E’ attiva da giovedì 20 aprile, la piattaforma per richiedere il bonus vista, contributo per l’acquisto di occhiali da vista e di lenti a contatto correttive. Il contributo è destinato ai cittadini con Isee non superiore ai 10mila euro. Il bonus vista può essere richiesto una sola volta per ogni membro del nucleo familiare al quale è riferito l’Isee e i cittadini potranno scegliere tra due modalità di accesso: un voucher del valore di 50 euro per ogni beneficiario, da spendere entro 30 giorni dall’emissione, e un rimborso di 50 euro per l’acquisto già effettuato di occhiali da vista o lenti correttive.

Il voucher viene emesso contestualmente alla domanda online ed è immediatamente spendibile in un’unica soluzione; mentre il rimborso, la cui istanza deve essere presentata entro il 3 luglio 2023, è ammissibile per gli acquisti effettuati dal 1° gennaio 2021 fino al 4 maggio 2023. Il contributo, che è stato introdotto dalla legge 30 dicembre 2020, n. 178, viene erogato su richiesta e fino ad esaurimento del finanziamento previsto dalla legge.

La domanda può essere presentata a partire dal 5 maggio accedendo alla piattaforma www.bonusvista.it. Per gli esercenti che vogliano registrare il proprio punto vendita la piattaforma è, invece, disponibile dal 20 aprile.

Un contributo una tantum di 50 euro per l’acquisto di occhiali da vista lenti a contatto correttive destinato a famiglie con reddito Isee annuale inferiore ai 10.000 euro. Dopo il via libera del Garante della privacy, arriva in Gazzetta ufficiale il decreto del ministero della Salute che definisce criteri, modalità e termini di erogazione del bonus vista.

Nel percorso di autenticazione tramite carta d’identità elettronica (Cie), Spid o carta nazionale dei servizi (Cns), l’utente inserirà nel sistema un set di informazioni imprescindibili: nome e cognome, codice fiscale, indirizzo mail e/o numero di telefono, eventuali dati anagrafici del familiare o dei familiari per cui fa domanda e, ovviamente, la dichiarazione Isee. Non finisce qui: in caso di rimborso, sarà necessario fornire gli estremi del documento di acquisto, una copia digitalizzata della fattura o dello scontrino e le coordinate Iban. Per il voucher, invece, basterà solo un documento di autocertificazione del reddito.

Modalità di assegnazione e scadenze

Una volta completati tutti gli step, sarà compito dell’Inps verificare l’aderenza dei candidati ai requisiti necessari. In caso di esito positivo, l’indennizzo sarà accreditato sul conto corrente del richiedente. Il buono, invece, verrà emesso in formato digitale con apposito Qr code e sarà disponibile nell’apposita area riservata. Non avrà durata illimitata: dovrà essere speso entro trenta giorni dalla data di emissione. Scaduto il termine, verrà automaticamente annullato e il beneficiario sarà obbligato a ripetere da zero la procedura per ottenerne uno nuovo (al netto della disponibilità). Quanto alla distribuzione, per gli acquisti effettuati dal 2021 al 2023, i bonus occhiali verranno assegnati in base all’ordine cronologico di arrivo delle domande fino ad esaurimento delle risorse disponibili annualmente.

Occhio all’elenco dei fornitori

Non tutti gli esercizi commerciali, tuttavia, accetteranno il voucher. Prima di lanciarsi a capofitto nello shopping, è bene consultare l’elenco di fornitori accreditati disponibile sulla piattaforma. Anche i commercianti intenzionati a aderire all’iniziativa, infatti, sono tenuti a seguire un iter preciso. Che prevede, a partire da fine gennaio, la registrazione sulla piattaforma (sempre via Cie, Spid o Cns) e la compilazione di un modulo con partita Iva, codice Ateco, denominazione e luoghi dove svolgono l’attività, la tipologia di beni offerti e venduti e una dichiarazione che li vincola ad accettare i buoni solo per gli acquisti previsti dalla norma. E, soprattutto, soltanto per uno dei prodotti consentiti. Una volta accettato, verrà loro riconosciuto un importo pari al buono validato.

Nell’ultimo aggiornamento delle previsioni macroeconomiche di State Street Global Advisors disponibilità, domanda e qualità del credito sembrano destinate a peggiorare d’ora in avanti.

Un aspetto positivo però è rappresentato dal fatto che l’indebolimento della domanda e l’inasprimento delle condizioni del credito dovrebbero contribuire all’accelerazione della disinflazione in corso, consentendo alle banche centrali di porre fine al ciclo di inasprimento della politica monetaria prima del previsto.

