Superata la pandemia covid 19, che ha influito negativamente su tutto il comparto turistico, il mondo degli affitti brevi è tornato ad essere scoppiettante da diversi punti di vista. Quello degli utilizzatori, turisti italiani e soprattutto stranieri o lavoratori che si spostano per alcuni giorni in una altra sede, che sono tornati a viaggiare facendo di conseguenza lievitare le richieste di locazione, e quello degli investitori che sono tornati ad acquistare abitazioni da mettere a reddito.

Per contratto di locazione breve si intende un contratto di locazione di immobile a uso abitativo, di durata non superiore a 30 giorni, stipulato da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa.

Ai fini fiscali, le persone fisiche che possiedono immobili e li concedono in locazione (anche non “breve”) possono scegliere tra due modalità di tassazione: quella ordinaria e la cedolare secca.
Il regime di tassazione ordinario prevede che gli immobili concessi in locazione concorrano a formare il reddito nell’ammontare dei canoni percepiti, ridotti forfettariamente del 5% al fine di tenere conto delle spese di gestione. Qualora l’importo della rendita catastale dell’immobile, rivalutata del 5% fosse superiore all’ammontare dei canoni di locazione, al netto della riduzione forfettaria, l’immobile concorre a formare il reddito con la rendita catastale rivalutata.
La tassazione ordinaria consiste nell’assoggettamento a Irpef dei canoni percepiti, forfettariamente ridotti o, in alcuni casi nell’assoggettamento a Irpef della rendita.
La cedolare secca, invece, rappresenta un’alternativa alla tassazione ordinaria e consiste in un regime facoltativo che si sostanzia nel pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali pari al 21 per cento.
Considerato che l’aliquota Irpef più bassa (che corrisponde a uno scaglione di reddito pari a 15mila euro) è del 23%, la scelta della cedolare secca appare conveniente.

I rendimenti

Secondo un recente studio i rendimenti derivanti da affitti brevi, in 12 città italiane e in quattro zone rappresentative del mercato delle locazioni per la tipologia del trilocale, rendono tra il 4 e il 4,5%, rispetto al 3-3,5% degli affitti a studenti.
Rendimenti che, nel caso dei bilocali (che sono però meno gettonati dagli studenti) possono salire anche tra il 5 e il 6 per cento.

Lo Stato italiano, su direttive dell’Unione Europea,  ha messo in campo una serie di strategie per ridurre il consumo di plastica e incentivare i cittadini verso abitudini sempre più green.

In questo contesto, viene messo a disposizione un bonus per risparmiare sull’acquisto, nonché sull’installazione, di sistemi di filtraggio, mineralizzazione, raffreddamento o addizione di anidride carbonica per migliorare la qualità dell’acqua destinata al consumo umano e razionalizzare il consumo di acqua.

A poterne beneficiare non sono solo i comuni cittadini, ma anche imprese ed enti non commerciali che, nel corso del 2022, abbiano acquistato sistemi per il miglioramento della qualità dell’acqua.

Non è legato a limiti ISEE, perciò possono farne richiesta tutti i cittadini, a prescindere da requisiti reddituali o patrimoniali.

Va detto che, più nello specifico, stiamo parlando di un credito d’imposta del 50% sull’acquisto e sull’installazione di tali sistemi, perciò il bonus va richiesto all’Agenzia delle Entrate.

Come abbiamo detto, l’incentivo non è indirizzato esclusivamente alle persone fisiche. Diversi sono i destinatari di questa misura, tra cui: le persone fisiche, gli esercenti attività di impresa per gli immobili adibiti a uso commerciale, gli enti non commerciali e gli enti religiosi civilmente riconosciuti.

Unico caratterista fondamentale è che l’acquisto e l’installazione dei sistemi di filtraggio sia avvenuto tramite strumenti di pagamento tracciabili, quindi tramite carta o bonifico.

Per la verifica è necessaria la fattura elettronica o un documento commerciale sul quale viene riportato il codice fiscale del richiedente.

Il bonus acqua potabile consiste in un credito d’imposta del 50% sulle spese sostenute. Cambiano, però, i limiti che sono fissati a 1.000 euro per le persone fisiche e a 5.000 euro per le imprese.

