Una nuova social card arriva nel 2023, secondo quanto disposto nella manovra di bilancio Si tratta della carta risparmio spesa ideata dal governo Meloni, a vantaggio dei redditi più bassi e che prevede buoni spesa per ogni famiglia, vincolati all’acquisto di alcuni prodotti presso negozi convenzionati.

Il principio ricorda il funzionamento della carta acquisti ma con alcune differenze sostanziali. Infatti, la nuova carta risparmio è gestita direttamente da ogni comune e non tramite bonifico bimestrale dall’Inps.

Inoltre, non sono previste limitazioni dal punto di vista anagrafico (la carta acquisti invece è in esclusiva riservata a under 3 e over 65) e la soglia Isee è decisamente più elevata, 15.000 euro, rispetto ai 7.000€ circa previsti dalla carta acquisti.

Addio carta acquisti, arriva la Carta Risparmio Spesa: come funziona

Uno degli obiettivi principali del programma di Governo, è quello di calmierare i prezzi dei beni di prima necessità, visti i rincari generalizzati sull’intero territorio nazionale e l’inflazione dilagante al 12%.

Oltre al taglio dell’Iva, arriva una carta risparmio spesa che servirà in esclusiva per potersi recare al supermercato, o altre tipologie di negozi convenzionati, ma limitatamente ad alcuni prodotti essenziali come pane, pasta, latte o ad esempio articoli per l’igiene personale.

Il funzionamento è in via di definizione, per quanto riguarda la definizione dei negozi da convenzionare. Verosimilmente, sono gli stessi punti vendita a dichiarare di voler aderire al circuito, cercando di calmierare il prezzo su una serie di prodotti ritenuti appunto di vitale importanza per il sostentamento di una famiglia.

Dal momento che la carta è gestita a livello territoriale, è lo stesso comune di residenza che provvederà a indicare quali sono i supermercati e gli esercizi commerciali in genere, presso cui potersi recare per fare la spesa.

Verosimilmente la carta risparmio spesa ingloberà la carta acquisti, così come è avvenuto per l’assegno unico che ha racchiuso sotto un unico cappello, una serie di bonus famiglia esistenti prima della sua entrata in vigore.

Anche in questo caso, la carta verrà ricaricata in maniera periodica ma non sarà più possibile prelevare né utilizzare i soldi per le spese di farmaci. Tutti gli acquisti dunque risulteranno tracciabili, riguardando solo beni di prima necessità.

Carta Risparmio Spesa Isee: redditi bassi fino a 15 mila euro

La grande novità che riguarda l’introduzione di questa nuova social card per il 2023 riguarda l’ampliamento della platea dei beneficiari, dal punto di vista reddituale.

Infatti, ricordiamo che la carta acquisti spettava solo a chi non superava il reddito di 7.120,39 euro all’anno, mentre la nuova Carta Risparmio Spesa vede innalzarsi il livello della soglia Isee fino a 15.000€.

Un balzo in avanti notevole, dal momento che la misura va ad agevolare anche redditi bassi che, pur non essendo sulla soglia dell’indigenza, hanno difficoltà a far quadrare il bilancio mensili grazie anche all’aumento dei mutui.

Nel delineare le caratteristiche della nuova social card che debutterà nel 2023, il Governo ha deciso per un aiuto mirato verso le famiglie che più arrancano nel fare la spesa quotidianamente, raddoppiando il valore della soglia Isee per godere del beneficio.

Carta Risparmio Spesa 2023: requisiti

A chi spetta dunque la carta risparmio spesa nel 2023? Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, cambia il requisito Isee, che quindi ora apre le porte del sussidio a tutti coloro che hanno un reddito fino a un massimo di 15.000€.

La nuova social card non prevede limiti anagrafici, entro i quali rientrare. Invece, la carta acquisti come attualmente concepita, è riservata in esclusiva agli acquisti in favore dei bambini al di sotto dei tre anni di età e agli anziani over 65.

Viene istituito un fondo di 500 milioni di euro destinato alla realizzazione di una “Carta Risparmio Spesa” per redditi bassi fino a 15 mila gestita dai comuni e volta all’acquisto di beni di prima necessità.**

Un aiuto concreto per tutte le famiglie dunque, con o senza figli a carico ma con reddito basso da integrare con un sostegno economico, da parte dello Stato.

Come richiedere la Carta Risparmio Spesa

Abbiamo già avuto occasione di accennare, nel corso dell’articolo, che la nuova social card che sostituirà la carta acquisti non sarà più gestita dall’Inps, bensì a livello comunale.

Dunque, a seguito delle comunicazioni ufficiali da pubblicare sui siti dei vari comuni d’Italia, si potrà inviare la propria richiesta in maniera telematica.

Resta da vedere, a seguito di ulteriori aggiornamenti, se si potrà disporre anche di altre modalità per inviare la domanda, come ad esempio quella cartacea da consegnare direttamente presso lo sportello dell’ufficio comunale di competenza.

