I pagamenti delle prime rate dei titolari di partita iva sono fissate al 30 giugno, ma il pressing dei commercialisti è già partito per chiedere le proroga al 20 luglio!

 

L’elaborazione ed il successivo versamento delle imposte sulle dichiarazioni dei redditi per i titolari di partita iva è ormai alle porte. La prima scadenza, ad oggi è fissata per il 30 giugno.

Ma il pressing è già partito ed è destinato a intensificarsi nei prossimi giorni. Per gli autonomi soggetti ad ISA e a regime forfettario si è già mosso il Consiglio nazionale dei commercialisti. La richiesta cerca di ottenere una proroga di 20 giorni dei versamenti in scadenza il 30 giugno e portare così il termine al 20 luglio.

«Ci siamo già attivati» comunica Salvatore Regalbuto, e sono in corso interlocuzioni sia con il ministero dell’Economia sia con l’agenzia delle Entrate. Una proroga che è indispensabile visto il ritardo con cui è stato diffuso il decreto sui correttivi Isa: pur essendo stato firmato il 28 aprile, è stato infatti pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» del 16 maggio. Di fatto, troppo poco tempo rispetto alla scadenza di versamento del 30 giugno soprattutto per verificare i nuovi aggiornamenti del nuovo software «Il tuo Isa», la cui prima versione è stata rilasciata dalle Entrate sul proprio sito il 28 aprile.

Coinvolti 4,5 milioni di contribuenti

Per i commercialisti, quindi, si rende necessario una proroga visto anche l’accavallarsi di altre scadenza, Imu in pole position. La scadenza sopra descritta coinvolge tra imprese e professionisti soggetti agli Isa e le partite Iva nel regime forfettario quasi 4,5 milioni di contribuenti. Una platea importante che deve sottostare ad una difficoltà dal lato dei conti pubblici, in quanto  porterebbe lo slittamento degli effetti di cassa dei versamenti al trimestre successivo. Per questo lo strumento del Dpcm, attraverso cui far viaggiare la proroga al 20 luglio, dovrebbe comunque incassare l’ok della Ragioneria. Inoltre, la proroga al 20 luglio comporterebbe la possibilità di versare con la maggiorazione dello 0,40% entro il 21 agosto (il 20 agosto è domenica), ossia alla ripresa degli adempimenti dopo la sospensione per la prima parte del mese di agosto.

Leggi le istruzioni alla compilazione del modello redditi PF

Il pressing dei sindacati di categoria

Il maggior tempo a disposizione di imprese, autonomi e professionisti per versamenti d’imposta in scadenza il 30 giugno è fortemente sentita dai commercialisti. I sindacati di categoria hanno presentato alla camera un documento congiunto. Si chiede quindi «la necessità di spostare il termine del 30 giugno per il pagamento delle imposte da parte dei soggetti per i quali è prevista l’applicazione degli indici Isa, assicurando in questo modo il pieno rispetto dello Statuto del contribuente».

Effettuare un’attenta ed accurata programmazione finanziaria è ormai indispensabile per garantire a se stessi ed ai nostri cari una stabilità economica anche nei momenti di grave crisi economica.

L’anno appena trascorso è stato caratterizzato da una serie di accadimenti negativi, la più importante la guerra in Ucraina che ha portato in rapida sequenza: aumento dei prezzi, aumento dei tassi di interesse ed aumento dei mutui a tasso variabile, impennata delle utenze, solo per dirne alcune, purtroppo a tale aumento del costo della vita non è seguito però un aumento dei redditi. Tutto ciò ha portato migliaia di famiglie sull’orlo della povertà, senza nessun piano B al quale attingere, gravando in maniera importante la loro stabilità finanziaria.

Per non trovarsi nelle situazioni appena descritte è necessario che ogni famiglia operi al suo interno un’attenta pianificazione finanziaria, in modo da poter destinare una parte, anche piccola (50 euro al mese) al risparmio/investimento che sia liquidabile in momento di necessita.

Soprattutto le famiglie con bimbi piccoli si trovano nella necessità di dover programmare, con largo anticipo, finanziariamente il loro futuro (scolastico, universitario) o anche solo un autovettura per i loro 18 anni .

Piano di accumulo

Oggi uno dei prodotti maggiormente utilizzati nel mercato finanziario è il cosiddetto PAC (piano di accumulo) che permette di accantonare ogni mese una piccola somma di denaro, ma che con la costanza e la crescita dei rendimenti, in un’orizzonte medio-lungo (10 anni) ci porterà un buon gruzzoletto di circa 10.000 euro che potrà essere utilizzato per le esigenze familiari.

L’obiettivo del piano di accumulo del capitale è quello di far crescere in modo progressivo il capitale investito dal risparmiatore.

La particolarità di questo Piano è che si modula sulle esigenze del risparmiatore: infatti, questo è libero di scegliere sia la frequenza con cui effettuare i versamenti, sia la somma, sia la durata complessiva del piano, che va da un minimo di un anno a un massimo di 40; anche se, perché sia conveniente, gli esperti consigliano di porsi degli obiettivi di medio/lungo termine, utilizzandolo per un minimo di 6/7 anni a crescere.

