Archiviata la manovra di bilancio, il governo Meloni si è messo già al lavoro per la riforma fiscale più importante che riguarda il reddito delle persone fisiche, l’IRPEF!

La situazione attuale prevede 4 aliquote e 4 scaglioni di reddito:

1° scaglione da 0 a 15.000 euro di reddito – aliquota 23%

2° scaglione da 15.001 a 28.000 euro di reddito – aliquota 25%

3° scaglione da 28.001 a 50.000 euro di reddito – aliquota 35%

4 scaglione da 50.001 di reddito – aliquota 43%

 

Allo studio del governo la possibilità di scendere da 4 a 3 aliquote e dei rispettivi scaglioni. Non, dunque, quella flat tax invocata dai leghisti, ma comunque un sostanziale intervento di semplificazione.

Sull’Irpef, oltre che andare verso tre aliquote, l’obiettivo è la creazione di un modello duale che distingua i redditi da lavoro, che saranno soggetti a progressività, dai redditi da investimenti (capitali e immobiliari) per i quali ci sarà un’imposta proporzionale.

I tre scaglioni di reddito e le rispettive aliquote dovrebbero essere le seguenti:

1° scaglione da 0 a 15.000 euro di reddito – aliquota 23%

2° scaglione da 15.001 euro di reddito a 50.000 aliquota 27%

3° scaglione da 50.000 – aliquota 43%

Per i redditi fino a 15.000 euro non ci sono sostanziali cambiamenti, si precisa inoltre che  fino a 8.174,00 euro è prevista la cosiddetta “no tax area”: i contribuenti che percepiscono redditi fino al limite indicato “non dovranno pagare tasse”, in quanto l’imposta non è dovuta.

Il maggior risparmio fiscale si avrà per la fascia centrale dei contribuenti, quelli che hanno un reddito superiore ai 15.000 euro lordi annuali. Da tale importo in poi, grazie al calo dell’aliquota da 35% al 27% il risparmio fiscale sarà notevole, quasi 120 euro in più al mese quindi circa 1400 euro annui.

Sarà la manovra fiscale più importante degli ultimi anni. L’obiettivo sarà quello di abbassare il peso fiscale a carico dei privati e delle aziende, che, in Italia è il più alto a livello europeo.

L’anno appena trascorso è stata considerata, dagli esperti del settore finanziario, la tempesta perfetta. Il 2022 è stato caratterizzato dal crollo dei mercati azionari, dal collasso del sistema cripto (vedi crollo Terra-luna e fallimento exchange FTX) e dall’aumento dei tassi di interesse al fine di contrastare l’impennata dell’inflazione.

I mercati azionari, analizzati sia come indici sia come azioni hanno subito l’anno peggiore dal 2008 (l’anno della crisi dei mutui subprime). Il Dow Jones ha perso l’ 8%. E’ andata peggio al Nasdaq che ha subito una perdita del 33%. Anche l’indice azionario italiano ha subito un calo vicino al 10%.

Ma come sempre accade alla discesa dei mercati azionari si contrappone l’aumento dei rendimenti dei titoli obbligazionari. Oggi il rendimento del BTP italiano a 30 anni ha raggiunto il 4,70% netto.

I Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) sono titoli di debito (obbligazioni) a medio-lungo termine emessi dal Dipartimento del Tesoro (Ministero dell’Economia e delle Finanze) con cedola fissa posticipata pagata semestralmente. I BTP possono essere emessi con scadenze pari a 3, 5, 7,10, 15, 20, 30 e 50 anni.

In un periodo congiunturale come quello attuale, l’investimento in obbligazioni potrebbe essere la scelta giusta per due motivi:

  • Salvaguardare il pote.e di acquisto contro l’inflazione;
  • Ottenere un rendimento annuo garantito.

Se oggi ad esempio un trentenne decidesse di investire una somma di 30.000 euro, sarebbe sicuro di avere a scadenza quasi 70.000 Euro.

