Dopo mesi di domande, senza alcuna risposta, arrivano le prime indicazioni Inps sulle principali novità per l’anno in corso sull’assegno unico universale. Ieri è stata pubblicata la circolare 41/2023, particolarmente importante per tutte le famiglie Italiane, costituendo oggi l’assegno unico la principale misura di sostegno dei nuclei familiari con figli a carico. Nella circolare è contenuta anche un’ampia tabella contenente i nuovi valori e le soglie d’importo dell’assegno previsti per il 2023, aumentati alla luce dell’inflazione.

In a quanto inserito nella legge di Bilancio, per contrastare il caro bollette e la corsa dell’inflazione, l’Inps conferma che in determinati casi verrà versato un assegno più cospicuo, con efficacia retroattiva dal gennaio scorso. La circolare spiega che è previsto un incremento del 50% dell’assegno per i figli a carico minori di un anno; lo stesso incremento riguarderà anche i nuclei familiari con almeno tre figli, per ciascun figlio nella fascia di età da uno a tre anni, a condizione che nel 2023 abbiano un Isee non superiore alla soglia di 43.240 euro. Viene aumentata del 50% anche la maggiorazione forfettaria per le famiglie con almeno quattro figli (da 100 a 150 euro). Per i nuclei familiari con figli disabili, invece, sono state confermate, anche per il 2023, le modalità già disposte dal Dlgs 230/2021: dunque le maggiorazioni in funzione del grado di disabilità per i figli maggiorenni fino al compimento dei 21 anni di età sono oggi stabilmente equiparate a quelle dei figli disabili minorenni. Sempre per queste famiglie è stata prorogata fino al 2024 la maggiorazione transitoria di 120 euro. A quest’ultimo riguardo, la circolare precisa che, altrimenti, questa maggiorazione sarebbe stata ridotta a due terzi nel 2023 e a un terzo nel 2024.

Punto di riferimento dell’assegno unico è l’Isee, che misura l’indice di ricchezza della famiglia. A riguardo si precisa che il rapporto tra Isee e assegno unico varia annualmente in base alle variazioni dell’indice sul costo della vita. In questo contesto, per il 2023 la “soglia critica” dell’Isee, superata la quale si ottiene l’assegno in misura minima, è aumentata in particolare da 40mila a 43.240 euro. Sempre in tema di Isee, la circolare evidenzia anche alcuni aspetti procedurali, evidenziando che chi ha già presentato validamente la domanda per l’assegno entro il 28 febbraio 2023 non dovrà presentarne una nuova per fruire del beneficio per tutto il 2023. Questa semplificazione non riguarda, però, la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu), che dovrà invece essere presentata nel rispetto della scadenza annuale per usufruire dell’importo completo.

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I nuclei che non hanno presentato la Dsu nei primi due mesi del 2023 vedranno l’assegno di gennaio e febbraio 2023 calcolato sulla base dell’Isee di dicembre dell’anno precedente. Per le rate da marzo in poi, invece, si fa riferimento all’Isee 2023. In assenza, l’assegno sarà invece calcolato nella misura minima, fermo restando che se l’Isee verrà presentato entro il 30 giugno 2023, l’Inps opererà l’eventuale conguaglio d’ufficio sui mesi precedenti.
Da ultimo, su conforme parere del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, la circolare precisa che l’assegno unico sarà erogato anche ai titolari di permessi di soggiorno per protezione temporanea rilasciato alle persone provenienti dall’Ucraina a causa degli eventi bellici in corso.

Non hai lo SPID ma hai la carta d’identità elettronica? Adesso potrai cominciare a usarla proprio come Spid per accedere ai servizi online della pubblica amministrazione.
Basta attivarla e potrai usufruire di tantissimi servizi messi a disposizione dagli uffici pubblici per le modalità cosiddette telematiche.

Per prima cosa, bisogna sapere che le identità digitali pubbliche (Spid, Carta d’identità elettronica, Cns) hanno tre livelli. Il livello uno è solo nome utente e password. Ossia la sicurezza qui è solo in qualcosa che conosco. Il livello due è quanto sopra più un secondo fattore di autenticazione, un codice password temporaneo generato dallo smartphone (con Spid al solito tramite app del nostro fornitore Spid). Qui si aggiunge, a qualcosa che conosco, qualcosa che possiedo (lo smartphone o, per password mandate via sms, il numero di cellulare; l’sms è in genere considerato meno sicuro come sistema, però). Il terzo livello aggiunge invece qualcosa che possiedo e che è, al tempo stesso, molto sicuro (tramite crittografia). Con Spid si tratta di chiavette crittografate, usate ora da (pochi) professionisti per la firma digitale. Con la Cie è il chip integrato.