L’azzeramento dell’Iva sui beni di prima necessità, come pane, pasta e latte, di cui si era negli scorsi giorni alla fine è saltato e il governo ha deciso di investire le risorse necessarie in altre misure, considerando anche lo scarso impatto di un taglio così ridotto solo su alcuni prodotti.

C’è, invece, la riduzione dell’Iva dal 10% al 5% per i prodotti per l’infanzia. Non solo, perché il governo guidato da Giorgia Meloni ha anche deciso di abbassare la cosiddetta tampon tax, ovvero l’Iva che viene pagata sui prodotti per l’igiene femminile: anche in questo caso si scende dal 10% al 5%. Vediamo quali sono i prodotti su cui scenderà l’Iva e, di conseguenza, dovrebbe diminuire anche il prezzo finale.

Su quali prodotti viene ridotta l’Iva

Nella legge di bilancio si prevede, quindi, una riduzione dell’Iva dal 10% al 5% per alcuni prodotti. Come detto, alcuni sono quelli che finora erano colpiti dalla tampon tax, ovvero i prodotti come gli assorbenti e i tamponi femminili (anche quelli non compostabili). La riduzione dell’Iva al 5% varrà anche per i prodotti per l’infanzia, come per esempio i pannolini. Ecco la lista dei prodotti la cui Iva verrà tagliata, secondo quanto scritto nella bozza della manovra:

  • Latte in polvere;
  • Liquido per l’alimentazione dei lattanti o dei bambini nella prima infanzia condizionato per la vendita al minuto;
  • Preparazioni alimentari di farine, semole, semolini, amidi, fecole o estratti di malto per l’alimentazione dei lattanti o dei bambini, condizionate per la vendita al minuto;
  • Pannolini per bambini;
  • Seggiolini per bambini da installare negli autoveicoli.

Perché non scenderà l’Iva su pane e pasta

L’ipotesi di azzerare l’Iva sui prodotti di prima necessità, come pane, pasta e latte, alla fine è saltata. A spiegare il perché, in un’intervista al Sole 24 Ore, è stato il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo: il rischio è che una misura del genere si trasformasse in un boomerang.

In particolare Leo ha spiegato che un’esenzione del genere andrebbe “a beneficio soltanto di chi il pane e il latte se lo può comprare, con il concreto rischio che la mancata detrazione dell’Iva per chi produce il pane o il latte finisca per andare a gonfiare i prezzi”. Inoltre, come sottolineato da più parti, un azzeramento dell’Iva su questi prodotti avrebbe un impatto molto modesto sulle tasche degli italiani.

La social card per acquistare prodotti di prima necessità

Il governo ha quindi scelto un’altra strada per aiutare le famiglie nell’acquisto di prodotti di prima necessità. L’esecutivo ha deciso di istituire un fondo da 500 milioni di euro per realizzare una Carta risparmio spesa, ovvero una social Card destinata ai redditi inferiori ai 15mila euro.

Questa carta verrà gestita dai comuni e servirà per acquistare beni di prima necessità. Si tratta, di fatto, di buoni spesa da utilizzare nei punti vendita aderenti con un’ulteriore “proposta di sconto su un paniere di prodotti alimentari”. Come ha detto Leo, l’idea è che siano i comuni a utilizzare queste risorse per distribuirle alle “famiglie e ai cittadini in difficoltà”.

Rottamazione quater e stralcio cartelle: i primi dettagli nella Manovra 2023

Nuova Rottamazione cartelle in Legge di Bilancio 2023: primi dettagli su ruoli ammessi a stralcio o definizione agevolata e termini di pagamento.

Il testo della Legge di Bilancio 2023 contiene numerose misure di cui non si era ancora data notizia in sede di presentazione alla stampa da parte dell’Esecutivo, mentre su alcune di quelle già note – come ad esempio la tregua fiscale–  emergono ulteriori tasselli che aiutano a comprendere meglio il quadro generale dei diversi capitoli in cui si articola la Manovra, con il dettaglio di alcune misure molto attese, come ad esempio il condono cartelle e la rottamazione dei debiti a ruolo.

In attesa del testo definitivo della Manovra, dunque, basandosi sulle linee tracciate dal testo della bozza (non ufficiale e dunque non definitivo), è possibile farsi un’idea più precisa di cosa ha in mente il Governo su alcuni capitoli particolarmente caldi come la definizione agevolata dei carichi pendenti (la “vecchia” pace fiscale).

Tregua fiscale

Per quanto concerne il capitolo tregua fiscale, nella bozza della Legge di Bilancio si esplicitano i termini dell’annullamento dei ruoli fino a mille euro e della rottamazione cartelle oltre tale soglia, rateizzabili in cinque anni senza sanzioni né interessi.