La procedura per la richiesta del bonus è stata aperta a partire dal 1° febbraio e, per poter richiedere il bonus, cittadini e imprese hanno tempo fino alla fine del mese. Dovranno inviare domanda entro e non oltre il 28 febbraio 2022.

Per farlo, l’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione una procedura online, alla quale è possibile accedere tramite l’area riservata del sito.

Buone notizie per le famiglie italiane, che vedranno, già dal mese di febbraio, diminuire le bollette del gas, poi anche quello dell’energia elettrica, per effetto del costante calo del prezzo del gas, che si è riportato attorno ai livelli pre-guerra. Un sospiro di sollievo dopo un inverno vissuto nel timore di un improvviso abbassamento delle temperature, ma non è stato così e, complici anche gli elevati stoccaggi (attorno all’80%), il peggio è ormai alle spalle. Ma vediamo di quanto di ridurrà il prezzo e quanto sarà il risparmio per le famiglie.

Gas in calo del 33%

Dopo l’aumento del prezzo del 23% registrato a dicembre, la tariffa del gas dovrebbe ridursi del 33% a febbraio, a seguito del progressivo ridimensionamento del prezzo sul mercato future Ttf di Amsterdam, che ha raggiunto i 60 euro/Mwh rispetto ai 117 euro/Mwh di dicembre.

Secondo Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, l’Autorità di regolazione dell’energia (ARERA), in occasione della review delle tariffe del gas per gli utenti in maggior tutela, che cadrà il prossimo 2 febbraio, dovrebbe annunciare un calo della tariffa del gas a  circa 1 euro/mc da 1,5 euro/mc di dicembre, segnando appunto un calo del 33% rispetto a dicembre e registrando anche una riduzione di circa il 27% rispetto alla tariffa di un anno prima

“Per la famiglia tipo si tratta di un risparmio su base annua di 712 euro, per consumi tipo di 1400 metri cubi l’anno”, spiega Tabarelli, aggiungendo “mancano ormai solo due giorni”.

Il calo della luce a partire da marzo

Per vedere un calo della bolletta della luce ci vorrà invece ancora un po’ di pazienza, perché la prossima revisione delle tariffe sarà effettuata da ARERA a marzo. In quell’occasione, però, la riduzione del gas dovrebbe riflettersi sulla bolletta dell’elettricità, per la quale è ora ipotizzabile una riduzione del 20%. Con tale riduzione, dovrebbe tornare a calare anche l’inflazione, attorno al 10% dall’11,3% di dicembre.

Un calo a vantaggio di famiglie e imprese

“Il calo delle bollette del gas aiuta imprese e famiglie costrette a fare i conti con costi energetici fuori controllo”, afferma la Coldiretti in riferimento alla possibile discesa dei costi del gas ipotizzata fa Nomisma Energia e dal Ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti, che aveva parlato di un calo del 49% dai primi di febbraio.

“La spesa energetica ha un doppio effetto negativo – ricorda Coldiretti  – perchè riduce il potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie, ma aumenta anche i costi delle imprese particolarmente rilevanti per l’agroalimentare con l’inverno. Il costo dell’energia si riflette infatti in tutta la filiera e riguarda sia le attività agricole ma anche la trasformazione e la distribuzione alimentare.

La produzione agricola e quella alimentare in Italia assorbono oltre il 11% dei consumi energetici industriali totali per circa 13,3 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti (Mtep) all’anno, secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Enea.

Il 2022 anno da dimenticare

La stangata ha colpito più le imprese che le famiglie: se le prime hanno pagato 61,4 miliardi in più, le seconde hanno messo sul piatto 30 miliardi di euro.

Secondo i dati rilasciata dalla CGIA di Mestre,  il 2022 ci ha salutato con un conto salatissimo di 91,5 miliardi di euro a carico di famiglie ed imprese. Se le spese per l’energia elettrica sono aumentate del 109,5 per cento, provocando in termini monetari un extracosto pari a 58,9 miliardi – spiega – quelle del metano sono cresciute addirittura del 126,4 per cento, alleggerendo il portafoglio degli italiani di 32,6 miliardi.

La Bce, nella riunione dei 2 febbraio, ha deciso di alzare ancora una volta il costo del denaro di altri 50 centesimi di punto il che spinge i tassi di riferimento per le operazioni di rifinanziamento bancario al 3%, ai massimi dal 2008. Si tratta di un aumento già atteso dal mercato che va a sommarsi ai 5 rialzi consecutivi del 2022 (poco più di sei mesi fa, i tassi in area euro erano fermi sullo zero). Una rincorsa decisa con il solo scopo di piegare un’inflazione che a gennaio nell’eurozona ha cominciato a dare qualche segnale di rallentamento raggiungendo l’8,5% (ma in Italia siamo ancora al 10,1% anno su anno), ancora ampiamente  lontano da quell’obiettivo del 2% che disegna la rotta delle politiche monetarie dell’Istituto di Francoforte. Un altro rialzo, sempre di 0,5%, sarà atteso nella prossima riunione di Marzo.

Rialzo dei tassi: quali effetti positivi?

In ottica di investimento, questo ulteriore aumento dei tassi, non ha solo effetti negativi. Ad esempio le obbligazioni area euro, a cominciare dai Btp hanno un ottimo rendimento superiore al 3% anche a breve scadenza. A mio parere l’area dei titoli di Stato che presenta le migliori caratteristiche di rischio/rendimento è quella dei titoli a durata intermedia 5-7 anni, che offrono una remunerazione compresa fra il 3,5 e il 4%»%.

Leggi anche investire in obbligazioni: un modo sicuro e redditizio!

Non solo le obbligazioni statali, quella societarie ad esempio risultano altamente remunerative sempre nell’arco temporale 5/7 anni con un rendimento vicino al 7% annuo.

Quali prospettive per i mutui?

L’effetto sicuramente più immediato e misurabile dell’aumento dei tassi è l’aumento delle rate dei mutui a tasso variabile. Secondo una simulazione condotta da Mutuionline. it per un prestito di 140mila euro (importo medio di un mutuo in Italia) per l’acquisto di un immobile del valore di 200mila euro la rata aumenterà di 33 euro sulla scadenza a 10 anni di 36 per la durata dei 20 anni e di 39 per i prestiti di durata trentennale. «Si tratta di aumenti importanti che a questo punto rendono più convenienti i mutui a tasso fisso, soprattutto sulle scadenze più lunghe. E questo non solo in vista dei futuri aumenti del costo del denaro ma anche perché ci troviamo nella situazione assai inconsueta di tassi di interesse a lungo termine inferiori rispetto ai tassi di breve.

Cosa cambia per i consumatori?

La lotta all’inflazione continua ad essere l’obiettivo principale dalle banche centrali mondiali. Sotto l’aspetto dei redditi possiamo notare come i redditi bassi possono essere distinti tra quelli da lavoro autonomo e d’impresa, da una parte, e quelli da lavoro dipendente, dall’altra. Se ho un piccolo bar, posso aumentare il caffè per compensare la bolletta elettrica più alta. Ma se sono un addetto delle pulizie, un commesso del super o un cameriere, la retribuzione potrebbe restare ferma per mesi o anni (gli esempi non sono fatti a caso, i contratti nazionali dei pubblici esercizi e del commercio sono scaduti a dicembre 2019). E così i salari reali (i salari nominali rapportati ai prezzi) diminuiscono. In pratica, con gli stessi soldi compro meno cose.

Ci si auspica quindi al più presto un ‘inversione di rotta dell’inflazione già a partire dal secondo trimestre del 2023.

Il Ministero della Salute nel 2021 ha istituito un bonus per l’acquisto di occhiali da vista. Il bonus sarà valido anche nel 2023, come da pubblicazione del Decreto Attuativo nella Gazzetta Ufficiale del 15 dicembre 2022.

Non solo gli occhiali possono godere di questo incentivo statale, ma anche le lenti a contatto.

Il bonus ammonta ad € 50 a persona e sono stati stanziati 15 milioni di euro già nel 2021.

L’articolo 1 al comma 437 della legge di bilancio dice che:

“Al fine di garantire la tutela della salute della vista, anche in considerazione delle difficoltà economiche conseguenti all’emergenza epidemiologica da COVID-19, nello stato di previsione del Ministero della salute è istituito un fondo, denominato «Fondo per la tutela della vista», con una dotazione di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023”.

Questo sarà l’ultimo anno per poter usufruire di questo bonus. Inoltre,  i fondi erogati dal Ministero della Salute sono disponibili fino ad esaurimento.

A chi è rivolto?

Possono usufruire del bonus occhiali e lenti tutti i membri dei nuclei familiari che hanno un ISEE  inferiore ai 10.000 Euro.

Questo limite è stato imposto proprio per aiutare le famiglie con reddito basso e le persone in concreta difficoltà economica, anche a causa della pandemia, e che però non possono esimersi dall’acquisto di uno strumento certificato per la correzione dei difetti visivi.

Bonus occhiali: come presentare la richiesta

Nel già citato comma 438 si legge che il vantaggio economico è dovuto all’erogazione di un “contributo in forma di voucher una tantum di importo pari a 50 euro per l’acquisto di occhiali da vista ovvero di lenti a contatto correttive”.

La richiesta potrà essere fatta direttamente online. Per avere diritto all’agevolazione, la persona interessata dovrà registrarsi alla piattaforma dedicata, raggiungibile tramite il sito web del Ministero della Salute, usando le proprie credenziali Spid, Cie (Carta d’Identità Elettronica) o Cns (Carta Nazionale dei Servizi). Successivamente alla compilazione della domanda di rimborso tramite il modulo apposito, verrà generato un voucher da 50,00 Euro spendibile presso uno degli esercizi commerciali convenzionati.

Lo sconto verrà fatto direttamente al momento dell’acquisto di un paio di occhiali o di lenti: basterà esibire il voucher. Il beneficio  si traduce quindi in un immediato risparmio di denaro.

L’interesse composto è uno degli strumenti finanziari più utilizzati dai guru di wall street. Questa strategia di investimento semplice ma potente ci porta lontano dalle incertezze a breve termine che spesso si avverte nei mercati finanziari. L’interesse composto, o “interesse su interesse“, ci permette di ottenere rendimenti composti nel tempo, moltiplicando senza sforzo il nostro denaro.

L’interesse composto è uno di quei concetti che ogni investitore lungimirante cerca di attuare sin dalle prime operazione finanziarie, l’elemento fondamentale è IL TEMPO. E purtroppo stiamo diventando sempre più impazienti.

Spesso pensiamo al guadagno immediato, alla facile ricchezza piuttosto che essere pazienti e giocare sul TEMPO!
L’interesse composto è l’interesse che matura sul capitale iniziale investito e sugli interessi accumulati e reinvestiti nei periodi precedenti.

L’interesse composto si verifica quando l’interesse viene aggiunto più di una volta all’anno o se è cumulativo e reinvestibile, ad esempio su base mensile. Si tratta di una pratica comune anche in finanza e in economia e spesso è la chiave di volta delle strategie di investimento a lungo termine.

Ad Albert Einstein fu chiesto quale fosse la forza più potente dell’Universo e lui rispose “l’interesse composto”.

Il segreto dell’interesse composto sta in due semplici chiavi. Da un lato, il passare del tempo e, dall’altro, l’accumulo di interessi. A differenza dell’interesse semplice (in cui una volta maturato l’interesse, l’intero capitale non viene reinvestito), l’interesse composto si distingue per:

  • Gli interessi vengono aggiunti al capitale iniziale
  • Il rendimento viene applicato a un capitale crescente derivante dalla somma degli interessi.
  • Il tempo, in sostanza, è ciò che vi permetterà di accumulare molto capitale, sempre più automaticamente. Il denaro crea denaro.

C’è un’enorme differenza tra aggiungere o meno gli interessi al capitale iniziale (interesse composto o semplice). Quando otteniamo un rendimento e lasciamo che i guadagni si aggiungano al saldo principale dell’investimento, possiamo beneficiare di un aumento esponenziale del nostro denaro con lo stesso sforzo, ossia con lo stesso tasso di interesse.

L’effetto composto può verificarsi in qualsiasi periodo di tempo, che si tratti di giorni, settimane, mesi o anni. Tuttavia, quanto più lungo è il periodo in cui il capitale più gli interessi si accumulano e guadagnano un rendimento, tanto maggiore è l’effetto ottenuto.

Secondo Warren Buffett, l’interesse composto alleato al tempo, sono le verità che un investiture non deve mai dimenticare. Lui iniziò ad attuare l’interesse composto a 11 anni ed oggi è il 5° uomo più ricco del pianeta con un patrimonio di 118 miliardi di dollari. (chi è appassionato di finanza non può non guardare su sky il documentario Becoming Warren buffet!

La cosa più importante non è il tasso di rendimento ottenuto (che pure è importante) ma il tempo: quante volte il nostro capitale può essere reinvestito, questo è ciò che è veramente cruciale per fare soldi. Un rendimento elevato un anno ha poco valore se non possiamo mantenerlo nel lungo periodo.

Leggi anche le obbligazioni: un ottimo investimento a lungo termine

Facciamo un semplice esempio per vedere la potenza dell’interesse composto. Prendiamo come base un periodo di 12 anni e un capitale iniziale di 5.000 euro. Il tasso di interesse è del 2% annuo.
Nel primo anno otterremo 100 euro di interessi (5.000×0,02), così che nel secondo anno partiremo con un capitale di 5100 euro (gli interessi vengono aggiunti al capitale investito). All’inizio del terzo anno il nostro capitale investito sarà già di 5.202 euro grazie all’interesse di 102 euro ottenuto nel secondo anno (5.100×0,02). E così via, dopo 12 anni di reinvestimento degli interessi possiamo vedere come si comporterebbe il nostro capitale:

Periodo Capitale investito (€) Interesse (2%) Totale (€)
1 5.000,00 100,00 5.100,00
2 5.100,00 102,00 5.202,00
3 5.202,00 104,04 5.306,04
4 5.306,04 106,12 5.412,16
5 5.412,16 108,24 5.520,40
6 5.520,40 110,41 5.630,81
7 5.630,81 112,62 5.743,43
8 5.743,43 114,87 5.858,30
9 5.858,30 117,17 5.975,47
10 5.975,46 119,51 6.094,97
11 6.094,97 121,90 6.216,87
12 6.216,87 124,34 6.341,21

Alla fine dell’anno 12, dopo un investimento iniziale di 5.000€, il nostro capitale sarebbe cresciuto fino a 6.341,2 € (2,23% di rendimento annuo composto).
Se invece non avessimo reinvestito gli interessi (interesse semplice), il risultato sarebbe stato di 6.200 euro.

La differenza (141,21 euro) può non sembrare molto, ma se il capitale fosse stato più alto, con versamenti mensili aggiuntivi e per un periodo superiore ai 20 anni i benefici possono essere enormi.

Basti pensare che investendo un capitale iniziale di 5.000 euro con versamenti mensili di 100 euro ad un tasso annuo del 5% tra 25 anni si avrebbe un capitale di 74.000 a fronte di un investimento di 30.000. Direi un ottimo investimento!!!

Clicca qui per altre simulazioni di investimento

Su cosa investire per avere interesse composto

  • Investire con cadenza regolare in ETF: soprattutto ETF che includono indici azionari e obbligazionari mondiali.
  • Immobili: anche se con gli investimenti in immobili è più difficili calcolare il rendimento.
  • Azioni quotate nei mercati regolamentati.
  • Obbligazioni statali o societarie.

Il dato positivo del Pil americano nel quarto trimestre 2022 allontana lo spettro recessione. Piazza Affari guadagna lo 0,8%. Torna a salire il fatturato delle industrie italiane a novembre.

Le Borse europee chiudono in rialzo la settimana, con Milano vicino ai massimi da tre anni a questa parte, con lo sguardo già rivolto alla prossima settimana, quando Bce e Fed annunceranno le proprie nuove decisioni in tema di politica monetaria. Ieri il primo dato sul pil americano nel quarto trimestre ha mostrato come l’economia Usa tenga ancora per il momento lontano lo spettro recessione, anche malgrado l’aggressività della banca centrale americana sul fronte della politica monetaria.

Milano a fine seduta è la migliore del Vecchio continente e sale dello 0,83%. A wall street il Dow Jones vicino alla parità +0,08 ai massimi della settimana ed il nasdaq +0,98% che ha mostrato segni di ripresa dopo un 2022 disastroso.

Recupera nel finale, dopo i cali precedenti, il gas naturale, che comunque si riavvicina alla soglia dei 50 euro al megawattora, ai minimi da dicembre 2021 (+2% a 55,95 euro i contratti febbraio scambiati ad Amsterdam). Sul mercato valutario, l’euro si indebolisce ed è scambiato a 1,0839 dollari (1,0878 in avvio e ieri in chiusura 1,09).

