Il taglio al cuneo fiscale e la decontribuzione per le assunzioni

Salirà il taglio del cuneo, ma solo per le retribuzioni basse, fino a 20mila euro lordi, secondo la bozza. I lavoratori dipendenti con questo livello di salario annuo pagheranno, nel 2023, tre punti percentuali in meno di contributi previdenziali. Verseranno cioè all’Inps il 6% circa della retribuzione lorda anziché il 9%. Tre punti in meno di contributi che resteranno così in busta paga, facendo aumentare la retribuzione netta (senza effetti sulla futura pensione, perché sarà lo Stato a versare la differenza all’Inps). Per i lavoratori dipendenti con retribuzioni lorde tra 20 e 35 mila euro, invece, non cambierà nulla: il taglio dei contributi resterà di due punti, come quello deciso dal precedente governo per il solo 2022 (l’esecutivo Draghi aveva infatti concesso due punti in meno per tutte le retribuzioni fino a 35mila euro).

Flat tax fino a 85 mila euro

Anche per le partite IVA nuove incoraggianti novità. Sale ad € 85.000 il tetto di ricavi che consente a lavoratori autonomi e professionisti di beneficiare dell’aliquota unica del 15% sostitutiva di Irpef, Irap e Iva. Attualmente sono interessati alla flat tax circa 2,1 milioni di partite Iva. Sulla base delle simulazioni fatte al ministero dell’Economia, la platea interessata alla flat tax potrebbe allargarsi di poco più di 100mila lavoratori. Invece, sembra definitivamente tramontata, perché costosa, la proposta della flat tax incrementale per tutti i contribuenti, che avrebbe premiato con una aliquota agevolata i redditi i più dichiarati rispetto al triennio precedente.

Il governo Meloni, che si è sempre schierato contro, almeno nelle modalità con il quale è stato concepito, ha deciso la fine graduale del reddito di cittadinanza. Misura introdotta dai precedenti governi a sostegno delle classi sociali meno abbienti e con palese difficoltà ad ottenere un posto di lavoro.

Come cambierà nel 2023

La bozza del disegno di legge di Bilancio prevede che, dal primo gennaio 2024, la misura sia abrogata. Nel 2023 il beneficio sarà gradualmente cancellato per coloro che sono abili al lavoro. I cosiddetti occupabili sono individuati in base all’età e ai carichi familiari: devono avere tra 18 e 59 anni d’età e non avere in famiglia disabili, minori o anziani over 60. L’anno prossimo gli occupabili potranno avere il sussidio per non più di 8 mesi e dovranno partecipare per almeno sei mesi a un corso di formazione o riqualificazione, pena la perdita dell’assegno. Già dai primi mesi del 2023 non sarà più possibile presentare domanda per il Reddito di cittadinanza.

I percettori dell’assegno che non sono abili al lavoro, continueranno invece a ricevere la prestazione fino alla fine del 2023, poi, dal 2024, saranno assistiti con una nuova forma di sussidio, dedicato esclusivamente ai poveri, le cui modalità di accesso e di funzionamento saranno probabilmente individuate in uno dei disegni di legge di accompagnamento alla manovra. Su tutti gli aspetti della stretta al Reddito di cittadinanza c’è stata forte discussione sia prima sia durante il consiglio dei ministri. E quindi bisognerà attendere il testo definitivo.

Cosa accadrà nel 2024

Dal 2024, gli “occupabili” potranno ottenere, secondo le regole che verranno definite, una prestazione diversa: non più il Reddito, ma programmi di formazione e collocamento al lavoro. Nel 2023, anno di transizione verso il nuovo sistema, ci sarà anche una stretta sui controlli e sulle regole di decadenza dal sussidio: basterà rifiutare anche una sola offerta congrua di lavoro per perdere il sussidio. Con la stretta si risparmieranno 734 milioni di euro nel 2023

Siamo agli sgoccioli per aziende e lavoratori per sfruttare il nuovo tetto di non imponibilità fino a 3mila euro dei fringe benefit, cioè i beni e i servizi erogati dal datore di lavoro ai dipendenti, compresi i rimborsi degli importi spesi per pagare le bollette di acqua, gas ed elettricità. Il decreto legge Aiuti-quater, esaminato dal Consiglio dei ministri di giovedì 10 novembre, ha infatti aumentato da 600 euro a 3mila euro la soglia di esenzione fiscale e contributiva dei benefit.