Condono cartelle mille euro

Lo stralcio cartelle fino a mille euro prevede che, ai fini del computo della soglia massima (al 1° gennaio 2023), rilevino anche interessi e sanzioni oltre alla quota capitale originariamente dovuta.

Si tratta dei debiti affidati all’agente della riscossione tra il 2010 e il 2015. Lo stralcio è automatico e non prevede richiesta dal parte del debitore, che si vede annullato il debito originario.

Sono automaticamente annullati, alla data del 31 gennaio 2023, i debiti di importo residuo, alla data di entrata in vigore della presente legge, fino a mille euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2015.

Oltre tale data si ricade nella nuova Rottamazione.

Rottamazione cartelle di importo superiore

Per la Rottamazione quater (riservata alle somme a ruolo oltre mille euro), nella bozza della legge di bilancio 2023, viene indicato come arco temporale di riferimento ampio, ossia quello che riguarda i debiti risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022. Su questo punto è fondamentale attendere il testo definitivo della Manovra per avere conferme.

Per le sanzioni amministrative legate a violazioni del codice della strada, la rottamazione si applica limitatamente agli interessi e alle somme maturate a titolo di aggio. Sono inoltre esclusi dalla definizione i carichi recanti:

  • risorse proprie e l’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione;
  • somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato;
  • crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;
  •  multe, ammende e sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna;
  • sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o degli obblighi contributivi e assicurativi agli enti previdenziali.

Piano di rateazione

Queste cartelle saranno rateizzabili in cinque anni senza sanzioni né interessi, ed è previsto uno specifico piano di pagamento:

  • versamento in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2023;
  • in alternativa in 18 rate tra il 2023 e il 2027
    • di cui le prime due (pari al 10% del dovuto) con scadenza 31 luglio 2023 e 30 novembre 2023,
    • le altre entro il 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre di ogni anno dal 2024.

NB: In caso di pagamento rateale, sono dovuti, a decorrere dal 1° agosto 2023, gli interessi al tasso del 2% annuo.

La Rottamazione quater è su richiesta: si deve fare domanda di definizione agevolata all’agente della riscossione comunicandolo per via telematica entro il prossimo 30 aprile (secondo le istruzioni che saranno fornite dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione) e specificando anche il numero di rate prescelto.

Il debitore, che aveva già iniziato a pagare e si ritrova ad aver già coperto l’intero importo dovuto secondo la definizione agevolata, deve comunque fare domanda di accesso alla Rottamazione per vedere la propria posizione regolarizzata i maniera definitiva.

Il governo Meloni, che si è sempre schierato contro, almeno nelle modalità con il quale è stato concepito, ha deciso la fine graduale del reddito di cittadinanza. Misura introdotta dai precedenti governi a sostegno delle classi sociali meno abbienti e con palese difficoltà ad ottenere un posto di lavoro.

Come cambierà nel 2023

La bozza del disegno di legge di Bilancio prevede che, dal primo gennaio 2024, la misura sia abrogata. Nel 2023 il beneficio sarà gradualmente cancellato per coloro che sono abili al lavoro. I cosiddetti occupabili sono individuati in base all’età e ai carichi familiari: devono avere tra 18 e 59 anni d’età e non avere in famiglia disabili, minori o anziani over 60. L’anno prossimo gli occupabili potranno avere il sussidio per non più di 8 mesi e dovranno partecipare per almeno sei mesi a un corso di formazione o riqualificazione, pena la perdita dell’assegno. Già dai primi mesi del 2023 non sarà più possibile presentare domanda per il Reddito di cittadinanza.

I percettori dell’assegno che non sono abili al lavoro, continueranno invece a ricevere la prestazione fino alla fine del 2023, poi, dal 2024, saranno assistiti con una nuova forma di sussidio, dedicato esclusivamente ai poveri, le cui modalità di accesso e di funzionamento saranno probabilmente individuate in uno dei disegni di legge di accompagnamento alla manovra. Su tutti gli aspetti della stretta al Reddito di cittadinanza c’è stata forte discussione sia prima sia durante il consiglio dei ministri. E quindi bisognerà attendere il testo definitivo.

Cosa accadrà nel 2024

Dal 2024, gli “occupabili” potranno ottenere, secondo le regole che verranno definite, una prestazione diversa: non più il Reddito, ma programmi di formazione e collocamento al lavoro. Nel 2023, anno di transizione verso il nuovo sistema, ci sarà anche una stretta sui controlli e sulle regole di decadenza dal sussidio: basterà rifiutare anche una sola offerta congrua di lavoro per perdere il sussidio. Con la stretta si risparmieranno 734 milioni di euro nel 2023

Siamo agli sgoccioli per aziende e lavoratori per sfruttare il nuovo tetto di non imponibilità fino a 3mila euro dei fringe benefit, cioè i beni e i servizi erogati dal datore di lavoro ai dipendenti, compresi i rimborsi degli importi spesi per pagare le bollette di acqua, gas ed elettricità. Il decreto legge Aiuti-quater, esaminato dal Consiglio dei ministri di giovedì 10 novembre, ha infatti aumentato da 600 euro a 3mila euro la soglia di esenzione fiscale e contributiva dei benefit.