Il calo continuo del prezzo del gas ci fa ben sperare per un calo delle utenze energetiche sin dal mese di febbraio. Ci si aspetta già un calo di circa il 25% rispetto al mese di dicembre.

Le borse mondiali chiudono una settimana estremamente positiva e ciò ci fa ben sperare per le prossime mosse di politica monetaria delle banche centrali.

Oggi i mercati finanziari, dopo il crollo del 2022, con azioni scese anche del 90%, rappresentano un ottima possibilità di investimento nel lungo periodo.

Il dato più incoraggiante è quello sulla fiducia dei consumatori e della imprese che hanno battuto le stime degli analisti e ciò conferma la positività del mercato che potrebbe trovare un assestamento nel 2° trimestre 2023 per poi ripartire nella seconda metà dello stesso anno.

Continuano a correre i rendimenti delle obbligazioni che continuano ad essere sopra il 4% e che in 20 anni potrebbe essere un investimento solido, sicuro e redditizio per ottenere una rendita economica per fronteggiare la propria vecchiaia o per le spese importanti familiari (casa dei figli, università private e acquisto auto).

In un periodo economico di grandissima incertezza, con il bilancio familiare sempre in continuo restringimento, risulta fondamentale programmare e analizzare quelle strategie che ci potrebbero permettere di ottenere un vantaggio fiscale ed una rendita finanziaria a lungo periodo.

Il sistema pensionistico, negli ultimi anni, sta ponendo diversi punti interrogativi sia sulla sostenibilità del sistema INPS che sul ritorno economico (pensione erogata) sui versamenti effettuati.

Tutti questi punti su esposti hanno un’unica risposta: PREVIDENZA COMPLEMENTARE!!!

Sottoscrivere un fondo di previdenza complementare non solo ci permetterà di avere una seconda pensione al raggiungimento dell’età pensionabile, ma soprattutto ottenere immediati vantaggi fiscali grazie alla deducibilità IRPEF dei fondi pensione fino ad un importo massimo annuo di € 5.164,57.

leggi anche: quando andranno in pensione  giovani di oggi?

Ciò significa avere un doppio vantaggio, fiscale e finanziario.

Iniziamo ad analizzare il vantaggio fiscale. Esso si ottiene grazie alla deducibilità del fondo pensione, che ci permette di abbattere la base imponibile IRPEF nella stessa misura degli importi versati. Se ad esempio decidiamo di programmare un versamento di soli 100 euro al mese, 1200 euro annui, il vantaggio fiscale sarà il seguente:

ipotizziamo di avere un reddito lordo di 15.000 euro, la base imponibile sulla quale verrà applicata l’imposta IRPEF, non sarà più 15.000 ma bensì 15.000-1.200= 13.800, applicando un’aliquota del 23%sui 1.200 euro versati, il risparmio sarà di 276 euro.

Se invece andassimo ad ipotizzare un reddito di 30.000, con aliquota IRPEF del 35%, il risparmio fiscale sarebbe su tale aliquota, sui 1.200 euro versati di ben 420 euro.

Questi esempi sono stati fatti tenendo presente un importo sostenibile come i 100 euro al mese, ma se avessimo la possibilità di metterne 300 o 400 euro al mese il risparmio sarebbe superiore ai 1.500 fino ad un massimo di 2.000 euro a secondo dello scaglione IRPEF di appartenenza.

C’è anche un secondo aspetto di fondamentale importanza che è quello del ritorno finanziario dovuto all’investimento stesso, in quanto tali importi versati verranno investiti sui mercati finanziari dando quasi sempre un ritorno annuo del 3/4% che grazie all’interesse composto in 30 anni andrebbe a rendere i nostri versamenti mensili veramente redditizi.

I fondi pensione possono essere sottoscritti presso qualsiasi istituto finanziario o assicurativo!

La Legge di Bilancio 2023 ha rinnovato il bonus affitto! Misura già largamente utilizzata nel 2022, che ha riscosso molto successo e che ha dato la possibilità a migliaia di inquilini di recuperare almeno in parte le spese dell’affitto.

Tale agevolazione rientra nel più grande progetto del governo di cercare di contrastare la crisi economica che si ha avuto dalla pandemia covid19 e che si sta protraendo con la crisi energetica dovuta alla guerra in Ucraina.

Si tratta di un’agevolazione fiscale che permette di avere una detrazione fino a 2.000 euro l’anno sull’affitto di una casa o di una parte di essa destinata a residenza.