Nel corso del 2022 l’economia dell’Eurozona ha registrato un importante crescita del PIL che ha toccato il 3,5%, di gran lunga superiore a quella degli Stati Uniti. Un cuscinetto di surplus di risparmi, sussidi fiscali significativi per aiutare le famiglie a far fronte al caro energia ed il sostegno della domanda per il settore turistico hanno permesso alla spesa reale dei consumatori di crescere del 4,3% nel 2022 (il livello più elevato dal 2001), nonostante un tasso di inflazione superiore all’8%.

Altrettanto apprezzata è stata la forte crescita riportata dagli investimenti a reddito fisso che, secondo State Street Global Advisors, non solo rappresenta un fattore positivo per l’attuale fase di crescita, ma anche un possibile driver dell’aumento della produttività.

Il quadro appare invece molto meno roseo per il 2023. Come scrive State Street Global Advisors, “Il ritardato effetto negativo dell’elevata inflazione si traduce in una crescita ridotta della spesa per i consumi per quest’anno, anche se non prevediamo una contrazione totale. I flussi legati al turismo dovrebbero contribuire a limitare i danni. La spesa per gli investimenti subisce un rallentamento analogo: si tratta di un fenomeno su larga scala, ma senza una vera e propria contrazione in un particolare segmento dell’economia”.

Alla luce della resilienza dimostrata e degli ultimi dati, quello che sembrava un approccio ottimistico solo tre mesi fa oggi non lo sembra abbastanza: per questo motivo, scrive State Street Global Advisors, “abbiamo rivisto leggermente al rialzo le previsioni per il 2023, portandole a 0,7%, ancora lievemente al di sopra del consensus in rapida ascesa, tuttavia non più in modo significativo”.

Quali prospettive per l’inflazione

Anche se il peggio è passato, il tema dell’inflazione continua ad essere rilevante. “Stimiamo che l’inflazione headline rallenterà, passando dall’8,4% dell’anno scorso a circa il 5,5% per quest’anno, prima di subire una brusca decelerazione scendendo al di sotto del 3% nel 2024. Persistono le preoccupazioni legate ad una risposta tardiva alla spirale prezzi-salari, anche se finora gli accordi salariali che entreranno in vigore sono stati rassicuranti in tal senso” si legge nel report.

Le prossime mosse della BCE

Negli ultimi mesi, la Bce ha reagito in ritardo per combattere l’inflazione con manovre restrittive che si sono tradotte in un aumento dei tassi di 50 punti base a marzo, solo pochi giorni prima che le turbolenze del settore bancario si diffondessero in Europa. Secondo State Street Global Advisors, “Gli interventi di rialzo dei tassi non sembrano ancora essere giunti al termine ma ci siamo quasi“.

“Prevediamo un ulteriore incremento di 25 punti base entro la metà dell’anno, seguito da un lungo periodo in cui i tassi rimarranno invariati (a patto che le condizioni di mercato lo permettano). Si potrebbe ragionevolmente pensare che la Bce dovrebbe forse intervenire un po’ di più, ad esempio con ulteriori incrementi di 50 punti base, ma dati i rischi che si stanno diffondendo nel settore bancario, sembra più opportuno un approccio più cauto” conclude State Street Global Advisors.

Per incentivare l’aumento delle nascite, che nel lungo periodo potrebbe portare gravissimi problemi all’Italia sia economici che sociali, il governo propone un’idea che ha del CLAMOROSO! «Niente tasse per chi fa figli».Sarebbe proprio questo il punto centrale del dossier del ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti che recita: nuclei familiari composti da almeno due figli non pagheranno le tasse.

Sul breve termine come ha scritto lo stesso Giorgetti nel Def,  «il modo migliore per ridurre il rapporto debito/pil non può che essere quello di aumentare il flusso di immigrati che arrivano e restano». Sul lungo termine, invece, «per incentivare la natalità, sostiene ancora Giorgetti, la leva più forte non può che essere un’altra: proporre non semplici sgravi alle famiglie ma riduzioni del numero di tasse da pagare».

Anche il sottosegretario al ministero delle imprese Massimo Bitonci commenta le indiscrezioni sull’idea di Giancarlo Giorgetti di ridurre le tasse su chi fa figli. «La proposta del ministro dell’Economia è assolutamente condivisibile. Per incentivare la natalità diventa necessario ridurre la tassazione per le famiglie con uno o più figli a carico. Questo non significa abbandonare l’assegno unico ma, oltre a questo, si dovrebbe reintrodurre una detrazione di 10.000 euro l’anno per ogni figlio a carico (ora 950 euro fino ai 21 anni) fino al termine degli studi anche universitari, per tutti i nuclei senza limiti di redditi».