Le agevolazioni oltre soglia

Oltre ad agevolare le aziende che prima della fine dell’anno volessero erogare nuovi aiuti ai lavoratori, la disposizione ha anche l’effetto di “condonare” le erogazioni effettuate nel 2022 che superano la precedente soglia di 600 euro (stabilità dal decreto Aiuti-bis). In caso di sforamento del tetto, infatti, in base alla disciplina ordinaria dei fringe benefit, confermata dalla recente circolare 35/E dell’agenzia delle Entrate, tutto il valore del benefit viene assoggettato a contributi e imposte (e non solo la differenza fra l’importo esente e la somma erogata). Innalzando la soglia a 3mila euro, il Governo ha voluto creare una fascia abbastanza ampia da far rientrare nell’esenzione anche importi più sostanziosi erogati finora.

I rimborsi ai lavoratori

Il decreto Aiuti-bis (Dl 115/2022) aveva già precedentemente aumentato l’importo da 250 a 600 euro per il solo 2022 e vi rientrano i benefit e le somme erogati entro il 12 gennaio 2023. La norma prevede anche i rimborsi ai lavoratori degli importi spesi per pagare le utenze domestiche di acqua, energia elettrica e gas, come sostegno per far fronte al caro bollette.

Il presidente del consiglio Giorgia Meloni l’ha soprannominata «una sorta di tredicesima detassata per aiutare i lavoratori a pagare le bollette». Dipenderà anche da quante aziende, in così breve tempo, saranno in grado di erogare somme elevate in fringe benefit.

Che cosa rientra nel benefit

Si può ritenere che i chiarimenti forniti delle Entrate con la circolare 35/E del 4 novembre valgano anche per la nuova versione della norma. L’allargamento della soglia di esenzione può continuare a intendersi dunque come un’agevolazione ulteriore, diversa e autonoma, rispetto al bonus carburante da 200 euro previsto dall’articolo 2 del Dl 21/2022.

La possibilità di erogare benefit detassati fino a 3mila euro si applica a tutti i titolari di redditi di lavoro dipendente e assimilati (quindi anche ai collaboratori), senza vincoli di reddito per accedere, e i benefit possono essere dati anche ad personam (senza la necessità di un accordo aziendale).

Le somme erogate o rimborsate ai dipendenti per le utenze domestiche potranno riguardare solo consumi effettuati nel 2022, relativi a immobili abitativi posseduti o detenuti, in base a un titolo idoneo, dal dipendente o dai suoi familiari (indicati nell’articolo 12 del Tuir), a condizione che ne sostengano effettivamente le spese. Sono comprese anche le spese per utenze intestate al condominio o al locatore, a patto che nel contratto sia previsto espressamente il riaddebito analitico delle stesse a carico del locatario (il lavoratore o i suoi familiari, a patto che ne sostengano le spese).

Come provare le spese

Il lavoratore dovrà presentare al datore di lavoro la documentazione che giustifichi la spesa sostenuta o, in alternativa, un’autocertificazione (in base al Dpr 445/2000) con la quale attesti il possesso della documentazione che prova il pagamento delle utenze, e gli elementi necessari per identificarle.

Il datore dovrà acquisire anche una autocertificazione che attesti che le spese non siano state oggetto di richiesta di rimborso anche presso altri datori di lavoro.

Calcoli e conguagli di fine anno

Come detto, in caso di superamento del limite di 3mila euro, il valore erogato al lavoratore concorre interamente a formare il reddito. Entro il mese di dicembre, i datori di lavoro si troveranno dunque costretti a effettuare conguagli fiscali in cedolino in favore dei lavoratori per i quali, alla luce della nuova soglia di non imponibilità, il limite risulterà non più superato.

Un caso tipico potrebbe riguardare gli assegnatari di un’auto aziendale a uso promiscuo: il valore determinato dalle tabelle Aci quale fringe benefit annuo risulta, infatti, per la maggior parte delle autovetture, inferiore alla nuova soglia. In questo caso, al lavoratore verranno conguagliati, a suo favore, le imposte e i contributi trattenuti nel corso del periodo d’imposta.

Ma le aziende potranno anche attuare nuove iniziative a favore dei dipendenti, tenendo a mente che lo sforamento anche di un solo centesimo del limite determina l’assoggettamento a tassazione e contribuzione ordinaria dell’intero importo riconosciuto, e che l’erogazione dovrà avvenire entro il 12 gennaio 2023.