La modalità di investimento tramite PAC si basa sulla logica del modello del Dollar Cost Average: infatti, quest’ultimo consiste nell’investire regolarmente la stessa somma di denaro in titoli azionari. Il primo ad utilizzare questo sistema fu Benjamin Graham, maestro dell’analisi fondamentale e ispiratore di Warren Buffet. Secondo quanto indicato da Graham, è necessario diversificare il più possibile per diminuire i rischi specifici dei singoli titoli.

La differenza sostanziale tra PAC e il Dollar Cost Average è che nel Piano di accumulo non si investe direttamente in titoli azionari, ma in fondi ETF o comunque in organismi di investimento collettivo del risparmio.

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Vantaggi e svantaggi

Il più grande vantaggio del PAC è il controllo del rischio e della volatilità dei mercati, in quanto il prezzo medio di acquisto viene normalizzato nel tempo.

Altri vantaggi sono rappresentati dalla costanza, dalla flessibilità del piano stesso e dalla possibilità di investire anche somme di denaro molto piccole, includendo anche coloro con una bassa disponibilità finanziaria, al fine di garantire una stabilità finanziaria soprattutto nei momenti di imprevedibile difficoltà economica

Inoltre, il rischio che l’investitore viva i cali con emotività e quindi venda basso e compri alto si annulla, grazie ad un investimento gestito, costante e distribuito in modo regolare nel tempo.

Quali sono i migliori PAC nel 2023?

Il Piano, tuttavia, presenta anche alcuni svantaggi: il limite maggiore è rappresentato dal fatto che dopo un certo periodo di tempo, l’investimento di nuovo capitale inizia ad incidere molto poco sulla media del prezzo, esponendo maggiormente l’investimento al rischio qualora dovesse verificarsi una fase ribassista prolungata.

Emendamento del Governo: 15%nelle assunzioni di personale non dirigenziale presso le pubbliche amministrazioni, riservato a favore degli operatori volontari che hanno completato, senza demerito, il servizio civile.

 

Arriva un nuovo emendamento del governo che punta su una riserva di posti del 15% nei concorsi pubblici per i volontari «che abbiano concluso il servizio civile universale senza demerito».

È stato approvato dalle commissioni Lavoro e Affari costituzionali della Camera un emendamento del governo al Dl P.A. ed ora il testo del provvedimento sarà all’esame dell’aula di Montecitorio da lunedì 5 giugno .

 

La riserva di posti

La proposta punta a prevedere, in favore degli operatori volontari che hanno completato senza demerito il servizio civile universale, una riserva di posti pari al 15% nelle assunzioni di personale non dirigenziale presso le pubbliche amministrazioni.

I beneficiari di tale provvedimento sono tutti coloro che hanno concluso il servizio militare o civile svolto in modo volontario. Il servizio civile è nato come servizio sostitutivo di quello militare e ha permesso di assolvere gli obblighi di leva sulla base di prestazioni di carattere sociale, riconducibili al concetto di difesa della Patria. Poiché il servizio militare e quello civile sono forme di adempimento volontario del dovere di difesa della Patria, il Governo considera necessario prevedere la riserva di posti del 15% nei concorsi pubblici anche per gli operatori volontari del servizio civile universale.

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Cos’è il servizio civile?

Il Servizio civile universale è la scelta volontaria di dedicare alcuni mesi della propria vita al servizio di difesa, non armata e non violenta, della Patria, all’educazione, alla pace tra i popoli e alla promozione dei valori fondativi della Repubblica italiana, attraverso azioni per le comunità e per il territorio.

Il Servizio civile universale rappresenta una importante occasione di formazione e di crescita personale e professionale per i giovani, che sono un’indispensabile e vitale risorsa per il progresso culturale, sociale ed economico del Paese.

I settori di intervento in Italia e all’estero nei quali gli Enti propongono i progetti che vedono impegnati gli operatori volontari sono:

  • assistenza
  • protezione civile
  • patrimonio ambientale e riqualificazione urbana
  • patrimonio storico, artistico e culturale
  • educazione e promozione culturale, paesaggistica, ambientale, dello sport, del turismo sostenibile e sociale
  • agricoltura in zona di montagna, agricoltura sociale e biodiversità
  • promozione della pace tra i popoli, della nonviolenza e della difesa non armata promozione e tutela dei diritti umani; cooperazione allo sviluppo
  • promozione della cultura italiana all’estero e sostegno alle comunità di italiani all’estero.

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Le frazioni di posto

Per rendere operativa la possibilità di applicazione della riserva anche ai bandi che prevedono assunzioni per un numero contenuto di posti – si legge nella relazione tecnica sull’emendamento proposto dal Governo e approvato dalle Commissioni – si considera che se la riserva non può operare integralmente o parzialmente, in quanto dà luogo a frazioni di posto, queste frazioni si cumulano con la riserva relativa ai successivi concorsi per l’assunzione di personale non dirigente banditi dalla stessa amministrazione, azienda o istituzione ovvero è utilizzata nei casi in cui si procede a ulteriori assunzioni attingendo alla graduatoria degli idonei.

Arriva un altro bonus a sostegno delle famiglie con figli piccoli! L’aiuto economico in questione si chiama “Bonus prima infanzia” e, a differenza di tanti sussidi che vengono erogati dall’INPS,  quest’ultimo verrà erogato dal proprio comune di appartenenza.

