Confermato anche per il 2023 il bonus neomamme disoccupate! Si tratta di un assegno collegato a nascite, affidamenti preadottivi ed adozioni, avvenute sei mesi prima della richiesta.

Bonus madri disoccupate: ecco cos’è, a chi spetta, e a come fare domanda

Sarà attiva, dalle prossime settimane, in ogni Comune, la possibilità di richiedere anche quest’anno il bonus maternità per le mamme disoccupate senza copertura previdenziale (maternità INPS).

Tutte le mamme in possesso dei requisiti, potranno farne richiesta direttamente presso gli uffici del proprio Comune di residenza, entro sei mesi dalla nascita o dall’adozione del bimbo/a.

Entro 45 giorni successivi dalla data di ricezione della domanda, completa di tutti i dati, l’assegno verrà poi erogato dall’INPS, in un’unica soluzione, e quest’ultimo non solo non costituirà reddito ai fini fiscali e previdenziali, ma potrà essere cumulabile con altri bonus famiglia.

Requisiti per ottenere il Bonus mamme 2023

La misura assistenziale Bonus mamme disoccupate 2023, spetta alle mamme che non hanno una copertura previdenziale obbligatoria e che non rientrano nelle categorie che possono beneficiare del congedo di maternità INPS.

Anche in questo caso, così come per la maggior parte delle misure assistenziali, il Bonus mamme disoccupate 2023, tiene conto dell’ISEE, che per le madri che decideranno di farne richiesta, non dovrà essere superiore a 17.747,58 euro.

Nonostante la denominazione del Bonus, tale strumento non è riservato solo alle mamme disoccupate, ma potranno richiederlo anche le lavoratrici occupate che non hanno diritto a trattamenti economici di maternità.

Anche qualora ne beneficiassero per un importo inferiore a quello dell’assegno, la richiesta potrà essere fatta in misura parziale, e cioè per la quota differenziale.

L’importo massimo dell’assegno ottenibile nel 2023, e che viene erogato in un’unica soluzione, come sommatoria dei cinque mesi previsti in egual modo in ogni Comune, è di 1.773,65 euro.

Il bonus latte 2023, già introdotto nella manovra fiscale del 2020, consente alle mamme di usufruire di un importo massimo di 400 euro annui. Tale importo può essere utilizzato nei primi sei mesi di vita del bimbo/a.

Naturalmente la mamma dovrà produrre il certificato medico del pediatra che attesta che il bisogno di aggiungere il latte artificiale non dipende dalla volontà della mamma ma che sia una necessità dovuta ad una patologia o ad una scarsissima produzione di latte.

Non rientrano quindi le mamme che decidono di staccare il figlio dal proprio seno autonomamente.

Come abbiamo detto l’importo sarà di 400 euro e si aspetta il decreto attuativo per determinare quale sia la modalità di richiesta (presumibilmente sarà sul sito INPS) e l’importo massimo del tetto isee, all’interno del quale, i quali i potenziali beneficiari devo rientrare.

Altro bonus o per essere più precisi una nuova detrazione è quella “pannolini”. Le famiglie potranno beneficiare nel modello redditi di una detrazione del 19% fino ad un massimo di 1.800 euro che porterà un risparmio annuo di circa 118 euro a nucleo familiare. Si tratta di un emendamento presentato dal ministro Fontana e si attende anche per questo aiuto il decreto attuativo in modo da renderlo effettivo, nel continuo contrasto all’aumento dei prezzi e delle spese in generale che le famiglie si trovano a contrastare in questi mesi.

Le borse mondiali continuano la discesa iniziata la scorsa settimana e archiviano un’altra seduta in rosso,  mentre si allontanano le ipotesi di un rallentamento delle politiche monetarie restrittive. Si tratta di un grosso ritracciamento anche tenendo conto della performance messa a segno dai principali indici da inizio anno, con Piazza Affari tornata nella seduta di mercoledì 18 gennaio ai livelli precedenti allo scoppio della guerra in Ucraina. Il dubbio, però, è legato al trend,  soprattutto se le banche centrali continueranno ad alzare in modo deciso il costo del denaro.

Christine Lagarde ha confermato che la banca centrale resta concentrata sugli obiettivi di riduzione dell’inflazione e non vede segnali di preoccupazione sul fronte recessione. Dai verbali della riunione di dicembre della Bce è emerso infatti che c’era un forte orientamento ad aumentare i tassi anche di 75 punti base.