Il 31 dicembre si avvicina ed la legge di bilancio è ancora un cantiere aperto. Oltre le misure contro il caro energia che faranno la parte del leone (rappresenteranno i due terzi di una manovra da circa 30 miliardi di euro), cominciano a prendere forma le proposte “residuali”. Ecco cosa potrebbe cambiare per i lavoratori dipendenti.

Flat tax incrementale in bilico

Se per autonomi e partite IVA si conferma la volontà di elevare la soglia entro cui applicare la tassa unica al 15% dagli attuali 65mila euro a 85mila euro, per la flat tax incrementale per dipendenti sembra non ci siano i fondi sufficienti.

Perché l’ipotesi di applicare ai lavoratori stipendiati una tassazione agevolata al 15% sugli aumenti di reddito misurati rispetto al picco del triennio precedente comporterebbe numeri ad oggi non sostenibili. Vero è che nelle stesse ore, però, il sottosegretario all’Economia Federico Freni, vicino alla Lega, non chiudeva del tutto la porta: «Ci stiamo lavorando, le cose buone hanno bisogno del tempo giusto».

Premi di produttività verso agevolazioni “rafforzate”

Strada diversa e più in discesa e quella sui premi di produttività, che già oggi fino a 3mila euro godono di una tassazione agevolata al 10%. Due le soluzioni al vaglio dell’esecutivo Meloni: dimezzare l’imposizione al 5% oppure confermare il 10%, però applicando il 15% nella parte che supera i 3mila euro.

Diverso ancora è il caso dei fringe benefit, il welfare aziendale esentasse, comprensivo negli ultimi mesi delle somme erogate dai datori di lavoro per il pagamento delle bollette da parte dei dipendenti: il decreto aiuti quater ha appena elevato da 600 a 3mila euro la soglia che non concorre alla formazione del reddito imponibile del lavoratore. Ma la misura, salvo proroghe, vale soltanto per il periodo d’imposta 2022

Taglio del cuneo «graduale»

In Italia oggi il cuneo fiscale ha raggiunto livelli allarmanti, tra i peggiori a livello internazionale: il 46,5%, ha calcolato l’Ocse, con punte vicine al 50% se si aggiungono oneri e contributi sociali. Non a caso il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi ,è tornato a sollecitare un «taglio forte» per «mettere 1.200 euro in tasca agli italiani».

Il governo procede sempre in maniera molto cauta cominciando con il rifinanziare con 3,5-4 miliardi il taglio del cuneo contributivo di 2 punti promosso dall’esecutivo Draghi, che scade a fine dicembre, a vantaggio dei lavoratori con redditi annui lordi fino a 35mila euro. Era stata la premier Giorgia Meloni, nel suo discorso di insediamento alle Camere, ad annunciare un intervento graduale per «arrivare a un taglio di almeno cinque punti del cuneo in favore di imprese e lavoratori», per «alleggerire il carico fiscale delle prime e aumentare le buste paga dei secondi».

«Ridurlo di cinque punti è obiettivo di legislatura»

Il punto fondamentale è stato ribadito martedì 15 novembre dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che aveva già anticipato un taglio in arrivo per due terzi a favore del lavoratore e per un terzo a favore dell’impresa: «Ridurre di cinque punti il cuneo fiscale è un obiettivo di legislatura. Lo dobbiamo fare gradualmente, anche perché deve essere compatibile con le risorse che abbiamo e che possiamo mettere in campo. Ricordo, anche a me stesso, che abbiamo un rapporto debito-Pil al 145%».

In sintesi, come ha sottolineato anche il viceministro Freni, «non ci si aspetti un taglio del cuneo netto di 5-6 punti tutti insieme».

Dopo un 2022 caratterizzato da rendimenti in discesa su azioni e obbligazioni, gli asset manager cominciano a guardare al 2023 come a una nuova fase di mercato che accompagnerà gli investitori per i prossimi 5 anni.
Dopo un lungo periodo di tassi prossimi allo zero, inflazione contenuta e rendimenti azionari interessanti siamo entrati in una nuova stagione caratterizzata da tassi in ascesa, ripresa dell’inflazione e il ritorno della volatilità su tutti gli asset.

Questo è il momento ideale per fare il check up al portafoglio investito o per impostare una corretta pianificazione che parta dall’analisi dei bisogni e sia funzionale al raggiungimento dei propri obiettivi.

Investire a lungo termine: Le parole del numero 1!

Warren Buffett, il guru di Omaha e fondatore di Berkshire Hathaway, è il prototipo dell’investitore di lungo periodo. Tanto che consiglia di acquistare un’azione solo se si pensa di tenerla in portafoglio minimo 10 anni, altrimenti non conviene averla nemmeno un giorno.
La regola generale, infatti, è che quanto più a lungo resta investito il capitale, tanto maggiore è il rischio che si può sostenere. In pratica, le obbligazioni portano a minori oscillazioni e rischi e a rendimenti più bassi rispetto alle azioni, pertanto gli investitori che hanno un orizzonte temporale d’investimento uguale o superiore a 5 anni possono permettersi di investire una quota più elevata del loro portafoglio in azioni e puntare sulla crescita del patrimonio.

