Il Decreto Lavoro approvato in data 1 maggio 2023 dal consiglio dei ministri ha introdotto una serie di novità sull’assegno unico, sia per gli importi percepiti che per le date di pagamento.

Come sappiamo, l’Assegno Unico è la misura più richiesta dalle famiglie italiane e lo confermano anche i dati diffusi dall’Osservatorio sull’assegno unico e universale.

Dal comunicato diffuso salta subito all’occhio che soltanto nel primo anno di vita del contributo sono stati erogati circa 16 miliardi di euro ai nuclei richiedenti: 13 miliardi erogati nel 2022 e 3 miliardi nei primi due mesi del 2023.

Durante questo anno sono modificate le cifre erogate: l’assegno medio nel 2022 si è attestato intorno ai 146 euro per figlio a carico mentre nei primi mesi del 2023 la cifra è salita a 165 euro.

Ecco i nuovi importi

Tra le modifiche apportate, la prima è stata l’estensione ai genitori vedovi della maggiorazione prevista per i nuclei familiari in cui entrambi i genitori siano lavoratori.

Tale provvedimento prevede una maggiorazione di 30 euro per le famiglie con minori in cui entrambi i genitori lavorano e sono titolari di reddito da lavoro: tale maggiorazione viene riconosciuta in maniera piena con ISEE fino a 15.000 euro riducendosi gradualmente se i livelli ISEE siano superiori.

Nel Decreto Lavoro dunque si riconosce la maggiorazione anche ai minori che fanno parte di nuclei familiari in cui è presente un solo genitore lavoratore nel caso in cui l’altro risulti deceduto.

Tale maggiorazione spetterebbe a circa 80.000 minori: 60.000 orfani di padre e circa 20.000 di madre.

Inoltre a maggio, l’importo dell’Assegno Unico aumenterà dell’8,1% conseguente ad un aumento dell’inflazione.

Con il nuovo adeguamento inflazionistico cambiano importi e cambiano soglie ISEE.

Ai beneficiari spetteranno 189 euro per Isee fino a 16.215 euro, mentre la soglia massima ISEE salirà fino a 43.240 euro, con importo erogato di 54 euro.

Date di pagamento

Da questo mese di maggio 2023 in base alla circolare n. 41 dell’Inps, coloro che beneficiano dell’Assegno Unico e Universale percepiranno la cifra spettante in base a un nuovo calendario:

  • dal 10 al 20 di ogni mese verranno posti in pagamento gli assegni che non  hanno subito variazioni rispetto al mese precedente;

  • dal 20 al 30 del mese, invece saranno messi in pagamento gli assegni dei nuovi richiedenti, ossia di coloro che hanno presentato domanda nel mese precedente e di coloro che hanno mutato le condizioni del nucleo familiare.

La stessa circolare INPS, specifica che il pagamento dell’Assegno Unico avverrà :

  • entro il 22 maggio se la domanda è stata inoltrata entro febbraio;

  • entro fine mese per tutte le domande pervenute a partire da marzo.

Confermato invece l’accredito al 27 del mese per le famiglie che percepiscono anche il reddito di cittadinanza.

Online anche il nuovo simulatore

Già da metà aprile è apparso sul portale dell’INPS il nuovo simulatore degli importi.

A comunicarlo lo stesso ente con messaggio n. 1256 del 3 aprile, nella quale è stato comunicato il rilascio del nuovo simulatore.

Il bonus genitori separati prevede l’erogazione di 800 euro mensili a favore delle famiglie che hanno subito delle riduzioni reddituali a causa dell’emergenza sanitaria.

Nello specifico potranno accedere al sostegno coloro che hanno avuto problemi economici tra marzo 2020 e marzo 2022. E che, per tali problematiche economiche, non hanno potuto versare l’assegno di mantenimento all’ex coniuge.

Si tratta quindi di una misura creata a sostegno delle famiglie i cui genitori siano divorziati, a causa della pandemia hanno perso il posto di lavoro o lo hanno visto ridurre.

Come funziona il bonus

L’agevolazione prevede un erogazione totale di 9.600 euro, 800 euro al mese che verranno erogati per dodici mesi, ma secondo le disposizioni normative l’agevolazione verrà erogata in un’unica soluzione.

In particolare, la misura è pensata per i genitori che hanno subito gravi perdite economiche derivanti dalla pandemia. Chi ha registrato una riduzione dell’attività lavorativa tale da non poter pagare l’assegno di mantenimento al coniuge potrà richiedere l’agevolazione.

Il Governo ha stanziato 10 milioni di euro. L’agevolazione è prevista fino ad esaurimento fondi.

Chi può richiedere il bonus genitori separati da 800 euro?

