Il bonus asilo nido 2024 sta per essere finalmente pagato a decine di migliaia di famiglie. Alcuni dei cittadini che hanno fatto richiesta a marzo riceveranno tutti gli arretrati, compreso il mese di maggio. E’ quanto si apprende da diverse fonti ufficiali dell’inps che ha finalmente sbloccato tutti i fondi necessari al pagamento delle rate.

La mancata erogazione del bonus ha causato gravi danni economici alle famiglie, fino al punto di iniziare a pensare di ritirare i figli dai rispettivi asili per la mancaza di liquidità, che i ritardi dei rimborsi stavano causando.

Oltrettutto ricordiamo l’impennata delle rette mensili che si ha avuto dopo l’emanazione del suddetto bonus asilo nido, che invece di aiutare le famiglie, ha portato solo ad avvilirle ancora di più tenendole legate all’erogazione del bonus.

Bonus nido 2024, quando arriva?

Ma finalmente abbiamo una data, si spera, certa. Il bonus nido arriverà per centinaia di famiglie il 4 giugno.

 

La data del 4 giugno comprende anche il pagamento degli arretrati. Cittadini che hanno fatto richiesta a marzo, e che a maggio non hanno ricevuto i primi mesi dell’anno, riceveranno tutte le rate in una volta.

 

 

Chi invece ha già ricevuto delle mensilità arretrate riceverà il bonus nido fino alla mensilità di maggio 2024.

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Cos’è il bonus nido

Il bonus nido è un’agevolazione economica erogata dall’INPS per sostenere le famiglie nel pagamento delle rette degli asili nido, sia pubblici che privati autorizzati.

 

 

Questo contributo ha l’obiettivo di incentivare la frequenza scolastica nei primi anni di vita e supportare i genitori nei costi legati all’educazione dei figli fino a 36 mesi di vita.

Bonus nido requisiti

Per beneficiare del bonus nido, i genitori devono rispettare determinati requisiti:

 

 

  1. Essere in possesso della cittadinanza italiana, comunitaria o di un permesso di soggiorno di lungo periodo.
  2. Essere residenti in Italia.
  3. Avere un ISEE in corso di validità.
  4. Presentare regolare domanda all’INPS,

Importo bonus nido

Ecco l’importo del bonus nido, arrotondato, che varia in base alla fascia ISEE della famiglia richiedente:

  • 270 euro al mese con ISEE fino a 25mila euro (3000 euro all’anno)
  • 227 euro al mese con ISEE da 25mila a 40mila euro (2500 euro all’anno)
  • 136 euro al mese con ISEE pari o sopra i 40mila euro  (1500 euro all’anno).

Il bonus nido è compatibile con l’Assegno unico?

Sì, il bonus nido è cumulabile e compatibile con l’assegno unico. È invece incompatibile con la detrazione del modello redditi per la frequenza di asili nido.

Bonus psicologo 2024 ci siamo…. domani, venerdì 31 maggio è l’ultimo giorno per chiedere all’Inps il cosiddetto “bonus psicologo”. Si tratta di un contributo per sostenere le spese relative a sessioni di psicoterapia, volto a fornire assistenza psicologica a chi, nel periodo della pandemia Covid e della correlata crisi economica, ha visto accrescere le condizioni di depressione, ansia, stress e fragilità psicologica. La legge di Bilancio 2023 ha reso strutturale questo sostegno, innalzando l’importo massimo a 1.500 euro per persona – viene modulato in base all’Isee del richiedente -, nel limite complessivo di 8 milioni di euro annui a decorrere dal 2024. La legge 191/2023 ha disposto l’incremento di 5 milioni di euro, per il 2023, elevando, pertanto, a 10 milioni di euro le risorse stanziate per quell’anno. La domanda per il 2023 può essere presentata all’Inps fino al 31 maggio 2024.

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L’ammontare del contributo

Per sostenere le persone con Isee più basso, dal 2023 l’importo complessivo massimo del beneficio è parametrato in base alle seguenti fasce: con un valore Isee inferiore a 15.000 euro, l’importo del beneficio, fino a 50 euro per ogni seduta, è erogato a concorrenza dell’importo massimo stabilito in 1.500 euro per ogni beneficiario; con un valore Isee compreso tra i 15.000 e i 30.000 euro, l’importo del beneficio, fino a 50 euro per ogni seduta, è erogato a concorrenza dell’importo massimo stabilito in 1.000 euro per ogni beneficiario; con un valore Isee superiore a 30.000 e non superiore a 50.000 euro, l’importo del beneficio, fino a 50 euro per ogni seduta, è erogato a concorrenza dell’importo massimo stabilito in 500 euro per ogni beneficiario.

 Come fare richiesta

La domanda per accedere al beneficio può essere presentata, esclusivamente in via telematica, accedendo al servizio “Contributo sessioni psicoterapia” attraverso una di queste modalità: portale web, utilizzando l’apposito servizio online raggiungibile sul sito dell’Istituto (www.inps.it) e accessibile direttamente dal cittadino tramite Spid di livello 2 o superiore, Carta di identità elettronica (CIE) 3.0 o Carta nazionale dei servizi (Cns). Oppure tramite il Contact center integrato, contattando il numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) o il numero 06 164.164 (da rete mobile a pagamento, in base alla tariffa applicata dai diversi gestori).

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Scadenza bonus psicologo: 86% pazienti e caregiver chiede terapeuta esperto

A poche ore dalla scadenza per la richiesta del bonus psicologo, un primo bilancio sottolinea come il benessere psicologico sia centrale soprattutto per la cura dei pazienti e dei loro caregiver. Secondo i dati raccolti dall’indagine realizzata da Helaglobe con 37 associazioni, «oltre il 60% dei malati ha usufruito o sta usufruendo di un supporto psicologico e per l’86% di pazienti e caregiver è fondamentale il supporto psicologico fornito da un esperto della patologia».

Bonus scuola… C’è ancora tempo fino al 31 maggio per richiedere il bonus gite scolastiche, il quale prevede un’agevolazione di 150 euro per la partecipazione degli studenti delle scuola superiori a visite didattiche e viaggi d’istruzione. L’incentivo è previsto per quelle famiglie il cui ISEE è inferiore a 15 mila euro.

Bonus gite scolastiche fino al 31 maggio: come fare domanda

La scadenza del bonus è prevista per il 31 maggio, con un’agevolazione di 150 euro per tutte quelle famiglie che hanno un isee inferiore ai 15.000 euro per permettere ai propri figli di prendere parte alle gite scolastiche delle scuole superiori.

Il bonus sarà riconosciuto fino ad esaurimento del budget predisposto, tenendo conto dell’ordine cronologico con cui si è fatta domanda.

Il bonus può essere richiesto attraverso la Piattaforma Unica “Famiglie e studenti” con procedura di identificazione e autentificazione informatica. Per richiedere l’agevolazione bisogna recarsi nella sezione Servizi, sotto sezione Agevolazioni, ambito Viaggi di istruzione. Chi ha già ottenuto il bonus non deve presentare una nuova richiesta, in quanto può fare domanda solo chi non l’ha mai fatta.

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Se in famiglia ci sono più figli, se si rispettano i requisiti, si può fare domanda per ciascun figlio. Dopo la richiesta comunque scatteranno i controlli dell’Inps, il quale accerterà le condizioni e i requisiti per aver diritto al bonus e lo comunicherà alla apposita Piattaforma.

La famiglia riceverà poi l’esito della richiesta e nel momento in cui arriverà l’ok dell’Inps la posizione verrà automaticamente aggiornata.

L’importo dell’agevolazione per ogni studente è calcolato automaticamente dal sistema della piattaforma Unica, la quale tiene conto anche del numero di beneficiari e dei dati a disposizione dell’Inps.

Il bonus cerca quindi di garantire l’inclusione degli studenti alleviando le spese dei viaggi d’istruzione che gravano sulle famiglie in difficoltà economica.

Come funziona il bonus gite scolastiche 2024

Il bonus gite 2024 è stato interessato da un aumento della soglia ISEE, con un ampliamento della platea di potenziali beneficiari. Un nuovo fondo di 50 milioni di euro è infatti stato istituito per le gite scolastiche, con il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara che ha sottolineato che:

I VIAGGI D’ISTRUZIONE E LE VISITE DIDATTICHE RAPPRESENTANO UN MOMENTO IMPORTANTE PER DECLINARE LE CONOSCENZE IN CONTESTI EXTRA SCOLASTICI CONIUGANDOLE CON LE COMPETENZE RELAZIONALI.

Nel 2023 le domande per il bonus gite scolastiche hanno aiutato ben 25.000 studenti a prendere parte a viaggi d’istruzione.

I requisiti

Nella prima fase di assegnazione del bonus, erano ammissibili le famiglie con un ISEE inferiore a 5.000 euro con figli che frequentano scuole statali secondarie di secondo grado. Invece da marzo a maggio possono fare richiesta le famiglie con un ISEE fino a 15.000 euro.

Il sostegno economico non è disponibile per i viaggi organizzati da istituti diversi dalle scuole statali secondarie di secondo grado. Per ottenere lo sconto, è obbligatorio presentare l’ISEE che si ottiene attraverso la presentazione della DSU. La DSU deve essere compilata e presentata tramite il portale INPS.

Aperto dal 20 maggio il canale per la trasmissione dei modelli 730 e Redditi predeterminati dal Fisco, tra le novità un applicativo che semplifica l’accettazione o la correzione dei dati inseriti.

Terminato il periodo di consultazione, si passa all’azione. Da lunedi 20 maggio, le dichiarazioni dei redditi precompilate dall’Amministrazione finanziaria possono essere accettate o modificate e inviate all’Agenzia delle entrate. Un video sul canale YouTube dell’Agenzia illustra le novità, mentre una guida spiega passo dopo passo come accedere al modello, modificarlo e inviarlo.

Passando alle date da ricordare, il modello 730 può essere presentato entro il prossimo 30 settembre, mentre per Redditi Pf c’è tempo fino al 15 ottobre.

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Sempre meno impegnativo l’intervento del contribuente
I modelli di dichiarazione (730 e Redditi) sono disponibili in consultazione, dallo scorso 30 aprile. Per visualizzarli basta accedere dell’area riservata del sito dell’Agenzia delle entrate tramite Cns (Carta nazionale dei Servizi), Spid e Cie (Carta d’identità elettronica), oppure, per i soggetti titolati a utilizzarle, tramite le credenziali rilasciate dalle Entrate (Entratel/Fisconline). Una volta autenticati, si può scegliere di operare per sé stessi o in qualità di “tutore”, “amministratore di sostegno”, “curatore speciale”, “genitore”, “persona di fiducia” o “erede”.

I contribuenti – oppure i loro rappresentanti e gli altri soggetti delegati o autorizzati – hanno avuto, dunque, venti giorni di tempo per controllare la correttezza delle informazioni presenti nei modelli e pianificare gli eventuali ritocchi.

La precompilata anno dopo anno diventa più completa e, di conseguenza, si fa meno impegnativo l’apporto richiesto al contribuente. In totale, per la dichiarazione relativa ai redditi 2023, sono circa 1 miliardo e 300 milioni (1.270.674.831) i dati che l’Agenzia ha ricevuto e pre-caricato nei modelli 2024. Il pacchetto più consistente, come di consueto, arriva dalle spese sanitarie (oltre 1 miliardo di documenti fiscali), seguite da premi assicurativi (98 milioni di dati), certificazioni uniche di dipendenti e autonomi (75 milioni), bonifici per ristrutturazioni (10 milioni di dati) e interessi sui mutui (9 milioni di dati). Tra le new entry, troviamo i rimborsi per il “bonus vista” e le spese sostenute per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. Inoltre, la precompilata 2024 tiene conto delle informazioni comunicate dall’Inps relative ai familiari a carico per i quali è stato riconosciuto l’Assegno unico e universale.

Le novità: debutta il 730 semplificato, e non solo
La campagna dichiarativa precompilata 2024 introduce numerose novità e tra queste spicca il debutto della funzionalità che consente a chi ha i requisiti per presentare il 730, di scegliere una modalità semplificata di compilazione del modello alternativa a quella ordinaria. Utilizzando il nuovo applicativo i contribuenti possono consultare, modificare e integrare i dati tramite un percorso guidato e un linguaggio molto semplice. In concreto, le informazioni sono visualizzate all’interno di un’interfaccia facile da navigare in cui l’utente è indirizzato automaticamente all’interno delle sezioni interessate. Ad esempio, i dati relativi all’abitazione sono raccolti nella sezione “casa”, gli oneri nella sezione “spese sostenute”, le informazioni sul coniuge e i figli nella sezione “famiglia”. In tal modo, ritocchi e conferme del contribuente confluiscono direttamente nei corrispondenti campi del modello, senza bisogno di cercare quadri e righi nella dichiarazione o i codici da indicare.

Sempre sul fronte delle semplificazioni, diventa più facile anche ottenere l’abilitazione per presentare la dichiarazione precompilata per conto di un’altra persona. Ricordiamo, infatti, che chi preferisce può delegare un familiare o un’altra persona di sua fiducia a operare nel suo interesse. Oltre alle modalità già previste per gli scorsi anni  è possibile, da quest’anno, usufruire del servizio online di videochiamata, disponibile nella sezione “Prenota un appuntamento” del sito dell’Agenzia delle entrate.

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Continuando con le novità, dal 2024 diventa necessario utilizzare il 730 anche per comunicare determinati redditi per i quali negli anni passati occorreva presentare il modello “Redditi aggiuntivo”, compilando i quadri RW e/o il quadro RM (che resta per la comunicazione di altri dati non confluiti nel modello 730). Il 730 è stato infatti integrato per accogliere anche i redditi in questione con il quadro W e le sezioni II e III del quadro L.

Per terminare con la carrellata delle principali novità, ricordiamo che in via sperimentale, per la prima volta troveranno il modello precompilato anche le persone fisiche titolari di redditi di lavoro autonomo e d’impresa o di altri redditi che non possono essere dichiarati con il modello 730. I contribuenti interessati potranno in questo modo utilizzare le informazioni trasmesse da terzi all’Amministrazione finanziaria e completare e presentare con più certezza la loro dichiarazione dei redditi.

In caso di errore, è possibile annullare o correggere
Una volta terminato il controllo dei dati inseriti, firmate le schede per la scelta dell’8, del 5 e del 2 per mille dell’Irpef, inserito l’Iban su cui ricevere eventuali rimborsi e indicati i riferimenti a cui inviare eventuali comunicazioni del Fisco, si può procedere con il click di invio. A questo punto, in un’apposita sezione è possibile visualizzare e stampare la dichiarazione presentata mentre nella sezione “Ricevute” è possibile controllare e stampare le ricevute dell’invio della dichiarazione e dei versamenti F24 effettuati.

Il click finale può però non essere definitivo. Dal 27 maggio, infatti, in caso di errori riscontrati dopo la presentazione, i modelli 730 e Redditi possono essere annullati e può essere trasmessa una nuova dichiarazione. Tutti i dati inseriti dal contribuente saranno cancellati e sarà di nuovo disponibile la dichiarazione precompilata dall’Agenzia.

Il 730/2024 inviato può essere annullato una sola volta entro il 20 giugno 2024. Stessa scadenza per annullare, una sola volta, il modello 730 + Redditi correttivi già inviato con o senza F24.

Il 26 giugno 2024, invece, è l’ultimo giorno per annullare il modello Redditi (e i modelli Redditi Persone fisiche correttivi collegati) già inviato, se è stato predisposto un modello F24.

Infine, in assenza di F24, il 27 settembre 2024 è l’ultima chiamata utile per annullare il modello Redditi (e i modelli Redditi Persone fisiche correttivi collegati) già inviato.

Inoltre, se ci si accorge, dopo avere presentato il 730, di aver dimenticato dei dati o di averli inseriti in modo errato, ed è già trascorso il periodo disponibile per annullare la dichiarazione, occorre presentare, entro il 15 ottobre 2024, il modello “Redditi correttivo”. Questo modello è predisposto con i dati già presenti nell’ultima dichiarazione inviata.

Superato il 15 ottobre, è possibile sanare la situazione solo con “Redditi integrativo”. Se dalla nuova liquidazione emerge un maggiore credito o un minor debito si può chiedere l’eventuale rimborso, viceversa, se risulta un minor credito o un maggior debito, bisogna contestualmente pagare l’imposta dovuta, gli interessi la sanzione ridotta prevista dal ravvedimento operoso.

È necessario, infine, ricorrere a “Redditi aggiuntivo” nel caso in cui sia stato presentato il 730 precompilato e, per esempio, siano stati percepiti nel 2023 alcuni redditi particolari (sono quelli relativi ai quadri RM, ad esclusione dei redditi di capitale soggetti ad imposizione sostitutiva e rivalutazione dei terreni, RS, RT e RU).

 

La Bce si avvia al taglio dei tassi di interesse: il mese di giugno potrebbe essere finalmente il mese giusto. I mesi successivi, però, saranno molto più incerti. “Sulla base dei dati attuali, un taglio dei tassi a luglio non sembra giustificato”. Queste le parole di Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea.

Bce verso il taglio dei tassi a giugno

Ma attenzione: prima di procedere al taglio dei tassi di interesse a giungo, si procederà a valutare “i dati in arrivo” e le “nuove proiezioni dello staff dell’Eurosistema”. Schnabel specifica che “i dati recenti hanno confermato che l’ultimo miglio della disinflazione è il più difficile”. Il nodo della questione è sempre il medesimo: con la modifica al rialzo dei tassi di interesse, la Bce ha voluto calmierare l’inflazione galoppante che ha di fatto ridotto il potere d’acquisto nell’eurozona (e in particolare nei Paesi dalle economie più fragili). Dall’altro lato, però, il rialzo dei tassi ha alzato gli importi delle rate dei mutui e dei prestiti, condannando le famiglie a pagare di più per l’acquisto della casa e dei beni mobili acquistati a rate e complicando l’accesso al credito per le aziende.

“Dovremmo seguire un approccio cauto”, ha specificato Schnabel perché “dopo tanti anni di inflazione molto elevata e con i rischi di inflazione ancora inclinati verso l’alto, un’anticipazione del processo di allentamento comporterebbe il rischio di un allentamento prematuro”.

Per l’alta funzionaria della Bce, quindi, “sono necessari ulteriori progressi nell’inflazione e soprattutto nell’inflazione interna, che si sta dimostrando più appiccicosa, per alimentare la nostra fiducia che l’inflazione possa tornare in modo sostenibile al nostro obiettivo del 2% al più tardi nel 2025″.

Traduzione: se, come previsto, nei prossimi giorni l’inflazione si manterrà a un livello accettabile allora sarà possibile tagliare i tassi a giugno ma non è garantito un ulteriore taglio a luglio. Se invece l’inflazione dovesse tornare a mordere, allora non ci sarà alcun taglio neppure a giugno.

Schnabel denuncia una situazione di forte incertezza, che si è riflessa anche nelle aspettative del mercato. Tale situazione, puntualizza, ha spinto la Bce a passare “dai sei tagli dei tassi previsti all’inizio dell’anno ai circa tre tagli attuali”. E “a causa di questa incertezza, è troppo presto per dire cosa succederà e non possiamo impegnarci in anticipo su un particolare percorso dei tassi”, ha aggiunto.

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Bce taglia i tassi, quale effetto su mutui e prestiti

Se la Bce dovesse effettivamente operare un taglio dei tassi a giugno, ne otterrebbe un vantaggio chi ha stipulato un mutuo o un prestito, ma con alcune specifiche: determinate forme di prestito come la cessione del quinto che avviene direttamente in busta paga o come la delegazione di pagamento non sono influenzate dalla variazione del costo del denaro, perché sono stabili nel tempo. Lo stesso discorso vale per i prestiti sui quali il Ministero dell’Economia e delle Finanze garantisce una convenzione stipulata con i lavoratori di determinati comparti: le rate non vengono alterate dalle fluttuazioni dei tassi.

Rinnova l’isee per percepire l’assegno unico potenziato!

Per chi ha un mutuo a tasso fisso, un taglio dei tassi non avrebbe conseguenze. Una simulazione di Facile.it su mutui a tasso variabile garantisce invece uno sconto di 15 euro al mese, a fronte di un taglio dei tassi della Bce dello 0,25%, relativamente a un finanziamento da 126mila euro a 25 anni. Su base annua si tratta di 180 euro.

Bonus asilo nido, pagamenti in ritardo. Siamo gia al quinto mese nel corso del 2024 e le famiglie italiane aspettano ancora l’erogazione del bonus asilo nido. L’inps prova a dare una spiegazione e attraverso un comunicato stampa del 20 aprile scorso,  aveva annunciato lo sblocco dei versamenti. Una notizia accolta con favore dalle famiglie in attesa di ricevere il rimborso delle rette relative alla frequenza di asili nido pubblici o privati. Come pure per l’utilizzo di forme di supporto presso la propria abitazione in favore di bambini con meno di 3 anni affetti da gravi patologie croniche.

Il bonus nasce per aiutare le famiglie, e le mamme a rientrare subito nel mercato del lavoro, ma con questi ritardi si fa un doppio danno, soprattutto a livello economico.

L’Inps, nel comunicato, aveva annunciato l’operatività della nuova funzione che permette a tutte le sedi territoriali dell’Istituto di procedere con la gestione delle domande presentate, che fino ad allora erano tutte protocollate o al massimo in stato di lavorazione, aggiungendo che erano già state messe in pagamento le prime domande accolte.

La risposta dell’Inps

Il pagamento, però, non risulta ancora arrivato. L’Inps, rispondendo ad alcune domande su Facebook degli utenti, ha spiegato: “Ci spiace per il disagio e il ritardo accumulato. La problematica è in via risolutiva”.

Per le domande in lavorazione, invece, bisognerà attendere che gli uffici Inps completino la fase istruttoria, che ricordiamo è comunque partita in ritardo visto che la nuova funzionalità per la gestione delle domande è stata messa a disposizione ad aprile inoltrato. In ogni caso, rassicurano dall’Inps, entro fine maggio dovrebbe esserci il pagamento di buona parte dei rimborsi.

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Si ricorda inoltre che il bonus asilo nido prevede uno stanziamento annuale da parte del governo, ormai divenuto strutturale e che quindi non necessita di ulteriori approvazioni, motivo per il quale i fondi sono sempre disponibili e ciò fa aumentare la perplessità su tali ritardi.

Il bonus asilo nido è un sostegno economico pensato per sostenere i genitori attraverso la copertura delle spese per la cura e l’educazione dei figli nei primi anni di vita. Il contributo, che vale anche in caso di adozione, spetta fino al compimento del terzo anno di età del minore. Nel caso in cui il bambino compia i 36 mesi nel corso dell’anno, il contributo è erogato esclusivamente a copertura delle rette pagate da gennaio ad agosto 2024.

Leggi anche: hai un isee basso? ecco i bonus ai quali puoi accedere.

La domanda di contributo deve essere presentata entro il 31 dicembre 2024 e va inoltrata esclusivamente in via telematica, utilizzando gli appositi servizi raggiungibili sul sito dell’Istituto, una volta autenticati tramite la propria identità digitale: quindi SPID di livello 2 o superiore, CIE Carta di Identità Elettronica 3.0 o CNS, Carta Nazionale dei Servizi

La documentazione che dimostra la spesa che consente la liquidazione del contributo va allegata entro e non oltre il 31 luglio 2024 attraverso la funzione “Allegare documenti di spesa”, disponibile sul sito dell’Istituto, o attraverso il servizio “Bonus nido” presente nell’app INPS mobile

Per i bambini con meno di tre anni è previsto un bonus massimo di 3 mila euro, con un Isee minorenni in corso di validità fino a 25.000,99 euro. Un massimo di 2.500 euro, con un Isee minorenni da 25.001 euro fino a 40 mila euro. E un massimo di 1.500 euro nelle ipotesi di Isee minorenni: oltre la soglia di 40 mila euro; assenza di Isee minorenni; Isee con omissioni e/o difformità dei dati del patrimonio mobiliare e/o dei dati reddituali auto dichiarati; Isee discordante; Isee minorenni non calcolabile

Tra le prestazioni Inps dirette a sostenere economicamente i nuclei familiari con figli, sopravvissute all’introduzione dell’Assegno Unico Universale, figura la misura di supporto per il pagamento delle rette relative alla frequenza di asili nido pubblici e privati autorizzati ovvero di forme di assistenza domiciliare, detto anche bonus nido.

L’Istituto, previa domanda, provvede ad erogare direttamente ai beneficiari una somma – base, uguale per tutti, cui si aggiunge un incremento, parametrato invece all’Isee.

La recente Legge di bilancio per l’anno 2024 (approvata con Legge 30 dicembre 2023 numero 213) non manca di intervenire anche sul bonus nido, in particolare aumentandone l’importo spettante, a beneficio dei nati a decorrere dallo scorso 1° gennaio.

Cos’è il Bonus nido

Il bonus nido è stato introdotto dalla Legge 11 dicembre 2016 numero 232. Nello specifico, l’articolo 1, comma 355, ha previsto, per i nati a decorrere dal 1° gennaio 2016, un sussidio per:

–        Il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido pubblici e privati;
–        L’introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione in favore dei bambini al di sotto dei tre anni, affetti da gravi patologie croniche.

Bonus nido: gli importi 2023

Per comprendere appieno la portata della modifica prevista dal DDL bilancio riepiloghiamo in tabella gli importi massimi attualmente concessi ai beneficiari del bonus nido ed i relativi valori mensili.

Somma – base
Il bonus in argomento è fissato in:
–        1.000,00 euro, su base annua, parametrato su undici mensilità, per gli anni 2017 e 2018;
–        1.500,00 euro, sempre su base annua, a decorrere dall’anno 2019.
Incremento
A decorrere dall’anno 2020, la somma – base sopra citata è incrementata di:
–        1.500,00 euro, per i nuclei familiari con un valore dell’Isee fino a 25 mila euro;
–        1.000,00 euro, per i nuclei con Isee da 25.001 a 40 mila euro.

Bonus nido: le novità 2024

L’articolo 1, comma 177, lettera b) della Manovra 2024 prevede, con riferimento ai nati a decorrere dal 1° gennaio 2024, in nuclei familiari:

  • con un valore dell’Isee fino a 40 mila euro, calcolato ai sensi dell’articolo 7 del Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri numero 159/2013;
  • nei quali sia già presente almeno un figlio di età inferiore ai dieci anni;

Domanda Bonus nido: la piattaforma Inps

Per accedere al bonus nido è necessario trasmettere apposita domanda all’Inps in via telematica, collegandosi al portale “inps.it – Sostegni, Sussidi e Indennità – Bonus asilo nido, in possesso delle credenziali SPID, CIE o CNS.

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In alternativa è possibile inoltrare la domanda avvalendosi dei servizi offerti dagli enti di patronato.
Da notare che, in caso di più figli, è necessario presentare la domanda per ciascuno di essi. Non è pertanto possibile trasmettere una richiesta cumulativa.

Domanda Bonus nido: scelta del contributo

All’interno della piattaforma online è necessario indicare il tipo di contributo che si vuole ottenere:

  • contributo asilo nido, per il pagamento delle rette di frequenza di asili nido pubblici e privati autorizzati. Questi ultimi sono strutture autorizzate allo svolgimento del servizio educativo di asilo nido dall’ente locale competente, nel rispetto dei requisiti tecnico-strutturali, igienico-sanitari, pedagogici e di qualità previsti dalle vigenti normative nazionali e locali;
  • contributo per l’introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione, per il pagamento delle forme di assistenza domiciliare in favore dei bambini di età inferiore a tre anni, affetti da gravi patologie croniche.

Con riguardo al primo punto sono esclusi dal rimborso i servizi all’infanzia diversi dagli asili nido (ad esempio spazi gioco, ludoteche, etc.).

In ragione del fatto che l’attuale somma base del bonus nido corrisponde a 1.500,00 euro, portando l’importo riconosciuto a titolo di incremento a 2.100,00 euro, grazie alle modifiche della Manovra 2024 i beneficiari la prestazione potranno contare su un sostegno economico di 3.600,00 euro annui (1.500,00 + 2.100,00).

Leggi anche: assegno unico 2024

Bonus nido: differenza tra 2023 e 2024

Alla luce delle modifiche operate dalla Manovra 2024, confrontiamo in tabella i vecchi e i nuovi importi annui spettanti a titolo di bonus nido:

Bonus nido tabella

Come accedere al Bonus nido 2024

Sulle modifiche introdotte dalla Manovra 2024 si attende l’apposita circolare / messaggio Inps. Tuttavia, si può ipotizzare che le modalità di accesso al bonus resteranno quelle consuete.

Nello specifico, quanti intendono fruire del sussidio sono tenuti a trasmettere una domanda all’Istituto in via telematica, collegandosi al portale “inps.it – Sostegni, Sussidi e Indennità – Bonus asilo nido e forme di supporto presso la propria abitazione”.

A tal proposito è necessario, per accedere all’area riservata della piattaforma online, il possesso delle credenziali SPID, CIE o CNS.

In alternativa all’istanza telematica, gli interessati possono inoltrare la domanda avvalendosi dei servizi offerti dagli enti di patronato.

E’ importante precisare che, in presenza di più figli, è necessario inoltrare la domanda per ognuno di essi, senza possibilità di trasmettere una richiesta cumulativa.

Da ultimo si ricorda che l’istanza all’Inps dev’essere trasmessa dal genitore che si fa carico del pagamento della retta.

Come compilare la domanda di Bonus nido

All’interno della piattaforma online l’interessato dovrà indicare, per le domande di bonus asilo nido:

  • se trattasi di asilo nido pubblicato o privato autorizzato;
  • la denominazione ed il codice fiscale della struttura;
  • gli estremi del provvedimento autorizzativo;
  • le mensilità relative ai periodi di frequenza scolastica per le quali intende ottenere il beneficio (gennaio – dicembre).

Posto che la piattaforma non permette di allegare i documenti relativi a mensilità non specificate, per richiedere il bonus per ulteriori mesi, rispetto a quelli già indicati, è necessario ripresentare una nuova domanda che sarà sottoposta alla verifica della disponibilità del budget stanziato.

Tra i documenti da allegare alla domanda figurano:

  • la documentazione a riprova del pagamento di almeno una retta relativa a un mese di frequenza;
  • l’iscrizione o l’avvenuto inserimento in graduatoria del bambino in caso di asili nido pubblici (in cui si prevede il pagamento delle rette posticipato rispetto al periodo di frequenza);
  • le ricevute delle rette relative ai mesi di frequenza successivi, entro la fine del mese di riferimento e, comunque, non oltre il 31 luglio dell’anno successivo.

La tua rata del mutuo è diventata insostenibile? Vuoi chiede alla banca la sospensione del mutuo o la possibilità di allungare la rata? Ecco le novità per chi ha un mutuo a tasso variabile. Grazie all’accordo tra il ministero dell’economia e l’ABI. L’accordo prevede la possibilità di allungare la durata dei mutui in modo da alleggerire il peso della rata, ampliamento della platea dei mutui a tasso variabile che possono passare al meno rischioso e anche un po’ meno oneroso tasso fisso, il tutto pubblicizzando al massimo la possibilità, per chi è in difficoltà economica, di sospendere del tutto per 18 mesi il pagamento delle rate, attivando il Fondo «Gasparrini». Opzione valida per chi ha un mutuo fino a 250mila euro.

L’accordo tra ministero e ABI

È un accordo in tre mosse quello raggiunto tra Ministero dell’Economia e Abi, l’associazione delle banche, che lo ha fatto proprio trasformandolo in una circolare che verrà ora inviata alle associate. Le quali resteranno comunque libere di aderire o meno all’iniziativa e decidere sia di quanto consentire l’allungamento della durata che l’allargamento dell’area di chi può beneficiare del passaggio al tasso fisso. Opzione oggi consentita a chi ha un reddito Isee non superiore a 35mila euro e un mutuo non più alto di 200 milioni. Parametri che potrebbero essere innalzati rispettivamente a 45mila e 400mila euro. Tutto è però basato su una moral suasion che sia al Mef che nella stessa Abi si dicono convinti possa funzionare. Anche perché più di questo nero su bianco non si poteva mettere senza correre il rischio di incappare in un richiamo dell’Anti-trust.

Si tratta di un accordo che impatta comunque su ben 425 miliardi di euro erogati sotto forma di mutui alle famiglie italiane, di cui il 67% a tasso fisso e il 37% al variabile.

«L’Abi – è scritto nel testo che la stessa associazione sta per diffondere tra le banche – raccomanda che ai primi segnali di possibili difficoltà il titolare del mutuo si rivolga alla propria banca per valutare le possibili soluzioni per affrontare l’aumento dei tassi di interesse».

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Quali soluzioni all’aumento delle rate

Le soluzioni consistono nella possibilità di «concordare con la propria banca l’allungamento della durata del proprio mutuo o chiedere una revisione di altre condizioni contrattuali». Coloro che hanno scelto un mutuo a tasso variabile in Italia hanno una un ulteriore serie di possibilità per modificare le condizioni contrattuali del proprio mutuo, tra queste: la «surrogazione» o «portabilità dei mutui» che consente – senza spese – di cambiare la banca mutuante e modificare le caratteristiche del finanziamento originario in termini, ad esempio, di durata, la tipologia di tasso interesse o livello di quest’ultimo. Poi la rinegoziazione dei contratti di mutuo ipotecario introdotta dall’art.1, comma 322, della Legge 29 dicembre 2022, n. 197 (Legge di Bilancio 2023), per cui il mutuatario ha il diritto di ottenere, a determinate condizioni, la trasformazione del mutuo da tasso variabile a tasso fisso».

L’Abi ricorda poi che «esiste la possibilità di sospendere il pagamento delle rate dei mutui per le famiglie in difficoltà attraverso l’attivazione da parte delle banche del Fondo di solidarietà per i mutui».

Tutto questo dovrà però avvenire nel rispetto dei paletti posti dall’Eba, l’Associazione bancaria europea: ossia che non si sia andati oltre i 90 giorni consecutivi di mancato pagamento e che la ricontrattazione del mutuo non costi alla banca più dell’1% del valore del prestito stesso. Questo vuol dire che qualora si opti per un allungamento della durata del mutuo, non ci saranno oneri a carico del mutuatario per le pratiche amministrative necessarie al cambio, ma questi finirà comunque per pagare un maggiore importo in termini di interessi per evitare che la banca, rimettendoci oltre il fatidico 1%, debba poi dichiarare insolvente il mutuatario. Con tutto quel che ne consegue in termini di impossibilità ad accedere in futuro a nuove linee di credito.

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Quali conseguenze?

Però è indubbio che allungando i tempi di rimborso la rata diventi più leggera. Tanto per capire, con un mutuo di 200mila euro a 25 anni sottoscritto nel 2018, passando a una durata di 29 anni la rata verrebbe a ridursi da 1.298 a 980 euro.

Tra le altre possibilità di chiedere una revisione delle condizioni contrattuali, le singole banche potrebbero anche scegliere di far rimborsare per un certo numero di anni solo gli interessi sul debito, facendo poi riprendere regolarmente il rimborso del capitale, che le banche andrebbero ad accantonare proprio per non dover poi essere costrette a dichiarare in default i mutuatari. Ipotizzando un mutuo ventennale sottoscritto nel 2013 con tasso al 5%, la rata di soli interessi per un periodo mettiamo di 4 anni scenderebbe da 984 a 374 euro. Ma scaduta la tregua, ossia quando si torna a rimborsare anche il capitale, la rata diventa ancora più pesante di prima, perché la parte di ammortamento del prestito si spalmerebbe su meno anni. Quindi una mossa utile in casi disperati ma poco conveniente.

Ultimi giorni per richiedere gli arretrati dell’assegno unico con decorrenza Marzo 2023.

La scadenza è fissata al 30 giugno e sono ancora molte le famiglie italiane che devono fare richiesta tramite il sito INPS.

Data ultima di scadenza

Le famiglie con figli a carico che desiderano accedere agli arretrati a partire da marzo 2023 che non hanno ancora fatto domanda, dovranno quindi affrettarsi per non perdere tale dritto.

Tale termine è previsto dal decreto-legge numero 230 del 2021, è da l’opportunità a tutti i nuclei familiari che fanno richiesta dell’Assegno Unico e Universale.

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Chi può presentare la richiesta

Chi ha diritto a percepire l’assegno unico, e non ha ancora provveduto a presentare la richiesta dovrà farlo entro il 30 giugno, come già sopra scritto, se tale richiesta sarà presentata dopo il 30 giugno, in questo caso perderanno tutti gli arretrati a loro spettanti, e riceveranno gli importi dell’Assegno soltanto dal mese di luglio in poi.

Inoltre dovranno ripresentare la domanda anche coloro che non hanno provveduto alla presentazione dell’ISEE in tempo ed i nuclei familiari che hanno subito delle variazioni delle condizioni per fruire del beneficio e dovranno quindi modificare la domanda al fine di ricevere degli importi dell’Assegno Unico più elevati.

Come fare la domanda 

La domanda potrà essere trasmessa tramite i tre canali ufficiali messi a disposizione dall’INPS

  • Portale telematico ufficiale dell’INPS;

  • Servizio di Contact Center Multicanale INPS;

  • Servizi telematici offerti da enti di patronato o CAF gratuiti.

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Come modificare la domanda per arretrati 

Se, invece, si ha avuto una variazione del nucleo familiare, ai fini di non perdere gli arretrati,  è necessario modificare la domanda.

Dunque, bisognerà accedere alla propria area riservata legata al servizio Assegno Unico e Universale per i figli a carico.

Successivamente, gli utenti dovranno accedere all’interno della sezione di “consulta e gestisci le domanda che hai presentato”, cliccando poi su “modifica”.

Eventualmente, è possibile anche individuare una voce “Evidenze” in cui saranno indicati eventuali problematiche e aspetti che di fatto hanno bloccato l’invio della domanda.

Tassi di interesse ancora in aumento per l’ottava volta consecutiva, ai massimi dal 2001. L’impatto sui mutui a tasso variabile è devastante e si prevede un’ulteriore aumento a luglio, nel tentativo di arginare l’inflazione nelle 20 nazioni dell’eurozona.

Il Consiglio direttivo ha deciso di aumentare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della Bce, così come avvenuto nella scorsa seduta in maggio, confermando le attese degli economisti. (Un punto base equivale a un centesimo di punto percentuale).

Il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principale e i tassi di interesse sulla linea di rifinanziamento marginale e sulla linea di deposito aumentano così rispettivamente al 4%, 4,25% e 3,50%.

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L’inflazione è al 6,1% nell’eurozona, mentre in Italia il dato più recente dice che era al 7,6% a maggio, in calo rispetto all’8,2% del mese precedente.

Crescita costante dei tassi

Dopo anni in cui sono rimasti sostanzialmente stabili (o negativi), nel 2022 i tassi di interesse decisi dalla BCE sono risaliti già a luglio dello 0,50%, a settembre di 0,75%, di altri 0,75% a ottobre e a dicembre di un altro 0,5%. Il 2023 è iniziato, poi, con un aumento dello 0,5% a febbraio e marzo, dello 0,25% a maggio e della stessa percentuale ora a giugno. Il tasso ora è a quota 4%. Sembrano certi altri aumenti dei tassi almeno fino a luglio.

La decisione sull’aumento dei tassi di interesse da parte della Bce è arrivata un giorno dopo quella della Federal Reserve negli Usa, che invece ha deciso di lasciare invariati i tassi, lanciando un segnale che il ciclo di rialzi da parte delle banche centrali del mondo industrializzato potrebbe essere vicino al termine.

In Europa, tuttavia, l’inflazione nei 20 paesi Euro è attualmente più del triplo del 2% che la Bce ha per obiettivo. Per questo motivo, quello di giovedì potrebbe non essere l’ultimo rialzo da parte della banca, che intende così frenare la crescita dei prezzi, pur con il rischio di rallentare la crescita economica. “L’inflazione è in calo ma si prevede che rimarrà troppo alta per troppo tempo”, ha affermato la Bce nel comunicato che ha reso noto il rialzo di giovedì.

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Mutui a tasso variabile

Per chi ha già un mutuo a tasso variabile, invece, la situazione cambia. Infatti, la rata in questo caso viene ridefinita periodicamente (di solito ogni mese) sommando lo Spread (che resta sempre lo stesso) all’Euribor del periodo di riferimento. Questo significa che se l’Euribor cresce di conseguenza anche la rata salirà. E l’Euribor è fortemente influenzato dal tasso di riferimento della BCE. Di quanto cresce la rata, dipende anche da quando si è stipulato il mutuo. Come sappiamo, infatti,  il piano di ammortamento alla francese, prevede che la rata sia composta da quote interessi decrescenti e da quote capitale crescenti. Quindi, tanto più si è avanti nel piano di ammortamento tanto meno effetto avrà sulla rata la quota interessi. Insomma, per chi ha iniziato il mutuo da un po’ di tempo la crescita del tasso Euribor ha un effetto meno marcato.

Per una persona che ha sottoscritto un mutuo variabile a gennaio 2023 di 100.000 euro durata 20 anni con uno spread del 2% e parametrato all’euribor 1 mese la rata è cresciuta da gennaio 2023 di 68 euro passando da 591 euro a 659 euro a maggio del 2023. Ed ora potrebbe crescere di altri 13,63 euro arrivando a 672 euro.