Perchè investire a lungo termine?

  • La pianificazione di lungo periodo consente di mettere in portafoglio gli strumenti migliori con lo stesso profilo di rischio e consente anche di aumentare il profilo di rischio diminuendo la possibilità di subire delle perdite.
  • La pianificazione di lungo periodo consente una diversificazione ottimale di portafoglio calibrata a seconda della strategia e degli obiettivi, anche grazie al reinvestimento degli interessi ottenuti nel corso del tempo.
  • Avere come obiettivo temporale il lungo periodo mette al riparo dall’ansia della volatilità e dalle decisioni prese sull’onda degli choc di mercato. Consente di comprare e aspettare il risultato, senza monitorare quotidianamente le performance.
  • Investire nel lungo termine consente di puntare su tematiche macroeconomiche di lungo periodo che sono al riparo dalle oscillazioni di breve termine.
  • La più importante è quella di capitalizzare i rendimenti nei vari anni

Il motivo che porta i grandi investitori ad acquistare azioni o fondi d’investimento è la consapevolezza che il mercato azionario nel lungo periodo ti premia sempre! Negli ultimi 30 anni lo Standard & Poor 500 ha guadagnato in media l’8% annuo.

Come diversificare l’investimento nel lungo termine

Prevedere cosa accade nel lungo periodo e massimizzare il profitto è un esercizio difficile da sempre. L’economista inglese John Maynard Keynes che è passato alla storia anche per la battuta: “Nel lungo periodo saremo tutti morti”, voleva mettere in guardia dai trend secolari e dalla fallibilità delle previsioni, pur affermando che spesso si rivelano esatte. Per mettersi al riparo da previsioni errate la soluzione è la massima diversificazione di portafoglio che consente anche di calcolare bene il rischio che si corre in funzione del rendimento atteso.

Investire in fondi comuni per avere la massima diversificazione

Una strategia di investimento sicuramente errata è investire tutto su un singolo titolo obbligazionario o azionario, oppure su un unico prodotto finanziario. Adottare una corretta diversificazione vuol dire investire un capitale ingente su tanti strumenti finanziari diversi, ma una soluzione c’è: i fondi comuni di investimento offrono la possibilità, a fronte di un investimento contenuto, di beneficiare del grado di diversificazione massima grazie a un portafoglio molto ampio.

Nella selezione degli asset da mettere in portafoglio i gestori di fondi comuni adottano sempre una strategia di lungo periodo, individuando i trend che possono rendere di più con un orizzonte temporale decennale. In particolare, oggi investire a lungo termine sembra ancora più difficile rispetto al passato perché l’economia mondiale è nel bel mezzo di uno sconvolgimento strutturale che il World Economic Forum (WEF) ha definito “Quarta rivoluzione industriale”. Robotica, intelligenza artificiale ed economia digitale stanno cambiando abitudini di vita e lavoro.

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Rdc e autoimprenditoralità: quello che c’e da sapere

L’art. 8 del D.Lgs n.4 del 2019 stabilisce che:

“Ai beneficiari del RDC che avviano un’attività lavorativa autonoma entro i primi dodici mesi di fruizione del sussidio è riconosciuto in un’unica soluzione un beneficio addizionale pari a sei mensilità, nei limiti di 780 euro mensili, per un totale di 4.680 euro”.

In buona sostanza il meccanismo ricalca l’anticipazione già prevista per chi è in Naspi.

Per usufruire del bonus, il soggetto percettore del RDC deve comunicare l’inizio delle attività, entro un massimo di trenta giorni, presentando all’INPS il modello “COM Esteso”. Verificata la sussistenza dei requisiti, l’erogazione avviene entro il secondo mese successivo a quello della domanda, o con accredito sul conto corrente indicato dal richiedente, o con bonifico domiciliato, nel rispetto della soglia massima vigente per il pagamento in contanti.

Decreto aiuti quater: i punti principali

Il decreto aiuti Quater appena approvato presenta Tra le novità più importanti i “fringe benefit” aziendali fino a 3mila euro esentasse, la rateizzazione delle bollette per le imprese e anticipo rimodulazione Superbonus

Il governo, su proposta del ministro Giancarlo Giorgetti, ha approvato il decreto aiuti quater stanziando risorse per 9,1 miliardi di euro provenienti dall’extragettito fiscale autorizzato dal Parlamento per finanziare interventi contro il caro energia. Tra i punti principali e più discussi è prevista anche l’anticipazione della rimodulazione del Superbonus al 90% a partire dal 1° gennaio 2023.