Per un giovane potrebbe essere un lungimirante investimento essendo un investimento sicuro e redditizio.

Se il periodo vi sembra troppo lungo vediamo ora la soluzione intermedia. Il BTP a 10 anni presenta ad oggi un rendimento annuo del 3,56%. Ciò significa che investendo 30.000 euro, tra 10 anni si avrebbe un guadagno netto di circa 10.000 euro.

Oggi il mercato obbligazionario sta ritornando alla ribalta data la crisi dei mercati azionari, ed è decisamente, per chi non vuole rischiare il suo capitale, un’ottima idea di investimento.

Non abbiamo fatto neanche a tempo a salutare il 2022, anno caratterizzato da aumenti senza precedenti, utenze gas e luce in primis, che una nuova stangata di aumenti arriveranno fino a partire dal 1° Gennaio.

Non avendo, il governo, confermato il taglio delle accise sui carburanti, essi subiranno subito un aumento di 18 centesimi a litro sin dall’1 gennaio. Il prezzo della benzina arriverà subito a sfiorare i 2 euro a litro.

Cosa analoga per i pedaggi autostradali, che dopo anni di blocco, subiranno un aumento di circa il 2%.

Nel 2023 gli italiani rischiano quindi di andare incontro ad una nuova stangata media da +2.435 euro a famiglia a causa dei rincari di prezzi e tariffe. Quello appena descritto è uno scenario che verrà valutato mese dopo mese in base anche al price cap sul tetto del gas, gli andamenti dei mercati finanziari e le scelte delle varie banche centrali.

Gli esperti concordano, che almeno per i primi sei mesi dell’anno, le utenze gas e luce rimarranno il grave problema da affrontare per le tasche degli italiani, anche se i primi giorni del nuovo anno sono stati caratterizzati da una continua discesa del prezzo del gas alla borsa di Amsterdam, con conseguenze dirette sui prezzi al dettaglio e sulle tariffe dei servizi. In particolare i prodotti alimentari rimarranno su livelli elevati ed anche altri settori, dalle assicurazioni ai servizi telefonici, invertiranno nel nuovo anno il trend discendente e torneranno a registrare aumenti.

Prendendo in esame le principali voci di spesa a carico dei cittadini come ad esempio gli alimentari, che rappresentano una delle voi più importanti dei consumi delle famiglie, nel 2023 i prezzi al dettaglio dovrebbero iniziare un lento calo rispetto ai livelli attuali, ma rimarranno comunque su livelli elevati, determinando a parità di consumi una maggiore spese di circa 507 euro.

Anche i trasporti subiranno un deciso aumento dei prezzi (+490 euro in media) per effetto delle tariffe che risentono della crisi energetica e dello stop al taglio delle accise sui carburanti, mentre per le strutture ricettive e la ristorazione gli aumenti saranno decisamente più contenuti.

Aumenti che colpiranno anche il comparto assicurativo e quello della telefonia con aumenti rispettivamente di 12 e 18 euro annui.

Per i servizi bancari si prevedono aumenti di minore entità (circa 9 euro) per la sola tenuta del conto del corrente, chi ha acceso un mutuo a tasso variabile deve mettere in conto una maggiore spesa per le rate pari a 1.260 euro nel 2023, come effetto dei rialzi dei tassi decisi a dicembre dalla Bce e dei prossimi aumenti annunciati dalla Lagarde per il nuovo anno.

Capitolo a parte invece deve essere affrontato per le tasse e imposte locali, anch’esse dovrebbero subire un aumento pari a 45 euro, per effetto delle decisioni di molti Comuni di ritoccare al rialzo la tassazione per recuperare le perdite subite nel 2022 a causa del caro-bollette.

 

Con l’approvazione da parte del Senato, il provvedimento è legge. Dal 1° gennaio del 2023 entreranno in vigore subito una serie di norme con cui gli italiani tenteranno di combattere la crisi economica: le norme sul taglio del cuneo fiscale, quelle sulle pensioni, il taglio dell’Iva su alcuni prodotti sensibili (come assorbenti e latte in polvere), fino alle novità che interessano il bonus mobili e quello per i mutui under 36.