Le agevolazioni oltre soglia

Oltre ad agevolare le aziende che prima della fine dell’anno volessero erogare nuovi aiuti ai lavoratori, la disposizione ha anche l’effetto di “condonare” le erogazioni effettuate nel 2022 che superano la precedente soglia di 600 euro (stabilità dal decreto Aiuti-bis). In caso di sforamento del tetto, infatti, in base alla disciplina ordinaria dei fringe benefit, confermata dalla recente circolare 35/E dell’agenzia delle Entrate, tutto il valore del benefit viene assoggettato a contributi e imposte (e non solo la differenza fra l’importo esente e la somma erogata). Innalzando la soglia a 3mila euro, il Governo ha voluto creare una fascia abbastanza ampia da far rientrare nell’esenzione anche importi più sostanziosi erogati finora.

I rimborsi ai lavoratori

Il decreto Aiuti-bis (Dl 115/2022) aveva già precedentemente aumentato l’importo da 250 a 600 euro per il solo 2022 e vi rientrano i benefit e le somme erogati entro il 12 gennaio 2023. La norma prevede anche i rimborsi ai lavoratori degli importi spesi per pagare le utenze domestiche di acqua, energia elettrica e gas, come sostegno per far fronte al caro bollette.

Il presidente del consiglio Giorgia Meloni l’ha soprannominata «una sorta di tredicesima detassata per aiutare i lavoratori a pagare le bollette». Dipenderà anche da quante aziende, in così breve tempo, saranno in grado di erogare somme elevate in fringe benefit.

Che cosa rientra nel benefit

Si può ritenere che i chiarimenti forniti delle Entrate con la circolare 35/E del 4 novembre valgano anche per la nuova versione della norma. L’allargamento della soglia di esenzione può continuare a intendersi dunque come un’agevolazione ulteriore, diversa e autonoma, rispetto al bonus carburante da 200 euro previsto dall’articolo 2 del Dl 21/2022.

La possibilità di erogare benefit detassati fino a 3mila euro si applica a tutti i titolari di redditi di lavoro dipendente e assimilati (quindi anche ai collaboratori), senza vincoli di reddito per accedere, e i benefit possono essere dati anche ad personam (senza la necessità di un accordo aziendale).

Le somme erogate o rimborsate ai dipendenti per le utenze domestiche potranno riguardare solo consumi effettuati nel 2022, relativi a immobili abitativi posseduti o detenuti, in base a un titolo idoneo, dal dipendente o dai suoi familiari (indicati nell’articolo 12 del Tuir), a condizione che ne sostengano effettivamente le spese. Sono comprese anche le spese per utenze intestate al condominio o al locatore, a patto che nel contratto sia previsto espressamente il riaddebito analitico delle stesse a carico del locatario (il lavoratore o i suoi familiari, a patto che ne sostengano le spese).

Come provare le spese

Il lavoratore dovrà presentare al datore di lavoro la documentazione che giustifichi la spesa sostenuta o, in alternativa, un’autocertificazione (in base al Dpr 445/2000) con la quale attesti il possesso della documentazione che prova il pagamento delle utenze, e gli elementi necessari per identificarle.

Il datore dovrà acquisire anche una autocertificazione che attesti che le spese non siano state oggetto di richiesta di rimborso anche presso altri datori di lavoro.

Calcoli e conguagli di fine anno

Come detto, in caso di superamento del limite di 3mila euro, il valore erogato al lavoratore concorre interamente a formare il reddito. Entro il mese di dicembre, i datori di lavoro si troveranno dunque costretti a effettuare conguagli fiscali in cedolino in favore dei lavoratori per i quali, alla luce della nuova soglia di non imponibilità, il limite risulterà non più superato.

Un caso tipico potrebbe riguardare gli assegnatari di un’auto aziendale a uso promiscuo: il valore determinato dalle tabelle Aci quale fringe benefit annuo risulta, infatti, per la maggior parte delle autovetture, inferiore alla nuova soglia. In questo caso, al lavoratore verranno conguagliati, a suo favore, le imposte e i contributi trattenuti nel corso del periodo d’imposta.