All’interno del provvedimento è contenuto inoltre l’innalzamento fino a 3 mila euro dell’esenzione fiscale dei fringe benefit aziendali, la proroga fino a fine anno dei crediti d’imposta per le imprese che acquistano energia elettrica e gas, la proroga del taglio delle accise, la possibilità per le aziende di richiedere la rateizzazione delle bollette, l’aumento a 5 mila euro del tetto al contante e un contributo fino a 50 euro per gli esercenti che acquistano un registratore telematico, nonché un intervento a sostegno del terzo settore e l’esenzione delle imposte di bollo per le domande presentate per la richiesta di contributi a favore delle popolazioni colpite da emergenze.

“Abbiamo rinnovato e rafforzato la copertura per il mondo delle imprese contro il caro energia”, ha dichiarato il ministro Giorgetti nel corso della conferenza stampa tenuta all’indomani del Cdm.

Oltre alla conferma dei crediti d’imposta – ha aggiunto – c’è la possibilità per le aziende di rateizzare rispetto all’incremento delle bollette, che dovrebbe in qualche modo intervenire a mitigare almeno l’aspetto relativo alla liquidità, mentre un altro elemento di novità per le famiglie è la possibilità di riconoscere entro il 31 dicembre 2022 i ‘fringe benefit’ fino a 3mila euro esente da contribuzione“.

Superbonus: cosa cambia dal 1° gennaio?

Riguardo alla rimodulazione del Superbonus, Giorgetti ha difeso la scelta del governo di intervenire con decreto perché è un argomento di grandissimo interesse sul quale è necessario fare chiarezza, sottolineando che la decisione di concentrare la misura in modo selettivo verso i redditi medio bassi è una scelta a favore di chi non si può permettere di ristrutturare. “Le cose cambiano da oggi“, ha affermato il ministro che ha ribadito come si tratti anche di un intervento a tutela della finanza pubblica perché “non si è mai vista una misura che costasse così tanto per le casse dello Stato e che fosse a beneficio di pochi“.

Quali prospettive di crescita nel 2023?

Giorgetti è poi intervenuto a commento delle previsioni di crescita diffuse oggi dalla Commissione europea che indicano per l’Italia una crescita dell’0,3 nel 2023: “La Commissione condivide le nostre stime. È la prova che siamo sulla strada giusta: prudenza, realismo e responsabilità continueranno a essere i nostri criteri d’approccio anche per la prossima manovra”.

Le previsioni della Commissione vanno infatti confrontate con il quadro tendenziale presentato dal Governo nell’aggiornamento della Nadef, che prevede anch’esso una crescita dello 0,3%, e non tiene conto degli interventi che saranno contenuti nella prossima legge di bilancio e dei suoi effetti che, in via conservativa e prudente, potrebbero comportare una maggiore crescita, lo 0,6%, su base programmatica.

Le misure del decreto aiuti quater

Benefit aziendali esentasse
Aumento per tutto l’anno 2022 del tetto dell’esenzione fiscale dei cosiddetti fringe benefit aziendali fino a 3mila euro. Si tratta di una misura di welfare aziendale che punta a rendere più pesanti gli stipendi dei lavoratori, attraverso il rimborso anche delle utenze (acqua, luce e gas).

Proroga credito d’imposta a favore delle imprese contro caro bollette
Con uno stanziamento di 3,4 miliardi di euro è stato prorogato fino al 31 dicembre 2022 il contributo straordinario, sotto forma di credito d’imposta, a favore delle imprese e delle attività come bar, ristoranti ed esercizi commerciali per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale.

Confermate le aliquote potenziate del credito di imposta pari a:

  • 40% per le imprese energivore e gasivore
  • 30% per imprese piccole che usano energia con potenza a partire dai 4,5 kW

Proroga tagli accise carburanti
1,3 miliardi euro di finanziamento per la proroga dal 19 novembre 2022 e fino al 31 dicembre 2022 dello sconto fiscale sulle accise della benzina e del diesel che conferma il taglio di 30,5 centesimi al litro (considerato anche l’effetto sull’Iva). Per il GPL lo sconto vale 8 centesimi di euro ogni kg che sale a circa 10 centesimi considerando l’impatto sull’Iva.

Confermata inoltre la riduzione dell’Iva al 5% per l’acquisto di gas naturale per autotrazione (metano).

Sostegno per fronteggiare il caro bollette
Per fronteggiare l’incremento dei costi dell’energia le imprese potranno richiedere ai fornitori la rateizzazione, per un massimo di 36 rate mensili, degli importi dovuti relativi alla componente energetica di elettricità e gas naturale per i consumi effettuati dal 1 ottobre 2022 al 31 marzo 2023 e fatturati entro il 30 settembre 2023.