Anche Wall Street perde terreno. Di fronte ai nuovi dati macro Usa – con le richieste di sussidi di disoccupazioni inferiori alle attese – si alimenta l’idea che le banche centrali continueranno a portare avanti una politica aggressiva sul rialzo dei tassi. Ieri tre presidenti regionali della Fed hanno confermato la necessità per la Banca centrale di continuare ad alzare i tassi d’interesse all’attuale ritmo.

Al momento, i tassi d’interesse sono al 4,25%-4,50%; la prossima riunione della Fed sarà tra due settimane: probabile un rialzo di 25 o 50 punti base. A confermare i timori, le parole dell’amministratore delegato di JPMorgan Chase, Jamie Dimon, che ha detto di credere che i tassi d’interesse supereranno il 5%.

Tassi attesi ancora in rialzo

Anche la BCE ha confermato che combatterà l’inflazione con ogni arma possibile, affinchè possa tornare al 2%, e  cosi gia a dicembre il Consiglio direttivo aveva alzato di 50 punti base i tre tassi di interesse di riferimento, comunicando che un ampio numero di membri aveva inizialmente espresso una preferenza per un incremento dei tassi di 75 punti base, dal momento che l’inflazione era attesa a livelli chiaramente troppo alti e per troppo tempo e le aspettative del mercato e le condizioni finanziarie prevalenti erano incompatibili con un tempestivo ritorno all’obiettivo di inflazione del 2% fissato dalla Bce.

Il gas continua a scendere

Torna a salire il prezzo del petrolio, dopo la debolezza della mattinata, con le attese di una domanda più robusta dalla Cina grazie alle riaperture, mentre le scorte di petrolio negli Stati Uniti sono notevolmente aumentate, nell’ultima settimana, al contrario delle attese. Registrato un rialzo di 8,408 milioni di barili a 448,015 milioni di unità, contro attese per un ribasso di 1,1 milioni. Intanto, ad Amsterdam, il gas è ancora in calo del 4,8% a 58,7 euro al MWh, ciò fa ben sperare per un calo di oltre il 30% delle prossime utenze luce e gas già a partire dalle bollette di febbraio, competenza gennaio.

L’indicatore della situazione economica equivalente, in acronimo ISEE, è uno strumento che permette di misurare la condizione economica delle famiglie nella stato italiano. È un indicatore che tiene conto di reddito, patrimonio (mobiliare e immobiliare) e delle caratteristiche di un nucleo familiare (per numerosità e tipologia).

Se tale indicatore risulta essere inferiore a determinate soglie, possono scattare diversi aiuti economici ed agevolazioni di cui i titolari dell’ isee possono beneficiare.

Vediamo ora nello specifico tre bonus o aiuti che il governo Meloni ha istituito o confermato per l’anno 2023.

Bonus energetico

Le famiglie con ISEE basso possono ottenere un bonus fino a 8.500 euro. Ecco come funziona e chi può averlo nel 2023.

Il bonus energetico 2023 è una misura confermata dal governo Meloni per contrastare il caro bollette: grazie a un contributo fino a 8.500 euro destinato alle famiglie con isee basso, si possono installare impianti fotovoltaici a costo zero per la produzione di energia elettrica necessaria per la propria abitazione, azzerando, di fatto i costi delle bollette.

La crisi energetica che stiamo affrontando e l’aumento dei costi delle materie prime, confermano che a strada da seguire è sicuramente quella che ci porta ad un mondo piu green.

Quali spese e per quale soglia isee

Con le bollette ormai arrivate a livelli mai cosi alti, oltre al bonus luce e gas 2023 , è possibile ottenere un bonus fino a 8.500 euro per produrre in autonomia l’energia necessaria per la propria abitazione.

L’investimento in fonti di energia rinnovabili effettuato grazie al reddito energetico, infatti, consente l’installazione di pannelli solari a costo zero con un contributo finanziato interamente dalla Regione. Installando anche i sistemi di accumulo, inoltre, è possibile guadagnare denaro con l’energia prodotta in quantità eccessive.

requisiti possono variare da una Regione all’altra, ma generalmente riguardano un limite di reddito ben definito e la necessità di possedere la residenza anagrafica all’interno della Regione presso la quale viene richiesto il contributo economico.

Dunque, in linea generale, il reddito energetico spetta alle famiglie che possiedono un isee basso, sotto i 20.000 euro all’anno. Ma ci sono delle eccezioni – per esempio la Regione Lazio – che prevedono un innalzamento di tale soglia sino a 35.000 euro.

