Crescono in maniera significativa le insolvenze su prestiti e mutui. Si stima che  a marzo 2023 il totale delle rate non pagate da quasi un milione di famiglie italiane si è attestato a quasi 15 miliardi. Nel mese di luglio tale cifra potrebbe arrivare a 19 miliardi.

A pesare sui bilanci familiari è stato soprattutto il rialzo continuo dei tassi di interesse adottato dalla BCE per contrastare la corsa dell’inflazione. Da un’analisi della F.a.b.i. emerge che sono 14,9 miliardi di crediti deteriorati.

Di questi 6,8 miliardi sono mutui non pagati, altri 3,7 sono rate di credito al consumo non rimborsato e altri 4,3 rientrano tra arretrati di altri prestiti personali. Per Lando Maria Sileoni, «è ormai evidente che l’azione della Banca centrale europea per contrastare l’inflazione non sta generando i frutti sperati. I prezzi non calano e l’aumento  dei tassi di interesse su prestiti e mutui che mette in difficoltà sia le famiglie sia le imprese».

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Crescono sofferenze e incagli

Le analisi effettuate evidenziano come 5,7 miliardi sono sofferenze, cioè credito che la clientela non rimborserà più, altri 7,1 miliardi sono inadempienze probabili.

Significa che le banche non recupereranno, mentre circa 2 miliardi sono rate scadute, quindi posizioni debitorie meno a rischio.

Sui mutui variabili famiglie in difficoltà

Le insolvenze sui mutui crescono soprattutto nelle famiglie con i mutui a tasso variabile che sono stati particolarmente colpiti dall’aumento del costo del denaro portato dallo 0 al 4% in 11 mesi.

I mutui a tasso variabile sono destinati soprattutto all’acquisto di abitazioni e vale in totale circa 140 miliardi e rappresenta un terzo del totale di 425 miliardi erogati. Sul totale di 25,7 milioni di famiglie italiane, quelle che hanno un mutuo sono circa 3,5 milioni.

In totale sono 6,8 milioni di cittadini indebitati anche con altre forme di finanziamento, come il credito al consumo e i prestiti personali. Inoltre oggi ci troviamo di fronte ad una situazione raramente vista, cioè quella di trovare un tasso fisso più basso di quello variabile. Questo perchè il mercato sconta comunque la possibilità che già dai primi mesi del 2024 i tassi inizieranno a scendere.

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Rallentano i prestiti

Tra credito al consumo e prestiti personali, le banche hanno erogato 251,2 miliardi di euro di prestiti ai cittadini, in linea con i valori di fine 2017, ma in frenata rispetto alla tendenza degli ultimi mesi.

La ripartizione territoriale

Le regioni più colpite sono Lombardia e Lazio con un ammontare delle rate non pagate superiore ai 2 miliardi. Campania, Puglia e Basilicata, Sicilia e Veneto superano il miliardo. L’emilia Romagna, Piemonte, Valle D’Aosta e Toscana restano poco sotto il questa cifra. Più contenuto il valore delle somme non pagate nelle regioni più piccole come l’Umbria dove le rate non saldate ammontano a 226 milioni, la Liguria (361milioni) e la Calabria (418 milioni).

Sileoni: «Necessario un ripensamento della Bce»

L’auspicio del segretario generale della Fabi è quello di un «ripensamento della Banca centrale» sul già preannunciato aumento del tasso base di interesse che la Bce il 27 luglio 2023 intende aumentare al 4,25% (+0,25%). «Occorre che queste decisioni siano assunte con maggiore cautela», sottolinea ancora Sileoni. Bisogna mettere in atto una nuova politica monetaria che aiuti le famiglie a pagare i mutui.

Il rischio  concreto è quello di assistere da un lato ad un crollo del settore immobiliare e dall’altro ad una crisi del sistema bancario.

Lo sapevi che tantissimi italiani pagano il canone RAI anche avendo il diritto di non pagarlo? Molte persone non sono a conoscenza di poter rivolgersi all’Agenzia delle Entrate per ottenere l’esonero integrale dal pagamento del canone, sfruttando anche guide e tutorial che l’Ente mette a disposizione.

L’esenzione del canone Rai spetta agli anziani con più di 75 anni con un reddito inferiore a 8.000 euro, ai militari delle Forze Armate Italiane o quelli stranieri appartenenti alle Forze Nato, agli agenti diplomatici e consolari, nonché ai rivenditori e negozi in cui vengono riparate le TV.

Cos’è il canone RAI?

Il canone RAI è un’imposta dell’importo di circa 90 euro a carico dei titolari di un’utenza elettrica residenziale. È dovuto da chiunque abbia un apparecchio televisivo, si paga una sola volta all’anno e una sola volta a famiglia, a condizione che i familiari abbiano la residenza nella stessa abitazione.

Dal 2016, vige la presunzione di detenzione dell’apparecchio televisivo nel caso in cui esista un’utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui una persona ha la propria residenza anagrafica. Il pagamento del canone è divenuto così obbligatorio in automatico per tutti coloro che hanno un contratto per la fornitura di energia elettrica. Poiché si tratta di un’imposta sulla detenzione dell’apparecchio, il canone deve essere pagato indipendentemente dall’uso del televisore o dalla scelta delle emittenti televisive.