Stessa posizione in casa Lega per Massimo Garavaglia, senatore e presidente della commissione Finanze e Tesoro: «Ridurre le tasse a chi fa più figli: ci sembra la scelta migliore per tutelare la natalità e le famiglie. Una misura che si sommerebbe all’assegno unico, favorendo però i nuclei più numerosi»

«Ridurre la tassazione per le famiglie con uno o più figli a carico è un segnale di buon senso per contrastare il fenomeno della denatalità. Una proposta che la Lega, da sempre sensibile alla questione demografica, sostiene convintamente per garantire la tenuta sociale ed economica del Paese. Per noi, la questione demografica è prioritaria. Bene, dunque, il taglio consistente alle imposte sul reddito per sostenere i nuclei familiari e invertire la rotta dell’inverno demografico». Lo dichiarano in una nota i deputati Alberto Bagnai, Laura Cavandoli, Giulio Centemero e Alberto Gusmeroli, componenti della commissione Finanze alla Camera.

Più cauto il vice ministro dell’Economia Maurizio Leo: «Ora vedremo, le risorse dovranno essere individuate con la Nota di aggiornamento. Il primo passo si è fatto con il Def, si sono trovati i 3 miliardi che vengono messi a servizio della riduzione del cuneo e altri 4,5 miliardi per il 2024 che sono destinati al fondo per la riduzione della pressione fiscale». Così il vice ministro dell’Economia, Maurizio Leo, sul sostegno alla natalità («una delle priorità del Governo»), interpellato a Montecitorio. «Ora vedremo nella Nota di aggiornamento – ha ribadito – se riusciremo a trovare altre risorse da mettere al servizio soprattutto di interventi di riforma fiscale, tra cui anche la natalità».

Il governo Meloni è pronto a mettere in campo un nuovo incentivo “rafforzato”, per cercare di contrastare il problema “Neet” (ragazzi che non studiano e non lavorano), che in Italia sfiorano  i 3 milioni di giovani,

Il decreto prevede che: ai datori privati che assumono under30 Neet che sono registrati al programma operativo nazionale “Iniziativa occupazione giovani” è riconosciuto un incentivo per un periodo di 12 mesi pari al 60% della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali. La bozza di norma spiega che si deve trattare di nuove assunzioni effettuate a decorrere dal 1° giugno e fino a fine anno. Il contributo è riconosciuto per le assunzioni a tempo indeterminato, anche a scopo di somministrazione, e per l’apprendistato professionalizzante (l’apprendistato di secondo livello). L’incentivo non si applica ai rapporti di lavoro domestico.

L’agevolazione è corrisposta mediante conguaglio nelle denunce contributive mensili. La domanda per la fruizione dell’incentivo è trasmessa, attraverso apposita procedura telematica, all’Inps, che, entro cinque giorni, sempre on line, comunica la disponibilità di risorse per l’accesso all’incentivo. In caso positivo, a favore del richiedente, scatta una riserva di somme pari all’ammontare previsto dell’incentivo. Entro sette giorni dovrà essere firmato il contratto incentivato, ed entro i successivi sette giorni, si dovrà comunicare a Inps, ancora in via telematica, l’avvenuta stipula del rapporto di lavoro. In caso di mancato rispetto di questa tempistica il richiedente decade dalla riserva di somme operata in suo favore, che vengono quindi rimesse a disposizione di ulteriori potenziali beneficiari.

Un’ulteriore buona notizia e che questo incentivo è cumulabile con l’esonero totale (triennale) per nuove assunzioni (incluse le trasformazioni di rapporti a termine) a tempo indeterminato di under36 effettuate dal 1° gennaio al 31 dicembre 2023, prorogato dall’ultima legge di Bilancio, ma anche con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente (ovviamente limitatamente al periodo di applicazione degli stessi). In caso di cumulo con altra agevolazione, l’incentivo è riconosciuto nella misura del 20% della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali per ogni lavoratore Neet assunto.

Le somme sono riconosciute da Inps in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande, qualora i fondi si dimostrino insufficienti, l’Istituto non prende più in considerazione ulteriori domande, fornendo immediata comunicazione anche attraverso il proprio sito istituzionale.

Lo stanziamento prevede una somma di 80 milioni nel 2023 sul programma operativo nazionale “Iniziativa occupazione giovani”, secondo la ripartizione regionale individuata da un provvedimento Anpal da emanarsi entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto Lavoro. Per il 2024 la copertura è stimata in 51,8 milioni.

Il tema Neet è quanto mai urgente (e di fatto rappresenta il vero flop di Garanzia giovani). Abbiamo superato quota tre milioni di persone, ovvero un giovane su quattro nella fascia d’età 15-34 anni (25,1%). Se si riporta il dato a un confronto europeo, considerando la fascia d’età 15-29 anni stabilita dalla Ue per identificare il fenomeno, l’Italia registra il più alto tasso di Neet (23,1%) contro una media del 13,1% per i 27 Paesi dell’Unione . Un tasso sostanzialmente invariato nell’ultimo decennio e ben lontano dall’obiettivo fissato da Bruxelles di vederlo ridotto al 9% entro il 2030.