Per attivarla bisogna andare su questo sito del Governo. Qui se non abbiamo mai usato la Carta d’identità online (livello tre) è meglio l’opzione di attivazione alternativa, inserire il nostro codice fiscale, il numero di serie della carta (si trova in alto a destra) spuntare il captcha. Poi bisogna inserire il PUK. Si noti che per attivare i servizi ci serve anche il PIN della carta. La prima metà dei codici PIN e PUK è contenuta nella ricevuta cartacea fornita dall’operatore al termine della richiesta di rilascio della CIE. La seconda metà, necessaria per completarli, è invece fornita al cittadino con la lettera di accompagnamento presente nella busta con cui riceve la CIE. Se abbiamo perso il PUK possiamo recuperarlo al Comune oppure via app CieID (ma serve di nuovo l’NFC), opzione “Recupera Puk”. Con il Puk tramite app CieID possiamo anche rigenerare il PIN. Oppure anche in questo caso andare in Comune. Se abbiamo già usato la Carta online clicchiamo invece su Entra con Cie, sempre dal sito .In ogni caso, a un certo punto dobbiamo scegliere come ricevere il secondo livello di autenticazione: via sms oppure con scansione qrcode.

Una volta attivata la carta d’identità elettronica si potrà navigare sui vari siti degli uffici pubblici come Inps e visionare da se la propria posizione contributiva, si potrà andare sul sito dell’agenzia delle entrate e scaricare i vari modelli redditi (senza più chiamare il commercialista). La CIE potrà ancora essere utilizzata per iscriversi a concorsi pubblici o per visionare la propria posizione debitoria in agenzia di riscossione!

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Se abbiamo Spid probabilmente, però, vorremo continuare a usare questo metodo. Se non abbiamo Spid ma la Cie, proviamo il nuovo sistema (che però potrebbe non essere ancora attivo, per un po’ di tempo, sugli enti che ci servono). Se non abbiamo né Spid né Cie valutiamo i diversi tempi di attivazione (presso fornitori Spid e il nostro Comune), i costi (la Cie è più costosa in genere), la funzionalità (quella di Spid è maggiore); ma anche il fatto che prima o poi una Cie dovremo farcela. Se non altro quando la nostra Carta è troppo usurata o scaduta. Da un po’ di tempo però, per norma, non dobbiamo più aspettare la scadenza della vecchia carta per attivare una Cie.

Con il rinnovo del raglio del cuneo fiscale, cosiddetto “bonus contributi”, tantissimi lavoratori dipendenti potrebbero trovarsi una busta paga più elevata grazie allo sconto contributivo.

Questo nuovo bonus consiste in una misura che ha ottenuto la proroga anche da parte del Governo Meloni, volta a supportare quei lavoratori che percepiscono uno stipendio fino a 2.692 euro.

Per tutto l’anno 2023, il bonus contributi sarà erogato e riconosciuto direttamente in busta paga.

Il bonus contributi rappresenta una maggiorazione che è stata pensata da parte del Governo Draghi, al fine di andare a a ridurre il cuneo fiscale, ovvero quella differenza che sussiste tra gli importi lordi e netti degli stipendi in busta paga.

I beneficiari sono quei contribuenti che hanno un lordo in busta paga inferiore ad € 2.692 euro.

Per chi supera questo importo in busta paga, la quota tassata in busta paga è pari alle seguenti percentuali:

  • 9,19% per i lavoratori dipendenti del settore privato;

  • 8,80% per i lavoratori dipendenti del settore pubblico.

Mentre per i contribuenti che hanno uno stipendio inferiore, lo sconto fiscale è pari al 2% per gli stipendi che ammontano tra i 1.923 euro e i 2.692 euro.

L’importo del bonus contributi 2023 viene definito mediante due scaglioni, sulla base della busta paga percepita dai lavoratori. Piu dettagliatamente:

  • lavoratori con busta paga tra 1.923 e 2.692 euro;

  • lavoratori con busta paga inferiore a 1.923 euro.

Per quanto riguarda la prima categoria di dipendenti, la riduzione dei contributi in busta paga è stata stabilita ad una percentuale del 2%. Significa che i lavoratori potranno ricevere 53,84 euro in più al mese, dunque circa 700 euro all’anno.

Mentre, per chi percepisce uno stipendio più basso, lo sconto fiscale legato al bonus contributi 2023 può avere una percentuale del 3%. In altre parole, si potrebbero avere circa 57,69 euro al mese in più, quindi circa 750 euro all’anno.

Il bonus matrimonio 2023 è la proposta di legge presentata alla Camera dai deputati Domenico Furgiuele, Simone Billi, Ingrid Bisa, Alberto Gusmeroli ed Erik Pretto e prevederebbe una detrazione del 20% delle spese sostenute per la cerimonia e il ricevimento per un ammontare complessivo di 20.000 €.