Hanno diritto a chiedere il bonus in questione i nuclei familiari nei quali sono presenti figli minori. Inoltre, sono stati stabiliti anche dei requisiti economici, quali una riduzione del reddito di almeno il 30% rispetto al periodo precedente alla pandemia. Il reddito, nel periodo tra marzo 2020 e marzo 2022, oltre a rispettare il requisito precedente non può poi essere superiore a 8.174 euro.

Infine, ovviamente, bonus può essere richiesto solamente se, dall’8 marzo 2020 al 31 marzo 2022, il genitore che avrebbe dovuto pagare il mantenimento all’ex coniuge non ha potuto effettuare i dovuti versamenti, in toto o in parte.

Grazie al bonus genitori separati, 800 euro verranno concessi anche nel caso in cui uno dei figli sia affetto da disabilità, anche nel caso di maggiorenni.

L’assegno mensile da 800 euro verrà erogato al coniuge che avrebbe dovuto percepire il mantenimento, a patto che sia convivente con i figli, minorenni o disabili.

Come si richiede il bonus?

Il bonus genitori separati 800 euro viene gestito dall’INPS, di concerto con il Dipartimento per le politiche della famiglia.

Per inoltrare la domanda si attendono informazioni specifiche dall’Inps dato che mediante la piattaforma ufficiale dell’INPS non è ancora possibile inoltrare la richiesta.

In ogni caso, all’interno del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri datato 23 agosto 2022 sono state già disposte tutte le istruzioni operative, nonché i requisiti che abbiamo già avuto modo di analizzare e che danno acceso all’agevolazione.

Quale documentazione trasmettere?

Ai fini della richiesta dovranno essere presentati innanzitutto i redditi dei due ex coniugi. Si dovranno poi quantificare e dichiarare gli importi relativi al mancato mantenimento. Infine, sarà necessario attestare un calo del 30% del reddito del coniuge tenuto a pagare il mantenimento, nel periodo tra l’8 marzo 2020 ed il 31 marzo 2022 e per cause legate alla pandemia.

Verranno inoltre richiesti, l’IBAN di accredito del contributo e la copia della sentenza di separazione.

L’intelligenza artificiale (AI, Artificial intelligence) è una tecnologia informatica che sta rivoluzionando il modo con cui l’uomo interagisce con la macchina, e le macchine tra di loro.

Si definisce intelligenza artificiale il processo attraverso cui le macchine e i sistemi informatici  simulano i processi di intelligenza umana. Le applicazioni specifiche dell’IA includono sistemi come l’elaborazione del linguaggio naturale, il riconoscimento vocale e la visione artificiale.

L’intelligenza artificiale fornisce ad un robot qualità di calcolo che gli permettono di compiere operazioni e “ragionamenti” complessi, fino a poco tempo fa caratteristiche esclusive del ragionamento umano, in poco tempo.

Grazie all’intelligenza artificiale è possibile (almeno questo l’obiettivo ultimo) rendere le macchine in grado di compiere azioni e “ragionamenti” complessi, imparare dagli errori, e svolgere funzioni fino ad oggi esclusive dell’intelligenza umana. Oggi in Italia e nel mondo l’intelligenza artificiale viene utilizzata in azienda e non solo, per svolgere compiti che all’uomo richiederebbero molto tempo.

Cosa si intende con Intelligenza Artificiale?
Intelligenza artificiale è una sezione di linguistica informatica e informatica che si occupa della formalizzazione di problemi e compiti simili a quelli eseguiti da una persona.

Al giorno d’oggi si tratta di una sotto disciplina dell’informatica che si occupa di studiare la teoria, le tecniche e le metodologie che permettono di progettare sia i sistemi hardware che quelli software in grado di elaborare delle prestazioni elettriche che simulano una pertinenza dell’intelligenza umana. Il risultato del lavoro dell’intelligenza artificiale non dev’essere difficilmente distinguibile da quello svolto da un umano con delle specifiche competenze.

Come funziona l’IA?
Spesso quando si parla o si scrive di intelligenza artificiale ci si riferisce a una delle componenti come l ‘apprendimento automatico. Per avere a che fare con l’AI è necessario che siano presenti sia componenti hardware sia software specializzati per la scrittura e l’addestramento degli algoritmi di apprendimento automatico.

I linguaggi di programmazione, invece, non sono sinonimo di intelligenza artificiale ma intervengono a costruire sistemi informatici e sono molto diffusi come Python, R e Java.

Questo aspetto della programmazione dell’intelligenza artificiale si concentra sull’acquisizione di dati e sulla creazione di regole per trasformare i dati in informazioni utilizzabili. Le regole, chiamate algoritmi, forniscono ai dispositivi informatici istruzioni passo dopo passo su come completare un compito specifico.

La programmazione dell’intelligenza artificiale necessita di tre abilità cognitive:

apprendimento,
ragionamento,
autocorrezione.

In generale, i sistemi di IA funzionano grazie al fatto che riescono a processare enormi quantità di dati. In questo modo creano correlazioni e modelli usati per fare previsioni . Questo processo consente a un chatbot di produrre scambi di informazioni realistici o a uno strumento a imparare a riconoscere le immagini.

