Il bonus matrimonio 2023 è la proposta di legge presentata alla Camera dai deputati Domenico Furgiuele, Simone Billi, Ingrid Bisa, Alberto Gusmeroli ed Erik Pretto e prevederebbe una detrazione del 20% delle spese sostenute per la cerimonia e il ricevimento per un ammontare complessivo di 20.000 €.

Inizialmente previsto solo per i matrimoni con rito religioso, è stato esteso anche per i matrimoni di rito civile.
I requisiti essenziali per poter accedere al bonus sono:

  • coppie under 35
  • con ISEE riferito al reddito dichiarato al 31 dicembre 2022 non superiore a 23.000 € e non superiore a 11.500 € a persona
  • essere in possesso della cittadinanza italiana da almeno dieci anni
  • celebrare le nozze in Italia

Il governo non ha ancora discusso in parlamento della proposta di legge ma sappiamo che potrebbe interessare i seguenti costi:

  • Acquisto di abiti e accessori da cerimonia
  • Allestimenti floreali
  • Acconciatura e make-up
  • Bomboniere
  • Partecipazioni
  • Noleggio auto da cerimonia
  • Affitto di sale e location per la cerimonia e il ricevimento
  • Servizi di catering e ristorazione (per un massimo di 700€)
  • Shooting fotografico e riprese video
  • Servizio di wedding planner
  • Fedi nuziali
  • Servizi di animazione e intrattenimento
  • Viaggio di nozze (per un massimo di 700€)

Precisiamo che è ancora solo una proposta di legge, ma potrebbe essere una chiave di volta per tante giovani coppie che visto l’elevato costo del matrimonio, si trovano costrette a rinunciare al giorno più importante della loro vita.

Il governo da il via libera al  bonus trasporti da 60 euro per chi nel 2022 ha avuto un reddito complessivo non superiore a 20.000 euro. I ministri Giancarlo Giorgetti (Mef), Marina Elvira Calderone (ministero del Lavoro) e Matteo Salvini (Mit) hanno firmato il decreto che disciplina le modalità di erogazione del contributo previsto dal decreto legge sui carburanti con stanziamenti per 100 milioni di euro.

L’obiettivo, ricorda una nota, è quello di sostenere contro il caro energia famiglie, studenti e lavoratori nell’acquisto di abbonamenti per i servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, e per i servizi di trasporto ferroviario nazionale. La domanda va presentata entro il 31 dicembre 2023 attraverso il portale www.bonustrasporti.lavoro.gov.it.

Il bonus trasporti, «pur essendo un incentivo di piccolo importo e riservato ai cittadini con Isee inferiore ai 20mila euro, potrebbe rappresentare un aiuto per le fasce meno abbienti o i nuclei numerosi», spiega il presidente di Assoutenti Furio Truzzi. «In base agli ultimi dati Istat, – ricorda l’associazione – ogni giorno in Italia 26,8 milioni di italiani usano mezzi di trasporto per recarsi a scuola o a lavoro, il 45,4% della popolazione residente – analizza Assoutenti – Di questi 5,4 milioni fanno ricorso al trasporto pubblico: 1,2 milioni usano il treno, 1,9 milioni tram e bus, 807mila la metro e 1,5 milioni pullman o corriere. La regione dove si ricorre di più al trasporto pubblico per raggiungere scuola o il luogo di lavoro è la Lombardia, 1.025.000 persone al giorno, seguita dal Lazio, con 773mila spostamenti».

Si tratta di una nuova edizione del bonus trasporti attivo fino al 31 dicembre scorso che aveva garantito uno sconto fino a 60 euro del costo degli abbonamenti per il trasporto pubblico: autobus, tram e ferrovie regionali. Poteva essere ottenuto da tutti coloro con redditi fino a 35mila euro. Il bonus è stato chiuso il 31 dicembre: lo si poteva richiedere sul sito del ministero del Lavoro fino a esaurimento delle risorse e più di una volta, purché usufruito nell’arco del mese della domanda. Per ottenere il buono occorreva collegarsi con la piattaforma e con Isee e codice fiscale si fare istanza indicando l’azienda di trasporto tra le più di mille aderenti. A procedura conclusa il sistema rilasciava un codice identificativo da “spendere” nelle biglietterie per l’acquisto degli abbonamenti mensili: il bonus era valido nel mese di emissione, superato il quale scadeva reimmettendo il denaro nella dotazione del Fondo.