Flat tax

Viene aumentato da 65.000 a 85.000 il limite dei ricavi e onorari che autonomi e professionisti non devono superare per beneficiare del regime fiscale agevolato con tassazione fissa al 15%. Come già detto nei precedenti articolo l’aliquota è ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività.

Leggi anche: il regime forfettario è davvero conveniente? 

Limite al contante

Cavallo di battaglia dei partiti di maggioranza durante la campagna elettorale, il limite al tetto al contante, dal 1° gennaio, cambia ancora e passa da 1.000 a 5.000 euro. Il limite all’utilizzo del contante è stato oggetto negli anni di numerose modifiche sua in aumento che in diminuzione. Negli anni, tale limite, è stato variato più volte in base all’alternanza dei governi e i propri orientamenti di natura finanziaria.

Taglio del cuneo

Il taglio del cuneo fiscale  che entrerà in vigore dal prossimo 1 gennaio prevede l’esonero parziale per l’anno 2023 pari a 0,8 punti percentuali sulla quota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore dipendente (già incrementato di 1,2 percentuali nel secondo semestre 2022). Inoltre stabilisce che la misura dell’esonero sia incrementata di un ulteriore punto percentuale (per un totale, quindi, di 3 punti percentuali).

Giù l’Iva per assorbenti e latte in polvere

Per venire incontro all’aumento del carrello della spesa, il governo è intervenuto abbassando le aliquote IVA di alcuni beni essenziali. Ad esempio scende al 5 per cento l’Iva per assorbenti tamponi, anche compostabili e lavabili. Viene ridotta sempre al 5% l’Iva per il latte in polvere o liquido, per l’alimentazione dei lattanti o dei bambini nella prima infanzia, per preparazioni alimentari di farine, semole, semolini, amidi, fecole o estratti di malto per l’alimentazione dei lattanti o dei bambini; viene inoltre abbassata l’aliquota anche sui pannolini e sui seggiolini per automobili. Si precisa che il calo dell’iva riguarda tutte le vendite al dettaglio.

Per il 2023 è prorogata l’agevolazione per l’acquisto prima casa per under 36., misura fondamentale  he ha permesso a tante giovani famiglie, che avessero i requisiti, di acquistare la loro “prima casa” con garanzia dello stato.

L’accesso ai mutui garantiti viene prorogato dal 31 dicembre 2022 al 31 dicembre 2023. Il regime speciale, introdotto dall’articolo 64, comma 3, del  “Sostegni-bis”, convertito con modificazioni dalla legge n. 106 del 2021, prevede:

  • la misura massima della garanzia rilasciata dal Fondo è stata elevata dal 50 fino all’80 per cento della quota capitale,
  • qualora in possesso di un indicatore della situazione economica equivalente ISEE non superiore a 40 mila euro annui
  • per mutui di importo superiore all’80 per cento del prezzo dell’immobile, compreso di oneri accessori.

Bonus mobili

Il bonus mobili scende da 10.000 euro a 8.000 euro (importo leggermente aumentato dai 5.000 euro precedentemente previsto) l’importo della detrazione prevista per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla classe A per i forni, alla classe E per le lavatrici, le lavasciugatrici e le lavastoviglie, alla classe F per i frigoriferi e i congelatori, per le apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione, che resta l’elemento fondamentale per accedere alla detrazione.

Quota 103

In tema pensionistico, viene messa in atto Quota 103, che nel 2023 potrà essere utilizzata per 12 mesi da chi al 1° gennaio avrà maturato 62 anni d’età e 41 anni di versamenti. Il diritto alla pensione anticipata conseguito entro il 31 dicembre 2023 potrà essere esercitato anche successivamente a questa scadenza.