Inizialmente previsto solo per i matrimoni con rito religioso, è stato esteso anche per i matrimoni di rito civile.
I requisiti essenziali per poter accedere al bonus sono:

  • coppie under 35
  • con ISEE riferito al reddito dichiarato al 31 dicembre 2022 non superiore a 23.000 € e non superiore a 11.500 € a persona
  • essere in possesso della cittadinanza italiana da almeno dieci anni
  • celebrare le nozze in Italia

Il governo non ha ancora discusso in parlamento della proposta di legge ma sappiamo che potrebbe interessare i seguenti costi:

  • Acquisto di abiti e accessori da cerimonia
  • Allestimenti floreali
  • Acconciatura e make-up
  • Bomboniere
  • Partecipazioni
  • Noleggio auto da cerimonia
  • Affitto di sale e location per la cerimonia e il ricevimento
  • Servizi di catering e ristorazione (per un massimo di 700€)
  • Shooting fotografico e riprese video
  • Servizio di wedding planner
  • Fedi nuziali
  • Servizi di animazione e intrattenimento
  • Viaggio di nozze (per un massimo di 700€)

Precisiamo che è ancora solo una proposta di legge, ma potrebbe essere una chiave di volta per tante giovani coppie che visto l’elevato costo del matrimonio, si trovano costrette a rinunciare al giorno più importante della loro vita.

Il governo, con il nuovo decreto appena pubblicato in gazzetta ufficiale, non sono ha confermato il bonus luce e gas, ma ha fatto di più. Ha aumentato la soglia isee per le famiglie numerose portandolo da 20.000 a 30.000 euro ed ha introdotto il nuovo bonus riscaldamento.

Analizzando i due bonus su menzionati, il primo consiste in uno sconto sulle bollette di luce e gas per le famiglie con redditi bassi, mentre il secondo è un contributo a compensazione delle spese di riscaldamento per le famiglie.

Vengono riconfermate diverse misure tra le quali l’IVA al 5 per cento sul gas e l’azzeramento degli oneri di sistema, misura che invece riprende da oggi, 1° aprile 2023, nel caso dell’energia elettrica.

Tra le riconferme c’è anche la riduzione dell’IVA al 5 per cento per i servizi di teleriscaldamento e il rinnovo anche per il 2° trimestre del 2023 per il bonus sociale

Lo sconto sulle bollette di gas e luce delle famiglie rimane con la stessa platea di contribuenti già prevista per il 1° trimestre dell’anno in corso: avranno accesso all’agevolazione i soggetti con ISEE fino a 15.000 euro, come previsto dalla legge di bilancio 2023 per gli scorsi mesi di gennaio, febbraio e marzo.

Leggi anche: quali sono i lavori più richiesti dalle aziende nel 2023?

A prevederlo è l’articolo 1 del decreto Bollette, che innalza invece il valore ISEE per le famiglie con almeno quattro figli a carico: dal 2° trimestre e fino alla fine dell’anno potranno beneficiare della misura i soggetti con ISEE fino a 30.000 euro (fino al 31 marzo era 20.000).

In ogni caso l’agevolazione verrà attribuita in maniera automatica: i contribuenti sono chiamati esclusivamente a presentare solamente il modello Isee.

A partire dal mese di ottobre verrà inoltre previsto un altro contributo per ridurre le spese di riscaldamento delle famiglie. La nuova misura introdotta dal decreto Bollette spetta a prescindere dal valore ISEE.

La somma a compensazione delle spese di riscaldamento per le famiglie, già anticipata dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti prima dell’approvazione del decreto, spetterà a prescindere dalla soglia ISEE.

Il bonus scatterà nel caso in cui la media dei prezzi giornalieri del gas naturale sul mercato all’ingrosso superi la soglia di 45 euro/MWh.

Le condizioni da rispettare per avere accesso all’agevolazione saranno definiti con un decreto del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, in base alle indicazioni dell’ARERA.

L’autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, stabilirà le modalità di applicazione prendendo come riferimenti i consumi medi di gas naturale nelle zone climatiche.

I due bonus però non saranno cumulabili, infatti pronta ed esplicita è arrivata la risposta da parte del governo.

L’articolo 3 del DL 34/2023 stabilisce, infatti, quanto di seguito riportato:

“Nelle more della definizione di misure pluriennali da adottare in favore delle famiglie, da finanziare nell’ambito del RepowerEU, a decorrere dal 1° ottobre e fino al 31 dicembre 2023, ai clienti domestici residenti diversi da quelli titolari di bonus sociale…”

Avranno diritto al secondo contributo, quindi, solo i soggetti che non hanno accesso al bonus sociale.

