La rottamazione quater è legge! Con l’approvazione della manovra di bilancio, avvenuta in data 29 dicembre 2022, la rottamazione quater prende forma e cosi anche i tempi e le relative modalità  per poter usufruire del cosiddetto “sconto fiscale”.

Alla data odierna, ammontano a circa 1.100 miliardi di euro i crediti vantati dallo stato nei confronti di cittadini ed imprese , e si è ritenuto quindi indispensabile agire con una nuova rottamazione, che dia la possibilità allo stato di fare cassa ed ai cittadini di rimettersi in bonis.

La nuova rottamazione riguarderà i carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022. 

Rientrano nella rottamazione tutti i tributi erariali (irpef, ires, iva, irap), tributi previdenziali e comunali, per questi ultimi si aspetta ancora l’ok dai comuni. La precedente rottamazione (art. 3 D.L. 119/2018) riguardava i debiti trasmessi all’agente di riscossione dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2017, quindi, con questa nuova procedura sono definibili i carichi relativi agli anni 2018-19- 20-21, sino al giugno 2022.

Leggi anche: Social card 2023, al via le richieste!

Le domande, potranno essere trasmesse, in via telematica, sino al 30 aprile 2023.

Vediamo nello specifico quali importi dovranno essere effettivamente pagati.

La nuova rottamazione darà la possibilità di pagare le cartelle senza corrispondere le sanzioni, gli interessi (anche quelli di mora) e, senza il pagamento dell’aggio, dovuto invece nella precedente rottamazione, in favore dell’agente della riscossione. Si pagheranno, quindi, le somme riguardanti la sorte capitale, le spese di notifica e le eventuali spese per le procedure esecutive. Per quanto concerne, invece, i carichi relativi alle sanzioni al codice della strada, si pagherà la sorte capitale (in questo caso la “multa”) e le spese di notifica, ma non le maggiorazioni ex art. 27 della Legge 689/81 e gli interessi di mora.
Il modulo relativo alla domanda di definizione agevolata dovrà essere pubblicato sul sito dell’Agenzia Entrate Riscossione, entro 20 giorni dalla data di entrata in vigore della Legge di Bilancio.

Una volta inoltrata la domanda, essere produrrà diversi effetti, tra i quali:

  • vengono sospese le procedure esecutive ancora non senza il primo incanto;
  • non possono essere avviate nuove procedure esecutive;
  • non possono essere iscritti nuovi fermi amministrativi e nuove ipoteche esattoriali;
  • viene rilasciato DURC regolare;
  • il contribuente torna in Bonis ai sensi di quanto disposto dall’art. 28 ter e 48 bis del D.P.R. n. 602/73.

L’Agente della Riscossione, entro il 30 giugno, invierà ai contribuenti l’esito della domanda di definizione agevolata dei ruoli, nonché, l’ammontare complessivo da pagare insieme alle singole rate, nel caso venga scelto il pagamento rateale. Il pagamento del dovuto a seguito dell’accoglimento delle domande di definizione agevolata, dovrà avvenire in una unica soluzione entro il 31 luglio 2023, ovvero, con pagamento rateale con un massimo di 18 rate (luglio-novembre 2023, febbraio-maggio-luglio-novembre a partire dal 2024).

Il presidente del consiglio Giorgia Meloni, ha annunciato, che nel decreto che verrà emanato per calmierare il prezzo dei carburanti, verrà inserito un nuovo bonus mezzi pubblici, che nello scorso anno ha visto una platea di beneficiari di 1,4 milioni di pendolari, con risorse erogate pari a 140 milioni di euro.

“Nell’ultimo decreto c’è una norma che rimborsa i pendolari della somma che spendono per gli abbonamenti ai mezzi pubblici. Stiamo cercando di aiutare, in una situazione di difficoltà, chi è in maggiore difficoltà piuttosto che dare aiuti indistintamente a tutti”. Così la premier Giorgia Meloni ha voluto precisare che il governo è alla continua ricerca di aiuti per contrastare il caro vita e l’aumento eccezionale dell’inflazione.

Resta ancora da capire quale sarà l’iter e la nuova struttura del bonus.

