più ad un miraggio che ad una reale possibilità, ad esempio un 25enne in attività da 12 mesi potrà andare in pensione anticipata a settant’anni e a riposo per vecchiaia a 70 anni e sei mesi. Bisogna aver accumulato contributi di almeno 46 anni e 4 mesi nel primo caso e oltre 20 anni nel secondo.
Per i trentenni la situazione è di poco migliore con la pensione di vecchiaia per un lavoratore nato nel 1990 raggiungibile a 70 anni di età con 20 anni di contributi e a riposo con quella anticipata con 45 anni di contributi versati a prescindere dall’età.
Secondo il simulatore dell’Inps un uomo di 40 anni che ha iniziato a lavorare nel 2010 a 28 anni potrà andare in pensione anticipata a 66 anni e due mesi qualora abbia versato almeno 20 anni di contributi e abbia maturato un importo di pensione superiore a 2,8 volte il minimo (adesso 1409,16 euro ma ovviamente da aggiornare).
In caso contrario dovrà aspettare per la pensione di vecchiaia (sempre con 20 anni di contributi ma con assegno di 1,5 volte il minimo) i 69 anni e sei mesi. Se non è riuscito a versare 20 anni di contributi dovrà attendere l’ età d i 73 anni e 9 mesi (con 5 anni di contributi). Per l’anticipata ci vorrebbero 45 anni e 7 mesi di contributi ma arriverebbe nel 2055 comunque a 73 anni e 9 mesi.
Per una donna di 50 anni che ha cominciato a lavorare a 25 anni, la pensione anticipata arriverà a 65 anni e 4 mesi (sempre che si abbiano 20 anni di contributi) con un assegno di 2,8 volte il minimo ed è totalmente col sistema contributivo.
Se l’assegno è più basso (ma comunque superiore a 1,5 volte il minimo) dovrà aspettare la vecchiaia a 68 anni e 8 mesi nel 2041. Sempre nel 2041 si matura la pensione anticipata (43 anni e sei mesi di contributi) mentre per la pensione di vecchiaia se non si hanno almeno 20 anni di contributi si dovranno attendere i 73 anni.
Per una donna di 60 anni appena compiuti che abbia cominciato a lavorare nel 1987 a 25 anni la pensione anticipata e di vecchiaia, se la contribuzione sarà continua, coincideranno e arriveranno il primo aprile del 2030 a 67 anni e 5 mesi o con 42 anni e tre mesi di contributi. Il simulatore lavora sulle regole attuali e chiaramente non può tenere conto di eventuali sbalzi sull’aspettativa di vita come è accaduto nel periodo della pandemia né di cambiamenti delle regole ancora non entrati in vigore.
Confermato anche per il 2023 il bonus neomamme disoccupate! Si tratta di un assegno collegato a nascite, affidamenti preadottivi ed adozioni, avvenute sei mesi prima della richiesta.
Bonus madri disoccupate: ecco cos’è, a chi spetta, e a come fare domanda
Sarà attiva, dalle prossime settimane, in ogni Comune, la possibilità di richiedere anche quest’anno il bonus maternità per le mamme disoccupate senza copertura previdenziale (maternità INPS).
Tutte le mamme in possesso dei requisiti, potranno farne richiesta direttamente presso gli uffici del proprio Comune di residenza, entro sei mesi dalla nascita o dall’adozione del bimbo/a.
Entro 45 giorni successivi dalla data di ricezione della domanda, completa di tutti i dati, l’assegno verrà poi erogato dall’INPS, in un’unica soluzione, e quest’ultimo non solo non costituirà reddito ai fini fiscali e previdenziali, ma potrà essere cumulabile con altri bonus famiglia.
Requisiti per ottenere il Bonus mamme 2023
La misura assistenziale Bonus mamme disoccupate 2023, spetta alle mamme che non hanno una copertura previdenziale obbligatoria e che non rientrano nelle categorie che possono beneficiare del congedo di maternità INPS.
Anche in questo caso, così come per la maggior parte delle misure assistenziali, il Bonus mamme disoccupate 2023, tiene conto dell’ISEE, che per le madri che decideranno di farne richiesta, non dovrà essere superiore a 17.747,58 euro.
Nonostante la denominazione del Bonus, tale strumento non è riservato solo alle mamme disoccupate, ma potranno richiederlo anche le lavoratrici occupate che non hanno diritto a trattamenti economici di maternità.
Anche qualora ne beneficiassero per un importo inferiore a quello dell’assegno, la richiesta potrà essere fatta in misura parziale, e cioè per la quota differenziale.
L’importo massimo dell’assegno ottenibile nel 2023, e che viene erogato in un’unica soluzione, come sommatoria dei cinque mesi previsti in egual modo in ogni Comune, è di 1.773,65 euro.
Il bonus latte 2023, già introdotto nella manovra fiscale del 2020, consente alle mamme di usufruire di un importo massimo di 400 euro annui. Tale importo può essere utilizzato nei primi sei mesi di vita del bimbo/a.
Naturalmente la mamma dovrà produrre il certificato medico del pediatra che attesta che il bisogno di aggiungere il latte artificiale non dipende dalla volontà della mamma ma che sia una necessità dovuta ad una patologia o ad una scarsissima produzione di latte.
Non rientrano quindi le mamme che decidono di staccare il figlio dal proprio seno autonomamente.
Come abbiamo detto l’importo sarà di 400 euro e si aspetta il decreto attuativo per determinare quale sia la modalità di richiesta (presumibilmente sarà sul sito INPS) e l’importo massimo del tetto isee, all’interno del quale, i quali i potenziali beneficiari devo rientrare.
Altro bonus o per essere più precisi una nuova detrazione è quella “pannolini”. Le famiglie potranno beneficiare nel modello redditi di una detrazione del 19% fino ad un massimo di 1.800 euro che porterà un risparmio annuo di circa 118 euro a nucleo familiare. Si tratta di un emendamento presentato dal ministro Fontana e si attende anche per questo aiuto il decreto attuativo in modo da renderlo effettivo, nel continuo contrasto all’aumento dei prezzi e delle spese in generale che le famiglie si trovano a contrastare in questi mesi.
Le borse mondiali continuano la discesa iniziata la scorsa settimana e archiviano un’altra seduta in rosso, mentre si allontanano le ipotesi di un rallentamento delle politiche monetarie restrittive. Si tratta di un grosso ritracciamento anche tenendo conto della performance messa a segno dai principali indici da inizio anno, con Piazza Affari tornata nella seduta di mercoledì 18 gennaio ai livelli precedenti allo scoppio della guerra in Ucraina. Il dubbio, però, è legato al trend, soprattutto se le banche centrali continueranno ad alzare in modo deciso il costo del denaro.
Christine Lagarde ha confermato che la banca centrale resta concentrata sugli obiettivi di riduzione dell’inflazione e non vede segnali di preoccupazione sul fronte recessione. Dai verbali della riunione di dicembre della Bce è emerso infatti che c’era un forte orientamento ad aumentare i tassi anche di 75 punti base.
Anche Wall Street perde terreno. Di fronte ai nuovi dati macro Usa – con le richieste di sussidi di disoccupazioni inferiori alle attese – si alimenta l’idea che le banche centrali continueranno a portare avanti una politica aggressiva sul rialzo dei tassi. Ieri tre presidenti regionali della Fed hanno confermato la necessità per la Banca centrale di continuare ad alzare i tassi d’interesse all’attuale ritmo.
Al momento, i tassi d’interesse sono al 4,25%-4,50%; la prossima riunione della Fed sarà tra due settimane: probabile un rialzo di 25 o 50 punti base. A confermare i timori, le parole dell’amministratore delegato di JPMorgan Chase, Jamie Dimon, che ha detto di credere che i tassi d’interesse supereranno il 5%.
Tassi attesi ancora in rialzo
Anche la BCE ha confermato che combatterà l’inflazione con ogni arma possibile, affinchè possa tornare al 2%, e cosi gia a dicembre il Consiglio direttivo aveva alzato di 50 punti base i tre tassi di interesse di riferimento, comunicando che un ampio numero di membri aveva inizialmente espresso una preferenza per un incremento dei tassi di 75 punti base, dal momento che l’inflazione era attesa a livelli chiaramente troppo alti e per troppo tempo e le aspettative del mercato e le condizioni finanziarie prevalenti erano incompatibili con un tempestivo ritorno all’obiettivo di inflazione del 2% fissato dalla Bce.
Il gas continua a scendere
Torna a salire il prezzo del petrolio, dopo la debolezza della mattinata, con le attese di una domanda più robusta dalla Cina grazie alle riaperture, mentre le scorte di petrolio negli Stati Uniti sono notevolmente aumentate, nell’ultima settimana, al contrario delle attese. Registrato un rialzo di 8,408 milioni di barili a 448,015 milioni di unità, contro attese per un ribasso di 1,1 milioni. Intanto, ad Amsterdam, il gas è ancora in calo del 4,8% a 58,7 euro al MWh, ciò fa ben sperare per un calo di oltre il 30% delle prossime utenze luce e gas già a partire dalle bollette di febbraio, competenza gennaio.
L’indicatore della situazione economica equivalente, in acronimo ISEE, è uno strumento che permette di misurare la condizione economica delle famiglie nella stato italiano. È un indicatore che tiene conto di reddito, patrimonio (mobiliare e immobiliare) e delle caratteristiche di un nucleo familiare (per numerosità e tipologia).
Se tale indicatore risulta essere inferiore a determinate soglie, possono scattare diversi aiuti economici ed agevolazioni di cui i titolari dell’ isee possono beneficiare.
Vediamo ora nello specifico tre bonus o aiuti che il governo Meloni ha istituito o confermato per l’anno 2023.
Bonus energetico
Le famiglie con ISEE basso possono ottenere un bonus fino a 8.500 euro. Ecco come funziona e chi può averlo nel 2023.
Il bonus energetico 2023 è una misura confermata dal governo Meloni per contrastare il caro bollette: grazie a un contributo fino a 8.500 euro destinato alle famiglie con isee basso, si possono installare impianti fotovoltaici a costo zero per la produzione di energia elettrica necessaria per la propria abitazione, azzerando, di fatto i costi delle bollette.
La crisi energetica che stiamo affrontando e l’aumento dei costi delle materie prime, confermano che a strada da seguire è sicuramente quella che ci porta ad un mondo piu green.
Quali spese e per quale soglia isee
Con le bollette ormai arrivate a livelli mai cosi alti, oltre al bonus luce e gas 2023 , è possibile ottenere un bonus fino a 8.500 euro per produrre in autonomia l’energia necessaria per la propria abitazione.
L’investimento in fonti di energia rinnovabili effettuato grazie al reddito energetico, infatti, consente l’installazione di pannelli solari a costo zero con un contributo finanziato interamente dalla Regione. Installando anche i sistemi di accumulo, inoltre, è possibile guadagnare denaro con l’energia prodotta in quantità eccessive.
I requisiti possono variare da una Regione all’altra, ma generalmente riguardano un limite di reddito ben definito e la necessità di possedere la residenza anagrafica all’interno della Regione presso la quale viene richiesto il contributo economico.
Dunque, in linea generale, il reddito energetico spetta alle famiglie che possiedono un isee basso, sotto i 20.000 euro all’anno. Ma ci sono delle eccezioni – per esempio la Regione Lazio – che prevedono un innalzamento di tale soglia sino a 35.000 euro.
Ecco l’elenco delle spese oggetto dell’agevolazione:
-
installazione di pannelli solari con potenza non inferiore a 1,8 kw ed energia prodotta pari ad almeno 1.200 kwh;
-
installazione di impianti solari termici;
-
installazione di impianti microeolici;
-
installazione di relativi sistemi di accumulo dell’energia.
Il 20% di questi interventi può essere impiegato anche per l’installazione di impianti solari termici utili per la produzione di acqua calda sanitaria, solo se affiancati a interventi di installazione di impianti per la produzione di energia elettrica.
Bonus università
il bonus Università 2023 è stato confermato e potenziato per gli studenti che possiedono un ISEE basso. Come già in passato è possibile ottenere uno sgravio sulle tasse universitarie in base agli scaglioni isee.
L’esonero totale dal pagamento della tasse universitarie è previsto per i nuclei familiari in possesso di un ISEE inferiore a 22.000 euro.
In base ai vari scaglioni isee, è previsto invece il sottoelencato schema di riduzione:
-
ISEE compreso tra 22.000 euro e 24.000 euro, riduzione pari all’80%;
-
ISEE compreso tra 24.000 euro e 26.000 euro, riduzione del 50%;
-
ISEE compreso tra 26.000 euro e 28.000 euro, riduzione del 25%;
-
ISEE compreso tra 28.000 e 30.000 euro compresi, riduzione del 10%.
Conto corrente agevolato ed esonero Canone Rai
Le famiglie che possiedono un ISEE inferiore agli 11.600 euro, hanno diritto “a chiedere l’apertura di un conto corrente di base gratuito per la tipologia di servizi e il numero di operazioni“.
Infine, tra le agevolazioni da richiedere con un ISEE basso c’è anche l’esenzione dal pagamento del Canone Rai, che spetta ai cittadini:
- in possesso di un ISEE inferiore a 8.000 euro all’anno;
- non conviventi con alti soggetti, se non con un coniuge;
- di aver compiuto almeno 75 anni di età.
Per ottenere l’esenzione dal pagamento del canone Rai, va scaricato e compilato il modulo direttamente dal sito dell’agenzia delle entrate, seguendo il percorso “Schede informative e servizi – Agevolazioni – Canone TV“.

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