Al fine di assicurare la più ampia applicazione della misura, SACE S.p.A., è autorizzata a concedere una garanzia pari al 90% degli indennizzi generati dalle esposizioni relative ai crediti vantati dai fornitori di energia elettrica e gas naturale residenti in Italia. La garanzia è rilasciata a condizione che l’impresa non abbia approvato la distribuzione di dividendi o il riacquisto di azioni negli anni per i quali si richiede la rateizzazione, sia per sé stessa che per quelle del medesimo gruppo.

Misure per l’incremento della produzione di gas naturale
Al fine di contribuire al rafforzamento della sicurezza degli approvvigionamenti di gas naturale è previsto un finanziamento a copertura delle spese sostenute dal GSE (Gestore dei servizi energetici).

E’ stato prorogato dal 31 dicembre 2022 al 31 marzo 2023 il termine entro il quale il Gse potrà cedere a prezzi calmierati il gas naturale.

Sono previste inoltre, al fine di incrementare la produzione nazionale di gas naturale, l’aumento delle quantità estratte da coltivazioni esistenti in zone di mare e l’autorizzazione di nuove concessioni tra le 9 e le 12 miglia.

Credito d’imposta per acquisto registratore telematico
Stanziati 80 milioni di euro per la concessione di un credito d’imposta agli esercenti per la trasmissione della fattura telematica all’Agenzia delle entrate. Il contributo è pari al 100% della spesa sostenuta, fino a 50 euro per ogni registratore telematico acquistato.

Tetto al contante
Dal 1° gennaio 2023 la soglia per il pagamento in contanti passa da 1.000 a 5.000 euro.

Superbonus
Anticipazione della rimodulazione al 90% per le spese sostenute nel 2023 per i condomini e introduzione della possibilità di accedere, anche per il prossimo anno, al beneficio da parte dei proprietari di singole abitazioni, a condizione che si tratti di prima casa e si trovino sotto una determinata soglia di reddito (15mila euro l’anno innalzandole in base al quoziente familiare).

Il superbonus si applica invece al 110% fino al 31 marzo 2023 per le villette unifamiliari che abbiano completato il 30% dei lavori entro il 30 settembre 2022.

Per i condomini il 110% si applica per chi delibera in assemblea e presenta documenti (Cilas) entro il 25 novembre 2022, mentre diventa del 90% per coloro che non hanno deliberato in assemblea fino ad oggi, in considerazione del decreto aiuti quater.

Esenzioni in materia di imposte
Per il settore dello spettacolo (cinema, teatri, sale per concerti) non è dovuta la seconda rata IMU per gli immobili, a condizione che i proprietari siano anche gestori delle attività.

Altri interventi
Stanziati ulteriori 100 milioni per rinnovo del rinnovo economico del contratto del comparto istruzione ricerca.

Esenzione imposta di bollo emergenze. Si introduce una disposizione che prevede, a regime, l’esenzione dall’imposta di bollo per le domande presentate per la richiesta di contributi, aiuti o sovvenzioni, comunque denominati, a favore delle popolazioni colpite da eventi calamitosi.

Aumento pensioni, da quando?

La rivalutazione delle pensioni che scatterà dal primo gennaio 2023 porta aumenti all’assegno previdenziale che i pensionati italiani non vedevano dagli anni ’80. Parliamo di un salto che va dai 38 aia 150 euro al mese. Il decreto ministeriale firmato dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, dà il la all’indicizzazione all’andamento dell’inflazione 2022. Parliamo di un adeguamento del 7,3%. Un’ aiuto indiretto dovuto dal caro energia che ha portato l’inflazione ai massimi dal 1980.

Perchè un aumento cosi corposo?

La maxi-rivalutazione delle pensioni è calcolata in via provvisoria, dal momento che è stata fissata in base ai prezzi al consumo forniti dall’Istat il 3 novembre 2022. “Ma la proiezione per i mesi di novembre e dicembre potrebbe essere al di sotto del dato effettivo di fine anno. La rivalutazione potrebbe pertanto ulteriormente salire. In questo caso il prossimo anno i pensionati vedrebbero arrivare anche un conguaglio, come è già accaduto quest’anno”, scrive il Sole 24 ore.

Di quanto sarà l’aumento?

A usufruire in forma piena dell’indicizzazione saranno i titolari di assegni “fino a 4 volte il minimo Inps, che è di 525,38 euro mensili”. Chi prende la pensione minima avrà un aumento mensile di 38 euro netti, chi prende mille euro lordi vedrà il trattamento salire di 52 euro. Le pensioni da 1.500 euro lordi aumenteranno di  110 euro lordi (75 euro netti), quelle da 2mila di 146 euro lordi che diventano 100 euro netti. Per quanto riguarda gli assegni più ricchi, quelli da 2.500 euro lordi aumenteranno di 180 euro lordi (111 netti), e le pensioni da 4mila euro cresceranno di 260 euro lordi, ossia 150 euro netti al mese.  Anche nel 2023 lo schema per l’indicizzazione delle pensioni sarà quello adottato quest’anno.