Ecco l’elenco delle spese oggetto dell’agevolazione:

  • installazione di pannelli solari con potenza non inferiore a 1,8 kw ed energia prodotta pari ad almeno 1.200 kwh;

  • installazione di impianti solari termici;

  • installazione di impianti microeolici;

  • installazione di relativi sistemi di accumulo dell’energia.

Il 20% di questi interventi può essere impiegato anche per l’installazione di impianti solari termici utili per la produzione di acqua calda sanitaria, solo se affiancati a interventi di installazione di impianti per la produzione di energia elettrica.

Bonus università

il bonus Università 2023 è stato confermato e potenziato per gli studenti che possiedono un ISEE basso. Come già in passato è possibile ottenere uno sgravio sulle tasse universitarie in base agli scaglioni isee.

L’esonero totale dal pagamento della tasse universitarie è previsto per i nuclei familiari in possesso di un ISEE inferiore a 22.000 euro.

In base ai vari scaglioni isee, è previsto invece il sottoelencato schema di riduzione:

  • ISEE compreso tra 22.000 euro e 24.000 euro, riduzione pari all’80%;

  • ISEE compreso tra 24.000 euro e 26.000 euro, riduzione del 50%;

  • ISEE compreso tra 26.000 euro e 28.000 euro, riduzione del 25%;

  • ISEE compreso tra 28.000 e 30.000 euro compresi, riduzione del 10%.

Conto corrente agevolato ed esonero Canone Rai

Le famiglie che possiedono un ISEE inferiore agli 11.600 euro, hanno diritto “a chiedere l’apertura di un conto corrente di base gratuito per la tipologia di servizi e il numero di operazioni“.

Infine, tra le agevolazioni da richiedere con un ISEE basso c’è anche l’esenzione dal pagamento del Canone Rai, che spetta ai cittadini:

  • in possesso di un ISEE inferiore a 8.000 euro all’anno;
  • non conviventi con alti soggetti, se non con un coniuge;
  • di aver compiuto almeno 75 anni di età.

Per ottenere l’esenzione dal pagamento del canone Rai, va scaricato e compilato il modulo direttamente dal sito dell’agenzia delle entrate, seguendo il percorso “Schede informative e servizi – Agevolazioni – Canone TV“.

Il presidente del consiglio Giorgia Meloni, ha annunciato, che nel decreto che verrà emanato per calmierare il prezzo dei carburanti, verrà inserito un nuovo bonus mezzi pubblici, che nello scorso anno ha visto una platea di beneficiari di 1,4 milioni di pendolari, con risorse erogate pari a 140 milioni di euro.

“Nell’ultimo decreto c’è una norma che rimborsa i pendolari della somma che spendono per gli abbonamenti ai mezzi pubblici. Stiamo cercando di aiutare, in una situazione di difficoltà, chi è in maggiore difficoltà piuttosto che dare aiuti indistintamente a tutti”. Così la premier Giorgia Meloni ha voluto precisare che il governo è alla continua ricerca di aiuti per contrastare il caro vita e l’aumento eccezionale dell’inflazione.

Resta ancora da capire quale sarà l’iter e la nuova struttura del bonus.

La strada più semplice è quella di confermare lo stesso bonus trasporto pubblico 2022. Il bonus trasporti consentiva ai fruitori dei mezzi pubblici locali, regionali e interregionali di ottenere uno sconto fino a 60 euro, sul prezzo dell’abbonamento mensile o annuale.

La richiesta del voucher avveniva su una piattaforma dedicata, per poi procedere alla sottoscrizione dell’abbonamento, scalando il bonus ottenuto dal costo. Una modalità diversa, che i tecnici potrebbero ora valutare, sarebbe invece quella di prevedere prima il pagamento presso la società di Tpl, per poi procedere alla richiesta di rimborso attraverso un nuovo portale dedicato.

Il primo Bonus trasporti, che ha visto la sua attuazione a settembre, è stato finanziato inizialmente con uno stanziamento di 79 milioni di euro, cifra innalzata a 180 milioni dal governo Draghi. Prevedeva la copertura fino al 100% del valore degli abbonamenti, per un limite massimo di 60 euro, ed era utilizzabile per l’acquisto di un solo abbonamento (annuale, mensile o relativo a più mensilità) nel mese in cui si è richiesto e ottenuto: il periodo di validità del buono aveva infatti il limite al mese solare di emissione, anche se si effettua l’acquisto di un abbonamento annuale o mensile che parte dal mese successivo.