5 pro dell’intelligenza artificiale

• L’intelligenza artificiale completa le attività di routine con facilità.
Molte delle attività che completiamo ogni giorno sono ripetitive. Questa ripetizione ci aiuta a incominciare un flusso di lavoro di routine positivo, ma spesso ci vuole anche molto tempo. Con l’AI, le attività ripetitive possono essere automatizzate, perfezionando con precisione l’apparecchiatura al fine di funzionare per lunghi periodi di tempo per completare il lavoro.
• L’intelligenza artificiale può funzionare indefinitamente.
I lavoratori umani sono in genere operativi per 8-10 ore di produzione ogni giorno, mentre l’intelligenza artificiale può continuare a funzionare per un periodo di tempo indefinito. Finché è disponibile una risorsa di energia e l’attrezzatura è adeguatamente curata, le macchine di intelligenza artificiale non sperimentano gli stessi cali di produttività che i lavoratori umani soffrono quando si stancano alla fine della giornata.
• L’intelligenza artificiale fa meno errori.
L’intelligenza artificiale è importante in settori in cui l’accuratezza e la precisione sono la priorità assoluta. Quando non vi sono margini di errore, queste macchine sono in grado di scomporre costrutti matematici complicati in azioni pratiche più rapidamente e con maggiore precisione rispetto ai lavoratori umani.
• L’intelligenza artificiale ci aiuta a esplorare.
Ci sono molti posti nel nostro universo dove sarebbe pericoloso, se non impossibile, cercare una via d’esplorazione. L’intelligenza artificiale ci consente di saperne di più su questi luoghi, favorendo il nostro database di conoscenza delle specie. Possiamo esplorare le parti più profonde dell’oceano, viaggiare verso pianeti inospitali e persino trovare nuove risorse da consumare grazie a questa tecnologia.
• L’intelligenza artificiale può essere utilizzata da chiunque.
Esistono diversi modi in cui la persona media può sfruttare i benefici dell’AI giorno per giorno. Nelle case smart alimentate dall’intelligenza artificiale, il termostato e la regolazione energetica aiutano a ridurre la bolletta mensile. La realtà aumentata consente ai consumatori di visualizzare gli oggetti nella propria casa senza prima acquistarli. Un’AI applicata correttamente permette alla nostra percezione della realtà di essere migliorata, creando un’esperienza personale positiva.

5 contro dell’intelligenza artificiale

• L’intelligenza artificiale ha un costo elevato.
Una nuova intelligenza artificiale è costosa da costruire. Anche se i costi stanno diminuendo, per uno sviluppo individuale si possono comunque raggiungere i 200.000 euro per un’intelligenza artificiale di base. Per le piccole imprese che operano con margini ristretti o con un capitale iniziale basso, può essere difficile trovare i fondi necessari per approfittare dei benefici apportati dall’AI. Per le aziende più grandi, il costo di questa tecnologia può essere anche più elevato a seconda dell’ambito del progetto.
• L’intelligenza artificiale ridurrà le opportunità di lavoro.
Se ci saranno posti di lavoro guadagnati grazie all’intelligenza artificiale, ci saranno anche posti di lavoro persi a causa sua. Qualsiasi occupazione che presenta compiti ripetitivi come parte delle sue funzioni è a rischio di sostituzione da parte di un’intelligenza artificiale in futuro.
• L’intelligenza artificiale avrà il compito di prendere le proprie decisioni.
Una delle maggiori minacce che affrontiamo con l’AI è il suo meccanismo decisionale. Un’intelligenza artificiale è intelligente e ragionata quanto le persone responsabili della sua programmazione iniziale. Ciò significa che potrebbe esserci un certo pregiudizio all’interno dei meccanismi quando è il momento di prendere una decisione importante. Per esempio, nel 2014, una sparatoria negli USA ha indotto le persone minacciate a chiamare Uber per fuggire dall’area. Invece di riconoscere la situazione pericolosa, l’algoritmo usato da Uber ha visto un picco della domanda, decidendo quindi di aumentare i prezzi.
• L’intelligenza artificiale manca di creatività.
Siamo in grado di programmare robot per eseguire attività creative, ma questi non sono in grado di programmare a loro volta sistemi originali.
La nostra attuale intelligenza artificiale corrisponde alla creatività del suo creatore e, poiché manca la creatività, tende a mancare anche l’empatia. Ciò significa che la decisione di un’intelligenza artificiale si basa su quale sia la migliore soluzione analitica possibile, che non sempre potrebbe essere quella corretta da prendere.
Tutto ciò porta a vari dilemmi incontrati, per esempio, nei veicoli a guida automatica: se un pedone decide di attraversare all’improvviso, la macchina non ha la facoltà di decidere quale sarebbe la soluzione migliore fra frenare (danneggiando gli occupanti), sterzare (mettendo in pericolo entrambi le parti) o proseguire (minacciando il pedone).
• L’intelligenza artificiale può mancare di miglioramento.
Un’intelligenza artificiale può essere in grado di cambiare il modo in cui reagisce in determinate situazioni proprio come un bambino smette di toccare una stufa calda dopo essersi preso una scottatura. Ciò che non fa è alterare le sue percezioni, risposte o reazioni in caso di cambiamento di un ambiente. Nell’AI è presente l’incapacità di distinguere determinati tipi di informazioni osservati, oltre i dati generati da tale osservazione diretta.