Nell specifico, il bonus prima infanzia è un voucher che può raggiungere un importo massimo di 200 euro e spetta alle famiglie con minori da zero a sei anni. È possibile richiedere il bonus presso il proprio Comune di residenza, purché aderisca all’iniziativa.

Bonus prima infanzia 2023: cos’è

Il bonus prima infanzia è un voucher il cui valore massimo è pari a 200 euro per le famiglie con minori dai 0 ai sei anni.

A differenza di tanti bonus che vengono erogati dall”inps, questo bonus viene erogato dal proprio Comune di residenza, ma è indispensabile però che questi ultimi aderiscano all’iniziativa nazionale.

L’aiuto economico si manifesta: come bonus spendibile per le spese indicate nel bando del proprio Comune aderente o sotto forma di rimborso delle spese già effettuate.

In alcuni Comuni aderenti, il voucher può essere utilizzato, per esempio, per spese come attività fisico-motoria svolta in gravidanza o riduzione della retta del nido.

A chi spetta

I beneficiari del bonus prima infanzia sono i genitori delle famiglie:

  • italiane, comunitarie ed extracomunitarie regolarmente residenti in Italia;
  • con minori dai 0 ai 3 o 6 anni, in base alla scelta del limite di età da parte del proprio Comune di residenza;
  • con un valore ISEE non superiore a quello indicato nel bando del proprio Comune di residenza.

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Importo erogato

Il bonus prima infanzia 2022 è erogato sotto forma di voucher fino ad un importo massimo di 200 €, calcolato sulla base della propria situazione economica familiare accertata dal modello ISEE e, come già detto, dovrà essere richiesto attraverso il proprio Comune di residenza aderente presentando un’apposita domanda, come sarà indicato nel bando.

Quante volte abbiamo sentito dire ai giovani: e chi la prenderà mai la pensione?! A questa esclamazione, che è un misto tra speranza e sconforto, ha provato a dare una risposta la Corte dei Conti. I magistrati contabili nel rapporto sul coordinamento della finanza pubblica hanno elaborato una specifica proiezione, partendo da dati Inps, per offrire una simulazione sulla posizione contributiva degli under 45 che alla fine del 2020 erano occupati e quindi si trovavano totalmente nel regime contributivo. Delle 11 «figure-tipo» prese in considerazione soltanto per due, sulla base del cosiddetto «zaino previdenziale» (ovvero il montante contributivo sulla base del quale viene calcolato l’assegno pensionistico), si profila un trattamento adeguato: gli assunti nel comparto delle Forze armate e in quello della sanità. Le posizioni più fragili si presenterebbero nel settore autonomo e, in particolare, tra i parasubordinati e i coltivatori diretti, ma anche per le lavoratrici private.

 

L’analisi ed il campione

L’analisi della Corte dei Conti parte da un campione Inps che complessivamente presenta «circa 1.700 posizioni assicurative di soggetti che al 31 dicembre 2020 avevano 40 anni, con 92 mila individui assicurati, rappresentativi di 800mila soggetti». Isolando poi lavoratori attivi che rientrano nel sistema di calcolo interamente contributivo, è stata individuata «una platea di 575 posizioni assicurative per corrispondenti 56mila giovani rappresentativi di una popolazione di quarantenni assicurata pari a 486mila unità».

Il 28% dei giovani con una retribuzione lorda sotto i 20mila euro l’anno

Nel dossier si fa notare che dalla platea presa in considerazione emerge che in circa 235 posizioni su 575 (il 40,8%) «si riscontra una retribuzione lorda inferiore a 20 mila euro». Che riguarderebbe quindi il 28% dei giovani coinvolti.

Con uno stipendio annuo di circa 20.000 euro netti, nei 25 anni di lavoro svolti, avrà maturato circa 165.000 euro di montante contributivo. Considerata l’età del lavoratore (67 anni), applicando il coefficiente di trasformazione del 5,575% su 165.000 avremo una pensione di circa 9.200 euro.

 

Le 11 «figure-tipo» con 40 anni d’età totalmente «contributive»

La Corte dei Conti, avendo come base il campione Inps, ha preso in considerazione 11 «figure-tipo» di 40enni occupati e, pertanto, totalmente «contributivi». Della «squadra» fanno parte: lavoratori dipendenti privati, lavoratrici dipendenti private, lavoratori autonomi artigiani, lavoratori autonomi commercianti, lavoratori autonomi coltivatori diretti, lavoratori autonomi parasubordinati, «mobilitati/disoccupati», lavoratori del comparto sanitario, lavoratori del comparto Stato, lavoratori del comparto scuola e lavoratori del comparto Forze armate.

Pensioni adeguate solo per Forze armate e comparto sanitario

Nel rapporto della magistratura contabile si afferma che «la squadra esaminata ha evidenziato situazioni assai disomogenee con figure che presentano posizioni molto rassicuranti (soprattutto nel comparto delle forze armate e sanitario) e altre, per esempio nel comparto dei lavoratori autonomi parasubordinati o dei coltivatori diretti, particolarmente fragile». Per i militari e gli occupati nel settore delle Forze armate il montante contributivo «in essere» (considerato sulla base dell’anzianità contributiva maturata alla fine del 2020) raggiunge nel «valore mediano» circa 235mila euro, mentre quello del lavoratori occupati nella sanità supera i 178mila euro. In entrambi i casi «zaini previdenziali» non proprio leggeri, dunque. Anche perché «accomunati da retribuzioni medie che si collocano molto al di sopra di quelle presentate dalle altre tipologie di lavoratori».

