Come già annunciato sin dalla campagna elettorale, il governo Meloni è deciso a mettere fine al reddito di cittadinanza e  dal 1° settembre 2023 parte la riforma che prevede l’introduzione di tre misure alternative destinate a tre categorie di beneficiari differenti.

La prima, in ordine di introduzione, è Pal – Prestazione di accompagnamento al Lavoro – in arrivo da settembre per coloro che hanno sottoscritto il Patto per il lavoro. Successivamente arriveranno anche Il Gil e Il Gal.

Addio al Reddito di Cittadinanza: ecco le nuove misure

Il Governo Meloni ha già annunciato l’intenzione di voler sostituire il RDC con altri sostegni al reddito per le famiglie e i cittadini che si trovano in condizioni di difficoltà economica e disagio sociale.

Dal 1° gennaio 2024, quindi, sono in arrivo 3 nuove misure: Gil (Garanzia per l’inclusione), Gal (Garanzia per l’attivazione lavorativa) e – dal 1° settembre 2023 – Pal (Prestazione di accompagnamento al lavoro).

Ognuna di queste misure ha una platea di beneficiari e una serie di importi differenti in base alla categoria sociali che intende sostenere (individui occupabili, individui non occupabili, persone che si trovano sotto la soglia di povertà assoluta).

Vediamo nel dettaglio i requisiti, gli importi e come ottenere i nuovi aiuti sostitutivi al Reddito di Cittadinanza, in arrivo dal 2024.

Gil: come funziona e a chi spetta

La prima misura in arrivo dal 1° gennaio 2024 – come da indicazioni del Governo Meloni – è Gil, acronimo di Garanzia per l’inclusione, una misura alternativa al reddito di cittadinanza che spetta ai nuclei familiari consideranti non occupabili.

Chi può ottenere Gil, il nuovo Reddito di Cittadinanza del Governo Meloni? Sono tre le categorie di beneficiari che hanno diritto a questa nuova agevolazione: Famiglie al cui interno è presente una persona disabile; Famiglie al cui interno è presente almeno un minore; Famiglie in cui è presente alcune una persona ultra 60enne o una persona titolare di invalidità civile.

Per ottenere Gil occorre possedere un ISEE non superiore a 7.200 euro all’anno, e un valore del patrimonio immobiliare non superiore a 30.000 euro, e conti correnti con disponibilità non superiori a 10.000 euro.

Il nuovo sussidio in arrivo al posto del Reddito di Cittadinanza avrà un importo pari a 500 euro al mese e verrà corrisposto per 18 mesi, con possibilità di rinnovo per altri 12 mesi previa sospensione di un mese (come avviene ad oggi con il RdC).

L’importo del Gil può essere integrato anche dalla quota di affitto, pari a 280 euro entra ogni mese, fino a un massimo di 3.360 euro all’anno.

Pal: come funziona e a chi spetta

Un’altra misura approvata dal Governo Meloni e in arrivo a partire dal 1° settembre 2023 (riconosciuta fino al 31 dicembre 2023) è Pal, ovvero la Prestazione di accompagnamento al lavoro.

Questa misura, a differenza di Gil, spetta agli individui considerati occupabili e prevede la sottoscrizione di un Patto per il lavoro in modo da favorire le politiche attive, e permette di ricevere nuove offerte di lavoro o formazione utili per l’ingresso nel mercato del lavoro.

Possono ottenere Pal al posto del reddito di cittadinanza le famiglie al cui interno si trovano individui di età compresa tra 18 e 59 anni, considerati occupabili e alla ricerca di un nuovo lavoro. Si stima una platea di beneficiari pari a 213 mila persone per una spesa complessiva di 276 milioni di euro.

L’importo del nuovo Pal è unico, uguale per tutti, e pari a 350 euro al mese.

Gal, la nuova misura per le famiglie che si trovano in povertà assoluta

Infine, arriva anche Gal – Garanzia per l’attivazione lavorativa –, a partire dal 1° gennaio 2024, un’altra misura destinata alle famiglie al cui interno si trovano individui di età compresa tra 18 e 59 anni, ma che si trovano al di sotto della soglia di povertà assoluta.

Per richiedere e ottenere Gal, infatti, è necessario possedere alcuni requisiti:

  • ISEE non superiore a 6.000 euro all’anno;

  • Sottoscrizione del Patto per il lavoro entro 12 giorni dalla richiesta;

  • Adesione a un percorso di inserimento lavorativo.

Possono ottenere Gal tutti gli individui che non hanno i requisiti per ottenere Gal.