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Chi deve pagarlo?

Tale imposta serve a sostenere il servizio pubblico radiotelevisivo nazionale. In caso di possesso di apparecchi radio o TV nei locali di un’attività commerciale, esiste anche il canone TV speciale, cioè per gli esercizi pubblici, che si paga, invece, mediante bollettino postale. Sempre dal 2016, anche i residenti all’estero devono pagare il canone se detengono un’abitazione in Italia dove è presente un apparecchio televisivo.

Chi invece non ha la TV o ha diritto all’esonero dal pagamento deve presentare una specifica richiesta all’Agenzia delle Entrate.

Chi può non pagare il canone RAI?

Quindi il canone RAI chi può non pagarlo? qui di seguito vediamo i soggetti che possono richiedere l’esenzione. Ne hanno diritto:

  • chi dichiara di non avere alcun televisore in casa. Il richiedente deve dimostrare di non avere apparecchi in nessuna delle abitazioni ad uso domestico residenziale in cui è attiva un’utenza elettrica a suo nome;
  • gli anziani con più di 75 anni con un reddito inferiore a 8.000 euro;
  • i militari delle Forze Armate Italiane: ospedali militari, Case del soldato e Sale convegno dei militari delle Forze armate. Ma, se un membro delle Forze Armate si trova in un appartamento privato situato all’interno di una struttura militare non è esonerato dal pagamento del canone. Previsto l’esonero anche per i militari di cittadinanza straniera appartenenti alle Forze Nato;
  • gli agenti diplomatici e consolari. Tale esonero vale solo per quei Paesi per cui è previsto lo stesso trattamento per i diplomatici italiani;
  • i rivenditori e negozi in cui vengono riparate TV, senza dover presentare alcuna richiesta.

Come presentare la richiesta di esenzione

I contribuenti titolari di un’utenza elettrica per uso domestico residenziale per non pagare il canone, possono dichiarare che in nessuna delle abitazioni dove è attivata l’utenza elettrica a loro intestata è presente un apparecchio TV, sia proprio che di un componente della loro famiglia anagrafica. La richiesta di esenzione deve essere compilata ed inviata attraverso questo modello.

Inoltre, con lo stesso modello, i contribuenti titolari di un’utenza elettrica per uso domestico residenziale possono certificare la non detenzione di un ulteriore apparecchio televisivo oltre a quello per cui è stata precedentemente presentata una denunzia di cessazione dell’abbonamento. Queste dichiarazioni sostitutive hanno validità annuale.

Per chi dichiara di non avere apparecchi TV o simili in casa, il modello di dichiarazione sostitutiva va presentato direttamente dal contribuente o dall’erede alternativamente tramite:

  • l’applicazione web sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate accedendo tramite SPID, CIE o CNS;
  • gli intermediari abilitati.

Nei casi in cui non sia possibile l’invio telematico, il modello, insieme ad un valido documento di riconoscimento, può essere inviato, tramite raccomandata senza busta, all’indirizzo: Agenzia delle entrate – Direzione Provinciale I di Torino – Ufficio Canone TV – Casella postale 22 – 10121 Torino.

 

Il bonus carta spesa alimentare è ormai alle porte! A partire dal 18 luglio 1,3 milioni di famiglie riceveranno la Carta solidale. La tessera Poste Pay sarà caricata con 382,50 euro, da destinare all’acquisto di beni alimentari.

I tempi di erogazione prevedono che entro il 7 luglio verranno pubblicate nell’applicazione le graduatorie rielaborate per ciascun Comune; entro l’8 l’istituto di previdenza deve inviare le liste a Poste Italiane per le attività di competenza; entro il 15 luglio Poste Italiane deve restituire all’Inps le liste complete dei codici identificativi delle carte associate a ciascun beneficiario; entro il 18 vanno pubblicate nell’applicazione web le liste definitive e complete dei codici carte assegnati. A decorrere da quest’ultima data, scatta l’invio da parte dei Comuni delle comunicazioni ai beneficiari del contributo, contenenti le indicazioni per il ritiro delle carte presso gli uffici postali. Possiamo dire quindi che ormai l’attesa è finita e che per il bonus carta spesa alimentare ormai ci siamo davvero!

I 500 milioni stanziati dalla legge di bilancio

La legge di bilancio 2023 (legge 197/2022) ha istituito un fondo con una dotazione di 500 milioni di euro per il 2023, destinato all’acquisito di beni alimentari di prima necessità da parte dei soggetti in possesso di Isee non superiore a 15.000 euro. Un decreto successivo ha definito i criteri di individuazione dei beneficiari del contributo economico.