Il Gender pay gap è la differenza nelle retribuzioni tra uomini e donne. In Italia, nel 2021, si attesta in media al 5%, in favore degli uomini. Nei 27 paesi dell’Unione europea, invece, si arriva al 12,7%. Un numero che va analizzato attentamente.

Questi numeri rappresentano l’unadjusted gender pay gap, ovvero la differenza tra la retribuzione oraria di un uomo e quella di una donna, calcolata come percentuale del salario di chi tra i due guadagna di più. Sì, perché ci sono anche settori e paesi dove sono i maschi a guadagnare meno. Il dato è calcolato su base annuale ed espresso con un valore percentuale.

Per fare un esempio: se un uomo guadagna 50.000 euro l’anno e una donna 47.500, il gender pay gap è pari al 5%. Questo perché i 2.500 euro di differenza sono pari al 5% della retribuzione oraria maschile. Bene specificare che questo indicatore non tiene conto del grado di istruzione, del ruolo in azienda e degli anni di anzianità lavorativa. E che è basato su una survey alla quale le aziende con meno di dieci dipendenti non sono invitate a partecipare. Il che esclude una larga fetta dell’occupazione italiana, se si considera che, il 43,7% dei lavoratori in Italia è assunto da una microimpresa, ovvero una di quelle aziende con meno di dieci dipendenti esclusi dalla rilevazione.

Come anticipato, se si guarda alla situazione dei 27 paesi dell’Unione europea, le cose in Italia non vanno così male. Nel senso che il gender gap italiano è il quinto più basso a livello continentale. Meglio di noi fanno solo RomaniaSloveniaPolonia e Belgio, con valori che oscillano tra il 3,6 ed il 5%.

Il dato peggiore arriva dall’Estonia, dove gli uomini, al netto di tutti i caveat, guadagnano il 20,5% in più delle donne. Seguono l’Austria, dove la differenza retributiva si attesta al 18,8% e la Germania, nazione in cui arriva al 17,6%. Per mese esigenze estetiche, nel grafico manca il Lussemburgo, che è l’unico paese europeo in cui il gender pay gap, seppur di pochissimo, è in favore delle donne, che qui guadagnano lo 0,2% in più dei colleghi uomini.

A livello europeo, dieci anni fa la differenza media tra le retribuzioni di uomini e donne era pari al 16,4% e si è ridotta nel 2021 al 12,7%. Una contrazione pari a 3,7 punti percentuali. In Italia, invece, si è passati dal 6,5% di dieci anni fa al 5% registrato nel 2021. Nel periodo, il valore più alto lo si è toccato nel 2013, quando è arrivato al 7%, mentre quello più basso si è visto nel 2020, quando la differenza retributiva tra uomini e donne italiani è scesa al 4,2%.

Come detto, il gender pay gap del 5% registrato in Italia nel 2021 è un valore medio. La situazione varia, e di molto, a seconda del settore professionale. Ci sono campi, come l’attività mineraria, in cui le donne guadagnano il 5,2% in più dei colleghi uomini. E altri in cui il settore è molto distante dalla media, come mostra il grafico sottostante.

Il settore in cui è più alto il divario tra uomini e donne è quello del mondo dello spettacolo, dove i primi arrivano a guadagnare il 62,1% in più rispetto alle seconde. Seguono le attività professionali con un gender pay gap del 23,9%, la finanza e le assicurazioni con il 23,7% e la sanità con il 21%. Il settore più equo è quello della gestione dei servizi idrici e dei rifiuti, dove il divario salariale in favore dei maschi è pari ad appena lo 0,7%.

In Italia i dati statistici dicono che la disoccupazione giovanile è vicina al 30% e il tasso di disoccupazione della popolazione occupabile si attesta vicino al 11%, ma in realtà sono moltissime le aziende che stanno cercando diverse figure professionali da inserire nel proprio organico, ma, paradossalmente, in moltissimi casi non riescono a trovarlo. Ora vediamo qui di seguito quelli che sono le peculiarità dell’offerta di lavoro.

Sono diversi i settori in cui c’è più domanda: dal digitale all’informatica, passando per data protection, machine learning, ristorazione ed edilizia.

L’analisi statistica effettuata da Assolavoro ha diviso le professioni in tre macrocategorie: professioni ad alta qualifica; professioni a media qualifica, tecniche e dei servizi; operai specializzati e conduttori di impianti e macchine.

I lavori più richiesti per profili ad alta qualifica

Data Analyst / Data Scientist / Cyber Security Analyst
Java / C++ Developer
Sviluppatore Python
Machine Learning / AI Expert
Digital Project Manager
Project Engineer Energetico
Architetto / Ingegnere Edile
Legal Consultant / Esperti Contabili / Commercialisti
Social Media Manager & Content Creator
Export Manager

I lavori più richiesti per profili a media qualifica

Tecnico Elettromeccanico – Meccatronico
Progettista Impianti Elettrici
Responsabile Controllo Qualità
Geometri di cantiere
Tecnici e Agenti Commerciali / Agenti Immobiliari
E-commerce Specialist
Assistenza Clienti e Customer Service
Call / Contact Center e Receptionist
Contabili e addetti tesoreria
Addetti ufficio gare

I lavori più richiesti tra operai specializzati e conduttori di impianti e macchine

Elettricisti / Industriali e Civili
Operatori Macchine Utensili Cnc / Fresatori e Tornitori
Saldatori a filo / Addetti ai robot di saldatura
Operatori Taglio Laser
Operai Manutentori Termoidraulici
Montatori Meccanici
Capocantieri/ Operai Edili Specializzati / Montatori Ponteggi
Operai addetti al confezionamento
Responsabili magazzino
Carrellisti con patentino

A questa lista di figure se ne aggiungono altre molto richieste del mercato del lavoro, ossia:

  • macchinisti, operai specializzati che coordinano e regolano i processi produttivi;
  • segretarie e assistenti di direzione, ancora oggi tra le figure professionali più ricercate ci sono le segretarie, gli assistenti di direzione, gli assistenti amministrativi e il personale di back office;
  • tecnici specializzati, ossia coloro che operano per il corretto funzionamento delle attrezzature tecniche;
  • addetti alle vendite, un profilo lavorativo che non va mai in crisi è quello della categoria di commessi, commesse, cassieri e cassiere, e responsabili di negozio;
  • professionisti contabili e della finanza. Tra le aziende italiane è in crescita la richiesta di professionisti della finanza d’impresa, contabili, commercialisti e analisti finanziari;
  • professionisti IT, uno degli effetti della digitalizzazione è la crescita della domanda nel settore IT. Richiesti sono soprattutto i programmatori delle start–up e chi si occupa di sviluppare applicazioni per il mobile;
  • sales manager. Le aziende italiane continuano a ricercare figure di commerciali. Il problema è che nella maggior parte dei casi viene richiesta la Partita IVA, poiché non è prevista la firma di un contratto da dipendente con l’azienda;
  • medici. La Sanità è un settore che non va mai in crisi; ecco perché tra le figure professionali più ricercate dalle aziende italiane troviamo quella del medico;
  • personale alberghiero e addetti alla ristorazione. Nella classifica delle professioni più ricercate dalle aziende italiane troviamo anche tutte quelle figure legate al settore del turismo. Tra queste troviamo cuochi, camerieri, baristi e addetti alla reception.

Il quinquennio 2023/2027 sembra iniziare con le migliori prospettive per i giovani Italiani, che grazie al PNRR potrebbero riuscire a sfruttare l’ondata di liquidità che sarà investita nel nostro paese. Stando ai dati forniti da Anpal / Unioncamere, nel periodo tra il 2023 e il 2028, il mercato del lavoro del nostro Paese potrebbe aver bisogno di più di un milione di giovani laureati e quasi 1,5 milioni di diplomati, ossia circa due terzi del fabbisogno occupazionale del quinquennio.

Il settore che da sempre presenta le maggiori offerte di lavoro è quello medico-sanitario dove si stima un’offerta di 11-13mila laureati all’anno e nei vari ambiti Steam, nell’indirizzo scientifico-matematico-fisico, come conferma anche Jacopo Piana, fondatore e direttore della startup innovativa Quick alghoritm: “Fatichiamo a trovare giovani con competenze in data science, data engineering, computer scientist, ma soprattutto sviluppatori front end, che cerchiamo negli istituti tecnici”.

Un’ulteriore ostacolo alle assunzioni è l’importo troppo basso della busta paga in confronto con la media Europea. In Germania infatti, come riporta il Sole 24 Ore, i laureati percepiscono uno stipendio quasi doppio rispetto all’Italia, mentre in Svizzera è addirittura 2,5 volte in più. La vicina Francia invece offre stipendi superiori del 25%, mentre Oltremanica, il Regno Unito del 16%.

Ad esempio, il settore informatico: tra i mestieri introvabili prevale il progettista di sistemi informatici, seguito dal consulente di software, dall’analista programmatore, dal programmatore informatico e dallo sviluppatore di software.

Alte richieste si presentano anche nel settore dei progettisti, prevalentemente meccanici e navali: da quelli che si occupano di impianti industriali a quelli impegnati nel settore dei servizi (in particolare i laureati in economia bancaria, finanziaria e assicurativa).

Irreperibile anche il profilo di revisore contabile (si cercano soprattutto laureati in scienze economico-aziendali, marketing e amministrazione).

Possiamo dire che la laurea in ingegneria è fondamentale per potersi assicurare un solido posto di lavoro, infatti i laureati in ingegneria sono i più difficili da trovare, nonostante le elevatissime opportunità di assunzione.

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Un enorme mancanza di forza lavoro si registra anche nel settore turistico e della ristorazione uno dei più colpiti nell’ultimo anno dalla pandemia. Secondo un report dell’Ente bilaterale nazionale per il turismo basato su dati Inps, dal 2019 al 2020 è stato registrato un calo del 26,7% del numero di occupati. In modo particolare hanno perso il lavoro soprattutto coloro che avevano contratti a tempo determinato o stagionali.

All’interno di questo scenario la Federazione italiana pubblici esercizi-Confcommercio stimava una carenza di circa 150mila lavoratori nella ristorazione alla fine di maggio, di cui 120mila professionisti a tempo indeterminato e 20mila lavoratori a tempo determinato, al momento beneficiari di strumenti di sostegno al reddito. Come spiega Aldo Cursano, vice presidente vicario Fipe: “La ripartenza c’è, i lavoratori no”.

In vista dell’estate, e con la ripartenza della macchina dell’ospitalità, anche il settore turistico e della ristorazione potrebbe dunque diventare un punto di partenza per molti giovani che hanno intenzione di iniziare a lavorare, o per gli adulti che hanno già maturato dell’esperienza in questo settore.

La scelta del corso universitario diventa quindi basilare per potersi poi giocare al meglio le proprie carte nel mercato del lavoro. Un’analisi prodromica, su quelle che sono le potenziali offerte di lavoro, deve essere effettuata da ogni giovane che, appena diplomato si trova a dover scegliere la facoltà più giusta per leui.

Anche Linkedin, il social network professionale più conosciuto e consultato da tutti coloro che sono in cerca di lavoro, ha presentato una lista delle figure più ricercate dalle aziende. Le 15 professioni più richieste in Italia tra aprile e ottobre 2020 secondo il report Jobs on the Rise sono state:

  • insegnanti di sostegno con competenze nel settore della ricerca, soprattutto nelle città di Roma, Palermo, Treviso, Bari, Bergamo;
  • infermieri e medici. A causa della pandemia di Covid-19 sono quasi 4.000 offerte di lavoro attive su LinkedIn in tutto il territorio italiano;
  • esperti di digital marketing, nelle città di Milano, Bologna, Verona;
  • freelance creativi, con competenze di calligrafia, fumettistica, illustrazione, scrittura creativa, produzione post-video, animazione nelle città di Firenze, Roma, Milano, Genova e Torino;
  • addetti al CRM, nelle città di Napoli, Cagliari, Catania, Palermo, Lecce;
  • Cyber security manager e gamer developer con competenze di supporto tecnico, server Windows, elaborazione cloud, sviluppo di software, sicurezza della rete, CSS, Java, SQL, DevOps, Git, nelle città di Milano, Roma e Napoli;
  • farmacisti e ingegneri biomedici, le cui offerte sono aumentate per effetto della sperimentazione dei vaccini contro il Covid-19 soprattutto nelle città di Genova, Milano, Trieste, Trento, Roma;
  • tecnici medici di emergenza, che offrano servizi in ambulanza o in grado di fornire assistenza sanitaria nelle città di Udine, Milano, Bergamo, Bologna, Torino;
  • agenti assicurativi, a Torino, Milano, Ogliastra e Ferrara;
  • esperti di marketing online con competenze nella gestione delle vendite, vendita al dettaglio, gestione della logistica, attività di magazzino, utilizzo del muletto, confezionamento, soprattutto a Roma, Palermo, Treviso, Bari e Bergamo;
  • esperti di contenuti digitali per la creazione e gestione di blog, Social Media Marketing, creazione di podcast, scrittura creativa, copywriting, Instagram, gestione dei contenuti nelle città di Milano, Como e Reggio Emilia;
  • agenti immobiliari a Torino, Milano, Savona, Bologna, Roma;
  • esperti finanziari a Milano, Brescia e Lecce;
  • consulenti strategici di vendite, con competenze in business planning, gestione delle vendite, negoziazione, strategia aziendale, analisi di mercato, sviluppo aziendale, gestione degli account, risoluzione di problemi, soprattutto a Torino, Milano e Savona;
  • giornalisti.

Il governo da il via libera al  bonus trasporti da 60 euro per chi nel 2022 ha avuto un reddito complessivo non superiore a 20.000 euro. I ministri Giancarlo Giorgetti (Mef), Marina Elvira Calderone (ministero del Lavoro) e Matteo Salvini (Mit) hanno firmato il decreto che disciplina le modalità di erogazione del contributo previsto dal decreto legge sui carburanti con stanziamenti per 100 milioni di euro.

L’obiettivo, ricorda una nota, è quello di sostenere contro il caro energia famiglie, studenti e lavoratori nell’acquisto di abbonamenti per i servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, e per i servizi di trasporto ferroviario nazionale. La domanda va presentata entro il 31 dicembre 2023 attraverso il portale www.bonustrasporti.lavoro.gov.it.

Il bonus trasporti, «pur essendo un incentivo di piccolo importo e riservato ai cittadini con Isee inferiore ai 20mila euro, potrebbe rappresentare un aiuto per le fasce meno abbienti o i nuclei numerosi», spiega il presidente di Assoutenti Furio Truzzi. «In base agli ultimi dati Istat, – ricorda l’associazione – ogni giorno in Italia 26,8 milioni di italiani usano mezzi di trasporto per recarsi a scuola o a lavoro, il 45,4% della popolazione residente – analizza Assoutenti – Di questi 5,4 milioni fanno ricorso al trasporto pubblico: 1,2 milioni usano il treno, 1,9 milioni tram e bus, 807mila la metro e 1,5 milioni pullman o corriere. La regione dove si ricorre di più al trasporto pubblico per raggiungere scuola o il luogo di lavoro è la Lombardia, 1.025.000 persone al giorno, seguita dal Lazio, con 773mila spostamenti».

Si tratta di una nuova edizione del bonus trasporti attivo fino al 31 dicembre scorso che aveva garantito uno sconto fino a 60 euro del costo degli abbonamenti per il trasporto pubblico: autobus, tram e ferrovie regionali. Poteva essere ottenuto da tutti coloro con redditi fino a 35mila euro. Il bonus è stato chiuso il 31 dicembre: lo si poteva richiedere sul sito del ministero del Lavoro fino a esaurimento delle risorse e più di una volta, purché usufruito nell’arco del mese della domanda. Per ottenere il buono occorreva collegarsi con la piattaforma e con Isee e codice fiscale si fare istanza indicando l’azienda di trasporto tra le più di mille aderenti. A procedura conclusa il sistema rilasciava un codice identificativo da “spendere” nelle biglietterie per l’acquisto degli abbonamenti mensili: il bonus era valido nel mese di emissione, superato il quale scadeva reimmettendo il denaro nella dotazione del Fondo.

Hai meno di 36 anni? Vivi in affitto e vorresti comprare casa con il tuo partner per poter coronare il sogno di una vita?

Con il bonus prima casa under 36 ora si può. Questo bonus è stato introdotto con il decreto legislativo n.73/2021, denominato Sostegni bis, e tale misura è stata confermata per tutto l’anno corrente, con scadenza prevista il 31 Dicembre 2023.

Il bonus prima casa prevede l’esonero dal pagamento dell’imposta di registro, dell’imposta catastale e ipotecaria. Tali imposte di solito si aggirano attorno a parecchi migliaia di euro.

Normalmente, la vendita di una casa è soggetta ad un’imposta di registro del 9% ed al valore di 100,00 euro tra imposte ipotecaria e catastale. Con il Bonus prima casa under 36, tutte e tre le imposte vengono cancellate.

 Con il Bonus prima casa viene, inoltre, riconosciuto un credito d’imposta pari all’Iva corrisposta al venditore, per gli acquisti soggetti a Iva, ed è inoltre prevista la riduzione del 50% sugli onorari notarili e il pagamento di qualsiasi imposta di bollo.

Il primo requisito, è non aver compiuto il trentaseiesimo anno di età nell’anno in cui viene stipulato il contratto di acquisto.

Secondo requisit0 è avere un indicatore Isee che non superi i 40.000 euro annui.

Avere un Isee particolarmente favorevole rimane uno dei principali strumenti per definire l’accesso ai bonus.

 Nel caso specifico del Bonus prima casa under 36 è necessario fare riferimento all’Isee ordinario e non quello corrente.

Il valore dal modello Isee corrente prende in considerazione gli ultimi dodici mesi, mentre quello del modello Isee ordinario prende in considerazione gli ultimi due anni.

Per beneficiare del Bonus prima casa under 36, quindi, bisogna tenere in considerazione la situazione economica complessiva dei ventiquattro mesi precedenti alla domanda.

Altri requisiti per poter inoltrare domanda e beneficiare del Bonus prima casa under 36 sono:

  • stabilirsi entro 18 mesi dall’acquisto della nuova abitazione nel Comune ove questa si trova, richiedendone la residenza effettiva.

  • non essere titolare di alcun diritto di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra abitazione nello stesso Comune della casa acquistata con agevolazioni.