Ma le aziende potranno anche attuare nuove iniziative a favore dei dipendenti, tenendo a mente che lo sforamento anche di un solo centesimo del limite determina l’assoggettamento a tassazione e contribuzione ordinaria dell’intero importo riconosciuto, e che l’erogazione dovrà avvenire entro il 12 gennaio 2023.

Il 31 dicembre si avvicina ed la legge di bilancio è ancora un cantiere aperto. Oltre le misure contro il caro energia che faranno la parte del leone (rappresenteranno i due terzi di una manovra da circa 30 miliardi di euro), cominciano a prendere forma le proposte “residuali”. Ecco cosa potrebbe cambiare per i lavoratori dipendenti.

Flat tax incrementale in bilico

Se per autonomi e partite IVA si conferma la volontà di elevare la soglia entro cui applicare la tassa unica al 15% dagli attuali 65mila euro a 85mila euro, per la flat tax incrementale per dipendenti sembra non ci siano i fondi sufficienti.

Perché l’ipotesi di applicare ai lavoratori stipendiati una tassazione agevolata al 15% sugli aumenti di reddito misurati rispetto al picco del triennio precedente comporterebbe numeri ad oggi non sostenibili. Vero è che nelle stesse ore, però, il sottosegretario all’Economia Federico Freni, vicino alla Lega, non chiudeva del tutto la porta: «Ci stiamo lavorando, le cose buone hanno bisogno del tempo giusto».

Premi di produttività verso agevolazioni “rafforzate”

Strada diversa e più in discesa e quella sui premi di produttività, che già oggi fino a 3mila euro godono di una tassazione agevolata al 10%. Due le soluzioni al vaglio dell’esecutivo Meloni: dimezzare l’imposizione al 5% oppure confermare il 10%, però applicando il 15% nella parte che supera i 3mila euro.

Diverso ancora è il caso dei fringe benefit, il welfare aziendale esentasse, comprensivo negli ultimi mesi delle somme erogate dai datori di lavoro per il pagamento delle bollette da parte dei dipendenti: il decreto aiuti quater ha appena elevato da 600 a 3mila euro la soglia che non concorre alla formazione del reddito imponibile del lavoratore. Ma la misura, salvo proroghe, vale soltanto per il periodo d’imposta 2022

Taglio del cuneo «graduale»

In Italia oggi il cuneo fiscale ha raggiunto livelli allarmanti, tra i peggiori a livello internazionale: il 46,5%, ha calcolato l’Ocse, con punte vicine al 50% se si aggiungono oneri e contributi sociali. Non a caso il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi ,è tornato a sollecitare un «taglio forte» per «mettere 1.200 euro in tasca agli italiani».

Il governo procede sempre in maniera molto cauta cominciando con il rifinanziare con 3,5-4 miliardi il taglio del cuneo contributivo di 2 punti promosso dall’esecutivo Draghi, che scade a fine dicembre, a vantaggio dei lavoratori con redditi annui lordi fino a 35mila euro. Era stata la premier Giorgia Meloni, nel suo discorso di insediamento alle Camere, ad annunciare un intervento graduale per «arrivare a un taglio di almeno cinque punti del cuneo in favore di imprese e lavoratori», per «alleggerire il carico fiscale delle prime e aumentare le buste paga dei secondi».

«Ridurlo di cinque punti è obiettivo di legislatura»

Il punto fondamentale è stato ribadito martedì 15 novembre dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che aveva già anticipato un taglio in arrivo per due terzi a favore del lavoratore e per un terzo a favore dell’impresa: «Ridurre di cinque punti il cuneo fiscale è un obiettivo di legislatura. Lo dobbiamo fare gradualmente, anche perché deve essere compatibile con le risorse che abbiamo e che possiamo mettere in campo. Ricordo, anche a me stesso, che abbiamo un rapporto debito-Pil al 145%».

In sintesi, come ha sottolineato anche il viceministro Freni, «non ci si aspetti un taglio del cuneo netto di 5-6 punti tutti insieme».