Il pericolo maggiore

Inoltre secondo gli esperti, l’intelligenza artificiale potrebbe prendere il posto di milioni di lavoratori. E Ibm è una delle prime grandi aziende pronta ad agire di conseguenza. Come ha spiegato il CEO Arvind Krishna a Bloomberg, il colosso dell’informatica prevede di sospendere le assunzioni per i ruoli che potrebbero essere sostituiti dall’intelligenza artificiale nei prossimi anni.Krishna ha dichiarato che il ritmo delle assunzioni rallenterà o verrà addirittura sospeso nei ruoli back-office come le risorse umane. Il ceo di Ibm ha specificato che il 30% di queste professionalità non a contatto con i clienti potrebbero essere sostituito dall’ia e dall’automazione in cinque anni. Questo tipo di lavoratori, ha chiarito il ceo, sono circa 26.000. Ciò comporterebbe il taglio di circa 7.800 posti di lavoro.

Fai il 730 precompilato o ti rivolgi ad un professionista o ad un Caf? Conserva sempre le copie o, ancora meglio, gli originali degli oneri detraibili. Ecco il perchè.

Quando si presenta il Modello 730, ricordati sempre che si deve conservare la documentazione comprovante i requisiti e le spese che danno diritto a detrazioni ai crediti d’imposta in dichiarazione dei redditi perché, pur quando ci si rivolge a un professionista o CAF, la responsabilità di eventuali errori ricade sul contribuente.

Se si sceglie di fare in autonomia, tramite il modello 730 precompilato, i documenti da conservare riguardano soprattutto i dati modificati, mentre su quelli già indicati nel modello e accettati, non è previsto ulteriore controllo fiscale.

Documenti da conservare

Per quanto riguarda la documentazione sul reddito, il documento di riferimento è la Certificazione Unica in relazione a redditi da lavoro dipendente e assimilato, da lavoro autonomo e per redditi diversi, mentre la Certificazione CUPE riguarda i redditi di capitale.

Di norma, chi accetta la precompilata non subisce controlli e trova già tutte le spese inserite in dichiarazione oppure indicate in apposito elenco (si tratta anche di spese non calcolate, che vanno inserite a mano dopo aver verificato l’effettivo diritto), qualora sia necessario per qualunque motivo verificare il requisito allo sgravio.

Chi modifica o integra la sezione, soprattutto con spese non presenti in quelle note al Fisco, deve assolutamente conservare i documenti che certificano quanto si va a dichiarare.

Spese mediche e sanitarie

Le spese sanitarie, per essere detratte, devono essere effettuate con pagamento elettronico tracciabile (tranne poche eccezioni) e bisogna conservare i documenti commerciali e le fatture per chi presenta il 730 cartaceo o per chi inserisce nuove voci di spesa nella precompilata.

Le spese per i farmaci vanno documentate tramite fattura o scontrino parlante rilasciato dal farmacista o dal rivenditore presso il quale è stata acquistato il prodotto, che contiene la sigla relativa alla tipologia di farmaco (medicinale con o senza ricetta, prodotto omeopatico, e via dicendo), un codice alfanumerico sul prodotto acquistato, la quantità, il codice fiscale del destinatario.

Le prestazioni del medico generico vanno documentate da fattura, sufficiente anche per visite relative al rilascio di certificati medici (uso sportivo, malattia, patente). Per le visite specialistiche la situazione è più complessa: per ogni tipologia di prestazione sono previsti controlli diversi, che possono andare dalla semplice fattura alla prescrizione medica, ad attestazioni specifiche.

Bonus casa

La documentazione relativa al mutuo casa cambia in base alla destinazione d’uso (prima casa o altro immobile), all’anno d’acquisto, alla tipologia di mutuo, all’esistenza o meno di una ristrutturazione edilizia, al venditore (cooperativa, azienda edile). La banca che eroga un mutuo i cui interessi sono detraibili, invia il dato al Fisco, che lo inserisce nella precompilata.

In linea di massima, la destinazione d’uso va autocertificata (ad esempio, in relazione al fatto che l’immobile acquistato è adibito ad abitazione principale). Così come nel caso in cui il mutuo copra sia l’acquisto sia la ristrutturazione dell’immobile, bisogna autocertificare la somma attribuibile all’una o all’altra casistica.