I beneficiari

I beneficiari del bonus carta spesa alimentare sono i cittadini appartenenti ai nuclei familiari, residenti nel territorio italiano, in possesso di iscrizione nell’Anagrafe della popolazione residente (Anagrafe comunale) e di una certificazione Isee, in corso di validità, con indicatore non superiore ai 15.000 euro annui. l contributo non spetta invece ai nuclei percettori di reddito di cittadinanza; reddito di inclusione; qualsiasi altra misura di inclusione sociale o sostegno alla povertà o in cui almeno uno dei componenti sia percettore di Assicurazione sociale per l’impiego – Naspi e Indennità mensile di disoccupazione per i collaboratori – DIS-COLL; Indennità di mobilità; Fondi di solidarietà per l’integrazione del reddito; Cassa integrazione guadagni-CIG; qualsivoglia differente forma di integrazione salariale o di sostegno nel caso di disoccupazione involontaria, erogata dallo Stato.

Ammontare del sostegno

La misura prevede un solo contributo economico per nucleo familiare di importo complessivo pari a 382,50 euro. La mancata effettuazione del primo pagamento entro il 15 settembre 2023 comporta la non fruibilità delle carte e la conseguente decadenza del beneficio. Il contributo è destinato all’acquisto dei soli beni alimentari di prima necessità (indicati nell’allegato 1 del decreto interministeriale), con esclusione di qualsiasi tipologia di bevanda alcolica, e può essere speso presso tutti gli esercizi commerciali che vendono generi alimentari, aderenti ad apposita convenzione.

Prorogato anche per il terzo trimestre il bonus bollette energetiche. Il Governo, nell’ultimo consiglio dei ministri, ha approvato il nuovo decreto che proroga i bonus bollette almeno fino a settembre 2023.

Nuova proroga fino a settembre 2023

Come detto, il governo oltre a nominare il commissario straordinario per l’emergenza in Emilia Romagna e al nuovo Codice della Strada, ha stanziato altri 800 milioni di euro e prorogato i bonus bollette per le famiglie fino a settembre 2023.

Si attende ora l’aggiornamento trimestrale delle tariffe dell’elettricità da parte di Arera per quanto riguarda il mercato tutelato.

Le previsioni rivelano che non vi saranno particolari variazioni per quanto riguarda i prezzi della luce e del gas, nonostante l’emergenza elettrica non sia affatto conclusa.

Come previsto dal presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, le variazioni sulla bolletta della luce potrebbero essere minime, comprese tra -0,5% e +1%. La bolletta del gas, invece, dovrebbe scendere del 2% da luglio 2023, sempre seguendo l’andamento del mercato e considerando la proroga degli aiuti decisa dal Governo.

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Proroga del bonus bollette, quali sono gli aiuti confermati?

Ma quali sono i bonus bollette e gli aiuti per le famiglie che si possono ottenere fino a settembre 2023? Il Governo ha confermato un pacchetto di agevolazioni per famiglie e imprese che comprende:

  • Bonus bollette confermato e potenziato con ISEE fino a 15.000 euro, oppure fino a 30.000 euro per le famiglie numerose;

  • riduzione dell’Iva al 5% sulle somministrazioni di gas metano;

  • aliquota Iva ridotta al 5% per il teleriscaldamento e per l’energia prodotta con il gas metano;

  • azzeramento degli oneri di sistema per il settore del gas.

Nel Decreto Bollette approvato dal Governo, inoltre, viene cancellato il credito di imposta per le imprese.

Ricordiamo che dal mese di aprile fino a giungo era previsto un credito di imposta sull’energia elettrica del 20% per le aziende energivore e del 10% per tutte le altre, mentre per il gas lo sconto detraibile dalle tasse era al 20% per le imprese gasivore e non gasivore.

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A chi spetta il bonus bollette e come ottenerlo

Il bonus bollette è una delle misure più attese dalle famiglie che soffrono di difficoltà economica: il Governo ha confermato e potenziato lo sconto su luce e gas per i nuclei familiari in possesso di alcuni requisiti.

In primis, è richiesta la titolarità di un’utenza elettrica o del gas, e un ISEE inferiore a 15.000 euro. In alternativa, per le famiglie numerose con quattro o più figli a carico, è richiesto un ISEE fino a 30.000 euro.

Il bonus viene applicato in automatico da Arera, previa presentazione della DSU ai fini del calcolo dell’ISEE.

Per chi intende richiedere il bonus elettrico per disagio fisico, invece, è richiesta la presentazione della domanda con allegata la documentazione attestante le proprie condizioni di salute.

Il bonus riscaldamento invece dovrebbe partire dal mese di ottobre.

Per quanto riguarda gli importi, questi ultimi vengono definiti da Arera in base ad alcuni parametri:

  • si va dai 40 ai 65 euro al mese circa in funzione dell’Isee e del numero di persone in famiglia, per quanto riguarda l’elettricità;

  • da 10 a 45 euro al mese circa in base al tipo di utilizzo, all’Isee e alla fascia climatica di residenza, per quanto riguarda il gas.

Confermato anche per il 2023 il bonus verde, al quale si può accedere usufruendo delle detrazioni per spese su terrazze e giardini.

