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Nella classifica 2022 dei miliardari, il più giovane è italiano!

E’ Clemente Del Vecchio, ereditiero del gruppo Luxottica, il miliardario più giovane del mondo con un patrimonio di 3,5 miliardi di dollari. Il mondo ha avuto un nuovo miliardario adolescente quando Leonardo Del Vecchio è morto nel giugno 2022. Clemente, il più giovane erede di Del Vecchio, che possiede Luxottica, Sunglass Hut, Ray-Ban e Oakley, tra gli altri.

L’età media dei miliardari è 65 anni e il più anziano è il magnate delle assicurazioni George Joseph, che ne ha 101. Ma l’anzianità non è un requisito per accumulare grandi ricchezze. Ci sono infatti 15 persone nel mondo, che vantano una fortuna miliardaria nonostante abbiano 30 anni o meno.

I più giovani miliardari del mondo: Clemente Del Vecchio e Kim Jung-youn

I più giovani di questo gruppo fortunato sono Clemente Del Vecchio e Kim Jung-youn, nessuno dei quali ha ancora raggiunto i 20 anni. I padri di entrambi, Leonardo Del Vecchio e Kim Jung Jiu, sono morti nel 2022 e hanno lasciato loro quote nelle rispettive società. Del Vecchio, che compirà 19 anni a maggio, ottiene la sua fortuna da una quota della holding del padre, che detiene una partecipazione nel colosso dell’occhialeria Luxottica (noto per marchi come Ray-Ban e Sunglass Hut). Non si sa molto del giovane erede, dei sei fratelli (due dei quali anche under 30).

Il trentenne più ricco è l’erede della Red Bull

Il più ricco con un’età pari a 30 anni è l’erede della Red Bull, Mark Mateschitz, il cui padre è morto nel 2022. Con una fortuna stimata di 34,7 miliardi di dollari, vale quasi dieci volte di più del prossimo giovane miliardario più ricco, Clemente Del Vecchio e i suoi due fratelli. Mateschitz è il più ricco di tutti i 150 nuovi arrivati nella lista dei miliardari del 2023.

Chi sono gli imprenditori self-made

Complessivamente, 11 di questi 15 hanno ereditato le loro fortune. Solo quattro sono imprenditori self-made. Tra questi Ben Francis, che ha fondato il marchio di abbigliamento sportivo Gymshark nel 2012, quando aveva 19 anni, e Palmer Luckey che ha venduta la sua prima startup a Facebook ed è tornato con un’attività di successo nel settore della tecnologia della difesa. Entrambi sono nuovi membri nella schiera dei miliardari.

Complessivamente, questi 15 giovani hanno un patrimonio combinato di 64 miliardi di dollari, 10 miliardi in più rispetto al 2022, in gran parte grazie all’enorme eredità di Mateschitz. Tuttavia, accumulare così tanti soldi essendo così giovani rimane un’impresa rara: insieme, questo gruppo esclusivo rappresenta solo lo 0,6% dei 2.640 miliardari nel mondo.

A livello generale per la prima volta è un francese a guidare la classifica mondiale dei miliardari. La liste degli uomini più ricchi del mondo stilata da Forbes incorona infatti Bernard Arnault, patron della multinazionale del lusso Lvmh. Proprietario di marchi come Louis Vuitton, Christian Dior e Tiffany, Arnault ha un patrimonio stimato di 211 miliardi di dollari. Nell’ultimo anno le azioni del suo gruppo hanno visto aumentare il proprio valore del 18%, portando nelle casse del magnate 53 miliardi di dollari.

A cedere il posto ad Arnault è Elon Musk Nell’ultimo anno l’imprenditore sudafricano ha perso 39 miliardi di dollari, soprattutto a causa del discusso affare per l’acquisto di Twitter, che lo ha costretto a vendere 23 miliardi di azioni di Tesla per ottenere liquidità sufficiente. Il suo patrimonio è ora stimato in 180 miliardi di dollari.

Il terzo gradino del podio è occupato da Jeff Bezos, boss di Amazon dal patrimonio di 114 miliardi di dollari. Rispetto allo scorso anno, Bezos ha visto calare la sua ricchezza di 57 miliardi, complice soprattutto un calo del 38% delle azioni del gigante dell’e-commerce. Rimangono appena fuori dal podio Larry Ellison, cofondatore della multinazionale statunitense Oracle (107 miliardi di dollari) e la leggenda degli investimenti Warren Buffet (106 miliardi).

 

9 Aprile 2023/0 Commenti/da Francesco Brancato
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2023/04/felcar-holding-cruscotto-imprenditore.jpg 800 1400 Francesco Brancato https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.png Francesco Brancato2023-04-09 18:56:312023-04-09 18:56:31Nella classifica 2022 dei miliardari, il più giovane è italiano!
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La BCE aumenta ancora i tassi, in arrivo una nuova stangata sui mutui!

Come già annunciato qualche articolo fa, la BCE ha continuato la sua strada nel continuato aumento dei tassi di interesse per tenere a freno l’inflazione, ovviamente tutto questo si traduce nel rendere più costosi mutui, prestiti e finanziamenti.