L’erogazione del Bonus veniva richiesto tramite il portale bonustrasporti.lavoro.gov.it con accesso attraverso le identità digitali Spid e Cie.

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Una volta ottenuto il buono, questo era spendibile presso un solo gestore dei servizi di trasporto pubblico e doveva essere utilizzato entro il mese di emissione presentandolo alle biglietterie del gestore selezionato; il quale a sua volta accedeva al portale verificandone la validità. In caso positivo veniva subito rilasciato l’abbonamento richiesto e il gestore provvede a registrare sul portale l’utilizzo del buono, indicando l’importo effettivamente fruito dal beneficiario stesso. Il limite massimo dell’isee  per beneficiare del bonus, era di €35.000.

Il nuovo bonus potrebbe arrivare ad un massimo di 350 euro annui includendo anche il costo degli abbonamenti annuali e non solo dei singoli abbonamenti mensili con un tetto di reddito massimo di 20.000 euro.

 

Il bonus ristrutturazione 2023 è un’agevolazione edilizia che permette l’accesso a una detrazione fiscale pari al 50 per cento della spesa, fino ad un massimo di 96.000 euro per chi effettua interventi di manutenzione straordinaria, ovvero quelle opere volte a sostituire, rinnovare parti dell’immobile, anche strutturali.

Il bonus è stato confermato anche per gli anni 2023 e 2024, nello specifico i contribuenti potranno portare in detrazione fiscale le spese sostenute per i lavori di riqualificazione edilizia, manutenzione straordinaria e ordinaria (per i condomini), fino ad un massimo di 96.000 euro di spesa.

La detrazione spetta nella misura del 50% della spesa effettuata e consiste in un rimborso IRPEF da utilizzare nel modello redditi in quote costante per 10 anni.

L’agevolazione è istituita dall’articolo 16-bis del TUIR.

La detrazione del 50 per cento spetta per i lavori che rientrano nel seguente elenco:

  • lavori di manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia effettuati su parti comuni di edifici residenziali, cioè su condomini (interventi indicati alle lettere a), b), c) e d) dell’articolo 3 del Dpr 380/2001);
  • interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia effettuati su singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali e pertinenze (interventi elencati alle lettere b), c) e d) dell’articolo 3 del Dpr 380/2001).

Il bonus ristrutturazione spetta anche per i lavori in economia ovvero gli interventi eseguiti in proprio, danno diritto alla detrazione del 50 per cento le spese per l’acquisto dei materiali.

Possono usufruire del bonus ristrutturazione 2023 tutti i contribuenti che rispettano i requisiti previsti, ovvero tutti i soggetti chiamati al pagamento dell’IRPEF. Tale beneficio spetta anche ai soggetti residenti all’estero.

Possono beneficiare del bonus edilizio i seguenti soggetti:

  • proprietari o nudi proprietari;
  • titolari di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);
  • locatari o comodatari;
  • soci di cooperative divise e indivise;
  • imprenditori individuali, per gli immobili non rientranti fra i beni strumentali o merce;
  • soggetti che producono redditi in forma associata (società semplici, in nome collettivo, in accomandita semplice e soggetti a questi equiparati, imprese familiari), alle stesse condizioni previste per gli imprenditori individuali.

In alcuni casi possono avere accesso all’agevolazione anche i futuri proprietari, nel caso di sottoscrizione del contratto preliminare di compravendita.

Tali soggetti devono rispettare le seguenti condizioni:

  • avere il possesso dell’immobile;
  • eseguire i lavori di ristrutturazione a proprio carico;
  • aver registrato il compromesso.

Tra i lavori di manutenzione ordinaria rientrano, a titolo di esempio, gli interventi riportati nell’elenco che segue:

  • installazione di ascensori e scale di sicurezza;
  • realizzazione e miglioramento dei servizi igienici;
  • sostituzione di infissi esterni e serramenti o persiane con serrande e con modifica di materiale o tipologia di infisso;
  • rifacimento di scale e rampe;
  • interventi finalizzati al risparmio energetico;
  • recinzione dell’area privata;
  • costruzione di scale interne;
  • realizzazione dei bagni.

Per usufruire della detrazione sarà indispensabile pagare le fatture con bonifico parlante.

In tale bonifico dovranno essere inseriti i dati che seguono:

  • causale del versamento: “bonifico relativo a lavori edilizi che danno diritto alla detrazione prevista dall’articolo 16-bis del Dpr 917/1986”;
  • codice fiscale del beneficiario della detrazione;
  • codice fiscale o Partita IVA del beneficiario del pagamento.