Sgravi per l’assunzione di giovani under 30

Nello stesso decreto redatto dal Governo – che introduce le tre misure alternative al RdC – sono stati inseriti anche nuovi incentivi assunzione per i giovani under 30: come funziona?

Le aziende che decideranno di assumere nel loro organico dei giovani con meno di 30 anno, con contratto a tempo indeterminato, avranno diritto a uno sgravio contributivo fino al 100%, ovvero fino a 8.000 euro all’anno per due anni.

Nel caso in cui l’assunzione avvenga con contratto a termine, invece, lo sgravio scende al 50%, fino a 4.000 euro all’anno, ma solo per 12 mesi.

Infine, è prevista anche un’agevolazione per l’apertura di attività autonome entro il primo anno dalla fruizione del beneficio: fino a 3.000 euro erogati in un’unica soluzione.

E’ attiva da giovedì 20 aprile, la piattaforma per richiedere il bonus vista, contributo per l’acquisto di occhiali da vista e di lenti a contatto correttive. Il contributo è destinato ai cittadini con Isee non superiore ai 10mila euro. Il bonus vista può essere richiesto una sola volta per ogni membro del nucleo familiare al quale è riferito l’Isee e i cittadini potranno scegliere tra due modalità di accesso: un voucher del valore di 50 euro per ogni beneficiario, da spendere entro 30 giorni dall’emissione, e un rimborso di 50 euro per l’acquisto già effettuato di occhiali da vista o lenti correttive.

Il voucher viene emesso contestualmente alla domanda online ed è immediatamente spendibile in un’unica soluzione; mentre il rimborso, la cui istanza deve essere presentata entro il 3 luglio 2023, è ammissibile per gli acquisti effettuati dal 1° gennaio 2021 fino al 4 maggio 2023. Il contributo, che è stato introdotto dalla legge 30 dicembre 2020, n. 178, viene erogato su richiesta e fino ad esaurimento del finanziamento previsto dalla legge.

La domanda può essere presentata a partire dal 5 maggio accedendo alla piattaforma www.bonusvista.it. Per gli esercenti che vogliano registrare il proprio punto vendita la piattaforma è, invece, disponibile dal 20 aprile.

Un contributo una tantum di 50 euro per l’acquisto di occhiali da vista lenti a contatto correttive destinato a famiglie con reddito Isee annuale inferiore ai 10.000 euro. Dopo il via libera del Garante della privacy, arriva in Gazzetta ufficiale il decreto del ministero della Salute che definisce criteri, modalità e termini di erogazione del bonus vista.

Nel percorso di autenticazione tramite carta d’identità elettronica (Cie), Spid o carta nazionale dei servizi (Cns), l’utente inserirà nel sistema un set di informazioni imprescindibili: nome e cognome, codice fiscale, indirizzo mail e/o numero di telefono, eventuali dati anagrafici del familiare o dei familiari per cui fa domanda e, ovviamente, la dichiarazione Isee. Non finisce qui: in caso di rimborso, sarà necessario fornire gli estremi del documento di acquisto, una copia digitalizzata della fattura o dello scontrino e le coordinate Iban. Per il voucher, invece, basterà solo un documento di autocertificazione del reddito.

Modalità di assegnazione e scadenze

Una volta completati tutti gli step, sarà compito dell’Inps verificare l’aderenza dei candidati ai requisiti necessari. In caso di esito positivo, l’indennizzo sarà accreditato sul conto corrente del richiedente. Il buono, invece, verrà emesso in formato digitale con apposito Qr code e sarà disponibile nell’apposita area riservata. Non avrà durata illimitata: dovrà essere speso entro trenta giorni dalla data di emissione. Scaduto il termine, verrà automaticamente annullato e il beneficiario sarà obbligato a ripetere da zero la procedura per ottenerne uno nuovo (al netto della disponibilità). Quanto alla distribuzione, per gli acquisti effettuati dal 2021 al 2023, i bonus occhiali verranno assegnati in base all’ordine cronologico di arrivo delle domande fino ad esaurimento delle risorse disponibili annualmente.

Occhio all’elenco dei fornitori

Non tutti gli esercizi commerciali, tuttavia, accetteranno il voucher. Prima di lanciarsi a capofitto nello shopping, è bene consultare l’elenco di fornitori accreditati disponibile sulla piattaforma. Anche i commercianti intenzionati a aderire all’iniziativa, infatti, sono tenuti a seguire un iter preciso. Che prevede, a partire da fine gennaio, la registrazione sulla piattaforma (sempre via Cie, Spid o Cns) e la compilazione di un modulo con partita Iva, codice Ateco, denominazione e luoghi dove svolgono l’attività, la tipologia di beni offerti e venduti e una dichiarazione che li vincola ad accettare i buoni solo per gli acquisti previsti dalla norma. E, soprattutto, soltanto per uno dei prodotti consentiti. Una volta accettato, verrà loro riconosciuto un importo pari al buono validato.