  • non essere titolare di altra abitazione acquistata con agevolazioni previste nel Bonus prima casa under 36.

In linea generale, le agevolazioni previste per l’acquisto della cosiddetta “prima casa” vengono riconosciute solo in presenza di alcune specifiche condizioni. Anzitutto l’abitazione acquistata deve rientrare nelle seguenti categorie catastali:

  • A/2 (abitazioni di tipo civile);
  • A/3 (abitazioni di tipo economico);
  • A/4 (abitazioni di tipo popolare);
  • A/5 (abitazione di tipo ultra popolare);
  • A/6 (abitazione di tipo rurale);
  • A/7 (abitazioni in villini);
  • A/11 (abitazioni e alloggi tipici dei luoghi).

Inoltre le agevolazioni spettano anche per l’acquisto delle pertinenze classificate nelle seguenti categorie catastali (ma limitatamente a una sola pertinenza per ciascuna categoria):

  • C/2 (magazzini e locali di deposito);
  • C/6 (per esempio, rimesse e autorimesse);
  • C/7 (tettoie chiuse o aperte).

Come già annunciato qualche articolo fa, la BCE ha continuato la sua strada nel continuato aumento dei tassi di interesse per tenere a freno l’inflazione, ovviamente tutto questo si traduce nel rendere più costosi mutui, prestiti e finanziamenti.

Vediamo ora numeri alla mano a quanto sono arrivati gli interessi imposti dalla BCE.

L’ulteriore aumento dei tassi di interesse ha portato il tasso sui prestiti marginali al 3,75%, il tasso sui rifinanziamenti al 3,5% e il tasso sui depositi al 3%. Questi aumenti si traducono inevitabilmente in mutui più costosi.

In Italia secondo le stime, ci sono circa 6,8 milioni di famiglie hanno sottoscritto un mutuo, richiesto un prestito o un finanziamento e tra queste alcuni milioni hanno sottoscritto un mutuo a tasso varabile. Una soluzione quest’ultima generalmente più flessibile, poiché il tasso di interesse viene ricalcolato periodicamente sulla base di alcuni fattori determinati in fase contrattuale, tuttavia, sono anche quelli che più di tutti stanno soffrendo l’aumento dei tassi di interesse voluti dalla BCE.

Le rate dei mutui a tasso variabile sono strettamente legato al tasso sui prestiti marginali e dal tasso sui rifinanziamenti della BCE. Ne consegue che, l’aumento del tasso di interesse della BCE provoca un aumento diretto del tasso di interesse dei mutui a tasso variabile.

Secondo un’analisi effettuata da ABI, le rate dei mutui a tasso variabile sono aumentate nell’ultimo anno di circa il 54%, il che significa che un famiglia che prima degli aumenti pagava circa 500€ ora paga circa 770€.

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Inoltre , secondo gli ultimi annunci, La BCE non ha nessuna intenzione di interrompere l’incremento dei tassi di interesse, almeno fino a quando l’inflazione non sia tornata a livelli vicino il 2% e questo significa che le rate di mutui, prestiti e finanziamenti, potrebbero aumentare ulteriormente nei prossimi mesi.

Secondo le stime, con l’Euribor, uno dei tassi che determinano l’aumento delle rate dei mutui a tasso variabile, in aumento di mezzo punto percentuale il tasso variabile che a fine 2021 era dello 0,6% potrebbe raggiungere il 4,9%.

Gli effetti degli aumenti dei tassi della BCE si riflettono, come anticipato, anche su prestiti e finanziamenti. In altri termini, anche acquistare a rate diventa più costoso, con un tasso di interesse medio in aumento di circa 3,8 punti percentuale, passando dall’8,1% di fine 2021 all’11,9% dei prossimi mesi.

Se da un lato i mutui a tasso variabile sono uno degli strumenti finanziari maggiormente esposti all’aumento dei tassi di interesse della BCE, i mutui a tasso variabile con Cap detti anche mutui con tetto forse gli strumenti maggiormente tutelati in un momento come questo.

Si tratta di strumenti finanziari progettati per tutelare il mutuatario, in questi mutui infatti è fissato, in sede contrattuale, un tetto massimo al tasso di interesse del mutuo, questo tetto è generalmente più alto del tasso corrente e si attiva nel momento in cui il tasso di interesse si alza oltre il limite prestabilito.

Per essere più precisi, nei mutui a tasso variabile, il tasso di interesse viene modificato con cadenza regolare, a seconda dell’andamento di uno o più parametri definiti nel contratto. Tuttavia, se si tratta di mutui a tasso variabile con cap, esiste un tetto massimo prefissato, oltre il quale il tasso di interesse non può aumentare, di contro però, esiste anche un margine inferiore fisso, oltre il quale la rata non può scendere.