Può inoltre essere opportuno indicare il numero di fattura e l’anno di emissione.

Il bonus ristrutturazione è indispensabile per poter accedere al bonus mobili.

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Un’ulteriore possibilità prevista è quella del ricorso a un finanziamento. In questo caso la società finanziaria pagherà tramite bonifico seguendo le precedenti indicazioni e il beneficiario dell’agevolazione fiscale dovrà conservare la ricevuta del bonifico.

Così come la detrazione al 50 per cento, anche per il 2023 si potrà beneficiare del bonus ristrutturazioni attraverso le opzioni di fruizione indiretta dell’agevolazione previste dall’articolo 121 del decreto rilancio.

Oltre alla detrazione i contribuenti possono scegliere la cessione del credito o lo sconto in fattura.

Nel caso in cui vengano scelte tali opzioni, tuttavia, rimane l’obbligo di:

  • visto di conformità;
  • attestazione di congruità dei prezzi.

La comunicazione all’Agenzia delle Entrate potrà essere effettuata esclusivamente dal professionista che ha apposto il visto di conformità, ossia colui che ha effettuato il controllo documentale relativo ai requisiti per l’accesso alla detrazione fiscale..

La scadenza di riferimento è quella del 16 marzo dell’anno successivo a quello del sostenimento delle spese:

  • per le spese sostenute nel 2022 il termine ultimo di invio della comunicazione è fissato al 16 marzo 2023;
  • per le spese sostenute nel 2023 sarà il 16 marzo 2024.

Un tecnico abilitato dovrà inoltre provvedere all’attestazione di congruità delle spese, verificando il rispetto dei massimali relativi alla tipologia di intervento.

Il 2022 è stato caratterizzato dall’ascesa vertiginosa delle rate dei mutui a tasso variabile, facendo vacillare milioni di famiglie già alle prese con l’aumento delle utenze e dei generi alimentari.

Per cercare di frenare questa galoppante inflazione, con aumenti mensili che non si vedevano da fine anni 80, la Banca Centrale Europea sta attuando un deciso e costante aumento dei tassi di interesse per cercare di ridurre l’offerta di moneta e in questo modo cercare di frenare l’inflazione per riportarla verso valori ottimali vicino al 2%. L’ultimo dato dell’area euro è stato un allarmante +10% relativo al mese di novembre.

Intanto, la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha spiegato che il contesto di stabilità finanziaria è peggiorato da giugno scorso e che “è ragionevole aspettarsi che la Bce aumenti i tassi di mezzo punto percentuale alla volta“.

Il solito dilemma: tasso fisso o variabile

settembre il costo medio dei mutui fissi distanziava quello dei mutui variabili di circa 150 punti (1,5%). Nei primi 15 giorni di dicembre, invece, il margine si è ridotto (3,35% contr0 2,90%).

Se gli indici di riferimento continueranno a evolvere con i trend attuali e il mutuo a tasso variabile assorbirà questo ulteriore aumento di 50 punti base, “è possibile che a gennaio i mutui a tasso fisso siano addirittura meno costosi dei variabili“.

In tal caso, converrebbe investire su un mutuo a tasso fisso e valutare la surroga nel caso in cui mutasse il trend degli ultimi mesi.

Col tasso fisso, si pagherebbero interessi ancora superiori al 3%, anche se il variabile costerà di più e soprattutto, visto che l’epoca d’oro del fisso poco sopra l’1% difficilmente potrà tornare, quando la situazione economica diventerà più stabile i costi diminuiranno e allora si potrà giocare la carta della surroga.

Cosa aspettarsi dal 2023

Attualmente, la situazione è in continuo divenire, buttando sempre un’occhio ai mercati finanziari. Gli addetti ai lavori  stimano un tasso d’interesse del 6% per gli interessi sulle rate dei mutui. A lanciare l’allarme è una recente analisi condotta dalla Fabi, la Federazione dei bancari.

“Se i tassi medi si sono attestati, nel mese di ottobre, a quota 3,2%, quando il costo del denaro era al 2%, sul mercato – ha commentato il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni- alcuni intermediari propongono, già oggi, mutui con interessi superiori al 5%”.

Per tutte le famiglie in difficoltà, è importante capire fino a che punto si è in grado di assorbire altri aumenti della rata senza rischiare l’insolvenza.

Secondo Bankitalia, l’aumento della Bce di 50 punti base dovrebbe produrre nei prossimi mesi una crescita delle rate dei mutui variabili, con un aggravio di quasi 35 euro al mese per un finanziamento medio.