Leggi anche bonus casa 2023

Il bonus affitto 2023 è destinato unicamente ad abitazioni presso le quali deve essere trasferita di ognuno dei locatori. Per i primi quattro anni di contratto, la detrazione del bonus affitto è pari al 20%, fino ad un massimo annuo di 2.000 euro.

L’ obbiettivo di questo bonus è quello di incentivare i giovani a basso reddito all’autonomia abitativa, ragion per cui è destinata alla fascia di cittadini compresa tra i 20 e i 31 anni non compiuti. Inoltre, altri requisiti per accedere al bonus affitto sono:

  • avere un reddito complessivo non superiore a 15.493,71 euro;
  • stipulare un contratto di locazione per l’intera unità immobiliare o parte della stessa da destinare a propria abitazione principale, quindi spostarvi la residenza;
  • pagare un canone di affitto annuo non inferiore ai 991,60 euro.

Per ottenere la detrazione derivante dal bonus affitto 2023, si dovrà inserire nell’apposito modello redditi o 730/23 i seguenti dati:

  • informazioni catastali dell’immobile destinato alla residenza;
  • contratto di affitto stipulato;
  • reddito annuo.

Nel modello 730/22 o redditi, verrà calcolata la detrazione spettante in base alla tipologia di contratto e al reddito complessivo.

Secondo i calcoli dell’Inps è sempre più lontano il raggiungimento dell’età pensionabile per i giovani, un 25enne neoassunto dovrà lavorare oltre 46 anni, fino a raggiungere l’età di 71 anni.

La pensione per i giovani assomiglia sempre più ad un miraggio che ad una reale possibilità, ad esempio un 25enne in attività da 12 mesi potrà andare in pensione anticipata a settant’anni e a riposo per vecchiaia a 70 anni e sei mesi. Bisogna aver accumulato contributi di almeno 46 anni e 4 mesi nel primo caso e oltre 20 anni nel secondo.

Per i trentenni la situazione è di poco migliore con la pensione di vecchiaia per un lavoratore nato nel 1990 raggiungibile a 70 anni di età con 20 anni di contributi e a riposo con quella anticipata con 45 anni di contributi versati a prescindere dall’età.

Secondo il simulatore dell’Inps un uomo di 40 anni che ha iniziato a lavorare nel 2010 a 28 anni potrà andare in pensione anticipata a 66 anni e due mesi qualora abbia versato almeno 20 anni di contributi e abbia maturato un importo di pensione superiore a 2,8 volte il minimo (adesso 1409,16 euro ma ovviamente da aggiornare).

In caso contrario dovrà aspettare per la pensione di vecchiaia (sempre con 20 anni di contributi ma con assegno di 1,5 volte il minimo) i 69 anni e sei mesi. Se non è riuscito a versare 20 anni di contributi dovrà attendere l’ età d i 73 anni e 9 mesi (con 5 anni di contributi). Per l’anticipata ci vorrebbero 45 anni e 7 mesi di contributi ma arriverebbe nel 2055 comunque a 73 anni e 9 mesi.

Per una donna di 50 anni che ha cominciato a lavorare a 25 anni, la pensione anticipata arriverà a 65 anni e 4 mesi (sempre che si abbiano 20 anni di contributi) con un assegno di 2,8 volte il minimo ed è totalmente col sistema contributivo.

Se l’assegno è più basso (ma comunque superiore a 1,5 volte il minimo) dovrà aspettare la vecchiaia a 68 anni e 8 mesi nel 2041. Sempre nel 2041 si matura la pensione anticipata (43 anni e sei mesi di contributi) mentre per la pensione di vecchiaia se non si hanno almeno 20 anni di contributi si dovranno attendere i 73 anni.

Per una donna di 60 anni appena compiuti che abbia cominciato a lavorare nel 1987 a 25 anni la pensione anticipata e di vecchiaia, se la contribuzione sarà continua, coincideranno e arriveranno il primo aprile del 2030 a 67 anni e 5 mesi o con 42 anni e tre mesi di contributi. Il simulatore lavora sulle regole attuali e chiaramente non può tenere conto di eventuali sbalzi sull’aspettativa di vita come è accaduto nel periodo della pandemia né di cambiamenti delle regole ancora non entrati in vigore.