«La platea dei Neet è costituita dai ragazzi che hanno finito la scuola ma non riescono a inserirsi nel mondo del lavoro. C’è quindi prima di tutto un tema di riattivazione di queste persone – ha sottolineato Maurizio Del Conte, professore di diritto del Lavoro all’università Bocconi, e tra i principali esperti italiani di politiche attive e formazione -. Serve quindi andarli a cercare, lavorare sulle competenze, soprattutto soft skills, per renderli occupabili. Sono partite alcune interessanti sperimentazioni in questa direzione, che ora vanno approfondite. Certo tutto aiuta, anche gli incentivi economici. Ma senza un intervento organico, da soli, rischiano di non centrare l’obiettivo».

Il governo è al lavoro già da qualche settimane ed importanti novità sono attese per imprese e professionisti sullo sblocco dei crediti incagliati e sulla possibilità di cessione del credito.

Dopo lo stop imposto dal Governo alla cessione del credito e allo sconto in fattura, i primi segnali di apertura arrivano da parte delle banche che stanno riaprendo la possibilità di acquisizione dei crediti.

Uno dei problemi più grandi a proposito dello stop alla cessione del credito e dello sconto in fattura riguarda, infatti, i diversi crediti incagliati ovvero bloccati che non si possono acquistare o vendere. Secondo quanto calcolato dall’ANCE ammonta ad almeno di 15 miliardi di crediti di imposta bloccati relativi al Superbonus 110% e bonus per l’edilizia.

Dopo i continui cambiamenti normativi sembra riaprire, quindi, il mercato della cessione dei crediti collegati al Superbonus: dalla Camera e dal Senato arriva l’ok definitivo alla legge di conversione del dl 11/2023 con alcuni provvedimenti per lo smaltimento dei crediti bloccati.

Tra le soluzioni prospettate per sbloccare il sistema del Superbonus, il Governo è al lavoro per creare entro giugno 2023 una piattaforma per lo sblocco dei crediti con Enel X come veicolo, relativamente ai lavori già avviati prima di metà febbraio. Si tratterebbe di un portale online apposito per il ricircolo dei crediti tramite cui sarebbe possibile vendere e riacquistare crediti, immettendoli nuovamente in circolazione.

Il Ministro dell’Economia Giorgetti ha annunciato l’accordo tra le banche ed il Governo per sbloccare i crediti incagliati per rimettere in circolo i crediti, derivati soprattutto dal Superbonus 110%, e sbloccare i cantieri fermi.

Le banche quindi si apprestano a ripartire con la cessione dei crediti, meccanismo fondamentale per ravvivare il settore edile in generale.

A seguito delle novità annunciate dal governo Poste italiane e alcune banche (Intesa Sanpaolo e Unicredit), stanno lavorando ad uno sblocco dei crediti.

Tra gli emendamenti presentati ed approvati dalla Camera, di particolare importanza è quello relativo all’estensione del termine ultimo per la presentazione della comunicazione all’Agenzia delle Entrate: il termine slitta dal 31 marzo al 30 novembre, data ultima di presentazione della dichiarazione dei redditi riferita al 2022. Pertanto, è prevista la possibilità di utilizzare il meccanismo della remissione in bonis per presentare la comunicazione di cessione alle Entrate in ritardo, senza perdere il diritto all’opzione, ma a fronte del pagamento di una sanzione di 250 euro.

Grazie a queste novità, alcune banche hanno annunciato di voler riprendere la cessione del credito: la prima a farlo, ufficialmente è Unicredit ed Intesa Sanpaolo.

Segnali di riapertura circa l’acquisto dei crediti edilizi incagliati arrivano anche da Cassa Depositi e Prestiti e da Poste Italiane.

A tal riguardo riportiamo, rispettivamente, le dichiarazioni fatte dall’amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, Dario Scannapieco, e dal condirettore generale di Poste Italiane, Giuseppe Lasco:

Per il momento non siamo direttamente coinvolti in nessuna iniziativa, ma se ce n’è una di sistema che può dare una mano alla ripresa del Paese siamo disponibili a valutarla con serenità e obiettività.

Siamo assolutamente pronti per ripartire, laddove ci sia una condivisione, anche con il Governo, perché anche alla luce delle ultime disposizioni del governo la nostra attività è diretta ai privati, alle famiglie.