Bonus edilizi

Bisogna conservare le abilitazioni amministrative, le fatture sulle spese sostenute, la ricevuta di bonifico, la dichiarazione dell’amministratore condominiale. Ci sono poi documentazioni specifiche per i diversi casi (cessione con diritto alla detrazione in capo al cedente, lavori iniziati prima del 2011).

Spese di istruzione

Si conservano le ricevute di pagamento, separatamente da quelle per l’eventuale mensa (con riportata in causale l’indicazione precisa, il nome della scuola e quello dello studente) o spese per le gite scolastiche.

Previdenza complementare

Il documento di riferimento è la Certificazione Unica ma bisogna conservare anche la ricevuta di versamento dei contributi. Nel caso in cui riguardino un familiare a carico, il riferimento è la sua dichiarazione dei redditi (se c’è), oppure oltre ai documenti sopra citati un’autocertificazione sul fatto che la spesa non è già stata dedotta, o sarà dedotta solo in una determinata misura.

Il 2022 è stato un anno caratterizzato dall’ascesa continua e senza freni dei prezzi al consumo, con tassi di crescita simile agli anni 90, che ha portato un inflazione a superare l’11% annuo.  Da questo aumento dei prezzi non nessun bene di prima necessità è rimasto immune, anzi sono proprio questi ultimi che hanno subito il maggiore rialzo facendo arrivare il costo della carrello della spesa a prezzi inaccessibili per tanti. Anche i beni di prima necessità dell’infanzia come pannolini, ciucci e passeggini sempre più cari. Prodotti che, essendo di prima necessità per le famiglie, impattano e non poco sui conti a fine mese: un pacco di pannolini lo scorso anno ha visto lievitare il prezzo del 13,6%, i prodotti alimentari per i neonati dell’11,4%, i passeggini costano addirittura il 30,4% in più. A fare i conti è DoveConviene, che nei primi tre mesi del 2023 registra un aumento del +44% dell’interesse delle famiglie verso queste categorie di prodotti.

Proprio in queste settimane nelle quali si parla tanto di tasso di natalità e di detrazioni per figli a carico, le prime mosse del governo devono essere orientate sia sul piano strutturale delle riforme sia sul controllo dei prezzi, essendo le spese dei bimbi una delle più “pesanti” nel bilancio familiare.

Il ministro Urso: a breve intervento su caro prodotti infanzia

Il Governo, al lavoro da mesi per il problema della natalità studia interventi strutturali, che diano nuova forza e nuovi incentivi alle famiglie per garantire una tranquillità economica che si tradurrà, nel lungo periodo ad una crescita demografica. «L’intervento che abbiamo fatto in queste ore sul caro pasta tra pochi giorni lo faremo sui prodotti dell’infanzia, su cui abbiamo tagliato l’Iva ma non tutto di questo è andato a beneficio davvero delle famiglie», ha assicurato il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, intervenuto agli Stati generali della natalità, riferendosi all’attività della Commissione di allerta rapida sui prezzi, riunitasi giovedì 11 maggio al Mimit per la prima volta. «Sono piccole ma grandi cose – ha osservato Urso – perché il controllo sui prezzi dei prodotti per l’infanzia e della pasta è importante per le famiglie».

Unc a Urso, per prodotti infanzia taglio Iva fallimento totale

La risposta dei consumatori non è delle più entusiaste «Siamo contenti che il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, annunci di voler intervenire nuovamente sui prodotti dell’infanzia, ma, visto il fallimento precedente, vorremmo sapere anche in che modo», ha replicato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori. «Gli alimenti per bambini, ad esempio, che a gennaio avrebbero dovuto scendere di prezzo, sono aumentati dello 0,1% rispetto a dicembre 2022 e a febbraio addirittura del 2,7% sul mese precedente, mentre gli Articoli per l’igiene personale e il benessere, prodotti naturali, voce che include pannolini e assorbenti igienici a gennaio ha subito un rialzo mensile dello 0,4%», ha continuato Dona. Spesso ci si chiede se a beneficiare di tali aumenti siano soltanto i commercianti che eludono i vari tagli dell’iva diminuendo il prezzo finale in maniera meno che proporzionale al taglio, spesso addossando la colpa degli aumenti ai produttori ed alle tasse. Da qui Assoutenti ha fatto invece notare che «dal latte artificiale ai pannolini, passando per omogeneizzati e biberon, i prodotti dell’infanzia hanno raggiunto prezzi altissimi, spesso del tutto ingiustificati. Per questo – ha concluso il presidente Furio Truzzi – chiediamo oggi al Ministro, che bene ha fatto a mettere sotto i riflettori tale problema, di convocare formalmente Mister Prezzi e la Commissione di allerta rapida, sia per fare “luce” su tale mercato, sia perché, come nel caso della pasta, già solo l’annuncio di un focus da parte delle istituzioni contribuisce e frenare la crescita dei listini».