Già in vigore nel 2022, è l’agevolazione fiscale che consente di effettuare  lavori di manutenzione su terrazze e giardini. Il bonus che, è stato oggetto di proroga fino al 2024, da l’opportunità di portare in detrazione nella propria dichiarazione dei redditi alcuni costi di manutenzione per la sistemazione di terrazzi e giardini.

Vediamo nello specifico quali sono i costi e le percentuali di detrazioni ammesse.

Come funziona la detrazione

Il bonus verde è l’agevolazione utilizzata per la sistemazione di giardini e terrazze. L’agevolazione fiscale in oggetto consente di ottenere una detrazione Irpef del 36% sulle spese sostenute fino a un tetto massimo di spesa di 5.000 euro.

Questo significa che la detrazione massima che si può ottenere è di 1.800 euro. Il limite dei 5.000 euro è da considerarsi per immobile e non a persona: questo significa che se un contribuente possiede due abitazioni potrà usufruire due volte del bonus verde.

La detrazione viene ripartita in 10 quote annuali di pari importo nella propria dichiarazione dei redditi.

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Lavori ammessi in detrazione su giardini e terrazze

I lavori ammessi alla detrazione del bonus verde sono quelli che riguardano la sistemazione e la realizzazione di:

  • pertinenze o recinzioni;
  • impianti di irrigazione;
  • pozzi;
  • coperture a verde;
  • giardini pensili.

Inoltre, il bonus verde copre anche l’acquisto di piante o arbusti e il compenso per il giardiniere che si è occupato di grandi potature. Si possono ottenere le agevolazioni sulle spese sostenute per la progettazione degli spazi verdi.

La detrazione spetta anche per i lavori di restauro e recupero di giardini di interesse storico e artistico di pertinenza di immobili vincolati.

La detrazione non spetta, invece, per le spese sostenute per:

  • la manutenzione ordinaria periodica dei giardini preesistenti non connessa ad un intervento innovativo o modificativo;
  • i lavori in economia;
  • acquisto di materiale per la ordinaria manutenzione, ad esempio forbici per la potatura;
  • lavori per spazi verdi in edifici di nuova costruzione.

Chi può usufruirne

L’agevolazione può essere richiesta dal proprietario dell’immobile, ma non solo, infatti la normativa prevede la possibilità di ottenere le detrazioni fiscali, anche conosciute come bonus verde, anche a titolari di diritti reali sugli immobili, ad esempio diritto d’uso o usufrutto e a coloro che hanno un regolare contratto di locazione.

Il bonus verde spetta anche in condominio, in questo caso il limite globale di spesa resta di 5.000 euro e la detrazione spettante è sempre del 36%. Le detrazioni saranno poi divise pro quota tra i condomini a condizione che la quota di partecipazione ai lavori sia regolarmente versata prima della presentazione della dichiarazione dei redditi.

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Coloro che hanno un’unità immobiliare in condominio, oltre a poter usufruire del bonus verde utilizzato sulle parti comuni, possono avvalersi anche del bonus verde su aree ad uso esclusivo, ad esempio un terrazzo.

Per ottenere il bonus verde 2022 e usufruire quindi della detrazione in dichiarazione dei redditi è necessario pagare i lavori eseguiti con mezzi tracciabili, quindi: carte di credito; bancomat; assegni non trasferibili; bonifico bancario o postale

L’assegno per il nucleo familiare è una prestazione a sostegno del reddito con lo scopo di aiutare le famiglie dei lavoratori dipendenti e dei pensionati da lavoro dipendente  con reddito basso (al di sotto di determinati limiti stabiliti ogni anno con decreto ).

Chi può percepirlo?

La nuova misura economica spetta in misura diversa in relazione al numero dei componenti e al reddito del nucleo familiare. Più alto è il numero dei componenti del nucleo familiare, tanto più alto  sarà l’importo del trattamento.

Possono percepire l’assegno:

  • lavoratori dipendenti in attività;
  • disoccupati indennizzati;
  • lavoratori in regime di cassa integrazione;
  • lavoratori in mobilità;
  • lavoratori assenti per malattia o maternità;
  • lavoratori in aspettativa per cariche pubbliche elettive e sindacali;
  • lavoratori dell’industria o marittimi in congedo matrimoniale;
  • pensionati ex lavoratori dipendenti;
  • soci di cooperative;
  • lavoratori assunti a tempo parziale.

Sono esclusi:

  • piccoli coltivatori diretti, per le giornate di lavoro autonomo con le quali integrano quelle di lavoro agricolo dipendente;
  • coltivatori diretti, coloni e mezzadri;
  • pensionati delle gestioni speciali per i lavoratori autonomi.

Gli importi e i livelli di reddito per avere diritto all’assegno per il nucleo familiare sono comunicati ogni anno dall’INPS.

Il nucleo familiare, per ottenere l’assegno, deve avere specifiche caratteristiche che variano se il richiedente è un lavoratore dipendente, un titolare di pensione diretta o un titolare di pensione ai superstiti.

Per i lavoratori dipendenti e i titolari di pensione Il pagamento dell’assegno è condizionato dal reddito familiare. Il reddito è costituito non soltanto da quello del richiedente, ma da quello di tutte le persone che compongono il nucleo familiare. Il reddito del nucleo familiare, da prendere in considerazione ai fini della concessione dell’assegno, è quello prodotto nell’anno solare precedente. Il reddito di riferimento per l’anno in corso è riportato nell’allegato alla guida.

