Le banche centrali confermano la lotta all’inflazione: borse giù, tassi su!
Le borse mondiali continuano la discesa iniziata la scorsa settimana e archiviano un’altra seduta in rosso, mentre si allontanano le ipotesi di un rallentamento delle politiche monetarie restrittive. Si tratta di un grosso ritracciamento anche tenendo conto della performance messa a segno dai principali indici da inizio anno, con Piazza Affari tornata nella seduta di mercoledì 18 gennaio ai livelli precedenti allo scoppio della guerra in Ucraina. Il dubbio, però, è legato al trend, soprattutto se le banche centrali continueranno ad alzare in modo deciso il costo del denaro.
Christine Lagarde ha confermato che la banca centrale resta concentrata sugli obiettivi di riduzione dell’inflazione e non vede segnali di preoccupazione sul fronte recessione. Dai verbali della riunione di dicembre della Bce è emerso infatti che c’era un forte orientamento ad aumentare i tassi anche di 75 punti base.
Anche Wall Street perde terreno. Di fronte ai nuovi dati macro Usa – con le richieste di sussidi di disoccupazioni inferiori alle attese – si alimenta l’idea che le banche centrali continueranno a portare avanti una politica aggressiva sul rialzo dei tassi. Ieri tre presidenti regionali della Fed hanno confermato la necessità per la Banca centrale di continuare ad alzare i tassi d’interesse all’attuale ritmo.
Al momento, i tassi d’interesse sono al 4,25%-4,50%; la prossima riunione della Fed sarà tra due settimane: probabile un rialzo di 25 o 50 punti base. A confermare i timori, le parole dell’amministratore delegato di JPMorgan Chase, Jamie Dimon, che ha detto di credere che i tassi d’interesse supereranno il 5%.
Tassi attesi ancora in rialzo
Anche la BCE ha confermato che combatterà l’inflazione con ogni arma possibile, affinchè possa tornare al 2%, e cosi gia a dicembre il Consiglio direttivo aveva alzato di 50 punti base i tre tassi di interesse di riferimento, comunicando che un ampio numero di membri aveva inizialmente espresso una preferenza per un incremento dei tassi di 75 punti base, dal momento che l’inflazione era attesa a livelli chiaramente troppo alti e per troppo tempo e le aspettative del mercato e le condizioni finanziarie prevalenti erano incompatibili con un tempestivo ritorno all’obiettivo di inflazione del 2% fissato dalla Bce.
Il gas continua a scendere
Torna a salire il prezzo del petrolio, dopo la debolezza della mattinata, con le attese di una domanda più robusta dalla Cina grazie alle riaperture, mentre le scorte di petrolio negli Stati Uniti sono notevolmente aumentate, nell’ultima settimana, al contrario delle attese. Registrato un rialzo di 8,408 milioni di barili a 448,015 milioni di unità, contro attese per un ribasso di 1,1 milioni. Intanto, ad Amsterdam, il gas è ancora in calo del 4,8% a 58,7 euro al MWh, ciò fa ben sperare per un calo di oltre il 30% delle prossime utenze luce e gas già a partire dalle bollette di febbraio, competenza gennaio.




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