 

Dai parasubordinati al comparto scuola: sei categorie con «zaini previdenziali» troppo leggeri

«Per tutte le altre tipologie di lavoratori considerate, la consistenza degli “zaini” previdenziali appare relativamente modesta: non supera i 100mila euro in 6 casi su 11», afferma la Corte dei conti nel dossier. I montanti contributivi più bassi sono nel settore dei lavoratori autonomi, a partire da quelli dei parasubordinati e dei coltivatori diretti. Ma tra i 40enni che a fine 2020 risultano con una potenziale copertura pensionistica particolarmente bassa ci sono, sempre sulla base del campione analizzato dalla magistratura contabile, i lavoratori in situazione di mobilità/disoccupazione, i commercianti, i lavoratori del comparto scuola e gli artigiani. Con uno «zaino previdenziale» appena sopra i 100mila euro sono stimati i lavoratori statali e le lavoratrici del settore privato. Mentre il montante contributivo dei dipendenti privati è calcolato, nel «valore mediano», in poco più di 137mila euro.

Novità in arrivo per gli automobilisti italiani che potrebbero presto godere di benefici sul fronte della tassazione, ma pagare di più le polizze Rc Auto. È questo il quadro che emerge da due ricerche condotte dall’associazione dei periti assicurativi Aiped e da quella delle autocarrozzerie, Federcarrozzieri. La notizia della possibile abolizione del superbollo circolata negli ultimi giorni è stata accolta con soddisfazione dal popolo degli automobilisti, considerato che in 12 anni la tassa, secondo le proiezioni di Federcarrozzieri, è costata complessivamente circa 1,2 miliardi di euro agli italiani.

Cosa cambia con l’intelligenza artificiale

Se quindi da un lato i proprietari di auto potrebbero presto tirare un sospiro di sollievo grazie all’eliminazione del balzello introdotto nel 2011, dall’altro brutte notizie arrivano sul fronte dell’Rc auto e dei sinistri stradali. Secondo la denuncia dell’Associazione Italiana Periti Estimatori Danni (Aiped) “l’Intelligenza Artificiale sta progressivamente sostituendo l’attività sul campo dei periti assicurativi: l’utilizzo sempre più diffuso dei sistemi da remoto, perizie in authority, videoperizie e addirittura il crescente ricorso alla IA (intelligenza artificiale) da parte delle compagnie di assicurazioni” non solo “pone seri dubbi sulla compatibilità di tali modalità operative”, ma potrebbe addirittura far impennare le tariffe Rc Auto.

Assicurazioni, rischio aumento dei costi

Per il presidente Aiped, Luigi Mercurio, “i pericoli di tali cambiamenti non sono solo per gli operatori del settore, ma anche per i cittadini e gli assicurati: una perizia svolta da remoto o tramite IA, oppure condotta da operatori non qualificati, non consente di accertare con precisione la complessità di un danno da sinistro stradale. Questo significa che, in caso di sottostima dei danni, l’assicurato riceverà un risarcimento inferiore a quello cui avrebbe diritto. In caso di sovrastima, invece, la compagnia subirà un maggiore costo che sarà scaricato sugli utenti finali attraverso un incremento delle tariffe Rc auto, che negli ultimi mesi, come certifica anche l’Istat, hanno ripreso a crescere”. Come contromisura Aiped chiede di prevedere la formulazione di un elaborato peritale che risponda a criteri univoci e condivisibili anche con gli altri attori della filiera come i riparatori e le case costruttrici, nonché la formulazione di un elaborato per la valutazione dei valori commerciali dei veicoli attraverso una ricerca di mercato.

Superbollo, differenze tra Regioni

Sul fronte del superbollo, invece, Federcarrozzieri rileva come oggi la tassa, che si applica alle auto con motori di potenza superiore ai 185 kW, appaia iniqua e sbilanciata: “Nelle regioni che non prevedono già esenzioni totali per bollo e superbollo per auto elettriche o ibride, le automobili di nuova generazione e con motori ibridi, pur superando abbondantemente i 185 kW di potenza, non sono tenute al pagamento del balzello – spiega il presidente Davide Galli – Il superbollo si applica infatti ai soli motori termici, e non alla parte elettrica. Così ad esempio una berlina plug-in con potenza pari a 360 CV (264 kW) non paga alcun superbollo, perché il suo motore 1.6 a benzina arriva a 200 CV, mentre gli altri 160 CV sono frutto dei motori elettrici”.

Da tantissimi giorni riceviamo richieste di chiarimento sui ritardi nelle erogazioni della mensilità di maggio dell’assegno unico. Moltissime famiglie ancora non hanno ricevuto, o stanno ricevendo in queste ore, gli importi spettanti che solitamente invece arrivavano intorno a metà mese. Il momento di certo non aiuta. Le difficoltà economiche che le famiglie stanno vivendo da qualche anno a questa parte non ha fatto altro che aggravare ancora di più questa paura per il ritardo dei pagamenti, soprattutto quelle numerose che dalla misura ricevono centinaia di euro. A sostegno di esse è intervenuto anche il presidente del Forum delle associazioni familiari, Adriano Bordignon: «La puntualità per il versamento è vitale, in molti casi, per arrivare a fine mese senza avere l’acqua alla gola. Per molte famiglie l’assegno unico è anche un modo per sostenere il costo del caro vita, dai beni primari a quelli per la prima infanzia».