Opzione donna

Ulteriori novità presenta nell’ Opzione donna. Attualmente, e fino al 31 dicembre, l’uscita anticipata, con il ricalcolo contributivo dell’assegno, è consentita alle lavoratrici che abbiano maturato 58 anni d’età (59 se “autonome”) e 35 anni di versamenti. Con quota 103 questa via d’uscita sarà accessibile, avendo raggiunto i 60 anni di età, solo alle lavoratrici che siano in possesso, alternativamente, di specifici requisiti: assistano il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave; abbiano un’invalidità civile uguale o superiore al 74%; siano lavoratrici licenziate o dipendenti da imprese per le quali è attivo un tavolo per la gestione della crisi aziendale.

La detrazione per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici è stata confermata anche per il 2023 e il 2024-

La commissione Bilancio prevede che per  tali annualità l’ammontare con l’acquisto di mobili ma anche grandi elettrodomestici green, in caso di interventi di ristrutturazione della casa (elemento imprescindibile per beneficiare della detrazione in oggetto) si può chiedere una detrazione del 50% delle spese fino a 8mila euro, il limite precedentemente previsto era di 5.000 euro.

Come specificato sul sito dell’Agenzia delle Entrate, il bonus in questione è una detrazione Irpef per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione. La detrazione, per l’anno 2022 andava calcolata su un importo massimo di 10mila euro.

La somma detratta deve essere ripartita in dieci quote annuali di pari importo e verrà portata tra le detrazioni nella dichiarazione dei redditi. I pagamenti devono essere effettuati con bonifico bancario, carta di debito o credito. Non è consentito, invece, pagare con assegni bancari, contanti o altri mezzi di pagamento. Negli anni l’importo massimo detraibile è stato in continua discesa, passando dai 16.000 del 2021, ai 10.000 del 2022 fino agli 8.000 del 2023.

Può beneficiare della detrazione chi acquista entro il 31 dicembre 2024 mobili ed elettrodomestici di classe non inferiore alla classe A per i forni, alla classe E per le lavatrici, le lavasciugatrici e le lavastoviglie, alla classe F per i frigoriferi e i congelatori. L’intervento di ristrutturazione edilizia deve essere realizzato a partire dal 1° gennaio dell’anno precedente a quello dell’acquisto dei beni.

Il limite massimo di spesa riguarda la singola unità immobiliare, comprensiva delle pertinenze, o la parte comune dell’edificio oggetto di ristrutturazione. Quindi, prosegue il sito delle Agenzie delle Entrate, il contribuente che esegue lavori di ristrutturazione su più unità immobiliari avrà diritto più volte al beneficio.

Possono essere comprese anche le spese di trasporto e di montaggio dei beni acquistati, se sostenute con le modalità di pagamento previste.

Per l’acquisto di elettrodomestici è obbligatorio effettuare la comunicazione all’Enea con i dati dell’acquirente e dell’immobile in cui viene inserito l’elettrodomestico, oltre ai dati relativi alla potenza assorbita e la classe energetica di quest’ultimo. L’invio va fatto entro 90 giorni dal collaudo/installazione dell’elettrodomestico.

Il mancato invio della comunicazione non fa decadere il diritto alla detrazione, ma rimane consigliabile farlo, in quanto l’Enea redige annualmente un documento contenente lo stato di efficientamento energetico del Paese.

“L’innalzamento del tetto del bonus mobili e elettrodomestici da 5mila a 8mila euro per il 2023 è un ottimo risultato per la filiera del legno-arredo e per famiglie e giovani che potranno usufruire di un aiuto concreto soprattutto in un momento di grande difficoltà, dovuto all’inflazione che corre, al caro energia e alla perdita di potere d’acquisto”, ha commentato il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin

Nel corso del 2022, anno caratterizzato dalla presenza di innumerevoli nuovi bonus, quello che sicuramente ha riscosso maggiore interesse è stato senza dubbio il bonus psicologo. Basti pensare che sono state presentate circa 420.000 domande sul sito inps.