Per il 2023-2024 ci si aspetta un ulteriore aumento dei due indici di riferimento dei tassi di interesse sui mutui, ovvero Euribor e Eurirs, rispettivamente parametri legati ai mutui a tasso variabile e a tasso fisso.

Secondo le stime di un report dell’Abi i tassi di interesse dovrebbero arrivare al 3% entro marzo 2023, per poi raggiungere il 3,5% entro dicembre. Il tutto dovrebbe poi stabilizzarsi nel 2024, assestandosi intorno al 3%.

Le previsioni elaborate dall’Abi sono però basate sulle attuali previsioni sui livelli di inflazione. Le stime al momento prevedono un’inflazione media per il 2022 dell’8,1%, che dovrebbe poi calare al 5,5% nel 2023 e al 2,3% nel 2024.

Confermata anche per il 2023 la social card, strumento economico che ha permesso a tantissime famiglie di contrastare la crisi economica sin dal 2008.

La Carta acquisti ordinaria è una carta di pagamento elettronica concessa a cittadini che si trovano in condizioni di disagio economico. Sulla carta viene accreditata una somma di denaro che può essere utilizzata per la spesa alimentare negli esercizi convenzionati e per il pagamento delle bollette di gas e luce presso gli uffici postali. La carta non è comunque abilitata al prelievo di contanti.

La Carta acquisti ordinaria è concessa a cittadini dai 65 anni in su o di età inferiore a tre anni, in questo caso la richiesta sarà effettuata dai genitori, in possesso dei seguenti requisiti di cittadinanza (Decreto interministeriale del 3 febbraio 2014):

  • Cittadinanza italiana;
  • ovvero cittadinanza di uno Stato appartenente all’Unione Europea;
  • ovvero familiare di cittadino italiano, non avente la cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione Europea, titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
  • ovvero familiare di cittadino comunitario, non avente la cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione Europea, titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
  • ovvero cittadino straniero in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo;
  • ovvero rifugiato politico o titolare di posizione sussidiaria.

Inoltre, il richiedente deve essere cittadino regolarmente iscritto nell’Anagrafe della Popolazione Residente (Anagrafe comunale).

Sulla Carta verranno accreditati 80 euro con cadenza bimestrale da utilizzare per fare la spesa o pagare gas e luce. I negozi che aderiscono all’iniziativa espongono la seguente etichetta adesiva:

Gli enti territoriali possono deliberare l’accredito sulla carta di ulteriori somme e alcune aziende possono prevedere sconti particolari sulla fornitura di beni di pubblica utilità.

I titolari di Carta acquisti possono, inoltre, avere uno sconto del 5% nei negozi e nelle farmacie che aderiscono all’iniziativa. Lo sconto è riconosciuto esclusivamente per gli acquisti effettuati con la Carta acquisti e non è applicabile all’acquisto di specialità medicinali o per il pagamento di ticket sanitari. Gli acquisti con la Carta, presso le farmacie convenzionate e attrezzate, danno anche il diritto alla misurazione gratuita della pressione arteriosa e del peso corporeo.

Lo sconto è cumulabile con altre iniziative promozionali o sconti applicati a tutta la clientela, oltre a quelle riservate ai titolari di carte fedeltà rilasciate dai negozi stessi (ad esempio, dai supermercati).

Requisiti e a chi inoltrare la domanda

Per avere diritto alla Carta, i cittadini dai 65 anni in su devono avere, inoltre, i seguenti requisiti economici:

  • non godere di trattamenti o, nell’anno di competenza del beneficio, godere di trattamenti di importo inferiore a 7.120,39 euro per l’anno 2023 se di età compresa tra 65 anni e 69 anni o a 9.493,86 euro per l’anno 2022 dai 70 anni in su.
  • avere un ISEE in corso di validità inferiore a 7.120,39 euro per l’anno 2023;
  • non essere, da soli o insieme al coniuge, intestatari di più di una utenza elettrica domestica, di più di una utenza elettrica non domestica, di più di due utenze del gas;
  • non essere, da soli o insieme al coniuge, proprietari di più di due autoveicoli, di più di un immobile ad uso abitativo con una quota superiore o uguale al 25%, di immobili che non siano ad uso abitativo o di categoria catastale C7 con una quota superiore o uguale al 10%;
  • non essere, da soli o insieme al coniuge, titolari di un patrimonio mobiliare superiore a 15.000 euro come rilevato nella dichiarazione ISEE ;
  • non essere fruitori di vitto assicurato dallo Stato o da altre pubbliche amministrazioni perché ricoverati in istituto di cura di lunga degenza o detenuto in istituto di pena.