E’ stato approvato ulteriore aiuto economico sulle bollette luce e gas di importo pari ad €150, in modo da poter calmierare il costo delle utenze energetiche che risultano ancora in rialzo nei mesi di aprile e maggio.

Il bonus luce e gas in questione, comunicato già da qualche tempo, vale per i residenti nel comune di Roma, ci si auspica che anche altri comuni italiani stanzino risorse necessarie per la copertura parziale delle medesime spese.

Il bonus bollette di 150 euro, sarà quindi  riconosciuto esclusivamente ai cittadini intestatari di un’utenza di energia elettrica e che vivono nel territorio di Roma Capitale si configura come un’indennità una tantum.

Si tratta di un aiuto economico predisposto da parte del Comune di Roma, introdotto con l’obiettivo di andare a supportare le famiglie e i cittadini romani per contrastare il problema del caro energia.

Per questa misura, la Giunta di Roma Capitale ha fatto richiesta della predisposizione dell’Avviso Pubblico rivolto ai cittadini già durante la giornata del 28 aprile 2023.

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Dunque, il bonus bollette dal valore di 150 euro andrà ad integrarsi alle altre misure e ai diversi benefici riconosciuti nei confronti di tutti i cittadini italiani, per il pagamento delle utenze di energia elettrica.

Le risorse stanziate ammontano complessivamente a 5 milioni di euro.

Quali requisiti per il bonus bollette da 150 euro

A poter beneficiare del bonus bollette dal valore di 150 euro sono i cittadini che vivono nel territorio del Comune di Roma Capitale, che rispondono ai sottoelencati determinati requisiti:

  • iscrizione all’anagrafe comunale di Roma, indipendentemente dal Municipio;
  • intestazione di un’utenza di energia elettrica;

  • possesso di un’attestazione ISEE non superiore al limite di 25.000 euro.

Pr poter beneficiare del suddetto aiuto si attendono ancora maggiori dettagli sulle modalità di richiesta ed erogazione.

Quale futuro per i giovani? Perchè le fughe dei cervelli all’estero?

Spesso ci troviamo ad osservare ed ascoltare ore e ore di trasmissioni televisive che hanno come argomento principale la disoccupazione giovanile ed il futuro dei giovani.

Ma nella realtà cosa si sta facendo per i giovani italiani che si trovano in una situazione di reale difficoltà a trovare un impiego ed uno stipendio dignitoso a fronte di una disoccupazione giovanile che supera il 30%?

Il 2022 è stato l’anno nel quale si è registrato il minor numero di nascite della storia recente e il governo è al lavoro per creare una serie di possibilità per i giovani, con età compresa tra i 18 ed i 35 anni, per poter vivere in autonomia e di crearsi un proprio nucleo familiare stabile. A confermarlo sono stati anche i dati ISTAT, da cui emerge chiaramente che circa il 67,4% dei giovani under 35 vive ancora con i genitori.

È proprio per questa categoria di giovani che sono stati introdotti una serie di bonus, di agevolazioni e di sostegni per gli under 35 nel 2023.

Una prima condizione critica che coinvolge i giovani under 35 riguarda il fatto che circa il 67,4% di loro vive ancora con i propri genitori, in quanto impossibilitati a sostenere le spese per il fitto di una casa o ancora per fronteggiare un prestito per l’acquisto di un’abitazione.

Va detto che di questi, circa il 40% ha un’occupazione lavorativa, mentre il 22% è ancora in cerca di un posto di lavoro.

Tutti i bonus per gli under 35

Sono stati così introdotti una serie di bonus ed agevolazione per gli under 35, al fine di favorire una maggiore stabilità lavorativa per i giovani e supportarli per un futuro che sia il loro futuro!

Vediamo qui di seguito quali sono state, fino ad ora, le prime mosse messe in campo dal governo:

  • sgravi contributivi per le nuove assunzioni;

  • bonus affitti per gli under 35;

  • bonus per i datori che assumono beneficiari dell’Assegno di inclusione;

  • bonus Studio Si;

  • bonus sui mutui prima casa.

Chi può accedere ai bonus lavoro per gli under 35

Una prima misura è quella introdotta con il recente decreto Lavoro, che va a riconoscere verso i datori un incentivo se assumono giovani di età inferiore ai 30 anni, non iscritti a corsi di studio o formazione, che sono iscritti al Programma Iniziativa occupazione giovani.

Il bonus si configura come un incentivo che sarà pari al 60% della retribuzione mensile lorda per 12 mesi. Le assunzioni dovranno essere effettuate dal primo giungo al 31 dicembre 2023.

Un secondo incentivo per i datori di lavoro, che ha come obiettivo quello di favorire l’occupazione dei giovani, riguarda quello del bonus per i datori del settore privato che assumeranno cittadini beneficiari dell’Assegno di inclusione.