La pandemia da covid-19, che ha comportato forse il periodo più buio del recente passato, con il lockdown, ha causato, a innumerevoli persone di tutte le età, problemi psicologici, stati di ansia, paura, vivendo in maniera difficile il loro quotidiano.

Il governo in tal senso è venuto incontro alle esigenze di queste centinaia di migliaia di cittadini, creando un fondo che sostenga le spese per le sedute di psicoterapia, con un voucher di 50 euro a seduta.

La buona notizia è che non solo tale bonus sia stato confermato anche per l’anno 2023 ma che tale misura diventa strutturale e dal prossimo anno il contributo passerà da un massimo di 600 euro a persona a 1.500 euro. Dal 2024 in poi sarà finanziato con 8 milioni annui (cifra comunque molto bassa).

Ciò significa che il bonus psicologo non necessità più di rinnovi e che il contributo a sostegno delle spese di psicoterapia sia diventato duraturo soprattutto in un periodo cosi difficile tra covid, guerra e crisi economica.

Inoltre, il contributo previsto per il 2022, di 600 euro a persona, sarà innalzato a 1.500 euro per ogni richiedente. Dovrebbe restare invariato il requisito di accesso legato al valore dell’ISEE.

Dal 2023 sarà possibile, dunque, richiedere annualmente l’agevolazione introdotta inizialmente per l’anno in corso. Come si legge nel testo dell’emendamento, infatti, la misura sarà finanziata con:

  • 5 milioni di euro per il 2023;
  • 8 milioni di euro al partire dal 2024.

Si alza considerevolmente, dunque, la somma che i richiedenti possono ottenere a sostegno delle spese di psicoterapia, visto anche il grande successo in termini di domande presentate fino allo scorso ottobre.

requisiti di accesso, legati al valore ISEE, dovrebbero essere mantenuti invariati, con la soglia massima di 50.000 euro.

Resta però il dubbio sul numero effettivo di persone che riusciranno ad accedere al contributo. Infatti per il 2022 sono stati stanziati 25 milioni di euro e solo il 10% dei richiedenti è riuscita ad ottenere l’agevolazione per via del numero elevato richieste presentate.

Inoltre, con il contributo massimo più elevato la platea di beneficiari potrebbe restringersi ulteriormente.

Il bonus cultura è salvo! Nelle ultime settimane si era dibattuto se confermarlo o meno e con le stesse modalità, invece il governo Meloni ha fatto di più, lo ha raddoppiato (a partire dal 2024), confermando per i 18 il bonus 18App che resterà in vigore anche nel 2023. Tutti i giovani neomaggiorenni riceveranno 500 euro per fare acquisti nel settore culturale. Dal 2024, poi, sarà sostituito da due misure simili, una Carta della cultura e una Carta del merito, una con un criterio di Isee e una legata al voto di diploma.

Dopo settimane di dibattito sulla conferma o meno del bonus cultura, nel 2023 si applicherà ancora il meccanismo della 18App: 500 euro, per acquisti culturali, a tutti coloro che hanno compiuto 18 anni nel 2022, quindi i nati nel 2004. Il governo Meloni ha già inserito nella manovra che dal 2024 i bonus saranno due, cumulabili fino a 1.000 euro.

Il sottosegretario all’Economia Federico Freni, infatti, ha chiarito che “per ragioni contabili” nel 2023 il bonus cultura sarà pagato con le vecchie regole. Quando la manovra è tornata alla commissione Bilancio della Camera per degli aggiustamenti, è emerso che non era possibile effettuare la riforma già a partire dall’anno prossimo, a causa di ostacoli tecnici. I nati nel 2004, quindi, riceveranno 500 euro da spendere in libri, musei, eventi culturali, biglietti di concerti o di teatro, a prescindere dalla loro situazione economica e dai risultati scolastici.