I bambini di età inferiore a tre anni (in questo caso il titolare della Carta è un esercente patria potestà):

  • devono avere un ISEE  in corso di validità inferiore a 7.120,39 euro per l’anno 2022;
  • non devono essere, insieme agli esercenti la potestà o ai soggetti affidatari intestatari di più di un’utenza elettrica domestica, di più di un’utenza elettrica non domestica, di più di due utenze del gas, di più di due autoveicoli;
  • non devono essere proprietari, insieme agli esercenti la potestà o ai soggetti affidatari, di più di un immobile ad uso abitativo con una quota superiore o uguale al 25%, di immobili che non sono ad uso abitativo o di categoria catastale C7 con una quota superiore o uguale al 10%;
  • non devono essere titolari, insieme agli esercenti la potestà o ai soggetti affidatari, di un patrimonio mobiliare superiore a 15.000 euro come rilevato nella dichiarazione ISEE .

I richiedenti e i precettori di Carta acquisti dovranno presentare quanto prima nel mese di gennaio la DSU per il nuovo anno. In caso contrario, l’erogazione della stessa sarà sospesa fino alla presentazione di una nuova DSU valida.

La domanda deve essere presentata presso un ufficio postale utilizzando i moduli disponibili sul sito di Poste Italiane.

I cittadini dai 65 anni in su ed i tutori, gli esercenti la patria potestà o i soggetti affidatari possono presentare la domanda tramite il modulo di domanda direttamente presso un qualsiasi ufficio postale.

Nella domanda l’interessato deve dichiarare, sotto la propria responsabilità, di essere in possesso di tutti i requisiti previsti dalla legge.

L’ufficio postale trasmetterà in via telematica all’INPS la domanda per le necessarie verifiche e, in caso di esito positivo, inviterà il titolare a recarsi presso un ufficio postale per ritirare la carta su cui sarà già stato accreditato l’importo del bimestre di presentazione della domanda.

Il beneficiario della Carta (in caso di ultrasessantacinquenne) o il titolare (in caso di beneficiario minore) possono modificare le informazioni relative alla residenza (quelle contenute nel quadro 5 della domanda) e chiedere che la Carta venga intestata a un altro soggetto utilizzando gli appositi moduli presso gli uffici postali. I moduli di variazione dati devono essere presentati alla sede INPS competente per territorio.

In caso di perdita dei requisiti nel corso di percezione della Carta acquisti ad esempio per superamento delle soglie ISEE nel corso di un anno rispetto al precedente oppure per superamento del limite dei trattamenti, è necessario presentare sempre una nuova domanda per verificare nuovamente la presenza dei requisiti di legge.

Non abbiamo fatto neanche a tempo a salutare il 2022, anno caratterizzato da aumenti senza precedenti, utenze gas e luce in primis, che una nuova stangata di aumenti arriveranno fino a partire dal 1° Gennaio.

Non avendo, il governo, confermato il taglio delle accise sui carburanti, essi subiranno subito un aumento di 18 centesimi a litro sin dall’1 gennaio. Il prezzo della benzina arriverà subito a sfiorare i 2 euro a litro.

Cosa analoga per i pedaggi autostradali, che dopo anni di blocco, subiranno un aumento di circa il 2%.

Nel 2023 gli italiani rischiano quindi di andare incontro ad una nuova stangata media da +2.435 euro a famiglia a causa dei rincari di prezzi e tariffe. Quello appena descritto è uno scenario che verrà valutato mese dopo mese in base anche al price cap sul tetto del gas, gli andamenti dei mercati finanziari e le scelte delle varie banche centrali.

Gli esperti concordano, che almeno per i primi sei mesi dell’anno, le utenze gas e luce rimarranno il grave problema da affrontare per le tasche degli italiani, anche se i primi giorni del nuovo anno sono stati caratterizzati da una continua discesa del prezzo del gas alla borsa di Amsterdam, con conseguenze dirette sui prezzi al dettaglio e sulle tariffe dei servizi. In particolare i prodotti alimentari rimarranno su livelli elevati ed anche altri settori, dalle assicurazioni ai servizi telefonici, invertiranno nel nuovo anno il trend discendente e torneranno a registrare aumenti.