Hai meno di 36 anni? Vivi in affitto e vorresti comprare casa con il tuo partner per poter coronare il sogno di una vita?

Con il bonus prima casa under 36 ora si può. Questo bonus è stato introdotto con il decreto legislativo n.73/2021, denominato Sostegni bis, e tale misura è stata confermata per tutto l’anno corrente, con scadenza prevista il 31 Dicembre 2023.

Il bonus prima casa prevede l’esonero dal pagamento dell’imposta di registro, dell’imposta catastale e ipotecaria. Tali imposte di solito si aggirano attorno a parecchi migliaia di euro.

Normalmente, la vendita di una casa è soggetta ad un’imposta di registro del 9% ed al valore di 100,00 euro tra imposte ipotecaria e catastale. Con il Bonus prima casa under 36, tutte e tre le imposte vengono cancellate.

 Con il Bonus prima casa viene, inoltre, riconosciuto un credito d’imposta pari all’Iva corrisposta al venditore, per gli acquisti soggetti a Iva, ed è inoltre prevista la riduzione del 50% sugli onorari notarili e il pagamento di qualsiasi imposta di bollo.

Il primo requisito, è non aver compiuto il trentaseiesimo anno di età nell’anno in cui viene stipulato il contratto di acquisto.

Secondo requisit0 è avere un indicatore Isee che non superi i 40.000 euro annui.

Avere un Isee particolarmente favorevole rimane uno dei principali strumenti per definire l’accesso ai bonus.

 Nel caso specifico del Bonus prima casa under 36 è necessario fare riferimento all’Isee ordinario e non quello corrente.

Il valore dal modello Isee corrente prende in considerazione gli ultimi dodici mesi, mentre quello del modello Isee ordinario prende in considerazione gli ultimi due anni.

Per beneficiare del Bonus prima casa under 36, quindi, bisogna tenere in considerazione la situazione economica complessiva dei ventiquattro mesi precedenti alla domanda.

Altri requisiti per poter inoltrare domanda e beneficiare del Bonus prima casa under 36 sono:

  • stabilirsi entro 18 mesi dall’acquisto della nuova abitazione nel Comune ove questa si trova, richiedendone la residenza effettiva.

  • non essere titolare di alcun diritto di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra abitazione nello stesso Comune della casa acquistata con agevolazioni.

  • non essere titolare di altra abitazione acquistata con agevolazioni previste nel Bonus prima casa under 36.

In linea generale, le agevolazioni previste per l’acquisto della cosiddetta “prima casa” vengono riconosciute solo in presenza di alcune specifiche condizioni. Anzitutto l’abitazione acquistata deve rientrare nelle seguenti categorie catastali:

  • A/2 (abitazioni di tipo civile);
  • A/3 (abitazioni di tipo economico);
  • A/4 (abitazioni di tipo popolare);
  • A/5 (abitazione di tipo ultra popolare);
  • A/6 (abitazione di tipo rurale);
  • A/7 (abitazioni in villini);
  • A/11 (abitazioni e alloggi tipici dei luoghi).

Inoltre le agevolazioni spettano anche per l’acquisto delle pertinenze classificate nelle seguenti categorie catastali (ma limitatamente a una sola pertinenza per ciascuna categoria):

  • C/2 (magazzini e locali di deposito);
  • C/6 (per esempio, rimesse e autorimesse);
  • C/7 (tettoie chiuse o aperte).

Come già annunciato qualche articolo fa, la BCE ha continuato la sua strada nel continuato aumento dei tassi di interesse per tenere a freno l’inflazione, ovviamente tutto questo si traduce nel rendere più costosi mutui, prestiti e finanziamenti.

Vediamo ora numeri alla mano a quanto sono arrivati gli interessi imposti dalla BCE.

L’ulteriore aumento dei tassi di interesse ha portato il tasso sui prestiti marginali al 3,75%, il tasso sui rifinanziamenti al 3,5% e il tasso sui depositi al 3%. Questi aumenti si traducono inevitabilmente in mutui più costosi.

In Italia secondo le stime, ci sono circa 6,8 milioni di famiglie hanno sottoscritto un mutuo, richiesto un prestito o un finanziamento e tra queste alcuni milioni hanno sottoscritto un mutuo a tasso varabile. Una soluzione quest’ultima generalmente più flessibile, poiché il tasso di interesse viene ricalcolato periodicamente sulla base di alcuni fattori determinati in fase contrattuale, tuttavia, sono anche quelli che più di tutti stanno soffrendo l’aumento dei tassi di interesse voluti dalla BCE.