Dopo un 2022 caratterizzato da rendimenti in discesa su azioni e obbligazioni, gli asset manager cominciano a guardare al 2023 come a una nuova fase di mercato che accompagnerà gli investitori per i prossimi 5 anni.
Dopo un lungo periodo di tassi prossimi allo zero, inflazione contenuta e rendimenti azionari interessanti siamo entrati in una nuova stagione caratterizzata da tassi in ascesa, ripresa dell’inflazione e il ritorno della volatilità su tutti gli asset.

Questo è il momento ideale per fare il check up al portafoglio investito o per impostare una corretta pianificazione che parta dall’analisi dei bisogni e sia funzionale al raggiungimento dei propri obiettivi.

Investire a lungo termine: Le parole del numero 1!

Warren Buffett, il guru di Omaha e fondatore di Berkshire Hathaway, è il prototipo dell’investitore di lungo periodo. Tanto che consiglia di acquistare un’azione solo se si pensa di tenerla in portafoglio minimo 10 anni, altrimenti non conviene averla nemmeno un giorno.
La regola generale, infatti, è che quanto più a lungo resta investito il capitale, tanto maggiore è il rischio che si può sostenere. In pratica, le obbligazioni portano a minori oscillazioni e rischi e a rendimenti più bassi rispetto alle azioni, pertanto gli investitori che hanno un orizzonte temporale d’investimento uguale o superiore a 5 anni possono permettersi di investire una quota più elevata del loro portafoglio in azioni e puntare sulla crescita del patrimonio.

Perchè investire a lungo termine?

  • La pianificazione di lungo periodo consente di mettere in portafoglio gli strumenti migliori con lo stesso profilo di rischio e consente anche di aumentare il profilo di rischio diminuendo la possibilità di subire delle perdite.
  • La pianificazione di lungo periodo consente una diversificazione ottimale di portafoglio calibrata a seconda della strategia e degli obiettivi, anche grazie al reinvestimento degli interessi ottenuti nel corso del tempo.
  • Avere come obiettivo temporale il lungo periodo mette al riparo dall’ansia della volatilità e dalle decisioni prese sull’onda degli choc di mercato. Consente di comprare e aspettare il risultato, senza monitorare quotidianamente le performance.
  • Investire nel lungo termine consente di puntare su tematiche macroeconomiche di lungo periodo che sono al riparo dalle oscillazioni di breve termine.
  • La più importante è quella di capitalizzare i rendimenti nei vari anni

Il motivo che porta i grandi investitori ad acquistare azioni o fondi d’investimento è la consapevolezza che il mercato azionario nel lungo periodo ti premia sempre! Negli ultimi 30 anni lo Standard & Poor 500 ha guadagnato in media l’8% annuo.

Come diversificare l’investimento nel lungo termine

Prevedere cosa accade nel lungo periodo e massimizzare il profitto è un esercizio difficile da sempre. L’economista inglese John Maynard Keynes che è passato alla storia anche per la battuta: “Nel lungo periodo saremo tutti morti”, voleva mettere in guardia dai trend secolari e dalla fallibilità delle previsioni, pur affermando che spesso si rivelano esatte. Per mettersi al riparo da previsioni errate la soluzione è la massima diversificazione di portafoglio che consente anche di calcolare bene il rischio che si corre in funzione del rendimento atteso.

Investire in fondi comuni per avere la massima diversificazione

Una strategia di investimento sicuramente errata è investire tutto su un singolo titolo obbligazionario o azionario, oppure su un unico prodotto finanziario. Adottare una corretta diversificazione vuol dire investire un capitale ingente su tanti strumenti finanziari diversi, ma una soluzione c’è: i fondi comuni di investimento offrono la possibilità, a fronte di un investimento contenuto, di beneficiare del grado di diversificazione massima grazie a un portafoglio molto ampio.

Nella selezione degli asset da mettere in portafoglio i gestori di fondi comuni adottano sempre una strategia di lungo periodo, individuando i trend che possono rendere di più con un orizzonte temporale decennale. In particolare, oggi investire a lungo termine sembra ancora più difficile rispetto al passato perché l’economia mondiale è nel bel mezzo di uno sconvolgimento strutturale che il World Economic Forum (WEF) ha definito “Quarta rivoluzione industriale”. Robotica, intelligenza artificiale ed economia digitale stanno cambiando abitudini di vita e lavoro.