Ecco la comunicazione Inps

Non si è fatta attendere la risposta di Inps, che in un messaggio (n. 1947) pubblicato stamattina, spiega le motivazioni di questo slittamento nelle erogazioni. L’Inps per la prima volta ha effettuato i conguagli: si tratta di un’elevata mole di riconteggi che recepiscono le variazioni intervenute sul valore Isee e nel nucleo familiare oltre che gli interventi normativi che ne hanno modificato la disciplina.

Le operazioni di ricalcolo, che comunque hanno interessato una platea contenuta di utenti rispetto al numero complessivo di assegni erogati mensilmente, sono di fatto terminate e sono in corso, proprio in queste ore, i pagamenti per il mese di maggio. Tutto ciò ha portato a registrare un leggero slittamento rispetto alle date previste.

Va detto che i conguagli sono prevalentemente positivi (quindi a credito per le famiglie): 512 mila famiglie riceveranno un’erogazione aggiuntiva, per una erogazione in più da parte di Inps pari a circa 140 milioni di euro. In media, il conguaglio a credito comporterà circa 272 euro in più a famiglia. Invece, le ipotesi di recupero sono più limitate e riguardano 378 mila nuclei familiari, per un totale di 15 milioni di euro. In media in questo casi ci sarà una decurtazione dell’assegno di 41 euro.

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Ricordiamo ai nostri lettori che le finestre di pagamento sono due: dal 10 al 20 di ogni mese, viene corrisposto l’importo degli assegni che non hanno subito variazioni rispetto al mese precedente mentre dal 20 al 30 di ciascun mese (e siamo di fatto in questa finestra) quello per le nuove domande pervenute nel mese precedente e per gli assegni che – rispetto al mese precedente – subiscono variazioni. In pratica, i nuclei beneficiari di un assegno unico che è stato oggetto di ricalcolo, anche se ricevevano solitamente l’assegno nel corso della prima finestra di pagamento, questo mese lo riceveranno tra il 20 e il 30 del mese.

«Chiediamo più rispetto però per le famiglie. Se è vero, come ha giustificato l’Inps, che la causa è nei conguagli che stanno rallentando l’accredito delle somme spettanti, perché le verifiche non sono state fatte per tempo?», aggiunge Bordignon del Forum.

L’Inps, proprio sul punto, dichiara di essere al lavoro per risolvere il problema: «A marzo dello scorso anno – racconta Caridi di Inps – siamo partiti di corsa con le erogazioni, la misura era sperimentale. I conguagli non potevano che essere fatti su base annuale. Ora abbiamo chiesto ai nostri uffici tecnici di rivedere il processo per evitare il maxi conguaglio annuale e fare in modo che le modifiche vengano assorbite subito, dal mese successivo rispetto a quando vengono inserite nel sistema».

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L’esito dei conguagli

Nelle prossime ore, comunque, gli utenti interessati dai conguagli riceveranno una specifica comunicazione (un sms e/o una e-mail) che li informerà dell’avvenuta variazione. Dal 10 giugno, comunque, potranno visualizzare le modalità di ricalcolo anche nella procedura dell’assegno unico, accendendo sul sito Inps con le proprie credenziali.

Tra le motivazioni che possono aver dato luogo al ricalcolo c’è ad esempio la liquidazione degli importi relativi alla settima e ottava mensilità di gravidanza, sulla base del valore dell’Isee presentato entro 120 giorni dalla nascita del figlio. Oppure sono stati adeguati gli importi legati a Isee difformi, cioè elaborati e poi dichiaranti discordanti dalla sede Inps di riferimento.

Stop alle cessioni dei crediti, ma restano vivi e convenienti i bonus casa.

Sono diverse le tipologie di bonus casa riconosciuti nel 2023. Oltre al principale bonus ristrutturazione, troviamo in prima linea il bonus condizionatori ed il bonus tende da sole.

Il bonus condizionatori 2023 è un’agevolazione che può essere fruita con o senza ristrutturazione e consente di accedere a una detrazione fiscale che va dal 50 al 65 per cento.

Dall’ecobonus, fino al bonus ristrutturazioni, i climatizzatori possono rientrare in diverse categorie di detrazione IRPEF, secondo i requisiti specificati dalla normativa in materia di manutenzione e risparmio energetico.

Bonus condizionatori 2023 al 65 o al 50 per cento: come funziona? Requisiti e beneficiari

Nell’ambito delle agevolazioni fiscali per i lavori edilizi, l’acquisto del condizionatore rientra tra le spese agevolabili in relazione a diverse detrazioni fiscali.

Pur non essendovi uno specifico bonus condizionatori, le possibilità di risparmio per chi intende effettuare un nuovo acquisto – con o senza ristrutturazione – sono numerose.

I climatizzatori possono essere portati in detrazione fiscale al 50 per cento accedendo al bonus ristrutturazione o al bonus mobili.