Per poter ottenere il riconoscimento di questo incentivo bisognerà attendere il 2024 e tale misura consiste all’esonero per 12 mesi di tutti i contributi previdenziali solitamente a carico dei datori di lavoro.

Bonus affitti e studenti

Tra le altre agevolazioni del 2023 per i giovani c’è anche il bonus affitto. Si tratta di una serie di detrazioni fiscali che sono riconosciute in favore degli studenti fuori sede o di inquilini che hanno un reddito piuttosto basso.

In merito al tema dell’istruzione, in attesa di scoprire come cambierà a tutti gli effetti il bonus cultura erogato dal 2016 fino al 2023, è stato prorogato anche il finanziamento “Studio Si”.

Si tratta di un finanziamento dal valore massimo di 50 mila euro, senza interessi, che riconosce garanzie per gli studenti universitari delle Regioni italiane del Sud. Tale finanziamento per i giovani studenti viene gestito da parte di Intesa SanPaolo e Iccrea.

Un ultimo bonus under 35 da citare riguarda il Fondo Consap sui mutui prima casa, e consiste in un aiuto, tramite garanzia statale sui mutui bancari, per acquistare la prima casa avendo il 100% di liquidità ed inoltre il taglio dei oneri notarili e le relative imposte di registro.

Il bonus caldaia è stato confermato anche nel 2023. Già negli anni scorsi centinaia di migliaia di famiglie hanno beneficiato del bonus sotto forma di detrazione per la sostituzione della vecchia caldaia con una nuova ad alte prestazioni energetiche. Come abbiamo detto, l’agevolazione consiste in una detrazione fiscale, spalmata su 10 anni, di importo variabile, che può essere del 50%65% o, se si rientra nel Superbonus, del 90% sulle spese effettuate per sostituire la vecchia caldaia. I lavori devono però essere fatti su un immobile già esistente, cioè non di nuova costruzione, dove sia già presente un impianto di riscaldamento.

Quali spese si possono detrarre

Si possono portare in detrazione sull’Irpef e sull’Ires le spese per l’acquisto della caldaia e dei materiali accessori, le spese inerenti lo smontaggio della vecchia caldaia, la messa in posa e l’installazione della nuova, eventuali opere murarie, sopralluoghi di tecnici.

Quanto si può detrarre

Se si sta ristrutturando l’immobile o se la vecchia caldaia è sostituita con un modello di almeno classe A, la detrazione spettante è del 50%. Si sale invece al 65% se la caldaia viene sostituita con un modello a condensazione di almeno classe A e se vengono installati strumenti di termoregolazione evoluti, come le valvole termostatiche e comandi remoti. Dal 2023, se si fanno degli interventi trainanti che migliorano di almeno due classi energetiche l’intero immobile, si può far rientrare la sostituzione della vecchia caldaia a condensazione con una di classe A nel Superbonus al 90%. Da ricordare, però, che se si tratta di abitazione unifamiliare si può accedere al Superbonus solo con quoziente familiare reddituale inferiore a 15mila euro.

Si precisa inoltre che negli anni 2021, 2022 e fino al 17 febbraio 2023 la detrazione fiscale poteva essere ceduta a terzi o direttamente al fornitore tramite lo sconto in fattura. Dal 17 febbraio però lo sconto in fattura e la cessione del credito non sono più consentiti, inoltre, la circolare Europea sulle case Green sembrerebbe aver messo a fine a tale agevolazione.

Possiamo quindi affermare che il 2023 sarà l’ultimo anno di esistenza del Bonus Caldaia e che mancano solo pochi mesi per poter usufruire della detrazione!

Passo dopo passo prende vita la nuova manovra fiscale, che si prefigge l’obiettivo di detassare i redditi sia per i dipendenti che per le partite Iva.

Dopo aver innalzato il limite del regime forfettario da 65.000 a 85.000 euro, il governo inizia a lavorare sui redditi dei dipendenti. Oltre al già annunciato taglio del cuneo fiscale fino al 5%, che porterà nelle tasche dei lavoratori in media 80 euro in più al mese, si pensa  anche a una flat tax sulle tredicesime a partire dal 2024.

Flat tax sulle tredicesime

La flat tax sulle tredicesime, e il relativo minor carico fiscale, è anche una mossa per stimolare l’economia: si punta infatti a dare maggiore liquidità ai lavoratori durante il periodo natalizio in cui le vendite aumentano. In programma anche la semplificazione dell’Irpef e il relativo passaggio da quattro a tre aliquote e per i lavoratori autonomi l’addio all’Irap.