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Rdc e autoimprenditoralità: quello che c’e da sapere

L’art. 8 del D.Lgs n.4 del 2019 stabilisce che:

“Ai beneficiari del RDC che avviano un’attività lavorativa autonoma entro i primi dodici mesi di fruizione del sussidio è riconosciuto in un’unica soluzione un beneficio addizionale pari a sei mensilità, nei limiti di 780 euro mensili, per un totale di 4.680 euro”.

In buona sostanza il meccanismo ricalca l’anticipazione già prevista per chi è in Naspi.

Per usufruire del bonus, il soggetto percettore del RDC deve comunicare l’inizio delle attività, entro un massimo di trenta giorni, presentando all’INPS il modello “COM Esteso”. Verificata la sussistenza dei requisiti, l’erogazione avviene entro il secondo mese successivo a quello della domanda, o con accredito sul conto corrente indicato dal richiedente, o con bonifico domiciliato, nel rispetto della soglia massima vigente per il pagamento in contanti.

Decreto aiuti quater: i punti principali

Il decreto aiuti Quater appena approvato presenta Tra le novità più importanti i “fringe benefit” aziendali fino a 3mila euro esentasse, la rateizzazione delle bollette per le imprese e anticipo rimodulazione Superbonus

Il governo, su proposta del ministro Giancarlo Giorgetti, ha approvato il decreto aiuti quater stanziando risorse per 9,1 miliardi di euro provenienti dall’extragettito fiscale autorizzato dal Parlamento per finanziare interventi contro il caro energia. Tra i punti principali e più discussi è prevista anche l’anticipazione della rimodulazione del Superbonus al 90% a partire dal 1° gennaio 2023.

All’interno del provvedimento è contenuto inoltre l’innalzamento fino a 3 mila euro dell’esenzione fiscale dei fringe benefit aziendali, la proroga fino a fine anno dei crediti d’imposta per le imprese che acquistano energia elettrica e gas, la proroga del taglio delle accise, la possibilità per le aziende di richiedere la rateizzazione delle bollette, l’aumento a 5 mila euro del tetto al contante e un contributo fino a 50 euro per gli esercenti che acquistano un registratore telematico, nonché un intervento a sostegno del terzo settore e l’esenzione delle imposte di bollo per le domande presentate per la richiesta di contributi a favore delle popolazioni colpite da emergenze.

“Abbiamo rinnovato e rafforzato la copertura per il mondo delle imprese contro il caro energia”, ha dichiarato il ministro Giorgetti nel corso della conferenza stampa tenuta all’indomani del Cdm.

Oltre alla conferma dei crediti d’imposta – ha aggiunto – c’è la possibilità per le aziende di rateizzare rispetto all’incremento delle bollette, che dovrebbe in qualche modo intervenire a mitigare almeno l’aspetto relativo alla liquidità, mentre un altro elemento di novità per le famiglie è la possibilità di riconoscere entro il 31 dicembre 2022 i ‘fringe benefit’ fino a 3mila euro esente da contribuzione“.

Superbonus: cosa cambia dal 1° gennaio?

Riguardo alla rimodulazione del Superbonus, Giorgetti ha difeso la scelta del governo di intervenire con decreto perché è un argomento di grandissimo interesse sul quale è necessario fare chiarezza, sottolineando che la decisione di concentrare la misura in modo selettivo verso i redditi medio bassi è una scelta a favore di chi non si può permettere di ristrutturare. “Le cose cambiano da oggi“, ha affermato il ministro che ha ribadito come si tratti anche di un intervento a tutela della finanza pubblica perché “non si è mai vista una misura che costasse così tanto per le casse dello Stato e che fosse a beneficio di pochi“.

Quali prospettive di crescita nel 2023?

Giorgetti è poi intervenuto a commento delle previsioni di crescita diffuse oggi dalla Commissione europea che indicano per l’Italia una crescita dell’0,3 nel 2023: “La Commissione condivide le nostre stime. È la prova che siamo sulla strada giusta: prudenza, realismo e responsabilità continueranno a essere i nostri criteri d’approccio anche per la prossima manovra”.