Prendendo in esame le principali voci di spesa a carico dei cittadini come ad esempio gli alimentari, che rappresentano una delle voi più importanti dei consumi delle famiglie, nel 2023 i prezzi al dettaglio dovrebbero iniziare un lento calo rispetto ai livelli attuali, ma rimarranno comunque su livelli elevati, determinando a parità di consumi una maggiore spese di circa 507 euro.

Anche i trasporti subiranno un deciso aumento dei prezzi (+490 euro in media) per effetto delle tariffe che risentono della crisi energetica e dello stop al taglio delle accise sui carburanti, mentre per le strutture ricettive e la ristorazione gli aumenti saranno decisamente più contenuti.

Aumenti che colpiranno anche il comparto assicurativo e quello della telefonia con aumenti rispettivamente di 12 e 18 euro annui.

Per i servizi bancari si prevedono aumenti di minore entità (circa 9 euro) per la sola tenuta del conto del corrente, chi ha acceso un mutuo a tasso variabile deve mettere in conto una maggiore spesa per le rate pari a 1.260 euro nel 2023, come effetto dei rialzi dei tassi decisi a dicembre dalla Bce e dei prossimi aumenti annunciati dalla Lagarde per il nuovo anno.

Capitolo a parte invece deve essere affrontato per le tasse e imposte locali, anch’esse dovrebbero subire un aumento pari a 45 euro, per effetto delle decisioni di molti Comuni di ritoccare al rialzo la tassazione per recuperare le perdite subite nel 2022 a causa del caro-bollette.

 

La detrazione per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici è stata confermata anche per il 2023 e il 2024-

La commissione Bilancio prevede che per  tali annualità l’ammontare con l’acquisto di mobili ma anche grandi elettrodomestici green, in caso di interventi di ristrutturazione della casa (elemento imprescindibile per beneficiare della detrazione in oggetto) si può chiedere una detrazione del 50% delle spese fino a 8mila euro, il limite precedentemente previsto era di 5.000 euro.

Come specificato sul sito dell’Agenzia delle Entrate, il bonus in questione è una detrazione Irpef per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione. La detrazione, per l’anno 2022 andava calcolata su un importo massimo di 10mila euro.

La somma detratta deve essere ripartita in dieci quote annuali di pari importo e verrà portata tra le detrazioni nella dichiarazione dei redditi. I pagamenti devono essere effettuati con bonifico bancario, carta di debito o credito. Non è consentito, invece, pagare con assegni bancari, contanti o altri mezzi di pagamento. Negli anni l’importo massimo detraibile è stato in continua discesa, passando dai 16.000 del 2021, ai 10.000 del 2022 fino agli 8.000 del 2023.

Può beneficiare della detrazione chi acquista entro il 31 dicembre 2024 mobili ed elettrodomestici di classe non inferiore alla classe A per i forni, alla classe E per le lavatrici, le lavasciugatrici e le lavastoviglie, alla classe F per i frigoriferi e i congelatori. L’intervento di ristrutturazione edilizia deve essere realizzato a partire dal 1° gennaio dell’anno precedente a quello dell’acquisto dei beni.

Il limite massimo di spesa riguarda la singola unità immobiliare, comprensiva delle pertinenze, o la parte comune dell’edificio oggetto di ristrutturazione. Quindi, prosegue il sito delle Agenzie delle Entrate, il contribuente che esegue lavori di ristrutturazione su più unità immobiliari avrà diritto più volte al beneficio.

Possono essere comprese anche le spese di trasporto e di montaggio dei beni acquistati, se sostenute con le modalità di pagamento previste.

Per l’acquisto di elettrodomestici è obbligatorio effettuare la comunicazione all’Enea con i dati dell’acquirente e dell’immobile in cui viene inserito l’elettrodomestico, oltre ai dati relativi alla potenza assorbita e la classe energetica di quest’ultimo. L’invio va fatto entro 90 giorni dal collaudo/installazione dell’elettrodomestico.

Il mancato invio della comunicazione non fa decadere il diritto alla detrazione, ma rimane consigliabile farlo, in quanto l’Enea redige annualmente un documento contenente lo stato di efficientamento energetico del Paese.

“L’innalzamento del tetto del bonus mobili e elettrodomestici da 5mila a 8mila euro per il 2023 è un ottimo risultato per la filiera del legno-arredo e per famiglie e giovani che potranno usufruire di un aiuto concreto soprattutto in un momento di grande difficoltà, dovuto all’inflazione che corre, al caro energia e alla perdita di potere d’acquisto”, ha commentato il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin