Nel contesto attuale, caratterizzato da crescenti difficoltà economiche e dalla necessità di adeguare il sistema di welfare alle esigenze delle famiglie moderne, il Bonus Genitori Separati 2024 rappresenta una misura significativa di sostegno. Questa iniziativa, che ha l’obiettivo di alleviare le difficoltà economiche affrontate dai genitori separati o divorziati, si configura come un intervento mirato a garantire il benessere dei figli, contribuendo al mantenimento dei minori e al pagamento degli alimenti.

Cos’è il Bonus Genitori Separati?

Il Bonus Genitori Separati 2024 è un contributo economico erogato dallo Stato italiano destinato ai genitori separati o divorziati che si trovano in difficoltà economica e che hanno subito una riduzione del reddito a causa della pandemia da Covid-19. Il bonus, che può arrivare fino a un massimo di 800 euro al mese, è finalizzato a coprire in tutto o in parte l’assegno di mantenimento che il genitore separato deve versare per i figli o l’ex coniuge.

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Requisiti per Accedere al Bonus

Per poter accedere al Bonus Genitori Separati 2024, è necessario soddisfare una serie di requisiti specifici, tra cui:

1. Situazione Economica: Il richiedente deve dimostrare di aver subito una riduzione del reddito del 30% rispetto all’anno precedente a causa della pandemia o di altre circostanze eccezionali. Inoltre, l’ISEE del nucleo familiare non deve superare una determinata soglia, solitamente fissata intorno ai 20.000 euro annui.

2. Obblighi di Mantenimento:* Il bonus è destinato a coloro che sono tenuti a versare l’assegno di mantenimento e che, a causa delle difficoltà economiche, non riescono più a far fronte a tale obbligo.

3. Situazione Familiare: Il richiedente deve essere legalmente separato o divorziato e deve avere uno o più figli a carico, sia minori che maggiorenni non autosufficienti.

4. Residenza e Cittadinanza: Il richiedente deve essere residente in Italia e, generalmente, cittadino italiano o dell’Unione Europea. Anche i cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno di lungo periodo possono avere diritto al bonus.

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Come Richiedere il Bonus

La domanda per il Bonus Genitori Separati 2024 deve essere presentata attraverso il portale online dell’INPS, dove sarà possibile compilare il modulo apposito e allegare la documentazione richiesta, come l’attestazione ISEE e la documentazione che prova la riduzione del reddito.

È importante ricordare che il bonus non viene erogato automaticamente, ma è necessario presentare una nuova domanda ogni anno per dimostrare il perdurare delle condizioni di difficoltà economica.

Impatto del Bonus sulla Società

Il Bonus Genitori Separati 2024 non solo rappresenta un aiuto concreto per i genitori in difficoltà, ma ha anche un importante impatto sociale. Garantendo un sostegno economico ai genitori che non riescono a mantenere il pagamento degli assegni di mantenimento, il bonus aiuta a prevenire situazioni di disagio e tensione all’interno delle famiglie separate, tutelando i diritti dei minori.

Inoltre, questa misura contribuisce a ridurre il rischio di povertà per le famiglie monogenitoriali, che spesso si trovano ad affrontare difficoltà maggiori rispetto alle famiglie tradizionali.

Conclusioni

Il Bonus Genitori Separati 2024 è una misura che riconosce le difficoltà specifiche delle famiglie separate e offre un supporto economico essenziale. Mentre il contesto economico continua a presentare sfide significative, questo bonus rappresenta un segnale di attenzione e supporto da parte dello Stato verso chi si trova in una situazione di fragilità economica e familiare.

Per chi si trova nelle condizioni di poterlo richiedere, è fondamentale informarsi tempestivamente sulle modalità di accesso al bonus e procedere con la domanda entro i termini previsti, per non perdere l’opportunità di beneficiare di questo importante sostegno.

L’interesse composto è una delle forze più potenti nel mondo della finanza. Spesso definito come “l’ottava meraviglia del mondo” da Albert Einstein, l’interesse composto non solo consente di moltiplicare il capitale iniziale, ma fa crescere i risparmi a un ritmo esponenziale. Questo articolo esplorerà cos’è, come funziona e perché è così conveniente per chi desidera far fruttare i propri risparmi nel lungo termine.

Cos’è l’interesse composto?

L’interesse composto è l’interesse calcolato non solo sul capitale iniziale, ma anche sugli interessi accumulati nel tempo. In altre parole, gli interessi maturati vengono reinvestiti, generando a loro volta ulteriori interessi. Questo processo ripetuto nel tempo porta a una crescita esponenziale del capitale, a differenza dell’interesse semplice, che invece viene calcolato solo sul capitale iniziale.

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Un Esempio Pratico

Per comprendere meglio l’interesse composto, consideriamo un esempio pratico. Supponiamo di investire 1.000 euro a un tasso di interesse annuo del 5%. Alla fine del primo anno, il nostro investimento varrà 1.050 euro. Nel secondo anno, l’interesse del 5% sarà calcolato su 1.050 euro, non più solo sui 1.000 euro iniziali, portando il totale a 1.102,50 euro. Questo ciclo si ripete di anno in anno, incrementando sempre più il valore del nostro investimento.

I Vantaggi dell’Interesse Composto

1. Crescita Esponenziale del Capitale: La caratteristica più interessante è che la crescita del capitale non è lineare, ma esponenziale. Con il passare del tempo, gli interessi generano ulteriori interessi, che a loro volta aumentano il capitale totale a un ritmo sempre più rapido.

2. Effetto del Tempo: Più a lungo si mantiene un investimento, maggiore sarà l’effetto che si avrà sulla resa del capitale. Anche un piccolo investimento iniziale può crescere significativamente se lasciato maturare per un lungo periodo di tempo. Questo lo rende particolarmente attraente per i piani di risparmio a lungo termine, come il fondo pensione o l’accantonamento per l’educazione dei figli.

3. Maggiore Resa Senza Ulteriori Investimenti: A differenza di altre forme di investimento che possono richiedere ulteriori versamenti per aumentare il capitale, l’interesse composto consente di far crescere il proprio patrimonio senza dover aggiungere ulteriori fondi. Gli interessi generati lavorano per te, facendoti guadagnare sempre di più nel tempo.

4. Semplicità e Accessibilità: Non è necessario essere esperti di finanza per beneficiarne. Basta investire una somma di denaro e lasciarla crescere nel tempo. Strumenti finanziari come i conti di risparmio ad alto rendimento, i certificati di deposito e alcuni fondi comuni di investimento sfruttano il potere dell’interesse composto per far fruttare i tuoi risparmi.

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Come Sfruttare al Meglio l’Interesse Composto

1. Inizia Presto: Quanto prima si inizia a investire, maggiore sarà il vantaggio. Anche piccoli importi, se investiti presto, possono crescere considerevolmente nel tempo.

2. Investi Regolarmente: Aggiungere regolarmente nuovi fondi al tuo investimento amplifica ulteriormente gli effetti dell’interesse composto. Piccoli contributi costanti possono fare una grande differenza nel lungo periodo.

3. Scegli Investimenti a Lungo Termine: Gli investimenti che permettono di accumulare interessi nel tempo, come i conti di risparmio a lungo termine o i fondi pensione, sono ideali per sfruttare il potere dell’interesse composto.

4. Evita i Prelievi Prematuri: Lasciare che gli interessi si accumulino senza prelevare il capitale permette all’interesse composto di operare al massimo delle sue potenzialità.

Conclusione

L’interesse composto è uno strumento finanziario potente che può trasformare anche piccoli risparmi in somme considerevoli se utilizzato correttamente. La sua convenienza risiede nella capacità di far crescere il capitale a un ritmo esponenziale, sfruttando il tempo a proprio vantaggio. Iniziare a investire il prima possibile, mantenere i fondi investiti nel lungo termine e contribuire regolarmente sono strategie chiave per massimizzare i benefici dell’interesse composto. Che tu stia pianificando per la pensione, per l’educazione dei tuoi figli o semplicemente per aumentare i tuoi risparmi, può essere il tuo alleato migliore.

I fondi pensione rappresentano una delle soluzioni più efficaci e convenienti per costruire una pensione integrativa, accanto a quella offerta dai sistemi pubblici. Uno degli aspetti più interessanti di questi strumenti è la convenienza fiscale, che può rappresentare un notevole vantaggio economico per i sottoscrittori.

1. Deduzione dei Contributi Versati

Uno dei principali vantaggi fiscali dei fondi pensione è la possibilità di dedurre dal reddito imponibile i contributi versati, entro un limite massimo annuo di 5.164,57 euro. Questa deduzione riduce direttamente la base imponibile su cui vengono calcolate le imposte, determinando quindi un immediato risparmio fiscale.

Ad esempio, un lavoratore che versa 3.000 euro in un fondo pensione e ha un’aliquota marginale IRPEF del 35% potrà beneficiare di una riduzione delle imposte dovute pari a 1.050 euro (ossia il 35% di 3.000 euro). Questo meccanismo permette di risparmiare oggi, aumentando il capitale disponibile per la pensione futura.

2. Rendimenti Esenti da Imposta

I rendimenti maturati all’interno di un fondo pensione sono soggetti a una tassazione agevolata rispetto ad altre forme di investimento. Infatti, gli interessi, i dividendi e le plusvalenze generate dal fondo sono tassati con un’aliquota sostitutiva del 20%, inferiore rispetto al 26% previsto per altre tipologie di reddito da capitale.

Questo trattamento fiscale permette ai rendimenti di accumularsi più velocemente all’interno del fondo, aumentando il capitale finale disponibile al momento della pensione.

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3. Tassazione Agevolata delle Prestazioni

Al momento del pensionamento, le somme accumulate nel fondo pensione possono essere riscattate sotto forma di rendita o, parzialmente, come capitale. Le prestazioni ricevute beneficiano di una tassazione ridotta, rispetto al trattamento fiscale ordinario.

Nel dettaglio:
– La parte della prestazione che deriva dai contributi dedotti è soggetta a un’imposta sostitutiva variabile tra il 9% e il 15%, a seconda degli anni di partecipazione al fondo. Il tasso del 15% si applica ai primi 15 anni di partecipazione, ma si riduce di 0,3 punti percentuali per ogni anno successivo al quindicesimo, fino a un minimo del 9%.
– La parte che deriva dai contributi non dedotti e dai rendimenti maturati è tassata con l’aliquota ordinaria IRPEF.

Questa tassazione agevolata è particolarmente vantaggiosa perché si applica in un momento in cui il reddito complessivo del pensionato è generalmente inferiore rispetto a quello percepito durante l’attività lavorativa, comportando un minor impatto fiscale.

4. Ereditarietà e successione

Un altro vantaggio fiscale dei fondi pensione riguarda il trattamento in caso di successione. Le somme accumulate in un fondo pensione non rientrano nell’asse ereditario e non sono soggette all’imposta di successione. Questo significa che i beneficiari designati dal sottoscrittore riceveranno il capitale accumulato senza ulteriori oneri fiscali, rappresentando un’efficace forma di protezione patrimoniale per i propri eredi.

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5. Considerazioni Finali

Investire in un fondo pensione non solo permette di costruire un capitale per integrare la pensione pubblica, ma offre anche vantaggi fiscali che rendono questa scelta particolarmente conveniente. La possibilità di dedurre i contributi, la tassazione agevolata dei rendimenti e delle prestazioni e la protezione patrimoniale in caso di successione sono tutti elementi che fanno dei fondi pensione uno strumento interessante per chi vuole pianificare il proprio futuro finanziario in modo efficiente.

Per sfruttare al massimo queste opportunità, è importante valutare attentamente le proprie esigenze e le caratteristiche dei vari fondi pensione disponibili, eventualmente con l’aiuto di un consulente finanziario. In questo modo, sarà possibile costruire un piano pensionistico personalizzato, capace di garantire sicurezza e serenità negli anni della pensione.

L’Assegno Unico e Universale (AUU) rappresenta uno dei pilastri del sostegno alle famiglie in Italia, introdotto nel 2021 come misura strutturale per semplificare e razionalizzare gli interventi di sostegno economico per i nuclei familiari con figli a carico. Nel 2024, l’assegno continua a evolversi con alcune novità significative, pur mantenendo la sua funzione di supporto fondamentale per milioni di famiglie.

 

Cos’è l’Assegno Unico e Universale?

L’Assegno Unico e Universale è una misura economica che sostituisce varie forme di sostegno precedenti, come gli assegni familiari, il bonus bebè e le detrazioni fiscali per i figli a carico. È definito “unico” perché accorpa queste precedenti misure, e “universale” perché è destinato a tutti i nuclei familiari con figli, a prescindere dalla loro situazione lavorativa o dal reddito. Tuttavia, l’importo percepito varia in base all’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) del nucleo familiare e al numero di figli a carico.

Chi può richiedere l’Assegno Unico?

L’Assegno Unico è destinato a tutte le famiglie con uno o più figli a carico fino a 21 anni, o senza limiti di età per i figli disabili. Per i figli maggiorenni (fino ai 21 anni), l’assegno è erogato a condizione che il figlio stia frequentando un corso di formazione scolastica o professionale, un corso di laurea, svolga un tirocinio, un’attività lavorativa con un reddito complessivo inferiore a una certa soglia, o sia registrato come disoccupato e in cerca di lavoro presso i servizi pubblici per l’impiego.

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Novità per il 2024

Nel 2024, l’Assegno Unico vedrà alcune modifiche negli importi e nei criteri di accesso, legate principalmente all’adeguamento degli importi all’inflazione e ad alcune correzioni tecniche per migliorare l’equità del sistema.

1. Indicizzazione degli Importi: Come già avvenuto negli anni precedenti, gli importi dell’assegno sono indicizzati all’inflazione, quindi potrebbero subire un leggero aumento rispetto al 2023 per mantenere il potere d’acquisto delle famiglie.

2. Modifiche all’ISEE: È previsto un aggiornamento delle soglie ISEE per il calcolo dell’assegno, per tenere conto delle variazioni economiche e demografiche del paese. Questo potrebbe influire sull’importo finale dell’assegno ricevuto da ogni famiglia.

3. Semplificazione Procedurale: Nel 2024 sono previsti interventi per rendere più semplice la procedura di richiesta e di aggiornamento dell’assegno, riducendo i tempi di attesa e migliorando l’accesso al servizio tramite piattaforme digitali.

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Gli Importi dell’Assegno Unico nel 2024

Gli importi dell’Assegno Unico sono variabili e dipendono principalmente dall’ISEE del nucleo familiare e dal numero di figli a carico. A titolo indicativo, gli importi previsti per il 2024 dovrebbero mantenersi in linea con quelli del 2023, con alcune possibili variazioni:

– Per ISEE fino a 15.000 euro: L’importo massimo per ciascun figlio è intorno ai 189,20 euro mensili. A questi si aggiungono eventuali maggiorazioni per famiglie numerose o in presenza di figli disabili.

– Per ISEE superiore a 15.000 euro e fino a 40.000 euro: L’importo decresce progressivamente, arrivando a circa 50 euro per figlio al mese nelle fasce più alte di ISEE.

– Oltre i 40.000 euro di ISEE: Si prevede un assegno minimo di circa 54 euro mensili per figlio.

Le famiglie con più di tre figli, con figli disabili o con genitori entrambi lavoratori, possono beneficiare di ulteriori maggiorazioni.

Come Richiedere l’Assegno Unico nel 2024?

Per richiedere l’Assegno Unico, le famiglie devono presentare domanda attraverso il portale INPS o tramite un CAF o un patronato. La domanda deve essere corredata dall’ISEE aggiornato, che permette di calcolare l’importo spettante. Una volta presentata la domanda, l’assegno verrà erogato mensilmente direttamente sul conto corrente del richiedente.

Conclusioni

L’Assegno Unico e Universale 2024 continua a rappresentare un importante strumento di supporto alle famiglie italiane, contribuendo a ridurre le disuguaglianze economiche e a sostenere la genitorialità. Con l’introduzione di alcune novità, il governo italiano mira a rendere questa misura ancora più efficace e accessibile, rispondendo meglio alle esigenze delle famiglie in un contesto economico complesso. Rimanere informati sulle modalità di richiesta e sugli importi aggiornati è essenziale per beneficiare appieno di questo importante sostegno economico.
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Bonus Mamme dipendenti 2024 è la nuova misura che il governo italiano ha recentemente introdotto a sostegno alle famiglie e mira a incentivare l’occupazione femminile e alleviare il carico economico delle famiglie con figli. Si tratta dell’esonero contributivo del 9,19% per le mamme lavoratrici con almeno due figli a carico. Questa iniziativa si inserisce nel contesto delle politiche di welfare volte a sostenere la natalità e a promuovere la conciliazione tra vita familiare e lavorativa.

 

Cos’è l’Esonero Contributivo?

L’esonero contributivo o più semplicemente chiamato bonus mamme dipendenti, è una riduzione della quota di contributi previdenziali che le lavoratrici devono versare all’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) come parte della loro busta paga. Con questo sgravio, le mamme lavoratrici possono beneficiare di un aumento netto del loro stipendio, senza però che questo incida negativamente sui loro diritti previdenziali futuri, come la pensione.

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Requisiti per Beneficiare dell’Esonero

 

L’esonero del 9,19% è riservato alle lavoratrici dipendenti, sia del settore privato che di quello pubblico, che abbiano almeno due figli fiscalmente a carico. Per figli a carico si intendono quelli che non superano un certo limite di reddito annuale, come stabilito dalla normativa fiscale vigente. Inoltre, è importante che i figli siano residenti con la madre e facciano parte del suo nucleo familiare.

Durata e Modalità di Applicazione

Questo esonero è temporaneo e si applica a partire dal 2024, con la possibilità di estenderlo negli anni successivi, a seconda delle risorse disponibili e dell’impatto della misura. Le modalità operative saranno dettagliate attraverso circolari INPS e decreti attuativi che definiranno con precisione come le aziende e le amministrazioni pubbliche dovranno applicare lo sgravio sulle buste paga delle lavoratrici aventi diritto.

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Obiettivi della Misura

 

L’obiettivo principale di questa misura è quello di sostenere le famiglie numerose e incoraggiare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Infatti, uno dei maggiori ostacoli all’occupazione femminile è rappresentato dalle difficoltà nel conciliare lavoro e vita familiare, aggravate spesso dai costi elevati per la cura dei figli. L’esonero contributivo, aumentando il reddito netto disponibile delle mamme lavoratrici, mira a compensare parte di questi costi e a rendere più attrattivo il mantenimento o l’accesso al lavoro.

Impatto Sociale

L’esonero contributivo rappresenta una spesa significativa per lo Stato, ma può generare benefici sul lungo termine. Da un lato, esso può contribuire a ridurre il tasso di povertà delle famiglie con più figli, dall’altro può favorire una maggiore occupazione femminile, con ricadute positive sul prodotto interno lordo (PIL) e sul sistema previdenziale, grazie a un maggior numero di contributi versati. Inoltre, sostenendo le famiglie con più figli, la misura potrebbe contribuire a contrastare il declino demografico che l’Italia sta affrontando.

Conclusioni

L’esonero contributivo del 9,19% per le mamme con almeno due figli a carico è una misura che, pur essendo temporanea, ha il potenziale per offrire un significativo sostegno economico alle famiglie e promuovere l’occupazione femminile. La sua efficacia dipenderà in parte dalla sua attuazione pratica e dalla capacità di integrarsi con altre politiche di sostegno alla famiglia e all’occupazione. In ogni caso, rappresenta un passo avanti verso un welfare più orientato alle esigenze delle famiglie e, in particolare, delle donne lavoratrici.
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I lavoratori della ristorazione, quasi un milione, riceveranno un aumento di 200 euro. A stabilirlo è il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro siglato da Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana Pubblici Esercizi, con i sindacati di categoria, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil. Il contratto è stato sottoscritto, oltre che dalla Federazione, anche da Legacoop Produzioni e Servizi, Confcooperative Lavoro e Servizi e Agci-Servizi, dopo una lunga trattativa: l’intesa precedente era infatti scaduta a dicembre del 2021.

La parte economica

Il negoziato si è concentrato soprattutto sulla parte economica per la quale è stato previsto un aumento di 200 euro a regime, il rafforzamento dell’assistenza sanitaria integrativa e una durata di tre anni e mezzo, con scadenza il 31 dicembre del 2027.

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Come spiega Lino Stoppani, presidente di Fipe Confcommercio, «il rinnovo di questo contratto, che rappresenta il terzo Contratto di lavoro più applicato nel nostro Paese dopo quello del Terziario e del settore Metalmeccanico, è un risultato importante in vista dell’ormai imminente avvio della stagione estiva. Aver sottoscritto il contratto in questo contesto, dopo i danni delle tante recenti emergenze, è segno di responsabilità sociale, capacità di visione, competenza tecnica e coraggio di tutte le Parti presenti al tavolo negoziale».

Il contratto della ristorazione potrebbe aprire ora la strada di tutti i contratti del terziario dei servizi, come il turismo, che sono scaduti da diversi anni. Si tratta di un comparto strategico, come spiega Cristian Biasoni, vicepresidente Fipe-Confcommercio con delega al lavoro e Presidente Aigrim, Associazione delle Imprese di Grande Ristorazione Multilocalizzate: «l’Italia è il secondo mercato della ristorazione in Europa con un valore annuo di oltre 100 miliardi di euro, un distretto strategico per il Paese, perché inserito nella filiera agroalimentare e turistica, che vale circa il 13% del Pil nazionale. Con questo contratto le imprese, oltre a ridare vigore ad un settore che è fiore all’occhiello del nostro Paese, si impegnano a riversare nel tessuto economico italiano oltre 5 miliardi di euro nei prossimi tre anni e mezzo».

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La parte normativa

Nella parte normativa Fipe e i sindacati hanno deciso una significativa revisione della classificazione e dell’inquadramento del personale, fermi dagli anni Novanta, per renderli più rispondenti alle esigenze del mercato e alle nuove tipologie di offerta. Sono state rafforzate inoltre le normative in materia di diritti individuali delle lavoratrici e dei lavoratori, come le misure di contrasto alle violenze e alle molestie nei luoghi di lavoro e i congedi per le donne vittime di violenza.

Bonus Trasporti.. ci siamo.

A giugno, infatti, una specifica categoria di italiani potranno accedere ad un contributo di 77,20 euro per i trasporti.

Come accade spesso, tuttavia, il bonus trasporti di giugno 2024 non sarà concesso a tutti, ma sarà necessario rispondere a specifiche condizioni e requisiti particolari.

Bonus trasporti giugno 2024: come funziona

‘Come sappiamo il bonus trasporti dal 2024 è strettamente collegato alla Carta Dedicata a te. La misura consiste in un aiuto economico che viene corrisposto nei confronti di alcune famiglie italiane, da parte del Governo.

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L’iniziativa in questione consiste quindi nel fornire ai cittadini italiani che vivono condizioni economiche di difficoltà una carta acquisti del valore di 460 euro. Tale carta potrà essere utilizzata per diverse spese.

Tra queste, oltre all’acquisto di beni alimentari e di prima necessità, rientrano anche le spese legate al carburante e al pagamento dei mezzi pubblici e al trasporto.

Il Governo italiano, quindi, offrirà un contributo pari a 77,20 euro per i trasporti insieme alla Carta dedicata a te, del valore di 382,50 euro per sostenere le famiglie italiane e coprire le spese giornaliere.

Va detto quindi che in questo caso il bonus trasporti di giugno 2024 sarà differente rispetto ai precedenti contributi che sono stati erogati i mesi scorsi.

In quel caso, si trattava di un contributo dal valore di 60 euro per l’acquisto di abbonamenti ai mezzi pubblici locali, regionali e interregionali, riconosciuto verso i cittadini con un ISEE inferiore a 20.000 euro.

Ora, invece, il bonus trasporti di giugno 2024 consiste nella dotazione della carta Dedicata a te, che quest’anno è stata incrementata di 77,20 euro da sospendere in carburante o trasporti.

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Bonus trasporti di giugno 2024: a chi spetta

Dunque, come precisato nel precedente paragrafo, il bonus trasporti di giugno 2024 può essere riconosciuto esclusivamente in concomitanza all’erogazione della Carta Dedicata a te.

Questo significa che anche per quanto riguarda i requisiti e le condizioni necessarie per poter ottenere il bonus trasporti, occorre fare riferimento ai requisiti per la Carta.

In tal senso, potranno usufruire del bonus trasporti di giugno 2024 esclusivamente coloro che rientrano in un ISEE familiare inferiore a 15 mila euro. 

Va da sé che il bonus trasporti di giugno 2024 può essere beneficiato solo se si è in possesso della Carta Dedicata a te, la quale sarà presentata in data 6 giugno 2024 e distribuita a partire dal mese di luglio.

Inoltre, è necessario che alla data del 12 maggio 2023 (data in cui è stato pubblicato il relativo decreto), sussista anche il requisito legato all’iscrizione di tutti i componenti nell’Anagrafe comunale della Popolazione Residente.

Occorre poi precisare che è considerato incompatibile con la carta, anche l’eventuale riconoscimento di misure quali reddito di cittadinanza, reddito di inclusione, Naspi o Dis-Coll, ma anche disoccupazione agricola o altre forme di cassa integrazione o di sostegno erogate dallo Stato.

Bonus trasporti di giugno 2024: come averlo

In generale, pare che la carta sarà erogata in maniera automatica. Questo significa che per poter accedere al bonus trasporti di giugno i cittadini non dovranno presentare alcun tipo di domanda.

Si terrà inoltre conto ai fini del riconoscimento della Carta dedicata a te, anche della numerosità del nucleo familiare e dell’eventuale presenza di minori, oltre all’indicatore ISEE più basso.

A questo proposito, sarà data precedenza prima alle famiglie con 3 o più componenti di cui uno nato entro il 31 dicembre 2009, successivamente quelle con 3 o più componenti di cui almeno uno nato entro il 2005.

Infine, l’ultima categoria è quella delle famiglie composte da non meno di tre componenti.

Annalisa Piazza – Fixed Income Research Analyst di MFS IM – prevede che la BCE taglierà i tassi di interesse di 25 punti base nella riunione del 6 giugno 2024. L’esperta dichiara che il taglio era ampiamente previsto fin dalla riunione di aprile, anche se la BCE ha continuato a ribadire che le decisioni dipendono dai dati.

“Un taglio dei tassi di interesse a giugno è ampiamente scontato, mentre il quadro per il secondo semestre è meno chiaro, con meno del 100% di probabilità che la BCE tagli di altri 50 punti base (che è il nostro scenario di base)”, ipotizza Annalisa Piazza.

L’esperta esclude che la BCE possa fornire indicazioni di massima nel corso della riunione del 6 giugno 2024, ma le nuove proiezioni aggiornate definiranno se la recente volatilità dei dati ha portato o meno a un cambiamento significativo delle prospettive della politica della BCE.

Annalisa Piazza spiega che le proiezioni della BCE di giugno saranno tenute sotto stretta osservazione. Se il profilo dell’inflazione a breve termine non dovesse cambiare in modo sostanziale (nonostante l’aumento dei salari negoziati), l’esperta prevede che ciò implicherebbe che la BCE è fiduciosa che il processo disinflazionistico sia in corso e che ulteriori tagli possano essere effettuati nel secondo semestre.

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Cosa aspettarsi dal 2025

“Con un’inflazione in calo a circa il 2% entro il 2025, sarà difficile giustificare tassi di interesse di politica monetaria così restrittivi,” ha aggiunto Annalisa Piazza. Semmai, l’esperta ritiene che la BCE dovrà essere attenta nella sua comunicazione per evitare che si speculi troppo presto su tassi di policy in territorio espansivo. Annalisa Piazza ritiene però che allo stato attuale il rischio sia molto basso, dato che i mercati prevedono tassi terminali superiori al 2,5% tra tre anni.

“Ci aspettiamo che Christine Lagarde confermi che la BCE non è influenzata in alcun modo dalla Fed e rimane dipendente dai dati,” afferma l’esperta, vagliando anche la possibilità di un taglio a luglio, la quale non è completamente esclusa, ma non ci saranno annunci su questo aspetto.

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Quali effetti sulle rate dei mutui

Per quanto riguarda i mutui a tasso variabile, Facile.it ha calcolato che, se venisse confermato un taglio dei tassi di interesse di 25 punti base, il calo per un mutuo variabile potrebbe essere di 18 euro. In meno di due anni chi ha sottoscritto un mutuo medio, ad esempio 126 mila euro in 25 anni (LTV 70%), ha visto aumentare la rata di oltre il 60 per cento; per assistere a un calo significativo bisognerà attendere ancora un po’ di tempo.

Analizzando l’andamento dei Futures sugli Euribor si scopre che la rata, arrivata a maggio 2024 a 747 euro, potrebbe scendere, complessivamente, di circa 37 euro entro la fine dell’anno e di 55 euro entro giugno 2025, arrivando così a 692 euro tra 12 mesi.

Se i tassi variabili sono ancora alti, quelli fissi offerti dalle banche godono di condizioni favorevoli e, anche grazie a questo, secondo l’osservatorio di Facile.it le richieste di finanziamenti sono tornate a crescere del 17% nei primi 4 mesi del 2024. Guardando alle migliori offerte disponibili online per un mutuo standard da 126 mila euro in 25 anni (LTV 70%), i tassi fissi partono da un TAN pari al 2,87%, vale a dire una rata mensile di 589 euro

Come ogni mese, anche a giugno 2024 i cittadini riceveranno alcuni pagamenti importanti dall’INPS: si spazia dalle pensioni del mese fino a indennità più specifiche. A giugno inoltre verrà accreditata l’erogazione spettante ai nuclei familiari che accedono all’Assegno Unico, in base ai requisiti e alla situazione specifica.

Nello stesso mese alcuni riceveranno le indennità di disoccupazione previste dall’ente previdenziale come la Naspi e la Dis-Coll. Ulteriori accrediti possono arrivare a chi può beneficiare delle nuove misure Assegno di Inclusione e Supporto Formazione e Lavoro.

Vediamo in questo articolo una panoramica generale di quali pagamenti l’INPS erogherà ai cittadini, con le rispettive date di accredito e importi previsti.

Pagamenti pensioni giugno 2024

A giugno 2024 i pensionati italiani riceveranno l’accredito della pensione nei giorni indicati dall’inps, ovvero:

  • 1 giugno 2024 con pagamento alle Poste Italiane;
  • 3 giugno 2024 con pagamento presso istituti bancari.

L’INPS ricorda che è possibile per tutti i pensionati accedere al proprio cedolino pensione che contiene i dati sugli importi specifici spettanti. Si può visionare accedendo al sito ufficiale online con una credenziale digitale.

Questo mese su diverse pensioni è possibile che si riscontrino delle variazioni dovute al conguaglio fiscale sia in caso di debiti che crediti. Gli importi che vengono conguagliati saranno poi riportati all’interno della Certificazione Unica 2024. Anche questo documento è scaricabile sul sito ufficiale INPS.

Inoltre va evidenziato che per chi ritira la pensione in contanti presso le Poste Italiane si segue l’ordine alfabetico dei cognomi per l’erogazione, a partire dal 1 giugno. Va ricordato che il sabato è possibile ritirare le somme solamente al mattino.

Non sono invece previsti degli aumenti per le pensioni di giugno, in quanto questi sono già stati garantiti nei mesi scorsi a fronte dei nuovi dati Istat in merito al costo della vita e all’inflazione.

Assegno Unico: pagamento giugno 2024

Un’importante erogazione prevista per giugno 2023 è quella dell’Assegno Unico, la misura di sostegno economico rivolta alle famiglie con figli. Per questi accrediti bisogna distinguere tre diverse situazioni.

La prima è quella per cui la famiglia beneficiaria continua a ricevere il sostegno senza alcuna variazione: in questi casi l’assegno arriverà nei giorni 17-19 giugno 2024.

Il secondo caso è quello che riguarda le nuove domande, ovvero coloro che percepiscono il sussidio per la prima volta, oppure coloro che hanno presentato delle variazioni del nucleo familiare all’INPS. In questi casi l’accredito avviene successivamente, intorno ai giorni 24-30 giugno 2024.

Infine vi è il caso di coloro che inviano la domanda per accedere per la prima volta all’Assegno Unico nel mese di giugno. Queste famiglie riceveranno il primo accredito non prima del mese successivo, ovvero a luglio 2024.

Chi sta ricevendo ogni mese questa somma deve comunicare con l’INPS ogni qual volta sussista una modifica sostanziale al nucleo familiare, o nel momento in cui i figli superano l’età prevista per questo sostegno. In caso contrario si parla di percezione illecita dell’assegno, con il rischio di sanzioni.

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Naspi e Dis-Coll giugno 2024

Diversi cittadini hanno invece diritto di ricevere un’indennità di disoccupazione nel mese di giugno 2024: si tratta di tutti coloro che hanno perso involontariamente il lavoro e hanno chiesto il supporto all’INPS. Sia chi percepisce la Naspi sia chi aspetta la Dis-Coll, queste indennità arrivano solitamente entro la metà di ogni mese.

Si attendono quindi le erogazioni entro il 15 di giugno 2024. Visionando il proprio fascicolo previdenziale INPS facendo l’accesso al sito ufficiale è possibile verificare con esattezza la data e i dettagli, dato che possono variare in base al caso specifico.

Ricordiamo che la Naspi è l’indennità spettante a lavoratori con lavoro subordinato o in somministrazione, secondo requisiti previsti dall’INPS. La Dis-Coll invece è riservata a chi ha contratti di collaborazione coordinata continuativa e similare. Per le Partite Iva esiste un’altra misura di sostegno, l’ISCRO.

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Pagamenti Assegno di Inclusione a giugno 2024

L’Assegno di Inclusione disponibile da gennaio 2024 è rivolto a chi si trova in difficoltà economica ed è un sostituto del vecchio reddito di cittadinanza.

Questo supporto consiste in un’erogazione mensile variabile per ogni beneficiario in base al caso specifico, tenendo presente che è accessibile solo se nel nucleo familiare è presente un componente che rientra nelle categorie più svantaggiate.

Per chi percepisce questo assegno, bisogna considerare che l’accredito avviene sempre verso la fine del mese, per cui si può aspettare a partire dal 27 giugno 2024.

Chi invece presenta la domanda di accesso al sostegno e sottoscrive il patto di attivazione digitale a maggio 2024 avrà a disposizione la carta di inclusione presso gli uffici postali dal 15 giugno 2024.

Supporto Formazione e Lavoro: pagamenti di giugno

Anche la seconda misura sostitutiva del reddito di cittadinanza, il Supporto Formazione e Lavoro, prevede l’erogazione di un’indennità mensile a favore dei beneficiari. Si tratta di un importo di 350 euro corrisposto dall’INPS a chi segue appositi percorsi formativi e di inserimento nel mondo del lavoro.

Anche in questo caso l’accredito avviene alla fine del mese, ovvero intorno al 27 giugno 2024. La stessa data è prevista per l’erogazione a favore di chi ha presentato la domanda di accesso alla misura entro la metà di giugno.

L’erogazione invece può arrivare in anticipo, entro metà giugno, se la domanda di accesso è stata presentata nella prima parte del mese di maggio 2024.

Come controllare i pagamenti INPS?

Per verificare se i pagamenti dell’INPS sono arrivati, oppure per vedere le date di accredito delle varie prestazioni su indicate, i cittadini beneficiari possono accedere al proprio fascicolo previdenziale online sul sito INPS.

Il cassetto previdenziale è raggiungibile dal sito INPS e poi accedendo con le proprie credenziali SPID, CIE o CNS.

Il bonus verde è la detrazione IRPEF del 36% per interventi di sistemazione a verde di aree scoperte private o condominiali di edifici esistenti e la realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili. In particolare, sono agevolabili le opere che riguardino l’intero giardino o area interessata e che portino alla sistemazione a verde ex novo o al rinnovamento dell’esistente. Tra le spese agevolabili rientrano anche quelle di progettazione e manutenzione connesse all’esecuzione dei lavori. La detrazione, che resterà in vigore fino al 31 dicembre 2024, spetta ai contribuenti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, l’immobile sul quale sono effettuati gli interventi e che hanno sostenuto le relative spese.

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Bonus verde terrazze e giardini: che cos’è

Il bonus verde è la detrazione IRPEF del 36% delle spese documentate e sostenute per la sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi, nonché per la realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili.

Il bonus spetta anche per le spese sostenute per interventi effettuati sulle parti comuni esterne degli edifici condominiali.

Istituita dalla legge di Bilancio 2018, l’agevolazione è stata prorogata per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2024 dalla legge di Bilancio 2022.

Leggi anche: Assegno unico, nuove fasce di reddito e importi piu alti.

Chi può fruire del bonus verde?

Il bonus verde può essere fruito dai soggetti passivi dell’imposta sui redditi per le persone fisiche (IRPEF) che abbiano sostenuto le spese, nella misura in cui le stesse siano effettivamente rimaste a loro carico, e che:

– possiedono l’unità immobiliare sulla quale sono eseguiti gli interventi in qualità di proprietari, nudi proprietari o titolari di altri diritti reali;

– detengono l’unità immobiliare sulla quale sono eseguiti gli interventi sulla base di un idoneo titolo (contratto di locazione di cui all’art. 1571 del codice civile o di comodato di cui all’art. 1803 del codice civile).

In particolare, possono beneficiare del bonus:

– il proprietario dell’immobile (compreso anche il comproprietario);

– il nudo proprietario dell’immobile;

– il titolare di un diritto reale di godimento sullo stesso (usufrutto, abitazione);

– il comodatario;

– il locatario;

– i soci di cooperativa a proprietà divisa e, previo consenso scritto della cooperativa che possiede l’immobile, anche ai soci di cooperativa a proprietà indivisa (in qualità di detentori);

– gli imprenditori individuali per gli immobili non rientranti tra i beni strumentali o merce;

– i soggetti indicati nell’ art. 5 del TUIR, che producono redditi in forma associata (società semplici, in nome collettivo, in accomandita semplice e soggetti a questi equiparati) alle stesse condizioni previste per gli imprenditori individuali.

Hanno diritto alla detrazione, purché sostengano le spese e le fatture siano a loro intestate anche:

– il familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile oggetto dell’intervento: il coniuge, l’unito civilmente, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado (deve trattarsi di abitazione in cui si esplica la convivenza e quindi a disposizione del familiare che vuole fruire della detrazione; non è necessario si tratti dell’abitazione principale);

– il coniuge separato assegnatario dell’immobile intestato all’altro coniuge;

– il convivente;

– il promissario acquirente, purché sia stato immesso nel possesso del bene ed esegua gli interventi a proprio carico e purché il preliminare sia stato registrato.

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Quali sono gli immobili ammessi al bonus verde?

Permettono di usufruire del bonus verde gli interventi di sistemazione a verde di aree scoperte private effettuati:

– su unità immobiliari ad uso abitativo e relative pertinenze;

– sulle parti comuni degli edifici condominiali di cui agli artt. 1117 e 1117-bis del codice civile.

Il bonus non si applica quindi agli immobili che hanno una destinazione diversa da quella abitativa, come gli uffici e i negozi.

Quali interventi danno diritto al bonus verde?

La detrazione spetta in relazione alle spese sostenute (ed effettivamente rimaste a carico dei contribuenti) per i seguenti interventi:

– sistemazione a verde di aree scoperte di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze e recinzioni;

– realizzazione di impianti di irrigazione;

– realizzazione di pozzi;

– realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili.

Come precisato dall’agenzia delle entrate, danno diritto al bonus verde le opere che si inseriscono in un intervento relativo all’intero giardino o area interessata, consistente nella sistemazione a verde ex novo o nel radicale rinnovamento dell’esistente.

È, pertanto, agevolabile l’intervento di sistemazione a verde nel suo complesso, comprensivo delle opere necessarie alla sua realizzazione e non il solo acquisto di piante o altro materiale.

Ad esempio, sono detraibili le spese sostenute per:

– trasformare un’area incolta o un cortile in un giardino;

– fornitura e messa a dimora di piante o arbusti di qualsiasi genere o tipo;

– risistemazione totale di un giardino con nuove aiuole, vialetti e recinzioni;

– riqualificazione di tappeti erbosi, con esclusione di quelli utilizzati per uso sportivo con fini di lucro;

– lavori di restauro e recupero del verde relativo a giardini di interesse storico e artistico;

– interventi mirati al mantenimento del buono stato vegetativo e alla difesa fitosanitaria di alberi secolari o di esemplari arborei di notevole pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale.

Acquisti da fornitori diversi

Per l’acquisto degli alberi/piante/arbusti/cespugli/specie vegetali e per la realizzazione dell’intervento è possibile rivolgersi a fornitori diversi, fermo restando che l’agevolazione spetta a condizione che l’intervento di riqualificazione dell’area verde sia complessivo e ricomprenda anche le prestazioni necessarie alla sua realizzazione.

Fioriere fisse su balconi

La realizzazione di fioriere e l’allestimento a verde di balconi e terrazzi è agevolabile solo se permanente e sempreché si riferisca ad un intervento innovativo di sistemazione a verde degli immobili residenziali.

Spese di progettazione

Sono ammissibili anche le spese di progettazione e manutenzione connesse all’esecuzione dei lavori tra le quali possono essere ricomprese anche quelle necessarie per indagini e stime del sito oggetto dell’intervento purché direttamente riconducibili all’intervento stesso.

Spese escluse

La detrazione non spetta per le spese sostenute per:

– la manutenzione ordinaria periodica dei giardini preesistenti non connessa ad un intervento innovativo o modificativo nei termini sopra indicati;

– le spese sostenute per la “sistemazione a verde” in fase di costruzione di un nuovo immobile in quanto la norma fa riferimento agli “edifici esistenti”;

– i lavori in economia;

– i sistemi di illuminazione e i complementi d’arredo delle aree verdi (Risposta MEF Interrogazione parlamentare 8 marzo 2022, n. 5-05799).

Applicazione del contratto collettivo settore edile

Per i lavori edili avviati dal 28 maggio 2022 di importo complessivo superiore a 70.000 euro la detrazione spetta se nell’atto di affidamento dei lavori, stipulato a partire dal 27 maggio 2022, è indicato che detti interventi sono eseguiti da datori di lavoro che applicano i contratti collettivi del settore edile, nazionale e territoriali, stipulati dalle associazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (articolo 1, comma 43-bis della legge di Bilancio 2022).

La mancata indicazione del contratto collettivo nelle fatture emesse in relazione all’esecuzione dei lavori non comporta il mancato riconoscimento della detrazione, purché tale indicazione sia presente nell’atto di affidamento e il contribuente sia in possesso di una dichiarazione sostitutiva rilasciata dall’impresa attestante il contratto collettivo utilizzato nell’esecuzione dei lavori edili relativi alla fattura emessa.

Qual è l’ammontare massimo di spesa detraibile?

La detrazione spetta nella misura del 36% della spesa sostenuta (ed effettivamente rimasta a carico del contribuente), nel limite massimo di spesa di 5.000 euro per ogni singola unità immobiliare residenziale oggetto di intervento.

Pertanto, la detrazione massima è di 1.800 euro (36% di 5.000 euro) per immobile.

Il predetto limite è correlato ad ogni singola unità immobiliare oggetto di intervento.

Nel caso quindi si eseguono gli interventi su più unità immobiliari il diritto alla detrazione è riconosciuto più volte.

Interventi su condomìni

Per gli interventi di sistemazione a verde eseguiti sulle parti comuni esterne degli edifici condominiali (di cui agli articoli 1117 e 1117-bis del codice civile), il limite di spesa è di 5.000 euro per unità immobiliare.

In questo caso, ha diritto alla detrazione il singolo condomino nel limite della quota a lui imputabile a condizione che la stessa sia stata effettivamente versata al condominio entro i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Qualora gli interventi di sistemazione a verde siano eseguiti sia sulla singola unità immobiliare che sulle parti comuni di edifici condominiali, il diritto alla detrazione spetta su due distinti limiti di spesa agevolabile di 5.000 euro ciascuno.

Pertanto, il contribuente proprietario di una unità immobiliare facente parte di un condominio che effettua lavori di sistemazione a verde sia sulla propria unità immobiliare sia sulle parti condominiali, ha diritto a calcolare la detrazione su un importo pari a 5.000 euro per le spese effettuate sul proprio immobile e euro 5.000 per la parte di competenza delle spese condominiali.

Immobili ad uso promiscuo

La detrazione spettante è ridotta del 50% se gli interventi di sistemazione a verde e di realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili sono realizzati su unità immobiliari residenziali adibite promiscuamente all’esercizio dell’arte o della professione, ovvero all’esercizio dell’attività commerciale.

Pertanto, nel caso di immobili ad uso promiscuo, la detrazione spetta nella misura del 18% della spesa sostenuta, sempre nel limite massimo di spesa di 5.000 euro.

Ne consegue che detrazione massima è di 900 euro (18% di 5.000 euro).

Immobili vincolati

Il bonus verde è cumulabile con le agevolazioni già previste sugli immobili oggetto di vincolo da parte del Codice dei beni culturali e del paesaggio, ridotte nella misura del 50%.

Come viene fruito il bonus?

Il bonus verde si ottiene indicando le spese sostenute nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o REDDITI PF).

Non è consentito:

– lo sconto in fattura;

– la cessione del credito.

La detrazione va ripartita tra gli aventi diritto ed è fruibile in 10 quote annuali di pari importo, nell’anno di sostenimento delle spese e in quelli successivi.

Trasferimento immobili

In caso di vendita dell’unità immobiliare sulla quale sono stati realizzati gli interventi la detrazione non utilizzata in tutto o in parte è trasferita per i rimanenti periodi di imposta, salvo diverso accordo delle parti, all’acquirente persona fisica dell’unità immobiliare.

Pertanto, in caso di vendita e, più in generale, di trasferimento per atto tra vivi, il venditore può scegliere:

– se continuare a usufruire del bonus verde non ancora utilizzato;

– trasferire il diritto all’acquirente (persona fisica) dell’immobile.

In assenza di specifiche indicazioni nell’atto di compravendita, il beneficio viene automaticamente trasferito all’acquirente dell’immobile.

Il trasferimento di una quota dell’immobile non determina un analogo trasferimento del diritto alla detrazione, che avviene solo in presenza della cessione dell’intero immobile. Se, tuttavia, per effetto della cessione della quota chi acquista diventa proprietario esclusivo dell’immobile, la residua detrazione si trasmette all’acquirente.

In caso di decesso dell’avente diritto, la fruizione del beneficio fiscale si trasmette, per intero, esclusivamente all’erede che conservi la detenzione materiale e diretta del bene non soltanto per l’anno di accettazione dell’eredità ma anche per ciascun anno per il quale si vuole fruire delle residue rate di detrazione.

Pertanto, se, l’erede che deteneva direttamente l’immobile ereditato successivamente concede in comodato o in locazione l’immobile stesso, non potrà fruire delle rate di detrazione di competenza degli anni in cui non ha più la detenzione materiale e diretta del bene.

Quali sono i metodi di pagamento ammissibili?

La detrazione spetta a condizione che i pagamenti siano effettuati con strumenti idonei a consentire la tracciabilità delle operazioni.

Tali pagamenti possono essere effettuati a mezzo di;

– assegni bancari, postali o circolari non trasferibili;

– bonifici, bancari o postali;

– carte di credito o debito.

Pagamento mediante bonifico

Se il pagamento avviene mediante bonifico bancario o postale non è necessario utilizzare il bonifico appositamente predisposto da banche e Poste per le spese di ristrutturazione edilizia (bonifico soggetto a ritenuta).

Nel bonifico deve essere indicato:

– il codice fiscale del beneficiario della detrazione;

– il numero di partita IVA o il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato.

Quali sono i documenti da conservare?

Ai fini della detrazione devono essere conservati ed esibiti, a richiesta dell’Agenzia delle Entrate, i seguenti documenti:

– fatture o ricevute fiscali idonee a comprovare il sostenimento della spesa e la riconducibilità della stessa agli interventi agevolabili. Al fine di poter fruire della detrazione, nel documento di spesa non dovranno necessariamente essere indicati i riferimenti normativi fermo restando che la descrizione dell’intervento consenta di ricondurre la spesa sostenuta tra quelle agevolabili;

– documentazione attestante il pagamento tracciabile: assegni bancari, postali o circolari non trasferibili, bonifici, bancario o postale, carte di credito o debito;

– autocertificazione attestante che l’ammontare delle spese sulle quali è calcolata la detrazione da parte di tutti gli aventi diritto non ecceda il limite massimo ammissibile;

– dichiarazione dell’amministratore condominiale che attesti di aver adempiuto a tutti gli obblighi previsti dalla legge e che certifichi l’entità della somma corrisposta dal condomino e la misura della detrazione;

– in mancanza del codice fiscale del condominio minimo (documentazione ordinariamente richiesta per comprovare il diritto alla agevolazione), autocertificazione che attesti la natura dei lavori effettuati e indichi i dati catastali delle unità immobiliari facenti parte del condominio.