Nell’ultimo aggiornamento delle previsioni macroeconomiche di State Street Global Advisors disponibilità, domanda e qualità del credito sembrano destinate a peggiorare d’ora in avanti.

Un aspetto positivo però è rappresentato dal fatto che l’indebolimento della domanda e l’inasprimento delle condizioni del credito dovrebbero contribuire all’accelerazione della disinflazione in corso, consentendo alle banche centrali di porre fine al ciclo di inasprimento della politica monetaria prima del previsto.

Nel corso del 2022 l’economia dell’Eurozona ha registrato un importante crescita del PIL che ha toccato il 3,5%, di gran lunga superiore a quella degli Stati Uniti. Un cuscinetto di surplus di risparmi, sussidi fiscali significativi per aiutare le famiglie a far fronte al caro energia ed il sostegno della domanda per il settore turistico hanno permesso alla spesa reale dei consumatori di crescere del 4,3% nel 2022 (il livello più elevato dal 2001), nonostante un tasso di inflazione superiore all’8%.

Altrettanto apprezzata è stata la forte crescita riportata dagli investimenti a reddito fisso che, secondo State Street Global Advisors, non solo rappresenta un fattore positivo per l’attuale fase di crescita, ma anche un possibile driver dell’aumento della produttività.

Il quadro appare invece molto meno roseo per il 2023. Come scrive State Street Global Advisors, “Il ritardato effetto negativo dell’elevata inflazione si traduce in una crescita ridotta della spesa per i consumi per quest’anno, anche se non prevediamo una contrazione totale. I flussi legati al turismo dovrebbero contribuire a limitare i danni. La spesa per gli investimenti subisce un rallentamento analogo: si tratta di un fenomeno su larga scala, ma senza una vera e propria contrazione in un particolare segmento dell’economia”.

Alla luce della resilienza dimostrata e degli ultimi dati, quello che sembrava un approccio ottimistico solo tre mesi fa oggi non lo sembra abbastanza: per questo motivo, scrive State Street Global Advisors, “abbiamo rivisto leggermente al rialzo le previsioni per il 2023, portandole a 0,7%, ancora lievemente al di sopra del consensus in rapida ascesa, tuttavia non più in modo significativo”.

Quali prospettive per l’inflazione

Anche se il peggio è passato, il tema dell’inflazione continua ad essere rilevante. “Stimiamo che l’inflazione headline rallenterà, passando dall’8,4% dell’anno scorso a circa il 5,5% per quest’anno, prima di subire una brusca decelerazione scendendo al di sotto del 3% nel 2024. Persistono le preoccupazioni legate ad una risposta tardiva alla spirale prezzi-salari, anche se finora gli accordi salariali che entreranno in vigore sono stati rassicuranti in tal senso” si legge nel report.

Le prossime mosse della BCE

Negli ultimi mesi, la Bce ha reagito in ritardo per combattere l’inflazione con manovre restrittive che si sono tradotte in un aumento dei tassi di 50 punti base a marzo, solo pochi giorni prima che le turbolenze del settore bancario si diffondessero in Europa. Secondo State Street Global Advisors, “Gli interventi di rialzo dei tassi non sembrano ancora essere giunti al termine ma ci siamo quasi“.

“Prevediamo un ulteriore incremento di 25 punti base entro la metà dell’anno, seguito da un lungo periodo in cui i tassi rimarranno invariati (a patto che le condizioni di mercato lo permettano). Si potrebbe ragionevolmente pensare che la Bce dovrebbe forse intervenire un po’ di più, ad esempio con ulteriori incrementi di 50 punti base, ma dati i rischi che si stanno diffondendo nel settore bancario, sembra più opportuno un approccio più cauto” conclude State Street Global Advisors.

Per incentivare l’aumento delle nascite, che nel lungo periodo potrebbe portare gravissimi problemi all’Italia sia economici che sociali, il governo propone un’idea che ha del CLAMOROSO! «Niente tasse per chi fa figli».Sarebbe proprio questo il punto centrale del dossier del ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti che recita: nuclei familiari composti da almeno due figli non pagheranno le tasse.

Sul breve termine come ha scritto lo stesso Giorgetti nel Def,  «il modo migliore per ridurre il rapporto debito/pil non può che essere quello di aumentare il flusso di immigrati che arrivano e restano». Sul lungo termine, invece, «per incentivare la natalità, sostiene ancora Giorgetti, la leva più forte non può che essere un’altra: proporre non semplici sgravi alle famiglie ma riduzioni del numero di tasse da pagare».

Anche il sottosegretario al ministero delle imprese Massimo Bitonci commenta le indiscrezioni sull’idea di Giancarlo Giorgetti di ridurre le tasse su chi fa figli. «La proposta del ministro dell’Economia è assolutamente condivisibile. Per incentivare la natalità diventa necessario ridurre la tassazione per le famiglie con uno o più figli a carico. Questo non significa abbandonare l’assegno unico ma, oltre a questo, si dovrebbe reintrodurre una detrazione di 10.000 euro l’anno per ogni figlio a carico (ora 950 euro fino ai 21 anni) fino al termine degli studi anche universitari, per tutti i nuclei senza limiti di redditi».

Stessa posizione in casa Lega per Massimo Garavaglia, senatore e presidente della commissione Finanze e Tesoro: «Ridurre le tasse a chi fa più figli: ci sembra la scelta migliore per tutelare la natalità e le famiglie. Una misura che si sommerebbe all’assegno unico, favorendo però i nuclei più numerosi»

«Ridurre la tassazione per le famiglie con uno o più figli a carico è un segnale di buon senso per contrastare il fenomeno della denatalità. Una proposta che la Lega, da sempre sensibile alla questione demografica, sostiene convintamente per garantire la tenuta sociale ed economica del Paese. Per noi, la questione demografica è prioritaria. Bene, dunque, il taglio consistente alle imposte sul reddito per sostenere i nuclei familiari e invertire la rotta dell’inverno demografico». Lo dichiarano in una nota i deputati Alberto Bagnai, Laura Cavandoli, Giulio Centemero e Alberto Gusmeroli, componenti della commissione Finanze alla Camera.

Più cauto il vice ministro dell’Economia Maurizio Leo: «Ora vedremo, le risorse dovranno essere individuate con la Nota di aggiornamento. Il primo passo si è fatto con il Def, si sono trovati i 3 miliardi che vengono messi a servizio della riduzione del cuneo e altri 4,5 miliardi per il 2024 che sono destinati al fondo per la riduzione della pressione fiscale». Così il vice ministro dell’Economia, Maurizio Leo, sul sostegno alla natalità («una delle priorità del Governo»), interpellato a Montecitorio. «Ora vedremo nella Nota di aggiornamento – ha ribadito – se riusciremo a trovare altre risorse da mettere al servizio soprattutto di interventi di riforma fiscale, tra cui anche la natalità».

Il governo Meloni è pronto a mettere in campo un nuovo incentivo “rafforzato”, per cercare di contrastare il problema “Neet” (ragazzi che non studiano e non lavorano), che in Italia sfiorano  i 3 milioni di giovani,

Il decreto prevede che: ai datori privati che assumono under30 Neet che sono registrati al programma operativo nazionale “Iniziativa occupazione giovani” è riconosciuto un incentivo per un periodo di 12 mesi pari al 60% della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali. La bozza di norma spiega che si deve trattare di nuove assunzioni effettuate a decorrere dal 1° giugno e fino a fine anno. Il contributo è riconosciuto per le assunzioni a tempo indeterminato, anche a scopo di somministrazione, e per l’apprendistato professionalizzante (l’apprendistato di secondo livello). L’incentivo non si applica ai rapporti di lavoro domestico.

L’agevolazione è corrisposta mediante conguaglio nelle denunce contributive mensili. La domanda per la fruizione dell’incentivo è trasmessa, attraverso apposita procedura telematica, all’Inps, che, entro cinque giorni, sempre on line, comunica la disponibilità di risorse per l’accesso all’incentivo. In caso positivo, a favore del richiedente, scatta una riserva di somme pari all’ammontare previsto dell’incentivo. Entro sette giorni dovrà essere firmato il contratto incentivato, ed entro i successivi sette giorni, si dovrà comunicare a Inps, ancora in via telematica, l’avvenuta stipula del rapporto di lavoro. In caso di mancato rispetto di questa tempistica il richiedente decade dalla riserva di somme operata in suo favore, che vengono quindi rimesse a disposizione di ulteriori potenziali beneficiari.

Un’ulteriore buona notizia e che questo incentivo è cumulabile con l’esonero totale (triennale) per nuove assunzioni (incluse le trasformazioni di rapporti a termine) a tempo indeterminato di under36 effettuate dal 1° gennaio al 31 dicembre 2023, prorogato dall’ultima legge di Bilancio, ma anche con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente (ovviamente limitatamente al periodo di applicazione degli stessi). In caso di cumulo con altra agevolazione, l’incentivo è riconosciuto nella misura del 20% della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali per ogni lavoratore Neet assunto.

Le somme sono riconosciute da Inps in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande, qualora i fondi si dimostrino insufficienti, l’Istituto non prende più in considerazione ulteriori domande, fornendo immediata comunicazione anche attraverso il proprio sito istituzionale.

Lo stanziamento prevede una somma di 80 milioni nel 2023 sul programma operativo nazionale “Iniziativa occupazione giovani”, secondo la ripartizione regionale individuata da un provvedimento Anpal da emanarsi entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto Lavoro. Per il 2024 la copertura è stimata in 51,8 milioni.

Il tema Neet è quanto mai urgente (e di fatto rappresenta il vero flop di Garanzia giovani). Abbiamo superato quota tre milioni di persone, ovvero un giovane su quattro nella fascia d’età 15-34 anni (25,1%). Se si riporta il dato a un confronto europeo, considerando la fascia d’età 15-29 anni stabilita dalla Ue per identificare il fenomeno, l’Italia registra il più alto tasso di Neet (23,1%) contro una media del 13,1% per i 27 Paesi dell’Unione . Un tasso sostanzialmente invariato nell’ultimo decennio e ben lontano dall’obiettivo fissato da Bruxelles di vederlo ridotto al 9% entro il 2030.

«La platea dei Neet è costituita dai ragazzi che hanno finito la scuola ma non riescono a inserirsi nel mondo del lavoro. C’è quindi prima di tutto un tema di riattivazione di queste persone – ha sottolineato Maurizio Del Conte, professore di diritto del Lavoro all’università Bocconi, e tra i principali esperti italiani di politiche attive e formazione -. Serve quindi andarli a cercare, lavorare sulle competenze, soprattutto soft skills, per renderli occupabili. Sono partite alcune interessanti sperimentazioni in questa direzione, che ora vanno approfondite. Certo tutto aiuta, anche gli incentivi economici. Ma senza un intervento organico, da soli, rischiano di non centrare l’obiettivo».

Grazie all’aumento dell’inflazione, aumentano in maniera considerevole anche le spese di gestione e le commissioni sui conti correnti in quasi tutti i grandi gruppi bancari d’Italia. Spinti come abbiamo detto dall’inflazione, arrivata a gennaio al 10,1% su base annua, i costi allo sportello per i clienti degli istituti di credito sono saliti in 12 mesi fino al +10%, con una differenza di circa 200 euro tra le tariffe più care e quelle più convenienti.

Il rapporto di Altroconsumo raccoglie le variazioni applicate dai maggiori istituti di credito tra i 400 conti correnti presenti nella sua banca dati, dal 6 febbraio 2022 al 31 gennaio 2023, sulla base della stima orientativa dell’Indicatore dei costi complessivi annuo (Icc), valore standard creato secondo i parametri della Banca d’Italia.

A subire i maggiori rincari sono i giovani, categoria solitamente più agevolata, che hanno visto i costi dei loro conti correnti aumentare di media del 10%, incremento maggiore di quello subito dalle famiglie (+8,1%) e dai pensionati (+7,9%)

In numero assoluto, l’analisi dell’associazione dei consumatori ha rilevato per i correntisti tra i 27 e i 35 anni un rincaro di 76 euro a fronte di 164 operazioni in media all’anno, di 160 euro per i nuclei familiari (228 operazioni all’anno) e di 151 euro per i pensionati (189 operazioni all’anno).

Confronto tra istituti di credito

I giovani che spendono di più sono i clienti Unicredit con un Icc di 188,05 euro, mentre i costi per i correntisti di Intesa sotto i 35 anni sono pari a zero e l’aumento più consistente è quello di Deutsche Bank: da 86,90 a 118 euro.

Anche per le famiglie Unicredit è la meno conveniente con 264,76 euro costo medio, Mps è la più conveniente con 92,60 euro, mentre la variazione maggiore la fa segnare Intesa San Paolo, che passa da 159,70 a 204,80.

Per i pensionati il conto più caro è ancora Unicredit con 251,98 euro e il più economico è quello di Mps (86,60 euro), con il rincaro maggiore registrato nel conto Xme conto di Intesa, da 155,50 euro a 200,80 euro.

Diversa la situazione dei costi per le banche online e alternative. Gli aumenti in questi casi sono stati più limitati: del 2,97% per i giovani, del 2% per le famiglie e dell’1,53% per i pensionati.

I conti online di Bbva per le fasce d’età più basse e le famiglie rimangono a zero, ma mentre le tariffa più alte diminuiscono per entrambe le categorie, per i giovani rimane la più cara quella di Illimity (30,50 euro), per le famiglie diventa invece quella di Banca Sella a 61,70 euro

In generale crescono quasi tutte le voci di spesa sui conti correnti delle tre categorie di correntisti presi in esame: nel 2023 il bonifico allo sportello costa in media 5,54 euro, in crescita dell’11,14%, mentre serve un euro per il bonifico online a fronte degli 0,86 centesimi dello scorso anno, per una variazione del +16,59% e il prelievo dagli Atm di altre banche si paga in media 2,11 euro (+2,37%).

Crescono anche i costi delle carte di credito (+15,28%), delle carte di debito (+1,11%) e del tasso passivo sullo scoperto +4,15% mentre raddoppia il tasso attivo sulle giacenze (100%).

Anche per quest’anno, il Governo ha rinnovato il Bonus Centri Estivi 2023.

Il Bonus Centri Estivi nasce proprio da questi disagi causati dalla pandemia ed e prevede un rimborso spese per i minori tra i 3 ed i 14 anni che frequenteranno, durante la prossima estate, i centri estivi italiani, tale bonus prevede un rimborso delle spese, in forma totale o solo parziale, affrontate per iscrivere i propri figli in dei centri estivi diurni presenti sul territorio italiano in un periodo valido di frequenza ai centri estivi tra il mese di giugno e quello di settembre di quest’anno, dalla durata di almeno cinque giorni fino ad un massimo di venti giorni (anche non consecutivi).

 Come per molti altri Bonus, il Bonus Centri Estivi viene riconosciuto in base all’indicatore ISEE presentato.

In ogni caso, il Bonus Centri Estivi prevede un contributo massimo di 100 euro a settimana.

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Il Bonus Centri Estivi 2023 prevede la copertura delle spese di tutte le attività ludiche, sportive e creative presenti; le spese di pranzi ed eventuali merende; le spese di assicurazione del minore; eventuali gite esterne; tutte le spese previste nel programma definito nel centro estivo italiano scelto.

È bene sottolineare che il Bonus Centri Estivi non potrà essere richiesto da chi sta già beneficiando del Bonus asilo nido.

Come per altri Bonus in vigore, il Bonus Centri Estivi è previsto come aiuto alle famiglie, è può essere richiesto per i minori tra i 3 ed i 14 anni, solamente se appartenenti a famiglie di dipendenti o pensionati della Pubblica Amministrazione (iscritti alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali ed alla Gestione Dipendenti pubblici).

La richiesta va fatta entro il 30 giugno e va presentata telematicamente sul sito INPS, utilizzando la piattaforma “Domande Welfare in un click”, una volta inoltrata la richiesta, l’inps effettuerà i requisiti del richiedente e stilerà le graduatorie.

Un’ulteriore iniziativa lanciata dell’inps è il bando Estate Inpsieme 2023, in cui gli studenti dell’anno scolastico 2022/2023, per un massimo di due settimane potranno vivere un’esperienza ludica e formativa, scegliendo un soggiorno in Italia o all’estero.

Anche i giovani con disabilità potranno beneficiare della borsa di studio, a cui verrà garantita l’assistenza necessaria per tutto il viaggio.

L’INPS assegnerà delle borse di studio per soggiorni estivi in Italia o all’Estero agli studenti che frequentano la scuola primaria e secondaria di primo grado (scuola elementare e media) nell’anno 2022/2023. Nel caso di giovani con disabilità o in caso di invalidi civili al 100% le domande verranno accolte anche per studenti della scuola secondaria di secondo grado (scuola superiore).

 I soggiorni in Italia dovranno essere previsti nei mesi di giugno, luglio e agosto con rientro entro il 3 settembre 2023.

L’agevolazione in questione non è cumulabile con il Bonus Centri Estivi 2023. Quindi, il giovane che verrà accettato in graduatoria per il rimborso associato alla permanenza in un centro estivo diurno 2023 non potrà in nessun caso vincere la borsa di studio messa a disposizione per il viaggio INPS.

Dopo mesi di domande, senza alcuna risposta, arrivano le prime indicazioni Inps sulle principali novità per l’anno in corso sull’assegno unico universale. Ieri è stata pubblicata la circolare 41/2023, particolarmente importante per tutte le famiglie Italiane, costituendo oggi l’assegno unico la principale misura di sostegno dei nuclei familiari con figli a carico. Nella circolare è contenuta anche un’ampia tabella contenente i nuovi valori e le soglie d’importo dell’assegno previsti per il 2023, aumentati alla luce dell’inflazione.

In a quanto inserito nella legge di Bilancio, per contrastare il caro bollette e la corsa dell’inflazione, l’Inps conferma che in determinati casi verrà versato un assegno più cospicuo, con efficacia retroattiva dal gennaio scorso. La circolare spiega che è previsto un incremento del 50% dell’assegno per i figli a carico minori di un anno; lo stesso incremento riguarderà anche i nuclei familiari con almeno tre figli, per ciascun figlio nella fascia di età da uno a tre anni, a condizione che nel 2023 abbiano un Isee non superiore alla soglia di 43.240 euro. Viene aumentata del 50% anche la maggiorazione forfettaria per le famiglie con almeno quattro figli (da 100 a 150 euro). Per i nuclei familiari con figli disabili, invece, sono state confermate, anche per il 2023, le modalità già disposte dal Dlgs 230/2021: dunque le maggiorazioni in funzione del grado di disabilità per i figli maggiorenni fino al compimento dei 21 anni di età sono oggi stabilmente equiparate a quelle dei figli disabili minorenni. Sempre per queste famiglie è stata prorogata fino al 2024 la maggiorazione transitoria di 120 euro. A quest’ultimo riguardo, la circolare precisa che, altrimenti, questa maggiorazione sarebbe stata ridotta a due terzi nel 2023 e a un terzo nel 2024.

Punto di riferimento dell’assegno unico è l’Isee, che misura l’indice di ricchezza della famiglia. A riguardo si precisa che il rapporto tra Isee e assegno unico varia annualmente in base alle variazioni dell’indice sul costo della vita. In questo contesto, per il 2023 la “soglia critica” dell’Isee, superata la quale si ottiene l’assegno in misura minima, è aumentata in particolare da 40mila a 43.240 euro. Sempre in tema di Isee, la circolare evidenzia anche alcuni aspetti procedurali, evidenziando che chi ha già presentato validamente la domanda per l’assegno entro il 28 febbraio 2023 non dovrà presentarne una nuova per fruire del beneficio per tutto il 2023. Questa semplificazione non riguarda, però, la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu), che dovrà invece essere presentata nel rispetto della scadenza annuale per usufruire dell’importo completo.

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I nuclei che non hanno presentato la Dsu nei primi due mesi del 2023 vedranno l’assegno di gennaio e febbraio 2023 calcolato sulla base dell’Isee di dicembre dell’anno precedente. Per le rate da marzo in poi, invece, si fa riferimento all’Isee 2023. In assenza, l’assegno sarà invece calcolato nella misura minima, fermo restando che se l’Isee verrà presentato entro il 30 giugno 2023, l’Inps opererà l’eventuale conguaglio d’ufficio sui mesi precedenti.
Da ultimo, su conforme parere del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, la circolare precisa che l’assegno unico sarà erogato anche ai titolari di permessi di soggiorno per protezione temporanea rilasciato alle persone provenienti dall’Ucraina a causa degli eventi bellici in corso.

Non hai lo SPID ma hai la carta d’identità elettronica? Adesso potrai cominciare a usarla proprio come Spid per accedere ai servizi online della pubblica amministrazione.
Basta attivarla e potrai usufruire di tantissimi servizi messi a disposizione dagli uffici pubblici per le modalità cosiddette telematiche.

Per prima cosa, bisogna sapere che le identità digitali pubbliche (Spid, Carta d’identità elettronica, Cns) hanno tre livelli. Il livello uno è solo nome utente e password. Ossia la sicurezza qui è solo in qualcosa che conosco. Il livello due è quanto sopra più un secondo fattore di autenticazione, un codice password temporaneo generato dallo smartphone (con Spid al solito tramite app del nostro fornitore Spid). Qui si aggiunge, a qualcosa che conosco, qualcosa che possiedo (lo smartphone o, per password mandate via sms, il numero di cellulare; l’sms è in genere considerato meno sicuro come sistema, però). Il terzo livello aggiunge invece qualcosa che possiedo e che è, al tempo stesso, molto sicuro (tramite crittografia). Con Spid si tratta di chiavette crittografate, usate ora da (pochi) professionisti per la firma digitale. Con la Cie è il chip integrato.

Per attivarla bisogna andare su questo sito del Governo. Qui se non abbiamo mai usato la Carta d’identità online (livello tre) è meglio l’opzione di attivazione alternativa, inserire il nostro codice fiscale, il numero di serie della carta (si trova in alto a destra) spuntare il captcha. Poi bisogna inserire il PUK. Si noti che per attivare i servizi ci serve anche il PIN della carta. La prima metà dei codici PIN e PUK è contenuta nella ricevuta cartacea fornita dall’operatore al termine della richiesta di rilascio della CIE. La seconda metà, necessaria per completarli, è invece fornita al cittadino con la lettera di accompagnamento presente nella busta con cui riceve la CIE. Se abbiamo perso il PUK possiamo recuperarlo al Comune oppure via app CieID (ma serve di nuovo l’NFC), opzione “Recupera Puk”. Con il Puk tramite app CieID possiamo anche rigenerare il PIN. Oppure anche in questo caso andare in Comune. Se abbiamo già usato la Carta online clicchiamo invece su Entra con Cie, sempre dal sito .In ogni caso, a un certo punto dobbiamo scegliere come ricevere il secondo livello di autenticazione: via sms oppure con scansione qrcode.

Una volta attivata la carta d’identità elettronica si potrà navigare sui vari siti degli uffici pubblici come Inps e visionare da se la propria posizione contributiva, si potrà andare sul sito dell’agenzia delle entrate e scaricare i vari modelli redditi (senza più chiamare il commercialista). La CIE potrà ancora essere utilizzata per iscriversi a concorsi pubblici o per visionare la propria posizione debitoria in agenzia di riscossione!

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Se abbiamo Spid probabilmente, però, vorremo continuare a usare questo metodo. Se non abbiamo Spid ma la Cie, proviamo il nuovo sistema (che però potrebbe non essere ancora attivo, per un po’ di tempo, sugli enti che ci servono). Se non abbiamo né Spid né Cie valutiamo i diversi tempi di attivazione (presso fornitori Spid e il nostro Comune), i costi (la Cie è più costosa in genere), la funzionalità (quella di Spid è maggiore); ma anche il fatto che prima o poi una Cie dovremo farcela. Se non altro quando la nostra Carta è troppo usurata o scaduta. Da un po’ di tempo però, per norma, non dobbiamo più aspettare la scadenza della vecchia carta per attivare una Cie.

Con il rinnovo del raglio del cuneo fiscale, cosiddetto “bonus contributi”, tantissimi lavoratori dipendenti potrebbero trovarsi una busta paga più elevata grazie allo sconto contributivo.

Questo nuovo bonus consiste in una misura che ha ottenuto la proroga anche da parte del Governo Meloni, volta a supportare quei lavoratori che percepiscono uno stipendio fino a 2.692 euro.

Per tutto l’anno 2023, il bonus contributi sarà erogato e riconosciuto direttamente in busta paga.

Il bonus contributi rappresenta una maggiorazione che è stata pensata da parte del Governo Draghi, al fine di andare a a ridurre il cuneo fiscale, ovvero quella differenza che sussiste tra gli importi lordi e netti degli stipendi in busta paga.

I beneficiari sono quei contribuenti che hanno un lordo in busta paga inferiore ad € 2.692 euro.

Per chi supera questo importo in busta paga, la quota tassata in busta paga è pari alle seguenti percentuali:

  • 9,19% per i lavoratori dipendenti del settore privato;

  • 8,80% per i lavoratori dipendenti del settore pubblico.

Mentre per i contribuenti che hanno uno stipendio inferiore, lo sconto fiscale è pari al 2% per gli stipendi che ammontano tra i 1.923 euro e i 2.692 euro.

L’importo del bonus contributi 2023 viene definito mediante due scaglioni, sulla base della busta paga percepita dai lavoratori. Piu dettagliatamente:

  • lavoratori con busta paga tra 1.923 e 2.692 euro;

  • lavoratori con busta paga inferiore a 1.923 euro.

Per quanto riguarda la prima categoria di dipendenti, la riduzione dei contributi in busta paga è stata stabilita ad una percentuale del 2%. Significa che i lavoratori potranno ricevere 53,84 euro in più al mese, dunque circa 700 euro all’anno.

Mentre, per chi percepisce uno stipendio più basso, lo sconto fiscale legato al bonus contributi 2023 può avere una percentuale del 3%. In altre parole, si potrebbero avere circa 57,69 euro al mese in più, quindi circa 750 euro all’anno.