Cosa accadrà dal 2024

La riforma del governo Meloni per quanto riguarda il bonus cultura ai maggiorenni resta comunque nella manovra, semplicemente inizierà un anno dopo. Come detto, i nuovi bonus che sostituiranno la 18App saranno due. Da una parte la Carta della cultura, rivolta solo a chi ha un Isee inferiore alla soglia di 35mila euro. Dall’altra, la Carta del merito, che andrà a chi avrà un voto di diploma di 100/100, cioè il massimo dei voti.

Le carte, secondo quanto previsto dalla legge di bilancio, saranno del valore di 500 euro ciascuna, e saranno cumulabili. i Beneficiari saranno gli studenti e le studentesse con un Isee sotto i 35mila euro e se prenderanno 100 (oppure 100 e lode) nel loro diploma potranno ottenere fino a 1000 euro.

Con i due bonus ottenuti, si potranno fare gli stessi acquisti già previsti per 18App: libri, teatri, musei, eventi culturali. Il governo avrà un vantaggio economico di circa 40 milioni di euro perché saranno esclusi tutti coloro che hanno un Isee superiore ai 35mila euro e che non prendono 100 alla maturità.

Il governo sottolinea, per voce di Federico Mollicone “non solo non sarà cancellata la carta per i giovani, ma anzi il centrodestra raddoppia coinvolgendo anche tutte le categorie”, mettendo il peso sul fatto che uno studente con Isee basso e voto di diploma alto potrà avere fino a 1000 euro. “Vogliamo premiare il merito, per noi come abbiamo sempre detto è un pregio. Il nostro intervento è volto a favore delle istanze sociali e del merito”.

A preoccuparsi è anche chi vende libri. Ricardo Franco Levi presidente dell’Associazione italiana editori (Aie), che ha potuto beneficiare delle ricadute della 18App, ha commentato così: “Una scelta profondamente dannosa per il mondo del libro, proprio quando gli ultimi dati segnalano un brusco calo delle vendite nelle librerie. Non solo la soglia Isee esclude una parte rilevante dei ragazzi, ma le complicatissime procedure necessarie ad accedere al provvedimento scoraggeranno anche tutti gli altri”.

Aumentata ad € 15.000,00 la soglia dell’Isee per accedere alle agevolazioni sulle bollette della luce e del gas per il primo trimestre 2023. Per le famiglie con almeno 4 figli a carico il tetto resta fermo a 20.000 euro.

Cambia il tetto ISEE per accedere ai bonus luce e gas. La nuova Manovra ha innalzato la soglia a 15.000 euro per dare a più famiglie l’opportunità di beneficiare delle agevolazioni e ottenere lo sconto in bolletta nel primo trimestre 2023. Restiamo in attesa di ulteriori novità per i trimestri successivi.

Non è stato invece modificato il tetto ISEE per le famiglie numerose, in questo caso, chi ha 4 o più figli a carico potrà accedere alle agevolazioni il nucleo familiare con ISEE inferiore a 20.000 euro.

Come funziona il bonus luce e gas

Il bonus è automatico! L’unico adempimento da fare è la richiesta dell’isee. Non va compilata alcuna pratica; lo sconto in bolletta arriva, dunque, automaticamente.

Oltre all’innalzamento del tetto isee, il governo ha confemato anche l’azzeramento degli oneri di sistema e il taglio dell’IVA al 5% per il gas per aiutare le famiglie ad affrontare il caro bollette. L’ammontare effettivo dei bonus verrà presto fissato da ARERA che informerà i consumatori nei prossimi giorni in merito all’importo dello sconto in bolletta.

Il valore del bonus è comunque legato a una serie di elementi: numero di componenti del nucleo familiare per quanto riguarda la luce e numero di componenti del nucleo familiare, zona climatica dove è ubicata la fornitura, tipo di utilizzo del gas (riscaldamento, acqua calda e cottura o soltanto acqua calda sanitaria e cottura) per quanto concerne il gas.

A beneficiarne non saranno tutti i lavoratori, ma solo i dipendenti del terziario e quanti operano nella Grande Distribuzione. La platea dei beneficiari è comunque ampia raggiungendo almeno tre milioni di italiani

Il Bonus fa parte di «Protocollo Straordinario» per il settore del Terziario raggiunto con l’obiettivo di fornire ai lavoratori del settore un sostegno economico concreto in questo contesto caratterizzato da rincari energetici. Inoltre, è previsto anche un aumento di 30 euro sulla paga base. Tutto ciò dipende anche dalla questione rinnovo dei va CCNL, dal 2019 si aspetta il rinnovo e quindi tali aumenti sono stati fatti per venire incontro a tale situazione.

Il bonus di 350 euro lordi è un sostegno una tantum, quindi non arriverà ogni mese. Precisato questo, il contributo verrà erogato in due tranche. I primi 200 euro arriveranno con la busta paga di gennaio, mentre per i restanti 150 euro si deve aspettare lo stipendio di marzo.

Scatterà dal mese di aprile invece l’aumento di 30 euro per i lavoratori inquadrati nel quarto livello. L’aumento sarà parametrato anche su altri livelli di inquadramento, quindi non solo il quarto.

Infine per quanto riguarda l’aspetto dei rinnovi, l’accordo è stato siglato il 12 dicembre e, come spiega la nota congiunta dei sindacati è «da intendersi come un passaggio in attesa di definire la parte normativa e salariale dei Ccnl di settore.

Il governo Meloni ha confermato, con grande sospiro di sollievo tirato da migliaia di famiglie, anche per il 2023 il bonus asili nido! Esso è ritenuto dall’esecutivo indispensabile per sostenere le famiglie contro il carovita.

Il valore del bonus asilo nido viene calcolato in base all’Isee e nel 2022 è stato rimodulato nei tre seguenti scaglioni:

  • fino a 3.000 euro per le famiglie con Isee fino a 25.000 euro;
  • fino a 2.500 euro per le famiglie con Isee da 25.000 euro euro a 40.000 euro;
  • fino a 1.500 euro (136,37 euro mensili) per le famiglie con Isee da 40.000 euro in su.

La domanda per il contributo può essere presentata dal genitore del minore nato o adottato per due motivi. Il primo: il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido pubblici e privati autorizzati (“Contributo asilo nido”). Il secondo: l’utilizzo di forme di supporto presso la propria abitazione a favore di bambini, al di sotto dei tre anni, affetti da gravi patologie croniche (“Contributo per introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione”).

Per il bonus asilo nido è previsto il pagamento di un buono annuale, suddivisibile in undici mensilità, da corrispondere in base alla domanda del genitore che lo richiede. Si precisa che oltre gli asili pubblici, anche gli “Asili nido privati autorizzati” rientrano tra i soggetti che garantiscono il bonus asilo nido e si intendono quegli asili che hanno ottenuto l’autorizzazione all’apertura e al funzionamento da parte dell’ente locale competente. Il genitore richiedente dovrà inerire nella domanda se l’asilo nido frequentato dal minore sia pubblico o privato autorizzato e indicare, in quest’ultimo caso, oltre alla denominazione e al codice fiscale della struttura, anche gli estremi del provvedimento autorizzativo. Restano quindi esclusi tutti gli altri servizi come le ludoteche o i baby parking,

La seconda tipologia di erogazione, Contributo per introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione ,prevede  un contributo annuo al fine di favorire l’introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione in favore dei bambini al di sotto dei tre anni, impossibilitati a frequentare gli asili nido in quanto affetti da gravi patologie croniche. Il genitore che presenta la domanda deve risultare convivente con il figlio beneficiario dell’agevolazione. Altro elemento chiave e la presentazione da parte del genitore richiedente di un’attestazione rilasciata dal pediatra che dichiari l’impossibilità del bambino a frequentare gli asili nido in ragione di una grave patologia cronica per tutta la durata dell’anno scolastico. In questo caso specifico l’Istituto eroga il contributo in un’unica soluzione, direttamente al genitore richiedente fino all’importo massimo concedibile.