Vediamo ora numeri alla mano a quanto sono arrivati gli interessi imposti dalla BCE.

L’ulteriore aumento dei tassi di interesse ha portato il tasso sui prestiti marginali al 3,75%, il tasso sui rifinanziamenti al 3,5% e il tasso sui depositi al 3%. Questi aumenti si traducono inevitabilmente in mutui più costosi.

In Italia secondo le stime, ci sono circa 6,8 milioni di famiglie hanno sottoscritto un mutuo, richiesto un prestito o un finanziamento e tra queste alcuni milioni hanno sottoscritto un mutuo a tasso varabile. Una soluzione quest’ultima generalmente più flessibile, poiché il tasso di interesse viene ricalcolato periodicamente sulla base di alcuni fattori determinati in fase contrattuale, tuttavia, sono anche quelli che più di tutti stanno soffrendo l’aumento dei tassi di interesse voluti dalla BCE.

Le rate dei mutui a tasso variabile sono strettamente legato al tasso sui prestiti marginali e dal tasso sui rifinanziamenti della BCE. Ne consegue che, l’aumento del tasso di interesse della BCE provoca un aumento diretto del tasso di interesse dei mutui a tasso variabile.

Secondo un’analisi effettuata da ABI, le rate dei mutui a tasso variabile sono aumentate nell’ultimo anno di circa il 54%, il che significa che un famiglia che prima degli aumenti pagava circa 500€ ora paga circa 770€.

Leggi anche: bonus luce e gas in scadenza il 31 marzo, cosa accadrà dal 1 aprile?

Inoltre , secondo gli ultimi annunci, La BCE non ha nessuna intenzione di interrompere l’incremento dei tassi di interesse, almeno fino a quando l’inflazione non sia tornata a livelli vicino il 2% e questo significa che le rate di mutui, prestiti e finanziamenti, potrebbero aumentare ulteriormente nei prossimi mesi.

Secondo le stime, con l’Euribor, uno dei tassi che determinano l’aumento delle rate dei mutui a tasso variabile, in aumento di mezzo punto percentuale il tasso variabile che a fine 2021 era dello 0,6% potrebbe raggiungere il 4,9%.

Gli effetti degli aumenti dei tassi della BCE si riflettono, come anticipato, anche su prestiti e finanziamenti. In altri termini, anche acquistare a rate diventa più costoso, con un tasso di interesse medio in aumento di circa 3,8 punti percentuale, passando dall’8,1% di fine 2021 all’11,9% dei prossimi mesi.

Se da un lato i mutui a tasso variabile sono uno degli strumenti finanziari maggiormente esposti all’aumento dei tassi di interesse della BCE, i mutui a tasso variabile con Cap detti anche mutui con tetto forse gli strumenti maggiormente tutelati in un momento come questo.

Si tratta di strumenti finanziari progettati per tutelare il mutuatario, in questi mutui infatti è fissato, in sede contrattuale, un tetto massimo al tasso di interesse del mutuo, questo tetto è generalmente più alto del tasso corrente e si attiva nel momento in cui il tasso di interesse si alza oltre il limite prestabilito.

Per essere più precisi, nei mutui a tasso variabile, il tasso di interesse viene modificato con cadenza regolare, a seconda dell’andamento di uno o più parametri definiti nel contratto. Tuttavia, se si tratta di mutui a tasso variabile con cap, esiste un tetto massimo prefissato, oltre il quale il tasso di interesse non può aumentare, di contro però, esiste anche un margine inferiore fisso, oltre il quale la rata non può scendere.

25 Marzo 2023/0 Commenti/da Francesco Brancato
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2023/01/gli-investimenti-nei-mercati-finanziari-come-concetto-f68dkc.jpg 990 1300 Francesco Brancato https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.png Francesco Brancato2023-03-25 10:42:582023-03-25 15:14:48La BCE aumenta ancora i tassi, in arrivo una nuova stangata sui mutui!
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Bonus luce e gas in scadenza il 31 marzo, il governo è già al lavoro per prorogarli!

 Il bonus luce e gas scadrà il prossimo 31 marzo! E’ questa la data di scadenza per gli aiuti a famiglie e imprese per contrastare i rincari sulle  bollette di luce e gas.

Arera ha già previsto un taglio pari al 20% per l’elettricità e per il gas per il bimestre aprile-maggio, ma ciò non basterà a contrastare l’eventuale mancato rinnovo del bonus.

Per questo il governo  si sta preparando a varare nuove misure di contrasto al caro energia per famiglie e imprese.

Diverse sono le ipotesi di cui si è parlato nelle ultime settimane, ma il tempo stringe ed è possibile che alcune delle misure oggi in vigore vengano prorogate, nonostante fossero state annunciati aiuti basati su diversi meccanismi.

A poter beneficiare degli sconti in bolletta sono, nel dettaglio, tre diverse categorie:

– i nuclei familiari che hanno un ISEE fino a 15.000 euro;

– i nuclei familiari numerosi che hanno un ISEE fino a 20.000 euro;

– i nuclei familiari che percepiscono pensione o reddito di cittadinanza.

