Dopo un 2022 caratterizzato da rendimenti in discesa su azioni e obbligazioni, gli asset manager cominciano a guardare al 2023 come a una nuova fase di mercato che accompagnerà gli investitori per i prossimi 5 anni.
Dopo un lungo periodo di tassi prossimi allo zero, inflazione contenuta e rendimenti azionari interessanti siamo entrati in una nuova stagione caratterizzata da tassi in ascesa, ripresa dell’inflazione e il ritorno della volatilità su tutti gli asset.

Questo è il momento ideale per fare il check up al portafoglio investito o per impostare una corretta pianificazione che parta dall’analisi dei bisogni e sia funzionale al raggiungimento dei propri obiettivi.

Investire a lungo termine: Le parole del numero 1!

Warren Buffett, il guru di Omaha e fondatore di Berkshire Hathaway, è il prototipo dell’investitore di lungo periodo. Tanto che consiglia di acquistare un’azione solo se si pensa di tenerla in portafoglio minimo 10 anni, altrimenti non conviene averla nemmeno un giorno.
La regola generale, infatti, è che quanto più a lungo resta investito il capitale, tanto maggiore è il rischio che si può sostenere. In pratica, le obbligazioni portano a minori oscillazioni e rischi e a rendimenti più bassi rispetto alle azioni, pertanto gli investitori che hanno un orizzonte temporale d’investimento uguale o superiore a 5 anni possono permettersi di investire una quota più elevata del loro portafoglio in azioni e puntare sulla crescita del patrimonio.

Perchè investire a lungo termine?

  • La pianificazione di lungo periodo consente di mettere in portafoglio gli strumenti migliori con lo stesso profilo di rischio e consente anche di aumentare il profilo di rischio diminuendo la possibilità di subire delle perdite.
  • La pianificazione di lungo periodo consente una diversificazione ottimale di portafoglio calibrata a seconda della strategia e degli obiettivi, anche grazie al reinvestimento degli interessi ottenuti nel corso del tempo.
  • Avere come obiettivo temporale il lungo periodo mette al riparo dall’ansia della volatilità e dalle decisioni prese sull’onda degli choc di mercato. Consente di comprare e aspettare il risultato, senza monitorare quotidianamente le performance.
  • Investire nel lungo termine consente di puntare su tematiche macroeconomiche di lungo periodo che sono al riparo dalle oscillazioni di breve termine.
  • La più importante è quella di capitalizzare i rendimenti nei vari anni

Il motivo che porta i grandi investitori ad acquistare azioni o fondi d’investimento è la consapevolezza che il mercato azionario nel lungo periodo ti premia sempre! Negli ultimi 30 anni lo Standard & Poor 500 ha guadagnato in media l’8% annuo.

Come diversificare l’investimento nel lungo termine

Prevedere cosa accade nel lungo periodo e massimizzare il profitto è un esercizio difficile da sempre. L’economista inglese John Maynard Keynes che è passato alla storia anche per la battuta: “Nel lungo periodo saremo tutti morti”, voleva mettere in guardia dai trend secolari e dalla fallibilità delle previsioni, pur affermando che spesso si rivelano esatte. Per mettersi al riparo da previsioni errate la soluzione è la massima diversificazione di portafoglio che consente anche di calcolare bene il rischio che si corre in funzione del rendimento atteso.

Investire in fondi comuni per avere la massima diversificazione

Una strategia di investimento sicuramente errata è investire tutto su un singolo titolo obbligazionario o azionario, oppure su un unico prodotto finanziario. Adottare una corretta diversificazione vuol dire investire un capitale ingente su tanti strumenti finanziari diversi, ma una soluzione c’è: i fondi comuni di investimento offrono la possibilità, a fronte di un investimento contenuto, di beneficiare del grado di diversificazione massima grazie a un portafoglio molto ampio.

Nella selezione degli asset da mettere in portafoglio i gestori di fondi comuni adottano sempre una strategia di lungo periodo, individuando i trend che possono rendere di più con un orizzonte temporale decennale. In particolare, oggi investire a lungo termine sembra ancora più difficile rispetto al passato perché l’economia mondiale è nel bel mezzo di uno sconvolgimento strutturale che il World Economic Forum (WEF) ha definito “Quarta rivoluzione industriale”. Robotica, intelligenza artificiale ed economia digitale stanno cambiando abitudini di vita e lavoro.

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Rdc e autoimprenditoralità: quello che c’e da sapere

L’art. 8 del D.Lgs n.4 del 2019 stabilisce che:

“Ai beneficiari del RDC che avviano un’attività lavorativa autonoma entro i primi dodici mesi di fruizione del sussidio è riconosciuto in un’unica soluzione un beneficio addizionale pari a sei mensilità, nei limiti di 780 euro mensili, per un totale di 4.680 euro”.

In buona sostanza il meccanismo ricalca l’anticipazione già prevista per chi è in Naspi.

Per usufruire del bonus, il soggetto percettore del RDC deve comunicare l’inizio delle attività, entro un massimo di trenta giorni, presentando all’INPS il modello “COM Esteso”. Verificata la sussistenza dei requisiti, l’erogazione avviene entro il secondo mese successivo a quello della domanda, o con accredito sul conto corrente indicato dal richiedente, o con bonifico domiciliato, nel rispetto della soglia massima vigente per il pagamento in contanti.

Decreto aiuti quater: i punti principali

Il decreto aiuti Quater appena approvato presenta Tra le novità più importanti i “fringe benefit” aziendali fino a 3mila euro esentasse, la rateizzazione delle bollette per le imprese e anticipo rimodulazione Superbonus

Il governo, su proposta del ministro Giancarlo Giorgetti, ha approvato il decreto aiuti quater stanziando risorse per 9,1 miliardi di euro provenienti dall’extragettito fiscale autorizzato dal Parlamento per finanziare interventi contro il caro energia. Tra i punti principali e più discussi è prevista anche l’anticipazione della rimodulazione del Superbonus al 90% a partire dal 1° gennaio 2023.

All’interno del provvedimento è contenuto inoltre l’innalzamento fino a 3 mila euro dell’esenzione fiscale dei fringe benefit aziendali, la proroga fino a fine anno dei crediti d’imposta per le imprese che acquistano energia elettrica e gas, la proroga del taglio delle accise, la possibilità per le aziende di richiedere la rateizzazione delle bollette, l’aumento a 5 mila euro del tetto al contante e un contributo fino a 50 euro per gli esercenti che acquistano un registratore telematico, nonché un intervento a sostegno del terzo settore e l’esenzione delle imposte di bollo per le domande presentate per la richiesta di contributi a favore delle popolazioni colpite da emergenze.

“Abbiamo rinnovato e rafforzato la copertura per il mondo delle imprese contro il caro energia”, ha dichiarato il ministro Giorgetti nel corso della conferenza stampa tenuta all’indomani del Cdm.

Oltre alla conferma dei crediti d’imposta – ha aggiunto – c’è la possibilità per le aziende di rateizzare rispetto all’incremento delle bollette, che dovrebbe in qualche modo intervenire a mitigare almeno l’aspetto relativo alla liquidità, mentre un altro elemento di novità per le famiglie è la possibilità di riconoscere entro il 31 dicembre 2022 i ‘fringe benefit’ fino a 3mila euro esente da contribuzione“.

Superbonus: cosa cambia dal 1° gennaio?

Riguardo alla rimodulazione del Superbonus, Giorgetti ha difeso la scelta del governo di intervenire con decreto perché è un argomento di grandissimo interesse sul quale è necessario fare chiarezza, sottolineando che la decisione di concentrare la misura in modo selettivo verso i redditi medio bassi è una scelta a favore di chi non si può permettere di ristrutturare. “Le cose cambiano da oggi“, ha affermato il ministro che ha ribadito come si tratti anche di un intervento a tutela della finanza pubblica perché “non si è mai vista una misura che costasse così tanto per le casse dello Stato e che fosse a beneficio di pochi“.

Quali prospettive di crescita nel 2023?

Giorgetti è poi intervenuto a commento delle previsioni di crescita diffuse oggi dalla Commissione europea che indicano per l’Italia una crescita dell’0,3 nel 2023: “La Commissione condivide le nostre stime. È la prova che siamo sulla strada giusta: prudenza, realismo e responsabilità continueranno a essere i nostri criteri d’approccio anche per la prossima manovra”.

Le previsioni della Commissione vanno infatti confrontate con il quadro tendenziale presentato dal Governo nell’aggiornamento della Nadef, che prevede anch’esso una crescita dello 0,3%, e non tiene conto degli interventi che saranno contenuti nella prossima legge di bilancio e dei suoi effetti che, in via conservativa e prudente, potrebbero comportare una maggiore crescita, lo 0,6%, su base programmatica.

Le misure del decreto aiuti quater

Benefit aziendali esentasse
Aumento per tutto l’anno 2022 del tetto dell’esenzione fiscale dei cosiddetti fringe benefit aziendali fino a 3mila euro. Si tratta di una misura di welfare aziendale che punta a rendere più pesanti gli stipendi dei lavoratori, attraverso il rimborso anche delle utenze (acqua, luce e gas).

Proroga credito d’imposta a favore delle imprese contro caro bollette
Con uno stanziamento di 3,4 miliardi di euro è stato prorogato fino al 31 dicembre 2022 il contributo straordinario, sotto forma di credito d’imposta, a favore delle imprese e delle attività come bar, ristoranti ed esercizi commerciali per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale.

Confermate le aliquote potenziate del credito di imposta pari a:

  • 40% per le imprese energivore e gasivore
  • 30% per imprese piccole che usano energia con potenza a partire dai 4,5 kW

Proroga tagli accise carburanti
1,3 miliardi euro di finanziamento per la proroga dal 19 novembre 2022 e fino al 31 dicembre 2022 dello sconto fiscale sulle accise della benzina e del diesel che conferma il taglio di 30,5 centesimi al litro (considerato anche l’effetto sull’Iva). Per il GPL lo sconto vale 8 centesimi di euro ogni kg che sale a circa 10 centesimi considerando l’impatto sull’Iva.

Confermata inoltre la riduzione dell’Iva al 5% per l’acquisto di gas naturale per autotrazione (metano).

Sostegno per fronteggiare il caro bollette
Per fronteggiare l’incremento dei costi dell’energia le imprese potranno richiedere ai fornitori la rateizzazione, per un massimo di 36 rate mensili, degli importi dovuti relativi alla componente energetica di elettricità e gas naturale per i consumi effettuati dal 1 ottobre 2022 al 31 marzo 2023 e fatturati entro il 30 settembre 2023.

Al fine di assicurare la più ampia applicazione della misura, SACE S.p.A., è autorizzata a concedere una garanzia pari al 90% degli indennizzi generati dalle esposizioni relative ai crediti vantati dai fornitori di energia elettrica e gas naturale residenti in Italia. La garanzia è rilasciata a condizione che l’impresa non abbia approvato la distribuzione di dividendi o il riacquisto di azioni negli anni per i quali si richiede la rateizzazione, sia per sé stessa che per quelle del medesimo gruppo.

Misure per l’incremento della produzione di gas naturale
Al fine di contribuire al rafforzamento della sicurezza degli approvvigionamenti di gas naturale è previsto un finanziamento a copertura delle spese sostenute dal GSE (Gestore dei servizi energetici).

E’ stato prorogato dal 31 dicembre 2022 al 31 marzo 2023 il termine entro il quale il Gse potrà cedere a prezzi calmierati il gas naturale.

Sono previste inoltre, al fine di incrementare la produzione nazionale di gas naturale, l’aumento delle quantità estratte da coltivazioni esistenti in zone di mare e l’autorizzazione di nuove concessioni tra le 9 e le 12 miglia.

Credito d’imposta per acquisto registratore telematico
Stanziati 80 milioni di euro per la concessione di un credito d’imposta agli esercenti per la trasmissione della fattura telematica all’Agenzia delle entrate. Il contributo è pari al 100% della spesa sostenuta, fino a 50 euro per ogni registratore telematico acquistato.

Tetto al contante
Dal 1° gennaio 2023 la soglia per il pagamento in contanti passa da 1.000 a 5.000 euro.

Superbonus
Anticipazione della rimodulazione al 90% per le spese sostenute nel 2023 per i condomini e introduzione della possibilità di accedere, anche per il prossimo anno, al beneficio da parte dei proprietari di singole abitazioni, a condizione che si tratti di prima casa e si trovino sotto una determinata soglia di reddito (15mila euro l’anno innalzandole in base al quoziente familiare).

Il superbonus si applica invece al 110% fino al 31 marzo 2023 per le villette unifamiliari che abbiano completato il 30% dei lavori entro il 30 settembre 2022.

Per i condomini il 110% si applica per chi delibera in assemblea e presenta documenti (Cilas) entro il 25 novembre 2022, mentre diventa del 90% per coloro che non hanno deliberato in assemblea fino ad oggi, in considerazione del decreto aiuti quater.

Esenzioni in materia di imposte
Per il settore dello spettacolo (cinema, teatri, sale per concerti) non è dovuta la seconda rata IMU per gli immobili, a condizione che i proprietari siano anche gestori delle attività.

Altri interventi
Stanziati ulteriori 100 milioni per rinnovo del rinnovo economico del contratto del comparto istruzione ricerca.

Esenzione imposta di bollo emergenze. Si introduce una disposizione che prevede, a regime, l’esenzione dall’imposta di bollo per le domande presentate per la richiesta di contributi, aiuti o sovvenzioni, comunque denominati, a favore delle popolazioni colpite da eventi calamitosi.

Aumento pensioni, da quando?

La rivalutazione delle pensioni che scatterà dal primo gennaio 2023 porta aumenti all’assegno previdenziale che i pensionati italiani non vedevano dagli anni ’80. Parliamo di un salto che va dai 38 aia 150 euro al mese. Il decreto ministeriale firmato dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, dà il la all’indicizzazione all’andamento dell’inflazione 2022. Parliamo di un adeguamento del 7,3%. Un’ aiuto indiretto dovuto dal caro energia che ha portato l’inflazione ai massimi dal 1980.

Perchè un aumento cosi corposo?

La maxi-rivalutazione delle pensioni è calcolata in via provvisoria, dal momento che è stata fissata in base ai prezzi al consumo forniti dall’Istat il 3 novembre 2022. “Ma la proiezione per i mesi di novembre e dicembre potrebbe essere al di sotto del dato effettivo di fine anno. La rivalutazione potrebbe pertanto ulteriormente salire. In questo caso il prossimo anno i pensionati vedrebbero arrivare anche un conguaglio, come è già accaduto quest’anno”, scrive il Sole 24 ore.

Di quanto sarà l’aumento?

A usufruire in forma piena dell’indicizzazione saranno i titolari di assegni “fino a 4 volte il minimo Inps, che è di 525,38 euro mensili”. Chi prende la pensione minima avrà un aumento mensile di 38 euro netti, chi prende mille euro lordi vedrà il trattamento salire di 52 euro. Le pensioni da 1.500 euro lordi aumenteranno di  110 euro lordi (75 euro netti), quelle da 2mila di 146 euro lordi che diventano 100 euro netti. Per quanto riguarda gli assegni più ricchi, quelli da 2.500 euro lordi aumenteranno di 180 euro lordi (111 netti), e le pensioni da 4mila euro cresceranno di 260 euro lordi, ossia 150 euro netti al mese.  Anche nel 2023 lo schema per l’indicizzazione delle pensioni sarà quello adottato quest’anno.

Entro quando si potrà fare richiesta?