I limiti di reddito

Il diritto all’assegno è subordinato al reddito complessivo del nucleo familiare che non deve superare i limiti annui indicati dalla legge. I limiti di reddito familiare hanno valore dal 1° luglio di ogni anno al 30 giugno dell’anno successivo. Gli importi erogati sono stabiliti dalla legge e rivalutati ogni anno in base alla variazione percentuale dell’indice medio annuo dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, calcolato dall’Istat.

Ai fini dell’erogazione dell’assegno per il nucleo familiare, sono previsti limiti di reddito familiare più elevati per  i nuclei monoparentali e per quelli con soggetti inabili. Bisogna quindi andare ad analizzare la composizione della famiglia per stabilire i redditi di ogni singolo componente.

La misura dell’assegno è in rapporto a specifici livelli di reddito ed al numero dei componenti il nucleo familiare.

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Requisiti lavorativi

Al lavoratore l’assegno spetta per intero – qualora permanga la continuità del rapporto di lavoro – per:

  • ogni mese (26 giornate) di lavoro, se ha effettuato 104 ore se operaio e 130 se impiegato;
  • ogni settimana (sei giornate) se, in caso di mancato raggiungimento delle 104 o 130 ore mensili, ha effettuato almeno 24 ore settimanali di lavoro se operaio e 30 ore se impiegato;
  • ogni giornata lavorata, in caso di mancato raggiungimento delle 24 o 30 ore settimanali.

In sostanza, se il lavoratore, in alcune settimane del mese, non ha raggiunto le 24 o le 30 ore, ma ha cumulato nel corso del mese le ore richieste, l’assegno deve essere corrisposto per intero.

Se, invece, nella settimana non si effettuano almeno le 24 o le 30 ore, il lavoratore ha diritto a tanti assegni giornalieri per quanti sono i giorni di effettivo lavoro, prestato nelle settimane o frazioni di settimana in cui non sia stato raggiunto il minimo di ore lavorative.

L’aiuto spetta inoltre in misura intera nelle giornate di assenza retribuita o indennizzata, e cioè nelle giornate in cui il lavoratore è assente per malattia, infortunio, maternità, ferie e congedo matrimoniale.

In caso di settimana corta, cioè quando l’orario è ripartito su cinque giornate anziché su sei, l’assegno spetta per intero anche per il sabato non lavorato.

Viene pagato in maniera ridotta quando non sono lavorate tutte le giornate e spettano tanti assegni giornalieri per quante sono le giornate lavorate con esclusione del sabato.

Facciamo un esempio

Se un nucleo familiare composto da 4 persone (richiedente, coniuge, due figli minorenni) ha un reddito di 21.000 euro l’anno, l’assegno familiare spetta soltanto se almeno 14.700 euro (il 70%) derivano da lavoro dipendente o da pensione.

Se, invece, i 21.000 euro sono composti da 13.000 euro derivanti da lavoro dipendente o da pensione e da 8.000 euro derivanti da altri redditi (ad esempio da lavoro autonomo), l’assegno non spetta perché i 13.000 euro non rappresentano il 70% del reddito complessivo del nucleo.

Leggi la circolare dell’ inps con le tabelle 2023

Come e dove presentare la richiesta

Per ottenere il pagamento dell’assegno, l’interessato deve presentare domanda utilizzando gli appositi moduli dell’Inps reperibili presso le Sedi (in caso di pagamento diretto), presso i datori di lavoro (per la generalità dei lavoratori dipendenti) oppure sul sito dell’Istituto www.inps.it, nella sezione “moduli”.

La domanda va presentata:

  •  al proprio datore di lavoro, nel caso in cui il richiedente svolga attività lavorativa dipendente non agricola;
  • alla sede dell’Inps in tutti gli altri casi: pensionato, disoccupato, operaio agricolo, addetto ai servizi domestici e familiari ecc.

Il bonus telefono 2023 è una nuova misura messa in campo per contrastare il caro vita.

L’anno appena trascorso ed i primi mesi del 2023, sono stati caratterizzati da un’ impennata dei prezzi, dei tassi di interesse e delle bollette.

E i prossimi mesi continueranno ad essere ancora caratterizzati da una forte incertezza e questa situazione economica continua a preoccupare le famiglie italiane.

Per cercare di contrastare tutti questi aumenti, sono ad oggi numerose le agevolazioni a favore degli italiani per contrastare il caro bollette.

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Il governo italiano in questi mesi ha messo i campo vari stanziamenti per contrastare gli aumenti di luca e gas, ed anche per quanto riguarda telefono e internet , è stato istituito il bonus telefono.

Bollette in aumento per tutti gli operatori

Confermato anche per il 2023 il bonus telefono che che da l’opportunità di ottenere un’agevolazione economica e uno sconto per chi ha una linea telefonica e un collegamento ad internet.

L’aumento generalizzato dei prezzi non ha risparmiato neanche le utenze telefoniche che, in quasi tutti gli operatori hanno subito forti aumenti.

Ad esempio, per: TIM e WINDTRE di 2 euro al mese; PosteMobile ha aumentato le tariffe di 1 euro al mese.

Tali aumenti non hanno risparmiato neanche la telefonia fissa: TIM ha aumentato di 2 euro le utenze; Vodafone 1,99 euro al mese; Fastweb, invece, ha proceduto ad aumentare di 5 euro la normale tariffazione.

Nello specifico il bonus telefono 2023 consiste in uno uno sconto sul canone telefonico della propria linea fissa.

Nel dettaglio, la misura prevede:

  • Un  canone telefonico scontato del 50% per un importo di 9,50 euro mensili.

  • La possibilità di avere 30 minuti al mese di telefonate gratuite verso tutti i numeri nazionali, fissi e mobili. Superati i 30 minuti di conversazione la tariffazione sarà quella prevista dall’offerta VOCE attiva ossia 0.10 cent/min, IVA inclusa;

  • riduzione del 50% del prezzo dell’Offerta Internet Alice 7 Mega, una connessione a Internet a banda larga di tipo flat.

Tale agevolazione è offerta dall’AGCOM  (Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni) e si applica soltanto all’operatore TIM che è tenuto per legge al “servizio universale”, ossia un insieme di servizi base a cui tutti i soggetti hanno diritto.

Ulteriore riduzione è prevista da TIM per i clienti titolari della Carta Acquisti – Social Card, che pagherebbero 14,69 euro al mese (IVA inclusa).

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Va ricordato che l’agevolazione va rinnovata automaticamente ogni anno dal 1 gennaio.

Bonus telefono 2023, questi i requisiti e come richiederlo

Il bonus telefono 2023 spetta a coloro che sono in difficoltà economica in possesso di determinati requisiti.

Nello specifico il soggetto richiedente deve:

  • essere in possesso di un ISEE in corso di validità inferiore a 8.112,23 euro;

  • avere un contratto di linea telefonica fissa con l’operatore TIM.

Per poter accedere al bonus basta semplicemente compilare un apposito modulo ed inviarlo tramite FAX al numero verde 800.000.314 oppure tramite raccomandata all’indirizzo specifico della TIM.

Al modulo va allegato anche la fotocopia dell’attestato ISEE in corso di validità e la carta di identità del titolare del contratto della linea telefonica.

Va detto che lo stesso modulo può essere inoltrato per rinnovare l’agevolazione.

Quanto dura l’agevolazione

Il bonus telefono deve essere rinnovato annualmente ed ha una validità annuale la cui scadenza coincide con quella dell’ISEE, ossi ail 31 dicembre di ogni anno.

Come abbiamo detto, il modulo da utilizzare per il rinnovo è lo stesso di quello usato per la prima richiesta, con la differenza che va barrata l’opzione  “Rinnovo”.

Se non si procede al rinnovo l’agevolazione decade continuando ad usufruire del piano sottoscritto in fase di contratto.

L’operatore TIM avvisa con apposito messaggio, circa 2 mesi prima della scadenza e prevede una proroga di due mesi per inviare la richiesta di rinnovo.

Il noleggio auto a lungo termine invece del normale acquisto, andiamo ad analizzare quali sono i vantaggi dell’uno rispetto all’altro.

Vuoi finire di pagare l’assicurazione, il bollo, la manutenzione e le riparazioni ordinarie, e vuoi stare al riparo da eventuali rischi inaspettati?

Il noleggio a lungo termine è l’alternativa giusta all’acquisto di un’auto nuova e negli ultimi anni, grazie anche ai lungi tempi di consegna delle auto nuove, è diventato la migliore soluzione sotto l’aspetto finanziario, fiscale e soprattutto ci mette al riparo da ulteriori inconvenienti.

Inizialmente era un prodotto che veniva sponsorizzato soprattutto per le imprese, ma negli ultimi anni la convenienza finanziaria è stata tale che anche i privati sono rimasti affascinati dalla possibilità di non subire tutti gli oneri derivanti dall’acquisto dell’autovettura.

Grazie al noleggio a lungo termine si può entrare in possesso di una vettura nuova pagando un canone mensile predeterminato che include non solo l’utilizzo del mezzo ma anche servizi accessori come l’assicurazione, il soccorso stradale o la manutenzione.

Quando conviene noleggio a lungo termine? Senza dubbio se si percorrono almeno 15.000 Km l’anno e si vuole essere dispensati dal pensiero delle altre spese accessorie quali manutenzione, bollo auto, copertura assicurativa e soccorso stradale.

Inoltre, se si è in possesso di partita IVA, è possibile detrarre le spese inerenti il noleggio a lungo termine aumentando, di fatto, la convenienza di questa offerta.

Leggi anche: bonus revisione 2023!

Tra i vantaggi del noleggio a lungo termine ci sono:

  • possibilità di inserire nell’unica rata mensile il pagamento di tutti quei servizi accessori come l’assicurazione o il soccorso stradale.
  • disponibilità di un’auto sostitutiva gratuita in caso di fermo veicolo.
  • assenza di spese in caso di malfunzionamento della vettura fuori garanzia non imputabile all’utilizzatore.
  • scegliere il noleggio vuol dire poi fare a meno di preoccupazioni relative alla rivendita del veicolo, e quindi anche rispetto alla svalutazione del mezzo.

Ma il vantaggio senza dubbio principale è che la rata del noleggio a lungo termine non rientra trai finanziamenti e quindi non concorre a deteriorare la propria di capacità di contrarre altri finanziamenti a differenza delle rate di finanziamento che si dovrebbero contrarre in fase di acquisto. In poche parole paghi una rata mensile ma che non ti preclude l’opportunità di fare un mutuo acquisto casa o altri finanziamenti per per altre spese.

Richiedi subito un preventivo per la tua auto a noleggio!

Se non disponiamo di liquidità sufficiente, ma necessitiamo di un veicolo in tempi brevi, potremmo chiederci se è possibile eliminare l’anticipo dal contratto di NLT.

Ebbene, nel noleggio a lungo termine, anticipo e rata mensile dipendono l’uno dall’altra. Esistono infatti offerte che permettono, con una sola rata mensile, senza anticipo, di cominciare a guidare una nuova vettura desiderata. Queste occasioni però presentano rate tendenzialmente maggiori rispetto a quelle che prevedono l’anticipo, e sono spesso precedute da una valutazione dell’affidabilità creditizia. Anche la durata del noleggio potrebbe essere allungata.

Infatti, il canone di noleggio a lungo termine in assenza di anticipo include comunque tutti i servizi e i costi presenti nel contratto di nolo, compresa la quota di acconto. In pratica, l’ammontare che non si fornisce all’inizio, è ripartito e inserito nella rata mensile.

Avere un’auto di proprietà non conviene sempre: oltre ai costi relativi all’assicurazione, il proprietario incorre in ulteriori spese per i tagliandi, per la manutenzione, per il cambio degli pneumatici. A questi costi prevedibili vanno poi aggiunte le spese impreviste. Quindi, è meglio noleggiare un’auto a lungo termine o acquistarla?

Per rispondere a questa domanda si deve valutare l’utilizzo che si fa della vettura. Se si percorrono meno di 15.000 Km l’anno e si è soliti tenere l’auto per molti anni allora è senza dubbio consigliabile l’acquisto, mentre se le percorrenze annue superano i 15.000 Km, si è soliti cambiare con frequenza la vettura e non si vuole essere costretti a ricordare tutte le scadenze amministrative allora si può optare senza esitazione per il noleggio a lungo termine.

Per verificare l’effettiva convenienza dell’una o dell’altra soluzione sarà sufficiente calcolare il costo mensile dell’auto di proprietà e confrontarlo con il prezzo previsto per il canone di noleggio a lungo termine escludendo le somme spese per la benzina per poi dividere la somma per i mesi previsti dal contratto di noleggio. In questo sarà importante considerare anche la svalutazione della vettura nel caso di acquisto.

Il Bonus revisione 2023 consente di recuperare una parte della spesa sostenuta per la revisione. È aperto a tutti e senza limite isee.

E’ stata riattivata la piattaforma per richiedere il bonus revisione per l’anno corrente. Dal 3 aprile è nuovamente possibile richiedere il bonus revisione auto 2023.

Grazie all’exploit dello scorso anno che ha visto centinaia di migliaia di famiglie farne richiesta, il bonus revisione auto, anche se di modico importo come vedremo più avanti, è stato di gran lunga il più richiesto.

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Conosciuto anche come bonus veicoli sicuri, è stato introdotto per coprire l’aumento del costo della revisione auto che si è registrato a partire da novembre 2021 ed è pari a € 9,95. È possibile usufruire del bonus fino a esaurimento fondi e viene assegnato in base all’ordine di arrivo delle richieste.
La norma che regola lo stanziamento del bonus è contenuta nella Legge di Bilancio 2021 che prevedeva l’erogazione per tre anni dall’entrata in vigore della legge.

Chi può fare la domanda?

La domanda deve essere presentata dai proprietari o co-proprietari del mezzo che devono effettuare la revisione nel corrente anno. Inoltre il bonus può essere erogato per un solo mezzo e per una solo annualità.

I veicoli che possono essere oggetto dell’agevolazione fiscale sono:

  • gli autoveicoli non superiori a 35 quintali;
  • motoveicoli e ciclomotori;
  • minibus fino a 15 posti;
  • le minicar, al di sotto dei 50CC nella categoria Ciclomotore e al di sopra nella categoria Motoveicoli.

Come richiedere il bonus revisione 2023

Da lunedì 3 aprile Le domande vanno presentate sul portale web del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti oppure sul sito www.bonusveicolisicuri.it. Per accedere al sito si deve utilizzare esclusivamente lo SPID con livello di sicurezza 2, la Carta Nazionale dei Servizi o la Carta d’Identità Elettronica. Prima dell’eventuale rilascio del bonus, la pratica e i dati inseriti sulla piattaforma saranno soggetti a verifica. Dopo aver effettuato l’accesso, bisognerà compilare un documento in cui indicare:

  • le proprie generalità;
  • un indirizzo e-mail valido;
  • il codice fiscale del richiedente e proprietario del veicolo;
  • il numero di targa del veicolo per cui si effettua la richiesta;
  • il codice IBAN del conto corrente su cui si desidera ricevere l’accredito del rimborso.

Subito dopo aver concluso la compilazione del modulo online, viene rilasciato il numero di pratica associato alla richiesta che servirà per poter richiedere informazioni e chiarimenti.

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La domanda del bonus revisione 2023 può essere presentata fino al 31 dicembre 2023. Dopo aver fatto richiesta, per controllare lo stato della pratica, sarà sufficiente accedere alla piattaforma è verificare lo stato di avanzamento della stessa. Quando la verifica darà esito positivo e se i fondi stanziati saranno ancora disponibili, la somma di 9,95€ verrà accreditata direttamente sul conto corrente comunicato al momento della presentazione della domanda.

Effettuare un’attenta ed accurata programmazione finanziaria è ormai indispensabile per garantire a se stessi ed ai nostri cari una stabilità economica anche nei momenti di grave crisi economica.

L’anno appena trascorso è stato caratterizzato da una serie di accadimenti negativi, la più importante la guerra in Ucraina che ha portato in rapida sequenza: aumento dei prezzi, aumento dei tassi di interesse ed aumento dei mutui a tasso variabile, impennata delle utenze, solo per dirne alcune, purtroppo a tale aumento del costo della vita non è seguito però un aumento dei redditi. Tutto ciò ha portato migliaia di famiglie sull’orlo della povertà, senza nessun piano B al quale attingere, gravando in maniera importante la loro stabilità finanziaria.

Per non trovarsi nelle situazioni appena descritte è necessario che ogni famiglia operi al suo interno un’attenta pianificazione finanziaria, in modo da poter destinare una parte, anche piccola (50 euro al mese) al risparmio/investimento che sia liquidabile in momento di necessita.

Soprattutto le famiglie con bimbi piccoli si trovano nella necessità di dover programmare, con largo anticipo, finanziariamente il loro futuro (scolastico, universitario) o anche solo un autovettura per i loro 18 anni .

Piano di accumulo

Oggi uno dei prodotti maggiormente utilizzati nel mercato finanziario è il cosiddetto PAC (piano di accumulo) che permette di accantonare ogni mese una piccola somma di denaro, ma che con la costanza e la crescita dei rendimenti, in un’orizzonte medio-lungo (10 anni) ci porterà un buon gruzzoletto di circa 10.000 euro che potrà essere utilizzato per le esigenze familiari.

L’obiettivo del piano di accumulo del capitale è quello di far crescere in modo progressivo il capitale investito dal risparmiatore.

La particolarità di questo Piano è che si modula sulle esigenze del risparmiatore: infatti, questo è libero di scegliere sia la frequenza con cui effettuare i versamenti, sia la somma, sia la durata complessiva del piano, che va da un minimo di un anno a un massimo di 40; anche se, perché sia conveniente, gli esperti consigliano di porsi degli obiettivi di medio/lungo termine, utilizzandolo per un minimo di 6/7 anni a crescere.

La modalità di investimento tramite PAC si basa sulla logica del modello del Dollar Cost Average: infatti, quest’ultimo consiste nell’investire regolarmente la stessa somma di denaro in titoli azionari. Il primo ad utilizzare questo sistema fu Benjamin Graham, maestro dell’analisi fondamentale e ispiratore di Warren Buffet. Secondo quanto indicato da Graham, è necessario diversificare il più possibile per diminuire i rischi specifici dei singoli titoli.

La differenza sostanziale tra PAC e il Dollar Cost Average è che nel Piano di accumulo non si investe direttamente in titoli azionari, ma in fondi ETF o comunque in organismi di investimento collettivo del risparmio.

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Vantaggi e svantaggi

Il più grande vantaggio del PAC è il controllo del rischio e della volatilità dei mercati, in quanto il prezzo medio di acquisto viene normalizzato nel tempo.

Altri vantaggi sono rappresentati dalla costanza, dalla flessibilità del piano stesso e dalla possibilità di investire anche somme di denaro molto piccole, includendo anche coloro con una bassa disponibilità finanziaria, al fine di garantire una stabilità finanziaria soprattutto nei momenti di imprevedibile difficoltà economica

Inoltre, il rischio che l’investitore viva i cali con emotività e quindi venda basso e compri alto si annulla, grazie ad un investimento gestito, costante e distribuito in modo regolare nel tempo.

Quali sono i migliori PAC nel 2023?

Il Piano, tuttavia, presenta anche alcuni svantaggi: il limite maggiore è rappresentato dal fatto che dopo un certo periodo di tempo, l’investimento di nuovo capitale inizia ad incidere molto poco sulla media del prezzo, esponendo maggiormente l’investimento al rischio qualora dovesse verificarsi una fase ribassista prolungata.