La sostituzione dell’impianto esistente con uno ad alta efficienza energetica consente inoltre di fruire dell’ecobonus del 65 per cento.

In ogni caso si ricorda che per effetto delle novità previste dal Decreto legge n. 11/2023 è stata cancellata la possibilità di fruire della cessione del credito o dello sconto in fattura per gli interventi non avviati alla data del 17 febbraio 2023. Salvo quindi la salvaguardia per i lavori iniziati prima dell’entra in vigore della stretta alle due opzioni, l’unica via per fruire del bonus condizionatori è la detrazione fiscale spalmata su più annualità.

Bonus condizionatori 2023 al 50 e 65 per cento con o senza ristrutturazione

L’acquisto del condizionatore può essere portato in detrazione fiscale nell’ambito del bonus ristrutturazioni, che consiste in una detrazione fiscale del 50 per cento fino ad un massimo di 96.000 euro di spesa.

Tra le spese detraibili vi sono anche quelle di risparmio energetico e la spesa relativa al condizionatore vi rientra in caso di nuova installazione di un condizionatore a pompa di calore.

L’accesso alla detrazione fiscale del 50 per cento è quindi subordinato:

  • all’installazione di un condizionatore a pompa di calore, che consente la climatizzazione sia estiva che invernale (su questo aspetto si consiglia di consultare le specifiche tecniche del climatizzatore che si intende acquistare);
  • al pagamento mediante bonifico parlante, all’interno del quale bisognerà indicare la causale del versamento con il riferimento normativo, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il codice fiscale o la partita IVA del beneficiario del pagamento.

È possibile ottenere il bonus condizionatori 2023 anche accedendo all’ecobonus con detrazione al 65%.

In tal caso, è tuttavia necessario che la spesa sia sostenuta per climatizzatori dotati di pompa di calore ad alta efficienza, acquistati in sostituzione di precedenti impianti.

Il limite massimo di spesa sul quale calcolare la detrazione è pari a 30.000 euro, ma tra i requisiti da rispettare è necessario che l’impianto garantisca un coefficiente di prestazione (COP/GUE) e, qualora l’apparecchio fornisca anche il servizio di climatizzazione estiva, un indice di efficienza energetica (EER) maggiore o uguale ai pertinenti valori minimi, fissati nell’allegato F al D.M. 6.08.2020.

La detrazione fiscale in dichiarazione dei redditi è quindi l’unica via per beneficiare del bonus condizionatori e, nel dettaglio, si potrà recuperare in 10 quote annuali di pari importo.

In qualsiasi caso si ricorda infine che l’acquisto e l’installazione di climatizzatori rientra tra le spese per le quali è necessario l’invio della comunicazione all’ENEA con il dettaglio dell’intervento eseguito.

Bonus tende da sole

Possono beneficiare di questa detrazione coloro che abbiano sostituito o installato schermature solari che comportano un miglioramento energetico dell’immobile. Per beneficiare di questa agevolazione non occorre l’acquisto degli infissi. Il bonus può essere richiesto anche per più tende da sole in immobili diversi se fanno riferimento ad un unico proprietario.

Bonus Tende Da Sole: Di Cosa Si Tratta?

Il bonus tende da sole è un’agevolazione fiscale prevista per l’acquisto e la posa in opera di schermature solari o chiusure tecniche mobili oscuranti. Come già il legislatore ha operato in altri contesti, esso si sostanzia in una detrazione fiscale, pari al 50% delle spese totali sostenute. Del suddetto potrai, invero, beneficiare entro certi limiti di spesa. Il massimo di detrazione ammissibile è pari a 60.000 euro per unità immobiliare.

Dunque, potrà essere impiegato anche nella ristrutturazione di più immobili, appartenenti al medesimo proprietario, ma non necessariamente su un unico edificio. La cifra massima resta sempre intesa per singola abitazione.

Per poter aver accesso alla detrazione il lavoro deve essere stato effettuato su un edificio esistente, ossia accatastato o con richiesta di accatastamento in corso, e in regola con il pagamento di eventuali tributi”. Ne hanno diritto i contribuenti che sostengono le spese di riqualificazione energetica, sono proprietari di singole unità immobiliari residenziali o di parti comuni di edifici residenziali.

E’ possibile beneficiare del bonus soltanto se sono rispettate alcune caratteristiche tecniche. Le schermature devono essere applicate in modo solidale con l’involucro edilizio e non liberamente montabili/smontabili dall’utente; a protezione di una superficie vetrata; installate all’interno o all’esterno della superficie vetrata. Inoltre, esse devono essere orientate da est a ovest passando per sud. Sono dunque escluse nord, nord-est e nord-ovest.

Chi Può Presentare Domanda?

Non tutti potranno però accedere all’incentivo in questione. Il legislatore, oltre ad aver previsto dei limiti quantitativi di spesa, ha anche introdotto dei limiti soggettivi.

L’incentivo può, infatti, essere richiesto da coloro che sono:

  • proprietari di singole unità immobiliari residenziali, ivi compresi i familiari come il coniuge, parenti entro il terzo grado;
  • proprietari di parti comuni di edifici residenziali (condomini);
  •  sostengono le spese di riqualificazione energetica;
  • possiedono un diritto reale sulle unità immobiliari costituenti l’edificio.