Le previsioni della Commissione vanno infatti confrontate con il quadro tendenziale presentato dal Governo nell’aggiornamento della Nadef, che prevede anch’esso una crescita dello 0,3%, e non tiene conto degli interventi che saranno contenuti nella prossima legge di bilancio e dei suoi effetti che, in via conservativa e prudente, potrebbero comportare una maggiore crescita, lo 0,6%, su base programmatica.

Le misure del decreto aiuti quater

Benefit aziendali esentasse
Aumento per tutto l’anno 2022 del tetto dell’esenzione fiscale dei cosiddetti fringe benefit aziendali fino a 3mila euro. Si tratta di una misura di welfare aziendale che punta a rendere più pesanti gli stipendi dei lavoratori, attraverso il rimborso anche delle utenze (acqua, luce e gas).

Proroga credito d’imposta a favore delle imprese contro caro bollette
Con uno stanziamento di 3,4 miliardi di euro è stato prorogato fino al 31 dicembre 2022 il contributo straordinario, sotto forma di credito d’imposta, a favore delle imprese e delle attività come bar, ristoranti ed esercizi commerciali per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale.

Confermate le aliquote potenziate del credito di imposta pari a:

  • 40% per le imprese energivore e gasivore
  • 30% per imprese piccole che usano energia con potenza a partire dai 4,5 kW

Proroga tagli accise carburanti
1,3 miliardi euro di finanziamento per la proroga dal 19 novembre 2022 e fino al 31 dicembre 2022 dello sconto fiscale sulle accise della benzina e del diesel che conferma il taglio di 30,5 centesimi al litro (considerato anche l’effetto sull’Iva). Per il GPL lo sconto vale 8 centesimi di euro ogni kg che sale a circa 10 centesimi considerando l’impatto sull’Iva.

Confermata inoltre la riduzione dell’Iva al 5% per l’acquisto di gas naturale per autotrazione (metano).

Sostegno per fronteggiare il caro bollette
Per fronteggiare l’incremento dei costi dell’energia le imprese potranno richiedere ai fornitori la rateizzazione, per un massimo di 36 rate mensili, degli importi dovuti relativi alla componente energetica di elettricità e gas naturale per i consumi effettuati dal 1 ottobre 2022 al 31 marzo 2023 e fatturati entro il 30 settembre 2023.

Al fine di assicurare la più ampia applicazione della misura, SACE S.p.A., è autorizzata a concedere una garanzia pari al 90% degli indennizzi generati dalle esposizioni relative ai crediti vantati dai fornitori di energia elettrica e gas naturale residenti in Italia. La garanzia è rilasciata a condizione che l’impresa non abbia approvato la distribuzione di dividendi o il riacquisto di azioni negli anni per i quali si richiede la rateizzazione, sia per sé stessa che per quelle del medesimo gruppo.

Misure per l’incremento della produzione di gas naturale
Al fine di contribuire al rafforzamento della sicurezza degli approvvigionamenti di gas naturale è previsto un finanziamento a copertura delle spese sostenute dal GSE (Gestore dei servizi energetici).

E’ stato prorogato dal 31 dicembre 2022 al 31 marzo 2023 il termine entro il quale il Gse potrà cedere a prezzi calmierati il gas naturale.

Sono previste inoltre, al fine di incrementare la produzione nazionale di gas naturale, l’aumento delle quantità estratte da coltivazioni esistenti in zone di mare e l’autorizzazione di nuove concessioni tra le 9 e le 12 miglia.

Credito d’imposta per acquisto registratore telematico
Stanziati 80 milioni di euro per la concessione di un credito d’imposta agli esercenti per la trasmissione della fattura telematica all’Agenzia delle entrate. Il contributo è pari al 100% della spesa sostenuta, fino a 50 euro per ogni registratore telematico acquistato.

Tetto al contante
Dal 1° gennaio 2023 la soglia per il pagamento in contanti passa da 1.000 a 5.000 euro.

Superbonus
Anticipazione della rimodulazione al 90% per le spese sostenute nel 2023 per i condomini e introduzione della possibilità di accedere, anche per il prossimo anno, al beneficio da parte dei proprietari di singole abitazioni, a condizione che si tratti di prima casa e si trovino sotto una determinata soglia di reddito (15mila euro l’anno innalzandole in base al quoziente familiare).

Il superbonus si applica invece al 110% fino al 31 marzo 2023 per le villette unifamiliari che abbiano completato il 30% dei lavori entro il 30 settembre 2022.

Per i condomini il 110% si applica per chi delibera in assemblea e presenta documenti (Cilas) entro il 25 novembre 2022, mentre diventa del 90% per coloro che non hanno deliberato in assemblea fino ad oggi, in considerazione del decreto aiuti quater.

Esenzioni in materia di imposte
Per il settore dello spettacolo (cinema, teatri, sale per concerti) non è dovuta la seconda rata IMU per gli immobili, a condizione che i proprietari siano anche gestori delle attività.

Altri interventi
Stanziati ulteriori 100 milioni per rinnovo del rinnovo economico del contratto del comparto istruzione ricerca.

Esenzione imposta di bollo emergenze. Si introduce una disposizione che prevede, a regime, l’esenzione dall’imposta di bollo per le domande presentate per la richiesta di contributi, aiuti o sovvenzioni, comunque denominati, a favore delle popolazioni colpite da eventi calamitosi.

Aumento pensioni, da quando?

La rivalutazione delle pensioni che scatterà dal primo gennaio 2023 porta aumenti all’assegno previdenziale che i pensionati italiani non vedevano dagli anni ’80. Parliamo di un salto che va dai 38 aia 150 euro al mese. Il decreto ministeriale firmato dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, dà il la all’indicizzazione all’andamento dell’inflazione 2022. Parliamo di un adeguamento del 7,3%. Un’ aiuto indiretto dovuto dal caro energia che ha portato l’inflazione ai massimi dal 1980.

Perchè un aumento cosi corposo?

La maxi-rivalutazione delle pensioni è calcolata in via provvisoria, dal momento che è stata fissata in base ai prezzi al consumo forniti dall’Istat il 3 novembre 2022. “Ma la proiezione per i mesi di novembre e dicembre potrebbe essere al di sotto del dato effettivo di fine anno. La rivalutazione potrebbe pertanto ulteriormente salire. In questo caso il prossimo anno i pensionati vedrebbero arrivare anche un conguaglio, come è già accaduto quest’anno”, scrive il Sole 24 ore.

Di quanto sarà l’aumento?

A usufruire in forma piena dell’indicizzazione saranno i titolari di assegni “fino a 4 volte il minimo Inps, che è di 525,38 euro mensili”. Chi prende la pensione minima avrà un aumento mensile di 38 euro netti, chi prende mille euro lordi vedrà il trattamento salire di 52 euro. Le pensioni da 1.500 euro lordi aumenteranno di  110 euro lordi (75 euro netti), quelle da 2mila di 146 euro lordi che diventano 100 euro netti. Per quanto riguarda gli assegni più ricchi, quelli da 2.500 euro lordi aumenteranno di 180 euro lordi (111 netti), e le pensioni da 4mila euro cresceranno di 260 euro lordi, ossia 150 euro netti al mese.  Anche nel 2023 lo schema per l’indicizzazione delle pensioni sarà quello adottato quest’anno.

Entro quando si potrà fare richiesta?

Le risorse economiche stanziate per l’erogazione del bonus tv – bonus decoder e rottamazione tv – per la sostituzione dei vecchi apparecchi televisivi non più compatibili con i nuovi standard di trasmissione o per l’acquisto dei decoder compatibili con gli standard DVBT2 si esauriranno il prossimo 12 novembre.

Come fare richiesta?

La piattaforma messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate per ricevere l’autorizzazione al rilascio dei due bonus (passaggio obbligatorio per ogni esercente prima di procedere alla vendita) non sarà più attiva dalle ore 23.59 del 12 novembre 2022.

“Abbiamo richiesto al Mef il rifinanziamento della misura perché riteniamo indispensabile assicurare ai cittadini la continuità di uno strumento che ha funzionato per agevolare questo delicato passaggio tecnologico” dichiara il ministro Adolfo Urso.

Resta, invece, ancora attivo il Bonus Decoder a Domicilio che prevede la fornitura, in collaborazione con Poste Italiane, di un decoder a casa ai cittadini di età pari o superiore ai 70 anni, con un trattamento pensionistico non superiore a 20.000 euro annui e che siano titolari di abbonamento al servizio di radiodiffusione.

Chi sono i beneficiari?

Il bonus tv può essere richiesto dalle famiglie con ISEE fino a 20 mila euro. Viene erogato sotto forma di sconto (fino a 30 euro) sul prezzo del prodotto acquistato. A partire da ottobre 2022, per l’acquisto di decoder satellitari o di TV con decoder satellitare integrato, il Bonus potrà essere erogato fino ad un importo massimo di 50 euro. Il bonus rottamazione può essere richiesto da chi rottama un televisore acquistato prima del 22 dicembre 2018, risiede in Italia ed è in regola con il pagamento del canone al servizio di radiodiffusione. Non prevede limiti di ISEE. Consiste anch’esso in uno sconto (fino a 100 euro) sul prezzo d’acquisto.

Nuovo calcolo dell’isee: come influisce nell’assegno unico

Sul tavolo del governo Meloni è presente la riforma del calcolo dell’Isee, l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente. Questo potrebbe portare, come diretta conseguenza, anche a un ricalcolo dell’assegno unico. L’esecutivo punta infatti a rielaborare l’impatto delle proprietà immobiliari sul conteggio finale dell’Indicatore: sono queste ultime che spesso lo fanno alzare – pur senza contribuire alle entrate – e che rendono perciò inaccessibili gli altri sostegni economici, fra cui l’assegno stesso.

Nello specifico, fra le ipotesi sul tavolo c’è l’idea di dare meno peso alle proprietà diverse dalla prima casa che risultano sfitte oppure ottenute tramite eredità.

Fra gli obiettivi principali del governo c’è “correggere e incrementare l’assegno unico che attualmente è di 15 miliardi l’anno”. E ha proseguito: “Il prossimo anno vogliamo rifinanziare e portare la quota a 18 miliardi. Abbiamo in mente anche altre iniziative”.

Quante famiglie usufruiscono dell’assegno unico?

Sono quasi 5,3 milioni le famiglie italiane in media al mese che lo ricevono per oltre 8,3 milioni di figli: tra marzo e agosto sono stati spesi circa 1,2 miliardi in media al mese per quasi 7,3 miliardi complessivi in sei mesi.

L’Assegno unico è un sostegno economico alle famiglie che hanno figli a carico a partire dal 7° mese di gravidanza fino al compimento dei 21 anni (al ricorrere di determinate condizioni) e senza limiti di età per i figli disabili. Come si legge sul sito dedicato, è ‘universale’ perché garantito in misura minima a tutte le famiglie con figli a carico.

Ed è ‘unico’ perché assorbe le altre misure a sostegno della famiglia, come il bonus premio alla nascita o all’adozione (bonus mamma domani), l’assegno di natalità (bonus bebè), l’assegno al nucleo familiare con almeno tre figli, gli assegni familiari e le detrazioni fiscali per figli fino a 21 anni. Resta invece valido il bonus asilo nido.

Per quanto riguarda gli altri, circa il 46% degli assegni pagati per figlio è indirizzato a beneficiari appartenenti a nuclei con Isee inferiore ai 15mila euro. Il 20% dei figli appartiene invece a nuclei familiari che non hanno presentato Isee. Per questi ultimi l’importo medio per figlio, comprensivo delle maggiorazioni applicabili, va da poco meno di 50 euro (per chi non presenta Isee o supera i 40mila euro) a 174 euro per le classi di Isee fino a 15mila euro.

Anche l’aumento dell’inflazione inciderà sul nuovo assegno unico

Oltre agli interventi governativi, sul calcolo finale dell’assegno ci sarà da aggiungere la rivalutazione. Anche questa misura infatti, come le alcuni altri trattamenti assistenziali e previdenziali, è soggetto a mutamenti connessi all’indice del costo della vita. Lo stabilisce il  D.Lgs 230/2021. Gli importi dovranno perciò essere aggiornati nel 2023. Se dovesse essere confermato l’andamento dell’inflazione – un tasso dell’8% per il 2022 – il prossimo anno ci sarà sia un aumento della soglia Isee entro cui godere della somma massima dell’assegno, che a sua volta potrebbe passare da 174 189.