La banca Unicredit ha messo a punto una soluzione per imprese, artigiani e professionisti che hanno completato i lavori, dando loro la possibilità di cedere i crediti fiscali maturati a fronte di sconto in fattura per spese sostenute nel 2022. Lo scopo è quello di smobilizzare tali crediti ed ottenere così la liquidità necessaria per proseguire la propria attività e per questo già questi giorni riapre la possibilità della cessione del credito collegato al Superbonus ed agli altri bonus edilizi al fine di agevolare coloro che hanno completato i lavori e hanno necessità di cedere i crediti, avendo raggiunto la capienza fiscale.

I clienti titolari di conto corrente presso la banca avranno la possibilità di cedere i crediti di imposta al verificarsi di determinate condizioni: i crediti devono derivare da sconto in fattura, devono riferirsi a spese sostenute nel 2022 e l’ammontare complessivo del credito per singola pratica deve essere superiore a 10.000 e inferiore ai 600.000 euro.

Anche Banca Intesa si sta muovendo verso la stessa direzione avendo siglato un accordo con L’università Luiss per un valore fiscale di circa 60 milioni di euro.

Aumenta l’importo del bonus mamme disoccupate fino a 1.917,3 euro per le neo mamme prive di copertura previdenziale e assicurativa.

Il bonus in questione, noto anche come assegno di maternità Comuni, è stato confermato anche per il 2023. Si tratta di un contributo economico che viene erogato dal Comune alle neo-mamme che non lavorano, e sono in stato di disoccupazione.

Oggi l’Inps riconosce la relativa indennità di maternità a sole tre categorie di lavoratrici e disoccupate, quali appunto:

  • dipendenti;
  • autonome;
  • disoccupate, a patto che abbiano appena cessato l’attività lavorativa da poco tempo (meno di 60 giorni) o che risultino beneficiarie di Naspi.

Per tutte le altre mamme disoccupate spetta invece un sostegno erogato direttamente dal Comune che va comunque a indennizzare 5 mesi di maternità. Ma c’è un termine entro cui la domanda va presentata: hanno diritto all’assegno mensile di maternità, coloro che ne fanno richiesta per nascite, affidamenti preadottivi e adozioni, avvenute nei 6 mesi antecedenti.

Fino al 2022 l’importo erogato era di circa 1750 euro, ma da quest’anno, complice l’alto tasso d’inflazione, l’importo dell’assegno è aumentato cosi come il limite Isee entro cui averne diritto, contribuendo quindi ad allargare la platea delle potenziali beneficiarie. Ciò per merito della rivalutazione, operazione che aggiorna l’importo del bonus mamme disoccupate al costo della vita registrato negli ultimi 12 mesi.

Variazione che, come certificato dall’Istat, nell’ultimo anno è stata pari all’8,1%.

Ma a chi spetta l’assegno maternità Comuni? Come anticipato, questo spetta per i seguenti eventi: nascita, affidamento preadottivo, adozione.

I richiedenti possono essere donne residenti in Italia e più specificatamente: cittadine italiane o comunitarie, familiari titolari della carta di soggiorno, titolari di permesso di soggiorno, titolari di permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo.

È essenziale che la madre non abbia copertura previdenziale obbligatoria tale da permettere l’accesso al congedo di maternità Inps, in tutte quelle forme in cui viene riconosciuto.

Hanno diritto a percepire tale bonus anche le lavoratrici occupate che tuttavia non hanno diritto a trattamenti economici di maternità. O ancora, spetta – ma solo in misura parziale, ossia per la quota differenziale – qualora questa benefici di trattamenti d’importo inferiore a quello dell’assegno.

Come abbiamo detto nella premessa, oltre ad aumentare l’importo erogato, si è innalzato anche il limite isee, quest’anno infatti potranno fare domanda chi ha un isee in corso di validità (riferito quindi al 2023) che non deve superare i 19.185,13 euro.

Il bonus maternità Comuni spetta per una durata di 5 mensilità. L’importo, grazie all’aggiornamento e alla rivalutazione dell’8,1%, passa dai 354,73 euro del 2022 ai 383,46 euro dell’anno in corso. In totale, dunque, spetta un bonus di 1.917,3 euro.

Grazie all’aumento dell’inflazione, aumentano in maniera considerevole anche le spese di gestione e le commissioni sui conti correnti in quasi tutti i grandi gruppi bancari d’Italia. Spinti come abbiamo detto dall’inflazione, arrivata a gennaio al 10,1% su base annua, i costi allo sportello per i clienti degli istituti di credito sono saliti in 12 mesi fino al +10%, con una differenza di circa 200 euro tra le tariffe più care e quelle più convenienti.

Il rapporto di Altroconsumo raccoglie le variazioni applicate dai maggiori istituti di credito tra i 400 conti correnti presenti nella sua banca dati, dal 6 febbraio 2022 al 31 gennaio 2023, sulla base della stima orientativa dell’Indicatore dei costi complessivi annuo (Icc), valore standard creato secondo i parametri della Banca d’Italia.

A subire i maggiori rincari sono i giovani, categoria solitamente più agevolata, che hanno visto i costi dei loro conti correnti aumentare di media del 10%, incremento maggiore di quello subito dalle famiglie (+8,1%) e dai pensionati (+7,9%)

In numero assoluto, l’analisi dell’associazione dei consumatori ha rilevato per i correntisti tra i 27 e i 35 anni un rincaro di 76 euro a fronte di 164 operazioni in media all’anno, di 160 euro per i nuclei familiari (228 operazioni all’anno) e di 151 euro per i pensionati (189 operazioni all’anno).

Confronto tra istituti di credito

I giovani che spendono di più sono i clienti Unicredit con un Icc di 188,05 euro, mentre i costi per i correntisti di Intesa sotto i 35 anni sono pari a zero e l’aumento più consistente è quello di Deutsche Bank: da 86,90 a 118 euro.

Anche per le famiglie Unicredit è la meno conveniente con 264,76 euro costo medio, Mps è la più conveniente con 92,60 euro, mentre la variazione maggiore la fa segnare Intesa San Paolo, che passa da 159,70 a 204,80.

Per i pensionati il conto più caro è ancora Unicredit con 251,98 euro e il più economico è quello di Mps (86,60 euro), con il rincaro maggiore registrato nel conto Xme conto di Intesa, da 155,50 euro a 200,80 euro.

Diversa la situazione dei costi per le banche online e alternative. Gli aumenti in questi casi sono stati più limitati: del 2,97% per i giovani, del 2% per le famiglie e dell’1,53% per i pensionati.

I conti online di Bbva per le fasce d’età più basse e le famiglie rimangono a zero, ma mentre le tariffa più alte diminuiscono per entrambe le categorie, per i giovani rimane la più cara quella di Illimity (30,50 euro), per le famiglie diventa invece quella di Banca Sella a 61,70 euro

In generale crescono quasi tutte le voci di spesa sui conti correnti delle tre categorie di correntisti presi in esame: nel 2023 il bonifico allo sportello costa in media 5,54 euro, in crescita dell’11,14%, mentre serve un euro per il bonifico online a fronte degli 0,86 centesimi dello scorso anno, per una variazione del +16,59% e il prelievo dagli Atm di altre banche si paga in media 2,11 euro (+2,37%).

Crescono anche i costi delle carte di credito (+15,28%), delle carte di debito (+1,11%) e del tasso passivo sullo scoperto +4,15% mentre raddoppia il tasso attivo sulle giacenze (100%).

Negli ultimi 10 anni il mercato che ha dato senza dubbio le maggiori performance è stato il mercato azionario, con rendimenti superiori al 10% annuo, ma tutto ciò ha visto un inversione di tendenza sin dai primi mesi del 2022.

L’anno appena trascorso è stato molto deludente sia dal punto di vista azionario, come abbiamo detto, sia dal punto di vista delle criptovalute. Diversi scandali hanno colpito quest’ultimo causando perdite di centinaia di miliardi di dollari grazie al collasso del sistema Terra-Luna e il fallimento dell’Exchange FTX su tutte!

Scottati dal crollo dei suddetti mercati, gli investitori si trovano oggi, grazie anche al rialzo dei tassi, a ritrovare interesse nel mercato obbligazionario, mercato che da una tranquillità in termine di capitale (garanzia di non subire alcuna perdita) che di rendita dell’investimento.

Viste le ultime ottime performance delle collocazioni il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha indetto per giovedì 13 aprile un asta di BTP con cui verranno collocati quest’ultimi per un ammontare massimo di circa 10 miliardi. I titoli emessi avranno scadenze multiple, dai 3 ai 20 anni. Ecco tutto ciò che bisogna sapere sull’asta.

I titoli messi all’asta giovedì 13 aprile sono quattro, e saranno tutti BTP, con scadenza a medio e lungo termine.

Per entrare nello specifico i titoli con scadenza a medio termine saranno i BTP 2026, si tratta di BTP con scadenza a tre anni, i BTP 2030, con scadenza a sette anni che vedranno nell’asta di giovedì 13 la prima tranche di emissione.

Per quanto riguarda i titoli a lungo termine invece, i primi che incontriamo sono i BTP con scadenza al 2037, titoli con scadenza a 15 anni  e i BTP 2044, presenti sul mercato dal 2013, questi BTP sono giunti alla ventesima emissione.

Caratteristiche BPT 2026

BTP dotati del codice ISIN IT0005538597.

Per questi BTP la data di decorrenza e sottoscrizione del regolamento è fissata al 17 aprile 2023.