Quali Tende Sono Detraibili?

Il bonus non può poi essere erogato per qualsiasi tipologia di schermo solare. Infatti, come evidenziato dalla Guida ENEA potrai usufruirne solo con riferimento a determinate categorie quali:

  • Marcate CE, ossia devono rispettare i requisiti standard previsti dall’Unione europea;
  • Mobili;
  • Installate a protezione di superfici vetrate;
  • Installate ad integrazione dei serramenti, o anche solo applicate purché unite all’edificio;
  • Realizzate nel rispetto delle norme in materia di sicurezza ed efficienza energetica;
  • Installate con orientamento a sud, est, ovest, sud-est, sud-ovest.

Non rientrano nel presente incentivo le tende da sole installate con orientamento a nord, nord-est e nord-ovest. Inoltre, sono state individuate anche le tipologie di tende acquistabili con l’incentivo, in particolare:

  • Alla veneziana;
  • Verticali;
  • A rullo;
  • Esterne a bracci pieghevoli o rotanti;
  • Ombreggianti per lucernari e finestre da tetto.

Rientrano tra le spese detraibili anche lo smontaggio e dismissione di analoghi sistemi preesistenti, la fornitura e messa in opera di meccanismi automatici di regolazione e controllo delle schermature, le prestazioni professionali necessarie alle operazioni e le opere provvisionali e accessorie.

Con la Legge di Bilancio 2021 è stato introdotto dal governo il bonus Partita Iva o ISCRO 2023.

L’aiuto economico consiste in un un contributo mensile, da un minimo di 254,75 € ad un massimo di 881,23 € per l’anno 2023, dedicato esclusivamente ai titolari di Partita Iva in possesso di determinati requisiti.

Il Bonus Partite Iva o ISCRO (Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa) è stato emanato in via sperimentale per il triennio dal 2021 al 2023 e sarà erogato per 6 mesi ai possessori di Partita Iva.

Come funziona e quali sono i requisiti

Il Bonus Partite Iva o ISCRO 2023 è un contributo pari al 25%, su base semestrale (6 mesi), dell’ultimo reddito da lavoro autonomo certificato dall’Agenzia delle Entrate.

Se un titolare di Partita Iva ha dichiarato un reddito pari a 5.000 € nel 2020, dovrà dividere questa cifra per 2 per calcolare i guadagni semestrali, cioè 2.500 €.
Da questa cifra, dovrà poi calcolare il 25%: l’importo spettante, quindi, è di 625 € mensili per 6 mesi (2.500 x 25% = 625).

Ad esempio, se l’anno di presentazione della domanda ISCRO è il 2021, all’Agenzia delle Entrate devono risultare i redditi degli anni 2017, 2018, 2019, 2020.

I requisiti necessari per richiedere il bonus Partita Iva o ISCRO 2023, da possedere tutti insieme al momento della presentazione della domanda, sono:

  • essere iscritto alla Gestione Separata INPS;
  • essere titolare di Partita Iva attiva da almeno 4 anni, per l’attività che ha dato titolo all’iscrizione alla gestione previdenziale in corso;
  • non percepire il redditi di cittadinanza(RDC);
  • non percepire nessun trattamento pensionistico o prestazione legata al reddito, come NASPI O DIS-COLL;
  • il reddito percepito deve essere inferiore almeno del 50% rispetto alla media del reddito da lavoro autonomo degli ultimi 3 anni. Ad esempio, per l’anno 2022, il reddito da considerare è quello percepito nell’anno 2021, che deve essere inferiore al 50% della media dei redditi percepiti negli anni 2018, 2019 e 2020*;
  • aver dichiarato, nell’anno precedente alla presentazione della domanda per il 2023, un limite di reddito non superiore a 8.972,04 € per l’anno 2022;
  • essere in regola con i versamenti dei contributi previdenziali.

Facciamo un esempio pratico:

  • l’anno di richiesta del bonus Partite Iva o ISCRO è 2022;
  • il reddito percepito da considera è dell’anno 2021, pari a 6.000 €;
  • i redditi dei 3 anni al precedenti al 2021 sono:
2020 13.000,00 €
2019 17.000,00 €
2018 19.000,00 €
Somma 49.000,00 €
Media dei 3 anni 16.333,33 €
50% della media 8.166,66 €

Il requisito di reddito è soddisfatto poiché il reddito dell’anno 2021, di 6.000 €, è inferiore a 8.1666,66 € (50% della media redditi dei tre anni 2020-2019-2018).

E’ stato confermato anche per il 2023 il bonus vacanze Sicilia che consente, a coloro che desiderano trascorrere le proprie vacanze da sogno nella meravigliosa isola mediterranea, di ricevere una serie di sconti e agevolazioni. Il contributo economico è disponibile grazie al progetto See Sicily, promosso dalla Regione Siciliana, istituito con la Delibera di Giunta regionale 325 del 2020 e rinnovato anche nel 2023 con la Delibera n. 136 del 23 marzo 2022: il progetto prevede uno stanziamento di 79 milioni di euro.

Cos’è e come funziona

Il bonus vacanze Sicilia è un voucher destinato a chi prenota un soggiorno di almeno tre notti nel territorio siciliano (sono comprese anche le isole minori). Nello specifico, consente di usufruire di un pernottamento gratis ogni tre, fino a un massimo di due notti in regalo, in una delle strutture che si sono rese disponibili alle convenzioni.