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Sia per il taglio del cuneo fiscale che la flat tax per i dipendenti servono circa 20 miliardi di euro ed il governo è già a lavoro per cercare le coperture. Diversi miliardi dovrebbero arrivare dal taglio di alcuni bonus che negli anni si sono dimostrati improduttivi e dal maggior gettito fiscale che dovrebbe arrivare da una tassazione più equa. Inoltre il governo italiano esprime ottimismo ricordando i segnali positivi in arrivo dalle variabili macroeconomiche e dalla spinta alla crescita.

Nel frattempo però alla tredicesima del 2023 non si applica il nuovo taglio del cuneo fiscale previsto dal Decreto Lavoro.

Addio all’Irap

Un’altra intenzione del governo Meloni è quella di dire addio all’Irap (Imposta regionale sulle attività produttive), che sarà sostituita dalla “istituzione di una sovraimposta tale da assicurare un equivalente gettito fiscale atto a garantire il finanziamento del fabbisogno sanitario, nonché il finanziamento delle Regioni che presentano squilibri di bilancio sanitario ovvero che sono sottoposte a piani di rientro”. Così si legge nella bozza del disegno di legge delega sulla riforma fiscale.

Affitti e fringe benefit

Ulteriori spinte all’economia potrebbero arrivare con l’introduzione di una cedolare secca sui redditi da immobili non abitativi e l’aumento da 258 euro a un massimo di 3.000 euro per i fringe benefit elargiti dai datori di lavoro ai dipendenti.

Per contrastare il carovita e dare un ‘aiuto economico alle famiglie in difficoltà economiche, il governo ha rinnovato ed ampliato bonus che negli anni scorsi hanno dimostrato di dare una grossa mano ai cittadini per far quadrare il bilancio familiare.

Vediamo quali sono quelli che possono essere richiesti a partire dal mese di Maggio.

Bonus trasporti

Attiva dal 17 aprile la piattaforma digitale per la richiesta del Bonus trasporti 2023, accessibile tramite SPID o Carta di Identità Elettronica (CIE) all’indirizzo bonustrasporti.lavoro.gov.it.

Le domande potranno essere inoltrate da persone con reddito complessivo non superiore a 20mila euro nel 2022 e valido alla richiesta un contributo fino a 60 euro per acquistare un abbonamento mensile, plurimensile e annuale per l’utilizzo di mezzi di trasporto pubblici su gomma e rotaia.

Bonus occhiali da vista e lenti a contatto

Bonus vista, via alle domande. A partire dalle 12 di oggi, venerdì 5 maggio, sarà possibile inviare la richiesta d’accesso al contributo da 50 euro per l’acquisto o il rimborso di occhiali da vista e lenti a contatto correttive. L’iter da seguire è molto semplice: basterà collegarsi al sito www.bonusvista.it e, esclusivamente in via telematica, compilare il modulo tramite Spid di livello 2 o superiore, Carta d’identità elettronica 3.0 (Cie) o Carta nazionale dei servizi (Cns). Non solo: occorrerà allegare la dichiarazione sostituiva unica (Dsu) e, in caso di rimborso, gli estremi della documentazione commerciale.

Introdotto con la legge di Bilancio 2021 e applicabile alle spese sostenute dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2023, il bonus occhiali è riservato alle famiglie con un reddito Isee non superiore ai 10 mila euro. L’incentivo potrà essere chiesto una sola volta per ciascun membro del nucleo familiare interessato. Che, in base alle sue necessità, avrà la possibilità di ottenerlo attraverso una delle due formule disponibili: un voucher da spendere entro 30 giorni dalla data di emissione in uno dei negozi accreditati sul sito o un rimborso utile a coprire le spese sostenute per acquisti di occhiali o lenti effettuati dal 1° gennaio 2021 fino al 4 maggio 2023

Bonus revisione

Dal 3 aprile è nuovamente possibile richiedere il bonus revisione auto 2023, conosciuto anche come bonus veicoli sicuri, è stato introdotto per coprire l’aumento del costo della revisione auto che si è registrato a partire da novembre 2021 ed è pari a € 9,95. È possibile usufruire del bonus fino a esaurimento fondi e viene assegnato in base all’ordine di arrivo delle richieste che possono essere effettuate esclusivamente sul sito online sul sito https://www.bonusveicolisicuri.it/home/

Bonus bollette 2023

Anche a maggio 2023 è possibile beneficiare del Bonus bollette 2023. La misura è stata riconfermata dal Governo a partire dal 1° aprile e sarà disponibile fino alla data del 30 giugno di quest’anno. L’agevolazione consiste in una riduzione dei costi delle bollette di acqua, gas e luce.

 

Per quanto riguarda la fornitura idrica, il richiedente deve certificare un ISEE non superiore ai 9.530 euro annui. Invece, relativamente a gas e luce, l’ISEE non deve superare la soglia dei 15mila euro all’anno.

Per accedere al Bonus bollette 2023 non è necessario presentare alcuna domanda. Sarà infatti compito dell’INPS informare l’ARERA (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) dei soggetti che hanno diritto all’agevolazione.