Le rate dei mutui a tasso variabile sono strettamente legato al tasso sui prestiti marginali e dal tasso sui rifinanziamenti della BCE. Ne consegue che, l’aumento del tasso di interesse della BCE provoca un aumento diretto del tasso di interesse dei mutui a tasso variabile.

Secondo un’analisi effettuata da ABI, le rate dei mutui a tasso variabile sono aumentate nell’ultimo anno di circa il 54%, il che significa che un famiglia che prima degli aumenti pagava circa 500€ ora paga circa 770€.

Leggi anche: bonus luce e gas in scadenza il 31 marzo, cosa accadrà dal 1 aprile?

Inoltre , secondo gli ultimi annunci, La BCE non ha nessuna intenzione di interrompere l’incremento dei tassi di interesse, almeno fino a quando l’inflazione non sia tornata a livelli vicino il 2% e questo significa che le rate di mutui, prestiti e finanziamenti, potrebbero aumentare ulteriormente nei prossimi mesi.

Secondo le stime, con l’Euribor, uno dei tassi che determinano l’aumento delle rate dei mutui a tasso variabile, in aumento di mezzo punto percentuale il tasso variabile che a fine 2021 era dello 0,6% potrebbe raggiungere il 4,9%.

Gli effetti degli aumenti dei tassi della BCE si riflettono, come anticipato, anche su prestiti e finanziamenti. In altri termini, anche acquistare a rate diventa più costoso, con un tasso di interesse medio in aumento di circa 3,8 punti percentuale, passando dall’8,1% di fine 2021 all’11,9% dei prossimi mesi.

Se da un lato i mutui a tasso variabile sono uno degli strumenti finanziari maggiormente esposti all’aumento dei tassi di interesse della BCE, i mutui a tasso variabile con Cap detti anche mutui con tetto forse gli strumenti maggiormente tutelati in un momento come questo.

Si tratta di strumenti finanziari progettati per tutelare il mutuatario, in questi mutui infatti è fissato, in sede contrattuale, un tetto massimo al tasso di interesse del mutuo, questo tetto è generalmente più alto del tasso corrente e si attiva nel momento in cui il tasso di interesse si alza oltre il limite prestabilito.

Per essere più precisi, nei mutui a tasso variabile, il tasso di interesse viene modificato con cadenza regolare, a seconda dell’andamento di uno o più parametri definiti nel contratto. Tuttavia, se si tratta di mutui a tasso variabile con cap, esiste un tetto massimo prefissato, oltre il quale il tasso di interesse non può aumentare, di contro però, esiste anche un margine inferiore fisso, oltre il quale la rata non può scendere.

Il bonus psicologo è una misura che è stata resa strutturale dall’ultima Legge di Bilancio, ed inoltre lo stesso decreto ha apportato diverse modifiche, tra cui l’innalzamento dell’importo disponibile e, allo stesso tempo, la riduzione delle risorse finanziarie.

Purtroppo rientra ancora tra quei Bonus in attesa di decreto attuativo, nella fattispecie quello relativo al bonus psicologo deve dare ancora informazioni sulla misura per il pagamento di sedute di psicoterapia offrirebbe maggiori informazioni sulle modalità per presentare richiesta nel 2023.

È intervenuto il Ministro della Salute, Orazio Schillaci assicurando che il decreto attuativo è in fase di definizione. La previsione del Ministro è che gli italiani che sono in possesso dei requisiti potranno presentare domanda per il bonus a partire dal mese di giugno.

Nel corso della pandemia da Covid-19, l’attenzione verso la salute mentale è cresciuta nel nostro Paese. Il governo ha, infatti, deciso di ampliare il discorso sul tema, anche tramite alcuni primi segnali quali, appunto, il bonus psicologo.

Si tratta di un’agevolazione che permette ai beneficiari di risparmiare sulle sedute di psicoterapia per risolvere problemi e disturbi derivanti da stress, ansia, depressione e fragilità psicologica.

Con la fine del 2022, il nuovo esecutivo ha inoltre deciso di rendere strutturale la misura. Ciò significa che il bonus psicologo potrà essere richiesto non solo nel 2023, ma anche negli anni a venire.

Nel rendere strutturare il bonus psicologo, la Legge di Bilancio 2023 ha apportato anche importanti modifiche alla misura.

In particolare, è salito l’importo massimo che potrà essere richiesto, passando dai 600 euro dello scorso anno a 1.500 euro per ogni beneficiario per l’anno in corso.

Non dovrebbero, invece, esserci novità rispetto alla soglia ISEE da rispettare: il bonus psicologo dovrebbe essere aperto a tutti coloro che hanno un ISEE entro i 50.000 euro.

Si tratta di una buona notizia, ma che non risolve il problema della riduzione del numero dei potenziali beneficiari.

Con l’aumento dell’importo, che dunque permetterà al beneficiario di pagare un maggior numero di sedute, si è ridotto l’ammontare delle risorse messe a disposizione per questo e per il prossimo anno.

Nel 2023, le risorse che finanziano il bonus psicologo ammontano a soli 5 milioni che saliranno ad appena 8 milioni nel 2024.

Considerando che lo scorso anno, con un finanziamento di 25 milioni, non tutti coloro che hanno presentato domanda sono riusciti a ottenere il bonus, è chiaro che quest’anno a poterne beneficiare saranno ancor meno italiani.

Come lo scorso anno, infatti, i cittadini dovrebbero poter fare domanda per il contributo per via telematica, tramite il sito dell’INPS. Se la richiesta viene fatta in autonomia, dunque, sarà necessario essere in possesso delle credenziali d’accesso, scegliendo tra SPID, CIE oppure CNS.

 Il bonus luce e gas scadrà il prossimo 31 marzo! E’ questa la data di scadenza per gli aiuti a famiglie e imprese per contrastare i rincari sulle  bollette di luce e gas.

Arera ha già previsto un taglio pari al 20% per l’elettricità e per il gas per il bimestre aprile-maggio, ma ciò non basterà a contrastare l’eventuale mancato rinnovo del bonus.

Per questo il governo  si sta preparando a varare nuove misure di contrasto al caro energia per famiglie e imprese.

Diverse sono le ipotesi di cui si è parlato nelle ultime settimane, ma il tempo stringe ed è possibile che alcune delle misure oggi in vigore vengano prorogate, nonostante fossero state annunciati aiuti basati su diversi meccanismi.

A poter beneficiare degli sconti in bolletta sono, nel dettaglio, tre diverse categorie:

– i nuclei familiari numerosi che hanno un ISEE fino a 20.000 euro;

– i nuclei familiari che percepiscono pensione o reddito di cittadinanza.

Con l’innalzamento della soglia ISEE, l’obiettivo è stato ampliare maggiormente la platea dei beneficiari. Coloro che hanno un ISEE fino a 9.530 euro hanno diritto a beneficiare della misura piena, mentre le famiglie con meno di 4 figli a carico con ISEE che non superi i 15.000 euro possono contare sul bonus riconosciuto all’80%.

Fino a dicembre 2023 dovrebbe, dunque, essere possibile continuare a beneficiare degli sconti in bolletta se si rientra nella suddetta soglia ISEE.

Il rinnovo del bonus sociale è molto probabile, ma è ancora presto per dire l’ultima parola. La conferma dovrebbe arrivare con il decreto in arrivo già da questa settimana o dalla prossima.

Resta invece ancora in stand-by il bonus bollette basato sui consumi che, come anticipato dal Ministro Giorgetti, il governo sta ragionando sulla possibilità di introdurre un’agevolazione che sia maggiormente selettiva.

Un bonus, dunque, che sia capace di incentivare il risparmio, ma la cui fattibilità dovrebbe essere confermata da Arera.

Tra i diversi rischi dell’introduzione di una misura di questo tipo c’è la possibilità che le famiglie a basso reddito, che per poco non riescono ad avere accesso ai bonus per i nuclei familiari in difficoltà economiche, finirebbero a dover pagare di più di quelle, invece, ad alto reddito, ma che consumano di meno grazie, per esempio, a elettrodomestici a basso consumo.

Insomma, un bonus che sì, potrebbe risultare maggiormente selettivo, ma che rischia di pesare proprio sulle spalle di quei cittadini che più avrebbero bisogno di supporto.

Il 31 marzo non è solo la data di scadenza del bonus sociale, ma anche di diverse altre misure che hanno contribuito ad alleggerire i costi da parte di famiglie e imprese.

Parliamo dell’azzeramento degli oneri di sistema, dell’IVA ridotta o delle agevolazioni per le imprese energivore e gasivore che potrebbero sparire per sempre, in favore di nuove misure allo studio del governo.

Sulle ipotesi e anticipazioni riguardo i bonus bollette e la scadenza al 31 marzo delle agevolazioni in vigore se ne è già parlato nelle scorse settimane.

Adesso, però, sembrano arrivare maggiori informazioni in merito alle tempistiche del governo. Il nuovo decreto, contenente i nuovi aiuti a famiglie e imprese, dovrebbe arrivare nel prossimo Consiglio dei Ministri che potrebbe riunirsi in settimana o, comunque, intorno a martedì prossimo.

Solo una volta pubblicato il decreto le informazioni riportate potranno essere confermate o meno. Il destino delle misure di sostegno contro il caro energia non è ancora segnato. Staremo a vedere cosa sceglierà di fare il governo.

È stato confermato anche per gli anni del 2023 e del 2024, il bonus tende da sole. Si tratta di una delle misure che è stata prevista tra le varie agevolazioni che rientrano negli Ecobonus, ovvero quegli incentivi relativi alla ristrutturazione edilizia e all’efficientamento energetico.

Il bonus tende da sole rappresenta un’agevolazione fiscale che sarà riconosciuta sia per il 2023 che per il 2024 al fine di incentivare l’acquisto e la posa in opera di schermature solari oppure di chiusure tecniche mobili oscuranti.

Visto l’elevato successo che ha avuto sin dal suo lancio nel 2019, è stato rinnovato di anno in anno sino al 2024.

Questo bonus, così come i tanti altri ecobonus introdotti nel corso degli ultimi anni, consiste in una detrazione d’imposta che risulta essere pari al 50% rispetto alle spese che vengono sostenute complessivamente.

La detrazione per il bonus tende da sole può essere calcolata su un importo massimo del 60.000 euro per ciascun immobile. Ciò significa che, le persone che faranno domanda per poter accedere al bonus tende da sole potranno godere di un bonus dal valore massimo detraibile di 30 mila euro.

Va detto, inoltre, che il bonus tende da sole potrà essere richiesto anche per l’acquisto e la posa in opera di tende da sole per più immobili, anche se fanno riferimento ad un unico proprietario.

Dal punto di vista fiscale, per poter beneficiare dell’agevolazione del bonus tende da sole, il richiedente potrà scegliere di beneficiare del bonus tra tre diverse modalità:

  • detrazione IRPEF in 10 anni a rate;

  • cessione del credito d’imposta ad un soggetto terzo;

  • sconto diretto in fattura.

Come anticipato, a seguito dell’introduzione della recente Manovra finanziaria 2023, è stato stabilito che la scadenza per poter beneficiare del bonus sarà quella del 31 dicembre 2024.

I beneficiari che possono accedere al bonus sono:

  • proprietari di singoli immobili residenziali;

  • proprietari di parti comuni di edifici residenziali, ovvero condomini;

  • contribuenti che sostengono le spese di riqualificazione energetica;

  • possessori del diritto reale sulle unità immobiliari costituenti l’edificio.

Sono ad esempio incluse le tende solari, le schermature solari, tapparelle, coperture fisse interne o anche coperture fisse esterne.

Inoltre, sono ammesse le spese legate non soltanto alla fornitura e alla posa in opera delle schermature solari, ma anche quelle relative all’eventuale smontaggio e dismissione dei sistemi che già esistevano.

Si intendono incluse per il bonus tende da sole 2023 anche le spese relative alla fornitura e alla messa in opera di meccanismi di regolazione e controllo delle schermature, alle prestazioni professionali e alle opere provvisionali e accessorie.

Per poter ottenere l’accesso al bonus tende da sole 2023, i contribuenti devono rispettare un’apposita procedura stabilità dall’ENEA. In tal senso, le persone che intendono beneficiare della detrazione fiscale per il bonus tende da sole 2023, effettuando l’accesso all’Area Utenti del sito web dell’Agenzia.

I contribuenti sono tenuti a trasmettere la scheda descrittiva dell’intervento entro 90 giorni a partire dalla data di fine dei lavori oppure di collaudo delle opere.

La comunicazione obbligatoria per poter fruire della detrazione sulla dichiarazione dei redditi, dovrà essere presentata da parte dei richiedenti per il bonus tende da sole 2023 attraverso il modello Redditi Persone Fisiche.

Tra i documenti che devono essere presentati da parte delle persone che vogliono fruire della detrazione per il bonus per le tende da sole 2023, i richiedenti dovranno anche inviare i seguenti documenti:

  • scheda descrittiva dell’intervento;

  • asseverazione di un tecnico abilitato;

  • schede tecniche dei componenti e marcatura CE;

  • attestazioni di prestazione per il fattore di trasmissione solare.

Al contempo, ai fini della richiesta del bonus tende da sole 2023, sarà necessario presentare anche appositi documenti amministrativi, secondo quanto chiarito dall’ENEA. Tra questi, la dichiarazione del proprietario per il consenso all’avvio dei lavori, oltre che le ricevute dei bonifici e le fatture delle spese sostenute.

Il reddito di cittadinanza va in pensione e viene sostituito dal “MIA”. Cambiano soprattutto i criteri di accesso e la platea dei beneficiari. La riforma del reddito di cittadinanza è pronta. Nelle prossime settimana la ministra del Lavoro, Elvira Calderone, dovrebbe portare in Consiglio dei ministri il decreto legge. Il testo è al vaglio del ministero dell’Economia “perché per fare tutto, compreso l’allargamento della platea di lavoratrici ammesse a Opzione donna e il rafforzamento delle politiche attive, servirebbe quasi un miliardo di euro”. Il nuovo strumento di sostegno sociale, la cui partenza è prevista a settembre, si chiamerà Mia: “Misura di inclusione attiva”. La misura “scatterà già quest’anno, dopo i sette mesi di proroga accordati ai beneficiari del Reddito di cittadinanza con la legge di Bilancio 2023. La Mia si dovrebbe quindi poter chiedere da agosto o più realisticamente dal primo settembre” spiega il Corriere.

I “potenziali beneficiari, in linea con quanto deciso con la manovra, verranno divisi in due platee: famiglie povere senza persone occupabili e famiglie con occupabili. Le prime sono quelle dove c’è almeno un minorenne o un anziano over 60 o un disabile. Le seconde quelle dove non ci sono queste situazioni ma almeno un soggetto tra 18 e 60 anni d’età”. In entrambi i casi, però, la riforma prevede una stretta negli importi e nella durata del sussidio. “Queste famiglie – si legge – continueranno a ricevere un sussidio, la Mia appunto, il cui importo base (per un single) dovrebbe restare di 500 euro al mese, come nel Reddito. C’è invece ancora discussione sulla quota aggiuntiva nel caso in cui il beneficiario debba pagare l’affitto. Il Reddito prevede fino a 280 euro al mese. Con la Mia questa quota potrebbe essere alleggerita e modulata sulla numerosità del nucleo familiare. Ma la stretta maggiore colpirà gli occupabili. Qui l’ipotesi che ha più chance è quella che vede l’assegno base ridotto a 375 euro. Inoltre, mentre per i poveri tout court la Mia durerà, in prima battuta, fino a 18 mesi (come ora il Reddito), per gli occupabili non più di un anno.

Il nuovo sussidio, inoltre, non si potrà più chiedere a ripetizione, come il Reddito. “Per le famiglie senza occupabili, dalla seconda domanda in poi, la durata massima della Mia si ridurrà a 12 mesi”, mentre “per i nuclei con persone occupabili, invece, la Mia scadrà al massimo dopo un anno la prima volta e dopo sei mesi la seconda e una eventuale terza domanda di sussidio si potrà presentare solo dopo una pausa di un anno e mezzo”.

C’è poi la modifica dei requisiti di Isee per ottenere la Mia: è prevista una forte stretta rispetto a quelli per il Reddito. “Il tetto per aver diritto alla nuova Misura di inclusione attiva – spiega il Corriere – dovrebbe infatti scendere dagli attuali 9.360 euro a 7.200 euro. Un taglio di oltre 2 mila euro dell’indicatore della ricchezza familiare che rischia di far fuori una fetta significativa della platea di potenziali beneficiari, probabilmente un terzo”.

Previsto invece I’ aumento dell’importo del sussidio in base al numero dei componenti la famiglia, per migliorare l’assistenza ai nuclei numerosi e in programma anche la “correzione del requisito della residenza in Italia, che dovrebbe scendere da 10 a 5 anni, per non incorrere nelle censure della Consulta e di Bruxelles”.

Per “migliorare l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro sarà creata una piattaforma nazionale sotto la regia del ministero del Lavoro dove gli occupabili dovranno obbligatoriamente iscriversi e dove potranno ricevere le offerte congrue di lavoro. Basterà rifiutarne una per decadere dalla prestazione”. Tra le misure previste anche un rafforzamento ulteriore dei controlli “sulla decadenza dal beneficio per chi non rispetta gli impegni previsti dai patti di inserimento al lavoro o di inclusione sociale, e quelle sui reati per chi dichiara il falso o lavora in nero pur prendendo il sussidio”.

Nuovo anno, nuovo modello 730. L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato online il nuovo modello 730, la dichiarazione dei redditi per lavoratori dipendenti e pensionati, con le relative istruzioni.

Il modello 730 ti da l’opportunità di ottenere il rimborso dell’imposta direttamente nella busta paga o nella rata di pensione, a partire dal mese di luglio (per i pensionati a partire dal mese di agosto o di settembre).

Inoltre se deve versare delle somme, queste vengono trattenute dalla retribuzione (a partire dal mese di luglio) o dalla pensione (a partire dal mese di agosto o settembre) direttamente in busta paga o se lo si preferisce, pagarlo autonomamente con il modello F 24.

Le principali novità contenute nel modello 730/2023 sono le seguenti:

  • Modifica degli scaglioni di reddito e delle aliquote: sono state ridotte le aliquote Irpef da applicare ai redditi da 15.000 euro a 50.000 euro ed è stato ampliato lo scaglione di reddito a cui si applica l’aliquota più alta del 43%.
  • Rimodulazione delle detrazioni per redditi da lavoro dipendente: è stato innalzato a 15.000 euro il limite reddituale per poter fruire della misura massima della detrazione per redditi da lavoro dipendente pari a 1.880 euro. La detrazione spettante è aumentata di 65 euro se il reddito complessivo è compreso tra 25.001 euro e 35.000 euro.
  • Rimodulazione delle detrazioni per redditi di pensione: è stato innalzato a 8.500 euro il limite reddituale per poter fruire della misura massima della detrazione per redditi di pensione pari a 1.955 euro. La detrazione spettante è aumentata di 50 euro se il reddito complessivo è compreso tra 25.001 e 29.000 euro.
  • Rimodulazione delle detrazioni per redditi assimilati e altri redditi: è stato innalzato a 5.500 euro il limite reddituale per poter fruire della misura massima della detrazione per redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente e altri redditi pari a 1.265 euro. La detrazione spettante è aumentata di 50 euro se il reddito complessivo è compreso tra 11.001 e 17.000 euro.
  • Modifica alla disciplina del trattamento integrativo: il trattamento integrativo è riconosciuto anche ai titolari di reddito complessivo compreso tra 15.001 euro e 28.000 euro a condizione che l’ammontare di alcune detrazioni sia di ammontare superiore all’imposta lorda.
  • Eliminazione delle barriere architettoniche: dal 1° gennaio 2022, per le spese sostenute per interventi direttamente finalizzati al superamento e all’eliminazione delle barriere architettoniche in edifici già esistenti spetta una detrazione dall’imposta lorda del 75% del limite di spesa calcolato in funzione del tipo di edificio.
  • Detrazione per canoni di locazione ai giovani: ai giovani fino a 31 anni non compiuti, con un reddito complessivo non superiore a 15.493,71 euro, è riconosciuta una detrazione pari al 20% del canone di locazione. L’importo della detrazione non può eccedere i 2.000 euro.
  • Credito d’imposta social bonus: per le erogazioni liberali agli enti del terzo settore è riconosciuto un credito d’imposta pari al 65 per cento dell’importo delle erogazioni stesse da utilizzare in tre quote annuali di pari importo. L’importo del credito d’imposta non può comunque essere superiore al 15% del reddito complessivo.
  • Credito d’imposta per attività fisica adattata: è riconosciuto un credito d’imposta per le spese sostenute per l’attività fisica adattata a coloro che ne fanno richiesta dal 15 febbraio 2023 al 15 marzo 2023 tramite il servizio web disponibile nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate.
  • Credito d’imposta per accumulo energia da fonti rinnovabili: è riconosciuto un credito d’imposta per le spese documentate relative all’installazione di sistemi di accumulo integrati in impianti di produzione elettrica alimentati da fonti rinnovabili, anche se già esistenti e beneficiari degli incentivi per lo scambio sul posto. Il credito è riconosciuto a coloro che ne fanno richiesta dal 1° marzo 2023 al 30 marzo 2023 tramite il servizio web disponibile nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate.
  • Credito d’imposta per le erogazioni liberali a favore delle fondazioni ITS Academy: per le erogazioni liberali in denaro alle ITS Academy è riconosciuto un credito d’imposta pari al 30% dell’importo delle erogazioni stesse.
  • Credito d’imposta per bonifica ambientale: se in possesso dell’attestazione rilasciata dal portale gestito dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (ex Ministero della Transizione ecologica), è possibile fruire del credito d’imposta spettante per le erogazioni liberali finalizzate alla bonifica ambientale di edifici e terreni pubblici.
  • Destinazione dell’otto per mille: da quest’anno è possibile destinare una quota pari all’otto per mille dell’Irpef all’Associazione “Chiesa d’Inghilterra”.
  • Dematerializzazione delle schede per la scelta della destinazione dell’8, del 5 e del 2 per mille dell’Irpef: da quest’anno i sostituti d’imposta che prestano assistenza fiscale possono trasmettere direttamente in via telematica le schede relative alle scelte anche senza avvalersi di un intermediario.

Anche quest’anno l’Agenzia delle Entrate renderà disponibile online il modello 730 precompilato. A partire dal 30 aprile, l’agenzia delle entrate mette a disposizione dei lavoratori dipendenti e dei pensionati il modello 730 precompilato nell’area dedicata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate. Il 730 ordinario si presenta entro il 30 settembre al Caf o al professionista abilitato o al sostituto d’imposta.

Secondo i dati Istat nel 2021, i lavori più pagati sono quelli del settore medico, bancario e amministrativo. La specializzazione gioca un ruolo importante nel raggiungimento di un reddito elevato e molte delle professioni più pagate richiedono una laurea. Per i giovani di oggi risulta fondamentale andare a programmare il proprio futuro lavorativo in base alle proprie passioni ma senza mai perdere d’occhio l’aspetto remunerativo, che alla distanza diventa la gratificazione più importante.

Quante volte si lavora con passione ma non si riesce ad arrivare a fine mese? Ed in questo caso la frustrazione, spesso e volentieri, supera di gran lunga la passione e l’abnegazione per il proprio lavoro.

Vediamo qui di seguito quali sono le professioni, al momento, maggiormente remunerative in Italia:

Al primo posto troviamo il Notaio con un reddito annuo lordo di € 265.000, a seguire il medico con un reddito di 75.000 euro, a completare il podio troviamo il farmacista con un reddito di 60.000 euro annui, subito ai piedi del podio troviamo il consulente finanziario con un reddito di 55.000 euro annui, in quinta posizione si piazza l’ingegnere con un reddito di 39.000, a poca distanza il commercialista e l’avvocato con un reddito di circa 36.000.

Nel settore IT troviamo invece le professioni di architecture manager e analista di dati, con una retribuzione rispettivamente di 168.000 euro e 150.000 euro l’anno. Nel settore marketing troviamo invece in cima alla classifica il direttore marketing, con una retribuzione di 93.000 euro l’anno, e l’UX design, che percepisce 89.000 euro l’anno.

Si tratta di cifre lorde che rappresentano la media delle retribuzioni per queste professioni. È importante notare che queste cifre possono variare in base alla posizione geografica e alle competenze specifiche del lavoratore. Notiamo grande disparità di reddito, a parità di professione, tra le regioni del nord, del centro e del sud, con redditi più elevati nelle regioni settentrionali

Ci sino altri fattori che, oltre alla specializzazione e alla collocazione geografica, possono influire, in maniera determinante sulla retribuzione di un lavoratore. Ad esempio, l’esperienza e l’anzianità nel settore giocano un ruolo molto importante nell’ottenere stipendi più alti. Anche la formazione continua e la costante acquisizione di nuove competenze possono far crescere il proprio stipendio.

Inoltre, è importante sottolineare che la maggior parte dei lavori più pagati richiedono un impegno costante e un impegno per la formazione continua. Ad esempio, un medico deve continuare a studiare e ad acquisire nuove competenze per essere sempre all’avanguardia nel proprio settore.

La classifica dei lavori più pagati in Italia può essere un buon punto di partenza per chi sta pensando al proprio futuro professionale, ma è importante tenere presente che non esiste un lavoro perfetto per tutti e che la scelta del lavoro ideale dipende dalle proprie inclinazioni, interessi e abilità personali. L’obiettivo e che, conoscere i lavori più pagati può aiutare a prendere una decisione più informata e razionale.