Il 2022 è stato un anno caratterizzato dall’ascesa continua e senza freni dei prezzi al consumo, con tassi di crescita simile agli anni 90, che ha portato un inflazione a superare l’11% annuo.  Da questo aumento dei prezzi non nessun bene di prima necessità è rimasto immune, anzi sono proprio questi ultimi che hanno subito il maggiore rialzo facendo arrivare il costo della carrello della spesa a prezzi inaccessibili per tanti. Anche i beni di prima necessità dell’infanzia come pannolini, ciucci e passeggini sempre più cari. Prodotti che, essendo di prima necessità per le famiglie, impattano e non poco sui conti a fine mese: un pacco di pannolini lo scorso anno ha visto lievitare il prezzo del 13,6%, i prodotti alimentari per i neonati dell’11,4%, i passeggini costano addirittura il 30,4% in più. A fare i conti è DoveConviene, che nei primi tre mesi del 2023 registra un aumento del +44% dell’interesse delle famiglie verso queste categorie di prodotti.

Proprio in queste settimane nelle quali si parla tanto di tasso di natalità e di detrazioni per figli a carico, le prime mosse del governo devono essere orientate sia sul piano strutturale delle riforme sia sul controllo dei prezzi, essendo le spese dei bimbi una delle più “pesanti” nel bilancio familiare.

Il ministro Urso: a breve intervento su caro prodotti infanzia

Il Governo, al lavoro da mesi per il problema della natalità studia interventi strutturali, che diano nuova forza e nuovi incentivi alle famiglie per garantire una tranquillità economica che si tradurrà, nel lungo periodo ad una crescita demografica. «L’intervento che abbiamo fatto in queste ore sul caro pasta tra pochi giorni lo faremo sui prodotti dell’infanzia, su cui abbiamo tagliato l’Iva ma non tutto di questo è andato a beneficio davvero delle famiglie», ha assicurato il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, intervenuto agli Stati generali della natalità, riferendosi all’attività della Commissione di allerta rapida sui prezzi, riunitasi giovedì 11 maggio al Mimit per la prima volta. «Sono piccole ma grandi cose – ha osservato Urso – perché il controllo sui prezzi dei prodotti per l’infanzia e della pasta è importante per le famiglie».

Unc a Urso, per prodotti infanzia taglio Iva fallimento totale

La risposta dei consumatori non è delle più entusiaste «Siamo contenti che il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, annunci di voler intervenire nuovamente sui prodotti dell’infanzia, ma, visto il fallimento precedente, vorremmo sapere anche in che modo», ha replicato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori. «Gli alimenti per bambini, ad esempio, che a gennaio avrebbero dovuto scendere di prezzo, sono aumentati dello 0,1% rispetto a dicembre 2022 e a febbraio addirittura del 2,7% sul mese precedente, mentre gli Articoli per l’igiene personale e il benessere, prodotti naturali, voce che include pannolini e assorbenti igienici a gennaio ha subito un rialzo mensile dello 0,4%», ha continuato Dona. Spesso ci si chiede se a beneficiare di tali aumenti siano soltanto i commercianti che eludono i vari tagli dell’iva diminuendo il prezzo finale in maniera meno che proporzionale al taglio, spesso addossando la colpa degli aumenti ai produttori ed alle tasse. Da qui Assoutenti ha fatto invece notare che «dal latte artificiale ai pannolini, passando per omogeneizzati e biberon, i prodotti dell’infanzia hanno raggiunto prezzi altissimi, spesso del tutto ingiustificati. Per questo – ha concluso il presidente Furio Truzzi – chiediamo oggi al Ministro, che bene ha fatto a mettere sotto i riflettori tale problema, di convocare formalmente Mister Prezzi e la Commissione di allerta rapida, sia per fare “luce” su tale mercato, sia perché, come nel caso della pasta, già solo l’annuncio di un focus da parte delle istituzioni contribuisce e frenare la crescita dei listini».

E’ stato approvato ulteriore aiuto economico sulle bollette luce e gas di importo pari ad €150, in modo da poter calmierare il costo delle utenze energetiche che risultano ancora in rialzo nei mesi di aprile e maggio.

Il bonus luce e gas in questione, comunicato già da qualche tempo, vale per i residenti nel comune di Roma, ci si auspica che anche altri comuni italiani stanzino risorse necessarie per la copertura parziale delle medesime spese.

Il bonus bollette di 150 euro, sarà quindi  riconosciuto esclusivamente ai cittadini intestatari di un’utenza di energia elettrica e che vivono nel territorio di Roma Capitale si configura come un’indennità una tantum.

Si tratta di un aiuto economico predisposto da parte del Comune di Roma, introdotto con l’obiettivo di andare a supportare le famiglie e i cittadini romani per contrastare il problema del caro energia.

Per questa misura, la Giunta di Roma Capitale ha fatto richiesta della predisposizione dell’Avviso Pubblico rivolto ai cittadini già durante la giornata del 28 aprile 2023.

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Dunque, il bonus bollette dal valore di 150 euro andrà ad integrarsi alle altre misure e ai diversi benefici riconosciuti nei confronti di tutti i cittadini italiani, per il pagamento delle utenze di energia elettrica.

Le risorse stanziate ammontano complessivamente a 5 milioni di euro.

Quali requisiti per il bonus bollette da 150 euro

A poter beneficiare del bonus bollette dal valore di 150 euro sono i cittadini che vivono nel territorio del Comune di Roma Capitale, che rispondono ai sottoelencati determinati requisiti:

  • iscrizione all’anagrafe comunale di Roma, indipendentemente dal Municipio;
  • intestazione di un’utenza di energia elettrica;

  • possesso di un’attestazione ISEE non superiore al limite di 25.000 euro.

Pr poter beneficiare del suddetto aiuto si attendono ancora maggiori dettagli sulle modalità di richiesta ed erogazione.

Quale futuro per i giovani? Perchè le fughe dei cervelli all’estero?

Spesso ci troviamo ad osservare ed ascoltare ore e ore di trasmissioni televisive che hanno come argomento principale la disoccupazione giovanile ed il futuro dei giovani.

Ma nella realtà cosa si sta facendo per i giovani italiani che si trovano in una situazione di reale difficoltà a trovare un impiego ed uno stipendio dignitoso a fronte di una disoccupazione giovanile che supera il 30%?

Il 2022 è stato l’anno nel quale si è registrato il minor numero di nascite della storia recente e il governo è al lavoro per creare una serie di possibilità per i giovani, con età compresa tra i 18 ed i 35 anni, per poter vivere in autonomia e di crearsi un proprio nucleo familiare stabile. A confermarlo sono stati anche i dati ISTAT, da cui emerge chiaramente che circa il 67,4% dei giovani under 35 vive ancora con i genitori.

È proprio per questa categoria di giovani che sono stati introdotti una serie di bonus, di agevolazioni e di sostegni per gli under 35 nel 2023.

Una prima condizione critica che coinvolge i giovani under 35 riguarda il fatto che circa il 67,4% di loro vive ancora con i propri genitori, in quanto impossibilitati a sostenere le spese per il fitto di una casa o ancora per fronteggiare un prestito per l’acquisto di un’abitazione.

Va detto che di questi, circa il 40% ha un’occupazione lavorativa, mentre il 22% è ancora in cerca di un posto di lavoro.

Tutti i bonus per gli under 35

Sono stati così introdotti una serie di bonus ed agevolazione per gli under 35, al fine di favorire una maggiore stabilità lavorativa per i giovani e supportarli per un futuro che sia il loro futuro!

Vediamo qui di seguito quali sono state, fino ad ora, le prime mosse messe in campo dal governo:

  • sgravi contributivi per le nuove assunzioni;

  • bonus affitti per gli under 35;

  • bonus per i datori che assumono beneficiari dell’Assegno di inclusione;

  • bonus Studio Si;

  • bonus sui mutui prima casa.

Chi può accedere ai bonus lavoro per gli under 35

Una prima misura è quella introdotta con il recente decreto Lavoro, che va a riconoscere verso i datori un incentivo se assumono giovani di età inferiore ai 30 anni, non iscritti a corsi di studio o formazione, che sono iscritti al Programma Iniziativa occupazione giovani.

Il bonus si configura come un incentivo che sarà pari al 60% della retribuzione mensile lorda per 12 mesi. Le assunzioni dovranno essere effettuate dal primo giungo al 31 dicembre 2023.

Un secondo incentivo per i datori di lavoro, che ha come obiettivo quello di favorire l’occupazione dei giovani, riguarda quello del bonus per i datori del settore privato che assumeranno cittadini beneficiari dell’Assegno di inclusione.

Per poter ottenere il riconoscimento di questo incentivo bisognerà attendere il 2024 e tale misura consiste all’esonero per 12 mesi di tutti i contributi previdenziali solitamente a carico dei datori di lavoro.

Bonus affitti e studenti

Tra le altre agevolazioni del 2023 per i giovani c’è anche il bonus affitto. Si tratta di una serie di detrazioni fiscali che sono riconosciute in favore degli studenti fuori sede o di inquilini che hanno un reddito piuttosto basso.

In merito al tema dell’istruzione, in attesa di scoprire come cambierà a tutti gli effetti il bonus cultura erogato dal 2016 fino al 2023, è stato prorogato anche il finanziamento “Studio Si”.

Si tratta di un finanziamento dal valore massimo di 50 mila euro, senza interessi, che riconosce garanzie per gli studenti universitari delle Regioni italiane del Sud. Tale finanziamento per i giovani studenti viene gestito da parte di Intesa SanPaolo e Iccrea.

Un ultimo bonus under 35 da citare riguarda il Fondo Consap sui mutui prima casa, e consiste in un aiuto, tramite garanzia statale sui mutui bancari, per acquistare la prima casa avendo il 100% di liquidità ed inoltre il taglio dei oneri notarili e le relative imposte di registro.

Il bonus caldaia è stato confermato anche nel 2023. Già negli anni scorsi centinaia di migliaia di famiglie hanno beneficiato del bonus sotto forma di detrazione per la sostituzione della vecchia caldaia con una nuova ad alte prestazioni energetiche. Come abbiamo detto, l’agevolazione consiste in una detrazione fiscale, spalmata su 10 anni, di importo variabile, che può essere del 50%65% o, se si rientra nel Superbonus, del 90% sulle spese effettuate per sostituire la vecchia caldaia. I lavori devono però essere fatti su un immobile già esistente, cioè non di nuova costruzione, dove sia già presente un impianto di riscaldamento.

Quali spese si possono detrarre

Si possono portare in detrazione sull’Irpef e sull’Ires le spese per l’acquisto della caldaia e dei materiali accessori, le spese inerenti lo smontaggio della vecchia caldaia, la messa in posa e l’installazione della nuova, eventuali opere murarie, sopralluoghi di tecnici.

Quanto si può detrarre

Se si sta ristrutturando l’immobile o se la vecchia caldaia è sostituita con un modello di almeno classe A, la detrazione spettante è del 50%. Si sale invece al 65% se la caldaia viene sostituita con un modello a condensazione di almeno classe A e se vengono installati strumenti di termoregolazione evoluti, come le valvole termostatiche e comandi remoti. Dal 2023, se si fanno degli interventi trainanti che migliorano di almeno due classi energetiche l’intero immobile, si può far rientrare la sostituzione della vecchia caldaia a condensazione con una di classe A nel Superbonus al 90%. Da ricordare, però, che se si tratta di abitazione unifamiliare si può accedere al Superbonus solo con quoziente familiare reddituale inferiore a 15mila euro.

Si precisa inoltre che negli anni 2021, 2022 e fino al 17 febbraio 2023 la detrazione fiscale poteva essere ceduta a terzi o direttamente al fornitore tramite lo sconto in fattura. Dal 17 febbraio però lo sconto in fattura e la cessione del credito non sono più consentiti, inoltre, la circolare Europea sulle case Green sembrerebbe aver messo a fine a tale agevolazione.

Possiamo quindi affermare che il 2023 sarà l’ultimo anno di esistenza del Bonus Caldaia e che mancano solo pochi mesi per poter usufruire della detrazione!

Passo dopo passo prende vita la nuova manovra fiscale, che si prefigge l’obiettivo di detassare i redditi sia per i dipendenti che per le partite Iva.

Dopo aver innalzato il limite del regime forfettario da 65.000 a 85.000 euro, il governo inizia a lavorare sui redditi dei dipendenti. Oltre al già annunciato taglio del cuneo fiscale fino al 5%, che porterà nelle tasche dei lavoratori in media 80 euro in più al mese, si pensa  anche a una flat tax sulle tredicesime a partire dal 2024.

Flat tax sulle tredicesime

La flat tax sulle tredicesime, e il relativo minor carico fiscale, è anche una mossa per stimolare l’economia: si punta infatti a dare maggiore liquidità ai lavoratori durante il periodo natalizio in cui le vendite aumentano. In programma anche la semplificazione dell’Irpef e il relativo passaggio da quattro a tre aliquote e per i lavoratori autonomi l’addio all’Irap.

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Sia per il taglio del cuneo fiscale che la flat tax per i dipendenti servono circa 20 miliardi di euro ed il governo è già a lavoro per cercare le coperture. Diversi miliardi dovrebbero arrivare dal taglio di alcuni bonus che negli anni si sono dimostrati improduttivi e dal maggior gettito fiscale che dovrebbe arrivare da una tassazione più equa. Inoltre il governo italiano esprime ottimismo ricordando i segnali positivi in arrivo dalle variabili macroeconomiche e dalla spinta alla crescita.

Nel frattempo però alla tredicesima del 2023 non si applica il nuovo taglio del cuneo fiscale previsto dal Decreto Lavoro.

Addio all’Irap

Un’altra intenzione del governo Meloni è quella di dire addio all’Irap (Imposta regionale sulle attività produttive), che sarà sostituita dalla “istituzione di una sovraimposta tale da assicurare un equivalente gettito fiscale atto a garantire il finanziamento del fabbisogno sanitario, nonché il finanziamento delle Regioni che presentano squilibri di bilancio sanitario ovvero che sono sottoposte a piani di rientro”. Così si legge nella bozza del disegno di legge delega sulla riforma fiscale.

Affitti e fringe benefit

Ulteriori spinte all’economia potrebbero arrivare con l’introduzione di una cedolare secca sui redditi da immobili non abitativi e l’aumento da 258 euro a un massimo di 3.000 euro per i fringe benefit elargiti dai datori di lavoro ai dipendenti.

Per contrastare il carovita e dare un ‘aiuto economico alle famiglie in difficoltà economiche, il governo ha rinnovato ed ampliato bonus che negli anni scorsi hanno dimostrato di dare una grossa mano ai cittadini per far quadrare il bilancio familiare.

Vediamo quali sono quelli che possono essere richiesti a partire dal mese di Maggio.

Bonus trasporti

Attiva dal 17 aprile la piattaforma digitale per la richiesta del Bonus trasporti 2023, accessibile tramite SPID o Carta di Identità Elettronica (CIE) all’indirizzo bonustrasporti.lavoro.gov.it.

Le domande potranno essere inoltrate da persone con reddito complessivo non superiore a 20mila euro nel 2022 e valido alla richiesta un contributo fino a 60 euro per acquistare un abbonamento mensile, plurimensile e annuale per l’utilizzo di mezzi di trasporto pubblici su gomma e rotaia.

Bonus occhiali da vista e lenti a contatto

Bonus vista, via alle domande. A partire dalle 12 di oggi, venerdì 5 maggio, sarà possibile inviare la richiesta d’accesso al contributo da 50 euro per l’acquisto o il rimborso di occhiali da vista e lenti a contatto correttive. L’iter da seguire è molto semplice: basterà collegarsi al sito www.bonusvista.it e, esclusivamente in via telematica, compilare il modulo tramite Spid di livello 2 o superiore, Carta d’identità elettronica 3.0 (Cie) o Carta nazionale dei servizi (Cns). Non solo: occorrerà allegare la dichiarazione sostituiva unica (Dsu) e, in caso di rimborso, gli estremi della documentazione commerciale.

Introdotto con la legge di Bilancio 2021 e applicabile alle spese sostenute dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2023, il bonus occhiali è riservato alle famiglie con un reddito Isee non superiore ai 10 mila euro. L’incentivo potrà essere chiesto una sola volta per ciascun membro del nucleo familiare interessato. Che, in base alle sue necessità, avrà la possibilità di ottenerlo attraverso una delle due formule disponibili: un voucher da spendere entro 30 giorni dalla data di emissione in uno dei negozi accreditati sul sito o un rimborso utile a coprire le spese sostenute per acquisti di occhiali o lenti effettuati dal 1° gennaio 2021 fino al 4 maggio 2023

Bonus revisione

Dal 3 aprile è nuovamente possibile richiedere il bonus revisione auto 2023, conosciuto anche come bonus veicoli sicuri, è stato introdotto per coprire l’aumento del costo della revisione auto che si è registrato a partire da novembre 2021 ed è pari a € 9,95. È possibile usufruire del bonus fino a esaurimento fondi e viene assegnato in base all’ordine di arrivo delle richieste che possono essere effettuate esclusivamente sul sito online sul sito https://www.bonusveicolisicuri.it/home/

Bonus bollette 2023

Anche a maggio 2023 è possibile beneficiare del Bonus bollette 2023. La misura è stata riconfermata dal Governo a partire dal 1° aprile e sarà disponibile fino alla data del 30 giugno di quest’anno. L’agevolazione consiste in una riduzione dei costi delle bollette di acqua, gas e luce.

 

Per quanto riguarda la fornitura idrica, il richiedente deve certificare un ISEE non superiore ai 9.530 euro annui. Invece, relativamente a gas e luce, l’ISEE non deve superare la soglia dei 15mila euro all’anno.

Per accedere al Bonus bollette 2023 non è necessario presentare alcuna domanda. Sarà infatti compito dell’INPS informare l’ARERA (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) dei soggetti che hanno diritto all’agevolazione.

Il 1° Maggio, giornata simbolo dei lavoratori, è stato approvato dal Consiglio dei ministri il decreto lavoro che ha introdotto uno speciale bonus una tantum rivolto ai lavoratori assunti con contratto a tempo determinato che non vengono stabilizzati dall’azienda.

Il Decreto lavoro si prefigge l’obiettivo di cambiare le regole per i contratti a tempo determinato rendendolo più semplice per le aziende prorogarli fino alla scadenza di 24 mesi.

Nel frattempo, per tutelare coloro che dopo un’esperienza di 24 mesi (o anche inferiore) non vengono confermati dall’azienda viene introdotto un apposito bonus del valore di 500 euro da corrispondere alla scadenza del rapporto di lavoro.

Con il Decreto lavoro approvato il 1 maggio il Consiglio dei ministri rivede le regole del decreto dignità emanato dal governo Conte,  favorendo la sottoscrizione di contratti a tempo determinato più lunghi, dando così alle aziende maggior tempo per valutare se stabilizzare l’assunzione.

Ciò avviene modificando le causali che consentono la prosecuzione del rapporto di lavoro dopo i 12 mesi. Nel dettaglio, viene stabilito che il rinnovo è consentito in presenza di una delle tre condizioni:

  • nei casi previsti dai contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e dai contratti collettivi aziendali stipulati dalle loro rappresentanze sindacali aziendali (rsa) ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria (rsu);
  • in assenza di un accordo collettivo di cui al precedente punto a), e comunque entro il 31 dicembre 2024, per esigenze tecniche, organizzative e produttive individuate dalle parti;
  • per sostituzione di altri lavoratori.

In presenza di uno dei succitati punti, quindi, il rapporto di lavoro può proseguire fino a 24 mensilità. Quindi viene dato sia al datore di lavoro che al dipendente, viene una maggiore autonomia nel valutare se e come proseguire il rapporto di lavoro dopo il termine di 12 mesi.

Caratteristiche del bonus

L’obiettivo è di fare in modo che l’azienda sia incentivata a tenere il lavoratore almeno un anno in più, così poi da poterlo stabilizzare, avendo valutato le proprie capacità. A tal proposito, dovrebbe essere previsto anche un “paracadute” per quei dipendenti che nonostante un rapporto di lavoro di 24 mesi non vengono poi confermati in azienda.

Nell’ultima bozza del Decreto lavoro è comparso questo bonus del valore massimo di 500 euro destinato dal lavoratore che al termine della durata del contratto a termine non viene assunto a tempo indeterminato. Bonus di cui molto probabilmente dovrà farsi carico dell’azienda, mentre lo Stato continuerà a finanziare la Naspi.

Ad avere diritto al bonus sarebbero anche i dipendenti a tempo determinato da un periodo inferiore ai 24 mesi. In tal caso, ossia se alla scadenza del contratto non ci sarà la trasformazione a tempo indeterminato, spetterà comunque un’indennità una tantum ma l’importo sarà commisurato alla durata del rapporto. È presumibile pensare, quindi, che se la scadenza avviene dopo 12 mesi l’importo dell’indennità sarà di 250 euro.

Nuova riunione della banca centrale europea e puntualmente, come già previsto, ulteriore aumento dei tassi di interesse.

L’istituto di Francoforte ha incrementato i tassi di 25 punti base, e secondo le indicazioni di Cristine Lagarde, anche il mese di giugno porterà con se un ulteriore aumento dello stesso peso. L’aumento dei tassi di deposito, sui quali sono ancorati anche gli indici Euribor che interessano i mutui a tasso variabile, arriva alla percentuale del 3,25%, dopo l’incremento del 16 marzo scorso di 50 punti base.

Il rialzo complessivo negli ultimi dieci mesi è stato del 3,75% considerando che lo stesso indice, meno di un anno fa, viaggiava al -0,50%. L’aumento dei tassi di interesse è una conseguenza dell’alta inflazione che come ha già dichiarato la Lagarde, continueranno fino a quando non si avrà una sostanziale diminuzione dell’inflazione.

Dopo l’ulteriore aumento dei tassi cosa fare?

Un’eventuale mancata diminuzione dell’inflazione farebbe continuare l’aumento dei tassi di interesse. Secondo quanto ha affermato la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, non sono previste pause a breve nell’ascesa dei tassi che saranno “portati a livelli sufficientemente restrittivi per ottenere un tempestivo ritorno dell’inflazione all’obiettivo di medio periodo del 2 per cento”. Ciò che emerge nella politica monetaria di Francoforte è che gli incrementi dei tassi finora non hanno sortito l’effetto desiderato. I riflessi finanziari sull’economia reale arrivano con ritardo e comportano incertezza, anche sul mercato dei mutui.

Tasso fisso o variabile?

Per effetto degli ulteriori rialzi dei tassi di interesse, la palla passa ai mutuatari che stanno pagando il prezzo maggiore degli aumenti. Innanzitutto, bisogna distinguere da chi ha già un mutuo e chi invece sta decidendo di comprare casa. La buona notizia per chi ha già un mutuo a tasso variabile è che già nei primi mesi del 2024 la curva dei tassi si attende in discesa e di conseguenza si avrà un calo immediato della rata. Mentre chi vuole accendere un mutuo nei mesi correnti la scelta è più orientata per un fisso, attualmente più basso del variabile, a meno che non si scelga un’orizzonte temporale lungo (ad esempio 30 anni) e quindi potrebbe orientare la scelta su un variabile, scommettendo su un calo dei tassi per poi bloccarlo a tasso fisso una volta raggiunto un livello ragionevolmente basso.

Opzione surroga mutuo, quando conviene farla?

In ogni caso, chi oggi ha il mutuo a tasso variabile può optare per la surroga dello stesso, scegliendo una rata più bassa tra le offerte più convenienti sul mercato. Attualmente, il tasso variabile supera il 4 per cento, ma si può optare di cambiare banca scegliendone una che offra tassi fissi al 3,3 o 3,5 per cento sul medio e lungo periodo. In tal caso, cambiare mutuo potrebbe servire sia a risparmiare che a prevenire eventuali eventi al momento non prevedibili.

Con quasi cinque mesi di ritardo, finalmente è stato pubblicato il decreto attuativo che rende operativa la carta risparmio spesa 2023, che sarà disponibile solo dal mese di luglio.

Consiste in un’agevolazione destinata a tutte le famiglie che causa l’inflazione e l’aumento repentino ed eccezionale dei tassi di interesse, si trovano in grave disagio economico.

La carta risparmio spesa consente di ottenere più di 380 euro da spendere presso i punti vendita aderenti all’iniziativa per l’effettuazione della spesa alimentare e per l’acquisto di prodotti di prima necessità.

E’ stata introdotta dall’ultima Legge di Bilancio del Governo Meloni e finalmente nei giorni scorsi è stato emanato il decreto attuativo.

Mentre nel periodo di pandemia c’erano a disposizione numerosi buoni spesa erogati dai Comuni italiani, ad oggi sarà possibile richiedere la carta risparmio spesa per combattere l’inflazione e la crisi economica attuale.

Ma solo alcune famiglie hanno diritto a questa nuova agevolazione: la carta risparmio spesa spetta, in primis, alle famiglie con almeno tre componenti e che possiedano un reddito al di sotto della soglia fissata dal decreto attuativo. Se ci saranno risorse in eccesso, anche le famiglie con meno di tre componenti e con un reddito basso potranno ottenere questo nuovo incentivo.

Come riporta il decreto attuativo firmato dai ministri competenti – e in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale – sono due i requisiti fondamentali da soddisfare per ottenere la carta risparmio spesa:

  • l’iscrizione di tutti i componenti del nucleo familiare presso l’Anagrafe della Popolazione Residente;

  • il possesso di un ISEE non superiore a 15.000 euro all’anno.

L’erogazione della carta risparmia spesa avverrà dai Comuni – così come avveniva per i buoni spesa – e la suddivisione delle risorse a disposizione seguirà due direttrici:

  • da un lato il numero dei residenti presso il Comune stesso,

  • dall’altro lato il rapporto tra reddito pro capite medio nazionale e quello del Comune medesimo.

Stando a quanto riporta il decreto attuativo, pare che la carta risparmio spesa non possa essere erogata a coloro che sono titolari di altre forme di sostegno al reddito quali: Reddito di Cittadinanza, CIG, Naspi o DIS-COLL, Indennità di Mobilità, Fondo di solidarietà per l’integrazione al reddito, o qualsiasi altra forma di integrazione salariale.

A disposizione dei cittadini ci sono 500 milioni di euro, che saranno distribuiti con 1.300.000 Postepay ciascuna con importo pari a 382,50 euro.

Ciò significa che ciascuna famiglia beneficiaria potrà ottenere più di 380 euro da spendere presso i punti vendita aderenti all’iniziativa, esclusivamente per l’acquisto di generi alimentari e prodotti di prima necessità.

La priorità nell’assegnazione della carta risparmio spesa seguirà alcuni criteri:

  • famiglia con almeno 3 componenti – di cui uno nati entro il 31 dicembre 2009 – e con un ISEE inferiore a 15.000 euro all’anno;

  • famiglia con almeno 3 componenti – di cui uno nati entro il 31 dicembre 2005 – e con un ISEE inferiore a 15.000 euro all’anno;

  • famiglie composte da non meno di 3 componenti e con un ISEE inferiore a 15.000 euro all’anno.

Se vi saranno ulteriori risorse a disposizione si potrà procedere con l’erogazione delle carte anche ai nuclei familiari composti da meno di tre persone.

A partire dal mese di luglio 2023, le famiglie aventi diritto riceveranno la carta risparmio spesa direttamente a casa, sotto forma di carta Postepay: il primo pagamento da parte dei beneficiari, per non perdere l’agevolazione, deve essere effettuato entro il 15 settembre 2023.

Si potrà quindi recarsi presso i punti vendita aderenti all’interno del proprio Comune – l’apposita lista dovrà essere pubblicata sul sito web dell’amministrazione comunale – per acquistare beni di prima necessità, esclusi gli alcolici.

Il beneficio spetta una tantum, ovvero una sola volta per ciascuna famiglia senza necessità di inviare alcune richiesta per avere il beneficio.

Non occorre presentare alcuna domanda per ottenere la carta risparmio spesa: grazie a uno scambio di informazioni e dati tra INPS e i Comuni di residenza, le famiglie riceveranno direttamente a casa la carta risparmio spesa, qualora ne abbiamo diritto.

Per poter ottenere la carta, però, occorre richiedere la DSU ai fini del calcolo dell’ISEE: solo così l’Istituto sarà in grado di definire quali sono i nuclei familiari beneficiari di questa nuova agevolazione.