L’importo previsto per questa emissione è di circa 2,75 miliardi di euro, fino ad un massimo di 3,25, con un importo supplementare fissato a 650 milioni.

Per questi titoli è stata indicata una cedola annuale lorda del 3,8%.

Caratteristiche BTP 2030

Per questi BTP la data di decorrenza e sottoscrizione del regolamento è fissata al 17 aprile 2023.

L’importo previsto per questa emissione è di circa 3,25 miliardi di euro, fino ad un massimo di 3,75, con un importo supplementare fissato a 1,25 miliardi.

Per questi titoli è stata indicata una cedola annuale lorda del 3,7%.

Per questi BTP di prima emissione, il MEF ha specificato che, la prima cedola corta, pagata a giugno 2023, avrà un tasso lordo pari a 0,599725%, sulla base di un periodo di 59 giorni su un semestre di 182 giorni. Le successive scadenze verranno pagate il 15 giugno e il 15 dicembre di ogni anno.

Caratteristiche BTP 2037

Codice ISIN IT0003934657.

Per questi BTP la data di decorrenza e sottoscrizione del regolamento è fissata al 17 aprile 2023.

L’importo previsto per questa emissione è di circa 1 miliardo di euro, fino ad un massimo di 1,25, con un importo supplementare fissato a 250 milioni.

Per questi titoli è stata indicata una cedola annuale lorda del 4%.

Caratteristiche BTP 2044

Codice ISIN IT0004923998.

Per questi BTP la data di decorrenza e sottoscrizione del regolamento è fissata al 17 aprile 2023.

L’importo previsto per questa emissione è di circa 1 miliardo di euro, fino ad un massimo di 1,25, con un importo supplementare fissato a 250 milioni.

Per questi titoli è stata indicata una cedola annuale lorda del 4%

 

Anche per quest’anno, il Governo ha rinnovato il Bonus Centri Estivi 2023.

Il Bonus Centri Estivi nasce proprio da questi disagi causati dalla pandemia ed e prevede un rimborso spese per i minori tra i 3 ed i 14 anni che frequenteranno, durante la prossima estate, i centri estivi italiani, tale bonus prevede un rimborso delle spese, in forma totale o solo parziale, affrontate per iscrivere i propri figli in dei centri estivi diurni presenti sul territorio italiano in un periodo valido di frequenza ai centri estivi tra il mese di giugno e quello di settembre di quest’anno, dalla durata di almeno cinque giorni fino ad un massimo di venti giorni (anche non consecutivi).

 Come per molti altri Bonus, il Bonus Centri Estivi viene riconosciuto in base all’indicatore ISEE presentato.

In ogni caso, il Bonus Centri Estivi prevede un contributo massimo di 100 euro a settimana.

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Il Bonus Centri Estivi 2023 prevede la copertura delle spese di tutte le attività ludiche, sportive e creative presenti; le spese di pranzi ed eventuali merende; le spese di assicurazione del minore; eventuali gite esterne; tutte le spese previste nel programma definito nel centro estivo italiano scelto.

È bene sottolineare che il Bonus Centri Estivi non potrà essere richiesto da chi sta già beneficiando del Bonus asilo nido.

Come per altri Bonus in vigore, il Bonus Centri Estivi è previsto come aiuto alle famiglie, è può essere richiesto per i minori tra i 3 ed i 14 anni, solamente se appartenenti a famiglie di dipendenti o pensionati della Pubblica Amministrazione (iscritti alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali ed alla Gestione Dipendenti pubblici).

La richiesta va fatta entro il 30 giugno e va presentata telematicamente sul sito INPS, utilizzando la piattaforma “Domande Welfare in un click”, una volta inoltrata la richiesta, l’inps effettuerà i requisiti del richiedente e stilerà le graduatorie.

Un’ulteriore iniziativa lanciata dell’inps è il bando Estate Inpsieme 2023, in cui gli studenti dell’anno scolastico 2022/2023, per un massimo di due settimane potranno vivere un’esperienza ludica e formativa, scegliendo un soggiorno in Italia o all’estero.

Anche i giovani con disabilità potranno beneficiare della borsa di studio, a cui verrà garantita l’assistenza necessaria per tutto il viaggio.

L’INPS assegnerà delle borse di studio per soggiorni estivi in Italia o all’Estero agli studenti che frequentano la scuola primaria e secondaria di primo grado (scuola elementare e media) nell’anno 2022/2023. Nel caso di giovani con disabilità o in caso di invalidi civili al 100% le domande verranno accolte anche per studenti della scuola secondaria di secondo grado (scuola superiore).

 I soggiorni in Italia dovranno essere previsti nei mesi di giugno, luglio e agosto con rientro entro il 3 settembre 2023.

L’agevolazione in questione non è cumulabile con il Bonus Centri Estivi 2023. Quindi, il giovane che verrà accettato in graduatoria per il rimborso associato alla permanenza in un centro estivo diurno 2023 non potrà in nessun caso vincere la borsa di studio messa a disposizione per il viaggio INPS.

E’ Clemente Del Vecchio, ereditiero del gruppo Luxottica, il miliardario più giovane del mondo con un patrimonio di 3,5 miliardi di dollari. Il mondo ha avuto un nuovo miliardario adolescente quando Leonardo Del Vecchio è morto nel giugno 2022. Clemente, il più giovane erede di Del Vecchio, che possiede Luxottica, Sunglass Hut, Ray-Ban e Oakley, tra gli altri.

L’età media dei miliardari è 65 anni e il più anziano è il magnate delle assicurazioni George Joseph, che ne ha 101. Ma l’anzianità non è un requisito per accumulare grandi ricchezze. Ci sono infatti 15 persone nel mondo, che vantano una fortuna miliardaria nonostante abbiano 30 anni o meno.

I più giovani miliardari del mondo: Clemente Del Vecchio e Kim Jung-youn

I più giovani di questo gruppo fortunato sono Clemente Del Vecchio e Kim Jung-youn, nessuno dei quali ha ancora raggiunto i 20 anni. I padri di entrambi, Leonardo Del Vecchio e Kim Jung Jiu, sono morti nel 2022 e hanno lasciato loro quote nelle rispettive società. Del Vecchio, che compirà 19 anni a maggio, ottiene la sua fortuna da una quota della holding del padre, che detiene una partecipazione nel colosso dell’occhialeria Luxottica (noto per marchi come Ray-Ban e Sunglass Hut). Non si sa molto del giovane erede, dei sei fratelli (due dei quali anche under 30).

Il trentenne più ricco è l’erede della Red Bull

Il più ricco con un’età pari a 30 anni è l’erede della Red Bull, Mark Mateschitz, il cui padre è morto nel 2022. Con una fortuna stimata di 34,7 miliardi di dollari, vale quasi dieci volte di più del prossimo giovane miliardario più ricco, Clemente Del Vecchio e i suoi due fratelli. Mateschitz è il più ricco di tutti i 150 nuovi arrivati nella lista dei miliardari del 2023.

Chi sono gli imprenditori self-made

Complessivamente, 11 di questi 15 hanno ereditato le loro fortune. Solo quattro sono imprenditori self-made. Tra questi Ben Francis, che ha fondato il marchio di abbigliamento sportivo Gymshark nel 2012, quando aveva 19 anni, e Palmer Luckey che ha venduta la sua prima startup a Facebook ed è tornato con un’attività di successo nel settore della tecnologia della difesa. Entrambi sono nuovi membri nella schiera dei miliardari.

Complessivamente, questi 15 giovani hanno un patrimonio combinato di 64 miliardi di dollari, 10 miliardi in più rispetto al 2022, in gran parte grazie all’enorme eredità di Mateschitz. Tuttavia, accumulare così tanti soldi essendo così giovani rimane un’impresa rara: insieme, questo gruppo esclusivo rappresenta solo lo 0,6% dei 2.640 miliardari nel mondo.

A livello generale per la prima volta è un francese a guidare la classifica mondiale dei miliardari. La liste degli uomini più ricchi del mondo stilata da Forbes incorona infatti Bernard Arnault, patron della multinazionale del lusso Lvmh. Proprietario di marchi come Louis Vuitton, Christian Dior e Tiffany, Arnault ha un patrimonio stimato di 211 miliardi di dollari. Nell’ultimo anno le azioni del suo gruppo hanno visto aumentare il proprio valore del 18%, portando nelle casse del magnate 53 miliardi di dollari.

A cedere il posto ad Arnault è Elon Musk Nell’ultimo anno l’imprenditore sudafricano ha perso 39 miliardi di dollari, soprattutto a causa del discusso affare per l’acquisto di Twitter, che lo ha costretto a vendere 23 miliardi di azioni di Tesla per ottenere liquidità sufficiente. Il suo patrimonio è ora stimato in 180 miliardi di dollari.

Il terzo gradino del podio è occupato da Jeff Bezos, boss di Amazon dal patrimonio di 114 miliardi di dollari. Rispetto allo scorso anno, Bezos ha visto calare la sua ricchezza di 57 miliardi, complice soprattutto un calo del 38% delle azioni del gigante dell’e-commerce. Rimangono appena fuori dal podio Larry Ellison, cofondatore della multinazionale statunitense Oracle (107 miliardi di dollari) e la leggenda degli investimenti Warren Buffet (106 miliardi).