Le risorse economiche stanziate per l’erogazione del bonus tv – bonus decoder e rottamazione tv – per la sostituzione dei vecchi apparecchi televisivi non più compatibili con i nuovi standard di trasmissione o per l’acquisto dei decoder compatibili con gli standard DVBT2 si esauriranno il prossimo 12 novembre.

Come fare richiesta?

La piattaforma messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate per ricevere l’autorizzazione al rilascio dei due bonus (passaggio obbligatorio per ogni esercente prima di procedere alla vendita) non sarà più attiva dalle ore 23.59 del 12 novembre 2022.

“Abbiamo richiesto al Mef il rifinanziamento della misura perché riteniamo indispensabile assicurare ai cittadini la continuità di uno strumento che ha funzionato per agevolare questo delicato passaggio tecnologico” dichiara il ministro Adolfo Urso.

Resta, invece, ancora attivo il Bonus Decoder a Domicilio che prevede la fornitura, in collaborazione con Poste Italiane, di un decoder a casa ai cittadini di età pari o superiore ai 70 anni, con un trattamento pensionistico non superiore a 20.000 euro annui e che siano titolari di abbonamento al servizio di radiodiffusione.

Chi sono i beneficiari?

Il bonus tv può essere richiesto dalle famiglie con ISEE fino a 20 mila euro. Viene erogato sotto forma di sconto (fino a 30 euro) sul prezzo del prodotto acquistato. A partire da ottobre 2022, per l’acquisto di decoder satellitari o di TV con decoder satellitare integrato, il Bonus potrà essere erogato fino ad un importo massimo di 50 euro. Il bonus rottamazione può essere richiesto da chi rottama un televisore acquistato prima del 22 dicembre 2018, risiede in Italia ed è in regola con il pagamento del canone al servizio di radiodiffusione. Non prevede limiti di ISEE. Consiste anch’esso in uno sconto (fino a 100 euro) sul prezzo d’acquisto.

Nuovo calcolo dell’isee: come influisce nell’assegno unico

Sul tavolo del governo Meloni è presente la riforma del calcolo dell’Isee, l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente. Questo potrebbe portare, come diretta conseguenza, anche a un ricalcolo dell’assegno unico. L’esecutivo punta infatti a rielaborare l’impatto delle proprietà immobiliari sul conteggio finale dell’Indicatore: sono queste ultime che spesso lo fanno alzare – pur senza contribuire alle entrate – e che rendono perciò inaccessibili gli altri sostegni economici, fra cui l’assegno stesso.

Nello specifico, fra le ipotesi sul tavolo c’è l’idea di dare meno peso alle proprietà diverse dalla prima casa che risultano sfitte oppure ottenute tramite eredità.

Fra gli obiettivi principali del governo c’è “correggere e incrementare l’assegno unico che attualmente è di 15 miliardi l’anno”. E ha proseguito: “Il prossimo anno vogliamo rifinanziare e portare la quota a 18 miliardi. Abbiamo in mente anche altre iniziative”.

Quante famiglie usufruiscono dell’assegno unico?

Sono quasi 5,3 milioni le famiglie italiane in media al mese che lo ricevono per oltre 8,3 milioni di figli: tra marzo e agosto sono stati spesi circa 1,2 miliardi in media al mese per quasi 7,3 miliardi complessivi in sei mesi.

L’Assegno unico è un sostegno economico alle famiglie che hanno figli a carico a partire dal 7° mese di gravidanza fino al compimento dei 21 anni (al ricorrere di determinate condizioni) e senza limiti di età per i figli disabili. Come si legge sul sito dedicato, è ‘universale’ perché garantito in misura minima a tutte le famiglie con figli a carico.

Ed è ‘unico’ perché assorbe le altre misure a sostegno della famiglia, come il bonus premio alla nascita o all’adozione (bonus mamma domani), l’assegno di natalità (bonus bebè), l’assegno al nucleo familiare con almeno tre figli, gli assegni familiari e le detrazioni fiscali per figli fino a 21 anni. Resta invece valido il bonus asilo nido.

Per quanto riguarda gli altri, circa il 46% degli assegni pagati per figlio è indirizzato a beneficiari appartenenti a nuclei con Isee inferiore ai 15mila euro. Il 20% dei figli appartiene invece a nuclei familiari che non hanno presentato Isee. Per questi ultimi l’importo medio per figlio, comprensivo delle maggiorazioni applicabili, va da poco meno di 50 euro (per chi non presenta Isee o supera i 40mila euro) a 174 euro per le classi di Isee fino a 15mila euro.

Anche l’aumento dell’inflazione inciderà sul nuovo assegno unico

Oltre agli interventi governativi, sul calcolo finale dell’assegno ci sarà da aggiungere la rivalutazione. Anche questa misura infatti, come le alcuni altri trattamenti assistenziali e previdenziali, è soggetto a mutamenti connessi all’indice del costo della vita. Lo stabilisce il  D.Lgs 230/2021. Gli importi dovranno perciò essere aggiornati nel 2023. Se dovesse essere confermato l’andamento dell’inflazione – un tasso dell’8% per il 2022 – il prossimo anno ci sarà sia un aumento della soglia Isee entro cui godere della somma massima dell’assegno, che a sua volta potrebbe passare da 174 189.

Il mese di novembre è stato sempre un mese caratterizzato da importanti scadenze fiscali, (iva, inps, rate del modello redditi, 2° acconto), ai quali l’imprenditori, ed in parte le famiglie hanno adempiuto con grave difficoltà, per poi riprendersi con le vendite di natale per i primi, e con le tredicesime le seconde.

Ma questo del 2022 sarà un mese molto diverso rispetto agli anni precedenti.

Un’economia già indebolita dalla pandemia covid 19, si è trovata a contrastare l’aumento dell’inflazione arrivata al 12% , dovuta alla guerra in Ucraina, che ha comportato un aumento spropositato dei prezzi di numerose materie prime e di luce e gas.

Queste ultime sono quadruplicate rispetto allo stesso periodo del 2021 gravando in maniera importante sul bilancio aziendale e familiare.

Oggi le imprese potranno quindi trovare la liquidità necessaria per adempiere puntualmente al carico fiscale che il mese di novembre richiede?

Quali imposte?

Qui di seguito elenchiamo le date e le imposte più importanti (non elenchiamo contributi inps, ritenute di acconto ecc. imposte di registro e tutti gli obblighi dichiarativi a carico dei commercialisti):

16/11 Iva mensile

16/11 Iva trimestrale

16/11 rata inps artigiani/commercianti

16/11 ultima rata inail

16/11 rata modello redditi imprese

30/11 rata modello redditi persone fisiche

30/11 2° acconto modello redditi.

 

 

Incentivi auto elettriche 2022: cosa c’è da sapere

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Ecco il contributo fino ad € 7.500 per passare all’elettrico!!!!

Il 2 novembre si è aperta la possibilità per i concessionari di prenotare i fondi sulla piattaforma Mise riservata agli incentivi per l’acquisto di autovetture elettriche. L’incentivo extra pensato dall’ex ministro allo Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, ora al Mef, è pari al 50% del contributo “ordinario” e vale solo per l’acquisto di vetture elettriche pure o ibride plug-in e per le famiglie che hanno un Isee sotto i 30 mila euro. Il bonus sale così da un minimo di 3 mila euro, senza rottamazione per un’ibrida con la spina, fino a un massimo di 7.500 euro, con rottamazione, per una full electric. In particolare i 7.500 euro di contributi con rottamazione (4.500 euro senza rottamazione) valgono per comperare i nuovi veicoli con emissioni comprese nella fascia 0-20 g/km di CO2 e con prezzo di listino pari o inferiore a 35.000 euro Iva esclusa. Fino a un massimo di 6.000 euro di contributi con rottamazione (3.000 euro senza rottamazione) per l’acquisto di nuove auto con emissioni comprese nella fascia 21-60 g/km di CO2 e con prezzo di listino pari o inferiore a 45.000 euro IVA esclusa.

Incentivi anche per le attività di noleggio

Potranno beneficiare degli incentivi anche le società che svolgono attività di noleggio auto con finalità commerciali, diverse dal car sharing, purché mantengano la proprietà dei veicoli almeno per un anno. Fino a un massimo di 2.500 euro di contributi con rottamazione (1.500 euro senza rottamazione) per l’acquisto di nuovi veicoli full electric (emissioni comprese nella fascia 0-20 g/km di CO2) e con un prezzo pari o inferiore a 35.000 euro Iva esclusa. Fino a un massimo di 2.000 euro di contributi con rottamazione (1.000 euro senza rottamazione) per l’acquisto di veicoli plug-in con emissioni comprese nella fascia 21-60 g/km di CO2 e con prezzo di listino della casa automobilistica pari o inferiore a 45.000 euro Iva esclusa.

Ora bisognerà affrettarsi perchè le domande potranno essere presentate entro il 31 dicembre2022. Le risorse stanziate sono di 141 milioni per le auto elettriche pure e più di 152 milioni per le plug-in ibride. Del pacchetto annunciato a inizio agosto da Giorgetti manca l’attuazione di un pezzo: il finanziamento delle prese di ricarica negli spazi privati e nei condomini. L’aiuto sarà pari all’80% del prezzo di acquisto e posa in opera, massimo 1.500 euro per richiedente e 8.000 per gli stabili. Ora si attende il provvedi

Bonus asilo nido, le ultime novità

Come precedentemente annunciato, il governo ha rifinanziato il bonus asilo nido e le molte richieste inizialmente “protocollate con riserva” verranno pagate a partire da novembre. A settembre le risorse dell’Inps erano terminate e molte delle richieste erano state messe da parte per quando e se il bonus asilo nido fosse stato rifinanziato.

Spesso le famiglie si chiedevano se continuare o meno ad inoltrare la domanda sulla piattaforma INPS e chi non ha inviato la domanda pensando che non ci fossero più i fondi, poiché risultavano esauriti, deve affrettarsi a presentare la domanda, sempre con le stesse modalità, entro il 31 dicembre 2022.

L’annuncio della fine delle risorse è stato un brutto colpo per molte famiglie che avevano inoltrato la richiesta nel mese di settembre e si sono viste catalogate come domande “protocollate con riserva”. Il bonus asilo nido è stato per molte famiglie un vero e grosso aiuto per ridurre drasticamente il peso della retta mensile. Per via del numero delle domande giunte, l’Inps ha subito provveduto a chiedere il rifinanziamento della misura. L’Inps aveva infatti comunicato che, nonostante l’impossibilità di rimborsare tutte le domande, queste non sarebbero state respinte ma solo messo in attesa. Delle oltre 400.000 domande raccolte, 365.000 sono state accolte e circa 60.000 protocollate con riserva. In ordine cronologico, cioè di arrivo delle domande, presto saranno pagati i bonus asilo nido di chi risulta catalogato “con riserva”.

Vi consigliamo quindi di consultare lo stato della vostra domanda: se nel frattempo siete passati da “protocollata con riserva”, cioè una fase di attesa, a “da istruire”, vorrà dire che presto dovreste ricevere il rimborso tanto atteso.

Bonus asili nido rifinanziato: domande in riserva presto in pagamento

Entrando con lo Spid nella sezione dell’Inps dedicata si può verificare la disposizione del pagamento e anche se la domanda è stata accolta o è ancora in fase di istruttoria. La fase di istruttoria è quella dell’attesa, ma che prevede il pagamento in tempi brevi. Infatti anche se a settembre i fondi stanziati risultavano esauriti, in breve tempo l’Inps ha presentato la domanda di rifinanziamento ed è riuscita a ottenere la somma necessaria per coprire le domande in eccesso (circa 60.000) e le future domande. Infatti fino al31 dicembre 2022 sarà possibile presentare la domanda per il bonus asilo nido, il contributo economico previsto per tutti i bambini fino ha un massimo di 3 anni di età per ottenere il rimborso delle rette di asilo nido.

Tempi di pagamento

Sempre l’Inps ha reso noto il calendario dei pagamenti per chi ha inviato la domanda a settembre e ottobre e che si sono visti “protocollati con riserva”. Secondo quanto disposto dal nuovo rifinanziamento, l’Inps ha comunicato che le domande protocollate con riserva vedranno l’arrivo del rimborso relativo ai mesi di settembre e ottobre a partire da metà novembre.

In ordine cronologico, cioè di arrivo delle domande, dall’8 novembre 2022 saranno pagati i bonus asilo nido di chi era rimasto precedentemente fuori.

Con le famiglie italiane prese ancora dai problemi del caro utenze, per contrastare l’aumento dell’inflazione, la BCE ha deciso di aumentare ancora il costo del denaro di altri 75 punti base facendo salire, per l’ennesimo mese consecutivo, le rate dei mutui a tasso variabile.

Il peso delle rate di mutuo incidono sempre in maniera importante nel bilancio familiare, ed in un periodo dove tutto costa di più, le famiglie si trovano sempre più in difficolta.

Oggi il carrello della spesa costa il 12% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e le famiglie italiane si trovano a mio avviso ancora più in difficoltà rispetto al periodo COVID!

Come abbiamo detto la Bce ha deciso un nuovo rialzo dei tessi lo scorso giovedì da 0,75 punti che rappresenta una mazzata per le famiglie italiane che hanno acceso un mutuo a tasso variabile. Lo afferma il Codacons, che fornisce le stime sugli effetti della decisione della Bce sulle tasche degli italiani.

Bce: quanto pesa il rialzo tassi sui mutui

Considerata una fascia media di mutuo a tasso variabile di importo compreso tra i 125mila e i 150mila euro, ossia l’importo più richiesto in Italia da chi accende un finanziamento per l’acquisto di una casa, la rata mensile salirà tra i 40 e i 50 euro per effetto del nuovo aumento dei tassi deciso dalla Bce – analizza il Codacons – Se però si considerano tutti gli incrementi imposti dalla Banca Centrale Europea negli ultimi mesi, la rata mensile di un mutuo a tasso variabile salirà complessivamente tra i 120 e i 150 euro rispetto a quanto pagato lo scorso anno, con ripercussioni sulle famiglie comprese tra i +1.440 e +1.800 euro all’anno. “Avevamo previsto lo scorso agosto la stangata sui mutui che sarebbe scattata in autunno, e purtroppo i nostri timori hanno trovato conferma – afferma il presidente Carlo Rienzi – L’incremento del costo dei finanziamenti si aggiunge così al caro-bollette e all’emergenza prezzi, aggravando ulteriormente i conti degli italiani: ciò apre un altro pericoloso fronte, quello dei ritardi nei pagamenti delle rate da parte delle famiglie in difficoltà, schiacciate dall’emergenza energia, da un’inflazione alle stelle e ora anche da mutui sempre più cari e difficili da pagare”.

Anche il sito di comparazione, Facile.it aveva fatto le sue simulazioni alla vigilia del summit della Bce. Considerando un mutuo variabile medio, la rata mensile potrebbe salire di quasi 50 euro il che, sommato questo agli aumenti precedenti, porterebbe l’incremento totale a quasi 150 euro in più rispetto a inizio anno. Un mutuatario medio che ha sottoscritto un finanziamento variabile da 126.000 euro a gennaio 2022, scrive Facile.it, si troverebbe quindi a pagare una rata da 604 euro, vale a dire il 32% in più rispetto alla prima rata. Aumenti significativi che stanno mettendo sotto pressione molte famiglie già alle prese con il caro-energia.  Sono 2,4 milioni gli italiani con un mutuo a tasso variabile che hanno dichiarato di aver avuto difficoltà, nei primi 9 mesi dell’anno, a rimborsare il finanziamento e addirittura 218.000 mutuatari hanno dovuto saltare una o più rate.