Con l’innalzamento della soglia ISEE, l’obiettivo è stato ampliare maggiormente la platea dei beneficiari. Coloro che hanno un ISEE fino a 9.530 euro hanno diritto a beneficiare della misura piena, mentre le famiglie con meno di 4 figli a carico con ISEE che non superi i 15.000 euro possono contare sul bonus riconosciuto all’80%.

Fino a dicembre 2023 dovrebbe, dunque, essere possibile continuare a beneficiare degli sconti in bolletta se si rientra nella suddetta soglia ISEE.

Il rinnovo del bonus sociale è molto probabile, ma è ancora presto per dire l’ultima parola. La conferma dovrebbe arrivare con il decreto in arrivo già da questa settimana o dalla prossima.

Resta invece ancora in stand-by il bonus bollette basato sui consumi che, come anticipato dal Ministro Giorgetti, il governo sta ragionando sulla possibilità di introdurre un’agevolazione che sia maggiormente selettiva.

Un bonus, dunque, che sia capace di incentivare il risparmio, ma la cui fattibilità dovrebbe essere confermata da Arera.

Tra i diversi rischi dell’introduzione di una misura di questo tipo c’è la possibilità che le famiglie a basso reddito, che per poco non riescono ad avere accesso ai bonus per i nuclei familiari in difficoltà economiche, finirebbero a dover pagare di più di quelle, invece, ad alto reddito, ma che consumano di meno grazie, per esempio, a elettrodomestici a basso consumo.

Insomma, un bonus che sì, potrebbe risultare maggiormente selettivo, ma che rischia di pesare proprio sulle spalle di quei cittadini che più avrebbero bisogno di supporto.

Il 31 marzo non è solo la data di scadenza del bonus sociale, ma anche di diverse altre misure che hanno contribuito ad alleggerire i costi da parte di famiglie e imprese.

Parliamo dell’azzeramento degli oneri di sistema, dell’IVA ridotta o delle agevolazioni per le imprese energivore e gasivore che potrebbero sparire per sempre, in favore di nuove misure allo studio del governo.

Sulle ipotesi e anticipazioni riguardo i bonus bollette e la scadenza al 31 marzo delle agevolazioni in vigore se ne è già parlato nelle scorse settimane.

Adesso, però, sembrano arrivare maggiori informazioni in merito alle tempistiche del governo. Il nuovo decreto, contenente i nuovi aiuti a famiglie e imprese, dovrebbe arrivare nel prossimo Consiglio dei Ministri che potrebbe riunirsi in settimana o, comunque, intorno a martedì prossimo.

Solo una volta pubblicato il decreto le informazioni riportate potranno essere confermate o meno. Il destino delle misure di sostegno contro il caro energia non è ancora segnato. Staremo a vedere cosa sceglierà di fare il governo.

22 Marzo 2023/1 Commento/da Francesco Brancato
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/img-bonus_bolletta.jpg 800 1200 Francesco Brancato https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.png Francesco Brancato2023-03-22 20:06:432023-03-25 15:17:32Bonus luce e gas in scadenza il 31 marzo, il governo è già al lavoro per prorogarli!
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Ecco la nuova riforma fiscale: chi ci guadagna di più?

Finalmente dopo anni ed anni di chiacchiere, un esecutivo ha messo in piedi una riforma del sistema fiscale, ormai troppo vecchio ed estremamente gravoso per i cittadini italiani, che da sempre sono i più vessati dell’unione europea. Siamo ancora alle fasi embrionali della riforma, ma la strada tracciata sembra quella giusta. La riforma fiscale del governo Meloni ha al centro una revisione delle aliquote Irpef, cioè dell’imposta sul reddito che la maggior parte degli italiani pagano. Trattandosi di una legge delega, il Parlamento dovrà approvarla e poi la palla tornerà al governo, che avrà due anni per mettere in pratica concretamente tutte le modifiche previste. La riforma, se tutti i tempi vengono rispettati, troveranno riscontro nelle imposte 2024.

Il testo della nuova proposta di legge dice che, per quanto riguarda l’Irpef, si intende procedere con una “revisione e graduale riduzione”, sempre mantenendo il “principio di progressività” (cioè l’idea che chi guadagna di più paga più tasse, prevista dalla Costituzione) e nella prospettiva di arrivare in futuro a una “aliquota impositiva unica”, cioè alla flat tax per tutti. Per farlo, il governo propone di riordinare  anche “gli scaglioni di reddito e le aliquote di imposta”.

Il governo ha chiarito che il primo passo sarà una riduzione del numero di aliquote da quattro a tre, e oggi la presidente ha dato un’indicazione ulteriore: parlando al congresso nazionale della Cgil ha detto che il governo intende “ampliare sensibilmente il primo scaglione, quello con l’aliquota più bassa”.

Attualmente, l’Irpef prevede quattro scaglioni di reddito ed è cosi strutturata:

Fino a 15mila euro di reddito, si paga il 23%. È esclusa una fascia di reddito ancora più bassa, detta no tax area, che non versa l’Irpef. Anche sulla no tax area il governo Meloni ha deciso di intervenire.
Da 15mila a 28mila euro di reddito, si paga il 25%.
Da 28mila a 50mila euro di reddito, si paga il 35%.
Oltre i 50mila euro di reddito annuale si paga il 43%.
Questa sono le aliquote attuali e resteranno in vigore per tutto il 2023. Per quanto riguarda la nuova divisione con tre aliquote Irpef, invece, l’ipotesi più plausibile dopo le parole di Giorgia Meloni è quella che prevede queste tre aliquote:

Fino a 28mila euro di reddito, si paga il 23%. Anche in questo caso, come detto, è esclusa una fascia più bassa di no tax area.
Da 28mila a 50mila euro di reddito, si paga il 35%.
Oltre i 50mila euro di reddito, si paga il 43%.

Leggi anche : 730/23 quali novità?

Questa riforma accorpa i primi due scaglioni Irpef della divisione attuale, mantenendo invece senza variazioni gli altri due. Secondo le stime del ministero dell’Economia, questo cambiamento farebbe perdere alle casse dello Stato circa 3-4 miliardi di euro, una somma contenuta rispetto alle altre ipotesi di tagli più ampi dell’Irpef.

A guadagnarci in modo più diretto sarebbero le persone con un reddito tra i 15mila e i 28mila euro all’anno. Per loro, infatti, l’aliquota scenderebbe di due punti, dal 25% al 23%. Il guadagno poi si estenderebbe anche alle fasce superiori: per come viene calcolata l’Irpef, infatti, chi guadagna più di 50mila euro pagherebbe comunque il 23% sui primi 28mila euro guadagnati, poi il 35% sulla parte dai 28mila ai 50mila euro e il 43% sul resto, come accade oggi. Guardando alle cifre assolute, per chi guadagna da 28mila euro in su ogni anno lo sconto sull’Irpef sarebbe di 260 euro. Per chi guadagna meno, la percentuale di sconto resta la stessa ma i numeri assoluti scendono.

Bisogna considerare che nella spesa annuale per le tasse non peserà solo l’Irpef, ma anche dalle varie detrazioni, esenzioni, crediti e sconti fiscali che è possibile applicare alle proprie tasse. Una bozza della legge delega sulla riforma fiscale spiegava che attualmente ce ne sono più di 600, e che occupano circa 165 miliardi di euro di tasse. Il governo intende rivederli, riducendole – anche qui in modo progressivo, per far avere meno sconti a chi ha un reddito più alto – ma solo quando sarà chiaro il quadro delle nuove esenzioni si potrà sapere nel dettaglio quanto risparmia ogni fascia di reddito.

18 Marzo 2023/0 Commenti/da Francesco Brancato
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2023/01/gli-investimenti-nei-mercati-finanziari-come-concetto-f68dkc.jpg 990 1300 Francesco Brancato https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.png Francesco Brancato2023-03-18 17:24:462023-03-25 15:19:18Ecco la nuova riforma fiscale: chi ci guadagna di più?
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Rottamazione quater: ci siamo! Ecco l’iter da seguire.

La rottamazione quater prende il via, con l’avviso pubblicato il 15 febbraio l’agenzia di Riscossione annuncia il nuovo servizio “Prospetto informativo” utile a conoscere quali debiti rientrano nella Definizione agevolata.

In particolare, il prospetto può essere richiesto dal contribuente tramite area riservato accedendo con credenziali, SPID, CNS o CIE, o tramite sito agenzia di riscossione (più sotto troverete il link), e indica i debiti che rientrano nell’ambito applicativo della Definizione agevolata introdotta dalla Legge n. 197/2022.

Il prospetto informativo contiene l’elenco:

  • delle cartelle di pagamento,
  • avvisi di accertamento e di addebito

che possono essere “definiti” e l’importo dovuto aderendo all’agevolazione.
Viene specificato che, nel Prospetto informativo non trovano evidenza eventuali diritti di notifica e spese per procedure esecutive già attivate nonché gli interessi previsti in caso di pagamento rateale.

Tali importi saranno comunque inclusi nell’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della definizione che l’Agente della riscossione comunicherà, entro il 30 giugno 2023, ai contribuenti che hanno presentato la domanda di adesione.

Come richiedere il prospetto informativo

Per richiedere il prospetto informativo i contribuenti hanno a disposizione due opzioni:

  • Richiedere il Prospetto informativo direttamente dall’area riservata con le credenziali SPID, CIE e Carta Nazionale dei Servizi. In questo caso occorre ricordare di inserire l’indirizzo e-mail per ricevere il Prospetto: Accedi all’area riservata.
  • Richiedere il Prospetto informativo On-line in area pubblica compilando il form e allegando la documentazione necessaria.
  • Anche in questo caso è necessario inserire l’indirizzo e-mail per ricevere il Prospetto: Vai al servizio

Gli intermediari fiscali possono richiedere il Prospetto informativo per gli assistiti direttamente dall’area riservata EquiPro con le credenziali Entratel.

Dopo aver richiesto il Prospetto possono verificarsi due possibilità:

  • in caso di richiesta in area riservata:
    • si visualizzerà immediatamente una schermata con la conferma che la richiesta è stata presa in carico.
    • nelle successive 24 ore si riceverà una e-mail all’indirizzo indicato, con il link per scaricare il Prospetto entro i successivi 5 giorni. Decorso tale termine, non sarà più possibile effettuare il download.
  • in caso di richiesta in area pubblica:
    • si riceverà una prima e-mail all’indirizzo indicato, con il link da convalidare entro le successive 72 ore. Decorso tale termine, il link non sarà più valido e la richiesta sarà automaticamente annullata.
    • dopo la convalida, una seconda e-mail indicherà la presa in carico della richiesta e i suoi riferimenti identificativi.
    • infine, se la documentazione di riconoscimento allegata è corretta, verrà inviata una terza e-mail con il link per scaricare il Prospetto informativo entro i successivi 5 giorni. Decorso tale termine, non sarà più possibile effettuare il download.

In merito alla Definizione agevolata cartelle, con un comunicato stampa del 20 gennaio, la Riscossione informa del fatto che si dà l’avvio alle richieste. 

In particolare, vengono pubblicate le modalità e il servizio per presentare la domanda di adesione da trasmettere in via telematica entro il 30 aprile 2023.

16 Febbraio 2023/0 Commenti/da Francesco Brancato
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2023/02/equitalia-sospensione-672.jpg 351 672 Francesco Brancato https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.png Francesco Brancato2023-02-16 16:06:122023-03-25 15:23:02Rottamazione quater: ci siamo! Ecco l’iter da seguire.
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Rottamazione quater: ecco gli importi da pagare e le date da tener d’occhio!

La rottamazione quater è legge! Con l’approvazione della manovra di bilancio, avvenuta in data 29 dicembre 2022, la rottamazione quater prende forma e cosi anche i tempi e le relative modalità  per poter usufruire del cosiddetto “sconto fiscale”.

Alla data odierna, ammontano a circa 1.100 miliardi di euro i crediti vantati dallo stato nei confronti di cittadini ed imprese , e si è ritenuto quindi indispensabile agire con una nuova rottamazione, che dia la possibilità allo stato di fare cassa ed ai cittadini di rimettersi in bonis.

La nuova rottamazione riguarderà i carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022. 

Rientrano nella rottamazione tutti i tributi erariali (irpef, ires, iva, irap), tributi previdenziali e comunali, per questi ultimi si aspetta ancora l’ok dai comuni. La precedente rottamazione (art. 3 D.L. 119/2018) riguardava i debiti trasmessi all’agente di riscossione dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2017, quindi, con questa nuova procedura sono definibili i carichi relativi agli anni 2018-19- 20-21, sino al giugno 2022.

Leggi anche: Social card 2023, al via le richieste!

Le domande, potranno essere trasmesse, in via telematica, sino al 30 aprile 2023.

Vediamo nello specifico quali importi dovranno essere effettivamente pagati.

La nuova rottamazione darà la possibilità di pagare le cartelle senza corrispondere le sanzioni, gli interessi (anche quelli di mora) e, senza il pagamento dell’aggio, dovuto invece nella precedente rottamazione, in favore dell’agente della riscossione. Si pagheranno, quindi, le somme riguardanti la sorte capitale, le spese di notifica e le eventuali spese per le procedure esecutive. Per quanto concerne, invece, i carichi relativi alle sanzioni al codice della strada, si pagherà la sorte capitale (in questo caso la “multa”) e le spese di notifica, ma non le maggiorazioni ex art. 27 della Legge 689/81 e gli interessi di mora.
Il modulo relativo alla domanda di definizione agevolata dovrà essere pubblicato sul sito dell’Agenzia Entrate Riscossione, entro 20 giorni dalla data di entrata in vigore della Legge di Bilancio.

Una volta inoltrata la domanda, essere produrrà diversi effetti, tra i quali:

  • vengono sospese le procedure esecutive ancora non senza il primo incanto;
  • non possono essere avviate nuove procedure esecutive;
  • non possono essere iscritti nuovi fermi amministrativi e nuove ipoteche esattoriali;
  • viene rilasciato DURC regolare;
  • il contribuente torna in Bonis ai sensi di quanto disposto dall’art. 28 ter e 48 bis del D.P.R. n. 602/73.

L’Agente della Riscossione, entro il 30 giugno, invierà ai contribuenti l’esito della domanda di definizione agevolata dei ruoli, nonché, l’ammontare complessivo da pagare insieme alle singole rate, nel caso venga scelto il pagamento rateale. Il pagamento del dovuto a seguito dell’accoglimento delle domande di definizione agevolata, dovrà avvenire in una unica soluzione entro il 31 luglio 2023, ovvero, con pagamento rateale con un massimo di 18 rate (luglio-novembre 2023, febbraio-maggio-luglio-novembre a partire dal 2024).

14 Gennaio 2023/0 Commenti/da Francesco Brancato
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/cartella-esattoriale-5c668168b1d62-422366.jpg 750 1000 Francesco Brancato https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.png Francesco Brancato2023-01-14 13:11:452023-01-14 13:14:55Rottamazione quater: ecco gli importi da pagare e le date da tener d’occhio!
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Partita iva per influencer: quale regime fiscale e quante tasse si pagano?

Regime forfettario per influencer

Vista come una delle professioni nuove nate grazie al mondo digitale, la figura dell’influencer si è ormai affermata a tutti gli effetti. Chi svolge questo tipo di attività in maniera continuativa e abituale, ha necessità di aprire la Partita IVA, Codice composto da 11 cifre che identifica precisamente una determinata impresa. La sequenza numerica è preceduta dalla sigla identificativa del Paese in cui si esercita l’attività d’impresa e adottare il Regime fiscale. Il Regime fiscale rappresenta l’insieme di documenti e comportamenti da tenere, previsti dalla normativa, che garantiscono il rispetto delle regole fiscali. Nell’ordinamento italiano sono presenti un regime che più fa al caso tuo.

Tra i Regimi che puoi scegliere, il regime forfettario potrebbe essere quello più conveniente per te, ma devi assicurarti di non rientrare in nessuna causa di esclusione. Nel seguente articolo andiamo ad analizzare i vari aspetti di questo Regime, al fine di fornirti una panoramica completa e guidarti al meglio nella tua scelta.

Codice Ateco per influencer

Prima di aprire la tua Partita Iva presso un professionista abilitato, è necessario individuare il codice ATECO- Esso è un codice alfanumerico assegnato nel momento in cui si apre una Partita Iva ed è specifico per la tipologia di attività che si che identifica la tua attività. Essendo quella dell’influencer un’attività nata recentemente, non c’è ancora un Codice Ateco ad hoc che la qualifica, ma la tua scelta dovrà ricadere tra i seguenti:

  • 73.11.01 – Ideazione di campagne pubblicitarie
  • 73.11.02 – Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari.
  • 74.90.99 – Altre attività professionali nca.

Tutti questi Codici Ateco hanno come coefficiente di redditività pari al  78%. Tale coefficiente è fondamentale nel Regime forfettario, perché applicato ai ricavi per la cessione di beni o la prestazione di servizi, che caratterizzano l’attività d’impresa. che hai conseguito nell’anno, ti fornisce il reddito imponibile.

Il reddito imponibile è la base sulla quale si calcolano imposte e contributi da versare. Nel Regime Forfettario, il reddito imponibile si ottiene dall’applicazione del coefficiente di redditività sul volume di affari.

Calcolo dell’imposta per influencer in Regime forfettario

Se decidi di adottare il forfettario per la tua attività di influencer, sarai soggetto ad un’un’unica imposta sostitutiva del 15%

Se hai appena aperto la Partita Iva, puoi ottenere la riduzione dell’imposta al 5% per i primi 5 anni ma a certo condizioni precise. Tale imposta è detta sostitutiva perché va proprio a sostituire le classiche imposte del regime ordinario.

Ti riportiamo qui di seguito un esempio, supponendo che i tuoi ricavi come influencer ammontino a 20.000 euro e tu non abbia i requisiti per accedere alla riduzione dell’imposta al 5%.

Vediamo insieme alcuni esempi pratici:

Ricavi: 20.000 euro
Coefficiente di redditività: 78%
Reddito imponibile: 15.600 euro (20.000 x 78%)

Imposta sostitutiva € 15.600 x 5%= 780 euro

Calcolo dei contributi per influencer in Regime forfettario

I contributi che dovrai versare variano a seconda che tu abbia aperto la Partita Iva come influencer sono i seguenti:

  • Se il tuo reddito va da 0 a 15.953euro, dovrai versare circa 3.840 euro di contributi fissi;
  • Se il tuo reddito, invece, supera i 15.953 euro, oltre i contributi fissi sul minimale, dovrai versare quelli sul reddito eccedente, con l’aliquota del 24,09%.

Potrai inoltre richiedere la riduzione del 35% dei contributi inps , con la possibilità però di vederti ridotte anche le settimane accreditate ai fini pensionistici.

Se invece hai aperto la Partita Iva come influencer Professionista, dovrai iscriverti alla gestione separata inps e versare i contributi nella percentuale del 25,98% sul tuo reddito imponibile. Questo vuol dire che se un anno i tuoi ricavi saranno pari a zero, non dovrai versare alcun contributo.

Ti riportiamo qui di seguito due esempi, per farti capire meglio il meccanismo della contribuzione.

Influencer Commerciante:

Ricavi: 30.000 euro
Coefficiente di redditività: 78%
Reddito imponibile: 23.400 euro (30.000 x 78%)
Imposta sostitutiva del 5%: 1.170 euro (23.400 x 78%)
Contributi fissi + Contributi eccedenti il minimale: 1.794 euro (23.400 – 15.953 x 24,09%)

Influencer Professionista:
Ricavi: 30.000 euro
Coefficiente di redditività: 78%
Reddito imponibile: 23.400 euro (30.000 x 78%)
Imposta sostitutiva del 5%: 1.170 euro (23.400 x 78%)
Contributi previdenziali del 25,72%: 6.079,32 euro (23.400 x 25,98%)

30 Novembre 2022/0 Commenti/da Francesco Brancato
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/11/download.png 168 300 Francesco Brancato https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.png Francesco Brancato2022-11-30 21:40:462022-12-10 10:31:03Partita iva per influencer: quale regime fiscale e quante tasse si pagano?
Imprese, Privati

Pace fiscale e rottamazione: ecco le prime notizie ufficiali!

Rottamazione quater e stralcio cartelle: i primi dettagli nella Manovra 2023

Nuova Rottamazione cartelle in Legge di Bilancio 2023: primi dettagli su ruoli ammessi a stralcio o definizione agevolata e termini di pagamento.

Il testo della Legge di Bilancio 2023 contiene numerose misure di cui non si era ancora data notizia in sede di presentazione alla stampa da parte dell’Esecutivo, mentre su alcune di quelle già note – come ad esempio la tregua fiscale–  emergono ulteriori tasselli che aiutano a comprendere meglio il quadro generale dei diversi capitoli in cui si articola la Manovra, con il dettaglio di alcune misure molto attese, come ad esempio il condono cartelle e la rottamazione dei debiti a ruolo.

In attesa del testo definitivo della Manovra, dunque, basandosi sulle linee tracciate dal testo della bozza (non ufficiale e dunque non definitivo), è possibile farsi un’idea più precisa di cosa ha in mente il Governo su alcuni capitoli particolarmente caldi come la definizione agevolata dei carichi pendenti (la “vecchia” pace fiscale).

Tregua fiscale

Per quanto concerne il capitolo tregua fiscale, nella bozza della Legge di Bilancio si esplicitano i termini dell’annullamento dei ruoli fino a mille euro e della rottamazione cartelle oltre tale soglia, rateizzabili in cinque anni senza sanzioni né interessi.

Condono cartelle mille euro

Lo stralcio cartelle fino a mille euro prevede che, ai fini del computo della soglia massima (al 1° gennaio 2023), rilevino anche interessi e sanzioni oltre alla quota capitale originariamente dovuta.

Si tratta dei debiti affidati all’agente della riscossione tra il 2010 e il 2015. Lo stralcio è automatico e non prevede richiesta dal parte del debitore, che si vede annullato il debito originario.

Sono automaticamente annullati, alla data del 31 gennaio 2023, i debiti di importo residuo, alla data di entrata in vigore della presente legge, fino a mille euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2015.

Oltre tale data si ricade nella nuova Rottamazione.

Rottamazione cartelle di importo superiore

Per la Rottamazione quater (riservata alle somme a ruolo oltre mille euro), nella bozza della legge di bilancio 2023, viene indicato come arco temporale di riferimento ampio, ossia quello che riguarda i debiti risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022. Su questo punto è fondamentale attendere il testo definitivo della Manovra per avere conferme.

Per le sanzioni amministrative legate a violazioni del codice della strada, la rottamazione si applica limitatamente agli interessi e alle somme maturate a titolo di aggio. Sono inoltre esclusi dalla definizione i carichi recanti:

  • risorse proprie e l’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione;
  • somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato;
  • crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;
  •  multe, ammende e sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna;
  • sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o degli obblighi contributivi e assicurativi agli enti previdenziali.

Piano di rateazione

Queste cartelle saranno rateizzabili in cinque anni senza sanzioni né interessi, ed è previsto uno specifico piano di pagamento:

  • versamento in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2023;
  • in alternativa in 18 rate tra il 2023 e il 2027
    • di cui le prime due (pari al 10% del dovuto) con scadenza 31 luglio 2023 e 30 novembre 2023,
    • le altre entro il 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre di ogni anno dal 2024.

NB: In caso di pagamento rateale, sono dovuti, a decorrere dal 1° agosto 2023, gli interessi al tasso del 2% annuo.

La Rottamazione quater è su richiesta: si deve fare domanda di definizione agevolata all’agente della riscossione comunicandolo per via telematica entro il prossimo 30 aprile (secondo le istruzioni che saranno fornite dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione) e specificando anche il numero di rate prescelto.

Il debitore, che aveva già iniziato a pagare e si ritrova ad aver già coperto l’intero importo dovuto secondo la definizione agevolata, deve comunque fare domanda di accesso alla Rottamazione per vedere la propria posizione regolarizzata i maniera definitiva.

24 Novembre 2022/0 Commenti/da Francesco Brancato
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/11/images-4.jpeg 164 307 Francesco Brancato https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.png Francesco Brancato2022-11-24 19:56:072023-01-04 16:09:11Pace fiscale e rottamazione: ecco le prime notizie ufficiali!
Imprese

Fondo perduto ristorazione: ecco i requisiti ed i beneficiari

E’ attiva da ieri la piattaforma sul sito dell’agenzia delle entrate per richiedere il contributo a fondo perduto per ristoranti, bar e altri settori in difficoltà (Art. 1-ter, comma 2-bis, DL 25 maggio 2021, n. 73).

Il contributo su menzionato (cosiddetto contributo ristoranti, bar e altri settori in difficoltà), consiste nel riconoscimento, da parte dall’Agenzia delle entrate, di una somma di denaro, a favore delle imprese operanti nei settori della ristorazione, dei bar, del catering per eventi, dell’organizzazione di feste e cerimonie e delle piscine, che hanno subito un danno economico a causa dello stato di emergenza da Covid-19.

Il decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze del 30 dicembre 2021, così come modificato dal decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze del 19 agosto 2022, pubblicato in Gazzetta Ufficiale in data 27 ottobre 2022, stabilisce i criteri e le modalità per l’erogazione dei contributi.

Il contributo spetta ai soggetti i quali:

  • alla data di presentazione dell’istanza svolgono come attività prevalente, comunicata con modello AA7 o AA9 all’Agenzia delle entrate, individuata dal codice Ateco 2007 96.09.05 (organizzazione di feste e cerimonie) o 93.11.2 (gestione di piscine) o da uno dei codici Ateco 2007 appartenenti ai gruppi 56.10 (ristoranti e attività di ristorazione mobile), 56.21 (catering per eventi, banqueting) o 56.30 (bar e altri esercizi simili senza cucina);
  • hanno subito una riduzione dell’ammontare dei ricavi del periodo di imposta 2021 non inferiore al 40% rispetto all’ammontare dei ricavi del periodo di imposta 2019. Nel caso di richiedente che abbia attivato la partita IVA nel corso dell’anno 2020, il requisito prevede una riduzione di almeno il 40% dell’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2021 rispetto all’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dei mesi dell’anno 2020 successivi a quello di apertura della partita IVA;
  • risultano regolarmente iscritti e attivi nel Registro delle imprese tenuto presso la Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura;
  • hanno sede legale o operativa ubicata sul territorio italiano.

Attenzione: il contributo non spetta:

  • ai soggetti in liquidazione volontaria o sottoposti a procedure concorsuali con finalità liquidatorie
  • ai soggetti già in difficoltà al 31 dicembre 2019, ad eccezione delle microimprese e piccole imprese che rispettino il punto precedente e che non abbiano ricevuto aiuti per il salvataggio o la ristrutturazione.

Sono, in ogni caso, esclusi dalla presente agevolazione le imprese:

  1. destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’articolo 9, comma 2, lettera d), del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 e successive modificazioni e integrazioni;
  2. che si trovino in altre condizioni previste dalla legge come causa di incapacità a beneficiare di agevolazioni finanziarie pubbliche o comunque a ciò ostative.
L’istanza per la richiesta del contributo a fondo perduto va presentata dal 22 novembre 2022 al 6 dicembre 2022 mediante procedura web disponibile nell’area autenticata del Portale Fatture e Corrispettivi o mediante invio telematico
23 Novembre 2022/0 Commenti/da Francesco Brancato
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/img-bonus.jpg 500 1000 Francesco Brancato https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.png Francesco Brancato2022-11-23 14:20:532023-01-04 16:17:08Fondo perduto ristorazione: ecco i requisiti ed i beneficiari
Imprese

Manovra del governo Meloni: Cuneo fiscale, decontribuzione e flat tax.

Il taglio al cuneo fiscale e la decontribuzione per le assunzioni

Salirà il taglio del cuneo, ma solo per le retribuzioni basse, fino a 20mila euro lordi, secondo la bozza. I lavoratori dipendenti con questo livello di salario annuo pagheranno, nel 2023, tre punti percentuali in meno di contributi previdenziali. Verseranno cioè all’Inps il 6% circa della retribuzione lorda anziché il 9%. Tre punti in meno di contributi che resteranno così in busta paga, facendo aumentare la retribuzione netta (senza effetti sulla futura pensione, perché sarà lo Stato a versare la differenza all’Inps). Per i lavoratori dipendenti con retribuzioni lorde tra 20 e 35 mila euro, invece, non cambierà nulla: il taglio dei contributi resterà di due punti, come quello deciso dal precedente governo per il solo 2022 (l’esecutivo Draghi aveva infatti concesso due punti in meno per tutte le retribuzioni fino a 35mila euro).

Flat tax fino a 85 mila euro

Anche per le partite IVA nuove incoraggianti novità. Sale ad € 85.000 il tetto di ricavi che consente a lavoratori autonomi e professionisti di beneficiare dell’aliquota unica del 15% sostitutiva di Irpef, Irap e Iva. Attualmente sono interessati alla flat tax circa 2,1 milioni di partite Iva. Sulla base delle simulazioni fatte al ministero dell’Economia, la platea interessata alla flat tax potrebbe allargarsi di poco più di 100mila lavoratori. Invece, sembra definitivamente tramontata, perché costosa, la proposta della flat tax incrementale per tutti i contribuenti, che avrebbe premiato con una aliquota agevolata i redditi i più dichiarati rispetto al triennio precedente.

22 Novembre 2022/0 Commenti/da Francesco Brancato
https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/img-bonus_bolletta.jpg 800 1200 Francesco Brancato https://il-commercialista-digitale.it/wp-content/uploads/2022/10/logo.png Francesco Brancato2022-11-22 21:35:302023-01-04 16:20:00Manovra del governo Meloni: Cuneo fiscale, decontribuzione e flat tax.
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