La strada più semplice è quella di confermare lo stesso bonus trasporto pubblico 2022. Il bonus trasporti consentiva ai fruitori dei mezzi pubblici locali, regionali e interregionali di ottenere uno sconto fino a 60 euro, sul prezzo dell’abbonamento mensile o annuale.

La richiesta del voucher avveniva su una piattaforma dedicata, per poi procedere alla sottoscrizione dell’abbonamento, scalando il bonus ottenuto dal costo. Una modalità diversa, che i tecnici potrebbero ora valutare, sarebbe invece quella di prevedere prima il pagamento presso la società di Tpl, per poi procedere alla richiesta di rimborso attraverso un nuovo portale dedicato.

Il primo Bonus trasporti, che ha visto la sua attuazione a settembre, è stato finanziato inizialmente con uno stanziamento di 79 milioni di euro, cifra innalzata a 180 milioni dal governo Draghi. Prevedeva la copertura fino al 100% del valore degli abbonamenti, per un limite massimo di 60 euro, ed era utilizzabile per l’acquisto di un solo abbonamento (annuale, mensile o relativo a più mensilità) nel mese in cui si è richiesto e ottenuto: il periodo di validità del buono aveva infatti il limite al mese solare di emissione, anche se si effettua l’acquisto di un abbonamento annuale o mensile che parte dal mese successivo.

L’erogazione del Bonus veniva richiesto tramite il portale bonustrasporti.lavoro.gov.it con accesso attraverso le identità digitali Spid e Cie.

Leggi anche: Mutui casa: cosa accadrà nel 2023?

Una volta ottenuto il buono, questo era spendibile presso un solo gestore dei servizi di trasporto pubblico e doveva essere utilizzato entro il mese di emissione presentandolo alle biglietterie del gestore selezionato; il quale a sua volta accedeva al portale verificandone la validità. In caso positivo veniva subito rilasciato l’abbonamento richiesto e il gestore provvede a registrare sul portale l’utilizzo del buono, indicando l’importo effettivamente fruito dal beneficiario stesso. Il limite massimo dell’isee  per beneficiare del bonus, era di €35.000.

Il nuovo bonus potrebbe arrivare ad un massimo di 350 euro annui includendo anche il costo degli abbonamenti annuali e non solo dei singoli abbonamenti mensili con un tetto di reddito massimo di 20.000 euro.

 

Il bonus ristrutturazione 2023 è un’agevolazione edilizia che permette l’accesso a una detrazione fiscale pari al 50 per cento della spesa, fino ad un massimo di 96.000 euro per chi effettua interventi di manutenzione straordinaria, ovvero quelle opere volte a sostituire, rinnovare parti dell’immobile, anche strutturali.

Il bonus è stato confermato anche per gli anni 2023 e 2024, nello specifico i contribuenti potranno portare in detrazione fiscale le spese sostenute per i lavori di riqualificazione edilizia, manutenzione straordinaria e ordinaria (per i condomini), fino ad un massimo di 96.000 euro di spesa.

La detrazione spetta nella misura del 50% della spesa effettuata e consiste in un rimborso IRPEF da utilizzare nel modello redditi in quote costante per 10 anni.

L’agevolazione è istituita dall’articolo 16-bis del TUIR.

La detrazione del 50 per cento spetta per i lavori che rientrano nel seguente elenco:

  • lavori di manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia effettuati su parti comuni di edifici residenziali, cioè su condomini (interventi indicati alle lettere a), b), c) e d) dell’articolo 3 del Dpr 380/2001);
  • interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia effettuati su singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali e pertinenze (interventi elencati alle lettere b), c) e d) dell’articolo 3 del Dpr 380/2001).

Il bonus ristrutturazione spetta anche per i lavori in economia ovvero gli interventi eseguiti in proprio, danno diritto alla detrazione del 50 per cento le spese per l’acquisto dei materiali.

Possono usufruire del bonus ristrutturazione 2023 tutti i contribuenti che rispettano i requisiti previsti, ovvero tutti i soggetti chiamati al pagamento dell’IRPEF. Tale beneficio spetta anche ai soggetti residenti all’estero.

Possono beneficiare del bonus edilizio i seguenti soggetti:

  • proprietari o nudi proprietari;
  • titolari di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);
  • locatari o comodatari;
  • soci di cooperative divise e indivise;
  • imprenditori individuali, per gli immobili non rientranti fra i beni strumentali o merce;
  • soggetti che producono redditi in forma associata (società semplici, in nome collettivo, in accomandita semplice e soggetti a questi equiparati, imprese familiari), alle stesse condizioni previste per gli imprenditori individuali.

In alcuni casi possono avere accesso all’agevolazione anche i futuri proprietari, nel caso di sottoscrizione del contratto preliminare di compravendita.

Tali soggetti devono rispettare le seguenti condizioni:

  • avere il possesso dell’immobile;
  • eseguire i lavori di ristrutturazione a proprio carico;
  • aver registrato il compromesso.

Tra i lavori di manutenzione ordinaria rientrano, a titolo di esempio, gli interventi riportati nell’elenco che segue:

  • installazione di ascensori e scale di sicurezza;
  • realizzazione e miglioramento dei servizi igienici;
  • sostituzione di infissi esterni e serramenti o persiane con serrande e con modifica di materiale o tipologia di infisso;
  • rifacimento di scale e rampe;
  • interventi finalizzati al risparmio energetico;
  • recinzione dell’area privata;
  • costruzione di scale interne;
  • realizzazione dei bagni.

Per usufruire della detrazione sarà indispensabile pagare le fatture con bonifico parlante.

In tale bonifico dovranno essere inseriti i dati che seguono:

  • causale del versamento: “bonifico relativo a lavori edilizi che danno diritto alla detrazione prevista dall’articolo 16-bis del Dpr 917/1986”;
  • codice fiscale del beneficiario della detrazione;
  • codice fiscale o Partita IVA del beneficiario del pagamento.

Può inoltre essere opportuno indicare il numero di fattura e l’anno di emissione.

Il bonus ristrutturazione è indispensabile per poter accedere al bonus mobili.

Leggi anche: bonus mobili 2023

Un’ulteriore possibilità prevista è quella del ricorso a un finanziamento. In questo caso la società finanziaria pagherà tramite bonifico seguendo le precedenti indicazioni e il beneficiario dell’agevolazione fiscale dovrà conservare la ricevuta del bonifico.

Così come la detrazione al 50 per cento, anche per il 2023 si potrà beneficiare del bonus ristrutturazioni attraverso le opzioni di fruizione indiretta dell’agevolazione previste dall’articolo 121 del decreto rilancio.

Oltre alla detrazione i contribuenti possono scegliere la cessione del credito o lo sconto in fattura.

Nel caso in cui vengano scelte tali opzioni, tuttavia, rimane l’obbligo di:

  • visto di conformità;
  • attestazione di congruità dei prezzi.

La comunicazione all’Agenzia delle Entrate potrà essere effettuata esclusivamente dal professionista che ha apposto il visto di conformità, ossia colui che ha effettuato il controllo documentale relativo ai requisiti per l’accesso alla detrazione fiscale..

La scadenza di riferimento è quella del 16 marzo dell’anno successivo a quello del sostenimento delle spese:

  • per le spese sostenute nel 2022 il termine ultimo di invio della comunicazione è fissato al 16 marzo 2023;
  • per le spese sostenute nel 2023 sarà il 16 marzo 2024.

Un tecnico abilitato dovrà inoltre provvedere all’attestazione di congruità delle spese, verificando il rispetto dei massimali relativi alla tipologia di intervento.

Il 2022 è stato caratterizzato dall’ascesa vertiginosa delle rate dei mutui a tasso variabile, facendo vacillare milioni di famiglie già alle prese con l’aumento delle utenze e dei generi alimentari.

Per cercare di frenare questa galoppante inflazione, con aumenti mensili che non si vedevano da fine anni 80, la Banca Centrale Europea sta attuando un deciso e costante aumento dei tassi di interesse per cercare di ridurre l’offerta di moneta e in questo modo cercare di frenare l’inflazione per riportarla verso valori ottimali vicino al 2%. L’ultimo dato dell’area euro è stato un allarmante +10% relativo al mese di novembre.

Intanto, la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha spiegato che il contesto di stabilità finanziaria è peggiorato da giugno scorso e che “è ragionevole aspettarsi che la Bce aumenti i tassi di mezzo punto percentuale alla volta“.

Il solito dilemma: tasso fisso o variabile

settembre il costo medio dei mutui fissi distanziava quello dei mutui variabili di circa 150 punti (1,5%). Nei primi 15 giorni di dicembre, invece, il margine si è ridotto (3,35% contr0 2,90%).

Se gli indici di riferimento continueranno a evolvere con i trend attuali e il mutuo a tasso variabile assorbirà questo ulteriore aumento di 50 punti base, “è possibile che a gennaio i mutui a tasso fisso siano addirittura meno costosi dei variabili“.

In tal caso, converrebbe investire su un mutuo a tasso fisso e valutare la surroga nel caso in cui mutasse il trend degli ultimi mesi.

Col tasso fisso, si pagherebbero interessi ancora superiori al 3%, anche se il variabile costerà di più e soprattutto, visto che l’epoca d’oro del fisso poco sopra l’1% difficilmente potrà tornare, quando la situazione economica diventerà più stabile i costi diminuiranno e allora si potrà giocare la carta della surroga.

Cosa aspettarsi dal 2023

Attualmente, la situazione è in continuo divenire, buttando sempre un’occhio ai mercati finanziari. Gli addetti ai lavori  stimano un tasso d’interesse del 6% per gli interessi sulle rate dei mutui. A lanciare l’allarme è una recente analisi condotta dalla Fabi, la Federazione dei bancari.

“Se i tassi medi si sono attestati, nel mese di ottobre, a quota 3,2%, quando il costo del denaro era al 2%, sul mercato – ha commentato il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni- alcuni intermediari propongono, già oggi, mutui con interessi superiori al 5%”.

Per tutte le famiglie in difficoltà, è importante capire fino a che punto si è in grado di assorbire altri aumenti della rata senza rischiare l’insolvenza.

Secondo Bankitalia, l’aumento della Bce di 50 punti base dovrebbe produrre nei prossimi mesi una crescita delle rate dei mutui variabili, con un aggravio di quasi 35 euro al mese per un finanziamento medio.

Per il 2023-2024 ci si aspetta un ulteriore aumento dei due indici di riferimento dei tassi di interesse sui mutui, ovvero Euribor e Eurirs, rispettivamente parametri legati ai mutui a tasso variabile e a tasso fisso.

Secondo le stime di un report dell’Abi i tassi di interesse dovrebbero arrivare al 3% entro marzo 2023, per poi raggiungere il 3,5% entro dicembre. Il tutto dovrebbe poi stabilizzarsi nel 2024, assestandosi intorno al 3%.

Le previsioni elaborate dall’Abi sono però basate sulle attuali previsioni sui livelli di inflazione. Le stime al momento prevedono un’inflazione media per il 2022 dell’8,1%, che dovrebbe poi calare al 5,5% nel 2023 e al 2,3% nel 2024.

Confermata anche per il 2023 la social card, strumento economico che ha permesso a tantissime famiglie di contrastare la crisi economica sin dal 2008.

La Carta acquisti ordinaria è una carta di pagamento elettronica concessa a cittadini che si trovano in condizioni di disagio economico. Sulla carta viene accreditata una somma di denaro che può essere utilizzata per la spesa alimentare negli esercizi convenzionati e per il pagamento delle bollette di gas e luce presso gli uffici postali. La carta non è comunque abilitata al prelievo di contanti.

La Carta acquisti ordinaria è concessa a cittadini dai 65 anni in su o di età inferiore a tre anni, in questo caso la richiesta sarà effettuata dai genitori, in possesso dei seguenti requisiti di cittadinanza (Decreto interministeriale del 3 febbraio 2014):

  • Cittadinanza italiana;
  • ovvero cittadinanza di uno Stato appartenente all’Unione Europea;
  • ovvero familiare di cittadino italiano, non avente la cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione Europea, titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
  • ovvero familiare di cittadino comunitario, non avente la cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione Europea, titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
  • ovvero cittadino straniero in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo;
  • ovvero rifugiato politico o titolare di posizione sussidiaria.

Inoltre, il richiedente deve essere cittadino regolarmente iscritto nell’Anagrafe della Popolazione Residente (Anagrafe comunale).

Sulla Carta verranno accreditati 80 euro con cadenza bimestrale da utilizzare per fare la spesa o pagare gas e luce. I negozi che aderiscono all’iniziativa espongono la seguente etichetta adesiva:

Gli enti territoriali possono deliberare l’accredito sulla carta di ulteriori somme e alcune aziende possono prevedere sconti particolari sulla fornitura di beni di pubblica utilità.

I titolari di Carta acquisti possono, inoltre, avere uno sconto del 5% nei negozi e nelle farmacie che aderiscono all’iniziativa. Lo sconto è riconosciuto esclusivamente per gli acquisti effettuati con la Carta acquisti e non è applicabile all’acquisto di specialità medicinali o per il pagamento di ticket sanitari. Gli acquisti con la Carta, presso le farmacie convenzionate e attrezzate, danno anche il diritto alla misurazione gratuita della pressione arteriosa e del peso corporeo.

Lo sconto è cumulabile con altre iniziative promozionali o sconti applicati a tutta la clientela, oltre a quelle riservate ai titolari di carte fedeltà rilasciate dai negozi stessi (ad esempio, dai supermercati).

Requisiti e a chi inoltrare la domanda

Per avere diritto alla Carta, i cittadini dai 65 anni in su devono avere, inoltre, i seguenti requisiti economici:

  • non godere di trattamenti o, nell’anno di competenza del beneficio, godere di trattamenti di importo inferiore a 7.120,39 euro per l’anno 2023 se di età compresa tra 65 anni e 69 anni o a 9.493,86 euro per l’anno 2022 dai 70 anni in su.
  • avere un ISEE in corso di validità inferiore a 7.120,39 euro per l’anno 2023;
  • non essere, da soli o insieme al coniuge, intestatari di più di una utenza elettrica domestica, di più di una utenza elettrica non domestica, di più di due utenze del gas;
  • non essere, da soli o insieme al coniuge, proprietari di più di due autoveicoli, di più di un immobile ad uso abitativo con una quota superiore o uguale al 25%, di immobili che non siano ad uso abitativo o di categoria catastale C7 con una quota superiore o uguale al 10%;
  • non essere, da soli o insieme al coniuge, titolari di un patrimonio mobiliare superiore a 15.000 euro come rilevato nella dichiarazione ISEE ;
  • non essere fruitori di vitto assicurato dallo Stato o da altre pubbliche amministrazioni perché ricoverati in istituto di cura di lunga degenza o detenuto in istituto di pena.

I bambini di età inferiore a tre anni (in questo caso il titolare della Carta è un esercente patria potestà):

  • devono avere un ISEE  in corso di validità inferiore a 7.120,39 euro per l’anno 2022;
  • non devono essere, insieme agli esercenti la potestà o ai soggetti affidatari intestatari di più di un’utenza elettrica domestica, di più di un’utenza elettrica non domestica, di più di due utenze del gas, di più di due autoveicoli;
  • non devono essere proprietari, insieme agli esercenti la potestà o ai soggetti affidatari, di più di un immobile ad uso abitativo con una quota superiore o uguale al 25%, di immobili che non sono ad uso abitativo o di categoria catastale C7 con una quota superiore o uguale al 10%;
  • non devono essere titolari, insieme agli esercenti la potestà o ai soggetti affidatari, di un patrimonio mobiliare superiore a 15.000 euro come rilevato nella dichiarazione ISEE .

I richiedenti e i precettori di Carta acquisti dovranno presentare quanto prima nel mese di gennaio la DSU per il nuovo anno. In caso contrario, l’erogazione della stessa sarà sospesa fino alla presentazione di una nuova DSU valida.

La domanda deve essere presentata presso un ufficio postale utilizzando i moduli disponibili sul sito di Poste Italiane.

I cittadini dai 65 anni in su ed i tutori, gli esercenti la patria potestà o i soggetti affidatari possono presentare la domanda tramite il modulo di domanda direttamente presso un qualsiasi ufficio postale.

Nella domanda l’interessato deve dichiarare, sotto la propria responsabilità, di essere in possesso di tutti i requisiti previsti dalla legge.

L’ufficio postale trasmetterà in via telematica all’INPS la domanda per le necessarie verifiche e, in caso di esito positivo, inviterà il titolare a recarsi presso un ufficio postale per ritirare la carta su cui sarà già stato accreditato l’importo del bimestre di presentazione della domanda.

Il beneficiario della Carta (in caso di ultrasessantacinquenne) o il titolare (in caso di beneficiario minore) possono modificare le informazioni relative alla residenza (quelle contenute nel quadro 5 della domanda) e chiedere che la Carta venga intestata a un altro soggetto utilizzando gli appositi moduli presso gli uffici postali. I moduli di variazione dati devono essere presentati alla sede INPS competente per territorio.

In caso di perdita dei requisiti nel corso di percezione della Carta acquisti ad esempio per superamento delle soglie ISEE nel corso di un anno rispetto al precedente oppure per superamento del limite dei trattamenti, è necessario presentare sempre una nuova domanda per verificare nuovamente la presenza dei requisiti di legge.

Confermato anche per il 2023 il Bonus Tiroide! L’aiuto economico è riconosciuto dall’INPS  a chi soffre di uno dei quattro disturbi della tiroide, ovvero:

  1. carcinomi tiroidei;
  2. gozzo;
  3. ipotiroidismo;
  4. ipertiroidismo.

Per ottenere il bonus, bisogna sostenere una visita dalla Commissione medica dell’Inps.

Se l’invalidità viene riconosciuta, l’assegno mensile va da un minimo di 286 euro ad un massimo di 550 euro, a seconda della percentuale riconosciuta, cioè dal 74% al 100%.

Nello specifico gli importi dettagliati:

  • 286,01 euro: da un’invalidità minimale del 74% ad una massima del 99%;
  • 520,29 euro: per coloro che hanno bisogno di continua assistenza e non sono autonomi.
  • 550 euro: per un’invalidità del 100%.

 

Quindi, la sola asportazione della tiroide non basta per l’ottenimento dell’assegno. Bisognerà, comunque, trovarsi in una situazione di conseguente invalidità dal 74% al 100%.

Una volta ottenuto il certificato dalla commissione medica, il proprio medico di base dovrà compilare sul sito dell’Inps il certificato introduttivo. Dovrà inoltre rilasciare al paziente la ricevuta cartacea della richiesta.

A questo punto, la procedura di richiesta d’invalidità civile potrà essere completata tramite:

  • il sito dell’INPS, accedendo con le proprie credenziali, cioè tramite il Pin INPS, lo Spid, la Carta nazionale dei servizi o la Carta di identità elettronica, al seguente link: Invalidità Civile;
  • rivolgendosi ad un patronato.

Terminata la richiesta di domanda, l’inps nei giorni seguenti, risponderà con la convocazione per la visita medica presso la Commissione medica dell’Inps.

documenti da portare alla visita medica presso la Commissione medica Inps sono:

  1. l’ecografia tiroidea per gozzo semplice, gozzo nodulare, ipotiroidismo, tiroiditi o altri documenti specifici per le patologie indicate;
  2. la prova di TSH;
  3. il documento d’identità valido;
  4. la tessera sanitaria;
  5. il certificato del medico in originale.

Nella domanda per l’invalidità civile, si possono richiedere anche i benefici della legge 104, ed ottenere i seguenti benefici:

  • riposi giornalieri di 1 ora o 2 ore, in base all’orario lavorativo oppure 3 giorni di permesso mensile, frazionabili in ore;
  • congedo straordinario retribuito, fino ad un massimo di 2 anni nella vita lavorativa;
  • rifiuto del trasferimento di sede;
  • rifiuto al lavoro notturno.

Oltre i requisiti medici appena elencati, per poter beneficiare del Bonus Tiroide è necessario possedere dei limiti reddituali come stabilito dalla normativa.

Nel caso di un soggetto richiedente con un’invalidità del 74% e fino al 99%, il reddito massimo per poter beneficiare della misura è 5.010,20 euro.

Nel caso di un soggetto richiedente con un’invalidità pari al 100%, il reddito massimo ammonta a 17.050,42 euro.

L’INPS ha inoltre stabilito le soglie di invalidità civile, per i soggetti affetti da patologie tiroidee, per definire quali agevolazioni spettano di diritto ad ogni percentuale di invalidità. Tali soglie sono suddivise come segue:

  • con invalidità civile del 34%, spettano di diritto ausili previsti dal nomenclatore nazionale;
  • con invalidità civile del 46%, spetta il diritto al collocamento mirato;

  • se l’invalidità civile è invece del 51%, spetta il diritto al congedo straordinario per cure;

  • in caso di invalidità del 67%, viene riconosciuto il diritto all’esenzione ticket sanitario;

  • per invalidità civile del 75%, spetta un assegno di sostegno corrisposto mensilmente oppure un assegno sociale nel caso di soggetti con un età superiore ai 67 anni.

  • in caso di età compresa tra i 18 ed i 67 anni, con patologia tiroidea ed invalidità civile del 100% spetta una pensione di invalidità.

  • indipendentemente dall’età e dal reddito annuo percepito, con invalidità civile del 100% viene riconosciuta l’indennità di accompagnamento.

Archiviata la manovra di bilancio, il governo Meloni si è messo già al lavoro per la riforma fiscale più importante che riguarda il reddito delle persone fisiche, l’IRPEF!

La situazione attuale prevede 4 aliquote e 4 scaglioni di reddito:

1° scaglione da 0 a 15.000 euro di reddito – aliquota 23%

2° scaglione da 15.001 a 28.000 euro di reddito – aliquota 25%

3° scaglione da 28.001 a 50.000 euro di reddito – aliquota 35%

4 scaglione da 50.001 di reddito – aliquota 43%

 

Allo studio del governo la possibilità di scendere da 4 a 3 aliquote e dei rispettivi scaglioni. Non, dunque, quella flat tax invocata dai leghisti, ma comunque un sostanziale intervento di semplificazione.

Sull’Irpef, oltre che andare verso tre aliquote, l’obiettivo è la creazione di un modello duale che distingua i redditi da lavoro, che saranno soggetti a progressività, dai redditi da investimenti (capitali e immobiliari) per i quali ci sarà un’imposta proporzionale.

I tre scaglioni di reddito e le rispettive aliquote dovrebbero essere le seguenti:

1° scaglione da 0 a 15.000 euro di reddito – aliquota 23%

2° scaglione da 15.001 euro di reddito a 50.000 aliquota 27%

3° scaglione da 50.000 – aliquota 43%

Per i redditi fino a 15.000 euro non ci sono sostanziali cambiamenti, si precisa inoltre che  fino a 8.174,00 euro è prevista la cosiddetta “no tax area”: i contribuenti che percepiscono redditi fino al limite indicato “non dovranno pagare tasse”, in quanto l’imposta non è dovuta.

Il maggior risparmio fiscale si avrà per la fascia centrale dei contribuenti, quelli che hanno un reddito superiore ai 15.000 euro lordi annuali. Da tale importo in poi, grazie al calo dell’aliquota da 35% al 27% il risparmio fiscale sarà notevole, quasi 120 euro in più al mese quindi circa 1400 euro annui.

Sarà la manovra fiscale più importante degli ultimi anni. L’obiettivo sarà quello di abbassare il peso fiscale a carico dei privati e delle aziende, che, in Italia è il più alto a livello europeo.

L’anno appena trascorso è stata considerata, dagli esperti del settore finanziario, la tempesta perfetta. Il 2022 è stato caratterizzato dal crollo dei mercati azionari, dal collasso del sistema cripto (vedi crollo Terra-luna e fallimento exchange FTX) e dall’aumento dei tassi di interesse al fine di contrastare l’impennata dell’inflazione.

I mercati azionari, analizzati sia come indici sia come azioni hanno subito l’anno peggiore dal 2008 (l’anno della crisi dei mutui subprime). Il Dow Jones ha perso l’ 8%. E’ andata peggio al Nasdaq che ha subito una perdita del 33%. Anche l’indice azionario italiano ha subito un calo vicino al 10%.

Ma come sempre accade alla discesa dei mercati azionari si contrappone l’aumento dei rendimenti dei titoli obbligazionari. Oggi il rendimento del BTP italiano a 30 anni ha raggiunto il 4,70% netto.

I Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) sono titoli di debito (obbligazioni) a medio-lungo termine emessi dal Dipartimento del Tesoro (Ministero dell’Economia e delle Finanze) con cedola fissa posticipata pagata semestralmente. I BTP possono essere emessi con scadenze pari a 3, 5, 7,10, 15, 20, 30 e 50 anni.

In un periodo congiunturale come quello attuale, l’investimento in obbligazioni potrebbe essere la scelta giusta per due motivi:

  • Salvaguardare il pote.e di acquisto contro l’inflazione;
  • Ottenere un rendimento annuo garantito.

Se oggi ad esempio un trentenne decidesse di investire una somma di 30.000 euro, sarebbe sicuro di avere a scadenza quasi 70.000 Euro.

Per un giovane potrebbe essere un lungimirante investimento essendo un investimento sicuro e redditizio.

Se il periodo vi sembra troppo lungo vediamo ora la soluzione intermedia. Il BTP a 10 anni presenta ad oggi un rendimento annuo del 3,56%. Ciò significa che investendo 30.000 euro, tra 10 anni si avrebbe un guadagno netto di circa 10.000 euro.

Oggi il mercato obbligazionario sta ritornando alla ribalta data la crisi dei mercati azionari, ed è decisamente, per chi non vuole rischiare il suo capitale, un’ottima idea di investimento.

Non abbiamo fatto neanche a tempo a salutare il 2022, anno caratterizzato da aumenti senza precedenti, utenze gas e luce in primis, che una nuova stangata di aumenti arriveranno fino a partire dal 1° Gennaio.

Non avendo, il governo, confermato il taglio delle accise sui carburanti, essi subiranno subito un aumento di 18 centesimi a litro sin dall’1 gennaio. Il prezzo della benzina arriverà subito a sfiorare i 2 euro a litro.

Cosa analoga per i pedaggi autostradali, che dopo anni di blocco, subiranno un aumento di circa il 2%.

Nel 2023 gli italiani rischiano quindi di andare incontro ad una nuova stangata media da +2.435 euro a famiglia a causa dei rincari di prezzi e tariffe. Quello appena descritto è uno scenario che verrà valutato mese dopo mese in base anche al price cap sul tetto del gas, gli andamenti dei mercati finanziari e le scelte delle varie banche centrali.

Gli esperti concordano, che almeno per i primi sei mesi dell’anno, le utenze gas e luce rimarranno il grave problema da affrontare per le tasche degli italiani, anche se i primi giorni del nuovo anno sono stati caratterizzati da una continua discesa del prezzo del gas alla borsa di Amsterdam, con conseguenze dirette sui prezzi al dettaglio e sulle tariffe dei servizi. In particolare i prodotti alimentari rimarranno su livelli elevati ed anche altri settori, dalle assicurazioni ai servizi telefonici, invertiranno nel nuovo anno il trend discendente e torneranno a registrare aumenti.

Prendendo in esame le principali voci di spesa a carico dei cittadini come ad esempio gli alimentari, che rappresentano una delle voi più importanti dei consumi delle famiglie, nel 2023 i prezzi al dettaglio dovrebbero iniziare un lento calo rispetto ai livelli attuali, ma rimarranno comunque su livelli elevati, determinando a parità di consumi una maggiore spese di circa 507 euro.

Anche i trasporti subiranno un deciso aumento dei prezzi (+490 euro in media) per effetto delle tariffe che risentono della crisi energetica e dello stop al taglio delle accise sui carburanti, mentre per le strutture ricettive e la ristorazione gli aumenti saranno decisamente più contenuti.

Aumenti che colpiranno anche il comparto assicurativo e quello della telefonia con aumenti rispettivamente di 12 e 18 euro annui.

Per i servizi bancari si prevedono aumenti di minore entità (circa 9 euro) per la sola tenuta del conto del corrente, chi ha acceso un mutuo a tasso variabile deve mettere in conto una maggiore spesa per le rate pari a 1.260 euro nel 2023, come effetto dei rialzi dei tassi decisi a dicembre dalla Bce e dei prossimi aumenti annunciati dalla Lagarde per il nuovo anno.

Capitolo a parte invece deve essere affrontato per le tasse e imposte locali, anch’esse dovrebbero subire un aumento pari a 45 euro, per effetto delle decisioni di molti Comuni di ritoccare al rialzo la tassazione per recuperare le perdite subite nel 2022 a causa del caro-bollette.