Il cliente ha anche la possibilità di ricevere in regalo un servizio turistico a scelta tra escursioni, tour guidati e immersioni. È previsto, tra l’altro, anche uno sconto del 50% sul costo dei biglietti di voli nazionali e internazionali, di traghetti, navi e aliscafi con destinazione la Sicilia o le isole minori.

Per accedere agli sconti è necessario scegliere una delle agenzie o tour operator abilitati e acquistare almeno 2 pernottamenti in Sicilia. La terza notte, quella gratuita, sarà offerta in una delle strutture ricettive che hanno aderito al progetto SeeSicily. Si possono trovare al sito di Visitsicily.info

Che cos’è il Bonus vacanze Piemonte?

Il Bonus vacanza Piemonte è un’iniziativa che permette di ottenere uno sconto se si decide di soggiornare nella Regione Piemonte. Nello specifico, si tratta di buoni per pernottare 4 notti, di cui 2 notti gratis, o per ottenere un servizio turistico a metà prezzo.

Il Bonus vacanza Piemonte è gestito dai Consorzi turistici regionali, insieme a FinPiemonte, che avevano introdotto questa iniziativa nel 2022. Lo scopo era quello di rilanciare il settore del turismo nella Regione, ancora in crisi post pandemia.

Grazie al successo riscontrato lo scorso anno, il bonus è stato prorogato fino al 30 giugno 2023, con possibilità di ulteriore proroga. Infatti, le risorse stanziate per i voucher vacanze Piemonte sono pari a 1.200.000 euro, distribuite tra i vari consorzi aderenti all’iniziativa.

Con il Bonus vacanze in Piemonte, infatti, i visitatori potranno conoscere tutte le mete turistiche e artistiche del territorio, che offre diverse opzioni per soddisfare i gusti di tutti. Cittàborghi d’artemontagnelaghi e tanto altro: il Piemonte è una regione che ha molto da offrire!

Bonus vacanze Piemonte: a chi spetta?

Il Bonus vacanze Piemonte è rivolto a tutti i cittadiniitaliani e stranieri. Infatti, questa iniziativa mira a promuovere il turismo proveniente da tutto il mondo.

Pertanto, non sono richiesti requisiti anagrafici o reddituali, in quanto chiunque può usufruire del bonus rivolgendosi a uno dei consorzi facenti parte del progetto.

Voucher vacanze Piemonte: come funziona?

Il Bonus vacanze Piemonte permette di acquistare per se stessi o di regalare un voucher per le prossime vacanze nella Regione Piemonte.

In particolare, le persone interessate possono scegliere tra le seguenti tipologie:

  1. voucher vacanza per soggiornare in Piemonte 4 notti al prezzo di 2. Infatti, unanotte viene offerta dalla Regione Piemonte, una notte dalla struttura alberghiera e le altre due notti vengono pagate dall’ospite. Se si decide di soggiornare per 14 o più notti, l’offerta raddoppia: le notti in regalo saranno 4;
  2. servizi turistici in loco scontati fino al 50%, come escursioni, canoa, rafting, attività alpiniste e altre attività all’aria aperta. Nello sconto è compreso anche il noleggio attrezzature e il trasporto persone e/o bagagli;
  3. voucher esperienza per attività specifiche, scontati del 50%. Qui vi rientrano le visite guidate e i pacchetti relax e wellness.
Importante
I servizi turistici e i “voucher esperienza” possono essere acquistati singolarmente o insieme ai voucher vacanza pernottamenti.

Importo dei voucher

I voucher vacanze Piemonte prevedono uno sconto del 50% o due notti in regalo, a seconda della tipologia scelta. A seconda del pacchetto vacanza scelto, però, ci sono le seguenti soglie massime di spesa:

  • 300 euro per pernottare in camera doppia; 150 euro a persona, nel caso di camera singola;
  • 150 euro di sconto per il servizio turistico in loco, che corrisponde alla metà del prezzo del serio stesso. In questo caso, il valore minimo di spesa è di 100 euro.

Strutture che accettano il Bonus vacanze Piemonte

Le strutture ricettive e alberghiere che accettano il Bonus vacanze Piemonte sono quelle che in precedenza hanno aderito all’iniziativa e preso accordi con i Consorzi turistici.

Questi ultimi, infatti, prendono accordi con gli operatori turistici e con le strutture ricettive, per decidere la quantità di voucher da mettere a disposizione per l’iniziativa.

Insieme decidono anche i periodi di utilizzo e di esclusione dei buoni, in modo da incentivare quei periodi di minor flusso turistico, favorendo la destagionalizzazione. Infine, i consorzi si impegnano a gestire le prenotazioni e il flusso di informazioni ai turisti.

L’elenco delle strutture aderenti è presente nel sito web Visit Piemonte.

Bonus vacanze Piemonte: come richiederlo?

I voucher vacanze Piemonte sono acquistabili attraverso i siti dei Consorzi o sul sito ufficiale Visit Piemonte. In alternativa, è possibile contattare telefonicamente il Consorzio scelto.

Nello specifico, i voucher servizi turistici sono acquistabili dal 14 luglio 2022 presso: