Prorogato anche per il terzo trimestre il bonus bollette energetiche. Il Governo, nell’ultimo consiglio dei ministri, ha approvato il nuovo decreto che proroga i bonus bollette almeno fino a settembre 2023.

Nuova proroga fino a settembre 2023

Come detto, il governo oltre a nominare il commissario straordinario per l’emergenza in Emilia Romagna e al nuovo Codice della Strada, ha stanziato altri 800 milioni di euro e prorogato i bonus bollette per le famiglie fino a settembre 2023.

Si attende ora l’aggiornamento trimestrale delle tariffe dell’elettricità da parte di Arera per quanto riguarda il mercato tutelato.

Le previsioni rivelano che non vi saranno particolari variazioni per quanto riguarda i prezzi della luce e del gas, nonostante l’emergenza elettrica non sia affatto conclusa.

Come previsto dal presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, le variazioni sulla bolletta della luce potrebbero essere minime, comprese tra -0,5% e +1%. La bolletta del gas, invece, dovrebbe scendere del 2% da luglio 2023, sempre seguendo l’andamento del mercato e considerando la proroga degli aiuti decisa dal Governo.

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Proroga del bonus bollette, quali sono gli aiuti confermati?

Ma quali sono i bonus bollette e gli aiuti per le famiglie che si possono ottenere fino a settembre 2023? Il Governo ha confermato un pacchetto di agevolazioni per famiglie e imprese che comprende:

  • Bonus bollette confermato e potenziato con ISEE fino a 15.000 euro, oppure fino a 30.000 euro per le famiglie numerose;

  • riduzione dell’Iva al 5% sulle somministrazioni di gas metano;

  • aliquota Iva ridotta al 5% per il teleriscaldamento e per l’energia prodotta con il gas metano;

  • azzeramento degli oneri di sistema per il settore del gas.

Nel Decreto Bollette approvato dal Governo, inoltre, viene cancellato il credito di imposta per le imprese.

Ricordiamo che dal mese di aprile fino a giungo era previsto un credito di imposta sull’energia elettrica del 20% per le aziende energivore e del 10% per tutte le altre, mentre per il gas lo sconto detraibile dalle tasse era al 20% per le imprese gasivore e non gasivore.

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A chi spetta il bonus bollette e come ottenerlo

Il bonus bollette è una delle misure più attese dalle famiglie che soffrono di difficoltà economica: il Governo ha confermato e potenziato lo sconto su luce e gas per i nuclei familiari in possesso di alcuni requisiti.

In primis, è richiesta la titolarità di un’utenza elettrica o del gas, e un ISEE inferiore a 15.000 euro. In alternativa, per le famiglie numerose con quattro o più figli a carico, è richiesto un ISEE fino a 30.000 euro.

Il bonus viene applicato in automatico da Arera, previa presentazione della DSU ai fini del calcolo dell’ISEE.

Per chi intende richiedere il bonus elettrico per disagio fisico, invece, è richiesta la presentazione della domanda con allegata la documentazione attestante le proprie condizioni di salute.

Il bonus riscaldamento invece dovrebbe partire dal mese di ottobre.

Per quanto riguarda gli importi, questi ultimi vengono definiti da Arera in base ad alcuni parametri:

  • si va dai 40 ai 65 euro al mese circa in funzione dell’Isee e del numero di persone in famiglia, per quanto riguarda l’elettricità;

  • da 10 a 45 euro al mese circa in base al tipo di utilizzo, all’Isee e alla fascia climatica di residenza, per quanto riguarda il gas.

Confermato anche per il 2023 il bonus verde, al quale si può accedere usufruendo delle detrazioni per spese su terrazze e giardini.

Già in vigore nel 2022, è l’agevolazione fiscale che consente di effettuare  lavori di manutenzione su terrazze e giardini. Il bonus che, è stato oggetto di proroga fino al 2024, da l’opportunità di portare in detrazione nella propria dichiarazione dei redditi alcuni costi di manutenzione per la sistemazione di terrazzi e giardini.

Vediamo nello specifico quali sono i costi e le percentuali di detrazioni ammesse.

Come funziona la detrazione

Il bonus verde è l’agevolazione utilizzata per la sistemazione di giardini e terrazze. L’agevolazione fiscale in oggetto consente di ottenere una detrazione Irpef del 36% sulle spese sostenute fino a un tetto massimo di spesa di 5.000 euro.

Questo significa che la detrazione massima che si può ottenere è di 1.800 euro. Il limite dei 5.000 euro è da considerarsi per immobile e non a persona: questo significa che se un contribuente possiede due abitazioni potrà usufruire due volte del bonus verde.

La detrazione viene ripartita in 10 quote annuali di pari importo nella propria dichiarazione dei redditi.

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Lavori ammessi in detrazione su giardini e terrazze

I lavori ammessi alla detrazione del bonus verde sono quelli che riguardano la sistemazione e la realizzazione di:

  • pertinenze o recinzioni;
  • impianti di irrigazione;
  • pozzi;
  • coperture a verde;
  • giardini pensili.

Inoltre, il bonus verde copre anche l’acquisto di piante o arbusti e il compenso per il giardiniere che si è occupato di grandi potature. Si possono ottenere le agevolazioni sulle spese sostenute per la progettazione degli spazi verdi.

La detrazione spetta anche per i lavori di restauro e recupero di giardini di interesse storico e artistico di pertinenza di immobili vincolati.

La detrazione non spetta, invece, per le spese sostenute per:

  • la manutenzione ordinaria periodica dei giardini preesistenti non connessa ad un intervento innovativo o modificativo;
  • i lavori in economia;
  • acquisto di materiale per la ordinaria manutenzione, ad esempio forbici per la potatura;
  • lavori per spazi verdi in edifici di nuova costruzione.

Chi può usufruirne

L’agevolazione può essere richiesta dal proprietario dell’immobile, ma non solo, infatti la normativa prevede la possibilità di ottenere le detrazioni fiscali, anche conosciute come bonus verde, anche a titolari di diritti reali sugli immobili, ad esempio diritto d’uso o usufrutto e a coloro che hanno un regolare contratto di locazione.

Il bonus verde spetta anche in condominio, in questo caso il limite globale di spesa resta di 5.000 euro e la detrazione spettante è sempre del 36%. Le detrazioni saranno poi divise pro quota tra i condomini a condizione che la quota di partecipazione ai lavori sia regolarmente versata prima della presentazione della dichiarazione dei redditi.

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Coloro che hanno un’unità immobiliare in condominio, oltre a poter usufruire del bonus verde utilizzato sulle parti comuni, possono avvalersi anche del bonus verde su aree ad uso esclusivo, ad esempio un terrazzo.

Per ottenere il bonus verde 2022 e usufruire quindi della detrazione in dichiarazione dei redditi è necessario pagare i lavori eseguiti con mezzi tracciabili, quindi: carte di credito; bancomat; assegni non trasferibili; bonifico bancario o postale

Ultimi giorni per richiedere gli arretrati dell’assegno unico con decorrenza Marzo 2023.

La scadenza è fissata al 30 giugno e sono ancora molte le famiglie italiane che devono fare richiesta tramite il sito INPS.

Data ultima di scadenza

Le famiglie con figli a carico che desiderano accedere agli arretrati a partire da marzo 2023 che non hanno ancora fatto domanda, dovranno quindi affrettarsi per non perdere tale dritto.

Tale termine è previsto dal decreto-legge numero 230 del 2021, è da l’opportunità a tutti i nuclei familiari che fanno richiesta dell’Assegno Unico e Universale.

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Chi può presentare la richiesta

Chi ha diritto a percepire l’assegno unico, e non ha ancora provveduto a presentare la richiesta dovrà farlo entro il 30 giugno, come già sopra scritto, se tale richiesta sarà presentata dopo il 30 giugno, in questo caso perderanno tutti gli arretrati a loro spettanti, e riceveranno gli importi dell’Assegno soltanto dal mese di luglio in poi.

Inoltre dovranno ripresentare la domanda anche coloro che non hanno provveduto alla presentazione dell’ISEE in tempo ed i nuclei familiari che hanno subito delle variazioni delle condizioni per fruire del beneficio e dovranno quindi modificare la domanda al fine di ricevere degli importi dell’Assegno Unico più elevati.

Come fare la domanda 

La domanda potrà essere trasmessa tramite i tre canali ufficiali messi a disposizione dall’INPS

  • Portale telematico ufficiale dell’INPS;

  • Servizio di Contact Center Multicanale INPS;

  • Servizi telematici offerti da enti di patronato o CAF gratuiti.

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Come modificare la domanda per arretrati 

Se, invece, si ha avuto una variazione del nucleo familiare, ai fini di non perdere gli arretrati,  è necessario modificare la domanda.

Dunque, bisognerà accedere alla propria area riservata legata al servizio Assegno Unico e Universale per i figli a carico.

Successivamente, gli utenti dovranno accedere all’interno della sezione di “consulta e gestisci le domanda che hai presentato”, cliccando poi su “modifica”.

Eventualmente, è possibile anche individuare una voce “Evidenze” in cui saranno indicati eventuali problematiche e aspetti che di fatto hanno bloccato l’invio della domanda.

L’assegno per il nucleo familiare è una prestazione a sostegno del reddito con lo scopo di aiutare le famiglie dei lavoratori dipendenti e dei pensionati da lavoro dipendente  con reddito basso (al di sotto di determinati limiti stabiliti ogni anno con decreto ).

Chi può percepirlo?

La nuova misura economica spetta in misura diversa in relazione al numero dei componenti e al reddito del nucleo familiare. Più alto è il numero dei componenti del nucleo familiare, tanto più alto  sarà l’importo del trattamento.

Possono percepire l’assegno:

  • lavoratori dipendenti in attività;
  • disoccupati indennizzati;
  • lavoratori in regime di cassa integrazione;
  • lavoratori in mobilità;
  • lavoratori assenti per malattia o maternità;
  • lavoratori in aspettativa per cariche pubbliche elettive e sindacali;
  • lavoratori dell’industria o marittimi in congedo matrimoniale;
  • pensionati ex lavoratori dipendenti;
  • soci di cooperative;
  • lavoratori assunti a tempo parziale.

Sono esclusi:

  • piccoli coltivatori diretti, per le giornate di lavoro autonomo con le quali integrano quelle di lavoro agricolo dipendente;
  • coltivatori diretti, coloni e mezzadri;
  • pensionati delle gestioni speciali per i lavoratori autonomi.

Gli importi e i livelli di reddito per avere diritto all’assegno per il nucleo familiare sono comunicati ogni anno dall’INPS.

Il nucleo familiare, per ottenere l’assegno, deve avere specifiche caratteristiche che variano se il richiedente è un lavoratore dipendente, un titolare di pensione diretta o un titolare di pensione ai superstiti.

Per i lavoratori dipendenti e i titolari di pensione Il pagamento dell’assegno è condizionato dal reddito familiare. Il reddito è costituito non soltanto da quello del richiedente, ma da quello di tutte le persone che compongono il nucleo familiare. Il reddito del nucleo familiare, da prendere in considerazione ai fini della concessione dell’assegno, è quello prodotto nell’anno solare precedente. Il reddito di riferimento per l’anno in corso è riportato nell’allegato alla guida.

I limiti di reddito

Il diritto all’assegno è subordinato al reddito complessivo del nucleo familiare che non deve superare i limiti annui indicati dalla legge. I limiti di reddito familiare hanno valore dal 1° luglio di ogni anno al 30 giugno dell’anno successivo. Gli importi erogati sono stabiliti dalla legge e rivalutati ogni anno in base alla variazione percentuale dell’indice medio annuo dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, calcolato dall’Istat.

Ai fini dell’erogazione dell’assegno per il nucleo familiare, sono previsti limiti di reddito familiare più elevati per  i nuclei monoparentali e per quelli con soggetti inabili. Bisogna quindi andare ad analizzare la composizione della famiglia per stabilire i redditi di ogni singolo componente.

La misura dell’assegno è in rapporto a specifici livelli di reddito ed al numero dei componenti il nucleo familiare.

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Requisiti lavorativi

Al lavoratore l’assegno spetta per intero – qualora permanga la continuità del rapporto di lavoro – per:

  • ogni mese (26 giornate) di lavoro, se ha effettuato 104 ore se operaio e 130 se impiegato;
  • ogni settimana (sei giornate) se, in caso di mancato raggiungimento delle 104 o 130 ore mensili, ha effettuato almeno 24 ore settimanali di lavoro se operaio e 30 ore se impiegato;
  • ogni giornata lavorata, in caso di mancato raggiungimento delle 24 o 30 ore settimanali.

In sostanza, se il lavoratore, in alcune settimane del mese, non ha raggiunto le 24 o le 30 ore, ma ha cumulato nel corso del mese le ore richieste, l’assegno deve essere corrisposto per intero.

Se, invece, nella settimana non si effettuano almeno le 24 o le 30 ore, il lavoratore ha diritto a tanti assegni giornalieri per quanti sono i giorni di effettivo lavoro, prestato nelle settimane o frazioni di settimana in cui non sia stato raggiunto il minimo di ore lavorative.

L’aiuto spetta inoltre in misura intera nelle giornate di assenza retribuita o indennizzata, e cioè nelle giornate in cui il lavoratore è assente per malattia, infortunio, maternità, ferie e congedo matrimoniale.

In caso di settimana corta, cioè quando l’orario è ripartito su cinque giornate anziché su sei, l’assegno spetta per intero anche per il sabato non lavorato.

Viene pagato in maniera ridotta quando non sono lavorate tutte le giornate e spettano tanti assegni giornalieri per quante sono le giornate lavorate con esclusione del sabato.

Facciamo un esempio

Se un nucleo familiare composto da 4 persone (richiedente, coniuge, due figli minorenni) ha un reddito di 21.000 euro l’anno, l’assegno familiare spetta soltanto se almeno 14.700 euro (il 70%) derivano da lavoro dipendente o da pensione.

Se, invece, i 21.000 euro sono composti da 13.000 euro derivanti da lavoro dipendente o da pensione e da 8.000 euro derivanti da altri redditi (ad esempio da lavoro autonomo), l’assegno non spetta perché i 13.000 euro non rappresentano il 70% del reddito complessivo del nucleo.

Leggi la circolare dell’ inps con le tabelle 2023

Come e dove presentare la richiesta

Per ottenere il pagamento dell’assegno, l’interessato deve presentare domanda utilizzando gli appositi moduli dell’Inps reperibili presso le Sedi (in caso di pagamento diretto), presso i datori di lavoro (per la generalità dei lavoratori dipendenti) oppure sul sito dell’Istituto www.inps.it, nella sezione “moduli”.

La domanda va presentata:

  •  al proprio datore di lavoro, nel caso in cui il richiedente svolga attività lavorativa dipendente non agricola;
  • alla sede dell’Inps in tutti gli altri casi: pensionato, disoccupato, operaio agricolo, addetto ai servizi domestici e familiari ecc.

Il bonus telefono 2023 è una nuova misura messa in campo per contrastare il caro vita.

L’anno appena trascorso ed i primi mesi del 2023, sono stati caratterizzati da un’ impennata dei prezzi, dei tassi di interesse e delle bollette.

E i prossimi mesi continueranno ad essere ancora caratterizzati da una forte incertezza e questa situazione economica continua a preoccupare le famiglie italiane.

Per cercare di contrastare tutti questi aumenti, sono ad oggi numerose le agevolazioni a favore degli italiani per contrastare il caro bollette.

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Il governo italiano in questi mesi ha messo i campo vari stanziamenti per contrastare gli aumenti di luca e gas, ed anche per quanto riguarda telefono e internet , è stato istituito il bonus telefono.

Bollette in aumento per tutti gli operatori

Confermato anche per il 2023 il bonus telefono che che da l’opportunità di ottenere un’agevolazione economica e uno sconto per chi ha una linea telefonica e un collegamento ad internet.

L’aumento generalizzato dei prezzi non ha risparmiato neanche le utenze telefoniche che, in quasi tutti gli operatori hanno subito forti aumenti.

Ad esempio, per: TIM e WINDTRE di 2 euro al mese; PosteMobile ha aumentato le tariffe di 1 euro al mese.

Tali aumenti non hanno risparmiato neanche la telefonia fissa: TIM ha aumentato di 2 euro le utenze; Vodafone 1,99 euro al mese; Fastweb, invece, ha proceduto ad aumentare di 5 euro la normale tariffazione.

Nello specifico il bonus telefono 2023 consiste in uno uno sconto sul canone telefonico della propria linea fissa.

Nel dettaglio, la misura prevede:

  • Un  canone telefonico scontato del 50% per un importo di 9,50 euro mensili.

  • La possibilità di avere 30 minuti al mese di telefonate gratuite verso tutti i numeri nazionali, fissi e mobili. Superati i 30 minuti di conversazione la tariffazione sarà quella prevista dall’offerta VOCE attiva ossia 0.10 cent/min, IVA inclusa;

  • riduzione del 50% del prezzo dell’Offerta Internet Alice 7 Mega, una connessione a Internet a banda larga di tipo flat.

Tale agevolazione è offerta dall’AGCOM  (Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni) e si applica soltanto all’operatore TIM che è tenuto per legge al “servizio universale”, ossia un insieme di servizi base a cui tutti i soggetti hanno diritto.

Ulteriore riduzione è prevista da TIM per i clienti titolari della Carta Acquisti – Social Card, che pagherebbero 14,69 euro al mese (IVA inclusa).

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Va ricordato che l’agevolazione va rinnovata automaticamente ogni anno dal 1 gennaio.

Bonus telefono 2023, questi i requisiti e come richiederlo

Il bonus telefono 2023 spetta a coloro che sono in difficoltà economica in possesso di determinati requisiti.

Nello specifico il soggetto richiedente deve:

  • essere in possesso di un ISEE in corso di validità inferiore a 8.112,23 euro;

  • avere un contratto di linea telefonica fissa con l’operatore TIM.

Per poter accedere al bonus basta semplicemente compilare un apposito modulo ed inviarlo tramite FAX al numero verde 800.000.314 oppure tramite raccomandata all’indirizzo specifico della TIM.

Al modulo va allegato anche la fotocopia dell’attestato ISEE in corso di validità e la carta di identità del titolare del contratto della linea telefonica.

Va detto che lo stesso modulo può essere inoltrato per rinnovare l’agevolazione.

Quanto dura l’agevolazione

Il bonus telefono deve essere rinnovato annualmente ed ha una validità annuale la cui scadenza coincide con quella dell’ISEE, ossi ail 31 dicembre di ogni anno.

Come abbiamo detto, il modulo da utilizzare per il rinnovo è lo stesso di quello usato per la prima richiesta, con la differenza che va barrata l’opzione  “Rinnovo”.

Se non si procede al rinnovo l’agevolazione decade continuando ad usufruire del piano sottoscritto in fase di contratto.

L’operatore TIM avvisa con apposito messaggio, circa 2 mesi prima della scadenza e prevede una proroga di due mesi per inviare la richiesta di rinnovo.

Tassi di interesse ancora in aumento per l’ottava volta consecutiva, ai massimi dal 2001. L’impatto sui mutui a tasso variabile è devastante e si prevede un’ulteriore aumento a luglio, nel tentativo di arginare l’inflazione nelle 20 nazioni dell’eurozona.

Il Consiglio direttivo ha deciso di aumentare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della Bce, così come avvenuto nella scorsa seduta in maggio, confermando le attese degli economisti. (Un punto base equivale a un centesimo di punto percentuale).

Il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principale e i tassi di interesse sulla linea di rifinanziamento marginale e sulla linea di deposito aumentano così rispettivamente al 4%, 4,25% e 3,50%.

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L’inflazione è al 6,1% nell’eurozona, mentre in Italia il dato più recente dice che era al 7,6% a maggio, in calo rispetto all’8,2% del mese precedente.

Crescita costante dei tassi

Dopo anni in cui sono rimasti sostanzialmente stabili (o negativi), nel 2022 i tassi di interesse decisi dalla BCE sono risaliti già a luglio dello 0,50%, a settembre di 0,75%, di altri 0,75% a ottobre e a dicembre di un altro 0,5%. Il 2023 è iniziato, poi, con un aumento dello 0,5% a febbraio e marzo, dello 0,25% a maggio e della stessa percentuale ora a giugno. Il tasso ora è a quota 4%. Sembrano certi altri aumenti dei tassi almeno fino a luglio.

La decisione sull’aumento dei tassi di interesse da parte della Bce è arrivata un giorno dopo quella della Federal Reserve negli Usa, che invece ha deciso di lasciare invariati i tassi, lanciando un segnale che il ciclo di rialzi da parte delle banche centrali del mondo industrializzato potrebbe essere vicino al termine.

In Europa, tuttavia, l’inflazione nei 20 paesi Euro è attualmente più del triplo del 2% che la Bce ha per obiettivo. Per questo motivo, quello di giovedì potrebbe non essere l’ultimo rialzo da parte della banca, che intende così frenare la crescita dei prezzi, pur con il rischio di rallentare la crescita economica. “L’inflazione è in calo ma si prevede che rimarrà troppo alta per troppo tempo”, ha affermato la Bce nel comunicato che ha reso noto il rialzo di giovedì.

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Mutui a tasso variabile

Per chi ha già un mutuo a tasso variabile, invece, la situazione cambia. Infatti, la rata in questo caso viene ridefinita periodicamente (di solito ogni mese) sommando lo Spread (che resta sempre lo stesso) all’Euribor del periodo di riferimento. Questo significa che se l’Euribor cresce di conseguenza anche la rata salirà. E l’Euribor è fortemente influenzato dal tasso di riferimento della BCE. Di quanto cresce la rata, dipende anche da quando si è stipulato il mutuo. Come sappiamo, infatti,  il piano di ammortamento alla francese, prevede che la rata sia composta da quote interessi decrescenti e da quote capitale crescenti. Quindi, tanto più si è avanti nel piano di ammortamento tanto meno effetto avrà sulla rata la quota interessi. Insomma, per chi ha iniziato il mutuo da un po’ di tempo la crescita del tasso Euribor ha un effetto meno marcato.

Per una persona che ha sottoscritto un mutuo variabile a gennaio 2023 di 100.000 euro durata 20 anni con uno spread del 2% e parametrato all’euribor 1 mese la rata è cresciuta da gennaio 2023 di 68 euro passando da 591 euro a 659 euro a maggio del 2023. Ed ora potrebbe crescere di altri 13,63 euro arrivando a 672 euro.

Il noleggio auto a lungo termine invece del normale acquisto, andiamo ad analizzare quali sono i vantaggi dell’uno rispetto all’altro.

Vuoi finire di pagare l’assicurazione, il bollo, la manutenzione e le riparazioni ordinarie, e vuoi stare al riparo da eventuali rischi inaspettati?

Il noleggio a lungo termine è l’alternativa giusta all’acquisto di un’auto nuova e negli ultimi anni, grazie anche ai lungi tempi di consegna delle auto nuove, è diventato la migliore soluzione sotto l’aspetto finanziario, fiscale e soprattutto ci mette al riparo da ulteriori inconvenienti.

Inizialmente era un prodotto che veniva sponsorizzato soprattutto per le imprese, ma negli ultimi anni la convenienza finanziaria è stata tale che anche i privati sono rimasti affascinati dalla possibilità di non subire tutti gli oneri derivanti dall’acquisto dell’autovettura.

Grazie al noleggio a lungo termine si può entrare in possesso di una vettura nuova pagando un canone mensile predeterminato che include non solo l’utilizzo del mezzo ma anche servizi accessori come l’assicurazione, il soccorso stradale o la manutenzione.

Quando conviene noleggio a lungo termine? Senza dubbio se si percorrono almeno 15.000 Km l’anno e si vuole essere dispensati dal pensiero delle altre spese accessorie quali manutenzione, bollo auto, copertura assicurativa e soccorso stradale.

Inoltre, se si è in possesso di partita IVA, è possibile detrarre le spese inerenti il noleggio a lungo termine aumentando, di fatto, la convenienza di questa offerta.

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Tra i vantaggi del noleggio a lungo termine ci sono:

  • possibilità di inserire nell’unica rata mensile il pagamento di tutti quei servizi accessori come l’assicurazione o il soccorso stradale.
  • disponibilità di un’auto sostitutiva gratuita in caso di fermo veicolo.
  • assenza di spese in caso di malfunzionamento della vettura fuori garanzia non imputabile all’utilizzatore.
  • scegliere il noleggio vuol dire poi fare a meno di preoccupazioni relative alla rivendita del veicolo, e quindi anche rispetto alla svalutazione del mezzo.

Ma il vantaggio senza dubbio principale è che la rata del noleggio a lungo termine non rientra trai finanziamenti e quindi non concorre a deteriorare la propria di capacità di contrarre altri finanziamenti a differenza delle rate di finanziamento che si dovrebbero contrarre in fase di acquisto. In poche parole paghi una rata mensile ma che non ti preclude l’opportunità di fare un mutuo acquisto casa o altri finanziamenti per per altre spese.

Richiedi subito un preventivo per la tua auto a noleggio!

Se non disponiamo di liquidità sufficiente, ma necessitiamo di un veicolo in tempi brevi, potremmo chiederci se è possibile eliminare l’anticipo dal contratto di NLT.

Ebbene, nel noleggio a lungo termine, anticipo e rata mensile dipendono l’uno dall’altra. Esistono infatti offerte che permettono, con una sola rata mensile, senza anticipo, di cominciare a guidare una nuova vettura desiderata. Queste occasioni però presentano rate tendenzialmente maggiori rispetto a quelle che prevedono l’anticipo, e sono spesso precedute da una valutazione dell’affidabilità creditizia. Anche la durata del noleggio potrebbe essere allungata.

Infatti, il canone di noleggio a lungo termine in assenza di anticipo include comunque tutti i servizi e i costi presenti nel contratto di nolo, compresa la quota di acconto. In pratica, l’ammontare che non si fornisce all’inizio, è ripartito e inserito nella rata mensile.

Avere un’auto di proprietà non conviene sempre: oltre ai costi relativi all’assicurazione, il proprietario incorre in ulteriori spese per i tagliandi, per la manutenzione, per il cambio degli pneumatici. A questi costi prevedibili vanno poi aggiunte le spese impreviste. Quindi, è meglio noleggiare un’auto a lungo termine o acquistarla?

Per rispondere a questa domanda si deve valutare l’utilizzo che si fa della vettura. Se si percorrono meno di 15.000 Km l’anno e si è soliti tenere l’auto per molti anni allora è senza dubbio consigliabile l’acquisto, mentre se le percorrenze annue superano i 15.000 Km, si è soliti cambiare con frequenza la vettura e non si vuole essere costretti a ricordare tutte le scadenze amministrative allora si può optare senza esitazione per il noleggio a lungo termine.

Per verificare l’effettiva convenienza dell’una o dell’altra soluzione sarà sufficiente calcolare il costo mensile dell’auto di proprietà e confrontarlo con il prezzo previsto per il canone di noleggio a lungo termine escludendo le somme spese per la benzina per poi dividere la somma per i mesi previsti dal contratto di noleggio. In questo sarà importante considerare anche la svalutazione della vettura nel caso di acquisto.

Il Bonus revisione 2023 consente di recuperare una parte della spesa sostenuta per la revisione. È aperto a tutti e senza limite isee.

E’ stata riattivata la piattaforma per richiedere il bonus revisione per l’anno corrente. Dal 3 aprile è nuovamente possibile richiedere il bonus revisione auto 2023.

Grazie all’exploit dello scorso anno che ha visto centinaia di migliaia di famiglie farne richiesta, il bonus revisione auto, anche se di modico importo come vedremo più avanti, è stato di gran lunga il più richiesto.

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Conosciuto anche come bonus veicoli sicuri, è stato introdotto per coprire l’aumento del costo della revisione auto che si è registrato a partire da novembre 2021 ed è pari a € 9,95. È possibile usufruire del bonus fino a esaurimento fondi e viene assegnato in base all’ordine di arrivo delle richieste.
La norma che regola lo stanziamento del bonus è contenuta nella Legge di Bilancio 2021 che prevedeva l’erogazione per tre anni dall’entrata in vigore della legge.

Chi può fare la domanda?

La domanda deve essere presentata dai proprietari o co-proprietari del mezzo che devono effettuare la revisione nel corrente anno. Inoltre il bonus può essere erogato per un solo mezzo e per una solo annualità.

I veicoli che possono essere oggetto dell’agevolazione fiscale sono:

  • gli autoveicoli non superiori a 35 quintali;
  • motoveicoli e ciclomotori;
  • minibus fino a 15 posti;
  • le minicar, al di sotto dei 50CC nella categoria Ciclomotore e al di sopra nella categoria Motoveicoli.

Come richiedere il bonus revisione 2023

Da lunedì 3 aprile Le domande vanno presentate sul portale web del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti oppure sul sito www.bonusveicolisicuri.it. Per accedere al sito si deve utilizzare esclusivamente lo SPID con livello di sicurezza 2, la Carta Nazionale dei Servizi o la Carta d’Identità Elettronica. Prima dell’eventuale rilascio del bonus, la pratica e i dati inseriti sulla piattaforma saranno soggetti a verifica. Dopo aver effettuato l’accesso, bisognerà compilare un documento in cui indicare:

  • le proprie generalità;
  • un indirizzo e-mail valido;
  • il codice fiscale del richiedente e proprietario del veicolo;
  • il numero di targa del veicolo per cui si effettua la richiesta;
  • il codice IBAN del conto corrente su cui si desidera ricevere l’accredito del rimborso.

Subito dopo aver concluso la compilazione del modulo online, viene rilasciato il numero di pratica associato alla richiesta che servirà per poter richiedere informazioni e chiarimenti.

Leggi anche: la revisione è un obbligo di legge!

La domanda del bonus revisione 2023 può essere presentata fino al 31 dicembre 2023. Dopo aver fatto richiesta, per controllare lo stato della pratica, sarà sufficiente accedere alla piattaforma è verificare lo stato di avanzamento della stessa. Quando la verifica darà esito positivo e se i fondi stanziati saranno ancora disponibili, la somma di 9,95€ verrà accreditata direttamente sul conto corrente comunicato al momento della presentazione della domanda.

Bonus in busta paga per i dipendenti! Grazie all’aumento del taglio del cuneo fiscale, ogni dipendente percepirà una busta paga più alta nel periodo Luglio – Dicembre.

Con le istruzioni fornite dall’INPS il 24 maggio 2023, tutto è pronto per l’aumento delle buste paga per lavoratrici e lavoratori dipendenti.

Tale aumento come già detto in articoli precedenti deriva dal taglio del cuneo fiscale.

Il cuneo fiscale, che sarà applicato in misura maxi tra luglio e dicembre 2023 senza toccare la tredicesima, prevede un taglio che si assomma a quello già operato con la Legge di Bilancio e che diventa del 6% per chi non eccede i 2.692 euro di stipendio mensile e del 7% per chi invece non supera i 1.923 euro

Il governo, come già annunciato dalla Premier Meloni, è già al lavoro affinchè diventi una misura strutturale, tutto ciò per dare un maggiore impulso all’economia Italiana.

Lo sforzo economico che lo stato dovrà sopportare è in funzione che l’Italia ha il costo del lavoro tra i più alti in Europa, a fronte di redditi praticamente fermi da decenni.

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Quali dipendenti avranno il maggior aumento?

Tra poche settimane partiranno i 6 mesi in cui i lavoratori con stipendi sotto 1.923 e 2.692 euro mensili potranno beneficiare di buste paga “più pesanti”, per effetto dell’opera effettuata sia con la Legge di Bilancio che con il dl Lavoro appena approvato. I lavoratori non dovranno richiedere nulla ma sarà il datore di lavoro a dover aggiungere il contributo aggiuntivo a chi spetta.

Ma non basta. Perché, come ha sottolineano a Bruxelles, il problema è strutturale e la soluzione scade con la fine del 2023. E questo lo sa anche la premier Giorgia Meloni che il 26 maggio, al Festival dell’Economia in corso a Trento, sul tema ha esordito: “Io continuo a ritenere che il taglio della tassazione sul lavoro debba essere la priorità”.

L’effetto crescente del taglio del 7% si nota in tutti gli importi che vanno dai 10mila fino ai 25mila euro lordi annui: basti pensare che per quest’ultima cifra l’aumento totale, considerando anche la tredicesima, arriva a 864,23 euro. A causa del passaggio al successivo scaglione, l’aumento scende dai 27500 euro, che registrano un aumento totale di “soli” 754,50 euro, per poi risalire.

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Cosa aspettarci nel 2024?

La domanda è: il bonus busta paga si avrà anche nel 2024? Sarà la manovra a doversene occupare, considerando che secondo i primissimi calcoli per confermare il taglio di 6 e 7 punti di cuneo alle attuali fasce retributive per tutto il 2024 servirebbero 12-13 miliardi

I pagamenti delle prime rate dei titolari di partita iva sono fissate al 30 giugno, ma il pressing dei commercialisti è già partito per chiedere le proroga al 20 luglio!

 

L’elaborazione ed il successivo versamento delle imposte sulle dichiarazioni dei redditi per i titolari di partita iva è ormai alle porte. La prima scadenza, ad oggi è fissata per il 30 giugno.

Ma il pressing è già partito ed è destinato a intensificarsi nei prossimi giorni. Per gli autonomi soggetti ad ISA e a regime forfettario si è già mosso il Consiglio nazionale dei commercialisti. La richiesta cerca di ottenere una proroga di 20 giorni dei versamenti in scadenza il 30 giugno e portare così il termine al 20 luglio.

«Ci siamo già attivati» comunica Salvatore Regalbuto, e sono in corso interlocuzioni sia con il ministero dell’Economia sia con l’agenzia delle Entrate. Una proroga che è indispensabile visto il ritardo con cui è stato diffuso il decreto sui correttivi Isa: pur essendo stato firmato il 28 aprile, è stato infatti pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» del 16 maggio. Di fatto, troppo poco tempo rispetto alla scadenza di versamento del 30 giugno soprattutto per verificare i nuovi aggiornamenti del nuovo software «Il tuo Isa», la cui prima versione è stata rilasciata dalle Entrate sul proprio sito il 28 aprile.

Coinvolti 4,5 milioni di contribuenti

Per i commercialisti, quindi, si rende necessario una proroga visto anche l’accavallarsi di altre scadenza, Imu in pole position. La scadenza sopra descritta coinvolge tra imprese e professionisti soggetti agli Isa e le partite Iva nel regime forfettario quasi 4,5 milioni di contribuenti. Una platea importante che deve sottostare ad una difficoltà dal lato dei conti pubblici, in quanto  porterebbe lo slittamento degli effetti di cassa dei versamenti al trimestre successivo. Per questo lo strumento del Dpcm, attraverso cui far viaggiare la proroga al 20 luglio, dovrebbe comunque incassare l’ok della Ragioneria. Inoltre, la proroga al 20 luglio comporterebbe la possibilità di versare con la maggiorazione dello 0,40% entro il 21 agosto (il 20 agosto è domenica), ossia alla ripresa degli adempimenti dopo la sospensione per la prima parte del mese di agosto.

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Il pressing dei sindacati di categoria

Il maggior tempo a disposizione di imprese, autonomi e professionisti per versamenti d’imposta in scadenza il 30 giugno è fortemente sentita dai commercialisti. I sindacati di categoria hanno presentato alla camera un documento congiunto. Si chiede quindi «la necessità di spostare il termine del 30 giugno per il pagamento delle imposte da parte dei soggetti per i quali è prevista l’applicazione degli indici Isa, assicurando in questo modo il pieno rispetto dello Statuto del contribuente».